Femminicido, non si muore di sole coltellate: la violenza psicologica arriva all’attenzione dei poteri dello Stato

La violenza psicologica arriva all’attenzione del terzo Palazzo dello Stato, dopo Quirinale e Senato. La presentazione di Relazioni pericolose alla Camera dei deputati ha dato l’opportunità di portare all’attenzione del potere legislativo e di quello giudiziario il tema degli abusi psicologici, spesso preludio di quelli fisici e causa di femminicidi indiretti ma putroppo imperseguibili e impunibili. Non si muore solo di coltellate e colpi di arma da fuoco. Ci si ammala e si muore anche a causa del lento stillicidio che una persona disturbata mette in atto nei confronti di chi gli vive accanto. Ricatti morali, minacce mascherate e manipolazioni mettono a dura prova l’equilibrio psicofisico dell’essere umano, provocano stress, malattie e possono persino istigare al suicidio. E’ necessario che anche la violenza psicologica venga disciplinata e configurata come condotta illecita. E’ solo il primo passo del grande lavoro che questo blog sta portando avanti anche grazie al contributo dei suoi lettori.

_BAT1862Potete seguire il video integrale della presentazione di Relazioni pericolose alla Camera dei deputati cliccando qui.

Astra

Vittime e tribunali

 

Relazioni Pericolose sta raggiungendo la soglia di 300.000 visualizzazioni in 7 mesi di vita. Si tratta di un traguardo importante, la conferma che il blog si sta ponendo, per tante persone intrappolate nelle maglie di una relazione personale tossica e pericolosa,  un valido strumento di conoscenza, conforto e salvezza. Abbiamo chiesto proprio a una di voi di esprimersi, in quanto avvocato, sugli aspetti legali di un rapporto sbilanciato e patologico.

Di Marina Marconato

 In Italia le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita.Si registra,peraltro, un progressivo aumento degli omicidi in ambito familiare e, in generale, un inasprimento delle condotte degli abusanti,che adottano modalità sempre più violente.Il 12% dei casi di stalking si trasforma in omicidio ed il 71% delle vittime subisce violenza e minacce,che nel 50% dei casi si traduce in lesioni personali.

Ciò che,tuttavia,l’ordinamento giuridico, i giudici e prima ancora la società e le vittime stesse non hanno recepito pienamente è che l’esplosione della violenza fisica non è altro che l’evoluzione delle modalità di distruzione posta in essere dai soggetti abusanti.

Abusi e violenza morale

La violenza morale,sovente preludio di quella fisica, è punita dalla legge e dà diritto a forme di tutela e di risarcimento. Vi è tuttavia un’evidente difficoltà a identificarne i contorni prima di tutto da parte della vittima e conseguentemente da parte della legge. La condotta di colui che denigra con frasi sprezzanti e sorriso ambiguo,i silenzi, le prevaricazioni intervallati da momenti di tenerezza, i tradimenti multipli,le fughe e i ritorni ciclici,la colpevolizzazione ed il vittimismo teso a giustificare comportamenti che altrimenti non tollereremmo,costituiscono violenza morale e come tale rappresentano una lesione,oltre che alla nostra salute psichica e fisica,ai nostri diritti civili tutelati in primo luogo dalla Costituzione.

Ciò che rende identificabile la violenza è il disegno preordinato dell’autore che si concretizza non in atti isolati e sporadici,bensì in una modalità rigida che via via aumenta il livello di estrinsecazione.Il singolo gesto, preso da solo, poco significherebbe ma acquista rilievo (sanzionabile) nella sua recidività.L’ordinamento giuridico è posto al di fuori dell’intimità della coppia o della famiglia ed interviene solo in casi estremi o se viene adeguatamente sollecitato.Tuttavia, le vittime,confuse dall’andamento altalenante ed ambiguo dell’abusante psicopatico,tendono non solo a non reagire ma anzitutto a non riconoscere lo stesso abuso per molto tempo. La violenza morale è insidiosa ed imprigiona ,rendendo la persona incapace di reagire, nonostante il fatto che precedentemente all’esperienza con l’aggressore fosse determinata ed equilibrata.

Riconoscere nel partner un aggressore è assolutamente complicato.La psicopatia ed il narcisismo perverso ,che caratterizzano gran parte degli autori di violenza morale e fisica, costituiscono un argomento quasi sconosciuto.I sentimenti nutriti per l’abusante,lo stato di prostrazione psichica in cui egli riduce le vittime e la mancata conoscenza del fenomeno sono tra le cause di incapacità di autotutela. Si pensi che sino al 1996 il reato di violenza sessuale era considerato dal diritto un reato contro la morale e non contro la persona:ciò aiuta a comprendere come vi sia un substrato culturale di tolleranza e minimizzazione della violenza familiare che solo in tempi recenti ha iniziato a mutare direzione.

Anche se non esiste nel nostro Paese una norma specifica che riconosca e punisca tali abusi, va detto tuttavia che la violenza morale viene punita e nelle cause di separazione è motivo di addebito; inoltre,nei casi più gravi, può comportare la perdita della potestà genitoriale,se adeguatamente provata.Il comportamento dell’ex coniuge che non collabora ma anzi usa la prole per “punire” l’altro genitore,che ha un atteggiamento destabilizzante, può portare ad ottenere l’affidamento esclusivo dei minori,che oggi, è di solito,condiviso.Il problema rimane il quadro probatorio e, con esso, il ricatto e la minaccia che molte vittime subiscono nel caso in cui abbiano con il partner interessi economici,figli ecc.: quando comprendono chi è il partner le vittime hanno paura di ritorsioni e non sanno come difendersi. Per questo ritengo sia importante, una volta compresa la situazione e deciso di interrompere il rapporto, costruire una fuga sicura.

La fuga sicura

Lo psicopatico tornerà o tormenterà, userà i figli, non restituirà denaro, si approprierà delle società in comune e,molto spesso,diventerà uno stalker. Come uscirne? Raccogliendo prove prima della fuga,stampando sms,mail,registrando conversazioni ,annotando episodi, individuando testimoni,blindando i beni . Lo psicopatico ritiene di poter fare alla vittima ciò che crede,si ritiene al di sopra della legge e considera la vittima debole e manipolabile.Nelle cause di separazione e anche a conclusione delle stesse diverrà pernicioso nelle modalità di visita ai figli o indifferente,scomparendo e riapparendo a suo piacimento.Per tali ragioni,le vittime dovranno rapportarsi con l’ex partner sempre per iscritto,non dovranno cedere alle provocazioni,preferibilmente dovrebbero interagire tramite un intermediario e,meglio,un legale. Lo psicopatico ha bisogno di mantenere la maschera davanti al mondo e, di fronte ad una posizione ferma del partner che ha raccolto prove sufficienti ad inchiodarlo, raramente varcherà il limite.

I Tribunali, non essendo tipizzato il fenomeno, hanno necessità che il percorso di violenza morale venga ben delineato e provato. E’ necessario che l’informazione sia estesa e che le vittime possano, quando sono pronte ad allontanarsi dal carnefice,essere supportate psicologicamente e difese a livello legale da chi comprende il fenomeno, anche al fine di poter tutelare in modo appropriato gli eventuali figli.L’ordinamento giuridico prevede misure cautelari ad hoc per gli abusi ed i maltrattamenti familiari (dal c.d obbligo di allontanamento dalla casa familiare ex art. 282 bis cpc, all’ordine di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 bis e 342 ter c.c., con cui si proteggono le vittime anche sotto il profilo economico). Un legale competente del settore specifico aiuterà ad apprestare una difesa tipica di questo genere di situazioni, che oserei definire anomale,in modo da colmare un vuoto legislativo.

Durante la relazione lo psicopatico commette molti reati,dalla minaccia,alla violenza ,all’ingiuria e viola,fra gli altri,uno dei principi cardine del nostro ordinamento :il neminem laedere ,da cui discende il diritto al risarcimento dei danni subiti.Le vittime ,defraudate emotivamente,a volte economicamente, sviluppano patologie connesse all’abuso subito, quali ansia,depressione,coliti,amenorrea, che ,ove provato il nesso causale,comportano il diritto al risarcimento.

Lo stalking

Lo psicopatico alla fine della relazione spesso continua a commettere reati. Difatti, se è vero che gli stalker non sono tutti psicopatici,è anche vero che molti psicopatici diventano stalker. Inoltre, sebbene la violenza in seno alla famiglia non sia prerogativa esclusivamente maschile,va detto che circa il 75% delle vittime è di sesso femminile,percentuale che sale addirittura al 90% in relazione al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p., il c.d Stalking.

Introdotto con la Legge n.38/2009 e successivamente modificato nel 2013, il reato di stalking è punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni ed è perseguibile a querela della persona offesa. Ma chi è lo stalker? Ne proveremo a tracciare l’identikit, anche attraverso i dati raccolti nelle Procure e nei Tribunali, nonché nei profili delineati dagli psichiatri. Lo stalker ,almeno nel nostro Paese, nel 90% dei casi, è un uomo,la cui età si aggira tra i 40 ed i 50 anni,di classe media,affetto da un disturbo di personalità che, in ogni caso,nella maggior parte delle vicende, non gli impedisce di avere una vita professionale,sociale e sentimentale “nella norma” .Insomma lo stalker è una persona malata (bordeline o psicopatica,in genere) ma ,molto spesso,perfettamente mimetizzata in ambito sociale e, quindi, scarsamente riconoscibile.

Il termine stalking deriva dal mondo venatorio ed indica“l’inseguire una preda”,espressione che ben evidenzia la codificazione che l’agente fa della persona perseguitata, cui non viene riconosciuto il diritto di determinarsi in autonomia .Il 75% degli stalker ha,difatti, avuto una relazione sentimentale con la vittima,l’interruzione della quale fa scattare l’inseguimento e gli atti persecutori.E’ importante comprendere che integrano gli estremi del reato ,oltre agli appostamenti ed inseguimenti, tutti quegli atti finalizzati a limitare la libertà di scelta ,di determinazione, di privacy della persona cui sono diretti, tali da comportare l’insorgere di ansia e patologie connesse,modificazioni alla propria vita (quali cambiare strada di percorrenza,luoghi di frequentazione ecc.).La condotta punita è l’insieme reiterato di tali atti, tra cui vanno annoverati sms,telefonate,contatti sui social ecc..

Come abbiamo evidenziato, il 12 % dei casi di stalking si trasforma in omicidi ed il 71% ,alla condotta tipica di pedinamenti,appostamenti,telefonate , aggiunge l’esplosione della violenza e delle minacce.Ciò significa che 7 vittime su 10 non subiranno soltanto l’atteggiamento invasivo del soggetto ma anche la violenza diretta che, nel 50% circa delle vittime ,si tradurrà in lesioni personali.L’esame dei dati ci conduce ad una conseguenza :lo stalker colpirà fisicamente 6 vittime su 10 . E’ importante rilevare che solo il 12 % degli stalker denunciati vengono assolti e che ampia è anche la percentuale di vittime che ottiene il risarcimento del danno : bisogna non subire ma denunciare gli autori.

E’ fondamentale estendere la conoscenza del fenomeno al fine di rendere consapevoli le vittime di essere tali e di fornire loro il supporto psicologico,legale e di protezione affinchè, iniziato il NO CONTACT ,inizi,ove necessario, anche la battaglia nelle Procure e nei Tribunali a difesa e riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei minori eventualmente coinvolti in modo che finalmente giustizia sia loro resa.

