5. Sabbia tra le dita

 

Quinta e ultima parte

Ana si guardò la mano e fece il gesto di trattenere la sabbia che scivola tra le dita. “Non mi è rimasto niente. Perché ciò che pensavo mi desse –amore vero e amicizia-è stato un’illusione, almeno da parte sua. Che ha reso inevitabilmente tutto finto anche da parte mia. Non ho mai amato il vero Michael. Mi sono innamorata solo dell’immagine che ha proiettato”.

Emmert inclinò testa, scettico. “Per un certo verso è sicuramente così. Ma è sicura che non le sia rimasto in tasca niente da questa esperienza?”

Ana ci pensò per un momento prima di rispondere. “Mi sono scottata, se è quello che vuole sapere. Ora so che non devo più mettere la mano sul fuoco”.

“Probabilmente ha anche imparato qualcosa di se stessa dalla vicenda,” disse lo psichiatra cercando di portarla verso una conclusione più positiva.

“Del tipo?”

“Me lo dica lei”.

Dopo qualche secondo, il viso le si illuminò. “Penso di aver imparato che, in realtà, non ho bisogno di lui. Non ho bisogno di Michael e di nessuno che mi dica che sono sexy per sentirmi attraente. Non ho bisogno di sentirmi dire che sono una buona artista per dipingere. Soprattutto, non ho bisogno di lui per sapere chi sono e per dare un significato alla mia vita”, ripeté quello che aveva detto a Michael il giorno che litigarono per Karen, convinta che ora queste cose fossero più vere che mai.

Emmert sorrise. “Si tratta di lezioni importanti, non crede? Mi spiego meglio. Come avrà avuto modo di capire, questo episodio avrebbe potuto rovinare la sua vita. Avrebbe potuto far finire la relazione con Rob e anche con i con i suoi figli. Avrebbe potuto renderla più debole e insicura. Ma non l’ha fatto. Può ancora provare una sofferenza enorme ma nel complesso questa sventura l’ha resa più forte. Quindi Michael non è riuscito a fare che voleva. Perché, tutto sommato, voleva distruggerla”.

Ana continuava a sistemarsi sulla sedia in cerca di una posizione più comoda. Tutto ciò che aveva detto lo psichiatra era vero. Michael voleva distruggerla. Era un predatore sociale. Una persona che punta e divora quelli che si fidano di lui. E per un uomo del genere lei aveva rischiato di perdere tutto quello che contava nella sua vita. “Ce l’ho soprattutto con me stessa”,ammise. “Ho una famiglia meravigliosa. Un marito che tiene a me. Anche se non sempre riesce a dimostrarlo, Rob è una persona splendida. E mi ama. Ho due bambini che hanno bisogno di me e mi adorano. Ho una così forte passione artistica. E ho quasi rovinato le nostre vite per un predatore. Non ci posso credere…”. Si coprì il viso con entrambe le mani e si lasciò andare, dando sfogo alle frustrazioni represse.

Lo psichiatra lasciò che si liberasse dal flusso di emozioni prima di provare a confortarla. “Ha fatto un errore enorme. Indubbiamente ha fatto soffrire la sua famiglia. Ma provi a guardare anche al lato positivo. Perché, fortunatamente, c’è anche un lato positivo in tutto questo. Il fatto che abbia lasciato Michael e abbia deciso di rimanere con la famiglia non è stato per puro caso. E’ stato il riflesso del profondo amore per i suoi cari. E se Michael ha tirato fuori i suoi veri colori prima che andasse a vivere con lui, è stato anche grazie ai suoi scrupoli. Che hanno smontato la fantasia che si era fatto di lei. Quindi, in un certo senso, la sua coscienza l’ha aiutata a salvarsi”, concluse.

Ana avrebbe voluto credere a questa più nobile interpretazione delle sue azioni. Ma, in realtà, il comportamento del suo amante aveva avuto molto a che fare con la decisione di lasciarlo. “L’improvvisa trasformazione di Michael mi ha aperto gli occhi,” spiegò. “Da una parte avevo una famiglia che mi amava e dall’altra uno psicopatico senza cuore”. Rise in modo acuto ma senza leggerezza. “Caspita, vediamo…cosa si dovrebbe scegliere?”

Emmert la guardò incredulo. Rimaneva sempre stupito da quanto velocemente i suoi pazienti scoprissero la via della guarigione. Il processo di emersione dalla negazione era come una cartina tornasole che cambia colore gradualmente, con il tempo, per identificare la presenza di una data sostanza: in questo caso, la verità su una relazione pericolosa. Sembrava che Ana avesse già dimenticato tutte le sfumature dell’ambivalenza, del dubbio e dell’ambiguità attraverso le quali era passata prima di arrivare a destinazione. “Davvero, Ana?” le chiese. “E’ stato veramente così facile per lei vedere Michael per quello che era?”

“No, non lo è stato affatto”.

“Tutto ciò che ora le sembra chiaro non lo era quando doveva prendere quella decisione. Perché allora era ancora sotto l’incantesimo di Michael”.

“Bé, è riuscito a romperlo”, disse con veemenza. “Il suo comportamento di ieri non avrebbe potuto aprirmi gli occhi di più!”.

“Capisco,” disse Emmert agganciandosi all’episodio di Michael per tornare ai fatti. “Quindi, in quale momento la conversazione con lui ha cambiato tenore?”

“Quando gli ho detto la verità”.

“Vale a dire?”

“Che ho visto attraverso le sue bugie e che non lo amo più”.

“Lo ha fatto entrare?” chiese lo psichiatra, con una nota di allarme.

Ana scosse la testa. “Ha dato un calcio al vetro a fianco alla porta”, rispose meccanicamente, come qualcuno che sta ricordando gli eventi da uno stato di ipnosi. “Ha infilato la mano e ha aperto la porta da solo. In pochi secondi era dentro e…”, Ana si toccò il braccio sinistro con la mano destra, “…poi mi ha afferrato il braccio e me l’ha piegato dietro la schiena facendomi male. Con una mano teneva insieme le mie e con l’altra mi stringeva il collo così”, imitando il gesto di Michael. “In quel momento sono arrivate loro e mi hanno salvato”. E’ stato tremendo!”

“Chi è arrivato?”

“Quelle di Dolly Maid Service. Sono state le donne delle pulizie a salvarmi la vita. Quando hanno raggiunto la porta Michael si è comportato come se nulla fosse. Le ha salutate, si è scusato per il vetro rotto, ha salutato anche me e se ne è andato”.

Emmert la guardò preoccupato. “Si rende conto che quest’uomo è pericoloso, vero?”

Ana assunse lo stesso atteggiamento di sfida di quando era entrata nella stanza. “Non ho paura di lui”, disse.

“E invece dovrebbe”, replicò lo psichiatra. “Lo sta provocando e sa bene che questi uomini non conoscono limiti. Se me ne avesse parlato, le avrei consigliato di non parlare con lui. Secondo me ha fatto un errore ad avviare la conversazione”.

Ana scosse la testa. “Se solo sapesse come lo odio…”

“E quindi? Come può proteggerla l’odio?”, domandò Emmert.

Come in precedenza, un barlume di cattiveria emanò dagli occhi scuri di Ana. “L’odio mi dà forza”, rispose. “L’altra notte ho sognato che mi era stato dato un foglietto con una domanda e due risposte. Mi si chiedeva se Michael avrebbe dovuto morire o restare in vita. C’erano due piccoli riquadri. Ho messo la croce su quello dove era scritta la parola morte”.

“Allora, visto che ha quasi gettato via la sua vita per uno psicopatico è normale che provi molta rabbia”, ammise lo psichiatra, non volendo minimizzare i sentimenti di Ana. “Ma non si confonda.  La rabbia non può proteggerla da nessuno. Nemmeno da se stessa”.

“Da me stessa?” ribatté Ana.

“Certo. Perché l’odio che sente adesso è il rovescio della passione. Ciò cui si dovrebbe invece mirare, nel processo di guarigione, è la totale indifferenza. Michael dovrebbe smettere di esistere per lei”. Il dottor Emmert serrò le mani e le mise in grembo, per indicare che erano giunti al punto cruciale.

“Ma è esattamente il messaggio del sogno!”, Ana dichiarò con trasporto, smaniosa di far notare che il suo inconscio si stava finalmente allineando ai consigli dello psichiatra. “Scegliere di farlo morire è come farlo cessare di esistere”.

“No, si sbaglia”, controbatté Emmert. “Il sogno è la prova di una rabbia profonda e radicata. Verso di lui e anche nei confronti di se stessa per aver avuto così poco giudizio. Indica che sta investendo ancora una quantità enorme di energia emotiva in Michael e nella relazione con lui”. Si fermò per un momento e poi proseguì, con tono preoccupato. “Ana, ha quasi eliminato quest’uomo dal suo cuore. E’ il momento di eliminarlo dalla sua vita”.

“Come posso farcela?”, domandò Ana.

Questa volta Emmert abbandonò il tono serafico e parlò con pathos. “Credo che il no contact sia l’unico modo di procedere. Qualsiasi contatto con uno psicopatico la terrà emotivamente legata, incatenata a una fantasia, a un’illusione. Non incoraggi o provochi Michael ulteriormente. Se si presenta un’altra volta a casa sua, chiami la polizia o Rob. Se telefona, riattacchi. Se scrive, lo ignori. Gli offra l’occasione di dimenticarla, di distrarsi con altre donne. Perché tanto lo farà. Le dia questa possibilità”, ripeté lo psichiatra, con un’intonazione di urgenza che Ana non aveva avvertito in precedenza.

“E’ difficile ignorarlo completamente”.

“Perché?”

“Perché a volte, anche se ora di meno, mi sento combattuta. Non perché sono innamorata del nuovo Michael che ho scoperto. Perché ancora mi manca il vecchio Michel che ho conosciuto e amato. Mi manca come mi ha trattato all’inizio. Mi mancano l’entusiasmo e la gioia. Mi mancano i suoi consigli, il suo affetto e l’attenzione costante. Mi mancano le sue battute e i suoi scherzi. Mi manca il suono della sua voce”, confessò.

“Le manca la maschera, non l’uomo,” commentò  sardonico Emmert, dispiaciuto di sentire che Ana stava di nuovo indietreggiando. Il suo stato mentale era variabile come il clima di montagna, passava continuamente dalle nuvole al sole, dalla lucidità alla negazione. C’è una sola spiegazione logica per questo, pensò. “Sta elaborando il lutto”, disse. “In realtà, lo sta elaborando da quando abbiamo iniziato la terapia”.

Ana lo guardò con tristezza. “Quale lutto? Michael è ancora vivo. Anche nella mia testa”.

“Il lutto della fantasia della storia perfetta. L’uomo che amava non è mai esistito. Sta piangendo la perdita dell’uomo che avrebbe voluto fosse stato”.

Ana annuì, era d’accordo con Emmert. “Sento che innamorandomi di Michael e accettando di diventare la sua compagna, ho fatto un patto con il diavolo. Avrei  avuto tutto quello che sognavo per qualche mese, ma al prezzo della sofferenza che sarebbe seguita, perpetua”, e dopo qualche istante aggiunse “ e vorrei che lui sentisse almeno la metà del dolore che ha provocato a me e alla mia famiglia”.

“Andiamo! Ormai sa benissimo che respingendolo non lo farà soffrire. Michael non può sentire nessuna perdita dal momento che prima di tutto non prova amore”.

Ana notò un’espressione dello psichiatra che rivelava biasimo nei suoi confronti. Mi capisce di testa, pensò, ma non di pancia. Non sa quanto può essere devastante venir travolta da un seduttore di tal portata e scoprire i trucchi quando il sipario si alza. Ti viene voglia di chiudere gli occhi e continuare ad illuderti.

“Capisco che un incontro con uno psicopatico è destinato a trasformarsi in un’esperienza tremenda e devastante,” Emmert disse in modo più morbido e scorse un’aria di risentimento nello sguardo di Ana. “Non può controllare i suoi comportamenti, né pensare di cambiarlo. Però può decidere quali debbano essere le sue, di azioni. La smetta di stare al suo gioco. Si sleghi completamente e per sempre”.

“Devo”, rispose Ana prima di proseguire con gli occhi fissi sullo psichiatra, “spero solo che mi lasci perdere”.

“Penso che lo farà”, disse Emmert. “Gli psicopatici vedono qualsiasi cosa come un gioco ma non sono seriamente competitivi. Preferiscono prendere la strada della minor resistenza. Se in modo convinto e persistente non si accetta di impelagarsi con loro, cancellano il ricordo dalla memoria e passano a una nuova ossessione”.

“Immagino che non perdano il loro tempo in una partita che sono consapevoli di non poter vincere,” disse Ana.

“A loro non interessa,”commentò Emmert. “Non hanno niente da perdere, visto che per loro le persone sono intercambiabili. Lei, invece, ha molto da perdere. Michael è pericoloso”.

Posso difendermi, Ana avrebbe voluto rispondere, con un profondo senso di invulnerabilità montato dal risentimento crescente.

Era come se lo psichiatra leggesse nella sua mente. “Ha già lasciato andare via l’amore, signora. Perché vuole tenere la rabbia?”

Ana si sentì in qualche modo presa alla sprovvista dalla formulazione della domanda. Non si era resa conto che aveva avuto voce in capitolo nella razionalizzazione della sofferenza, che la rinuncia alla fantasia era stata prima di tutto una sua scelta. “Non lo so”.

“Lei pensa che i sentimenti di rabbia la proteggano da lui. Ma non agirà sotto la loro influenza. Come la maggior parte degli esseri umani, lei sa controllarsi. Michael no. Lo ha dimostrato chiaramente quando si è presentato a casa sua l’altro giorno. Anche se non è capace di provare odio né amore, è in grado di fare qualsiasi cosa qualora si senta frustrato o anche solo infastidito. Basta giocare con il fuoco, Ana. Stia lontana da lui”,Emmert la mise nuovamente in guardia. FINE

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

Non racconto come va a finire il romanzo perché spero di avere l’occasione, un giorno, di tradurlo e farlo pubblicare in italiano. Al pari dei manuali di psicologia e dei testi che descrivono i tratti comportamentali dei soggetti disturbati, la storia di Ana e Michael, basata sulla devastante esperienza che Claudia Moscovici ha vissuto in prima persona, presenta tutte le dinamiche che contraddistinguono le relazioni tossiche e malate. Violenze che si possono fermare all’inganno, al tradimento, all’insulto e alla nostra devastazione emotiva o che possono andare oltre, mettendo in pericolo la nostra vita o ponendovi addirittura fine.

Astra

 

 

 

4. La preda perfetta

 

Dopo la prima seduta di analisi con il dottor Emmert, Ana iniziò a ragionare e ad unire gli infiniti pezzi del puzzle che era la relazione con Michael. Purtroppo, come sanno ormai alla perfezione tutti coloro che frequentano questo blog, non è facile liberarsi di un predatore sociale. Poco dopo l’inizio della terapia individuale, Michael si ripresentò a casa di Ana per riaggiustare le cose e risalire sulla giostra. Ma si trovò di fronte una persona che stava lentamente acquisendo consapevolezza, non più manipolabile e controllabile, una donna diversa. Questo lo mandò su tutte le furie e alle violenze verbali, tipiche di questi personaggi, seguì un attacco fisico vero e proprio. Riprendiamo la lettura di The Seducer:

Segue dalla terza parte

“Si è presentato a casa mia e ha bussato alla porta due giorni fa, nel primo pomeriggio. Non  ho aperto, ovviamente. Non sono stupida. Ho solo comunicato con lui attraverso il vetro accanto all’ingresso”, disse disegnando un rettangolo nell’aria. “All’inizio era carino, il Michael che conoscevo. Piccola qui, piccola là, piccola giù e piccola su... Ma io non sono più la sua piccola quindi mi sono rifiutata di aprirgli”.

“Brava”, convenne Emmert.

“Ma non è stato tanto questo a dargli fastidio. Cosa lo ha fatto uscire di testa è stato che non gli credessi più. Che non fossi più manipolabile e abbindolabile”.

“Cosa le ha detto?” chiese lo psichiatra.

“Le solite bugie. Che mi ama. Che sono la donna della sua vita. E la cosa mi ha fatto veramente infuriare”.

“Cosa l’ha mandata su tutte le furie, in particolare?”

“Il fatto che ha continuato a provare ad ingannarmi anche una volta essere stato completamente smascherato”,disse Ana.

“Forse non ha pensato di essere stato smascherato”, rispose Emmert. “Perché, tanto per cominciare, nella sua testa non ha mai indossato una maschera. Probabilmente si sente tradito”.

“Lui si sente tradito? E cosa dovremmo dire io, Rob e Karen?”, controbatté Ana.

Emmert si strinse nelle spalle. “Fondamentalmente a Michael non importa di nessuno di voi. Lui vede le cose solo dal suo punto di vista. Dalla sua prospettiva, lo ha offeso. Dopotutto, era pronto a lasciare la fidanzata per lei”.

“Come può sentirsi tradito se a lui non importa di nessuno se non di se stesso?”, chiese Ana, perplessa.

“Bè, non è il tipo di tradimento che intende lei o che intendono Rob o Karen”, spiegò Emmert. “Per la maggior parte delle persone, il tradimento è la violazione della fiducia nell’ambito di una relazione intima. Per gli psicopatici, invece, significa qualcosa di completamente diverso. Dal momento che non sono capaci di formare legami emotivi autentici con gli altri, non sanno nemmeno cos’è la violazione della fiducia. Per fidarsi di una persona, bisogna sentirsi intimo, vicino a lei. Gli psicopatici, tanto per cominciare, non si sentono vicini a nessuno, intimamente parlando. Per loro il tradimento è piuttosto una violazione del loro controllo su certi individui, specialmente quelli su cui avevano ascendente. Dal momento che lei è scappata al suo controllo, dalla sua prospettiva distorta, Michael non pensa di averla trattata male. E’ più probabile che creda che sia stata lei a trattare male lui”.

