Controfigura a sorpresa

 

La correlazione tra il comportamento del narcisista e i suoi sentimenti, proclamati o manifestati che siano, è molto debole. La ragione è che le emozioni sono espresse ma non sentite. Questo soggetto finge di provare sentimenti e mima in maniera magistrale le espressioni a essi correlate al fine di fare colpo sugli altri, guadagnare la loro fiducia, trarre vantaggi e perseguire i propri interessi.

In questo, come in molti altri modelli di comportamento simulato, il narcisista tenta di manipolare l’ambiente umano circostante. Dentro di sé è arido, privo di qualsiasi propensione al sentimento e sprezzante nei confronti delle emozioni genuine e della gente che è in grado di provarle. Guarda dall’alto in basso coloro che soccombono alla debolezza della sensibilità emotiva e li disprezza. Li umilia e li svaluta. E’ questo lo spietato meccanismo dell’”affetto simulato”, il cuore dell’incapacità da parte di questi soggetti di empatizzare con gli altri esseri umani.

Il narcisista mente sistematicamente a sé e agli altri. Sempre sulla difensiva, manipola i fatti e le circostanze e fornisce interpretazioni che meglio si adattano alla situazione corrente per proteggere le sue fantasticherie, le manie di grandezza e la presunzione di (immeritata) importanza. Un diabolico gioco delle tre carte, facente parte del più ampio sistema di controllo che Vaknin definisce con l’acronimo EIPMs (Emotional Involvement Prevention Measures) per indicare le misure di prevenzione del coinvolgimento emotivo.

Si tratta di uno strumento che questo soggetto mette in atto per proteggersi dal coinvolgimento e dall’impegno emotivo. Come autodifesa e attraverso meccanismi di negazione, prende le distanze dalle proprie emozioni e stipula un’assicurazione contro eventuali ferite e abbandoni, o almeno così crede. In realtà, questi meccanismi sono destinati a provocare proprio quelle conseguenze che cerca in tutti i modi di evitare.

Un’altra caratteristica della sua personalità è l’utilizzo della “delega emotiva”. Il narcisista sarebbe anche dotato di emozioni e potenziale coinvolgimento ma, nello sforzo di difendersi dal ricordo delle ferite del passato e dal timore che possano essere inferte di nuovo, “delega” le emozioni al Falso Sé, costrutto di apparenza che ricopre e protegge la sua vera personalità. E’ questa armatura a interagire con il mondo, a subire le frustrazioni, le delusioni, gli sgambetti, le paure e le umiliazioni, a interfacciarsi con gli altri, a imbrogliare, sedurre e ammaliare, persuadere e convincere. Completamente schermato da questa mostruosa costruzione, vive superprotetto in una cellula ovattata di propria creazione. E’ la delega emotiva a destabilizzare e annichilire coloro che interagiscono intimamente con un narcisista: la sensazione – o meglio la scoperta – che la parte di lui che gestiva l’intero aspetto emotivo della relazione fosse, in realtà, una semplice e losca controfigura.

Astra

Miti del narcisismo

 

Ci sono tre miti da sfatare quando si parla di narcisismo. Il primo è che esista uno stereotipo unico. Secondo Sam Vaknin vanno distinte almeno 4 tipologie di narcisista e si tratta di differenze non di poco conto: c’è quello cerebrale, che per ottenere energia usa intelligenza, intelletto e cultura, quello somatico, che punta sull’aspetto fisico, sul look e sulla sensualità, quello classico (overt) e quello nascosto (covert). Inevitabilmente, ciascun tipo reagisce in modo molto diverso alla vita e alla versatilità di circostanze.

I narcisisti somatici costituiscono una variante degli istrionici: sono seducenti, provocanti e ossessivo-compulsivi quando a essere tirati in ballo sono il fisico, le prodezze sessuali e la salute (sono ipocondriaci). In ogni caso alcuni tratti caratteriali e comportamentali sono comuni a tutti.

La bugia patologica sembra essere uno di questi. Persino il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) nel definire il disturbo narcisistico di personalità ricorre al sostantivo fantasia, all’aggettivo grandioso e al verbo sfruttare. Terminologia che implica l’utilizzo regolare di mezze verità, inesattezze e menzogne. Kernberg, Winnicott e altri hanno coniato il termine Falso sé non a caso.