Avv. Marina Marconato –avv.marinamarconato@libero.it

Terroristi emotivi

 

Quella di “terrorista emotivo” è tra le definizioni più azzeccate che si possano affibbiare a uomini di cui si parla in questo sito. Trovo l’articolo che Secci ha postato recentemente in Blog Therapy talmente chirurgico, preciso ed efficace che non posso non riportarne il testo in Relazioni Pericolose.

Ci sono uomini che entrano nella vita delle donne e le distruggono. Non importa quanto esse siano forti e quanto intenso sia il loro amore, né che impegnino tutte se stesse nella relazione: quando l’altro mette in gioco meccanismi psicologici incentrati sul controllo e sulla svalutazione non ci sono strategie per salvarsi diverse dalla fuga.

Questi uomini trascinano le loro vittime in una guerriglia psicologica che a volte dura anni e che causa la progressiva demolizione dell’autostima e della capacità di comprendere ciò che sta accadendo al di là del codice malato della relazione. Sono donne rudere, donne relitto, donne sfiancate e terrorizzate dalle continue esplosioni del partner, dalle sue sparizioni mimetiche e dai suoi assalti che sembrano non seguire uno schema mentre perseguono una precisa strategia bellica. 

I terroristi emotivi non sanno quello che fanno perché governati da movimenti interiori per lo più inconsci, tuttavia agiscono attraverso copioni psicologici relativamente invarianti.

Controllo e svalutazione. Controllo e svalutazione sono i circuiti che armano uomini affettivamente immaturi, incapaci di investire sulla coppia ma decisi a vivere comunque qualcosa che somigli all’amore spinti dall’impulso sessuale e dal conformismo sociale.

Il controllo consiste nel mantenere al di sotto di una soglia minima il coinvolgimento emotivo nei confronti della partner e, allo stesso tempo, tenerla in scacco, sentimentalmente bloccata nella relazione. L’obiettivo è quello di imprimerle un marchio di proprietà narcisisticamente gratificante, un sigillo che le impedisca di intraprendere altre relazioni.
La svalutazione è il guinzaglio comunicativo che questi uomini stringono stretto al collo della partner: la criticano, la accusano, la maltrattano, la condannano al silenzio più cinico o all’insulto più sfrontato e irrispettoso inducendola così a dipendere dalla loro approvazione e a maturare la convinzione di essere indesiderabile.

La donna diventa in un vero e proprio “ostaggio di guerra” per cui l’unica forma di sollievo è data dalla sospensione, di solito breve, delle torture. Una telefonata un po’ gentile, un sms neutrale o il minimo gesto “umano” da parte del terrorista diventano le “prove” che c’è amore in fondo, e che si può sperare di ricostruire nonostante la desolazione.

Amori low-cost. Il terrorista emotivo si garantisce a costo bassissimo l’adorazione dell’ostaggio. Ottiene dedizione e fedeltà con i pochi centesimi di un messaggino, con una parola o una carezza appena affettuosa e, soprattutto, gode della percezione del potere. Le donne sotto assedio, vivono sentimenti opposti: la totale insicurezza e l’incubo del tradimento. Immaginano che il partner trami alle loro spalle, cerchi altre storie e sono terrificate dalla possibilità dell’abbandono.

Le condotte gelide e anaffettive del terrorista intervallate da ambigui messaggi d’amore e di tregua, fanno sì che la partner si senta un mero oggetto di possesso, come tale intercambiabile con altre. In realtà, scelto il bersaglio da devastare, il guerrigliero gli rimane fedele e di rado intraprende battaglie su più campi. A proprio modo è vittima del suo schema distruttivo ed è in qualche misura consapevole che trovata una donna che si presta al massacro convenga tenersela finché il gioco regge, perché trovarne un’altra altrettanto partecipe risulterebbe costoso e impegnativo.

Congelare la relazione. Una relazione affettiva si evolve fisiologicamente verso un aumento dell’impegno tra i partner e la costruzione congiunta di spazi di coppia progressivamente più ampi e più solidi che prevedono la condivisione di valori, progetti, amici, tempo e via dicendo. Un rapporto all’inizio, in genere, si caratterizza per il basso livello di coinvolgimento personale e l’elevato grado di libertà dei partner. Nelle fasi iniziali i sentimenti reciproci, per quanto intensi, non autorizzano ancora a proiettarsi in un futuro insieme, ma garantiscono indubbi vantaggi sessuali uniti alla sensazione di “poter avere un amore”. Il terrorista emotivo agisce in modo da congelare la relazione in un perenne stadio iniziale, azzerando ogni eventuale progresso mediante il conflitto. Ci sono coppie che si inseguono per anni, rimanendo cristallizzate al punto zero del rapporto: quello della conoscenza iniziale, delle prime cene a due e di qualche focoso scambio sessuale.

“Sei inadeguata e pazza”. Non appena il terrorista del cuore intercetta dall’altra parte aspettative di relazione più mature, riceve la richiesta di condividere più tempo o ascolta l’ingenua esigenza di frequentare amicizie in comune, intraprende la sua crudele rappresaglia.

Demolisce tutto, rade al suolo quanto sembrava accennare alla costruzione di un rapporto più maturo e lo fa mettendo in discussione la validità della partner non solo come compagna, ma come persona. Così facendo, raggiunge due obiettivi: la costringe alla dipendenza dal proprio giudizio e la illude che, se cambiasse, le cose andrebbero per il verso giusto. Classicamente, dopo una fase di disperazione, la vittima ritorna a dare quanto e più di prima spinta dalla triste utopia che il proprio miglioramento produrrà amore. E invece, genererà soltanto nuovi e più efferati assedi.

Enrico Maria Secci

http://enricomariasecci.blog.tiscali.it/2016/04/28/terroristi-emotivi-riconoscerli-e-combatterli/?doing_wp_cron

Lezioni di contromanipolazione

Il no contact e il definitivo allontanamento del soggetto patologico, sebbene costituiscano la strada più facile per leggere con lucidità i segnali di una relazione tossica e dannosa per il proprio benessere psicofisico, non sono sempre realizzabili. A volte si è costretti a interagire con l’ex partner psicopatico/narcisista/borderline, come nel caso di figli in comune o di professioni svolte nello stesso ufficio o ambiente di lavoro o, peggio ancora, di rapporti professionali gerarchici. In questi casi bisogna stringere i denti e andare avanti, proteggersi, difendersi e mettere in atto tutte le possibili strategie per arginare la sua malvagità e non permettergli di annientarci.

Tra queste la più importante è la contromanipolazione. Abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale Francesca Saccà, esperta in problematiche di dipendenza affettiva (http://www.francescasacca.it http://www.dipendenzaffettivaroma.it), in cosa consista questa tattica.

La contromanipolazione è quella strategia verbale e non verbale di autoprotezione adottata per difendersi. E’ un meccanismo di tutela e difesa che possiamo utilizzare al fine di proteggere la nostra persona e non permettere al manipolatore di attaccare la nostra autostima e denigrarci. Rendersi insensibili al suo potere di creare emozioni destabilizzanti, infatti, è il modo migliore per indurlo a interrompere il processo di manipolazione.

Si può imparare a contromanipolare?  E se sì, come?

Non è di certo facile esercitare la contromanipolazione ma si può imparare. C’è una serie di tecniche che si possono acquisire ma l’aspetto fondamentale su cui lavorare è quello di sviluppare la capacità di vedersi come persone che meritano rispetto, recuperare la propria dignità e curare l’autostima danneggiata. Soprattutto, di fronte a casi gravi, è fondamentale fare un buon percorso di psicoterapia che rafforzi l’individuo e gli insegni i concetti di ‘tutela’ e ‘rispetto’ per la propria persona. Chi è già a buon punto o ha già fatto un percorso di terapia e vuole allenarsi ad imparare le tecniche di contromanipolazione può leggere qualche buon testo al riguardo come I serial Killer dell’anima di Cinzia Mammoliti, L’arte di non lasciarsi manipolare di Isabelle Nazare-Aga e Non mi puoi manipolare di Stern Robin. Consiglio altresì di frequentare gruppi di aiuto dove ci si esercita su questi temi. Nell’esperienza con i gruppi che conduco ho notato quanto è importante l’allenamento pratico.

Può fornirci alcuni suggerimenti pratici?

La contromanipolazione richiede fermezza, calma e capacità di autocontrollo. Le frasi devono essere brevi, non dobbiamo dare troppe spiegazioni né tantomeno giustificarci quando non necessario. Vanno usate frasi semplici, è bene utilizzare la forma impersonale “si” (Es: Lo si può pensare, lo si può credere…). Se ne siamo capaci è utile fare dell’umorismo ed essere autoironici. Dobbiamo assolutamente evitare l’aggressività ed essere educati. E’ fondamentale lavorare sulla capacità di gestire la rabbia e mantenere l’autocontrollo quando le emozioni negative prendono il sopravvento. Una buona contromanipolazione prevede anche un comportamento non verbale e paraverbale adeguato: ad esempio, lo sguardo deve incontrare quello del manipolatore, senza essere di sfida, e dobbiamo cercare di evitare di guardare in basso o da altre parti.  La posizione del corpo deve essere eretta, piedi a terra, schiena dritta. Il tono della voce va tenuto alto ma senza esagerare. Bisogna evitare assolutamente gesti aggressivi come sbattere i pugni, puntare il dito o lanciare oggetti. E’ fondamentale praticare l’autocontrollo sulle proprie emozioni negative prima di iniziare a contromanipolare. Dobbiamo esercitarci a fare in modo che il nostro comportamento sia quello di una persona ‘indifferente’. Il fine della contromanipolazione, infatti, è rispondere ‘come se’ foste indifferenti. Quando il manipolatore non sa più come convincervi e si rende conto che non ha potere su di voi, lascia perdere.

Adottando la contromanipolazione chi abbiamo di fronte cambierà il suo comportamento nei nostri confronti?

Molte persone vogliono imparare a contromanipolare nella speranza di essere capite da colui/colei che esercita la manipolazione. Questo è un errore dal momento che un manipolatore professionista non possiede sane abilità relazionali e comunicative. Per prima cosa dobbiamo capire che imparare a contromanipolare serve non a far cambiare l’altro ma a tutelare noi stessi. Dobbiamo smettere di illuderci che sia possibile una comunicazione sana con un manipolatore/manipolatrice. Questo ci aiuterà a non aspettarci più alcun tipo di cambiamento e a finirla di alimentare false illusioni-la speranza profonda, ricordiamolo, è sempre quella di riuscire a far ammettere al manipolatore che sbaglia e che deve cambiare-che, alla lunga, generano unicamente sofferenza, stress e gravi sintomi a carattere fisico e psicologico.

Ci può fare un esempio di contromanipolazione?

Certo. Posso farvi un esempio di tipico ‘ricatto affettivo’: alla frase “Non posso vivere senza di te! Se mi lasci morirò!”, un’ottima risposta contromanipolativa potrebbe essere: “Capisco di sembrarti indispensabile, ma tu sei perfettamente in grado di sbrigartela senza di me. Infatti prima di conoscermi te la cavavi benissimo!”. Notiamo che la risposta è educata, non aggressiva né passiva. La persona che ha subito il ricatto affettivo non è rimasta schiacciata dai sensi di colpa, tipici nei ricatti emotivi, e si è tutelata.