Ana ricordò con quale disprezzo Michael parlava dei suoi genitori quando si permettevano di muovergli qualche critica. Sembrava particolarmente colpito dalla disapprovazione da parte della madre. Dopo tutto, era quella che lo gloriava di più. “Ma è proprio questo il punto. Ha trattato male me e tutti quelli vicini a lui”, replicò Ana, argomentando contro Michael nella sua testa. “Tutto di lui è stata una finzione. Tutto”. E contò sulle dita. “Il fatto che potesse amare. Il fatto che potesse avere a cuore un altro essere umano. Il fatto che potesse essere fedele e onesto. Il fatto che sarebbe stato buono con me e i miei figli. E’ incapace di essere buono con chiunque. E’ uno psicopatico”.

“Sì, ma lui non lo sa”, specificò Emmert. “Proprio come incontra serie difficoltà a legarsi agli altri, allo stesso modo Michael ha un legame superficiale con il proprio sé. E’ troppo carente di autoconsapevolezza per accorgersi delle dinamiche del suo disturbo”.

Ad Ana tremava la mano, che teneva appoggiata sull’addome. “Non mi ha mai amata”, disse.

“No, non la amava,” concordò lo psichiatra. “Per un periodo ha visto in lei il soddisfacimento delle sue fantasie sessuali. Quella che gli psicologi chiamano la fantasia della donna onnidisponibile. Una donna che si fa fare tutto, sempre eccitata, sempre disponibile a soddisfare i desideri di un uomo, sempre arrendevole alle sue volontà”.

“Io sono stata solamente me stessa”, rispose Ana, sentendosi lontana da una donna del genere. “Sono sempre stata vera con lui”.

“Sicuramente”,commentò Emmert. “Ma una volta che avete messo al corrente i rispettivi partner della vostra storia, gli ha fatto mostrato un’altra parte di lei.  Una che sì, era reale, ma che a lui non piaceva così tanto. Lei ha reagito normalmente al trauma che stava creando a se stessa e alla sua famiglia. E’ diventata difficile e depressa. E una volta che è fuoriuscita la vera Ana, l’interesse di Michael nei suoi confronti è scemato. Perché una donna nervosa e triste è molto meno divertente. E se diventa meno divertente è facile che lui decida di andarsi a prendere altrove quello che gli serve”.

“Durante le ultime settimane insieme”, raccontò Ana, “Michael iniziò ad essere molto prepotente. Quando mi corteggiava, mi lusingava e mi riempiva di regali, non realizzavo quanto potesse essere dispotico”.

Emmert sorrise. “E’ strano che non lo vedeva prepotente nel corso del nostra prima seduta. Quando suo marito lo descriveva in questo modo, lei si metteva sulla difensiva e prendeva le sue parti. Cosa è cambiato nella sua testa?”

Anna si rivolse a lui con franchezza. “Ho smesso di difenderlo con gli altri solo una volta che ho smesso di difenderlo con me stessa. Ho iniziato a vedere Michael per quello che è. Un prepotente, un maniaco del controllo e un perverso”, aggiunse. “Una volta che la nostra relazione ha iniziato a sfilacciarsi mi ha sorpreso quanto parlasse di sesso. Qualsiasi cosa girava intorno al sesso per lui. E lo considerai un brutto segno”.

“Giusto. In effetti, lo era”, confermò lo psichiatra. “Significava che lui era noncurante degli altri aspetti della vita. Non sarebbe stata certo una base solida per un matrimonio o per qualsiasi legame serio. E soprattutto voleva dire che la persona”, spiegò, “era meno importante dell’atto. Perché l’atto si può fare con chiunque”.

Sopra pensiero giocò con la fede, che si era rimessa al dito pochi giorni prima. “Vede”, disse in modo molto misurato, come se stesse parlando a se stessa, “il fatto di stare insieme con passione ha mascherato un pò la dipendenza sessuale di Michael”. Perché è normale che gli amanti siano presi dal sesso e dal piacere, è la norma. Ma una volta che abbiamo iniziato a pianificare il nostro futuro insieme, mi aspettavo di che uscissero fuori altri lati di lui”.

“Tipo?”

“Bè l’interesse per i miei figli, per esempio. E anche verso di me, sia dal punto di vista delle questioni pratiche della vita che di quelle affettive. Ma non ho visto niente di tutto questo. In circostanze differenti e sicuramente più complesse, ho visto il solito Michael fissato con il sesso ma privo dei tratti migliori, come il magnetismo, il senso dell’humor, la generosità e la pazienza, che andarono a farsi fottere”.

“E’ perfettamente normale”, sottolineò Emmert, “per una persona così anormale, intendo. Michael vive esclusivamente per la propria gratificazione. Nient’altro conta per lui”.

“Sì, ma all’inizio non me ne ero accorta”.

“Non ha voluto accorgersene”, la corresse lo psichiatra. “La miopia, infatti, fu una delle cose che lo attrasse a lei”.

“Cosa vuol dire?”

“Allora, all’inizio della relazione, lei fece credere a Michael che fosse vulnerabile e che non c’erano paletti ben delineati. Si confidò subito con lui dei suoi problemi matrimoniali. Acconsentì a divorziare da Rob nonostante perplessità consistenti. Questo comportamento, insieme al suo concedersi poco per volta, pezzetto per pezzetto, hanno dato a Michael l’impressione che sarebbe stata una preda perfetta”.

Anna non potè fare a meno di sorridere al pensiero della sua immagine con la parola “preda” stampata sulla fronte.

“Era sufficientemente misteriosa per costituire una sfida per lui, che poi si è rivelato quello che nella relazione ha preso il comando”, proseguì Emmert. “Con il minimo sforzo e un po’ di astuzia ha potuto fare con lei quello che ha voluto. Ecco perché fino a quando ha posto sufficiente resistenza per stimolarlo, ma non abbastanza per deludere i suoi desideri, l’ha vista come l’appagamento delle sue fantasie”, Emmert sintetizzò a perfezione la dinamica della storia.

C’era qualcosa nel comportamento di Michael che, col senno di poi, per Ana era ancora più fastidioso del fatto che lui preferisse la fantasia alla realtà. “Sa dottore, credo che se anche non fossi stata sposata con figli, anche se fossi stata la donna onnicomprensiva di cui ha parlato, Michael mi avrebbe ugualmente tradito e alla fine lasciato, come ha fatto con Karen. Onestamente”, disse Ana sbattendo le palpebre, come se volesse convincere lo psichiatra della sua sincerità, “credo che anche se potessi magicamente impersonificare una Miss Universo diversa ogni giorno, si stancherebbe di me uguale. Perché, come sono arrivata a realizzare, Michael ha bisogno di tradire, di mentire, della varietà e del rischio per sentirsi vivo. E così preferisce il tabù del sesso fuori della stanza d’albergo piuttosto che dentro, anche se ha già pagato la stanza. Prospera nella trasgressione”.

“Non è mai un buon segno quando l’entusiasmo in una relazione è provocato più dalle situazioni che dalle persone”, commentò Emmert.

“Ma non l’ho vista in questo modo fino che lui non si è raffreddato nei miei confronti, dopo aver detto a Karen di noi. Tutto sommato, è stato sempre abbastanza tollerante durante le discussioni sul divorzio quando era ancora in piena fase di seduzione. Ma una volta che abbiamo detto ai nostri partner della storia, lo stimolo a restare paziente con me tutt’un tratto si è spento. E’ stato allora che ho iniziato a vedere il vero Michael, un uomo egoista, calcolatore, disonesto, manipolatore e gelido”.

“Non si esprimeva in questo modo negli ultimi incontri. Sembra che più pensa al passato con Michael, più severo diventa il giudizio nei suoi confronti”.

“E’ perché ora ho il beneficio, se così si può chiamare, del senno del poi”.

“E prima non lo aveva, quando è venuta qui con suo marito qualche settimana fa?”

Anna si sentì obbligata a rivedere la sua posizione. “Mi ci è voluto un po’ di tempo per accettare cosa era successo. Perché per la maggior parte della storia, fino alle ultime settimane passate insieme, mi aveva convinta che mi amava”, disse di nuovo con amarezza nella voce. “Parte di me ancora non può credere che Michael è quello che si è dimostrato. Voglio dire, ha finto tutto? La sensualità, la passione, l’interesse per l’arte e la letteratura?”

Emmert si strinse nelle spalle. “Non lo so, ho dubbi in proposito. Non ho mai incontrato uno psicopatico che non ha fatto esattamente quello che ha voluto. Sospetto che abbia voluto essere d’ispirazione alla sua arte e qualsiasi altra cosa abbia fatto con lei. Ma che l’interesse di Michael fosse autentico al tempo non è rilevante. L’unica cosa che conta è che lui era nella relazione esclusivamente per il proprio vantaggio”.

Ana ci riflesse su un momento. “Ma cosa poteva volere da me? Non sono ricca né famosa, come Rob ha avuto gentilmente modo di sottolineare”.

“E’ uno dei motivi che lo hanno spinto a prenderla di mira. Lei è un’aspirante artista. Gli psicopatici generalmente cercano persone con vulnerabilità delle quali potersi approfittare”.

Questa spiegazione ad Ana non tornava del tutto. “Ma non ho bassa autostima, almeno non come Karen. Se non altro, Rob dice che sono troppo presa dalle mie ambizioni artistiche”.

“Sicuro”, confermò Emmert. “Ma essere presa dalla sua arte non esclude il fatto che abbia bisogno di validazione esterna. Infatti, è proprio ciò che stava cercando, giusto? Qualcuno che la incoraggiasse a dipingere come voleva e che le dicesse che stava andando bene”.

Ana annuì con la testa, riconoscendo il richiamo di Michael. “Soprattutto”, proseguì sulla linea di pensiero dello psichiatra, “volevo qualcuno che mi dicesse che non era proprio fondamentale che lo facessi. Almeno non nel significato convenzionale del guadagno di fama e celebrità, che invece sembra così importante a Rob e praticamente a tutti gli altri. Volevo un uomo che mi amasse per quello che ero”.

“Non era proprio quello che disse a Michael che suo marito non faceva?”, chiese Emmert. “Gli ha mostrato il suo punto debole sin dall’inizio. Lui sapeva perfettamente che fino a quando l’avesse supportata come gli altri non facevano, avrebbe potuto chiederle qualsiasi cosa in cambio”.

“Ma cosa voleva esattamente da me”, chiese Ana?

“Voleva potere. Lo ha detto lei stessa. Voleva decidere come si dovesse vestire, quando lo dovesse vedere, come dovesse fare l’amore e persino cosa dovesse dipingere. Gli psicopatici non fanno mai niente per nessuno gratis. Fanno affari, non vivono relazioni”, chiarì lo psichiatra.

“Ed io cosa avrei guadagnato da questa transazione?”, chiese Ana.

“Questo lo può dire soltanto lei”, concluse Emmert. SEGUE

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

Traduzione Astra

3. L’ombra della negazione

 

Continua dalla seconda parte.

“Se fosse diventata la compagna di Michael” disse Emmert dopo la metafora del serpente, “si sarebbe presto accorta della differenza tra il legame di dominio che le aveva imposto e l’amore vero”.

“La sua fidanzata non se ne è accorta. Lo ama ancora”, fu l’unica difesa che Ana si sentì di formulare.

Emmert alzò le spalle. “Le donne che rimangono con uomini del genere di solito soffrono di bassa autostima o hanno una specie di complesso del martire”.

“E’ Karen!” Ana annuì con entusiasmo. “Fa tutto il possibile per fargli piacere, tutto”,enfatizzò”.

“E guarda com’è stata ricompensata amorevolmente per i suoi sforzi”, intervenne Rob.

“Ma Rob, nemmeno Karen è giusta per lui”, obiettò Ana. Ricordò ciò che le disse Michael durante uno dei loro primi incontri, quando si confidavano come amici di vecchia data. Le raccontò che indipendentemente da quanto impegno lui mettesse nella relazione, Karen rimaneva poco espansiva. “E’ fredda e distante”.

“Questo lo dice lui…”, commentò Emmert. “Lei ha appena detto che Karen fa tutto il possibile per accontentare Michael”, e sottolineò la contraddizione.

“E’ vero”, rispose Ana stringendosi nelle spalle, consapevole che non c’era nulla da dire in grado di giustificare l’incoerenza. “Fa tutto il possibile. Ma è un dato di fatto, non è una donna coinvolgente. Come ha detto Michael, non possiede le qualità in grado di renderlo felice”, disse con convinzione. “Può anche metterci tutto l’impegno del mondo, rimane non abbastanza intrigante e sexy”.

Rob scosse la testa. “Quando dici queste cose, Ana, non riconosco la donna intelligente di cui mi sono innamorato. Tutti gli uomini che tradiscono dicono le stesse cose delle mogli. Sono solo parole. Frasi precotte e scuse banali”. Emmert sorrise, tra l’ironico e il cinico. “Cercherò di andare nella direzione di Rob ma passerò da un’altra strada.” Lo psichiatra provò a farla ragionare. “Non crede che se fosse diventata la compagna di Michael sarebbe andata a sbattere contro lo stesso muro?”, domandò.

“Forse…”,mormorò Ana, appoggiandosi le dita sulla fronte come per riordinare i pensieri. “La nostra relazione alla fine è diventata così caotica e tormentata che non sono più in grado di dire chi era colpevole e di che cosa”, disse cercando di alleggerire il quadro della situazione.

Vedendo riaffiorare in Ana le tipiche ombre della negazione, Emmert giunse le mani e cercò di riportarla con i piedi per terra. “Mi tolga una curiosità. Perché credeva a tutto ciò che le diceva quell’uomo? Perché ha accettato la sua versione della storia su Karen? Michael le ha mai dato una ragione valida per fidarsi di lui?”, e tornò all’approccio socratico che sembrava produrre maggiori frutti.

Ana si appoggiò leggermente sulla sedia. “Non era solo quello che diceva”, spiegò, “ma come lo diceva. Parlava con questa voce calma, suadente, e mi guardava dritta negli occhi. Era davvero ipnotico. Ad ogni modo, sembrava molto sincero. Non dimostrava alcuna agitazione, non distoglieva mai lo sguardo, nessun nervosismo, insomma non succedeva nulla di quello che generalmente accade quando le persone mentono”.

“E’ proprio questo il punto! Il fatto che quest’uomo riuscisse a mentire con la stessa facilità con cui normalmente si respira ti avrebbe dovuto far scappare da lui più velocemente possibile”, intervenne Rob.

“E’ come se le furbizie di Michael le oscurassero la ragione”, disse lo psichiatra. “Era così distratta dalla sua naturalezza nel dire le cose che non prestava abbastanza attenzione al loro contenuto. Se aveva capito che Karen era incompatibile con lui e non sarebbe riuscito ad amarla, allora, perché non la lasciava”?

“Gli ho fatto questa domanda un sacco di volte”.

“E..?”

“Non mi ha mai dato una risposta convincente”.

“Perché non poteva ammettere che voleva prendere per i fondelli entrambe e chissà quante altre”, disse Rob, vicino a perdere la pazienza per l’ingenuità della moglie che sconfinava quasi nella stupidità. Non è l’Ana che conosco, pensò, provando ancora una volta la sensazione che questa esperienza l’avesse completamente cambiata, facendola quasi tornare un’estranea.

“E cioè, come le rispondeva?”, domandò Emmert.

“Mi diceva che non voleva restare da solo”, Ana rispose meccanicamente, come se stesse pronunciando una frase in un’altra lingua e stesse esprimendo un concetto che non comprendeva alla perfezione.

Lo psichiatra sorrise con l’aria di chi la sa lunga. “Mi rendo conto. E, visto che Michael già aveva lei e non era per niente da solo, quella spiegazione non le sembrò un po’ strana?”

“Certo”, ammise Ana, “ non capivo proprio perché restasse con una donna che non amava più”.

“Forse perché ha sempre bisogno di avere qualcuno da controllare e manipolare”, Emmert diede la sua interpretazione della cosa. “Le conquiste sessuali potrebbero non essere sufficienti”.

Per Ana bisognava dare al discorso una direzione positiva, le spiegazioni fornite da Emmert smontavano sistematicamente il suo ex amante. “All’inizio Michael mi diede una risposta che, al tempo, poteva avere un senso. Mi disse che era un inguaribile romantico, proprio come me, e che era quello il motivo per cui non aveva mai perso le speranze di recuperare la relazione con Karen. Immagino che stesse ancora provando a farla funzionare”, suggerì con ironia, visto che questa risposta non la convinceva più.

“Tradendola e mentendole?” chiese il dottore Emmert, inarcando le sopracciglia. “Le sembra questa una risposta minimamente plausibile?”

“Sicuramente sì, visto che è esattamente come Ana si è comportata nei confronti della nostra, di relazione!”, si inserì Rob.

Ana non sapeva come rispondere. Non poteva difendere il comportamento di Michael. Non poteva difendere nemmeno il proprio, a dire la verità.

Emmert realizzò che erano giunti a un punto morto. “Mi sembra che si trovi imprigionata nelle classiche maglie della negazione”, osservò lo psichiatra dando una rapida occhiata all’orologio. Doveva chiudere la seduta nei pochi minuti che rimanevano a disposizione. “Purtroppo, per ragioni che solo lei può sapere, si sta aggrappando a un’immagine idealizzata di Michael e della relazione. La cosa rende praticamente impossibile, per lei e suo marito, lavorare con efficacia sul vostro matrimonio”.

“E’ quello che le vado dicendo e che mi ha spinto a portarla qui”, commentò Rob. La seduta con lo psichiatra però non era stata così di aiuto come aveva sperato. Si era sentito ignorato e quell’incontro si era incentrato su Ana e sul suo ex amante, più che sul loro matrimonio.

“Fino a quando sarà convinta che è Michael il metro di giudizio, il modello a cui riferirsi per ammirare o disprezzare tutti gli altri uomini, compreso suo marito”, disse Emmert, “non può pensare di migliorare la relazione con Rob”. Lo sguardo dello psichiatra si spostava da Ana al marito e viceversa. “Quindi, se siete interessati a proseguire gli incontri con me, vi consiglio questo esercizio: pensate a ciò che manca nel vostro matrimonio che vi piacerebbe raggiungere insieme. Inoltre”, questa volta si rivolse esclusivamente ad Ana, “chieda a se stessa cosa manca a Michael per essere il compagno ideale. In altre parole, continui a lavorare sulla fantasia della storia d’amore perfetta. Perché, come ha iniziato a capire, la relazione con lui non era proprio perfetta come aveva inizialmente creduto. In realtà, per certi aspetti, era l’opposto di ciò che credeva”.