I narcisisti non sono socievoli. In verità molti sono eremiti e paranoici. Se amano avere un pubblico è solo perché questo è in grado di fornire loro energia narcisistica. Altrimenti non sono interessati alla gente. Tutti i narcisisti sono carenti di empatia, il che rende gli altri molto meno affascinanti di quanto possano risultare alle persone empatiche.

Questi soggetti sono terrorizzati dall’introspezione. Qui non si parla di intellettualizzare o razionalizzare alcunché, né di far funzionare le proprie capacità o la propria intelligenza: la vera introspezione comporta una penetrazione emotiva e profonda e l’abilità di integrare l’analisi con quest’ultima coinvolgendo il comportamento. Alcuni sono narcisisti e lo sanno. Di tanto in tanto ci pensano pure. Ma questo non implica una vera introspezione.

Il secondo mito da sfatare è che il narcisismo patologico sia un fenomeno puro. In verità, il disturbo narcisistico di personalità compare il più delle volte in tandem con qualche altro disturbo del Cluster B (come l’antisociale, l’istrionico e, più spesso, il borderline) e la diagnosi è spesso multipla (comorbidità).

La terza falsa credenza è che questi soggetti siano inclini al suicidio, soprattutto a seguito una crisi esistenziale dovuta a una grave ferita narcisistica. E’ raro che i narcisisti commettano suicidio. Non è da loro. Suicidio e automutilazione sono comportamenti che appartengono più al disturbo borderline. E’ sicuramente un elemento differenziale nella diagnosi delle due patologie.

In caso di crisi severa (divorzio, disgrazia, detenzione, incidente, crack finanziario, malattia mortale o deturpante) il narcisista reagirà probabilmente in uno di questi due modi:

  • ricorrerà alla terapia capendo che in lui c’è qualcosa che non quadra. Le statistiche dimostrano che la terapia è piuttosto inefficace con il narcisismo. L’analista finirà con l’averne abbastanza di lui, si stuferà o addirittura sarà disgustato dalle sue fantasie di grandiosità e dal suo disprezzo sfacciato. L’alleanza terapeutica si frantumerà e il narcisista emergerà trionfante avendo prosciugato l’analista delle proprie risorse;
  • in modo frenetico andrà in cerca di fonti alternative di energia. I narcisisti sono creativi e fantasiosi. Quando tutto crolla riescono a sfruttare persino la propria miseria. Possono mentire. Creare una fantomatica psicosi condivisa. Approfittarsi delle emozioni degli altri (ricatto emotivo). Confabulare. Inventarsi una malattia. Fare una bravata. Compiere una mossa azzardata. Convincersi di essere innamorati o semplicemente commettere un crimine. Sono capaci di qualsiasi cosa pur di estrarre energia narcisistica da un mondo inadeguato, ostile e meschino.

L’esperienza dimostra che la maggior parte dei narcisisti tenta invano la prima strada per poi imboccare la seconda.

Lo smascheramento del Falso Sé per quello che è – falso– è una ferita seria. E’ presumibile che il narcisista reagirà con severo autolesionismo e autoflagellazione anche arrivando al punto di pensare al suicidio (che comunque non commetterà). Da fuori sembrerà comunque assertivo e sicuro di sé. E’ il suo modo di incanalare il pericoloso attacco verso se stesso. Ma cambierà presto la direzione della propria aggressività, la trasformerà e la lancerà contro gli altri.

E’ pressoché impossibile prevedere in quale modo si svilupperà questa conversione se non si conosce intimamente il narcisista in questione. Potrebbe essere una battuta sprezzante, una manifestazione brutale, un insulto per poi passare all’abuso verbale, a comportamenti mortificanti passivo-aggressivi fino ad arrivare alla violenza fisica.

