Vittime e tribunali

 

Relazioni Pericolose sta raggiungendo la soglia di 300.000 visualizzazioni in 7 mesi di vita. Si tratta di un traguardo importante, la conferma che il blog si sta ponendo, per tante persone intrappolate nelle maglie di una relazione personale tossica e pericolosa,  un valido strumento di conoscenza, conforto e salvezza. Abbiamo chiesto proprio a una di voi di esprimersi, in quanto avvocato, sugli aspetti legali di un rapporto sbilanciato e patologico.

Di Marina Marconato

 In Italia le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita.Si registra,peraltro, un progressivo aumento degli omicidi in ambito familiare e, in generale, un inasprimento delle condotte degli abusanti,che adottano modalità sempre più violente.Il 12% dei casi di stalking si trasforma in omicidio ed il 71% delle vittime subisce violenza e minacce,che nel 50% dei casi si traduce in lesioni personali.

Ciò che,tuttavia,l’ordinamento giuridico, i giudici e prima ancora la società e le vittime stesse non hanno recepito pienamente è che l’esplosione della violenza fisica non è altro che l’evoluzione delle modalità di distruzione posta in essere dai soggetti abusanti.

Abusi e violenza morale

La violenza morale,sovente preludio di quella fisica, è punita dalla legge e dà diritto a forme di tutela e di risarcimento. Vi è tuttavia un’evidente difficoltà a identificarne i contorni prima di tutto da parte della vittima e conseguentemente da parte della legge. La condotta di colui che denigra con frasi sprezzanti e sorriso ambiguo,i silenzi, le prevaricazioni intervallati da momenti di tenerezza, i tradimenti multipli,le fughe e i ritorni ciclici,la colpevolizzazione ed il vittimismo teso a giustificare comportamenti che altrimenti non tollereremmo,costituiscono violenza morale e come tale rappresentano una lesione,oltre che alla nostra salute psichica e fisica,ai nostri diritti civili tutelati in primo luogo dalla Costituzione.

Ciò che rende identificabile la violenza è il disegno preordinato dell’autore che si concretizza non in atti isolati e sporadici,bensì in una modalità rigida che via via aumenta il livello di estrinsecazione.Il singolo gesto, preso da solo, poco significherebbe ma acquista rilievo (sanzionabile) nella sua recidività.L’ordinamento giuridico è posto al di fuori dell’intimità della coppia o della famiglia ed interviene solo in casi estremi o se viene adeguatamente sollecitato.Tuttavia, le vittime,confuse dall’andamento altalenante ed ambiguo dell’abusante psicopatico,tendono non solo a non reagire ma anzitutto a non riconoscere lo stesso abuso per molto tempo. La violenza morale è insidiosa ed imprigiona ,rendendo la persona incapace di reagire, nonostante il fatto che precedentemente all’esperienza con l’aggressore fosse determinata ed equilibrata.

Riconoscere nel partner un aggressore è assolutamente complicato.La psicopatia ed il narcisismo perverso ,che caratterizzano gran parte degli autori di violenza morale e fisica, costituiscono un argomento quasi sconosciuto.I sentimenti nutriti per l’abusante,lo stato di prostrazione psichica in cui egli riduce le vittime e la mancata conoscenza del fenomeno sono tra le cause di incapacità di autotutela. Si pensi che sino al 1996 il reato di violenza sessuale era considerato dal diritto un reato contro la morale e non contro la persona:ciò aiuta a comprendere come vi sia un substrato culturale di tolleranza e minimizzazione della violenza familiare che solo in tempi recenti ha iniziato a mutare direzione.