Ancora una volta Ana sentì che lo psichiatra, suo marito e probabilmente chiunque altro non fosse passato attraverso un’esperienza del genere non avrebbe potuto capire le cose.

“Dottore, lei intende dire che sono stata cieca, che non ho voluto leggere attraverso la personalità di Michael, e per un certo verso è vero, lo sono stata. Ma le cose non sono così semplici quando ci si trova dentro. Mi spiego, quando un uomo ti riempie di affetto e attenzioni per mesi, è difficile vederlo come egoista e cattivo”.

“Non sto dicendo che è stata cieca”, ribatté Emmert, serafico. “Ma chiaramente ha ignorato i segnali di allarme che avevano rivelato sin da subito il profondo egocentrismo e l’insensibilità di Michael”. Lo psichiatra sembrò perdersi nei suoi pensieri per qualche istante. “Se devo dirla tutta”, concluse, “più sento parlare di Michael, più mi convinco che è un esempio da manuale“.

Ana avrebbe voluto chiedergli di quale manuale pensava fosse un esempio, ma Emmert continuò, sembrando di voler chiudere in fretta. “Sentite, il tempo che abbiamo a disposizione è quasi finito”, informò la coppia, facendo capire che l’incontro stava per concludersi. “Ma da quello che mi ha raccontato di lui”, disse dando uno sguardo agli appunti, “Michael sembra essere seriamente carente delle due qualità fondamentali per amare: la capacità di formare legami emotivi con gli altri e l’empatia. Senza formare legami emotivi autentici, le persone non hanno forti motivazioni per restare insieme nel tempo. Non sentono il bisogno l’uno dell’altro quando sono vicini, né la mancanza quando sono distanti. Inoltre, senza empatia, senza cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altro e averne a cuore i sentimenti, queste persone mentono, tradiscono, imbrogliano e manipolano il prossimo con facilità, per profitto o per puro divertimento”, osservò lo psichiatra, curioso di vedere le reazioni di Ana a queste osservazioni. “Le suggerisco di leggere qualche libro di psicologia”, annotando tre titoli su un biglietto che le porse. “Non deve leggerli dall’inizio alla fine. Dia una letta alle parti che le sembrano più interessanti. Questi testi la aiuteranno a riconoscere alcuni tratti della personalità di Michael. Dopo aver letto questa roba, sarà ancora più difficile per lei vederlo come compagno ideale”.

“Grazie”, Ana prese il biglietto e se lo infilò in tasca, proprio dove aveva messo il numero di telefono di Michael il giorno in cui si erano conosciuti.

“Volete fissare un altro incontro con me?”, chiese Emmert alla coppia.

Rob sembrò a disagio. Non credeva di poter sostenere un’altra dettagliata analisi delle romanticherie di sua moglie con un altro uomo.

“Forse sarebbe più utile prevedere alcuni incontri individuali”, rispose Ana, dopo essersi scambiata una veloce occhiata con suo marito, che sembrava esitante. “Prima che Rob e io possiamo lavorare sul nostro matrimonio, ho bisogno di risolvere il problema Michael”.

“E io preferirei non partecipare a questa fase” si affrettò ad aggiungere Rob. “Ho ascoltato più di quanto mi interessasse sapere di quest’uomo”.

“Allora pensate a come organizzare la cosa e ci risentiamo per fissare un appuntamento, d’accordo?”, propose Emmert.

“Va bene”, convenne Ana.

Quando si trovarono soli nell’ascensore, lei disse: “E’ lineare e ricco di buon senso!”. Era piacevolmente sorpresa dalla scoperta che a volte anche i pregiudizi, e non solo le idealizzazioni, potevano dimostrarsi sbagliati.

“Sì, è bravo. Ma pensavo ci aiutasse a lavorare sul nostro matrimonio, non a ridiscutere la tua storia sordida”, rispose Rob meno entusiasticamente.

“Come ha detto il dottor Emmert, non possiamo fare una cosa senza l’altra”, rispose sua moglie. SEGUE.

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

Traduzione Astra

2. La metafora del serpente

 

Segue dalla prima parte

Emmert sorrise e tentò di portare Ana a questa antipatica conclusione in modo più morbido, ripercorrendo le sue esperienze. “Ha detto fino agli ultimi giorni oppure fino alla fine” osservò. “Michael cambiò comportamento con lei”?

“Sì. Nelle ultime settimane, proprio dopo aver messo al corrente della storia i rispettivi partner, “con me divenne molto più freddo e prepotente. Ma sicuramente perché anche io divenni lunatica, dal momento che far male alla mia famiglia mi provocava sofferenza. Tutti abbiamo attraversato un momento difficile durante quelle ultime settimane, per ovvie ragioni”, disse Ana senza voler colpevolizzare il suo amante.

“Le ragioni sono ovvie!”,intervenne Rob. “Quando si è trattato di affrontare un problema reale, il tuo fidanzato ha mostrato i veri colori”.

“Sono sicuro che le difficoltà che ha dovuto affrontare con la sua famiglia hanno contribuito al cambiamento del comportamento di Michael nei suoi confronti”, commentò Emmert, cercando di prendere una posizione intermedia nonostante la simpatia nutrita per Rob. “Ma sospetto che abbia solo accelerato le cose”. Ana lo fissò con perplessità. “Vale a dire che il bastone sarebbe probabilmente arrivato a tempo debito, una volta finita sotto il suo totale controllo. Perché il comportamento manipolativo e controllante, che è quello che ha descritto finora, tende ad aumentare di grado con il tempo”.

“E’ quello che ho provato a spiegarle”, intervenne Rob. “Quell’uomo è un bullo”.

Ana aveva voglia di contraddirlo ma, questa volta, soppresse l’istinto. “Possibile”, rispose ed espirò lentamente. Era più una doglianza che un’affermazione. “So solo che temevo che se avessi continuato a rifiutare di sposarlo, Michael mi avrebbe lasciato. Spesso mi diceva che ero insostituibile e che il nostro amore era speciale. Invece mi sentivo che se avessi fatto qualcosa che non incontrava il suo gradimento, la punizione sarebbe stata sproporzionata all’offesa, come si suol dire”.

“Questo senso del diritto costituisce la base della violenza psicologica”, disse Emmert, buttando giù qualche appunto. “Le persone che controllano vogliono sempre comandare. Le loro pretese prendono la forma di richieste gentili. Ma, alla fine, non si tratta di richieste, perché quando non fai quello che chiedono, si vendicano”, si fermò per un momento e poi aggiunse, risvegliando i ricordi di Ana, “con menzogne, tradimenti o facendo qualsiasi cosa in grado di provocare sofferenza”.

“Non che tu non sia capace di comportarti in quel modo da sola”, Rob rivoltò la situazione su sua moglie.

“Capisco che non sono proprio un angelo”, ammise Ana prontamente, “ma quello che sto cercando di descrivere è qualcosa di diverso e…” guardò smarrita intorno a sé alla ricerca della parola giusta, “…più generale”. La spiegazione dello psichiatra era per lei ricca di significato. “Come ha detto il dottor Emmert, Michael aveva uno spiccato senso di diritto verso chiunque e qualunque cosa. Viveva secondo le proprie regole, che stabiliva volta per volta”, e cambiò leggermente posizione sulla sedia. Smise di parlare e guardò fuori, dove la luce era grigia per l’insolita foschia di quel giorno di primavera che sembrava andare d’accordo con le sue apprensioni e il suo umore malinconico e poi si rivolse di nuovo allo psichiatra. “Anche all’inizio, quando Michael era molto carino con me, qualcosa nel suo comportamento mi portava a credere che il suo affetto fosse totalmente soggetto a condizioni”.

“…per farti fare tutto quello che voleva”, suo marito terminò la frase.

“O quasi”, Ana convenne con prudenza. “ Voleva certamente che le cose andassero come diceva lui, quasi in tutto. Provò addirittura a dirmi come dovessi vestirmi quando ero con lui. E cioè con gonne corte o miniabiti. Mai pantaloni o jeans, nemmeno quando fuori faceva freddo”. Ana provò vergogna ad ammettere che una donna adulta prendesse istruzioni da un uomo su come dovesse vestirsi. Ma durante i mesi in cui Michael la corteggiava, ricordò, era difficile che si sentisse spinta a fare qualcosa contro la sua volontà. Più che altro, si sentiva come una fidanzata viziata che accontentava il suo uomo con piccoli favori che, in realtà, divertivano ed eccitavano entrambi.

“Vede Ana”, affondò Emmert, “Questa forma di condizionamento può essere ancora più potente del predominio diretto”.

“E’ che quando il suo controllo si esprimeva nella forma di amorevolezza o di affetto, per me era difficile riconoscerlo come una manifestazione di abuso”, rispose Ana.

“Sicuro. Ma quando lei faceva tutto ciò che Michael voleva, lui si comportava bene con lei”, spiegò lo psichiatra. “E’ stato quando ha smesso di farlo che, presumo, ha visto i suoi veri colori. L’uomo dietro la maschera, in altre parole”.

“Non c’era nessuna maschera!” protestò Ana. “Michael era innamorato di me davvero”.

“Non lo metto in dubbio”, commentò Emmert. “A modo suo…”

Ana lo guardò, incuriosita da questo modo di dire che anche lei aveva usato tante volte. “Cosa intende dire”?

Lo psichiatra si sporse in avanti sulla sedia e la scrutò negli occhi. “Ha mai desiderato follemente un gioiello?”, le chiese. Quando Ana entrò nella stanza, Emmert aveva notato che indossava un anello con un diamante, un paio di orecchini di acquamarina e un ciondolo con la stessa pietra.

“Vuole sempre gioielli”, commentò suo marito. “Per ogni occasione, a Natale, per il suo compleanno, a San Valentino, per il nostro anniversario e via dicendo. Chiede sempre gioielli”, osservò Rob, con la mano al portafoglio.

“Lo ammetto”, disse Ana sorridendo. “Che dire? So cosa mi piace, ecco”.

“Ma se ogni gioiello le piace così tanto, allora, perché continua a volerne altri?”, la incalzò Emmert.

“Perché ogni pezzo mi piace più dell’altro”.

“Bene, è esattamente questo il modo in cui Michael desidera le donne. Come possessioni. Il desiderio di possedere lei, Ana, era abbastanza autentico ma superficiale, senza badare tanto alla sua serenità e alla sua felicità. Nel giro di qualche giorno, settimana o mese dopo essere andata a vivere con lui, si sarebbe fissato su qualche altra novità. Ovviamente, dal momento che non conosco di persona quest’uomo, non posso fare una diagnosi certa. Ma da quello che mi ha raccontato di lui, mi sembra che Michael abbia intensità emotiva priva di profondità”, osservò lo psichiatra.

E’ una spiegazione riduttiva, pensò Ana cercando di proteggere l’integrità dei suoi piacevoli ricordi. “Non sono sicura di approvare completamente l’analogia con i gioielli”, disse. “Quando stavamo insieme, Michael aveva occhi solo per me. Tutta la sua attenzione era concentrata sulla nostra relazione”.

Emmert sorrise con l’aria di chi la sa lunga. “Certo. Questo si addice al quadro psicologico che sto dipingendo. O almeno, non lo contraddice. Le persone come Michael hanno fame predatoria di quello che vogliono. Ultimamente, era lei che voleva. Hanno la sconcertante abilità di concentrarsi su quella persona o su quell’obiettivo escludendo qualsiasi altra cosa o chiunque altro. E questa potente ossessione generalmente dura fino a che non riescono ad agguantare l’oggetto del loro desiderio. Ma una volta che la preda è tra i loro artigli, si stufano. Quando l’interesse sfuma, passano a qualcuno-o qualcosa-di diverso”.

Queste considerazioni fecero riflettere Ana. Si ricordò che Michael si era comportato come se la amasse per tutto l’anno che trascorsero insieme. Cambiò solo quando lei diventò troppo difficile. “A volte mi dico che se non fossi diventata così lunatica e impaziente verso la fine, anche Michael si sarebbe comportato in modo diverso con me”, disse, pensando a voce alta.

“Intendi dire che ti penti di essere rimasta con me?” le chiese Rob, seccato.

“Per niente”, rispose Ana, di nuovo sulla difensiva. Le fu chiaro a quel punto che era difficile trovare il giusto equilibrio in questa seduta di analisi. Non poteva essere completamente onesta con lo psichiatra e, al tempo stesso, avere tatto con suo marito. Optò per l’onestà senza la quale, si rese conto, la terapia sarebbe stata inutile. Ma anche provocare Rob non avrebbe aiutato. Al contrario, sarebbe stato distruttivo per la funzione stessa della terapia di coppia. “E’ solo che il cambiamento di Michael verso la fine davvero mi ha disorientata. E a volte mi do la colpa”, commentò.

“Perché?”, chiese Emmert.

Ana scosse la testa, come se volesse dissipare la foschia. “Mi sento in colpa verso chiunque. Rob, i bambini e anche nei confronti di Michael”, disse.

Rob non poteva credere alle sue orecchie. “Verso Michael? E’ l’unico che ha manipolato e ferito chiunque, te compresa!”.

“Non mi piace dirlo così spesso, ma in questo caso penso che Rob abbia ragione. Posso capire che si senta colpevole verso la sua famiglia”, Emmert disse in modo molto pacato, per addolcire la tensione, “ma mi sembra che provare senso di colpa verso Michael sia una distorsione della coscienza”.

“Lui mi accusò di volermi tirare indietro”.

Il terapista annuì. “E perché lo fece?”

“Perché amo la mia famiglia. E perché temevo le reazioni di Michael”, ammise francamente. “Fondamentalmente, non mi fidavo di lui”.

“Cosa temeva?”

Ana gesticolò in modo contorto. “Verso la fine, divenni timorosa di tutto”. Pensando a come descrivere quella sensazione di insicurezza in modo più preciso si ricordò qualcosa che Michael le aveva detto all’inizio della loro relazione. “La sua prima fidanzata lo definiva un serpente”, disse a voce alta, come se quell’epiteto fosse particolarmente pertinente.

“Era abbastanza realistica” commentò Rob.

“Michael mi ha detto che è stata lei l’unica donna a lasciarlo. Mi sono domandata allora perché lo definiva serpente…”

“Secondo lei, perché?”, Emmert gettò lì la domanda.

Ana guardò fuori dalla finestra cercando un modo che esprimesse efficacemente la sua sensazione. “Perché ho imparato che con Michael non sai mai quando si rivolterà per attaccarti”.

“E allora perché si dà la colpa di averlo lasciato?”, le chiese lo psichiatra.

“Non lo so”, rispose Ana, ancora annegata nella confusione.

“La ragione è semplice”, disse Rob. “Lei era completamente manipolata da quell’uomo”.

“Non sono il cagnolino di nessuno”, protestò Ana.

“Crede che se si fosse comportata diversamente verso la fine, lui si sarebbe comportato bene con lei?”, domandò Emmert, cercando di sgombrare il campo da insulti reciproci.

“E’ quello che speravo. Pensavo che se avessi trattato bene Michael, se lo avessi amato con tutto il mio cuore e avessi fatto del mio meglio per renderlo felice, lui non mi avrebbe mai fatto del male”.

“L’amore non può risolvere sempre tutto, soprattutto se non esiste”, commentò lo psichiatra. “Ma la metafora che lei ha usato è abbastanza valida e può essere di aiuto. Consideri Michael un serpente domestico. Indipendentemente da quanto carina e amorevole possa essere con lui, certamente non gli crescerà il pelo e non diventerà un cucciolo. Prima o poi l’attaccherà”. E lanciò un’occhiata a Rob, che sin dall’inizio gli era sembrata una persona per bene. SEGUE.

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

Traduzione Astra

1. Bastone e carota

 

Uno dei libri più belli sulla seduzione psicopatica che ho avuto modo di leggere è The Seducer di Claudia Moscovici. E’ un romanzo, in parte autobiografico, sulla tormentata passione che vede protagonisti la pittrice Ana, nome preso a prestito dalla famosa opera di Tolstoj Ana Karenina, e Michael, seducente e pericoloso psicopatico. La travolgente vicenda sentimentale, in cui trovano spazio tutte le dinamiche e le problematiche che affrontiamo ogni giorno in questo blog, mette in serio pericolo, oltre all’incolumità di Ana, anche il matrimonio con Rob e la serenità dei loro figli.

Credo con convinzione che la conoscenza e l’approfondimento dei tratti caratteriali dei soggetti disturbati, come lo studio della dinamica delle manipolazioni, siano ancora più efficaci se acquisiti attraverso la lettura di testi pratici, che richiamano situazioni ed eventi concreti della vita di tutti i giorni.  Anche un semplice romanzo può costituire una fonte straordinaria per lo sviluppo della conoscenza e della consapevolezza del fenomeno delle relazioni pericolose. Ripropongo la traduzione dei colloqui di Ana e Rob con lo psichiatra Emmert, che sono in grado di offrire importanti spunti di riflessione. Il lavoro sarà diviso in più puntate e si partirà con la prima seduta di terapia, quando Ana era ancora nella fase della negazione e della cecità.

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

“Speravo che Michael ed io non ci stancassimo l’uno dell’altra”, sostenne Ana, pacifica. “Perché la nostra relazione non era fatta solo di piacere reciproco. Era una compatibilità a tutto tondo. Intellettuale, emotiva e psicologica, non solo sessuale.”

“Forse per te, sicuramente non per lui”, fece notare Rob.

“Crede che piacere reciproco e compatibilità siano sufficienti a formare legami stabili e durevoli tra due persone?”, chiese il Dottor Emmert, con fare socratico.

“No, c’è anche bisogno di principi”, rispose Ana.

“E da dove crede che provengano questi principi?” proseguì lo psichiatra sulla stessa linea di ragionamento.