Ricordo che il ricorso a tattiche di contromanipolazione è un rimedio estremo e dettato da situazioni di necessità. L’unica via percorribile per uscire definitivamente da una relazione tossica e devastante è quella di dar fine alla mano di poker, chiudere le carte e abbandonare il tavolo. E’ il sistema più efficace per uscire definitivamente dalla sofferenza, dall’umiliazione, dal gioco dei tradimenti e delle menzogne, dalla serie infinita di sparizioni e riavvicinamenti e di riacquistare autostima, fiducia e rispetto di sé.

Astra

Falsa modestia

 

 

La modestia, quando non è autentica, può essere una micidiale forma di superbia e di opportunismo. Il narcisista ricorre spesso a questo espediente e lo fa, di solito, per conseguire due risultati: mettersi al riparo da eventuali smascheramenti e racimolare conferme e validazioni. La falsa modestia è espressa per lo più verbalmente, consiste di parole e ipocrite formulazioni, spesso è forzata, portata all’esagerazione e può mettere a disagio.

Nonostante l’apparente fascino, il successo e la sicurezza in sé il narcisista è in realtà  un soggetto molto diverso da quello che vuole far credere, di spessore nettamente inferiore e dipendente dai “voti” che gli vengono assegnati da fuori. Attraverso giochi di prestigio, che nel suo caso sono più verbali che gestuali come invece nei maghi comuni, vende fumo e avvolge gli interlocutori nella magia delle sue falcoltà ipnotiche fino a convincerli di avere a che fare con un tipo di persona che, invece, si rivelerà presto immaginaria. In realtà, vive nel terrore che le carte si scoprano e che venga rivelato chi lui è in realtà, e cioè un meschino  impostore nonché truffatore emotivo di primo livello. Il soggetto è consapevole che lo smascheramento gli procurerebbe grande vergogna, cerca di ritardarlo il più possibile e, come sempre, di farla franca. Ma vivere nel timore di essere scoperto è pesante, angosciante, faticoso. Per ripararsi da questo tormento interiore, dalla premonizione che qualche pasticcio, alla fine, verrà fuori e per prepararsi alla controffensiva, ricorre alla falsa modestia, uno dei più efficaci meccanismi di difesa a sua disposizione, una sorta di polizza assicurativa: mettendo una fiche sulla propria fallibilità si salvaguarda contro eventuali smascheramenti.

Questo comportamento può essere inoltre un espediente per guadagnare consensi. Recitando il ruolo della persona umile, adottando atteggiamenti e manifestazioni di debolezza ed ingenuità, che in realtà sono di sofisticata arguzia, il narcisista mira ad assicurarsi attestazioni di adorazione, ammirazione, approvazione e plauso conseguenti all’inconscio automatismo di “dare rinforzo a ciò che è debole” da parte delle persone sane di mente. Rosso in volto, tra un’alzata di spalle e un sorrisetto compiaciuto, farà credere che non fosse sua intenzione ricevere complimenti. In realtà era proprio quello che cercava: l’affermazione dei tratti grandiosi e fantastici del suo Falso sé. Energia narcisistica allo stato puro.

E’ questo solo uno dei comportamenti che compongono la gamma delle infinite ipocrisie. Tutta la sua esistenza è fondata su un’invenzione ingannevole, il Falso sé, e su un gioco diabolico di riflessi. Con la falsa modestia il narcisista trascina  gli altri nelle sue perversioni mentali, li fa giocare nel suo teatrino, manovra i fili dei burattini che compongono il suo circolo sociale giurando sulla propria buona fede. In realtà, è uno scaltro manipolatore, un esperto conoscitore della natura umana e delle sue pieghe. Ma non lo ammetterà mai. In questo è davvero modesto.

Astra

Intervista a un narcisista perverso

Un bastardo, un predatore, uno sciacallo senza scrupoli che ha bisogno di usare e spremere fino al midollo le proprie prede. Un animale da letto, un trasformista, un vampiro assetato di sangue che ha bisogno di vedere gli altri soffrire per stare bene” così si definisce Paolo G., il protagonista del nuovo libro della criminologa Cinzia Mammoliti, Intervista a un narcisista perverso, Runa Editrice, pag.131, Euro 14,00. Dopo I serial killer dell’anima e Il manipolatore affettivo e le sue maschere, la Mammoliti, una delle maggiori esperte italiane in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica, torna ad affrontare l’argomento della pericolosità dei rapporti con narcisisti e psicopatici. Lo fa con un’intervista a un soggetto sadico e seriale, non solo consapevole ma anche orgoglioso della propria crudeltà.

E’ un dialogo profondo, puntuale, coinvolgente quello che ripercorre le tappe della relazione tra Paolo e Arianna, dall’amore immacolato della giovinezza alle prime violenze, alle rotture seguite da puntuali riconciliazioni, alla svalutazione, ai tradimenti, alle bugie, alle manipolazioni, fino allo sconcertante epilogo che terrà i lettori con il fiato sospeso.

Le vicende narrate toccano tutti i tratti del disturbo di personalità dei soggetti in questione: la misoginia, la mancanza di stima e rispetto per le donne considerate ostacoli nell’imposizione della propria grandiosità, la loro oggettivazione (“…oggetti e basta, corpi su cui sfogare la mia rabbia e frustrazione per poi gettarli via”), la distinzione tra sante e puttane (“Il sesso migliore riesco a farlo con donne di cui non mi importa nulla perché con loro mi posso sfogare liberamente e far fare cose che non farei mai fare alla donna che amo”); il richiamo a un’infanzia tormentata e a una madre assente e l’intenso coinvolgimento con le due donne più importanti della sua vita, definite “…il preciso contrario di mia madre…come la madre che avrei sempre voluto avere”.

Come per tutti i narcisisti la colpa è sempre dell’altro quando le cose iniziano a non funzionare: Arianna “ormai non c’era più- dice il protagonista-. Era completamente assorbita dalle sue cose, dai suoi studi, dalle sue amiche. Non mi vedeva più…non cucinava più…e fu esattamente allora che iniziai a innervosirmi”.

La consapevolezza e la lucidità delle tecniche di manipolazione che questi soggetti utilizzano per uscire dall’angolo emergono con assoluta insolenza. Confessa Paolo: “Quando una donna ti mette con le spalle al muro e inizia a chiedere risposte che tu ovviamente non le puoi dare, nega e gettale addosso il dubbio che non sia sana di mente per i sospetti che nutre…devi iniziare a mettere in discussione ogni cosa che dice e che fa, farle credere il contrario di quella che è la realtà, farla dubitare in continuazione delle sue percezioni e della sua memoria, mandarle messaggi contraddittori per disorientarla”.

Con questo avvincente libro la Mammoliti ci illumina ancora una volta sulla pericolosità delle relazioni tossiche e si addentra nei meandri della mente di narcisisti patologici e psicopatici mettendo a nudo debolezze e perversioni di tali soggetti. Va ricordato però che “la corsa all’uomo”, fenomeno diffuso nella società odierna, non fa che aumentare il narcisismo di individui disturbati ponendo spesso le donne in posizioni di corresponsabilità. “Ho visto fare alle donne le cose più folli per tenersi accanto un uomo- dichiara Paolo-. La maggior parte di loro non guarda in faccia niente, accetta umiliazioni, tradimenti, botte, anche l’abuso dei propri figli pur di non farsi mollare da chi hanno accanto… Chiamano mostri quelli come me ma non si rendono conto che il più delle volte sono loro a trasformarci in peggio, a farci venire fuori lo schifo che abbiamo dentro, a farci perdere ogni tipo di considerazione nei loro confronti”.

Con tutta la disistima e la repulsione verso individui così sadici e crudeli, in assoluta solidarietà con le vittime di violenza fisica e psicologica da parte di soggetti così riprovevoli e nel rispetto di tutte le sofferenze provocate da condotte abusive, credo comunque che l’ultimo virgolettato del Signor Paolo G. imponga una riflessione profonda da parte di tutti noi.

Astra

L’arte dell’inganno

 

La vita di uno psicopatico ha come scopo principale quello di farla franca, sempre e comunque. Se è molto abile è difficile che i sospetti si trasformino in prove schiaccianti e le persone, dal momento che per lui contano poco e nulla, continueranno ad essere meri strumenti di affinamento delle tecniche di inganno. L’entità della sofferenza generata nel prossimo è un chiaro indicatore delle sue capacità manipolatorie e della destrezza nelle strategie perverse che per lui sono automatiche come per noi chiudere a chiave la porta di casa quando usciamo la mattina. Più la vittima soffre e più lui si sentirà sicuro e soddisfatto di sé. Ecco perché nella relazione non c’è posto per la normalità ed è la confusione a regnare sovrana. Quando nell’altro prevalgono calma e tranquillità lo psicopatico si sentirà innocuo e insignificante e dovrà in qualche modo inventarsi qualche imbroglio, farla franca e ricaricarsi per sentirsi di nuovo a posto.

Ciò che rende questo gioco ancora più perverso è che  “cavarsela” non necessariamente ha a che fare con le nostre scoperte. L’essere sbugiardato fa parte della dinamica di sopraffazione. I nostri sospetti non lo sorprenderanno affatto. E’ riuscire nell’inganno di livello avanzato che diventa stuzzicante. Secondo lo standard di questi soggetti  “cavarsela” significa mentire, insospettirci con forzate arrampicate sugli specchi e atteggiamenti passivo-aggressivi e poi riuscire a convincerci di essere in preda al delirio solo per aver potuto ipotizzare a loro carico diavolerie così contorte. E’ nell’inganno di secondo livello e nel teatrino di menzogne dirette a coprire la bugia originaria che lo psicopatico narcisista dà il meglio di sé. E’ qui che emergono le sue indiscutibili doti di prestigiatore del cuore. Nel caso in cui il soggetto riusca a strapparci le scuse per l’invadenza ( e vi assicuro che accade spesso),  il punteggio raddoppia con tanto di bonus e la nostra autostima viene seriamente colpita.

E’ attraverso questa modalità che uno psicopatico passa la propria vita ad affinare e perfezionare le tattiche di imbroglio e manipolazione. Chiunque, voi compresi, sarà utilizzato come strumento di allenamento e di perfezionamento dell’arte dell’inganno e del farla franca.  E siccome non è tanto importante l’oggetto della menzogna quanto il riuscire a fregare l’altro, lui mentirà anche quando la verità è una storia migliore.  A un certo punto saremo talmente confusi e rintontiti per l’ansia accumulata che verità e menzogna inizieranno a sovrapporsi e confondersi rendendoci immuni alle bugie e inducendoci ad ignorare le cose che non quadrano pur di mantenere la pace. La nostra sofferenza non solo sarà in grado di rinvigorirlo ma sarà la prova dell’avvenuto perfezionamento delle sue abilità.

Quando prende il largo significa che non riesce più tanto facilmente a farla franca. Non passate le vostre giornate a chiedervi cosa non ha funzionato. A domandarvi se se si comporterà con un’altra meglio di quanto abbia fatto con voi. Non importa dove va e con chi: l’unica verità è che sin dal primo giorno,  chiunque frequenti, metterà in atto i soliti trucchetti e cercherà di ingannare la stessa persona che sta idealizzando.

Astra

 

 

 

 

Il potere della triangolazione

 

La triangolazione è uno strumento passivo-aggressivo di manipolazione usata da psicopatici, narcisisti e sociopatici e diretta ad instillare nelle vittime gelosia e insicurezza. E’ una tattica con cui questi soggetti creano un’esagerata ed irrealistica immagine di desiderabilità  sociale facendo credere di essere più ricercati ed ambiti di quanto non siano in realtà. L’effetto di questo tipo di strategia narcisistica viene rilasciato lentamente e a piccole dosi fino a che l’altra parte, persa la lucidità, non riesce più a rendersi conto di cosa stia accadendo nella relazione.