Anche se non esiste nel nostro Paese una norma specifica che riconosca e punisca tali abusi, va detto tuttavia che la violenza morale viene punita e nelle cause di separazione è motivo di addebito; inoltre,nei casi più gravi, può comportare la perdita della potestà genitoriale,se adeguatamente provata.Il comportamento dell’ex coniuge che non collabora ma anzi usa la prole per “punire” l’altro genitore,che ha un atteggiamento destabilizzante, può portare ad ottenere l’affidamento esclusivo dei minori,che oggi, è di solito,condiviso.Il problema rimane il quadro probatorio e, con esso, il ricatto e la minaccia che molte vittime subiscono nel caso in cui abbiano con il partner interessi economici,figli ecc.: quando comprendono chi è il partner le vittime hanno paura di ritorsioni e non sanno come difendersi. Per questo ritengo sia importante, una volta compresa la situazione e deciso di interrompere il rapporto, costruire una fuga sicura.

La fuga sicura

Lo psicopatico tornerà o tormenterà, userà i figli, non restituirà denaro, si approprierà delle società in comune e,molto spesso,diventerà uno stalker. Come uscirne? Raccogliendo prove prima della fuga,stampando sms,mail,registrando conversazioni ,annotando episodi, individuando testimoni,blindando i beni . Lo psicopatico ritiene di poter fare alla vittima ciò che crede,si ritiene al di sopra della legge e considera la vittima debole e manipolabile.Nelle cause di separazione e anche a conclusione delle stesse diverrà pernicioso nelle modalità di visita ai figli o indifferente,scomparendo e riapparendo a suo piacimento.Per tali ragioni,le vittime dovranno rapportarsi con l’ex partner sempre per iscritto,non dovranno cedere alle provocazioni,preferibilmente dovrebbero interagire tramite un intermediario e,meglio,un legale. Lo psicopatico ha bisogno di mantenere la maschera davanti al mondo e, di fronte ad una posizione ferma del partner che ha raccolto prove sufficienti ad inchiodarlo, raramente varcherà il limite.

I Tribunali, non essendo tipizzato il fenomeno, hanno necessità che il percorso di violenza morale venga ben delineato e provato. E’ necessario che l’informazione sia estesa e che le vittime possano, quando sono pronte ad allontanarsi dal carnefice,essere supportate psicologicamente e difese a livello legale da chi comprende il fenomeno, anche al fine di poter tutelare in modo appropriato gli eventuali figli.L’ordinamento giuridico prevede misure cautelari ad hoc per gli abusi ed i maltrattamenti familiari (dal c.d obbligo di allontanamento dalla casa familiare ex art. 282 bis cpc, all’ordine di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 bis e 342 ter c.c., con cui si proteggono le vittime anche sotto il profilo economico). Un legale competente del settore specifico aiuterà ad apprestare una difesa tipica di questo genere di situazioni, che oserei definire anomale,in modo da colmare un vuoto legislativo.

Durante la relazione lo psicopatico commette molti reati,dalla minaccia,alla violenza ,all’ingiuria e viola,fra gli altri,uno dei principi cardine del nostro ordinamento :il neminem laedere ,da cui discende il diritto al risarcimento dei danni subiti.Le vittime ,defraudate emotivamente,a volte economicamente, sviluppano patologie connesse all’abuso subito, quali ansia,depressione,coliti,amenorrea, che ,ove provato il nesso causale,comportano il diritto al risarcimento.

Lo stalking

Lo psicopatico alla fine della relazione spesso continua a commettere reati. Difatti, se è vero che gli stalker non sono tutti psicopatici,è anche vero che molti psicopatici diventano stalker. Inoltre, sebbene la violenza in seno alla famiglia non sia prerogativa esclusivamente maschile,va detto che circa il 75% delle vittime è di sesso femminile,percentuale che sale addirittura al 90% in relazione al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p., il c.d Stalking.

Introdotto con la Legge n.38/2009 e successivamente modificato nel 2013, il reato di stalking è punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni ed è perseguibile a querela della persona offesa. Ma chi è lo stalker? Ne proveremo a tracciare l’identikit, anche attraverso i dati raccolti nelle Procure e nei Tribunali, nonché nei profili delineati dagli psichiatri. Lo stalker ,almeno nel nostro Paese, nel 90% dei casi, è un uomo,la cui età si aggira tra i 40 ed i 50 anni,di classe media,affetto da un disturbo di personalità che, in ogni caso,nella maggior parte delle vicende, non gli impedisce di avere una vita professionale,sociale e sentimentale “nella norma” .Insomma lo stalker è una persona malata (bordeline o psicopatica,in genere) ma ,molto spesso,perfettamente mimetizzata in ambito sociale e, quindi, scarsamente riconoscibile.