“Dall’etica”, rispose lei.

“Temo che anche l’empatia abbia voce in capitolo”, suggerì Emmert. “Gli scrupoli sono molto legati al sentimento. Bisogna tenere a un’altra persona per potersi mettere nei suoi panni. Visto il comportamento e il modo di essere di Michael, crede che sarebbe stato capace di empatia? Nel tempo, intendo?”

“Impossibile”, Rob rispose al posto della moglie.

“Fino alle ultime settimane insieme Michael è stato molto premuroso”, Ana tentò di ammorbidire la severità di quell’impossibile. “All’inizio mi riempiva di amore e attenzioni. Quando mi sentii scoraggiata per l’estromissione dalla galleria, a differenza di Rob,” e volse al marito uno sguardo di rimprovero, “mi sostenne e mi aiutò a trovare nuove opportunità”.

Rob si girò verso la moglie. “Sei completamente cieca? Non viveva con te, Ana. Non sosteneva te e i bambini. A lui non costava molta energia esserti di aiuto. Ero io a supportarti sul serio! E’ stato grazie a me che hai potuto permetterti di fare l’artista a tempo pieno e tutto quello che hai sempre voluto”.

“Questo è vero”, ammise Anna. Avrebbe voluto aggiungere che anche Michael le aveva promesso di aiutarla, senza farle pesare di voler fare l’artista, anche qualora il mercato dell’arte fosse scemato. Ma le sembrò che, in quel contesto, qualsiasi difesa di Michael fosse fuori luogo. Avrebbe solamente fatto innervosire Rob e indotto lo psichiatra a porre domande ancor più controcorrente.

A conferma della sua sensazione, Emmert domandò: “Michael quando dimostrò di voler fare sul serio”?

Ana fece una breve pausa e avvertì che si trattava di una domanda scivolosa. “Quasi subito” disse. “Ci innamorammo abbastanza velocemente. Non si è trattato semplicemente di una passione istantanea, ma di una cosa ben più profonda. Una compatibilità totale. Pacchetto completo, come diceva Michael”.

A Rob venne voglia di andarsene. “L’unico pacco che importava a quell’uomo era quello che aveva nei pantaloni”, commentò.

“Quanto impiegò a reclamare la consegna a domicilio del pacco in questione con un bel fiocco sopra, e cioè il divorzio da suo marito?” chiese Emmert concedendosi un po’ di umorismo.

“Nel giro di qualche settimana, un mese al massimo,” calcolò Ana, pensando che lo psichiatra stesse dalla parte di Rob. Ma, nonostante questo, a lei piaceva. Almeno non aveva detto a Rob che sarebbe stata una causa persa, anche se lo avrebbe potuto pensare. “Michael provò a convincermi che il nostro amore era speciale e che appartenessimo l’una all’altro. Diceva che la nostra passione non poteva essere divisa. Voleva che diventassimo una coppia normale, che andassimo a vivere insieme senza nascondersi come fanno i prigionieri.”

“E lei, era d’accordo?”

“Al principio, sì. Se non fossi stata già sposata con figli. Ma le nostre circostanze, le mie in particolare,hanno cambiato tutto”.

“Non hanno cambiato proprio niente!” escamò Rob. “Sei andata comunque a letto con lui  e hai distrutto il nostro matrimonio”.

“Non le suonava strano che Michael spingesse per una storia seria in così breve tempo? In fin dei conti, vi conoscevate appena” domandò Emmert, usando un tono più diplomatico.

Ana esitò. “Sì e no. Perché, come ho detto, ci siamo innamorati intensamente sin dall’inizio. Ho trovato un po’ strano che lui non volesse attendere che la nostra compatibilità fosse confermata con il tempo. Ma ho interpretato la cosa come un segno di amore, che era poi come lui mi presentava il tutto”.

“Come hai potuto minimamente immaginare che un tipo che ti metteva pressione per distruggere la tua famiglia volesse il tuo bene, Ana?”, le chiese il marito. “E non ti è venuto il sospetto che un uomo che vuole fare sesso subito si comporti nello stesso modo anche con le altre?” continuò.

“Credo che in questo Rob abbia ragione. La fretta di Michael avrebbe dovuto costituire un segnale di allarme” aggiunse lo psichiatra. “Perché le relazioni sane, quelle normali, hanno bisogno di tempo per svilupparsi”, spiegò. “La maggior parte delle persone non si impegna seriamente da subito, quando in gioco c’è così tanto. Specialmente visto che, come Michael sapeva, era una donna sposata con figli. Una decisione del genere avrebbe avuto conseguenze importanti sulla vita di tutti i componenti della sua famiglia”.

“Ma perché innamorarsi follemente avrebbe dovuto essere un segnale di allarme”?, obiettò Ana. “A volte può essere un segno positivo. Vuol dire che si è fatti apposta l’uno per l’altro”.

“Mi viene la nausea a sentirti dire innamorarsi follemente con riferimento a quello stronzo”, disse Rob.

“A volte le relazioni che sembrano amore a prima vista, come si suol dire, si sviluppano in attaccamenti profondi”, Emmert cercava di restare obiettivo. “Ma, in base alla mia esperienza clinica, un coinvolgimento rapido, magari correlato a un’immediata richiesta di impegno, è davvero un cattivo segno. Di solito, significa che si hanno  emozioni superficiali e che ci si stacca con la stessa velocità con cui ci si lega”.

Ana non era preparata ad accettare una conclusione così negativa. Tra sé e sé pensò che lo psichiatra, come suo marito del resto, non capivano molto delle macchinazioni misteriose che si nascondono dietro alla passione. Ma preferì cercare punti in comune piuttosto che intrappolarsi in un futile dibattito sulla natura dell’amore. “Non ho voluto impegnarmi come mi aveva chiesto Michael perché mi sentivo legata alla mia famiglia. Lui ed io abbiamo avuto frequenti discussioni su questo argomento”.

Rob scosse la testa. “Ci hai dimostrato che l’attaccamento alla tua famiglia non era così profondo, se hai pensato di lasciarci per lui”.

“Non avrei abbandonato i miei figli”, obiettò Ana.

“Ma avresti abbandonato me”.

Ana non seppe come rispondere. Rob aveva ragione. Lei stava pianificando di lasciarlo, nonostante le perplessità.

“E perché ha ceduto alla pressione di Michael?” chiese Emmert.

Ana non rispose immediatamente. Era questa una domanda che si era fatta spesso nel corso della relazione. Ancora non si era data una risposta precisa. “Michael non mi ha mai forzato a fare cose che non volevo. Non mi ha mai ordinato nulla, né mi ha dato mai ultimatum” disse gesticolando con le mani, battendosi contro la vaghezza di ciò che stava provando ad esprimere. “Avrebbe potuto facilmente minacciarmi di trasferirsi a Phoenix con la fidanzata. Ma non lo ha mai fatto, almeno non esplicitamente. Ma avevo il sentore, una sorta di minaccia implicita, che se non fossi andata incontro ai suoi desideri si sarebbe allontanato. Avevo la sensazione che l’affetto reciproco e tutti i momenti trascorsi insieme sarebbero stati cancellati istantaneamente dalla sua memoria, come se non fossero mai esistiti,”rispose Ana ricordando la sensazione di paura che sentiva nel corso della relazione quando pensava all’eventualità di un disaccordo”.

“ E questo come la faceva sentire”?

“Malissimo”, Ana provò un senso di sollievo, di liberazione dalle sensazioni negative del passato. “Mi spiego meglio. Nella maggior parte delle relazioni la differenza tra intimità e distacco non è così grande, si va dal tiepido al freddo”, e indicò una minuscola distanza tra pollice e indice. “Ma con Michael, la differenza era enorme”, disse allargando le braccia. “Quando entravamo in polemica passavamo dal caldo bollente al gelo più totale nel giro di pochi secondi. E a me questo faceva paura.  Così, alla fine, finivo sempre con il cedere alle sue volontà. Perché non lo volevo perdere”.

“Tutto questo è fantastico per il nostro matrimonio!” esclamò Rob, risentito dal fatto che sua moglie avesse utilizzato il termine tiepido riferendosi al loro rapporto.

“Credo di capire cosa volesse dire sua moglie,” Emmert intervenne a favore di Ana per attenuare, ancora una volta, la tensione tra marito e moglie. “Michael non si comportava come un uomo normale. L’ha riempita di attenzione e complimenti, giusto?” Ana annuì con la testa. “Ma solo se faceva quello che voleva”, continuò lo psichiatra. “Che, presumo, avveniva quasi sempre dal momento che ha detto che la trattava bene”.

“E’ così” disse Ana.

Fingeva di trattarla bene”, enfatizzò Rob . “Sono io a trattarla bene, con amore autentico e rispetto. L’ho dimostrato con i fatti, non con parole vuote”, disse rivolgendosi a Emmert.

“Mi sembra che Rob stia facendo emergere un altro punto interessante. Michael la trattava bene a parole”, spiegò lo psichiatra. “Perché le persone come lui si spingono sempre oltre i limiti. Più si cede e più credono che quello che vogliono sia loro dovuto. Apparentemente, quando lei si metteva di traverso, Michael ritirava la sua approvazione. Era una forma di condizionamento pavloviano. Il bastone e la carota”.

“Tranne per il fatto che, per la maggior parte, il bastone era semplicemente la sparizione della carota e la carota era sempre molto dolce”, Ana rigirò l’analogia per darle un significato positivo. “Rob dice che Michael è un despota. Ma a dirla tutta, fino ai nostri ultimi giorni insieme, lui non si è mai comportato in quel modo con me”.

“La carota di Michael era ricoperta di merda”, Rob sintentizzò così la sua personale opinione del rivale. “Ma tu eri talmente innamorata di quell’uomo e lui ti ha riempito la testa di così tante bugie e promesse vuote che, quando ti ha detto che era una caramella, gli hai creduto e ti sembrava anche dolce”. CONTINUA

Traduzione Astra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terapia di coppia

 

Dovrebbe essere ormai chiaro che un compagno psicopatico acconsentirà a una terapia di coppia solo qualora possa trarne un vantaggio. Non lo farà certo perché tiene a voi o alla relazione con voi. In gioco potrebbe esserci un patrimonio interessante, una casa o una parvenza di normalità per meglio manipolare voi e gli altri. O forse non ha ancora messo le mani su un’altra preda che lo sopporti come voi. Tenete a mente che gli psicopatici hanno sempre motivi egoistici per quello che fanno, anche quando sembrano altruisti e attenti al prossimo. Se avete ancora voglia di salvare la relazione con un personaggio del genere vuol dire che non avete ancora accettato di avere a che fare con un individuo diabolico che non può essere guarito con l’amore, la gentilezza, il compromesso, i farmaci, la terapia o la comprensione. Come ha rilevato un saggio collaboratore di lovefraud.com, indipendentemente da quanto si possa coccolare un serpente, non certo gli crescerà il pelo e si trasformerà un cucciolo. Prima o poi, quando meno ve lo aspettate, vi attaccherà. Gli sforzi di salvare l’insalvabile dimostreranno quanto possano essere stati inutili i tentativi di addolcirlo. Dal momento che gli psicopatici danno vita a relazioni in grado di creare forte dipendenza e visto che, quando serve, sanno essere affascinanti, si potrebbe non voler abbandonare la nave e l’impossibile obiettivo di salvare lui e la relazione, accettare di andare incontro ad ulteriori forme di abuso e umiliazione ed aver bisogno di toccare il fondo, come dicono gli psicoterapeuti degli alcolizzati e dei tossicodipendenti.

Robert Hare apre Without Coscience con un aneddoto: come ho scritto in un altro articolo, fece una ricerca insieme ai suoi studenti volta a “misurare l’attività elettrica del cervello di alcuni gruppi di uomini alle prese con un test di linguaggio” e la sottopose a un’illustre rivista scientifica. Il direttore decise di non pubblicare l’articolo sostenendo che “Trovammo molto strane alcune attività ondulatorie rilevate. Quegli elettroencefalogrammi non potevano essere di esseri umani”. (Without Coscience). Hare obiettò che lui e la sua squadra di ricercatori sicuramente non avevano fatto questo esperimento con alieni. Lo avevano effettuato su “un gruppo di individui appartenenti a tutte le razze, culture, società e stili di vita. Tutti hanno incontrato queste persone, sono stati da loro ingannati e manipolati e costretti a sopportare o a riparare il danno subito. Questi individui, spesso affascinanti ma sicuramente terribili, hanno un nome clinico: psicopatici”.

Non sono necessarie ricerche neurologiche per capire che il vostro compagno può essere  uno psicopatico. Se notate ricorrenti schemi di inganno, menzogna e manipolazione- il tutto mascherato da paventate buone intenzioni e da una sottile ma spesso irresistibile coltre di fascino- avete elementi sufficienti per stabilire di avere a che fare con un uomo pericoloso. Siccome la ricerca dimostra che la psicopatia è parzialmente dovuta a deficienze genetiche che non possono essere curate negli adulti, la sola ragione di ricorrere alla terapia di coppia con un compagno psicopatico è perché non si ha pienamente accettato, a livello emotivo più che razionale, la serietà e l’incurabilità del suo disturbo di personalità. Potreste anche essere esattamente il tipo di compagna che cerca uno psicopatico: qualcuno che abbia voglia di fare tutto il possibile per tenerselo stretto. Steve Becker sostiene che sforzarsi di accontentare personaggi del genere è inutile e autodistruttivo. Un individuo così disturbato non cerca una relazione soddisfacente. Al contrario, sta cercando un capro espiatorio da poter usare, manipolare e umiliare. Scrive Becker: “Sono spesso sorpreso da quanto tenacemente la compagna sfruttata investa per andar incontro ai bisogni e alle lamentele del suo compagno egocentrico. Ovviamente non ci riuscirà mai, ma fino a quando continuerà ad addossarsi la colpa del malcontento del suo sfruttatore, si sforzerà di essere migliore, fino a divenire la compagna che lui diceva di meritare. Lasciatemi enfatizzare la futilità di questo scenario- lo sfruttatore in realtà non vuole nessuna compagna appagante e se è per questo nemmeno perfetta; piuttosto, quello che vuole è una partner che, nella sua insicurezza, continuerà ad assumersi le colpe del suo sfruttamento senza fine. Lo sfruttatore, in altre parole, sta cercando, più che una partner perfetta, il perfetto capro espiatorio” (lovefraud.com).

Inoltre, lo psicopatico può manipolare lo psicoterapeuta o approfittarsi della terapia di coppia che, di solito, dovrebbe partire con il presupposto che entrambi i partner abbiano difetti e che debbano ugualmente sforzarsi di migliorare se stessi e la relazione. E’ difficile che questa simmetria riesca ad applicarsi alle dinamiche sbilanciate del legame psicopatico. Fino a che cercherete di migliorare la vostra relazione con un partner disturbato, continuerete a girare nella ruota come i criceti. Come osserva Becker, non solo i vostri sforzi di salvare la relazione falliranno, ma non verranno apprezzati, né verrete mai premiate. “Colui che sfrutta, ovviamente, è incapace di apprezzare la devozione dell’altro. Ma anche nel caso lo facesse, comunque, non lo farà vedere. Il suo scopo, ricordate, più che esaltare il proprio/la propria partner, è esattamente l’opposto: generare disperazione e depressione. E il ciclo si ripeterà fino a quando la parte vulnerabile, alla fine, si sentirà finire così in basso, incapace e inerme che non potrà seriamente immaginare un futuro diverso, proprio quello che voleva il suo sfruttatore”. (lovefraud.com).

Per immaginare e vivere davvero un futuro diverso, dovete chiudere la relazione con lo psicopatico. Sottoporvi a una terapia di coppia non migliorerà la vostra vita. Al contrario, vi spingerà ancora più in basso nella spirale che finora ha massacrato la vostra dignità e la vostra felicità. Invece di ricorrere alla terapia insieme a una persona cattiva per salvare una relazione tossica, è nel vostro miglior interesse cercare una terapia individuale con qualcuno in grado di capire cosa state passando e che abbia a cuore il meglio per voi.

Tratto da Dangerous Liaisons di Claudia Moscovici pag. 164-165

Traduzione Astra

Moscovici: “La miglior vendetta è vivere bene”

 

Siamo giunti alla fine del nostro primo anno insieme. In realtà, si tratta solo di poco più di due mesi visto che il blog Relazioni Pericolose è online da 75 giorni. In così poco tempo abbiamo superato 100.000 visualizzazioni; centomila piccoli passi verso la presa di coscienza di un fenomeno sempre più dilagante, pericoloso e dannoso per il benessere di tantissime donne e tanti uomini che, nei momenti di smarrimento, possono sempre contare su di noi per una parola di conforto, un consiglio, un confronto; per una semplice lettura in grado di restituire loro il sorriso e la forza della speranza. Il messaggio che vogliamo dare è che da questo incubo, prima o poi, si esce.

Cinque anni fa Claudia Moscovici ha iniziato a divulgare questo messaggio negli Stati Uniti d’America. Il suo blog, con più di 4 milioni di visite, ha contribuito a fare uscire dal tunnel della sofferenza centinaia di migliaia di zombie che barcollavano nel buio, pieni di sensi di colpa, convinti/e di aver sbagliato tutto o quasi nella relazione ma finalmente illuminati sui ragionamenti da seguire per dare una spiegazione a ciò che, purtroppo, era molto difficile razionalizzare. Proprio in occasione del Natale e dell’avvicinamento del nuovo anno abbiamo contattato la scrittrice americana, dal cui blog sono tratti molti dei nostri articoli, affinché rispondesse alle domande dei followers della nostra pagina Facebook.

L’alto numero di visite raggiunto da Relazioni Pericolose in un così breve periodo di tempo, la diffusione e la vendita di tanti libri su narcisismo e psicopatia non solo in Italia ma anche all’estero e il sempre maggiore ricorso al supporto terapeutico per problemi relazionali farebbero pensare a una percentuale di soggetti disturbati superiore rispetto a quella indicata (tra l’1 e il 4%). Forse commettiamo l’errore di qualificare come psicopatici semplici fedifraghi e bugiardi?