Astra

Genitori narcisi

 

In linea generale il narcisismo genera narcisismo ma le dinamiche di crescita di un individuo sono soggette a variabili e circostanze differenti, prima tra tutte la primogenitura. La cosa certa è che i narcisisti considerano e trattano i propri figli come estensioni di sé e strumenti di gratificazione personale relegando l’amore a merce di scambio a seconda di quanto la prole riesca a rispondere alle loro aspettative, ai loro sogni e desideri. Non tollerano né rispettano, in capo ai figli, la formazione di un valido sistema di difesa fatto di sani principi e di solide barriere e finiscono con il condizionarne lo sviluppo della personalità. Ricorrono al ricatto emotivo come strumento di controllo e instillano nei figli sensi di colpa e di vergogna rendendoli dipendenti a livello psicologico.

E’ attraverso la prole che il narcisista cerca di saldare i conti con il resto del mondo. Lo fa attraverso molteplici meccanismi di controllo e con dinamiche che portano alla luce il solito braccio di ferro emotivo che caratterizza la sua psiche, sempre combattuta tra il desiderio di veder realizzate le proprie ambizioni attraverso i figli e la sottostante e patologica invidia verso di loro e i traguardi che riescono a raggiungere. Maestro nell’instillare sensi di colpa negli altri (Ho sacrificato tutta la mia vita per te), nel simulare e provocare dipendenza (Ho bisogno di te, non posso farcela senza di te), nell’esprimere finta comunanza di obiettivi (Abbiamo un progetto comune che possiamo e dobbiamo raggiungere insieme), nel creare complicità o psicosi condivisa (Tu e io contro il mondo), il padre o la madre narcisista passerà facilmente alla minaccia esplicita (Se non ti allinei ai miei principi, credenze, ideologie, valori e se non obbedisci ai miei ordini ti punirò).

Il senso di colpa indotto dal genitore narcisista non è legato a un’azione specifica né tantomeno finalizzato a riabilitare il colpevole o a riparare la relazione in questione. E’ uno strumento di controllo e di manipolazione diretto a suscitare nel figlio un senso di sudditanza psicologica per il solo fatto di esistere e stare al mondo.

La funzione primaria dei figli sarà quella di somministrare energia narcisistica al genitore: il senso di assoluta dipendenza del bambino e l’accettazione incondizionata, da parte di quest’ultimo, della figura di riferimento servono a mitigare l’ansia di abbandono del padre o della madre. Dipendenza e accettazione che il narcisista tenterà di perpetuare nel tempo manifestando reazioni brusche e rivelatrici della sua vera personalità nel caso i figli non rispondano al proprio dovere e smettano di erogare dosi costanti di attenzione e adulazione. Sarà proprio in quel momento che usciranno fuori i veri colori della relazione patologica: i figli verranno completamente oggettualizzati e il mancato rispetto del tacito contratto provocherà da parte del genitore patologico manifestazioni di rabbia, disprezzo, silenzio, violenza psicologica e addirittura fisica.

L’oscillazione costante tra la simbiosi idilliaca dietro alla quale, in realtà, si nasconde un ricatto emotivo e il disprezzo tipico della svalutazione – classica punizione che toccherà ai figli che non rigano dritto- contribuirà alla crescita di individui insicuri e dipendenti, convinti di doversi guadagnare ogni briciola di amore e timorosi di essere abbandonati qualora non dovessero dimostrarsi all’altezza. Vivranno le future relazioni con il complesso di essere meno dotati, meno importanti, meno qualificati e meno meritevoli e con la convinzione che la loro funzione primaria, all’interno del rapporto, debba essere quella di prendersi cura dell’altro: marito, moglie, compagno o amica che sia.

Esiste il rischio che i figli di genitori narcisisti crescano disadattati, con una personalità rigida e marchiata da complicati schemi di difesa psicologica  che inevitabilmente riverseranno nelle relazioni dell’età adulta. Applicando i modelli appresi nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza, tenderanno a dipendere dagli altri per la gratificazione personale e l’affermazione del proprio Ego. Avranno paura dell’abbandono, saranno bisognevoli e manifesteranno comportamenti immaturi nello sforzo di preservare la relazione dalla quale dipendono, indipendentemente dall’abuso subito.