A seguito della triangolazione ci si ritrova ad essere gelosi anche se non lo si è di natura e, cosa più allarmante, a sentirsi colpevoli e inadeguati a causa dei sospetti nutriti al punto di mettere in dubbio la ragionevolezza della propria gelosia. Qualora vi confrontiate con il soggetto disturbato verrete accusati di paranoia, esagerazione, eccessiva necessità di rassicurazione. Vi guarderà con gli occhi sbarrati e vi dirà che non ha la minima idea di cosa stiate parlando e la triangolazione continuerà implacabile fino a che non verrà infranta quella sicurezza e fiducia in voi che lo aveva attratto all’inizio.

Una delle triangolazioni più diffuse è quella con il telefono cellulare. In ogni preciso istante il suo cellulare sarà al sicuro: quando è con voi, lontano dalla vostra portata, ben nascosto in tasca, rigorosamente in vibrazione, occasionalmente in modalità aerea e comunque sempre vicino a lui. Quando non è con voi il cellulare sarà spesso fuori copertura o non ricevente chiamate vocali, dimenticato in macchina, a casa, in ufficio, ecc. Che il telefono contenga o meno i numeri di mille fidanzate segrete non ha importanza: è ciò comunque che vuole farvi credere. Questa situazione vi ricorda qualcosa? Credetemi, il gioco del cellulare è triangolazione allo stato puro.

Un narcisista ricorre alla triangolazione per far perdere tranquillità alla propria preda. Che lo faccia utilizzando un’altra donna, un altro uomo, sua madre o qualche altro parente, il proprietario di casa, un vicino, un collega o il proprio capo poco importa. Potrebbe triangolare con una persona e tradirvi con un’altra, spesso la persona utilizzata non ha la minima idea di servire a quel fine. L’intenzione è sempre quella di tenervi in uno stato di ansia permanente e non permettere mai, dico MAI, che viviate la relazione in modo rilassato.

Per quelli che non sono passati attraverso una relazione del genere è praticamente impossibile capire le dinamiche della strategia della triangolazione. Dal momento che non è facile trovare prove a favore delle vittime e che è difficile persino spiegare  in cosa consista questa tattica, si passa spesso per gelosi paranoici. La triangolazione finisce con il divenire un altro ingrediente essenziale dell’assurda relazione di cui si è completamente dipendenti. Quando è evidente che l’unica via di uscita è il rapido allontanamento dal carnefice succede l’esatto contrario e la sopravvivenza del rapporto malato diventa una vera e propria ossessione. Perdere di vista le regole base di qualsiasi interazione romantica e subire, giorno dopo giorno,  ambiguità ed abusi di tal portata cambia la personalità della vittima e provoca in lei una profonda ferita emotiva molto lenta da rimarginare.

Astra

I mille volti della menzogna

 

Ciò che contribuisce al loro successo, in termini di fiducia accordata dagli altri, è la patologica abilità a mentire senza vergogna. Immuni dall’ansia, impermeabili alla paura di essere scoperti e decisamente non toccati da empatia, rimorso né da sensi di colpa, gli psicopatici imbastiscono storie in modo così fantasioso e credibile che è davvero difficile non credergli.

Si sarebbe portati a pensare che una lunga serie di bugie alla fine diventi leggibile e comporti lo smascheramento automatico ma non è questo il caso. Non si riesce a leggere chiaramente tra le loro menzogne prima di tutto perché la loro funzione principale è quella di dissipare i dubbi o le preoccupazioni della vittima. Le storie dello psicopatico sono spesso teatrali ed estremamente convincenti, rinforzano la fiducia nei loro confronti e portano gli altri addirittura a scusarsi per aver notato qualche incongruenza nei suoi comportamenti. Se incastrato in una bugia, non si sentirà affatto imbarazzato. Alla velocità della luce metterà a punto un piano di fuga per uscire dall’angolo rielaborando la storia che scricchiolava e facendo quadrare perfettamente i dettagli in una nuova fabbricazione fantasiosa. L’abilità dialettica renderà credibile e logico il nuovo flusso di informazioni. In modo stupefacente sarà in grado di mentire persino con quelli che già sanno la verità facendoli dubitare delle proprie convinzioni. La manipolazione psicopatica è talmente insidiosa che arriva a tanto. Alcuni vanno fieri della propria bravura e deridono l’ingenuità del resto del mondo vantandosi di riuscire a prendersi gioco degli altri.

Ciò che non risulta chiaro è se mentano perché è il modo più semplice di ottenere quello che vogliono o semplicemente perché è la semplice menzogna a dare loro soddisfazione. Gli psicopatici potrebbero non avere imparato da bambini l’importanza dell’onestà e avere appreso, invece, l’utilità della bugia come mezzo per ottenere un risultato. Nel bambino, di solito, le distorsioni della realtà diminuiscono con la crescita mentre negli psicopatici queste abilità si affinano con il tempo. Non comprendono il valore della verità a meno che la cosa non sia utile ad ottenere qualcosa. La differenza tra le bugie dello psicopatico e quelle degli altri è che queste ultime sono meno cattive, calcolate, subdole e distruttive per gli il prossimo. Per esempio, i giocatori di poker, gli uomini che vogliono portare a letto una donna, gli adolescenti in cerca di un permesso per andare a una festa, un uomo d’affari che vuole portare a casa un contratto importante e un politico che cerca di essere eletto possono ricorrere alle bugie per raggiungere i propri obiettivi. Ma, a differenza degli psicopatici, la menzogna non è parte integrante della propria personalità e non è affiancata da altri tratti tipici del carattere disturbato.

Nello psicopatico, invece, la menzogna è solo la punta di un iceberg. Sotto di essa si nasconde un abisso di indecenza, di cattiveria e di disprezzo nei confronti del resto dell’umanità. Un mondo perverso nel quale l’inganno comanda su tutto e detta le regole della loro dannosa ed infetta esistenza.

Astra

 

Strategia psicologica

 

 

Visto l’acceso interesse che ha suscitato il precedente articolo sulla manipolazione (più di 1000 visualizzazioni in un solo giorno), credo sia utile approfondire l’argomento e analizzare più da vicino le tecniche di questo subdolo strumento di controllo mentale diretto a indebolire in modo sistematico la fiducia nelle proprie percezioni, l’autostima e la sicurezza di sé. Anche se ci siamo già soffermati in più occasioni a descrivere questi comportamenti, può essere utile fare il punto sulle più diffuse tattiche di manipolazione:

  • Rinforzo positivo: elogi, adulazione, adorazione, attenzione, affetto, regali, lacrime di coccodrillo, fascino apparente, apprezzamento, riconoscenza, coinvolgimento sessuale e dichiarazione di amore mai provato prima sono elementi che, se riscontrati con insistenza all’inizio di una relazione, inquadrano un chiaro  “love-bombing”, tattica diretta a farci abboccare all’amo e tenerci saldamente legati alla lenza.
  • Rinforzo intermittente: è una tattica di grande effetto. Si verifica quando la relazione passa dal rinforzo positivo costante a quello occasionale. Si crea un clima di incertezza, paura e ansia, in cui sono presenti segnali di allontanamento dell’altro/a, ovviamente negati, e si ha paura di perderlo/a. Si tratta di vere e proprie montagne russe emotive: si subiscono comportamenti messi in atto per guadagnare potere, accrescere il controllo e aumentare a dismisura la nostra dipendenza verso l’altro/a. E’ un micidiale cocktail di atteggiamenti in grado di rafforzare in modo sbalorditivo il nostro attaccamento (trauma bonding).
  • Rinforzo negativo: il manipolatore smette momentaneamente di comportarsi male (per esempio abbandona il trattamento del silenzio) quando si cede alle sue richieste.
  • Aggressività passiva: Gli attacchi sono chiari e diretti ma il tono di voce aggressivo viene subdolamente abbandonato e le critiche prendono la forma di insegnamenti, aiuti e consigli. Può sembrare un atteggiamento autentico. In realtà, è un tentativo di sminuimento, controllo e mortificazione.
  • Falso senso di intimità: il confidarsi da parte del manipolatore sulla propria vita, anche su aspetti intimi e riservati di essa, spinge la vittima ad aprirsi. Si tratta di un falso senso di intimità: spesso, con l’andare del tempo, si scopre che la maggior parte delle cose che vi erano state dette non erano vere ed era tutto orchestrato al fine di scoprire  quali fossero le vostre vulnerabilità da strumentalizzare.
  • Triangolazione: è questa una tattica molto comune di manipolazione psicopatica. Vi ritroverete spesso ad affrontare discorsi che riguardano altre donne/uomini: attraverso sottili insinuazioni o paragoni diretti, commenti evasivi e ricordi di ex vi sentirete spesso feriti e inadeguati. Rientra in questa tattica il flirtare con altre/i davanti a voi per suscitare una reazione di gelosia e strumentalizzarla come atteggiamento esagerato e ossessivo (punto successivo). Le insinuazioni sono sempre dirette a scatenare in voi una reazione per poi godersi lo spettacolo.
  • Strumentalizzazione: la vostra reazione al comportamento abusante (per esempio la gelosia) verrà inquadrata dal manipolatore nell’ottica di una generale e per lui insopportabile insicurezza in voi stessi sulla quale dovrete lavorare per il bene della relazione. Sarete portati, in futuro, a questionare sempre meno.
  • Parole vuote: vengono utilizzate a intermittenza per colmare i vostri bisogni di approvazione, validazione e rassicurazione e guadagnare controllo. Il problema è che sono soltanto parole che non trovano sostegno nella realtà.
  • Gaslighting e negazione/mistificazione della realtà: tutto mirato a indebolire le percezioni della vittima. La negazione di cose realmente dette o fatte con tanto di prove, se perpetuata nel tempo, inizia a farvi dubitare dei vostri ricordi e delle vostre intuizioni.
  • Minimizzazione: è molto frequente che vi sia rimproverato di costruire un caso sul nulla, di essere esagerati o paranoici, ipersensibili e bisognosi di supporto psicologico.
  • Estraniazione emotiva: chiudersi nel silenzio e rifiutarsi di ascoltare e comunicare sono le più comuni punizioni che vi verranno inflitte.
  • Menzogne: è sempre difficile sapere quando qualcuno sta mentendo ma gli psicopatici sono bugiardi patologici che diranno qualsiasi cosa per ottenere ciò che vogliono. Ricorrono alle bugie così tanto che sarà difficile per loro far combaciare tutti i dettagli. Qualora affrontati, ricorreranno alla negazione o al rivoltamento di frittate.
  • Proiezione di colpa: troveranno sempre il modo di trovare un capro espiatorio.
  • Deviazione del discorso ed evasione: quando si chiede loro conto di qualcosa invece di rispondere potrebbero spostare il discorso su un altro argomento dare una risposta vaga ed evasiva.
  • Rabbia e collera: se perdono la pazienza e diventano aggressivi e rabbiosi è perché vogliono sottomettervi. Si tratta di “lezioni” che hanno la finalità di insegnarvi a non contraddirli.
  • Manipolazioni non verbali: anche semplici gesti (alzata di occhi, smorfie, versi, sorrisi compiaciuti) possono essere forti strumenti di controllo.
  • Trance e ipnosi: secondo Sandra Brown (Women who love psychopaths) costituiscono “la forza dell’attrazione, la calamita dell’attaccamento e la colla del legame”. Potenti strumenti di indebolimento delle nostre difese psicologiche, trance e ipnosi sono legate al fascino e sono in grado di fissare a lungo nella memoria della vittima ricordi di benessere e di apparente appagamento.