Il termine stalking deriva dal mondo venatorio ed indica“l’inseguire una preda”,espressione che ben evidenzia la codificazione che l’agente fa della persona perseguitata, cui non viene riconosciuto il diritto di determinarsi in autonomia .Il 75% degli stalker ha,difatti, avuto una relazione sentimentale con la vittima,l’interruzione della quale fa scattare l’inseguimento e gli atti persecutori.E’ importante comprendere che integrano gli estremi del reato ,oltre agli appostamenti ed inseguimenti, tutti quegli atti finalizzati a limitare la libertà di scelta ,di determinazione, di privacy della persona cui sono diretti, tali da comportare l’insorgere di ansia e patologie connesse,modificazioni alla propria vita (quali cambiare strada di percorrenza,luoghi di frequentazione ecc.).La condotta punita è l’insieme reiterato di tali atti, tra cui vanno annoverati sms,telefonate,contatti sui social ecc..

Come abbiamo evidenziato, il 12 % dei casi di stalking si trasforma in omicidi ed il 71% ,alla condotta tipica di pedinamenti,appostamenti,telefonate , aggiunge l’esplosione della violenza e delle minacce.Ciò significa che 7 vittime su 10 non subiranno soltanto l’atteggiamento invasivo del soggetto ma anche la violenza diretta che, nel 50% circa delle vittime ,si tradurrà in lesioni personali.L’esame dei dati ci conduce ad una conseguenza :lo stalker colpirà fisicamente 6 vittime su 10 . E’ importante rilevare che solo il 12 % degli stalker denunciati vengono assolti e che ampia è anche la percentuale di vittime che ottiene il risarcimento del danno : bisogna non subire ma denunciare gli autori.

E’ fondamentale estendere la conoscenza del fenomeno al fine di rendere consapevoli le vittime di essere tali e di fornire loro il supporto psicologico,legale e di protezione affinchè, iniziato il NO CONTACT ,inizi,ove necessario, anche la battaglia nelle Procure e nei Tribunali a difesa e riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei minori eventualmente coinvolti in modo che finalmente giustizia sia loro resa.

Avv. Marina Marconato –avv.marinamarconato@libero.it

Figli e ordine di nascita

Il mestiere più difficile del mondo, quello di genitore, diventa ancora più arduo se i figli da crescere sono esposti alla “contaminazione” di un padre psicopatico, narcisista o borderline. Insomma, se sono figli di un individuo fortemente disturbato. Recentemente una lettrice di Relazioni Pericolose ha espresso curiosità a proposito dell’importanza dell’ordine di nascita, fattore che, come sosteneva lo stesso Freud, condiziona enormemente lo sviluppo della personalità dell’individuo. Come ogni mese la psicoterapeuta del blog, dottoressa Viviana Conti, risponderà ai vostri interrogativi.

Premesso che non esiste una formula perfetta, quando una coppia di genitori mi chiede se é meglio avere un solo figlio o più di uno spiego loro che ciascuno dei due casi presenta alcune criticità. Il figlio unico soffre di solitudine mentre i fratelli  soffrono di gelosia. Sono molteplici gli aspetti che influenzano lo sviluppo del bambino: il suo temperamento, più o meno tranquillo, le condizioni di nascita e il decorso della gravidanza, il contesto familiare e quello esterno, il sesso e ovviamente l’ordine di nascita.