Solo in pochi, i cosiddetti contro-dipendenti, come li definisce Sam Vaknin, svilupperanno i tratti e le caratteristiche dei genitori e diventeranno narcisisti. Emozioni e bisogni di questi soggetti saranno soffocati da cicatrici formatesi in anni e anni di abusi e di violenze psicologiche. La grandiosità, la mancanza di empatia, il senso del diritto e la presuntuosa altezzosità, di solito, nascondono una profonda insicurezza di fondo e un’autostima artificiosa e disfunzionale.

I figli contro-dipendenti saranno fortemente egocentrici, controllanti, aggressivi e anticonformisti. Respingeranno e sdegneranno qualsiasi forma di autorità, eviteranno l’intimità e la loro vita sarà caratterizzata da ripetuti cicli di idealizzazione/svalutazione e da una costante mancanza di impegno. Saranno lupi solitari e pessimi giocatori di squadra. Terrorizzati dalle proprie debolezze, cercheranno di superarle proiettando un’immagine di onnipotenza, onniscienza, successo, autosufficienza e superiorità.

Astra

Narcisismo e comorbidità

Spesso la diagnosi di disturbo narcisistico di personalità si accompagna a quella di altre patologie mentali previste dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) come il Disturbo Borderline, l’Istrionico e l’Antisociale (Psicopatia). La combinazione di più patologie è chiamata comorbidità. Sam Vaknin dedica a questo argomento un intero capitolo di Malignant Self Love.

Il Disturbo Borderline, che colpisce soprattutto le donne, è caratterizzato da una profonda instabilità emotiva e provoca difficoltà nel dar vita a relazioni stabili e legami duraturi. Veloci attaccamenti e altrettanto rapide rotture si susseguono nella vita delle persone che sono affette da questa patologia e un numero imprecisato di mariti, compagni, amanti e amici si danno ciclicamente il cambio. L’autostima è fluttuante e precaria, l’affettività è superficiale e il controllo degli impulsi è limitato con una soglia di frustrazione molto bassa.

Il Disturbo Antisociale comporta disprezzo per gli altri. Lo psicopatico ignora o lede i diritti, le scelte, i desideri, le preferenze e le emozioni altrui.

Il Disturbo Narcisistico si fonda su un senso di sé grandioso, su manie di grandezza, sulla perfezione, su convinzioni di onniscienza e onnipotenza. Il narcisista manca di empatia, è approfittatore e ha bisogno di conferme (attenzione, ammirazione e adulazione) per dare rinforzo al Falso Sé. Anche il l’istrionico ha bisogno di conferme ma di solito sono limitate a conquiste e seduzioni sessuali.

Ciascun disturbo di personalità ha la propria forma di energia narcisistica: gli istrionici la traggono da cose frivole come la seduzione, la sensualità, avventure sessuali continue e il mantenimento della forma fisica; i narcisisti dall’attenzione che riescono ad accaparrarsi (sia positiva, come l’adulazione, che negativa come la rabbia o il timore che incutono negli altri); i borderline dalla presenza delle persone (hanno l’ansia dell’abbandono); gli psicopatici dall’accumulazione di potere, denaro, controllo e dal divertimento, talvolta sadico.

I confini tra i diversi disturbi sono sfumati. E’ vero che alcuni tratti caratteriali sono più accentuati in alcuni rispetto che in altri: per esempio, le fantasie di grandiosità sono tipiche dei narcisisti. Ma in una forma più leggera sono presenti anche negli altri disturbi. Il senso di diritto è comune a tutti. Sembra che le diverse patologie facciano parte di un continuum.

I borderline possono essere descritti come narcisisti con una forte paura dell’abbandono e un attaccamento agli altri anomalo. Fanno molta attenzione a non abusare delle persone e a non ferirle per un motivo egoistico: vogliono evitare di essere abbandonati. E’ raro che un tossicomane litighi con il suo spacciatore. Ma i borderline hanno anche problemi di controllo degli impulsi, come gli psicopatici. A causa di labilità emotiva e di imprevedibilità nei comportamenti si aggrappano alle persone più vicine. Sia i narcisisti che i borderline hanno paura dell’abbandono. Le strategie, però, sono differenti: mentre i narcisisti fanno di tutto per farsi abbandonare, i borderline si impegnano in primo luogo per evitare le relazioni e, se finiscono in un rapporto, si attaccano indescrivibilmente agli altri per non farsi abbandonare. Rispetto al borderline, il narcisista è meno impulsivo, meno autodistruttivo, emotivamente più stabile e meno incline al suicidio.