Come risulta evidente da quanto sopra descritto, le tattiche a disposizione di un abile manipolatore sono tantissime. Qualsiasi corda venga toccata si tratta di una guerra psicologica diretta a farci perdere il controllo e generare in noi reazioni dettate dalle emozioni e non dalla logica. La manipolazione è una brutta bestia. Ma, una volta subita e analizzata con lucidità, può essere di facile riconoscimento.

Astra

Manipolazione in corso

 

Se nella relazione notate alcuni dei seguenti segnali ci sono buone possibilità che siate sotto effetto di manipolazione:

  • La gioia di aver trovato l’amore si è trasformata nella paura di perderlo. Inizierete a sentirvi stressati con emozioni che spaziano dalla felicità ed euforia all’ansia e alla sofferenza.
  • Lo stato d’animo dipende quasi esclusivamente dall’andamento della relazione.
  • Siete scontenti per la maggior parte del tempo, avete il terrore che il rapporto vi sfugga dalle mani. Avete l’impressione di star rovinando la cosa migliore che vi sia mai capitata ma non siete sicuri di come e perchè.
  • La relazione è molto turbolenta ma non siete in grado di spiegare perchè. Quando ne parlate con gli altri, potreste trovarvi a usare espressioni del tipo “E’ difficile da spiegare. E’…complicato”.
  • Siete ossessionati dal rapporto che state vivendo. Ne analizzate qualsiasi aspetto cercando in tutti i modi di risolvere i problemi. Parlate costantemente della cosa e con chiunque.
  • Non vi sentite mai sicuri della relazione e vi sentite in uno stato di precarietà e ansia costante.
  • Chiedete o avreste voglia di chiedere al vostro compagno/a se c’è qualcosa che non va. Sentite che qualcosa non funziona ma non siete in grado di dire cosa.
  • Siete spesso sulla difensiva. Vi sentite incompresi e sempre ansiosi di spiegarvi e difendervi.
  • A qualsiasi contestazione mossa al vostro compagno/a l’argomento sarà immediatamente spostato su di voi e sulle vostre insicurezze e paure. Il tema di partenza non verrà mai affrontato.
  • Non vi sentite in grado di renderlo/a felice. Ci provate in tutti i modi ma sembra non funzionare nulla, almeno non a lungo.
  • Fate pensieri negativi e provate emozioni assurde in grado di provocare estrema frustrazione.
  • Vi sentite inadeguati. Non vi sentite a posto come prima della relazione: meno forti, meno sicuri, meno intelligenti, meno assennati e comunque “meno” di quello che si era prima.
  • Sentite sempre di non essere all’altezza delle aspettative del vostro compagno/a.
  • Provate spesso senso di colpa. Tenterete in continuazione di riparare il danno che credete di aver provocato. Vi assumerete la colpa dell’allontanamento dell’altro/a non riuscendo comprendere perché state continuando a sabotare la relazione.
  • Avete la sensazione di camminare sui gusci d’uovo e di stare attenti a controllare parole e atteggiamenti per paura di farlo allontanare.

 

Astra

Sessanta indizi per un carnefice

 

Thomas Sheridan, autore di Puzzling People, ha redatto una lista di 60 indizi che possono aiutarci a riconoscere una personalità psicopatica:

  • Si addormenta/risveglia di colpo o ha un particolare tipo di sonno?
  • Parla mai dei sogni fatti? Se sì, sembrano cose inventate al momento?
  • Dà la colpa ad altri di qualsiasi cosa accada nella propria vita?
  • Tende a essere spaccona/e o autocompiacente nonostante, all’inizio, vi abbia messo sul piedistallo?
  • Ha reazioni emotive che non quadrano, ride in modo forzato e versa lacrime di coccodrillo?
  • Rivendica costantemente il proprio altruismo e fa riferimento a gesti caritatevoli che ha commesso, guarda caso, prima che la/lo conosceste?
  • E’ preparata/o superficialmente su tutto o quasi ma manca di conoscenza approfondita di qualsiasi argomento?
  • Legge i libri molto velocemente e se si fanno domande non entra nei particolari?
  • Si allinea a stereotipati modi di pensare rivendicando la propria superiorità morale o intellettuale?
  • E’ intollerante nei confronti di qualsiasi posizione estrema, dei punti di vista anticonformisti, di argomenti spirituali, metafisici o di forme di medicina alternativa che vi possano aver incuriosito e che lei/lui non ha tempo né voglia di analizzare?
  • Ha storie di vita e percorsi professionali vaghi e misteriosi?
  • Vi sembra che non abbia combinato nulla nella propria vita se non appoggiarsi sulle spalle di altri?
  • Durante discorsi in cui si parla di sentimenti usa il sesso per distogliere la vostra attenzione dall’argomento in questione?
  • Nella relazione ricorre con regolarità al sesso di riconciliazione?
  • Ha sempre storie di compassione da tirar fuori?
  • La relazione si è sviluppata molto in fretta, specialmente dal punto di vista sessuale?
  • Vi fa continue domande sulla vostra vita, sui vostri interessi e vuole conoscere ogni vostra mossa?
  • Nei primi tempi, seguiva i vostri post su Facebook o le vostre bacheche sui social anche se non sembrava interessato prima di conoscervi?
  • Qualunque cosa riguardi la vostra vita è fantastica e perfetta? Il vostro aspetto, le capacità, i  vostri figli sono bellissimi, la vostra testa è brillante, siete amanti incredibili e senza eguali, avete il gusto migliore che si possa avere, ecc?
  • Al ristorante beve e mangia quello che bevete e mangiate voi e, in generale, non manca occasione per dimostrarvi come siete simili?
  • Il personaggio cambia quando si arrabbia intensamente con una terza persona per poi tornare quello di prima?
  • La/lo avete mai incontrato per caso riscontrando che il suo linguaggio del corpo, il comportamento e le espressioni facciali non sono  le solite?
  • Era inizialmente tranquillo al primo appuntamento, spingendovi a parlare?
  • Menziona vecchi episodi chiedendo:“Ti ricordi quando tu…?” e non ricordate quella circostanza?
  • Sembra essere sempre occupato senza una ragione significativa?
  • Sostiene che tutte le relazioni passate sono finite esclusivamente per colpa/abuso/problemi/infedeltà dell’altro?
  • Deride, ridicolizza e denigra il nome, la reputazione e il comportamento delle compagne/i precedenti?
  • Non avete mai la sensazione che “c’è qualcosa che non va”anche quando la relazione sembra essere solida e idilliaca?
  • Passa da un momento all’altro dalla depressione o dalla rabbia alla spensieratezza più leggera?
  • Vuole ufficializzare la relazione prima possibile, trasferirsi, sposarsi e avere subito figli?
  • Parla di voi due immaginando scenari di vecchiaia insieme subito dopo avervi conosciuto?
  • L’adulazione, l’idealizzazione, il coinvolgimento sessuale e l’euforia iniziano a sfumare subito dopo che la relazione si stabilizza e continuano a deteriorarsi con il tempo finendo con l’essere sostituiti da criticismo crescente e giudizi negativi?
  • Sparisce per tempi imprecisati senza ragione?
  • Sospettate che i suoi trascorsi sessuali siano molto più promiscui di quanto vi faccia credere?
  • Racconta storie senza riscontri dalle quali esce come uomo coraggioso, fantastico e spericolato?
  • Si sveglia la mattina in un bagno di sudore anche durante l’inverno al punto da bagnare il materasso?
  • Ha alti livelli di testosterone? Parte alta del corpo sviluppata, forte energia sessuale, impulsività e calvizie precoce negli uomini/pronunciato Pomo d’Adamo nelle donne?
  • Nel sesso è spesso mancante la sensazione di fare l’amore e tutto quello che sa sembra averlo appreso  dalla pornografia?
  • Vi racconta di aver perso la verginità (valido per le donne) a un’età molto giovane e sostiene che nella sua cultura è normale?
  • Sopporta bene il freddo?
  • Ha sudorazioni strane come sudori freddi dopo un leggero esercizio?
  • Nel caso in cui viva solo/a, la casa è trasandata?
  • Si dà soprannomi o titoli strani e parla in terza persona?
  • La calligrafia è una specie di scarabocchio illeggibile ma la firma ha stile ed eleganza?
  • E’ incapace di fare piani e progetti importanti?
  • Quando le donne stavano pianificando il vostro matrimonio non vi è mai capitato di avere ripensamenti sentendovi non più importanti dei fiori o della musica?
  • Disegna piani incredibilmente ambiziosi per poi cambiarli, abbandonarli a metà strada o non iniziarli proprio?
  • Ripete gli stessi commenti e aneddoti a volte nello stesso ordine?
  • Gli uomini hanno esagerata curiosità per la pornografia e preferiscono ricorrere alla masturbazione piuttosto che fare l’amore?
  • Sostiene che il successo di tutte le persone della sua vita passata e presente è riconducibile alla propria presenza?
  • Fa strani e fastidiosi rumori come fischi e mormorii e sbaglia a pronunciare le parole di proposito al punto che si inizia a dimenticare come si pronunciano veramente?
  • Mentre vedete la TV avete mai notato che i loro occhi scrutano la stanza, quasi come una lucertola a caccia di insetti, anche se la testa è rivolta verso la tv?
  • Quando uno dei genitori muore improvvisamente o gli viene diagnosticata una malattia terminale parla più di testamenti ed eredità piuttosto che manifestare un vero senso di perdita e compassione nei confronti del genitore ancora in vita?
  • Si sente in diritto di avere il meglio senza sentirsi obbligato/a a guadagnarselo?
  • Non dice mai grazie né dimostra autentico apprezzamento per i favori che gli/le si fanno?
  • Vi interrompe mentre state parlando e finisce le frasi al posto vostro?
  • E’ al centro dell’attenzione pur senza talenti o capacità particolari?
  • Si comporta come se meritasse medaglie e premi solo per essere chi è?
  • Non vi siete mai fatti domande sulla loro possibile e segreta bisessualità (per gli uomini) o addirittura sulla loro eventuale, passata appartenenza all’altro sesso (per le donne)?
  • Ridicolizza e critica intensamente un prodotto, un negozio, un ristorante, un punto di vista, uno stile, dei gusti musicali e artistici per poi, un giorno, cambiare idea e condividerli?

Qualora questi indizi venissero a galla e pensiate di avere a che fare con uno psicopatico, Sheridan suggerisce di prendere nota e non contestare il comportamento sospetto. Modificherebbe infatti il proprio modo di fare eliminando e camuffando i comportamenti che vi hanno insospettito. Aggiustare le proprie idiosincrasie non significa cambiare: sta solo affinando la tecnica e limando il personaggio fatto su misura per potervi meglio manipolare.

Astra

Geni della truffa

 

Ogni tanto la natura stimola l’evoluzione biologica e gli organismi, per sopravvivere, devono adattarsi alle mutazioni che questa impone. Una buona filosofia di vita potrebbe considerare la natura assegnataria, nei confronti degli psicopatici, del delicatissimo ruolo di rielaborazione e riadattamento della nostra evoluzione personale, sociale, psicologica e spirituale. Vista in questo modo, gli psyco sarebbero stati inventati dalla natura per rispondere alle nostre esigenze di evoluzione e miglioramento; in altre parole, per servirci.