Spesso si  pensa che il figlio unico cresca viziato e incapace di relazionarsi in modo corretto con il mondo esterno. Non è vero. Al contrario, il figlio unico raccoglie le caratteristiche del primogenito e dell’ultimogenito. Sa di essere il gioiello dei suoi genitori da cui è molto coccolato, è responsabile e cerca di raggiungere la perfezione. Verso la metà degli anni ’70 la psicologa Toni Falbo, figlia unica e stanca dei pregiudizi verso la sua categoria di appartenenza, ha constatato che il figlio unico possiede i tratti tipici del primogenito, come un’elevata intelligenza e la motivazione al successo ed alcune caratteristiche positive dell’ultimogenito, come l’indipendenza e la lealtà. La Falbo ha dimostrato che i figli unici sono più cooperativi perché cresciuti senza gelosie, più indipendenti dal gruppo, responsabili e con una buona intelligenza. Fa riflettere, comunque, come la maggior parte dei figli unici, da adulti, desideri almeno due figli in quanto consapevole delle criticità di quello status. I figli unici infatti tendono a idealizzare il rapporto fraterno, di cui non hanno esperienza, ignorando che, in realtà, molti fratelli non hanno confidenza, spesso conducono esistenze separate, manifestano contrasti dovuti alle differenze caratteriali, alle gelosie e alle rivalità del rapporto.

Molte persone si stupiscono quando scoprono che il loro modo di pensare e di agire è legato al fatto di essere primogeniti, ultimogeniti o figli unici e quanto questi vissuti siano condivisi da altre persone con lo stesso ordine di genitura. Sulloway sostiene che in tutte le società il primogenito é di solito il preferito dei genitori ed é destinato a rappresentare la famiglia. I primogeniti godono di attenzione esclusiva fino a che non vengono spodestati da una nuova nascita, il che fa scaturire in loro la spinta a lavorare sodo per riagguantare il ruolo di privilegiati. Si impegnano molto per essere bravi, quasi perfetti, fino a sacrificare talvolta la propria indole. Può capitare che quando i genitori sono dotati di poco carattere il primogenito sviluppi tratti tirannici nei loro confronti o verso i fratelli più piccoli. Per Toman, il fratello maggiore ama guidare, assumersi responsabilità di altre persone, si preoccupa del futuro e pensa di essere un leader insostituibile. Diventa un uomo affidabile che ama l’ordine e la disciplina. Sarà un padre premuroso ma considerato troppo severo. Se figlio di un individuo disturbato spesso il primogenito, specie se maschio, subisce le pressioni paterne affinché diventi un Superman, un figlio perfetto che gratifichi l’orgoglio narcisistico del padre. Questi individui infatti si vantano di aver creato un essere a loro immagine e somiglianza e tendono a tenere tutto per loro il merito dei successi della prole.

L’ultimo dei fratelli è sempre il piccolo della famiglia, coccolato da tutti, e rimarrà tale anche a 90 anni. I suoi desideri saranno soddisfatti più velocemente rispetto agli altri fratelli e diventerà più facilmente ottimista ed edonista. Può dunque crescere creativo, molto bravo, quasi geniale nel cercare di emulare il fratello più grande, vivace, brillante, coraggioso e amante delle sfide verso avversari più forti.

I figli di mezzo sono quelli meno facilmente etichettabili, potendo sviluppare caratteristiche tipiche dei primogeniti o degli ultimogeniti. Non hanno mai avuto i genitori tutti per sé ma non sono costretti a subire la pressione delle aspettative concentrate su di loro. Da grandi possono sviluppare un’accesa sensibilità al fatto di essere trascurati o messi da parte e possono diventare degli ottimi negoziatori. Ovviamente gli anni che separano la nascita dei figli incide molto, come è rilevante essere il secondo di tre maschi o di due femmine e un maschio. I figli intermedi allacciano facilmente amicizie a scuola o nel quartiere e hanno una forte predisposizione alla socialità e ad entrare in contatto con gli altri.