A volte può capitare. Tuttavia, dobbiamo tenere sempre presente che gli psicopatici  sono molto socievoli e sessualmente promiscui. Un solo psicopatico può avere tante partner sessuali e fingere serio coinvolgimento e amore con molte di esse. Un solo soggetto disturbato pertanto può toccare moltissime esistenze. Quando raggiungono il potere nella vita pubblica, come nei casi di Hitler, Stalin e Mao e altri dittatori, la loro politica può influenzare il comportamento di popolazioni intere, degradando e distruggendo un intero sistema di valori. Così, a volte, bastano pochi psicopatici per colpire negativamente decine di milioni di vite.

Uscire dalla trappola della relazione psicopatica può essere difficile quando ci sono figli di mezzo. Come si può proteggerli dalla manipolazione e dall’abuso da parte dell’altro e cosa si deve fare per evitare che crescano come il genitore psicopatico?

La psicopatia può essere genetica, nel qual caso non c’è molto che si possa fare. Bambini che crescono nell’amore possono diventare psicopatici più avanti anche se è più frequente che lo diventino a seguito di traumi, abusi e cattivo esempio. Se un genitore riconosce un disturbo di personalità nell’altro, la miglior soluzione per il bene dei bambini è divorziare, cercare di ottenere il pieno affidamento e fare in modo che il contatto tra i bambini e la persona disturbata sia ridotto al minimo. La vicinanza di un genitore patologico non può creare nulla di buono. Il rischio di abuso è alto e anche qualora il soggetto disturbato non operasse alcuna violenza sessuale o fisica, i figli sarebbero comunque soggetti alla manipolazione e al lavaggio del cervello che sono dannosi nella stessa misura.

In relazione alle misure da adottare per contrastare il fenomeno, non sarebbe il caso di coinvolgere scuole e altre istituzioni oltre che puntare sui mass media, sui blog e sui libri? Negli Stati Uniti cosa si sta facendo?

Sicuramente aumentare la conoscenza di questo fenomeno contando sulle scuole e approntando una valida disciplina legislativa sarebbe auspicabile. Negli Stati Uniti abbiamo fatto qualcosa di simile: mi riferisco alle campagne antibullismo organizzate dalle scuole pubbliche. Bisognerebbe mettere in evidenza le azioni nocive degli psicopatici proprio come è stato fatto per le azioni dei bulli alcuni dei quali, nei fatti, sono psicopatici. E’ più facile identificare un comportamento sbagliato che fare una diagnosi di psicopatia. Più che etichettare le persone dovremmo essere consapevoli dei sintomi ma soprattutto concentrarci sulle azioni nocive.

Uno dei problemi più importanti è l’atteggiamento delle vittime: molte restano aggrappate alla relazione anche dopo aver scoperto la patologia e aver capito qual è la causa di tutti i mali. Sono perfettamente consapevoli che lo psicopatico non cambierà ma non riescono a lasciarlo. Se vengono lasciate sentono la sua mancanza. Sembra quasi che la dipendenza affettiva sia più grave della psicopatia. Quali sono le debolezze su cui la vittima deve lavorare per non incorrere più in un predatore sociale?

Bella domanda. Non abbiamo alcun controllo sullo psicopatico ma possiamo controllare le nostre scelte e i nostri comportamenti. Gli psicopatici creano dipendenza affettiva e sessuale. Hanno un approccio aggressivo, ci riempiono di lusinghe e ci promettono quello che vorremmo ci fosse promesso. All’inizio tendono a essere molto più romantici, seducenti e dolci degli uomini normali. Ma è tutta una tattica per guadagnare potere su di noi, prendere il comando della nostra vita e disporre delle nostre cose. Una volta che capiamo questa dinamica dobbiamo imparare a lasciar andare il passato e riflettere su quali possano essere le nostre lacune interiori che lo psicopatico sembrava perfetto a riempire. Perché abbiamo bisogno di romanticherie esagerate, o sesso iperintenso, o regali e complimenti? Perché ci innamoriamo delle persone che offrono queste cose? Liberarsi da questo genere di legame comporta sì una riflessione sui tratti patologici dello psicopatico ma anche sulla nostra inclinazione a sentirci attratti da alcuni di essi.

E’ possibile che uno psicopatico sia freddo, spietato, falso e distante nei confronti delle storie extraconiugali e invece premuroso con la moglie e i figli?

Uno psicopatico lascia trasparire la propria parte vera, quella gelida, manipolatoria e ingannevole a quelli di cui ha meno bisogno. Se moglie e figli sono utili a proteggere la propria immagine, si sforzerà di indossare la maschera del buon padre e del buon marito. Quando avrà intenzione di divorziare, dimostrerà la propria parte orribile, quella vera. Sia in un caso che nell’altro uno psicopatico finge di essere buono solo con quelli che servono in quel momento. Nessuna qualità positiva, compresa quella di fare l’altruista, è reale.

Quando è smascherato prova vergogna, nostalgia della vittima o desiderio di vendicarsi?

Di solito prova rabbia e cerca di ridicolizzare la vittima. Uno psicopatico non conosce la vergogna. Può fingere di provarla in alcune circostanze, quando fa comodo, ma non la sente. Quanto alla nostalgia, a volte può sentire bisogno dello sfruttamento di quella determinata persona ma non si tratta della mancanza dell’essere umano, che per lui è solo una figura.

Come dovrebbe comportarsi la vittima in caso incontri lo psicopatico per caso?

Se la vittima è stata brava a rispettare il no contact, le suggerirei di continuare su questa linea e di comportarsi come se non lo avesse mai conosciuto e non avesse mai fatto parte della sua vita.

E’ molto comune che la vittima senta una gran sete di vendetta. Qual è la miglior vendetta e come si fa a superare questo desiderio?

Il desiderio di giustizia è naturale e ragionevole. Quello di vendetta, invece, è autodistruttivo. E’ in grado di divorare le vittime, le tiene ancorate al passato doloroso e paradossalmente allo psicopatico. Si deve fare tutto il possibile per ottenere giustizia nelle sedi più opportune senza alimentare sentimenti di vendetta. La miglior rivincita è tornare a vivere bene.

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2015/11/05/my-answers-to-common-questions-about-psychopathy/

L’obiettivo da raggiungere nell’anno che sta per arrivare potrebbe essere proprio quello di vivere bene e liberi dal legame malato. E’ ciò che Relazioni Pericolose augura a tutti coloro che ci seguono. Ci sono ancora tante cose da scrivere e torneremo a farlo, più carichi di sempre, dopo la pausa natalizia.

Arrivederci al 2016 e tanti auguri di Buone Feste!

Astra & Claudia Moscovici

 

Alla ricerca del tempo perduto

 

Leggendo il libro di Donna Andersen Love Fraud sono rimasta colpita dal tempo e dall’energia investiti dall’ex marito sociopatico per inventarsi progetti professionali destinati a fallire. Data l’intelligenza, il carisma e il potere della persuasione che lo contraddistinguevano avrebbe potuto realizzare business di successo in grado di mantenerlo per un numero imprecisato di vite. Ma truffe predatorie a parte, non riuscì ad aver successo in nulla. La domanda sorge spontanea: Perché? Perché i sociopatici perdono (il nostro) tempo?

La risposta che ho sempre dato in precedenza è che i sociopatici non hanno obiettivi costruttivi nella vita. Al contrario, essi cercano di devastare l’esistenza degli altri in ogni modo possibile: emotivamente, fisicamente e a volte anche economicamente. Il loro comportamento segue uno schema distruttivo dell’esistenza altrui facendo perdere alla vittima un sacco di tempo. Quasi chiunque con cui abbia parlato, e mi riferisco alle persone che sono state con sociopatici, ha espresso un solo  grande rimpianto: quello di aver sprecato mesi o anni interi della propria vita in un gioco di fantasia, una frode bella e buona.

I sentimenti di amore espressi da un sociopatico non sono mai reali. Nella migliore delle ipotesi, hanno bisogno di  voi, o meglio di usarvi per i propri propositi, e vi desiderano sessualmente. Le cosiddette “verità” sono nella gran parte dei casi bugie o brandelli di verità tesi a manipolarvi e a influenzarvi per i loro fini. Spesso investirà un enorme quantità di tempo ed energia per costruire la sua rete di menzogne. Vi ripeterà sempre le stesse fandonie per rendersi affidabile: che condivide i vostri obiettivi e che vi ama; farà finta di essere interessato alle vostre passioni. Non solo: si rispecchierà in voi in continuazione, fino a quando si sarà assicurato la vostra fiducia. Per nascondere il suo cattivo comportamento, inclusi i tradimenti, la montagna di bugie, i crimini e le truffe finanziarie, arriverà a rendersi gradevole anche alla vostra famiglia ed amici. Sarete sottoposti a continui lavaggi del cervello finalizzati a convincervi della sua versione della realtà. Persino l’energia che i sociopatici investono ingannando le proprie prede è enorme, dato che la fregatura è costruita piano piano, insulto dopo insulto, pretesa dopo pretesa. Se il comportamento abusante si manifestasse tutto insieme, da subito, le vittime non si farebbero certo distruggere e respingerebbero questi signori.

Siccome non trovano nella vita alcun significato supremo, non avendo valori né sentimenti di onestà ed amore, i sociopatici considerano l’esistenza  come un tratto di tempo da riempire con diversivi e giochetti a spese altrui.  Anche quelli più  acculturati e intelligenti sprecheranno le proprie capacità dedicandosi a diavolerie psicologiche e rincorrendo una sequenza di vacue e tutto sommato insoddisfacenti relazioni sessuali, manipolazioni e frequenti inganni che non porteranno a nulla. I sociopatici mentono sicuramente per raggiungere i loro futili obiettivi a breve termine ma lo fanno anche quando non devono raggiungere alcunché,  giusto per il piacere della menzogna. L’inganno riempie le loro squallide vite di sadico divertimento ed effimero piacere.

La gente normale ha tutto da perdere a legarsi con i sociopatici. Per noi, il tempo è prezioso e la vita non va sprecata. E’ piena di desideri costruttivi e obiettivi reali tra cui l’appagamento emotivo di quelli a cui vogliamo bene. Avendo un concetto del tempo diverso dal nostro, un sociopatico non avrà nulla da perdere ad impelagarsi in stupidi diversivi. Per noi non è la stessa cosa: ecco perché le vittime di questi predatori descrivono come sprecato il tempo trascorso insieme a loro.  Mesi o anche anni che non potranno essere mai recuperati e sono stati letteralmente gettati via. Farci perdere tempo prezioso con le loro menzogne, tattiche intimidatorie, manipolazioni e giochetti mentali è il modo tipico con cui un sociopatico spreca le nostre esistenze.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/06/15/why-do-sociopaths-waste-our-time/

2. Donne che amano gli psicopatici

 

Seconda parte

Se, come svelano gli studi di Sandra Brown in Women who love psychopaths, le donne che cadono nella trappola psicopatica sono di solito persone perbene, intelligenti e dotate di statura morale, allora, perché non abbandonano la nave? Questo interrogativo ci induce a riflettere su un’altra grande miscredenza generale: si è portati a pensare, infatti, che se vengono tollerati i loro abusi si è molto insicure e deboli. La ricerca della Brown rivela che questa ipotesi è parzialmente vera ma nel complesso infondata: è vero che si sta a lungo con uno psicopatico, marito o compagno che sia, ci si adatta psicologicamente ai meccanismi di manipolazione, alle bugie e al dominio. Di sicuro fiducia e autostima ne risentono ma è oggettivamente falso che, quando si ha la sfortuna di incontrarlo e si fa l’errore di valutazione di sceglierlo come compagno, si sia deboli e insicure.

Nel libro la Brown descrive le donne che si innamorano degli psicopatici come professioniste di successo: dottori, avvocati, insegnanti, terapiste e persone che si prendono cura degli altri. La cosa potrebbe sembrare una contraddizione. Sappiamo che questi individui vogliono controllare e secondo la logica è molto più facile controllare persone deboli. Tuttavia, si tenga a mente che amano anche i giochi di potere e non si accontentano di dominare chi è già sottomesso e passivo. Dov’è la soddisfazione se non si incontra una resistenza? Come non si allenano i muscoli senza forze di contrasto, così non si allenano le capacità manipolatorie con prede malleabili e ingenue. La Brown sostiene che gli psicopatici sono attratti da donne con forte personalità e in grado di investire molto nei rapporti personali. Preferiscono persone tenaci che entrano nei loro giochi di potere e rimangono intrappolate nelle inevitabili difficoltà che essi creano nella relazione. Donne convinte che “se si continua a essere devote a dispetto del tradimento, la fiducia, la tollerabilità e la speranza alla fine vinceranno su tutto”.

Quindi che origini ha il pregiudizio sulla debolezza e sull’ingenuità delle donne che amano gli psicopatici? Proviene, ancora una volta, dalla conoscenza approssimativa del fenomeno da parte di coloro che hanno la misericordia di non essere coinvolte in una relazione del genere. Secondo chi conduce vite sane e normali i segni di predominio e di abuso sono manifesti: violenza significa colpire fisicamente l’altra persona. Stuprarla. Insultarla. Ma gli psicopatici più sofisticati di solito non danno vita a questi comportamenti. E’ più frequente che ingannino e manipolino in maniere sottili e anche seducenti. Generalmente fanno passare le proprie macchinazioni più come cortesie che complicazioni a danno della vita altrui.

La ricerca dimostra che i loro cervelli sono fatti in modo da non riuscire a formare legami emotivi. Tuttavia, questi individui tendono a essere molto intelligenti, soprattutto quando ricorrono a strategie machiavelliche per ottenere quello che vogliono. La maggior parte delle risorse mentali sono impiegate per macchinare strategie di manipolazione, inganno e camuffamento. Il che mi porta a esaminare il prossimo punto e cioè perché sia così difficile riconoscere gli psicopatici. Come abbiamo visto precedentemente, questi soggetti sono camaleonti naturali. Cambiano gusti e tratti della propria personalità per sembrare compatibili con qualsiasi donna si siano ripromessi di sedurre e usare. Non è detto che fingano interesse. Temporaneamente, quando si sono messi in testa di conquistarvi, il coinvolgimento può essere autentico. E lo stesso succede per l’interesse verso qualsiasi cosa vi stia a cuore. Ecco perché inizialmente sembrano estremamente compatibili con le proprie compagne. Inoltre, la violenza è spesso sottile, graduale e apparentemente esercitata per il vostro bene. Sono eccellenti venditori. Fanno passare il male per bene e il loro egoistico interesse per il vostro. Prima di svegliarsi e capire di essere state truffate emotivamente ci si trova già con un piede nel burrone.

Sandra Brown sostiene che le donne che amano gli psicopatici sono inclini a compiacere gli altri. Una tale malleabilità le porta a scendere costantemente a compromessi con i propri compagni che, da parte loro, alzano sempre più il tiro. E’ ovvio che tale meccanismo si adatta perfettamente al piano perverso: “Il livello di tolleranza per lo psicopatico è un’ottima garanzia che la preda rimarrà nei dintorni, qualsiasi cosa accada!”. Tuttavia, l’autrice ricorda che questo genere di donne finisce per cedere allo psicopatico più per eccessiva empatia e tenacità che per debolezza. L’effetto, tuttavia, è lo stesso. Tolleranza eccessiva ed empatia malriposte portano le vittime a piegarsi ripetutamente alla sua volontà. Ogni volta che ciò si verifica, diminuisce il loro potere e aumenta la presa dello psicopatico nei loro confronti.

L’unica cosa vera del pregiudizio sulla debolezza è che questi soggetti tendono a scegliere donne forti nei momenti di maggiore vulnerabilità. E’ come se l’istinto predatorio desse loro suggerimenti sulle situazioni di difficoltà che possono riguardare le prede. Potete avere problemi matrimoniali, aver subito un lutto in famiglia, o uscire da una relazione andata male, o avere problemi di ansia, di depressione o qualsiasi tipo di trauma che annebbia le vostre facoltà di giudizio. Lo psicopatico potrebbe avventarsi nel momento più critico della vostra vita. Inizialmente promettono di poter sistemare qualsiasi problema vi affligga. Se siete passate attraverso un doloroso divorzio da un marito fedifrago si presenterà come una persona fedele ed affidabile. All’inizio, quando è in vostra compagnia, avrà occhi solo per voi. Quando non è in vostra compagnia il discorso cambia e si possono immaginare le trame più nascoste. Se avete problemi finanziari, vi offrirà un prestito. Se le vostre difficoltà riguardano l’autostima, sarete riempite di lusinghe: ma, naturalmente, solo durante il periodo della luna di miele. Nelle fasi successive, quelle meno divertenti di svalutazione e scarto, vi farà sentire molto meno attraenti e realizzate di quanto non lo siate in realtà.

Così, al contrario delle miscredenze popolari, le donne che si innamorano degli psicopatici all’inizio della relazione sono persone forti, indipendenti e piene di risorse. Alla fine, però, sono state ingannate, maltrattate, calunniate e controllate a tal punto che la fiducia in sé è seriamente compromessa. A volte lasciano il lavoro di propria volontà per pressioni da parte dello psicopatico. In altre, il dramma e le critiche costanti di quest’ultimo contribuiscono a farle fallire nella carriera. A causa delle forti tensioni relazionali alcune diventano ombre delle figure forti e indipendenti che erano una volta. Fortunatamente, comunque, sono in molte a riprendere il comando della propria vita una volta messo un punto alla relazione tossica. In seguito a questa traumatica esperienza, diventano più forti e sagge, donne maggiormente in grado di distinguere le persone capaci di provare emozioni autentiche dalle controparti disturbate. FINE.

Traduzione Astra

Tratto da Dangerous Liaison di Claudia Moscovici

1. Donne che amano gli psicopatici

 

Prima parte.