La gente che è entrata in contatto con gli psicopatici spesso sostiene che essi hanno qualità “rettiliane”, dal nome di quella  parte del cervello, fredda e guidata da impulsi egoistici, che è legata alla sopravvivenza genetica attraverso l’attività sessuale. Fortunatamente, nel resto degli esseri umani, c’è anche qualcosa di non materiale, chiamato “compassione”, che ha la precedenza. Il sistema di onde cerebrali degli psicopatici è completamente diverso da quello degli altri, anche se i primi conoscono perfettamente la distinzione tra bene e male:  scelgono il male semplicemente perché è in grado di eccitarli e dare loro potere. Se si è sprovvisti di empatia e senso di rimorso scegliere il male può essere la strada più veloce per ottenere ciò che si vuole, semplicemente togliendolo a qualcun altro.

Anche se le personalità psicopatiche possono sembrare perfettamente normali con un lavoro, una famiglia e dei figli, va ricordato che si tratta soltanto di equilibri temporanei e di facciata: le loro vite sono continuamente in bilico, segnate da ripetizioni continue di raggiri e dalla ricerca spasmodica di coperture in grado di nascondere le innumerevoli falle che le contraddistinguono. Verità delle quali anche le persone più intime sono spesso ignare fino al momento in cui il velo si solleva e la cruda realtà si fa evidente.

John List uccise sua moglie, sua madre e i suoi tre figli nel 1971 per ricominciare una nuova vita. Prima di uccidere, per mesi interi, usciva tutte le mattine dalla sua casa del New Jersey facendo finta di recarsi al lavoro, dal quale invece era stato licenziato tempo addietro.  Nel caos che contraddistingueva la sua vita niente di ciò era noto ai familiari, vista la regolare pendolarità delle sue abitudini giornaliere. Quando non fu più possibile nascondere le stranezze della sua routine,si scoprirono i conti non pagati e  il denaro necessario a sanare i debiti non venne fuori, List decise che la cosa più facile fosse uccidere i familiari e iniziare una nuova vita con una diversa identità.

Un giorno rincasò presto dal lavoro immaginario e sparò un colpo alla nuca della moglie e un altro all’occhio della madre. I due figli più giovani, Patricia e Frederick, tornarono a casa da scuola e vennero entrambi freddati alla nuca. Quello  più grande, John Jr, era fuori per una partita di football.  List si cucinò il pranzo e poi andò a prenderlo. Lo riportò a casa e sparò contro di lui ben dieci colpi per assicurarsi che fosse morto. Con calma e come se niente fosse, sistemò i corpi nella cantina della casa e iniziò la sua nuova vita dall’altra parte del Paese fino a quando, grazie allo show televisivo America’s Most Wanted, non venne arrestato nel 1989. La sua nuova famiglia non aveva la minima idea dei crimini del passato e di chi lui fosse in realtà.

Di versioni non violente di John List, sia uomini che donne, in grado di abbandonare dall’oggi a domani la propria famiglia e ricominciare da capo una nuova esistenza, con la stessa facilità con cui si cambia un lavoro, è pieno il mondo. A loro non importa lasciare gli altri nel dolore, nella disperazione, nella rovina economica e nella devastazione psicologica. Gli psicopatici passano la propria vita a cercare l’approvazione delle altre persone. Ma una volta conficcati gli artigli nella preda, il brivido della caccia sfuma e le unghie vengono affilate e lucidate in vista della prossima vittima. E’ un ciclo senza fine.

C’è una curiosa analogia tra la mania di collezionare esseri umani e l’interesse ossessivo per la passione o il passatempo di turno. Senza ragioni particolari e all’improvviso uno psicopatico può sviluppare la mania, per esempio,  dei libri antichi o può fissarsi con l’arte animata o con qualsiasi cosa sia in grado di catturare la sua fantasia per un paio di mesi, giusto il tempo di prosciugare i propri risparmi (o i vostri) e poi perdere tutto l’interesse e dimenticarsi della nuova passione come non fosse mai esistita. La facilità di prendere e mollare oggetti inanimati è la stessa che adotta con gli esseri umani. Non vi è differenza tra una collezione di piatti, una di ex, per quanto possano essere devote, e una di vecchi colleghi. Per lo psicopatico le vite degli altri non hanno significato emotivo e non sono meritevoli di rispetto più di quanto possa esserne una saliera o una pepiera.

Può sembrare inconcepibile, eppure è una delle realtà della psicopatologia: questi soggetti non vedono altro valore degli altri se non quello legato all’utilità personale, sociale, sessuale, professionale e economica. Un’altra realtà è che gli psicopatici non pensano mai che, alla fine, si raccoglie ciò che si semina. Finiranno isolati e in rovina, in un campo di battaglia loro giornate proveranno a truffare chiunque sia a portata di mano.

Astra

L’articolo contiene parti tradotte di Puzzling People di Thomas Sheridan.

 

Odore di debolezza

 

Pensate di essere troppo colti, furbi ed esperti per cadere nella trappola della manipolazione? Che quello che pensate possa dipendere solo da voi e che le vostre opinioni siano solo frutto dell’attenta, autonoma e non condizionabile valutazione del vostro intelletto? Siete sicuri di non essere mai riusciti a farvi convincere dalle promesse dei politici? Non vi siete mai commossi per una scena di un film che, in fondo, è solo un film girato in uno studio cinematografico e interpretato da attori che leggono un copione? Se non vi siete mai trovati in una di queste situazioni, complimenti: siete le persone più solide che possano esistere dal punto di vista intellettivo e psicologico. Oppure siete psicopatici.

Lo psicopatico è come una stella al centro di un sistema solare perverso composto di vite manipolate, pianeti che non riescono a sfuggire alla sua forza gravitazionale. E’ un insuperabile maestro del controllo mentale. Lo fa prima osservandoci, valutandoci e studiandoci per gradi e poi giocando con le pecche della nostra autostima. E’ per questo che all’inizio della relazione sembra la nostra fotocopia. “Dimmi come vuoi che io sia e lo sarò” è il suo mantra. Peccato si tratti di un’illusione. In realtà, si tratta solo di un processo di rispecchiamento estremamente credibile che fa leva sui punti che emanano odore di debolezza. Nel giro di poco tempo la dipendenza da lui sarà praticamente assoluta.

Robert Hare sostiene che la gestualità cui spesso ricorriamo durante un discorso aiuta il cervello a trovare le parole quando si devono esprimere concetti difficili, per esempio se stiamo parlando una lingua straniera. In uno studio sulla psicopatia del 1991 Hare e i suoi collaboratori riportano che gli psicopatici, soprattutto quando devono parlare di sentimenti ed emozioni nei confronti di altri, ricorrono a una gestualità maggiore della gente comune come se i concetti emotivi fossero loro estranei. Quando è la vittima a ricorrere alla gestualità, lo psicopatico la aiuterà a trovare le parole dandole l’illusione di stare dalla sua parte e di essere una persona fidata. Con il tempo questo meccanismo si intensificherà al punto che la vittima verrà spesso interrotta nelle conversazioni con una terza persona e sarà lo psicopatico a finire la frase per lei. Pian piano si troverà a parlare sempre meno in sua presenza e si troverà d’accordo con lui che, alla fine, assumerà il ruolo di portavoce ufficiale della coppia.

Gli psicopatici sono sempre alla ricerca di qualche mente da controllare. Nel 2008, uno studio intitolato A Pawn by Any Other Name: Social Information Processing as a Function of Psychopathic Traits viene pubblicato congiuntamente dalle Università di Dalhouise e British Columbia: i ricercatori Kevin Wilson, Sabrina Demetrioff e Stephen Poter riuniscono fotografie di uomini e donne con espressioni facciali felici e infelici a cui sono allegate biografie immaginarie riportanti caratteristiche più o meno di successo dei diversi personaggi e altre informazioni come interessi e passioni. I 44 studenti maschi che partecipano all’esperimento sono dapprima sottoposti a un test della personalità per verificare l’eventuale presenza e il grado di tratti psicopatici. A quel punto vengono distribuite le fotografie con le informazioni dei personaggi di fantasia e viene loro chiesto di dare le proprie impressioni. Dallo studio emerge che gli studenti con i più alti livelli di tratti psicopatici ricordano maggiormente i personaggi femminili infelici e non di successo, quelli più vulnerabili. I ricercatori la chiamano “memoria predatoria”: sostengono che “i tratti psicopatici, anche in assenza di comportamento criminale, sono associati a modelli cognitivi predatori e gli individui con livelli di psicopatia clinicamente diagnosticabile sono in grado di individuare immediatamente le persone più vulnerabili ai fini di un eventuale sfruttamento”.

Un individuo vulnerabile è, agli occhi di uno psicopatico, come una tela bianca per un artista. Lo studio dimostra come gli psicopatici siano perfettamente consapevoli dello stato emotivo della potenziale vittima e, di conseguenza, della riuscita del controllo mentale nei confronti di quest’ultima una volta che la relazione è avviata. C’è sempre un intrappolamento psicologico da parte del predatore verso la preda. La stessa cosa si verifica tra un capo psicopatico e il suo staff, tra il leader di culto e i suoi seguaci e, in modo ancora più allarmante, tra gli psicopatici eletti alla guida di un Paese e la sua popolazione. Prima di realizzare di essere mentalmente controllati, già ci troveremo isolati dal nostro network sociale e dalle fonti di sostegno. Lo psicopatico cercherà poi di alterare la realtà nella quale esistiamo, di farci dubitare di quello che vediamo e sentiamo, ci riempirà di bugie e falserà l’evidenza. Il tutto in una ben pianificata e brillantemente eseguita distorsione dell’ambiente che ci circonda, con conseguente devastazione del nostro panorama psicologico interiore.

Astra

L’articolo contiene parti tradotte e rielaborate di Puzzling People di Thomas Sheridan.

Attori ma non da Oscar

 

Per essere credibili, inserirsi nella società e riuscire a sfruttare gli altri, gli psicopatici devono prima di tutto imparare a fingere e mimare le emozioni. La manfrina che reputano più adatta alla circostanza e appropriata all’occasione sarà messa in piedi e lo show è garantito. Non essendo però padroni della materia, in quanto i sentimenti non sono autentici ma recitati, saranno le piccole sfumature a metterli  in difficoltà. Talvolta la situazione è delicata e il teatrino risulterà inappropriato. Quantità e credibilità spesso non coincidono, ma questo è un altro discorso.

Performance esagerate di solito fanno suonare campanelli di allarme negli altri. Per esempio, il comportamento di uno psicopatico potrebbe rivelarsi incredibilmente inappropriato nel corso di un funerale. Atteggiamenti troppo indifferenti o troppo tragici, insomma comportamenti che stridono con la situazione, non sono rari. Per esempio, potrebbero scattare fotografie e catturare per questo l’attenzione degli altri o approfittare della situazione per mettere in atto manovre predatorie dirette a qualche conquista, poveri vedovi inclusi.

Capita altresì che si facciano invitare a matrimoni con il proposito di abbordare persone single che si sentono vulnerabili e a disagio in atmosfere nuziali. Le donne giocheranno a fare la parte delle timide senza cavaliere nel corso dei matrimoni e di altre occasioni sociali per attrarre l’attenzione degli uomini. E’ frequente che gli psicopatici partecipino a questi eventi da soli e decidano di non farsi accompagnare di proposito.