Nel caso dei gemelli, se sono gli unici figli in famiglia si comporteranno come primogenito ed ultimogenito. I gemelli di solito hanno uno sviluppo più lento rispetto ad altri bambini, non hanno bisogno di imparare a parlare rapidamente perché tra di loro si capiscono lo stesso, si sentono speciali nel mondo e non hanno bisogno di ulteriori amicizie. Di solito uno dei due gemelli é più avanti e trascina il fratello.

In generale, i figli di un padre disturbato tendono a imitare la figura paterna per dimostrare che l’educazione ricevuta da un genitore così affascinante, perfetto e brillante ha standard elevati. “Non farmi fare brutta figura” é la raccomandazione che ascoltano ogni giorno. Genitori narcisisti perversi seminano zizzania e mettono un figlio contro l’altro. Rendono la prole diffidente e sospettosa. Figli “imperfetti” in quanto nati con qualche disabilità, anche piccola, saranno ignorati sin dalla nascita dal genitore narcisista e caricati sulle spalle dell’altro coniuge.

Ovviamente si tratta di linee guida generali che non contemplano accadimenti come la perdita di un fratello o di un genitore, un handicap che colpisce un fratello o una sorella, la separazione o il divorzio dei genitori, le seconde nozze di questi ultimi e via dicendo.

Dott. Viviana Conti – Roma- vivianacontic @gmail.com

Genitori narcisi

 

In linea generale il narcisismo genera narcisismo ma le dinamiche di crescita di un individuo sono soggette a variabili e circostanze differenti, prima tra tutte la primogenitura. La cosa certa è che i narcisisti considerano e trattano i propri figli come estensioni di sé e strumenti di gratificazione personale relegando l’amore a merce di scambio a seconda di quanto la prole riesca a rispondere alle loro aspettative, ai loro sogni e desideri. Non tollerano né rispettano, in capo ai figli, la formazione di un valido sistema di difesa fatto di sani principi e di solide barriere e finiscono con il condizionarne lo sviluppo della personalità. Ricorrono al ricatto emotivo come strumento di controllo e instillano nei figli sensi di colpa e di vergogna rendendoli dipendenti a livello psicologico.

E’ attraverso la prole che il narcisista cerca di saldare i conti con il resto del mondo. Lo fa attraverso molteplici meccanismi di controllo e con dinamiche che portano alla luce il solito braccio di ferro emotivo che caratterizza la sua psiche, sempre combattuta tra il desiderio di veder realizzate le proprie ambizioni attraverso i figli e la sottostante e patologica invidia verso di loro e i traguardi che riescono a raggiungere. Maestro nell’instillare sensi di colpa negli altri (Ho sacrificato tutta la mia vita per te), nel simulare e provocare dipendenza (Ho bisogno di te, non posso farcela senza di te), nell’esprimere finta comunanza di obiettivi (Abbiamo un progetto comune che possiamo e dobbiamo raggiungere insieme), nel creare complicità o psicosi condivisa (Tu e io contro il mondo), il padre o la madre narcisista passerà facilmente alla minaccia esplicita (Se non ti allinei ai miei principi, credenze, ideologie, valori e se non obbedisci ai miei ordini ti punirò).

Il senso di colpa indotto dal genitore narcisista non è legato a un’azione specifica né tantomeno finalizzato a riabilitare il colpevole o a riparare la relazione in questione. E’ uno strumento di controllo e di manipolazione diretto a suscitare nel figlio un senso di sudditanza psicologica per il solo fatto di esistere e stare al mondo.

La funzione primaria dei figli sarà quella di somministrare energia narcisistica al genitore: il senso di assoluta dipendenza del bambino e l’accettazione incondizionata, da parte di quest’ultimo, della figura di riferimento servono a mitigare l’ansia di abbandono del padre o della madre. Dipendenza e accettazione che il narcisista tenterà di perpetuare nel tempo manifestando reazioni brusche e rivelatrici della sua vera personalità nel caso i figli non rispondano al proprio dovere e smettano di erogare dosi costanti di attenzione e adulazione. Sarà proprio in quel momento che usciranno fuori i veri colori della relazione patologica: i figli verranno completamente oggettualizzati e il mancato rispetto del tacito contratto provocherà da parte del genitore patologico manifestazioni di rabbia, disprezzo, silenzio, violenza psicologica e addirittura fisica.