Ho richiamato spesso il libro scritto da Sandra L.Brown sul profilo psicologico delle donne che amano gli psicopatici: si tratta del formativo Women who love psychopaths: Inside the Relationship of Inevitable Harm with Psychopaths, Sociopaths and Narcissists (Mask Publishing, 2000), opera puntuale e innovativa. Anche se in circolazione ci sono molti libri che trattano il tema della violenza domestica e studi clinici su psicopatici e psicopatia, questo è l’unico libro che si occupa esclusivamente del profilo femminile della vittima e lo fa non soltanto dal punto di vista clinico ma anche laico. Ricco di testimonianze di vittime, il testo spiega chiaramente le dinamiche psicologiche degli psicopatici, quelle delle parti lese e gli effetti nocivi che sono in grado di provocare. Dato che il numero delle vittime supera quello degli psicopatici, è molto importante capire anche il comportamento delle prime. Vorrei qui sintetizzare le conclusioni cui è arrivata la Brown affrontando, prima di tutto, alcuni concetti sbagliati in cui si incorre frequentemente. Altre informazioni interessanti si possono trovare su sito Internet saferelationshipmagazine.com.

Come ho ricordato in precedenza Robert Hare, che ha elaborato i primi parametri clinici per l’individuazione del disturbo della personalità dello psicopatico/sociopatico, stima che soffra di questa patologia tra l’1% e il 4% della popolazione. L’aspetto negativo di questo dato è che ci sono milioni di psicopatici, solo negli Stati Uniti, in grado di toccare decine di milioni di vite. La cosa positiva è che di tratta ancora di una percentuale bassa. Farete sicuramente la conoscenza di qualche psicopatico nel corso della vostra vita. Ma ci sono buone possibilità che non sia vostro marito, il vostro amante, vostro figlio, un conoscente o il  capo: in altre parole, è molto probabile che il contatto che avrete con lui sarà solamente superficiale. Sappiamo che all’inizio gli psicopatici passano per persone assolutamente a posto. Possono essere affascinanti, intriganti, spigliati, dolci e socievoli. Amano stare al centro dell’attenzione e cercano l’approvazione e il gradimento degli altri. Questo per dire che non si è perfettamente in grado di valutare l’entità del danno che gli psicopatici possono infliggere alle compagne e alle loro famiglie.

La maggior parte di noi ha conosciuto cialtroni, persone che tradiscono, mentono o rubano. Questi individui, tuttavia, non sono necessariamente psicopatici. E’ frequente che provino rimorso quando fanno qualcosa che non dovrebbero, che non feriscano gli altri deliberatamente aggravando ulteriormente il danno e che siano capaci di amore ed empatia. Tutti noi possiamo incorrere in persone con tendenze narcisistiche. Probabilmente abbiamo conosciuto individui pieni di sé e che si considerano superiori agli altri. E’ gente fastidiosa e per alcuni aspetti ridicola. Tuttavia, conosce il rimorso e rispetta i principi morali. E’ in grado di amare ma non sa come esprimere i propri sentimenti perché troppo concentrata su di sé.

Si incontrano spesso persone che hanno problemi psicologici come nevrosi, depressione, ansia o sbalzi di umore. Si tratta di individui frequentemente empatici che sono più nocivi per se stessi che per gli altri. Molte donne si sono fatte male con playboy o uomini fissati con il sesso o con persone semplicemente promiscue. Se si è in cerca di una relazione stabile e di profondità di emozioni, questi uomini sono senz’altro portatori di guai. Ma, di solito, non danno vita a dinamiche di malevole inganno come fanno invece gli psicopatici. E’ difficile che provino a convincervi che siete l’amore della loro vita. Non vi dicono che vogliono sposarvi e passare il resto del loro tempo con voi. In genere, i  playboy comuni fanno capire molto chiaramente che stanno frequentando anche altre donne, che non hanno voglia di impegnarsi e che si è una delle tante. Sta a noi accettare questo accordo non proprio allettante o rifiutarci di entrare nella storia. Con loro, almeno, sai cosa ti aspetta. Non è così con gli psicopatici.

Proprio per questo se siete state le compagne di uno psicopatico la maggior parte delle persone non sarà in grado di comprendervi. Non capirà perché state soffrendo in questo modo e perché vi occorre tanto tempo per uscire dalla relazione e superare il trauma. Molte persone a cui si racconta ciò che ci è successo- una volta spiegato cioè che non si ha a che fare con un bastardo qualsiasi o con un semplice playboy- fanno un grande errore: sono portate a credere che gli psicopatici siano predatori visibili e molto facili da riconoscere. Siccome i giornali sono pieni di notizie che riguardano individui disturbati che ammazzano, queste persone fanno l’errore di associare gli psicopatici a famosi serial killer come Ted Bundy e non al vostro apparente ordinario e affascinante marito o fidanzato che può fare l’insegnante, l’avvocato o il medico: l’uomo, cioè, con cui vivete che sembra essere sano, devoto e normale. Non possono capire che è come aver diviso la propria intimità con qualcuno in grado di creare un’illusione non solo di normalità, di più: di essere addirittura migliore della media degli uomini e di essersi impegnato in una relazione straordinaria con voi. E’ molto difficile spiegare alla maggior parte delle persone che dopo aver passato del tempo con uno psicopatico ci si sente non solo truffate ma anche stuprate nell’anima. In altre parole, una relazione intima con uno psicopatico, fortunatamente per la maggior parte delle persone e sfortunatamente per le vittime, va oltre qualsiasi ragionevole comprensione. Tutte e 75 donne che hanno partecipato allo studio della Brown riferiscono di essere rimaste profondamente traumatizzate dalle interazioni con gli psicopatici.

Proprio come si tende ad avere falde credenze sugli psicopatici, lo stesso vale nei confronti della tipologia di donne che cadono nella trappola. Dal momento che la gente riconduce la psicopatia a segnali ordinari (come nel caso di un comune playboy) o manifesti (un assassino seriale) è portata erroneamente a credere che le donne che si innamorano di uomini del genere sono ingenue o, peggio ancora, bacate quanto gli stessi psicopatici. La ricerca della Brown aiuta a dissipare queste false credenze. Se in alcuni casi può essere vero che le donne prese di mira dagli psicopatici non sono molto profonde e che possono essere anch’esse disturbate, va detto che sono questi casi di flirt passeggeri o avventure di una notte. Ricordiamo sempre che questi individui applicano la logica dei due pesi e due misure: per una relazione lunga, generalmente, sceglieranno donne provviste di solidi principi morali che non si concederanno ad altri con la facilità con cui si sono concesse a loro. Queste donne di solito hanno alti velli di empatia, fondamento emotivo di qualsiasi statura morale. Gli psicopatici sfruttano l’empatia delle proprie compagne. “A cosa porta l’empatia fuori misura nelle mani di uno psicopatico?” si chiede la Brown. “Può tenere la vittima legata alla relazione oltre i limiti di ragionevolezza”. La ricerca della Brown rivela anche che le donne che gli psicopatici scelgono come compagne – e cioè le proprie mogli o fidanzate di lunga data- tendono a essere colte, indipendenti e realizzate. Come sappiamo, questi individui amano le sfide. In questo caso, la sfida consiste nel riuscire a trasformare una donna sana, forte e dinamica in un burattino. “Per certi versi”, sottolinea la Brown, “mettere ko dal punto di vista emotivo una persona forte rappresenta per un soggetto patologico il gioco di potere più appagante”.

Se ci pensate, non ci sarebbe alcuna sfida se la donna che ha scelto come compagna fosse subdola come lui. Non ci sarebbe nulla da guastare e nessuno da prendere in giro. Qualche volta assistiamo a legami tra due psicopatici: è il tema di uno dei miei romanzi preferiti da cui ho preso il titolo di questo libro, Dangerous Liaison. Ma relazioni del genere sono rare e non durano molto. In una coppia due psicopatici sono troppi. Ciascuno prova a superare l’altro nei cattivi comportamenti, nella promiscuità e nella devastazione. Nessuno è in grado imbrogliare l’altro perché sono entrambi abili nell’arte della manipolazione e dell’inganno. Quindi, le strade di due psicopatici si divideranno abbastanza velocemente. Possono entrare in loschi accordi momentanei, come fanno il Conte di Valmont e Mme.De Merteuil in Relazioni Pericolose per contare quante persone riusciranno rispettivamente a sedurre, imbrogliare, usare ecc. Tuttavia nei casi estremi, come nel romanzo di Laclos, i due psicopatici finiranno con il mettersi l’uno contro l’altro. Come abbiamo visto, si tratta di individui che non sono leali con nessuno tranne che con se stessi. SEGUE.

Traduzione Astra

Tratto da Dangerous Liaisons di Claudia Moscovici

 

Stalking e psicopatia

Paradossalmente gli psicopatici sono maniaci dell’orgoglio. Sfacciataggine, mancanza di limiti e fame di controllo spesso li portano a inseguire in modo implacabile persone anche se non sono desiderati e vengono ripetutamente respinti. Gli individui normali, avendo limiti, non corrono dietro a chi continua a sfuggire: la cosa li farebbe sentire umiliati e feriti nel profondo.

Questa logica non si applica ai soggetti in questione. Come capita in Attrazione Fatale e in molti altri film sugli individui disturbati, gli psicopatici vanno dietro SOPRATTUTTO a quelle che non li vogliono. E non solo in modo diretto, attraverso lo stalking e il cyberstalking, ma anche indiretto, manipolando cioè altri per meglio perseguitare e molestare le prede da cui sono stati respinti.

Trattandosi di predatori sociali motivati da potere e controllo, gli psicopatici non accettano di essere rifiutati. Alla pari di qualsivoglia comportamento piratesco osservare, seguire e molestare la preda è parte integrante della loro natura. A volte il comportamento nocivo è senza scrupoli, come nel caso dei serial killer che agguantano il momento – e le vittime- senza studiare la situazione con largo anticipo. Ma molto spesso gli psicopatici programmano le loro azioni a sangue freddo e in modo metodico: e non solo riguardo ai crimini violenti, ma a tutto ciò che vogliono: il tuo denaro, il tuo corpo, il tuo cuore e/o la tua vita.

All’inizio della relazione le premure ossessive sembrano anche romantiche. Si presentano sotto la subdola forma di non poter stare senza di te, di aver bisogno di te tutto il tempo, di volerti. Tuttavia, l’attenzione esagerata maschera il vero intento del predatore: controllarti e isolarti dagli altri. Anche nella fase più accecante e idilliaca della relazione, quindi, gli individui pericolosi esibiscono comportamenti e tratti prevaricatori.

Dopo che la vittima chiude la relazione, questo atteggiamento presumibilmente sfocerà nello stalking pesante. Le ragioni sono quelle spiegate nei precedenti articoli:

  • Essendo maniaci del controllo, gli psicopatici non accettano di essere respinti;
  • essendo maniaci del controllo, non amano rinunciare al possesso;
  • essendo maniaci del controllo, vogliono vincere sempre. E “vincere” significa intrappolare le prede nella loro rete e distruggerle;
  • essendo maniaci del controllo, vogliono vendetta e intimidiscono quelli che smettono di adorarli, desiderarli o obbedire loro ciecamente.

Notare che il comune denominatore delle quattro ragioni è la necessità di controllo. Sono principalmente motivati dal bisogno di esercitare potere sugli altri. Lo stalking è una strategia comune che gli psicopatici utilizzano per intimidire le prede non accondiscendenti, per punirle e riguadagnare il potere su di esse. Per le vittime è particolarmente complicato gestire questa situazione dal momento che lo stallking, la cui disciplina legislativa varia da Stato a Stato, è molto difficile da configurare come fattispecie criminosa. In generale, vanno dimostrati intento nocivo e minaccia alla sicurezza personale. Dal momento che chi attua lo stalking può essere molto circospetto e saper cancellare le tracce, reindirizzare l’IP del computer e procacciarsi nuovi indirizzi email, non è semplice intraprendere azioni legali contro un cyberstalker psicopatico.

Tuttavia, consiglierei le vittime di conservare tutte le mail e le prove delle molestie e mostrarle immediatamente a magistratura e forze dell’ordine, al terapista, ai propri amici e agli altri. Più elementi si hanno a conferma dello stalking, maggiori saranno le possibilità di poter intraprendere azioni legali contro lo psicopatico e farlo finire nei guai.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2012/04/17/psychopaths-and-stalking/

Bombe d’amore

 

All’inizio nessuno si fa sedurre da critiche e violenza. Se uno psicopatico attaccasse la tua autostima al primo incontro, lo manderesti subito a quel paese. Le relazioni con questi personaggi girano intorno all’utilità e al potere. Sarai usata per soddisfare qualsiasi sua necessità che sia sesso, denaro o una copertura di normalità e sarai tenuta al tuo posto a concentrarti sulle tue debolezze e insicurezze su cui lui farà leva. Tuttavia, nessuna relazione con uno psicopatico inizia in questo modo. Al contrario, una volta puntati gli occhi su di te come bersaglio preferito del momento (il suo “premio”), darà vita a una storia d’amore. Non sarà mai sazio, vorrà vederti e fare l’amore in continuazione. Ti lusingherà costantemente, confesserà che nessuna donna con cui sia mai stato è così intelligente, bella ed elegante come te. Sarai il solo, vero amore della sua vita. L’unico. Le vittime tendono a credere a tutto visto che, dopotutto, a chi non piace sentirsi dire cose così belle e rincuoranti? E non si pongono l’unica domanda che c’è da porsi: perché mi fa tutti questi complimenti?

Invece, è questa la prima domanda che dovresti farti qualora fossi love bombed, bombardata cioè da un corteggiamento asfissiante. Quanti individui equilibrati lo metterebbero in atto? E cosa mai ti rende così speciale rispetto alle altre donne del mondo e ti fa essere la più bella, la più brillante e la più sexy? Non potrebbe esserci un’altra ragione dietro a tutto ciò? Non potrebbe dire a tutte le stesse cose? E se fosse così, perché? Per dimostrarti quanto irragionevole sia il love bombing e perché dovresti usare molta cautela quando ti capita, mi rifaccio a un paio di esempi. Diciamo spesso ai nostri bambini di non parlare con gli sconosciuti che offrono loro caramelle. Quegli individui sono probabilmente predatori sociali, pedofili. Perché le donne adulte accettano un corteggiamento così audace senza battere ciglio? Il consiglio che danno ai loro bambini non dovrebbe applicarsi anche a loro?

Secondo esempio: negli anni ‘70 tante donne facevano l’autostop senza chiedersi perché lo sconosciuto in questione fosse così carino e desse loro un passaggio. La maggior parte delle volte non succedeva niente, ma in tante altre andava diversamente. Alcune venivano caricate a bordo da predatori sociali- stupratori e anche assassini, la cui carineria era solo un pretesto. E’ una questione di fondo: la maggior parte delle persone normali non ricorre al love bombing. Non dà vita a adulazioni estreme. Non fa promesse di eterno amore su due piedi. Non ti chiama amore della sua vita senza nemmeno conoscerti. Questi sono modelli di comportamento che dovrebbero destare sospetti perché sono adescamenti tipici dei predatori.

Gli psicopatici ricorrono comunemente al love bombing come tecnica di seduzione, al fine di poter conficcare gli artigli nelle prede. I complimenti, le dichiarazioni d’amore e gli incontri romantici attraggono e legano le vittime a sé. Si tratta, però, di un processo non reciproco. Dal momento che gli psicopatici si attaccano agli altri senza coinvolgersi emotivamente, sono le prede a legarsi e non il predatore. Queste tecniche accrescono la fiducia della vittima e la fa fanno diventare dipendente dalla fonte di energia che, nello specifico, è costituita dal corteggiamento, dalle parole e dai gesti romantici o da manifestazioni di affetto continuo e dal fare l’amore. In realtà, solo una persona sta facendo l’amore: la vittima. L’altra, il predatore, sta solo conquistando, sta rendendo l’altra parte dipendente dalla sua presenza e dalla sua validazione in modo da poterla fare a pezzi in un momento successivo. E’ questo il suo obiettivo principale: esercitare controllo sulle prede e, alla fine, danneggiarle. Il legame psicopatico è, come Sandra Brown scrive saggiamente, “una relazione dal danno inevitabile”. Quando si è in piena fase di luna di miele raramente si crede che la persona che sembra corteggiarci e amoreggiare con noi così intensamente, l’unica che dichiara di amarci intenda, in realtà, usarci, controllarci e alla fine distruggerci. Tuttavia, quando la relazione prende l’andatura normale l’obiettivo sottostante diventa più chiaro: lo psicopatico inizierà a farci focalizzare sulle nostre debolezze, a riferirci critiche (supposte) mosse da altri contro di noi. Inizialmente i rilievi (sempre supposti) non arriveranno da lui bensì da un nostro collega o dai nostri amici o dai componenti della sua famiglia. Poi, piano piano, inizieranno a venire direttamente da lui:forse dovremmo fare più sport o perdere peso o aggiustare il tipo di trucco. Oppure professionalmente non siamo abbastanza di successo o non siamo più eccitanti sessualmente. Poco a poco, critica su critica, lo psicopatico indebolisce la nostra autostima. E’ un processo che può completarsi in più mesi o essere molto doloroso e graduale, arrivando ad anni. E’ comunque estremamente efficace. Ci eravamo abituate alle lusinghe e alla validazione. In cosa stiamo sbagliando per non meritarle più? Il senso di chi siamo e la fiducia in noi iniziano a diminuire. E faremo il possibile per riacciuffare la sua approvazione o forse la sua idolatria. Il suo amore.