Tra le mille letture sulla psicopatia che mi sono capitate tra le mani in questo periodo ho letto un racconto esilarante di una persona che in un’occasione aveva accompagnato un amico psicopatico in ospedale dove era ricoverato il padre, a cui avevano appena diagnosticato una malattia in fase terminale. Una volta arrivati, prima di entrare in reparto, lo psicopatico si rivolge all’amico chiedendo: “Come devo comportarmi con la mia famiglia”? L’interlocutore resta attonito per l’assurdità della domanda. Tutti raccolti intorno al malato, lo psicopatico osserva il linguaggio del corpo dei familiari, evidentemente per prendere suggerimenti, per poi abbracciarli nella maniera più superficiale e forzata possibile. Ovviamente aveva difficoltà a vedersela con l’espressività del dolore perché si trattava di un sentimento estraneo, non avendo mai avuto esperienze simili dalle quali imparare a impostare il comportamento adeguato.

Astra

Stupro della psiche

 

Uno degli orrori più crudeli dello psicopatico è la capacità di spegnere la luce dal giorno alla notte sulla relazione come se non fossimo mai esistite. Ci può anche stare che lo faccia con qualcuno con cui intrattiene una relazione ma la cosa tragica è che abbandona nello stesso modo anche i figli che ha avuto con quella persona. E’ praticamente impossibile descrivere a parole la sensazione che si prova ad ascoltare una dichiarazione d’amore, dopo 36 ore non riuscire più a rintracciarlo e ricevere, dopo pochissimo, un messaggio o una mail con su scritto “tra noi è finita”. La mancanza di rimorso sembra incomprensibile, addirittura non terrena, come l’incapacità di capire il grado di devastazione emotiva provocata negli altri. L’unica spiegazione possibile è quella di avere che fare con pupazzi di peluche dalle sembianze umane. Non riusciamo a dare una giustificazione al fatto che lui non senta la nostra mancanza e ad accettare che siamo state nient’altro che uno strumento diretto a ottenere qualcosa. Ora è un altro l’oggetto da studiare, utilizzare e smontare pezzo per pezzo e non dobbiamo permetterci di rubargli altro tempo. Siamo ormai storia. Punto.

Sam Vaknin, in Malignant Self Love, è molto efficace nella descrizione dello stupro dell’anima operato dal narcisista: “Si infiltra nei meccanismi di difesa della vittima, frantuma la sua sicurezza, la disorienta e la confonde, la avvilisce e la umilia. Invade le sue terre, abusa della sua fiducia, prosciuga le sue risorse, sminuisce i suoi cari, minaccia la sua stabilità e il suo equilibrio, la manda in paranoia, la spaventa, ne evidenzia le mancanze, la critica in privato e davanti agli altri, si astiene dal sesso e la fa sentire frustrata e mortificata. Spesso tutto questo è condito da sadismo nonchè mascherato da altruismo: gioca a fare lo psichiatra, analizza il disturbo mentale dell’altro e dispensa consigli. Si atteggia a guru e rimarca la necessità, per la povera vittima, di una guida spirituale, una figura paterna, un maestro. E’ una strategia mirata a indebolire le difese dell’altro e a massacrarne il sistema nervoso, già duramente messo alla prova. Subdola e velenosa, la variante sadica del narcisismo è sicuramente la più pericolosa”.

Sono in molti a provare sulla propria pelle questa forma di abuso. Ci si sente come se un gigantesco artiglio si fosse infilato nel nostro corpo per tirare fuori tutto il possibile, compresa la persona che credevamo di essere. E’ una perdita di innocenza così profonda che sembra che una parte di noi se ne vada con lui. Lasciala andare. E’ un estraneo quello che ci troviamo davanti: freddo, glaciale e senza sentimenti. La prima reazione è sentire il peso della responsabilità di ciò che è accaduto. Se decidiamo di affrontare il nostro carnefice e siamo abbastanza fortunate da ricevere una spiegazione, tutto quello che otterremo è gaslighting allo stato puro: ci verrà contestata la nostra versione dei fatti e cercherà di convincerci che siamo state noi a farlo allontanare. Lo farà in modo talmente efficace che finiremo con il credergli.

Si tratta di semplici meccanismi di proiezione, le principali armi di difesa psicologica di un uomo disturbato: rovesciare sulla vittima di turno i propri difetti, le proprie incapacità e il proprio comportamento autodistruttivo. Le ragioni della proiezione sono vaste e complesse e non basterebbero pagine e pagine per descrivere le modalità di applicazione di questa tecnica. Parlando in generale, la proiezione può essere usata per ingigantire le caratteristiche negative della vittima o per distogliere l’attenzione da quelle dello psicopatico che riflette nell’altro la propria “guerra civile” trascinando chiunque sia a portata di mano in un turbine di amarezza, sospettosità e aggressività. La colpa viene spesso confusa con la responsabilità, la vita diventa un tribunale e la relazione un processo.

Astra

Metodologie di controllo

 

Una delle tattiche principali utilizzate dallo psicopatico per rendersi credibile anche alle persone più intelligenti e intuitive del mondo è quella che Thomas Sheridan in Puzzling People chiama del “rompighiaccio”. All’inizio può sembrare molto simile a quella della compassione, ma è più sofisticata: mentre la prima è utilizzata per uscire da situazioni difficili e scrollarsi di dosso eventuali responsabilità, la seconda mira a toccare corde e punti deboli dell’altro, come la gentilezza (scambiata per debolezza), per farlo abboccare e cadere nella trappola. Lo psicopatico farà in modo di farti credere ciecamente all’amore provato per i propri familiari e amici e metterà in scena una performance davvero convincente. I politici ricorrono a questa tecnica con estrema facilità: pensate alle fotografie della tipica “famiglia felice”, a braccetto con i propri cari e con i cani al guinzaglio.

Ma la cosa è molto più seria e preoccupante della semplice copertina di un rotocalco: tutte le sue interazioni sono improntate a un linguaggio poco spontaneo , a posture costruite e alla presenza di un costante ed inquietante retro-pensiero. Dal seduttore promiscuo al politico potente, lo psicopatico è ossessionato da manie di monitoraggio e controllo di chi si è riproposto di conquistare e rendere dipendente. Ogni tua componente sarà scannerizzata e immagazzinata nel suo cervello malato, le informazioni raccolte e vagliate in dettaglio, gli interessi, i gusti e le passioni  passati al setaccio. A quel punto per lui sarà  un gioco da ragazzi sciorinare ciò che non vedi l’ora di ascoltare. E’ quello che in psicologia si chiama allineamento linguistico. Se hai il cuore grande e ti occupi di volontariato lui metterà in piedi una storia di beneficenza in grado di colpirti. Attenzione: non avete spiriti simili, non hai trovato l’anima gemella e non si tratta di destini incrociati. E’ solo una truffa, un gigantesco bluff: quello che sta cercando di far nascere è un legame artificiale e se abboccherai al suo amo sarai solo l’ennesimo pesce.  Si tratta di persone incredibilmente subdole, esseri che non conoscono amore, compassione, empatia, rimorso e coscienza e colmano i loro vuoti ricorrendo a imbrogli e a trame machiavelliche. Non hanno umanità ma conoscono a perfezione quella degli altri.

Esempi di tecnica rompighiaccio:

  1. Tuo marito è morto di cancro? Cosa mi dici, che brutta storia! Anche la mia compagna. Mi è morta tra le braccia. Capisco perfettamente cosa vuol dire”.
  2. “Mia moglie mi ha tradito. Non capisco proprio perché. Non le ho fatto mai mancare il sesso”.
  3.  “Anche io, come te, mi sono preso cura dello zio malato per lunghi mesi prima che morisse”.

Ci sono buone probabilità che le loro storie possano contenere qualche verità ma è sempre una versione aggiustata rispetto a quella reale. Si tratta spesso di riadattamenti che mirano al vantaggio personale. Potrebbero essere questi gli scenari reali:

  1. Psyco ha saputo che una ragazza con cui aveva passato una notte di sesso anni prima e che non aveva più rivisto da allora è morta di cancro.
  1. Psyco ha tradito la moglie e quest’ultima l’ha presa talmente male che non è riuscita più ad andare a letto con lui. Alla fine ha iniziato a frequentare un altro. Lo psicopatico si consola comunque con la migliore amica di lei un paio di volte alla settimana.
  1. Psyco ha saputo che il vecchio zio, che non vedeva da tanti anni, stava morendo. Ha pensato quindi di farsi vivo per ereditare qualcosa.

Si tratta di forme di violenza psicologica subdole e sottili. Più dolorose di un livido, più brucianti di qualsiasi ferita. Sono infezioni dell’anima lentissime a guarire.

Astra

Istruzioni per l’uso

La caratteristica fondamentale di un individuo psicopatico è l’egoismo senza fondo che domina in lungo e in largo e contraddistingue nel profondo i tratti primari e secondari della patologia del suo carattere. Capire e applicare i criteri di individuazione ci aiuterà a distinguerlo dalle persone semplicemente “scorrette” che incontriamo giornalmente. Se essi saranno studiati e valutati con attenzione,l’individuazione di uno psicopatico sarà immediata.

TRATTI PRIMARI

Mancanza di rimorso: mancanza di profondità emotiva e di considerazione dei bisogni degli altri. Eventuali scuse saranno insignificanti e superficiali. Lo psicopatico non si scuserà mai con convinzione per il danno inflitto né per la sofferenza generata nel prossimo. Non trova ragioni per cui dovrebbe farlo.

Costruzione di un personaggio di fantasia e manipolazione degli altri: la personalità che interagisce con il prossimo è sempre finta e costruita. A conferma di ciò si può osservare un atteggiamento frequente nello psicopatico: nel caso di incontri fortuiti con familiari, amici o colleghi o di risvegli improvvisi questo soggetto potrebbe sentirsi spiazzato come se avesse difficoltà ad entrare istantaneamente “nel ruolo”. Le vittime riferiscono della necessità, per lui, di un tempo tecnico, seppur brevissimo, per adattarsi alla situazione e accendere la giusta modalità di interazione. Lo sguardo è spesso predatorio e il sorriso forzato.

Senso compassionevole finto e diretto a manipolare e intrappolare le vittime: gentilezza e compassione sono considerate debolezze più che tratti nobili e le storie di autocommiserazione sono completamente inventate per attirare le prede e intrappolarle nella rete di menzogne e inganni.

Passato travagliato e misterioso: ci sono sempre tempi che non tornano e cose che non quadrano nel passato dello psicopatico. Mentre vorrà conoscere tutto della tua vita lascerà trapelare pochissimo della sua.

Alti livelli di testosterone: comportamento sessuale molto impulsivo, aggressivo e perverso. La parte superiore del corpo è spesso più sviluppata di quella inferiore. Le donne psicopatiche hanno il pomo d’Adamo abbastanza pronunciato mentre negli uomini la calvizie è precoce.

Se qualcuno di tua conoscenza presenta questi tratti primari, PRESTA ATTENZIONE. Potresti avere a che fare con uno psicopatico anche se non manifesta i tratti secondari che sono elencati di seguito.

TRATTI SECONDARI

Promiscuità sessuale/Asessualità/Incontri occasionali di una notte.

Narcisismo/Presunzione e senso di essere nato con una particolare missione.

Relazioni passate fallite sempre per colpa dell’altro.

Frequenti sudorazioni notturne.

Addormentarsi o svegliarsi velocemente.

Idealizzazione seguita da freddo rigetto con frequenti campagne di denigrazione delle vittime descritte come instabili, bugiarde, bisognose d’amore, dipendenti da sesso e sostanze. :tutte caratteristiche che verranno addebitate anche a noi a relazione finita.