L’oscillazione costante tra la simbiosi idilliaca dietro alla quale, in realtà, si nasconde un ricatto emotivo e il disprezzo tipico della svalutazione – classica punizione che toccherà ai figli che non rigano dritto- contribuirà alla crescita di individui insicuri e dipendenti, convinti di doversi guadagnare ogni briciola di amore e timorosi di essere abbandonati qualora non dovessero dimostrarsi all’altezza. Vivranno le future relazioni con il complesso di essere meno dotati, meno importanti, meno qualificati e meno meritevoli e con la convinzione che la loro funzione primaria, all’interno del rapporto, debba essere quella di prendersi cura dell’altro: marito, moglie, compagno o amica che sia.

Esiste il rischio che i figli di genitori narcisisti crescano disadattati, con una personalità rigida e marchiata da complicati schemi di difesa psicologica  che inevitabilmente riverseranno nelle relazioni dell’età adulta. Applicando i modelli appresi nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza, tenderanno a dipendere dagli altri per la gratificazione personale e l’affermazione del proprio Ego. Avranno paura dell’abbandono, saranno bisognevoli e manifesteranno comportamenti immaturi nello sforzo di preservare la relazione dalla quale dipendono, indipendentemente dall’abuso subito.

Solo in pochi, i cosiddetti contro-dipendenti, come li definisce Sam Vaknin, svilupperanno i tratti e le caratteristiche dei genitori e diventeranno narcisisti. Emozioni e bisogni di questi soggetti saranno soffocati da cicatrici formatesi in anni e anni di abusi e di violenze psicologiche. La grandiosità, la mancanza di empatia, il senso del diritto e la presuntuosa altezzosità, di solito, nascondono una profonda insicurezza di fondo e un’autostima artificiosa e disfunzionale.

I figli contro-dipendenti saranno fortemente egocentrici, controllanti, aggressivi e anticonformisti. Respingeranno e sdegneranno qualsiasi forma di autorità, eviteranno l’intimità e la loro vita sarà caratterizzata da ripetuti cicli di idealizzazione/svalutazione e da una costante mancanza di impegno. Saranno lupi solitari e pessimi giocatori di squadra. Terrorizzati dalle proprie debolezze, cercheranno di superarle proiettando un’immagine di onnipotenza, onniscienza, successo, autosufficienza e superiorità.

Astra

Se a pagare sono i figli

 

Come per le donne è difficile fare i conti con l’incurabilità e la cronicità dei disturbi della personalità dei propri mariti o compagni, altrettanto si può dire con riferimento al danno che ricade inevitabilmente sui figli che hanno con loro. Anche una volta che si riesce a riconoscere nell’altra persona la presenza di una patologia permanente e incurabile che mina, in primo luogo, le sue capacità relazionali, ci si aggrappa alla considerazione che, nonostante il disturbo, quel signore potrà essere comunque un buon padre. In realtà, la ragnatela composta da impulsi non controllabili, comunicazioni distorte, dipendenze varie, squilibrio emotivo, ansia, attacchi di panico, depressione e insoddisfazione cronica può rendere queste figure peggiori come padri di quanto non lo siano come compagni di vita.

La logica del bambino bisognoso della figura paterna porta spesso a minimizzare i rischi associati alla crescita accanto a una persona seriamente disturbata dal punto di vista sociale, morale ed emotivo. Secondo la psicologa Christine Kirkman sono numerose le confessioni di donne che accusano i padri dei propri figli di abusi verso questi ultimi attraverso menzogne, trascuratezze, assenze, negligenze, promesse non mantenute, mancato appagamento delle loro richieste e desideri. E si tratta solo della punta dell’iceberg. Perché pensare che chi è sufficientemente disturbato da ferire gli adulti non sarà in grado di arrecare danni di uguale intensità alle persone più indifese del mondo, i bambini?