Morale della favola: se qualcuno è troppo euforico e assillante e ti riserva attenzioni eccessive all’inizio della relazione, generalmente significa che ti aspetta un futuro molto arduo, pieno di critiche e manipolazioni. Quando qualcuno inizia a bombardarti di affetto, non chiedere a te stessa: Come ho fatto ad essere così fortunata? Chiediti piuttosto: Cosa vuole da me? Nel legame psicopatico, la fase dell’idealizzazione, dei complimenti e delle  dichiarazioni di amore selvagge è di gran lunga la più pericolosa perché è così che lo psicopatico ti spinge a far dipendere la tua autostima da lui. Una volta che lo fai, gradualmente e incessantemente ti indurrà a incassare critiche sempre più negative al fine di sgretolare la tua identità e la tua autostima. E’ questa una dinamica che si verifica in tutte le relazioni di uno psicopatico. Non sarai l’eccezione che conferma la regola. Nessuna sarà mai il suo unico, vero amore indipendentemente da quanto lui, all’inizio, l’abbia corteggiata e abbia detto di amarla.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/11/15/the-psychopaths-hook-love-bombing-sex-and-flattery/

Seduzione ipnotica

 

Non mi sorprende che siano in tanti a ritenere – Sandra Brown compresa- che gli psicopatici ricorrano a tecniche ipnotiche per sedurre e controllare le proprie vittime: la ripetizione, il tono di voce magnetico, la concentrazione su di sé e sulla relazione, il contatto visivo diretto, il potere della suggestione. In realtà esistono persino libri che insegnano agli uomini come sedurre le donne facendo ricorso a tecniche di ipnosi. La cosa non mi ha mai colpito più di tanto fino a che non ho assistito personalmente a uno spettacolo di ipnosi.

Secondo la definizione fornita da Wikipedia,  l’ipnosi è “uno stato di trance caratterizzato da estrema suggestionabilità, rilassamento ed elevata immaginazione”. Contrariamente alla credenza popolare, a differenza del sonno, la trance ipnotica non è uno stato incosciente. Le persone sotto ipnosi sono portate, di solito, ad avere una condizione mentale di estremo rilassamento e, allo stesso tempo, di elevata concentrazione, nella quale sono molto suggestionabili e inclini a seguire le istruzioni. Il suo utilizzo a scopo terapeutico è chiamato “ipnositerapia” mentre l’uso che ha come obiettivo l’intrattenimento, come nel caso della dimostrazione a cui ho assistito, è conosciuto come “ipnosi da spettacolo”. Entrambi i processi, come d’altronde la seduzione psicopatica, lavorano in maniera simile nonostante le finalità siano completamente diverse.

L’ipnotista porta il soggetto o il pubblico a uno stato di attenzione sempre più focalizzata e a una corrispondente riduzione dell’inibizione e di consapevolezza periferica. Questa concentrazione così intensa, a sua volta, aumenta la risposta del soggetto alle istruzioni o alle direttive dell’ipnotista. Durante lo spettacolo a cui ho partecipato, alcuni di coloro che si erano offerti come volontari sono stati velocemente eliminati perché troppo coscienti, o almeno non sufficientemente sensibili alle istruzioni dell’ipnotista. Ma altri, comprese persone grandi, hanno iniziato a seguire le indicazioni arrivando a ridere di barzellette non divertenti, a imitare i suoni del rap giapponese (anche senza sapere una parola di giapponese) e (la cosa più ridicola) bofonchiare come polli cibandosi di cereali sparsi immaginariamente sul pavimento.

La parte razionale di me era scettica se questi individui fossero davvero in trance ipnotica o stessero semplicemente partecipando a uno spettacolo, visto che dopotutto si erano offerti volontari ed erano sul palco. Probabilmente alcuni  si stavano solo divertendo. Tuttavia, ripensando alla mia esperienza con lo psicopatico, ho ravvisato alcune similarità che rendono l’idea di trance ipnotica abbastanza pertinente.

Proprio come sono predatori sociali nati – con particolare istinto verso quelli che sono sensibili alle loro avances, allo stesso modo gli psicopatici sono  ipnotisti di talento. Portano le proprie vittime a concentrarsi quasi totalmente su di loro e sulla relazione isolandole dagli altri, scoraggiandole dal perseguire nuove attività e monitorandone  e monopolizzandone il tempo. Usano tecniche magnetizzanti, come fissare negli occhi le prede, parlare loro in modo suadente e con ripetizioni e contare sul potere della suggestione per ottenere quello che vogliono.

Chiunque sia coinvolto con uno psicopatico o altri individui con disturbi della personalità, in fin dei conti, sta rinunciando al controllo sulla propria vita. Trattandosi di predatori e maniaci del potere, gli psicopatici pian piano acquisiscono sempre più padronanza sulle proprie prede. Le tecniche di ipnosi possono essere usate per finalità costruttive o distruttive. Nel caso della seduzione psicopatica, l’obiettivo è chiaramente distruttivo: quello di controllare, manipolare e far male alla vittima,  portandola spesso a ferire anche altre persone.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/12/09/psychopathic-seduction-and-hypnotic-induction/

Il cyberpatico

 

Internet è terra fertile per gli psicopatici, che sono costantemente a caccia di nuove potenziali vittime mentre continuano a intimidire e tormentare quelle precedenti, a volte anche ad anni di distanza dalla chiusura della relazione. Questi individui, che non danno mai vita a legami autentici con nessuno, a volte provano attaccamento intenso nei confronti di alcuni bersagli. Proprio come provano piacere perverso a ferire quelli vicini a loro, così provano analoga perversione a tormentare da lontano vittime precedenti.

Questo è facile da fare con un certo anonimato. I nuovi indirizzi di posta elettronica sono semplici da ottenere e chiunque abbia nozioni informatiche di base è in grado di mettere mano a indirizzi IP. Anche gli IP reindirizzati sarebbero rintracciabili dalla polizia postale, ma spesso le difficoltà sono superiori al risultato. Questo rende difficile per la vittima riferire alla polizia manovre di stalking.

Anche se la vittima non può controllare le molestie ossessive dello psicopatico, può comunque inquadrare il proprio comportamento. Allego un articolo informativo sugli psicopatici di Internet, i c.d. cyberpatici (relenlessabundance.wordpress.com).

Come tutte le personalità psicopatiche, il cyberpatico si stufa facilmente. Cerca di alleviare la propria noia con comportamenti che possano appagare le proprie gratificazioni personali. Internet mette a disposizione un ampio ventaglio di possibilità: chat e discussioni di gruppo, mailing list, social network e svariati portali di comunicazione interpersonale. Il cyberpatico tende a trovare qualcuno che gratifichi i suoi narcisistici bisogni di attenzione. Può passare da una vittima all’altra abbastanza velocemente o rimanere con una vittima per un periodo, a seconda di quanto quest’ultima continui ad appagare la sua insaziabile fame di validazione.

Il predominio e il potere costituiscono caratteristiche ricorrenti delle relazioni sociali delle personalità psicopatiche. Il cyberpatico cerca costantemente di sovrastare e controllare gli altri. Questa forma di predominio può assumere forme diverse:

  • nelle discussioni e nei dibattiti cerca sempre di avere l’ultima parola;
  • cerca di mettere a tacere gli altri chiudendo la discussione con il proprio punto di vista;
  • ricorre a insulti e attacchi per esercitare potere;
  • se sta perdendo la posizione di comando in una discussione, la abbandonerà  e in un secondo momento negherà di averla avuta piuttosto di affrontare qualsiasi tipo di sconfitta o compromesso.

Nelle relazioni personali, le sue richieste di adulazione prendono forme più subdole:

  • farà di tutto per suscitare sentimenti di amore e di devozione negli altri;
  • è solo interessato al brivido della conquista e una volta che la relazione supera la fase iniziale, la noia e il bisogno di diversa validazione lo porteranno a cercare altre vittime;
  • è molto abile a mentire e anche se le bugie vengono scoperte riadatterà la sua versione dei fatti per sembrare credibile, spesso strumentalizzando umiltà e rimorso per uscire dall’angolo. Gradualmente sarà costretto a creare nuovi account e ripulire vecchie tracce.

Le personalità psicopatiche si dilettano a giocare con gli altri con il fine di umiliarli e di esercitare controllo. In altre parole, non cercano necessariamente denaro o sesso; possono semplicemente essere  alla ricerca  del brivido di una nuova connessione, un nuovo gioco. Questo non vuol dire che lo psicopatico sia sempre consapevole di cosa sta facendo. Può anche non rendersi conto di ferire o sfruttare gli altri nella sua richiesta di attenzione e di energia narcisistica. Vuoti e bisogni possono essere così grandi che può esprimersi in manifestazioni di genuina autocommiserazione e in più svariate dichiarazioni di amore e desiderio.

Uno psicopatico tende a fare sempre gli stessi giochi; a non avere alcun interesse reale nei confronti del tuo stato emotivo e a non avere vera empatia (anche se può avere un desiderio profondo di provarla). Conseguentemente, sono pochi psicopatici a essere veri stalkers. Non connettendosi emotivamente con gli altri, una volta che la relazione perde vigore  passano con semplicità alla prossima persona in grado di richiamare il proprio interesse. L’aspetto più frustrante della fine della relazione con uno psicopatico è la mancata consapevolezza, da parte sua, che la relazione si sia mai svolta.

Gordon Banks, nel suo saggio su Don Giovanni, racconta che questa personalità “Non dà amore reale, anche se è abbastanza capace di ispirare amore di un certo grado negli altri”. Naturalmente, quando la relazione finisce, la cosa significa molto poco per il cyberpatico, che si raffredda in fretta (qualche volta può essere brutale) ma la vittima si ritrova scioccata, devastata o seriamente traumatizzata. L’aspetto perverso di questo schema è che la personalità psicopatica può “psicoanalizzare” le vittime dipingendole come pazze, ossessive e persino deliranti (rinforzando il proprio potere e ponendosi come la figura “razionale” ed equilibrata della relazione).

La maggior parte dei cyberpatici non è costituita da criminali che uccidono, stuprano e compiono altri crimini che siamo soliti associare con i tipici Psyco dei libri e del cinema. Piuttosto, tendono ad ingannare, mentire e tradire. Le loro manipolazioni possono sfociare in confessioni apparentemente sincere e a successive revisioni dei propri racconti. Spesso, purtroppo, saranno i primi a credere  alla propria versione dei fatti.

Un cyberpatico terrà la propria vittima legata all’amo fino a quando lei continuerà ad appagare il suo bisogno narcisistico di devozione e approvazione. Comunque, il teatrino è destinato a finire nella fase in cui le coppie normali trovano stabilità dopo l’infatuazione. Oppure finisce quando il cyberpatico semplicemente si stufa della vittima del momento e ha bisogno di uno stimolo più fresco.

Cosa può attrarti inizialmente:

  • può sembrare straordinariamente disinvolto, affascinante ed stimolante;
  • il suo comportamento provocante potrebbe inizialmente sembrare coraggioso, audace o sicuro di sé;
  • ti punta e ti fa sentire come se fossi al centro del mondo;
  • insisterà che la vostra relazione supera tutte quelle precedenti – tu sei la prima persona che lo ha veramente capito, la migliore amante che abbia mai avuto, l’unica con cui sia mai stato onesto e che con te è veramente se stesso (lo potrà credere anche lui, visto che non ha ricordi di altre relazioni);
  • anche se ha tradito in altri momenti, con te non si porrà mai il problema. Tu sei speciale e con te non ci sarà mai disonestà;
  • può apertamente o subdolamente giustificare il suo predominio su di te come una specie di privilegio;
  • può creare un senso di intimità (una specie di “io e te contro il mondo”).

Tratti psicopatici che potrebbero allertarti:

  • mancato allineamento alle regole sociali (es. tendenza a parlare o a comportarsi per colpire gli altri, comportamento insistentemente provocatorio);
  • tendenze ingannevoli, bugie, creazione di multipli alias;
  • modi umilianti e insulti;
  • arroganza, senso di diritto, ego gonfiato;
  • tendenza a psicoanalizzare gli altri, specialmente le ex, dipinte come ossessive o pazze;
  • banalizzazione di incidenti precedenti in cui ha ferito, trattato male o ingannato gli altri;
  • mancanza di empatia, di senso di colpa o di rimorso per precedenti cattivi comportamenti nei confronti di altre vittime;
  • inesistente o limitato circolo sociale;
  • seria malattia mentale o psicosi in famiglia; legami familiari tesi o inesistenti.

 

Se sei stata con uno psicopatico:

  • scappa appena puoi, più velocemente possibile;
  • non cercare di parlare con lui della relazione, non sarà in grado di dar vita a un dialogo costruttivo;
  • se provi a smascherarlo, tieni presente che ti risponderà con rabbia, minacce, cattiveria, umiliazioni o con tentativi di screditarti e denigrare la tua reputazione;
  • rassegnati al fatto che difficilmente recupererai qualcosa a meno che tu non sia protetta legalmente;
  • non ti dare la colpa di non aver riconosciuto prima i segnali;
  • vai in terapia appena possibile: il trauma conseguente a questi incontri può essere durevole e profondo;
  • se possibile, metti in guardia altri della tua esperienza;
  • tieni presente che farà il possibile per dipingerti come irrazionale o totalmente pazza, così potrebbe essere inutile avvertire i suoi amici e le vittime più recenti;
  • metti i remi in barca e tieniti lontana da qualsiasi contatto futuro.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/12/26/internet-predators-the-cyberpath-and-cyberstalking/

Il messaggio di Coraline

Finora abbiamo visto come le qualità positive dello psicopatico siano finte. Come spiega lo psichiatra Hervey Cleckley, questo soggetto si appoggia a una maschera di integrità per fingere di essere del tutto umano:

Per quanto veloce e razionale una persona possa essere e per quanto acuto ed eloquente sia il suo maestro, non può esserle inculcata la consapevolezza di quello che non riesce a sentire. Può imparare a usare le parole ordinarie e, se è molto intelligente, anche quelle straordinariamente vivaci ed espressive per farsi capire. Imparerà anche a riprodurre appropriatamente tutta la pantomima delle emozioni; ma, come ha detto Sherrington riguardo all’animale decerebrato, il riflesso non passa”. (The Mask of Sanity).

Quando la realtà viene a mancare, tutto ciò con cui si resta è pura illusione. E’ precisamente questo il messaggio di Coraline, il famoso libro per bambini da cui è tratto l’omonimo film, da cui anche gli adulti hanno molto da imparare. Coraline è una ragazzina con una vita familiare ordinaria. Come la maggioranza dei suoi coetanei, trova molte cose sbagliate nei genitori: la mamma non ha tempo di cucinare e la cucina del padre lascia molto a desiderare. Entrambi i genitori, pur volendole bene, sono troppo occupati con il loro lavoro per darle tutte le attenzioni che vorrebbe. Un giorno, mentre sta esplorando i dintorni della sua nuova casa, Coraline scopre una piccola porta segreta nel muro. Una volta aperta, entra in universo alternativo, con versioni dei genitori perfettamente identiche a quelle reali. In questa famiglia parallela, ogni cosa gira intorno alle passioni di Coraline e soddisfa i sui gusti. La nuova mamma prepara solo i piatti che lei preferisce. Il suo nuovo papà suona il piano solo per lei e pianta un bel giardino che, visto dall’alto, somiglia al viso di Coraline. I vicini la intrattengono con un meraviglioso spettacolo di circo.

Ma, a quanto pare, questo magico mondo è completamente finto, l’opposto di quello che sembra all’inizio. E’ la creazione di una strega maligna che adesca le persone approfittandosi della loro insoddisfazione della realtà e promettendo una vita ideale. In verità, vuole succhiare loro la vita. Perché? Perché lei si diletta a controllare gli altri e fare giochi mentali. Ti ricorda qualcosa? Dal momento che tutto, nei film per bambini, finisce bene, Coraline riesce a fuggire giusto in tempo per salvare se stessa e i propri genitori. Realizza che le imperfezioni della vita reale, quando si è in compagnia di persone amabili, sono di gran lunga preferibili a qualsiasi ideale illusorio creato da quelli che vogliono controllarti e distruggerti.

Come dimostra anche la storia di Coraline, gli psicopatici non mentono solo attraverso omissione e commissione. Più precisamente, mentono su chi sono e su cosa vogliono fare con te una volta che ti attaccherai a loro emotivamente e investirai in qualsiasi cosa ti abbiamo promesso all’inizio. La loro identità nella sua completezza è una menzogna e lo stesso vale per le loro buone intenzioni. Tutte le loro relazioni sono basate sull’inganno. Ti attraggono con l’illusione di amore e compatibilità solo per colpirti ripetutamente alle spalle;fingono di sostenere i tuoi obiettivi di vita mentre subdolamente li sabotano o apertamente ti scoraggiano a perseguirli; fanno finta di tenere alla tua famiglia e ai tuoi amici solo per isolarti da loro; simulano riguardo per i tuoi interessi solo con il fine di restringere la gamma delle tue attività e farti concentrare in modo completo e servile su di loro. Quando hai a che fare con la natura umana, ricorda il vecchio proverbio richiamato da Cleckley nella Mask of Sanity, così piacevolmente espresso da Coraline e che non mi stancherò mai di ripetere in questo blog: ciò che sembra troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2010/11/11/psychopathy-and-the-story-of-coraline/

Triangolazioni perverse

Se ti sei innamorata di un bastardo, può confortarti il fatto che sei in buona compagnia. Anche le stelle di Hollywood e le icone della musica, che hanno un’ampia scelta di uomini, si vanno a prendere dei cialtroni. Per ricordare solo uno degli scandali dello spettacolo, LeAnn Rimes ha lasciato il marito, Dean Cheremet, per Eddie Cibrian, un uomo descritto da molti come un “traditore seriale”. Nel 2009 questa notizia ebbe notevole risonanza nel mondo del gossip; portò addirittura il direttore di Shape Magazine a doversi scusare per aver messo la cantante in copertina. Non c’è bisogno di dirlo, LeAnn Rimes non è una vittima innocente. E, visto che Eddie Cibrian, a quanto si racconta, già la tradiva con la ex moglie e la ex amante, prevedo che sarà lui a spezzare il cuore di lei e non viceversa.

Molte donne che lasciano compagni onesti per donnaioli vaganti finiscono, in verità, con il pentirsi. Il nuovo diventa sempre vecchio. Una volta che la conquista è messa a segno, i tipi “alla Casanova” si stancano rapidamente delle relazioni e guardano altrove. Anche cedere al loro stile di vita dissoluto può non bastare.

Gli psicopatici sanno individuare debolezze e vulnerabilità specifiche di ciascuna persona. Se ti va bene l’idea di una relazione aperta e reputi sprezzante qualsiasi concetto “borghese” di fedeltà, considerandola soporifera e convenzionale, stai serena che lo psicopatico troverà altre simpatiche modalità per ingannarti, ferirti e punirti con cattiveria. Dopotutto, cosa conta davvero nella tradizione libertina? Non tanto il piacere in sé, ma la gratificazione ottenuta attraverso l’inganno, la sofferenza e il dolore di qualcun altro. Basta leggere qualcosa di Laclos e di De Sade.