“Psicopatico” è il termine usato colloquialmente per definire una persona cui è stato diagnosticato il Disturbo Antisociale. E’ molto difficile tracciare la linea di demarcazione che lo separa dal narcisista, il primo è semplicemente meno inibito. Altre sfumature possono aiutarci a distinguerli: al contrario della maggior parte dei narcisisti, gli psicopatici non riescono a frenare gli impulsi e a rinunciare alla gratificazione immediata. Fanno leva sulla rabbia per controllare le persone, manipolarle e sottometterle. Gli psicopatici, come i narcisisti, sono carenti di empatia e molti di loro sono sadici: provano piacere a provocare sofferenza e a ingannare le persone ingenue; sono ancora meno capaci di dar vita relazioni interpersonali, anche le più contorte e tormentate. Sia gli uni che gli altri provano indifferenza per la società e per i principi, le regole e gli accordi sociali. Lo psicopatico è in grado di trasformare l’indifferenza in disprezzo potendosi rivelare un criminale incallito, freddo, spietato e calcolatore. Gli psicopatici fanno del male deliberatamente e spassosamente mentre i narcisisti possono procurare sofferenza, ma senza dolo. I primi non hanno così bisogno degli altri mentre i secondi sono dipendenti da ammirazione e attenzione e provano invidia. Come hanno rilevato Millon e Davis in Personality Disorders in Modern Life, “Quando l’egocentrismo, la mancanza di empatia e il senso di superiorità del narcisista si uniscono all’impulsività, alla falsità e alle tendenze criminali dell’antisociale, siamo davanti a uno psicopatico, un individuo che cerca il soddisfacimento di bisogni egoistici attraverso qualsiasi mezzo senza empatia, né rimorso”. Al contrario di quanto sostiene Scott Peck, i narcisisti non provocano sofferenza deliberatamente: “Fanno rientrare i principi morali nel loro esagerato senso di superiorità. Il lassismo morale è visto dai narcisisti come prova di inferiorità ed essi guardano con disprezzo quelli che sono incapaci di restare moralmente puri”. I narcisisti sono semplicemente indifferenti, insensibili e noncuranti degli altri. Il loro comportamento è sbrigativo e sbadato, non calcolato e premeditato come quello degli psicopatici.

 

Astra

Il teatrino del Vero e del Falso Sè

 

La vita di narcisisti e psicopatici è una grande rappresentazione teatrale, una piece permanente, in scena 365 giorni l’anno, 24 ore su 24, con libero accesso al pubblico che, tuttavia, è destinato a pagare un prezzo molto salato se decide di salire sul palco e prendere parte alla commedia. Il costume d’ordinanza è il Falso Sé, un elaboratissimo e sofisticato travestimento indossato dal protagonista che, drogato di un profondo senso di onnipotenza, si sentirà al sicuro da eventuali guai e sofferenze emotive. Lo spettacolo consiste nel persuadere il pubblico, compresi gli attori non protagonisti, che il Falso Sé sia reale e nel riuscire a galleggiare in questo mondo di illusioni, inganni e false credenze.

La costruzione di un Falso Sé duro come la pietra si è resa necessaria nell’infanzia del narcisista per proteggersi dall’indifferenza, dalla manipolazione, dalle sensazioni di soffocamento e di sfruttamento: in breve, dall’abuso inflitto dai genitori. Vendendosi come diverso e migliore di quello che è in realtà, spera di rendersi accettabile, evitando i disagi subiti da piccolo, e influenza inevitabilmente il comportamento degli altri e le loro reazioni. Il messaggio che fa arrivare astutamente all’interlocutore è “Sono migliore di quello che credi: non merito diffidenza e indifferenza. Fidati di me”. Una volta costruitosi, il Falso Sé soffoca la crescita del Vero Sé, lo paralizza. In realtà non c’è conflitto tra i due: il primo aiuta il secondo a sopravvivere alle difficoltà dell’esistenza; il secondo è troppo debole contro la prepotenza del primo, senza il suo aiuto si disintegrerebbe in mille pezzi, proprio come accade durante le crisi esistenziali del narcisista, quando la parte costruita non funziona alla perfezione e un senso di smarrimento e di annullamento invade la sua vita.