Come sostenuto dalla psicologa Sara R. Jaffee, quando i padri sociopatici vivono in famiglia i figli sono sottoposti a doppio rischio. A quello genetico, visto che il comportamento antisociale è estremamente ereditabile, si aggiunge quello di contatto e di emulazione delle condotte nocive del genitore disturbato che, presentando una maturità emotiva non superiore a quella di un quattordicenne, sarà per i ragazzi più un fratello che un padre. I minorenni che crescono a contatto con persone con disfunzioni comportamentali possono sviluppare disturbi adolescenziali, che spesso anticipano il manifestarsi di vera e propria psicopatia, tra i quali ricordiamo:

il disturbo oppositivo provocatorio in cui spesso il ragazzo perde il controllo, litiga con gli adulti, si rifiuta di obbedire e rispettare le regole da loro imposte, disturba gli altri, dà loro la colpa del proprio comportamento, si innervosisce facilmente, è permaloso, astioso, risentito, dispettoso e vendicativo.

Il disturbo della condotta in cui prevarica, minaccia, intimidisce gli altri, diventa manesco, usa oggetti per colpire le persone (sassi, bottiglie rotte, ecc), manifesta crudeltà nei confronti degli animali, appicca il fuoco, distrugge oggetti e beni di altri, viola la proprietà altrui, mente per ottenere beni o favori, ruba oggetti di valore non trascurabile, torna tardi nonostante il divieto dei genitori, scappa di casa e bigia la scuola.

Il disturbo dell’attaccamento in cui è eccessivamente inibito, ipervigilante o ambiguo, fornisce risposte contraddittorie ai genitori, manifesta strani attaccamenti (per esempio, un’eccessiva familiarità con gli estranei o una mancanza di selettività nella scelta delle figure di attaccamento).

La vicinanza di un genitore patologico è, per i figli, estremamente pericolosa e dannosa. Assistere quotidianamente a manifestazioni di condotte antisociali, a comportamenti in cui è evidente la mancanza di coscienziosità, crescere con principi etici forse trasmessi a voce ma contraddetti sistematicamente da atteggiamenti e gesti di dubbia moralità non fa certo pensare a un modello di evoluzione sano e concreto. Non c’è da meravigliarsi che un ambiente del genere permetta il dilagare di idee razziste, sessiste, sessualmente perverse e l’uso di sostanze, come alcool e droghe, o, nella migliore delle ipotesi, problemi legati ad aggressività, spese compulsive e manie di seduzione del prossimo.

Si farà fronte a questo pericolo in modo serio soltanto attraverso una profonda rivisitazione dei modelli educativi. Le donne non possono evitare ciò che non sanno. Gli psicoterapeuti non possono diagnosticare patologie che non conoscono. Il Parlamento non può offrire una disciplina legislativa a un fenomeno del quale non è nemmeno a conoscenza e il Governo, la magistratura e le forze dell’ordine non possono intervenire senza le leggi adeguate. I giovani non possono saper scegliere il partner giusto se non sono in grado di distinguere le persone disturbate da quelle sane e di riconoscere i segni di narcisismo e psicopatia. Infine, le vittime non possono guarire se i professionisti di settore non vengono preparati, istruiti ed addestrati a dovere.

Il nostro Paese dovrebbe investire in tutto questo e, prima ancora, sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso adeguate campagne di comunicazione volte ad insegnare come mettersi al riparo da pericoli del genere. Se vogliamo arginare il fenomeno della psicopatia, far diminuire il numero dei femminicidi, dei suicidi, delle violenze fisiche, di quelle psicologiche e dei seri problemi di salute che spesso ne conseguono, in altre parole se vogliamo dare ai nostri figli un futuro più consapevole, sano e sicuro, dobbiamo porre le basi perché ciò accada.