Occhi spenti e sguardo fisso nel vuoto: gli psicopatici sorridono con la bocca ma non con gli occhi. Questo tratto potrebbe essere riconducibile alla loro controversa identità sociale. Lo sguardo è fisso e predatorio soprattutto quando sono infastiditi e non ottengono quello che vogliono. Gli occhi invece tendono a spostarsi velocemente da una direzione all’altra quando stanno mettendo in piedi una messinscena.

Sonno turbolento e assenza di sogni: molti psicopatici hanno bisogno di pastiglie, gocce o alcool per dormire profondamente. Sembra che smettano di sognare con l’adolescenza. E’ difficile che le vittime ricordino racconti di sogni fuori dalla fase dell’idealizzazione, quando le ricostruzioni possono essere inventate e strumentalizzate. La ricerca ha stabilito che sognare è un’attività a carico dei lobi frontali del cervello, gli stessi che coordinano i processi cognitivi della pianificazione, del ragionamento e delle emozioni che negli psicopatici, come sappiamo, funzionano in modo diverso che nelle persone normali.

Estrema inaffidabilità/Promesse a vuoto.

Attitudine a correggere gli altri/Arroganza/Scetticismo.

Altezzosità/Sdegno/Sempre dalla parte della ragione e mai  del torto.

Lacrime di coccodrillo e risposte emotive non convicenti.

Adulazione eccessiva, forzata e ruffiana/Lovebombing: il lovebombing stimola il rilascio di dopamina e noradrenalina e riduce la bassa attività di serotonina nel cervello della vittima aumentando la sua dipendenza. Le aree del cervello che producono la dopamina diventano iperattive e sono direttamente collegate alle assuefazioni. Sin da adolescenti gli psicopatici imparano a manipolare le vittime con questa tecnica.

Linguaggio contorto e ingannevole: Frasi complesse e caos verbale permettono loro di sembrare credibili e affidabili. In realtà i discorsi non sono ricchi di significato come possono sembrare.

Noi due contro il mondo”: è la classica attitudine dello psicopatico nei confronti della vittima che sta cercando di manipolare e isolare  dagli altri.

Ipocondria ed emicranie frequenti.

Finta moralità e altruismo fittizio

Permalosità: lo psicopatico si offenderà per le cose più stupide. Al contrario, se siamo noi ad offenderci per offese ben più gravi, saremo accusate di essere esagerate e di prendere le cose troppo sul serio.

Vita parassitaria a carico di amici, amanti e genitori.

Lo studio di questi tratti è fondamentale per mettere in atto una prevenzione sana e diretta a identificare un predatore prima che sia troppo tardi. Ancora più utile è fidarsi del proprio intuito. Chiunque rimanga intrappolato in una relazione con uno psicopatico confesserà di aver sottovalutato il proprio istinto. C’è sempre qualcosa che non torna all’inizio della storia, una vocina che ci consiglia di stare alla larga. Perché non ascoltarla?

Astra

L’articolo contiene parti tradotte e rielaborate di Puzzling People di Thomas Sheridan.

Scioccante autodistruzione

 

La fine della relazione con uno psicopatico non è la semplice chiusura di una storia sentimentale che non funziona. Nei rapporti normali chiunque venga abbandonato prima o poi è destinato a riprendersi senza strascichi importanti o cicatrici indelebili. Quando si esce da un legame psicopatico, al contrario, quello che si deve elaborare è un lutto, perché di una vera e propria morte si tratta: il personaggio costruito ad hoc con il fine di conquistarti, manipolarti e scaricarti viene fatto fuori dallo stesso psicopatico che lo aveva inventato, creato e animato.

Una delle cose che più ci coinvolge, all’inizio della relazione, è l’effetto che hanno su di noi le false lusinghe e i complimenti fittizi, che riescono farci ritenere capaci di provvedere alle loro necessità di sentirsi accuditi. Faranno leva su queste abilità –ovviamente sarà una delle mille manipolazioni cui saremo sottoposti- per poi sottrarsi alla dinamica e fare improvvisamente dietrofront. Faranno prima la parte degli uomini smarriti o delle donne bisognose di protezione stimolando in noi lo spirito di balia/crocerossina e di guardia del corpo/maggiordomo e poi tutto a un tratto si stuferanno del ruolo e decideranno di non voler continuare quel teatrino. L’impatto emotivo di questo improvviso e velocissimo cambio di direzione è semplicemente drammatico. Coglie la vittima di sorpresa mentre per lo psicopatico era tutto pianificato e prevedibile: sapevano perfettamente che quello sarebbe stato l’epilogo.

Il personaggio inventato viene quindi fatto fuori dallo stesso inventore. Stremato dalla fatica di animare una facciata artefatta, lo psicopatico accumula dosi talmente elevate di stress psicofisico e stanchezza che, al momento della propria autodistruzione, si sentirà liberato, sollevato e alleggerito di un peso. Giusto il tempo di ricaricare le batterie ed eccolo di nuovo in scena con una nuova rappresentazione: il ciclo continua.

Non c’è da meravigliarsi, pertanto, che la fine della relazione con lui sia traumatizzante. L’unica cosa da fare per limitare i danni è una stretta e rigorosa osservanza del no contact. Una volta identificato il predatore, bisogna allontanarsi in fretta e per sempre. Non ti far indebolire dal timore di ferire i suoi sentimenti: uno psicopatico non può provare le tue emozioni e quindi non può sentirsi davvero ferito. Non sei stata niente più di un oggetto, puoi avergli dato qualsiasi cosa, dal riconoscimento sociale a un tetto sotto il quale ripararsi, ma non sei mai stata un essere umano per lui. Tutto il suo amore era finto, una performance per manipolarti.

Se ripensi ai giorni d’oro ricorda che  stai sentendo la mancanza non di una persona ma di un personaggio, lo stesso che lui aveva prima inventato e poi fatto morire insieme alle tue speranze, ai sogni di fedeltà, alla stima e alla fiducia che nutrivi per lui.  Il no contact comporta eliminazione e blocco sui social (Facebook, Twitter, Whatsapp) e rubrica telefonica. Sono misure che non hanno niente a che vedere con vendetta e dispetti: qui è in ballo la nostra salute e la qualità della nostra vita. Gli psicopatici detestano il no contact perché li mette in condizione di non poter più avere il controllo sulle proprie vittime e di non essere più in grado di rientrare arbitrariamente nelle loro vite. Potrà aver lasciato qualcosa di valore a casa tua, al fine di poter ristabilire un contatto e utilizzarlo come pretesto. Trova il modo di fargli riavere tutto.  Se non è possibile, vendilo dando il ricavato in beneficenza o gettalo nella spazzatura. Qualsiasi contatto con cose che appartengono a lui potrà solo far riemergere ricordi tossici e rallentare il tuo percorso di disintossicazione. Se lo psicopatico ha deciso di autodistruggersi si assuma le conseguenze e lo faccia fino in fondo: una volta messo in moto il no contact si apre la fase di guarigione: all’orizzonte vedrai una vita più serena e finalmente libera dai veleni della sua prigione.

Astra

Labirinto mentale

 

Con uno psicopatico è tutto una questione di affari. Hai semplicemente qualcosa che a lui piace e che cercherà di agguantare: può essere denaro, un bel corpo o un matrimonio che possa toglierlo dalla strada. Si tratta, comunque, di mera convenienza scaldata dall’energia che si sprigiona quando riesce a disorientare e bidonare qualcuno.

Il messaggio di base è che è meglio starne alla larga ma se il demonio ha bussato alla tua porta e lo hai fatto entrare, devi gestire la cosa nel migliore dei modi e cercare di limitare i danni. Lo puoi fare solo se capisci profondamente con chi hai a che fare. Va tenuto presente che spesso le persone s’infilano consapevolmente in relazioni lunghe e complicate con individui disturbati dal momento che, quando suona l’allarme, si tappano le orecchie. Con questo non voglio sottovalutare l’entità del trauma subito dalle vittime, che a volte rimangono intrappolate nel labirinto per anni e anni. Significa comunque che controllare la mente dell’altro attraverso alternanza di amore e crudeltà, come fa lo psicopatico, costituisce una strategia tipica di queste menti malsane. Tuttavia, anche in quei casi in cui le vittime sanno perfettamente che la cosa migliore è andar via, forniscono a se stesse giustificazioni inammissibili e si convincono, alla fine, che è meglio restare nella gabbia dorata. Non è colpa delle vittime essere state adescate ma sono in molte ad ammettere di essere rimaste con lui più a lungo di quanto avrebbero dovuto.

La realtà è che siamo noi a invitare gli psicopatici nelle nostre vite. C’è una ragione precisa e al contempo  una lezione che tutti dovremmo imparare: dobbiamo ancora crescere, psicologicamente ed emotivamente, come individui e come società. Dovremmo iniziare a vedere gli psicopatici come pedine in grado di sbloccare i meccanismi della nostra crescita e smetterla di trovare rifugio nelle nicchie del vittimismo e dell’autocommiserazione.

La società occidentale di oggi è abituata ad avere tutto e troppo facilmente contribuendo al rallentamento dell’evoluzione e a un allarmante infantilismo tra gli adulti. E’ questa immaturità latente, resa possibile e ingigantita dal condizionamento dei mass media e dalla politica, a spedire lo psicopatico dritto nelle  nostre vite. Dobbiamo tornare in possesso dell’indipendenza emotiva, psicologica e spirituale, imparare a sentirci completi anche senza tanti insignificanti riconoscimenti da parte della società. Sono dinamiche molto difficili da accendere senza l’intervento di una scossa emotiva profonda. Vedendola da questa prospettiva, lo psicopatico può adempiere una funzione molto importante. Alle vittime che sono all’inizio del travagliato recupero da un trauma da narcisismo questa affermazione potrebbe sembrare azzardata ma, se ci fermiamo a riflettere sui dolorosi strascichi interiori che la vicenda ha portato con sè, non è detto che tutto il male venga per nuocere. Dopo che ci è stata devastata la vita dobbiamo elaborare ciò che è successo. Per prima cosa dobbiamo tenere lo psicopatico quanto più possibile lontano da noi e concentrarci sulle vulnerabilità della nostra personalità che possono averlo attratto. Se non impariamo la lezione è probabile che le dinamiche si ripetano.

Il sistema neurologico di questi individui è talmente distorto che non hanno altro rifugio se non quello di fare, nella vita, tutto quello che vogliono. Tuttavia, sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato ed è questa consapevolezza a farli sentire potenti. Quando hanno intelligenza e fascino, per non parlare del magnetismo che molti sprigionano a causa degli alti livelli di testosterone, sono portatori di problemi colossali dal punto di vista sociale, psicologico ed economico. La capacità di prendere alla leggera le azioni più crudeli, di conoscere la drammaticità del proprio comportamento e fregarsene, fa capire che non stiamo parlando di persone malate e bisognose di amore e supporto. Sono solo individui spinti da impulsi che non hanno voglia di controllare, elettrizzati da stimoli e fremiti conseguenti alla distruzione di cuori e vite umane, mostri, demoni dai quali stare alla larga sempre e comunque.

Non ci sono motivi che giustificano la vendetta. E’ meglio mettersi il cuore in pace, prendere atto della loro patologia ed evitarli. Se ci sono questioni legali di mezzo, lascia che sia il tribunale a risolverle. Procedi, gira pagina e fai tesoro dell’esperienza.

Astra

* L’articolo contiene parti tradotte di Puzzling People di Thomas Sheridan.