I frammenti di Vero Sé sono talmente sbriciolati e infiltrati nel suo rivestimento che è praticamente impossibile isolarli, ricomporli e guarirli. Lo psicoterapeuta che ha in cura questi soggetti preferisce tentare di costruire una nuova personalità, sana, piuttosto che lavorare sulle macerie disseminate nella loro psiche disturbata. I meccanismi di “coabitazione” delle due personalità sono principalmente quelli di re-interpretazione e di emulazione: con il primo alcuni comportamenti sono visti sotto una luce diversa da quella reale. Per esempio, se offende qualcuno che teme, il narcisista interpreterà il disagio conseguente all’offesa come dispiacere per aver procurato un danno invece che ricollegarlo alla paura. Aver paura, infatti, è umiliante mentre l’empatia è lodevole e fa guadagnare consensi e acclamazione. Con l’emulazione esprime le abili doti di imitatore: grazie alla sua perspicace capacità di penetrazione psicologica, riesce a registrare qualsiasi azione, reazione, espressione, elemento che faccia trapelare lo stato d’animo e mentale dell’interlocutore. L’esame dei dati porta alla costruzione di formule, che si traducono in accurati comportamenti, apparentemente impeccabili e di alto impatto emotivo, ma estremamente ingannevoli. Falso e Vero Sé hanno bisogno entrambi del consenso e dell’approvazione degli altri per mantenere in funzione un personaggio così complessamente costruito. Senza conferme esterne la psiche del narcisista crolla come un castello di sabbia e fa scattare meccanismi di difesa che trovano espressione in comportamenti disfunzionali, controproducenti e autodistruttivi.

Astra

Falsa modestia

 

 

La modestia, quando non è autentica, può essere una micidiale forma di superbia e di opportunismo. Il narcisista ricorre spesso a questo espediente e lo fa, di solito, per conseguire due risultati: mettersi al riparo da eventuali smascheramenti e racimolare conferme e validazioni. La falsa modestia è espressa per lo più verbalmente, consiste di parole e ipocrite formulazioni, spesso è forzata, portata all’esagerazione e può mettere a disagio.

Nonostante l’apparente fascino, il successo e la sicurezza in sé il narcisista è in realtà  un soggetto molto diverso da quello che vuole far credere, di spessore nettamente inferiore e dipendente dai “voti” che gli vengono assegnati da fuori. Attraverso giochi di prestigio, che nel suo caso sono più verbali che gestuali come invece nei maghi comuni, vende fumo e avvolge gli interlocutori nella magia delle sue falcoltà ipnotiche fino a convincerli di avere a che fare con un tipo di persona che, invece, si rivelerà presto immaginaria. In realtà, vive nel terrore che le carte si scoprano e che venga rivelato chi lui è in realtà, e cioè un meschino  impostore nonché truffatore emotivo di primo livello. Il soggetto è consapevole che lo smascheramento gli procurerebbe grande vergogna, cerca di ritardarlo il più possibile e, come sempre, di farla franca. Ma vivere nel timore di essere scoperto è pesante, angosciante, faticoso. Per ripararsi da questo tormento interiore, dalla premonizione che qualche pasticcio, alla fine, verrà fuori e per prepararsi alla controffensiva, ricorre alla falsa modestia, uno dei più efficaci meccanismi di difesa a sua disposizione, una sorta di polizza assicurativa: mettendo una fiche sulla propria fallibilità si salvaguarda contro eventuali smascheramenti.

Questo comportamento può essere inoltre un espediente per guadagnare consensi. Recitando il ruolo della persona umile, adottando atteggiamenti e manifestazioni di debolezza ed ingenuità, che in realtà sono di sofisticata arguzia, il narcisista mira ad assicurarsi attestazioni di adorazione, ammirazione, approvazione e plauso conseguenti all’inconscio automatismo di “dare rinforzo a ciò che è debole” da parte delle persone sane di mente. Rosso in volto, tra un’alzata di spalle e un sorrisetto compiaciuto, farà credere che non fosse sua intenzione ricevere complimenti. In realtà era proprio quello che cercava: l’affermazione dei tratti grandiosi e fantastici del suo Falso sé. Energia narcisistica allo stato puro.