Astra

 

 

 

Tale padre, figlio diverso

Featured imagePuò capitare di avere un figlio con uno psicopatico. Se da una parte mettere al mondo una creatura è l’esperienza più bella e gratificante che a un individuo possa capitare, dall’altra bisogna riconoscere che è molto rischioso farlo con uno psicopatico. Dal momento che i tratti antisociali sono in parte genetici, si pone innanzitutto il problema dell’ereditarietà. Si deve poi considerare che lo psicopatico non è capace di amare nessuno: considera tutti, figli compresi, come strumenti personali da utilizzare all’occorrenza. Manipolerà e controllerà tuo figlio come ha fatto con te e lo userà, come ha fatto con te, per confermare la sua virilità e il suo potere. E come si abituerà a te e a qualsiasi altra donna, si stancherà velocemente anche di lui, il suo nuovo giocattolino.

Non esiste circostanza che possa modificare a lungo il brutto carattere dello psicopatico, che resterà quello che è sempre stato. Pensa a quante seconde possibilità gli sono state date; a quante volte ha calpestato i tuoi sogni e tradito la tua fiducia. Speravi che lui diventasse fedele una volta ufficializzata la relazione, e così non è stato; credevi che prendesse il vostro impegno più seriamente una volta sposati, e così non è stato; ha solo imparato a nascondere meglio le sue perversioni e perfezionato il gioco dell’inganno. Speravi che il cambio di lavoro o di abitazione lo migliorassero e ti sei dovuta ricredere. Al contrario, gli innumerevoli perdoni gli hanno conferito la sicurezza di poterti trattare ancora peggio, trasformando la tua vita in un gioco senza regole razionali né morali.

Accetti da sempre i suoi modi arbitrari. Lo fai perché lo ami e vuoi credere che anche lui ti ami e senti di essere in credito di qualcosa. Ti ha già lasciato per un’altra donna e lo farà ancora. Interpreti i ritorni come prova del suo amore. In altre parole, vuoi vedere le cose in un certo modo e respingi la realtà oggettiva. Non è vero che ti lascia perché ama un’altra più di te e non torna da te perché capisce quanto ti ama. Viene e va come gli pare, fino a che glielo si lascia fare, solo perchè a un certo punto si stufa.

Il potere sugli altri riempie le sue giornate vuote; vuole vedere quante donne riesce ad intortare nello stesso momento e quanto può durare l’illusione del vero amore. Ogni vita che distrugge rappresenta un trionfo personale. Gioca in questo modo sordido con te e con tutte le altre.

La stessa logica si applica ai figli. Se ti ha tradito e non ti ha aiutato nel corso delle sfide emotive e fisiche della gravidanza, rimarrà inaffidabile e non collaborativo nella crescita dei figli. Se non ti ha portato rispetto e ti ha trattato malamente prima di avere un figlio, è così che continuerà a comportarsi anche dopo. Se ha trascurato i suoi doveri professionali e personali in precedenza, non sarà certo in grado di gestire la più grande responsabilità nella vita di una persona, che è crescere un figlio. Se ha commesso abusi verso di te commetterà abusi verso vostro figlio, per lo meno psicologici. Un perdente rimane un perdente perchè le sue azioni diaboliche riflettono la sua vera identità. Ferisce gli altri di proposito non perché non siano giusti per lui, come sostiene rovesciando la responsabilità sul prossimo, ma perchè lui non è giusto per nessuno.

Conseguentemente, se hai un figlio con uno psicopatico, è doppiamente importante proteggere non solo te dalla sua infausta influenza, ma anche i tuoi figli. Liane Leedon ha scritto un libro molto interessante su questo tema, Just Like His Father (Proprio come suo padre). Il suo messaggio non è solamente cautelativo, ma anche di speranza: sostiene che se non c’è possibilità alcuna di avere una relazione di amore e rispetto reciproco con uno psicopatico, esiste comunque la speranza che tuo figlio possa crescere sano ed empatico, non come suo padre.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2012/02/14/if-you-have-children-with-a-psychopath/newborn-baby/