Vale la pena leggere il romanzo del diciottesimo secolo sulla seduzione psicopatica dal quale è tratto il nome del mio libro, Relazioni Pericolose, e di questo blog o, almeno, vedere il bellissimo film con John Malkovich e Glenn Glose. In una scena particolarmente pungente, riportata nell’immagine in testa a quest’articolo, lo psicopatico Valmont scrive lettere d’amore a un’amante sulla schiena nuda dell’altra: una corruttibile donna che lui ha sedotto e traviato da giovanissima, che apprezza la perversione e collude con il suo libertinaggio.

Come previsto, lei si ritroverà ugualmente devastata. Non è solo il sesso che gli psicopatici e gli altri cialtroni vanno cercando, né il predominio. E’ il potere alle spese di un altro. Per un individuo disturbato, maniaco del controllo, non c’è niente di più allettante che esercitare potere sugli altri attraverso la triangolazione: sbandierando, cioè, le nuove relazioni alla ex e creando rivalità e gelosia tra le varie conquiste.

Sentendosi sommerse da una valanga di attenzioni, le prede più fresche spesso partecipano a questi sfoggi di perfidia. Come ho spiegato in altri articoli sulla manipolazione e l’abitudine a mettere le donne una contro l’altra, queste ostentate effusioni non hanno nulla a che vedere con l’affetto e l’amore. Significano solo usare i bersagli del momento per far arrabbiare e ferire quelli di prima. Senza generare sofferenza negli altri, gli psicopatici e gli altri mascalzoni non si godono il controllo sulle donne. Essi usano nuove vittime per spargere sale sulle ferite di quelle precedenti, proprio come useranno vittime future per far male a quelle correnti.

La logica sottostante è quella della triangolazione, proprio come nel brano How you like me now? di The Heavy. E ora, che sai che ti ho tradita e rimpiazzata, quanto ti piaccio? La risposta più ovvia a questa stupida domanda da parte di chiunque non sia disturbato sarebbe: mi piaci meno. O, ancora meglio: ti detesto di più.

Uno psicopatico non può capire che è lui che tu rifiuti e che non importa quale altra donna (o uomo) lui attrae e cosa vuole fare della sua vita professionale o personale. Niente e nessuno può far sembrare bella una persona completamente priva di qualità umane e di anima. La triangolazione può solo scoprire ulteriormente la profondità della sua depravazione.

Anche quelle che credono alla campagna di denigrazione nei confronti della ex e accettano il ruolo di nuove compagne nella triangolazione di turno, di solito non si divertono tanto a fare il bersaglio quando il processo, inevitabilmente, comincia da capo. Un seduttore psicopatico non può essere felice con nessuno, nemmeno con le sostenitrici e veneratrici più convinte. Non importa quanto loro lo amino; ciò che conta è che lui è fondamentalmente incapace di vero amore. Prima o poi, troverà il modo di umiliare anche loro, come ha fatto con tutte le donne precedenti.

Che tu ci creda o meno, nella vita si raccoglie ciò che si semina. Ciascuna preda alla fine sarà colpita alle spalle da un’altra preda, che lo psicopatico userà per macchinare contro di lei. Questo schema, che vediamo venir adottato in modo ripetitivo, mi porta a domandarmi: perchè così tante donne scelgono uomini bastardi? Ecco le prime cinque ragioni che mi vengono in mente:

  • All’inizio sono molto romantici. Molto di più delle brave persone. I mascalzoni sono impulsivi, in cerca di emozioni ed esperti nell’arte della seduzione. Sanno perfettamente cosa fare e cosa dire per far perdere la testa alle donne.
  • Sono bugiardi disinvolti. Sanno come dire ciò che le donne vogliono ascoltare. Una brava persona dice con onestà quando non stai bene o hai messo su un paio di chili. Un bastardo, invece, ti lusingherà come se fossi buona come il pane (ma ti sminuirà con l’altra su cui sta cercando di fare colpo).
  • Sono provocanti. Troppo spesso le donne confondono il sesso con l’amore. Ricorda, tuttavia, che attrazione non vuol dire legame. Solo perché un uomo vuole fare l’amore in continuazione non significa che tenga a te. Tra l’altro, è raro che l’attrazione fisica resti intensa una volta che si passa dalla relazione al matrimonio.
  • Le donne si compiacciono e si prendono in giro da sole. Vogliamo davvero credere che siamo l’eccezione che conferma la regola. Ovvio, l’uomo che amo può aver tradito la sua ex moglie e dozzine di altre donne, ma con me non lo farà. Perché? Perché la nostra relazione è unica e perché io sono speciale. E’ probabile che le cose non stiano proprio così: ciò che ha fatto alle altre a causa tua alla fine lo farà a te a causa di altre. Ricorda le mie parole: assisterai a questa dinamica nel giro di qualche anno (al massimo), quando lui userà qualcuna per ferirti proprio come ha usato te per ferire la sua ex moglie.
  • Le donne amano le sfide. Domare un playboy è come montare un cavallo selvaggio. Può essere pericoloso e generare agitazione, ma è pur sempre molto stimolante. Una cosa da ricordare sempre è che, purtroppo, la passione è passeggera. Avere a che fare con un compagno che mente in continuazione, tradisce e si comporta in modo da dover sempre trovare giustificazione a tutto diventa presto molto pesante, prevedibile e noioso. Molto più noioso, in realtà, di interazioni con uomini che hanno un buon carattere e profondità emotiva.

Dal momento che le donne non sono provviste di giudizio impeccabile quando si innamorano, può essere vero che le brave persone arrivano ultime. Tuttavia, se preferisci un cialtrone a una persona per bene (o addirittura a rimanere single), sarai la sola ad arrivare ultima. Il mio consiglio? Scegli un compagno amabile perché la relazione con un mascalzone psicopatico è destinata a non funzionare.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/12/13/psychopaths-jerks-and-triangulation/

Il potere del no

Gloria Steinem, la famosa attivista dei diritti delle donne, una volta disse: “La verità vi renderà liberi. Ma prima vi farà arrabbiare”. Nulla si adatta meglio alle donne che amano gli psicopatici. E’ difficile accettare che una verità così triste riguardi la persona verso la quale abbiamo investito tanto tempo, energia ed emozioni;  è duro digerire che non si è mai state amate perché gli psicopatici non possono amare nessuno; che quella che si pensava una relazione vera, basata sull’affetto reciproco, non è altro che una truffa costruita su una montagna di bugie che si può anche non aver scoperto nella sua interezza. Infine, è difficile accettare che il male puro esiste, perché si vuole credere che tutti gli esseri umani siano capaci di provare rimorso, affetto, attaccamento, senso di miglioramento personale e riscatto.

Purtroppo, con uno psicopatico, tutto quello che è difficile da mandar giù è reale. Solo quando si affronta questa realtà si può iniziare a raccogliere i pezzi della propria esistenza e a guarire dal dolore. Tutti i meccanismi di difesa psicologici che ci hanno fatto adattare alla vita anormale con lui – negazione, autoinganno, doppio-pensiero, senso di colpa, soffocamento, illusione, idealismo, paura, solitudine, apparenza e fantasia-  devono esseri presi di petto e affrontati con coraggio. La maggior parte di questi predatori sceglie vittime che collaborano. Questo non significa che hai meritato il maltrattamento ricevuto, ma che hai la facoltà di mettere un punto. La battaglia contro lo psicopatico è, soprattutto, una battaglia contro tutto quello che, dentro di te, è stato investito nella vita con lui.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2010/12/10/the-truth-will-set-you-free-but-first-it-will-piss-you-off/

Tortura psicologica

 

Gli psicopatici non si limitano a generare sofferenza in quelli che girano loro intorno. Prima li illudono in modo che la caduta, dolorosissima, li mandi in mille pezzi. Più in alto uno psicopatico ti porta durante la fase dell’idealizzazione (quando ti riempie di lusinghe, regali e dichiarazioni di eterno amore), più in basso aspettati di cadere ai suoi occhi durante la fase di svalutazione, quando ti isola dai tuoi cari, indebolisce la fiducia in te stessa e ti critica sia direttamente che con gli altri.

Ricorro a un’analogia per illustrare la crudeltà sottostante il comportamento psicopatico. Immaginate il seguente scenario: un ragazzo riceve un cucciolo per Natale. Lo accarezza, lo nutre, lo coccola, ci gioca e di notte lo fa persino dormire con lui. Poi, sei mesi dopo, dopo che il cucciolo si è affezionato e si aspetta di ricevere solo cure e attenzioni, il ragazzo prende un coltello e lo fa fuori per puro divertimento. E’ esattamente quello che fa uno psicopatico, quantomeno a livello psicologico, a qualsiasi persona si leghi sentimentalmente a lui. In modo attento crea aspettative di onestà e amore reciproco. Poi, la pugnala alla schiena adottando il classico schema di inganno e abuso.

Lasciatemi fare un secondo esempio, ancora più calzante. Ricordo, molti anni fa, di essere rimasta sconcertata quando lessi dello stupro di donne bosniache ad opera di uomini di origini serbe. Ciò che mi sconvolse di più fu la storia di un soldato serbo che salvò una ragazza bosniaca da uno stupro di gruppo ad opera di suoi conterranei. La prese con sé, la nutrì, la protesse e le parlò in modo rassicurante e tenero per alcuni giorni. Una volta che si assicurò la sua fiducia e gratitudine, la violentò e la uccise. Dopodiché si vantò delle proprie imprese con la stampa internazionale.

Un grado di sadismo psicologico di tal genere supera quello dei bruti che stupravano e uccidevano le donne senza fingere interesse e cortesia. Ciò che ha combinato il soldato è più infido, ambiguo e perverso. Almeno dal lato emotivo, tutti gli psicopatici si comportano in questo modo con le proprie compagne: si accaparrano amore e fiducia di queste ultime solo per provare il sadico piacere di far loro del male. Ogni volta che si perdona il loro comportamento e li si riaccoglie nella propria vita,  avvertiranno la contentezza di aver riguadagnato la nostra fiducia in modo da poterci ferire ancora. Gli psicopatici si dilettano nella tortura psicologica per la stessa ragione dei regimi totalitari: devastare il tuo corpo e il tuo spirito; averti completamente a loro disposizione e sotto il loro controllo.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/06/10/psychopaths-and-psychological-torture/

Anna Karenina insegna

Uno dei miei romanzi preferiti, nonché ispirazione di The Seducer, è il classico di Tolstoj Anna Karenina. L’opera del dicianonnovesimo secolo esplora non solo le insidie della seduzione, ma dimostra anche cosa accade quando una persona cerca nella vendetta le risposte all’infelicità e all’ingiustizia. L’epigrafo di Anna Karenina recita: A me la vendetta; le renderò il dovuto.

Alla fine, Anna sacrifica la propria famiglia, il figlio e la propria reputazione per rincorrere l’utopia della felicità con il suo amante, Vronsky. Alla fine si ritrova infelice, respinta dalla sua famiglia, dal suo ambiente sociale e sola con un uomo che perde velocemente interesse in lei. Tuttavia, a differenza di Michael, il protagonista del mio romanzo The Seducer, Vronsky non è un predatore psicopatico. E’ più un dandy; oggi diremmo un playboy. Non procura sofferenza intenzionale e non prova cattiveria nei confronti di Anna, come farebbe uno psicopatico. Ma, come del resto fa Anna, Vronsky non guarda oltre i desideri e le passioni del momento. Con il suidicio Anna pensa di poter far pagare a Vronsky il dolore che le ha cagionato. Non essendo psicopatico, Vronsky soffre, ma non come la famiglia di Anna, specialmente come il figlio che lei ha abbandonato. Per Anna Karenina, e men che meno per le  vittime degli psicopatici, la vendetta non è la giusta risposta.

Come abbiamo visto, gli psicopatici generano consapevolmente dolore negli altri. Sono predatori sociali maligni che adocchiano vittime per usarle, umiliarle e distruggerle. Mentre Vronsky saluta la morte di Anna con tristezza e anche con rabbia, un seduttore psicopatico trarrebbe soddisfazione e trionfo da un evento del genere. Si sentirebbe come se avesse chiuso la partita con l’annientamento totale della sua vittima. Come non è una risposta il suicidio, non lo è alcun altro atto di vendetta. Gli psicopatici prosperano nelle litigate, negli scontri e nelle guerre feroci con le ex. Per esempio, a loro piacciono le lunghissime battaglie per l’affidamento e usano i propri figli come arma contro le ex mogli o come strumenti per ottenere benefici economici. I forum di recupero da violenze familiari sono pieni di testimonianze strazianti: alcune vittime perdono del tutto l’affidamento e il diritto di visita che consente loro di vedere i propri figli.

In questi casi è difficile non sentirsi risentite e piene di propositi di vendetta.  E’ duro resistere alla voglia di giustizia a tutti i costi e rinunciare a imbarcarsi in lunghe battaglie legali con ex disturbati. In modo analogo, coloro che sono state derubate di significativi importi di denaro tentano, a ragione, di recuperare le proprie perdite. A volte gli sforzi sono ripagati; in altre lo psicopatico ha il denaro, la fortuna o il sistema giudiziario dalla propria parte.

Una delle lezioni più dolorose che si imparano con la maturità è che la vita non è sempre imparziale. Le vittime possono e dovrebbero tentare di ottenere giustizia contro le azioni illegali e scorrette dello psicopatico. Tuttavia, una volta che quel processo esaurisce la propria corsa e fallisce, si dovrebbe imparare a mettere una pietra sopra alle perdite e abbandonare il campo prima che le risorse finanziarie e l’energia emotiva si esauriscano in futili battaglie. Non prendere il muro a capocciate: vai avanti e, quando è possibile, apri il prossimo portone.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/12/10/the-lesson-of-anna-karenina-vengeance-is-mine-i-will-repay/

Perdono e accettazione

 

Qualsiasi vittima di un predatore psicopatico deve vedersela con un forte carico di rabbia e risentimento. Ci si sente tratte in inganno dalle bugie, dal tradimento, dalla manipolazione costante, dalla maschera di integrità nella sua interezza. Tutto ciò che riguarda la relazione che consideravamo reale e basata su amore vero si rivela una finzione. La persona che credevamo di conoscere e di amare non è quella che pensavamo. Ci ritroviamo ad amare un’illusione, una maschera e, alla fine, solo una fantasia di amore, invece che una persona reale e una vera relazione. Così, i sentimenti di rabbia e di tradimento costituiscono i regolari postumi della relazione tossica con uno psicopatico. Regolari, ma pesanti. E’ difficile portare il carico di così tanta rabbia. Spesso ci viene consigliato di perdonare, se non di  dimenticare l’accaduto. Il perdono prende le sembianze di un ideale religioso ed etico simile, in qualche modo, al concetto altrettanto esemplare di amore incondizionato. La psicologa Janis Abrahms Sprin, autrice di How Can I Forgive You? The Courage to Forgive, The Freedom Not To (Come posso perdonarti? Il coraggio di perdonare, la libertà di non farlo, 2005), sostiene che il perdono, come l’amore, non può essere automatici. E’ qualcosa che si guadagna, basato sulla reciprocità tra la persona davvero pentita e quella che perdona. Dal momento che gli psicopatici procurano dolore volontario e mancano di coscienza – e quindi di qualsiasi rimorso-, come fa la nozione di perdono ad applicarsi a queste relazioni? Nell’articolo riportato di seguito, Abrahms Spring riflette su una concezione più sensata di perdono: quello che si guadagna.

Quasi tutto ciò che è stato scritto sul perdono pontifica sui motivi per cui le parti lese dovrebbero perdonare: il perdono è salutare e la gente di cuore perdona. Sono ritornelli diffusi. Ma nella mia esperienza clinica più che trentennale (dedicata soprattutto alle coppie che cercano di ricucire crisi provocate da infedeltà) ho riscontrato che quando si provoca sofferenza e non si è seriamente determinati a rimediare, la parte lesa non risponde ai suggerimenti di clemenza. La cosa ha un senso: perché fare la predica alla parte ferita? Perché non rivolgersi invece a chi ha sbagliato invitandolo a guadagnarsi il perdono?

Quando chi è ferito è spinto a perdonare un trasgressore impenitente, noto che la reazione è di tre tipi:

  • Si rifiuta di perdonare e insiste, “Il perdono può essere sublime, ma non è per me”. Sceglie di non perdonare e di vivere in uno stato di astio, odio e mortificazione e sappiamo che questo non fa bene.
  • Gli è stato insegnato a perdonare; ci prova, ma dentro di sé continua a elaborare il tradimento: fa qualcosa che non sente.
  • Sostiene di perdonare ma, in realtà, lo fa meno di quanto dica.

Secondo me, esiste un’opzione intermedia nelle dinamiche del perdono o della guarigione da sofferenze relazionali. Qualcosa che si pone tra l’astratto, illuminato concetto di perdono “puro” (senza chiedere niente in cambio), e la secca e fredda intransigenza.

Chiamo questa alternativa “accettazione”: non si tratta di perdono, ma di un rimedio alternativo elaborato dalla parte lesa per sé e dentro di sé. Non si chiede nulla alla parte che ha sbagliato, il che va bene perché in questa condizione quelli che procurano sofferenza non hanno nulla da offrire. Quando si fa male a un altro e non ci si rammarica, né si intende riparare in modo significativo, non è compito della parte ferita perdonare (chiamo questo tipo di perdono “economico”). Lo è, invece, riprendersi e guarire.

Quello che chiamo “perdono genuino” è riservato a chi fa un errore e ha il coraggio e il carattere di chiedere davvero scusa. Funziona un po’ come l’amore: può capitare di amare da soli; tutti ci siamo passati. Ma non è più sano, appagante e rasserenante amare qualcuno che merita il nostro sentimento e che ci tratta con riguardo?

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/10/29/how-can-i-forgive-you-the-courage-to-forgive-the-freedom-not-to/