E’ questo solo uno dei comportamenti che compongono la gamma delle infinite ipocrisie. Tutta la sua esistenza è fondata su un’invenzione ingannevole, il Falso sé, e su un gioco diabolico di riflessi. Con la falsa modestia il narcisista trascina  gli altri nelle sue perversioni mentali, li fa giocare nel suo teatrino, manovra i fili dei burattini che compongono il suo circolo sociale giurando sulla propria buona fede. In realtà, è uno scaltro manipolatore, un esperto conoscitore della natura umana e delle sue pieghe. Ma non lo ammetterà mai. In questo è davvero modesto.

Astra

2. Uomini che odiano le donne

 

 

Parte seconda

Secondo Vaknin il narcisista è convinto che le donne siano cacciatrici per predisposizione genetica e si sente minacciato. Crede cioè che l’unico obiettivo femminile sia quello di “sistemarsi” e spremere le risorse del proprio compagno affinché provveda alle persone che ha a carico. In altre parole, per lui le donne sono sanguisughe pronte a sfruttarlo fino a che non sia più utile. Si tratta ovviamente di una proiezione dal momento che è il preciso comportamento del narcisista nei confronti del sesso femminile. L’odio verso le donne è virulento, passionale e incondizionato. Si tratta di un rancore rozzo,primitivo e irrazionale, conseguenza di un abuso subito e della paura di tornare a subirlo.  Seppur mascherato e fintamente represso, può esplodere da un momento all’altro in tutta la sua autenticità e irrefrenabilità. Coinvolgere la donna in atti di sesso sadomaso, trattarla come oggetto di masturbazione, usarla come fosse una bambola gonfiabile sono modi di punire la madre, fonte originaria della sua frustrazione.

Vivere con un narcisista è difficile e massacrante. E’ un pessimista scontroso, un paranoico, un sadico. La routine giornaliera è fatta di minacce, lamentele, umiliazioni, tristezza e tanta rabbia. Lancia contro gli altri offese vere ed immaginarie. Aliena le persone umiliandole con il risultato che il  suo circolo sociale si assottiglierà  gradualmente fino a scomparire.  Il bisogno di estrarre energia narcisistica dagli altri si scontra con il desiderio di essere lasciato solo. E’ una delle sue tante contraddizioni come quella tra disprezzo, dipendenza e contro dipendenza; tra bisogno e sminuimento, tra cercare ed evitare. Sono conflitti che spiegano i repentini passaggi dalla socievolezza alla reclusione ascetica e viceversa. Un’atmosfera così imprevedibile, tipica delle sue relazioni sentimentali, non è certo un toccasana per amore, sesso e romanticismo. Piano piano finirà tutto e in caso di convivenza si passerà presto a un’arida e asessuata coabitazione.

Molti si chiedono se i narcisisti soffrano a causa della propria incapacità di amare e se reputino i genitori responsabili di questa “disabilità affettiva”. Secondo Vaknin sono quesiti incomprensibili a cui questi soggetti non sarebbero mai in grado di rispondere:  non avendo mai amato  non conoscono  l’oggetto della  sofferenza in questione. Per loro l’amore non è altro che una bizzarra patologia e una deplorevole fragilità. Odiano essere deboli e detestano le persone deboli come gli anziani e i malati. Non tollerano la stupidità, l’impotenza e la dipendenza e l’amore sembra consistere di tutte e tre.

Sono uomini rabbiosi ma non perché non hanno mai provato l’amore. Piuttosto, perché non sono così potenti, maestosi e di successo come vorrebbero –e, secondo la loro testa malata- meriterebbero di essere. Sono rabbiosi perché i loro sogni si rifiutano con ostinazione di trasformarsi in realtà. Perché sono i peggiori nemici di se stessi. E perché, in totale paranoia, si sentono ignorati, discriminati e vedono avversari e nemici che complottano ovunque. Molti di essi, soprattutto quelli borderline, non concepiscono una vita nello stesso posto, con la stesse persone e a fare le stesse cose. La monotonia è il peggior veleno in circolazione e per loro equivarrebbe a morire. E’ proprio per combatterla e sentirsi di nuovo vivi che fanno entrare drammi e pericoli nella propria esistenza. Peccato che quel veleno che tanto temevano passa a inquinare  e distruggere la vita di chi ha scelto di stare con loro. FINE

Astra

1. Uomini che odiano le donne

 

Prima parte

Una delle contraddizioni tipiche di esseri così diabolicamente complessi come gli psicopatici è il profondo disprezzo per quello che è il carburante più sofisticato che permette al loro motore di funzionare: le donne. Pur ricollegandosi a tutto ciò da cui rifuggono e che reputano mediocrità, come impegno, intimità e legame, il sesso femminile costituisce per loro un indispensabile erogatore di conferme della propria unicità e grandiosità. Si tratta anche qui di una forma di dipendenza, con aspetti simili a quella affettiva di cui soffrono le vittime di relazioni patologiche ma, a differenza di questa, non è necessariamente legata a un soggetto in particolare ed è soprattutto priva del coinvolgimento emotivo e sentimentale che caratterizza l’assuefazione della vittima al proprio carnefice. La dipendenza dalla conquista, dalla conferma, dalla riprova di essere unici e speciali è una forma di assuefazione all’altro sesso verso il quale l’odio e la crudeltà trovano giustificazione solo se inquadrati nell’ottica di una seria patologia psicologica.

La modalità più semplice per non rimanere a secco di carburante è assicurarsi costantemente la presenza di una,due,dieci donne nella propria vita a seconda della promiscuità dei soggetti. Donne che i narcisisti non amano, perché non sono capaci di amare e che non desiderano più di tanto ma che sono in grado comunque di soddisfare i loro bisogni primari, primo tra tutti quello di validazione e conferma. Se, da una parte, questi soggetti sono così dipendenti e bisognosi delle donne allo stesso tempo sono intimoriti dall’intimità la cui manifestazione principale è il sesso. Ecco perché tentano in tutti i modi di spersonalizzarlo e oggettualizzare la partner. Una mentalità che richiama quella del maschio europeo del 18mo secolo che considerava donne e bambini mere proprietà. Allo stesso modo i narcisisti attribuiscono alle donne il compito principale di soddisfare i loro desideri e bisogni.

Si tratta di individui misogini che temono e detestano le donne. Nel migliore dei casi, come osserva Sam Vaknin in Malignant Self Love, le ignorano. Sono misogini in quanto riversano su chi li ha fatti nascere la responsabilità delle proprie disfunzioni, il disadattamento sociale e la superficialità delle emozioni. Non perdonano alla propria madre di non averli fatti sentire speciali e trascorreranno tutta la loro vita a cercare di dimostrare il contrario. Proprio qui risiede la ragione del costante bisogno di conferma della propria superiorità e unicità. E sempre qui risiedono le ragioni del disprezzo delle donne. E’ la costante ricerca di intimità, di emozioni, di profondità da parte del genere femminile che il narcisista sente come minacciosa. Ha paura di non riuscire ad emergere. Non sono sesso ed intimità a farlo sentire superiore agli altri. Ecco perché crede che tutte le donne siano la continuazione della madre e nutre risentimento per il genere femminile.

Secondo l’analisi di Vaknin il narcisista divide le donne in sante e puttane. Considera il sesso degradante, proibito, punibile e sporco. In poche parole, roba adatta alle puttane. Al contrario, ha difficoltà a viverlo in modo libero con la persona per lui significativa. Questa visione ben si adatta ai cicli di idealizzazione/svalutazione: le donne idealizzate sono asessuate, quelle svalutate si meritano la degradazione e quindi il sesso e l’inevitabile disprezzo che segue. Nel 1912 Sigmund Freud scriveva del narcisista: “Quando ama non desidera e quando desidera non può amare…Come la degradazione è messa in atto, la sessualità può essere espressa liberamente e può svilupparsi un intenso piacere” (On the Universal Tendency to Debasement in the Sphere of Love). SEGUE.

Astra