Se vedete che non ci arrivate, chiedete aiuto

Dalla presentazione di Relazioni pericolose, mercoledì scorso, è uscito un monito chiaro e diretto a tutte le vittime di rapporti burrascosi e sofferti: se vedete che non ci arrivate, chiedete aiuto.

Troppo spesso si fa confusione tra i disordini psicologici di un compagno/a e le proprie debolezze. La conoscenza della psicopatia e dei disturbi della personalità è straordinariamente importante e salvifica e ritengo che costituisca lo strumento più valido per mettersi al riparo dalle trappole delle dinamiche relazionali tossiche e malsane. Comprendere i meccanismi di manipolazione e di plagio attraverso cui, spesso, si perde la sicurezza in se stessi, e di conseguenza la propria fiducia e autostima, costituisce la prima forma di impermeabilizzazione a dinamiche relazionali malate e disfunzionali, sia con riferimento ai rapporti genitoriali e filiali, che a quelli sentimentali, amicali o professionali. Attenzione però a non sottovalutare le proprie “corresponsabilità”. Spesso si tende a etichettare come “disturbato” o “disturbata” un compagno o una compagna che semplicemente non ci vuole o decide di andarsene per la propria strada. Dal momento che non sono tutti schietti, onesti e trasparenti, è possibile che non ci venga detto apertamente, ma spesso i fatti parlano più delle parole.

Se abbiamo a che fare con un Dongiovanni, non è detto che sia psicopatico. Ovviamente non sarà il compagno ideale di una donna gelosa, né lei sarà adatta a lui. Il problema è che spesso ci si ritrova a giocare con le proprie contraddizioni e si vuole per forza cambiare la natura degli altri senza fermarsi a considerare che il problema è prima di tutto nostro e non dell’altra persona.

Se abbiamo incontrato un bugiardo seriale, non è detto che sia un narcisista maligno. L’inganno fa parte del mondo animale, è una necessità adattiva, viene utilizzato per sopravvivere e difendersi dai predatori: camuffamento e mimetismo difensivo ne sono la prova. Quando due gruppi di scimmie sono in conflitto tra loro, quelle che sono in difficoltà tendono a emettere un suono di allarme contro il leopardo e inducono tutte le altre a salire sugli alberi, riuscendo in tal modo a interrompere la lotta, anche se nei dintorni il leopardo non c’è mai stato. Ovviamente il bugiardo seriale non sarà il compagno ideale di una donna sincera e trasparente, né lei sarà adatta a lui.

Essere un Peter Pan non significa soffrire di un disturbo borderline. Se a cinquant’anni suonati non ci si vuole assumere doveri e responsabilità e si preferisce fare il giro delle scuole piuttosto che stare in famiglia, non è una questione psichiatrica. Ovviamente una donna matura non potrà intestardirsi con un uomo del genere, né lei sarà adatta a lui.

Autocritica, obiettività e lucidità sono alcuni dei capisaldi del proprio equilibrio emotivo. Se mancano, saremo portati a confondere le nostre debolezze e i nostri desideri frustrati
con le colpe e le mancanze dell’altro. Secondo Paolo Cianconi, intervenuto a conclusione della presentazione, “i prodotti della democrazia sono derivati da percorsi antichi che nell’ultimo secolo hanno dato frutti importanti per i cittadini. Le mentalità delle persone, incluse molte donne, purtroppo non sono altrettanto moderne per capire e usufruire di questi prodotti. Come per altre situazioni nella globalizzazione, per l’ignoranza di cosa accade alle nostre società e agli individui è facile che si ricorra a spiegazioni semplici come l’uomo nero, lo psicopatico/a, il narcisista. In realtà, la maggior parte delle donne e degli uomini del blog che ho avuto modo di incontrare avevano tratti psicologici da dipendenti o si sentivano intrappolati in una relazione perversa, o erano presi da false convinzioni e timori come ad esempio che se avessero perso quella persona non ne avrebbero incontrata un’altra. Queste persone continuavano, quindi, a volere una relazione malata, a mantenere attivo un circolo perverso di potere che loro stessi alimentavano attivamente. Considerato quanto detto sino ad ora,  ci sono poi anche le persone in malafede e i cattivi. È obiettivamente difficile, in questi tempi, mantenere relazioni e legami e c’è chi si approfitta e chi è vittima. Le persone possono trovarsi in difficoltà e essere confuse, vulnerabili. Valutare le situazioni, saper cosa pensare o cosa fare puó essere difficile. A volte c’è bisogno di consulenti psicoterapeuti, medici, avvocati, forze dell’ordine, magistrati eccetera. Se vedete che non ci arrivate, chiedete aiuto“.

Astra

Sopravviverò

Il booktrailer di Relazioni pericolose è a mio avviso bellissimo: le immagini di quelle donne eteree e danzanti si adattano perfettamente all’idea della rinascita, della resilienza e della sopravvivenza a una relazione tossica e dolorosa.

Ma ancora di più delle foto, ciò che è davvero perfetto è il testo del brano I will survive (Sopravviverò) di Gloria Gaynor, del quale riporto di seguito la traduzione.

All’’inizio avevo paura, ero pietrificata
continuavo a pensare che non avrei potuto vivere senza di te al mio fianco
ma poi ho passato così tante notti pensando a quanto ti eri comportato male con me
E sono cresciuta forte, ho imparato ad andare avanti

E così sei tornato, dallo spazio
sono semplicemente entrata e ti ho trovato qui con quello sguardo triste sul tuo viso
avrei dovuto cambiare quella stupida serratura
avrei dovuto farti lasciare le chiavi
se avessi saputo anche solo per un secondo che saresti tornato a darmi fastidio

Và, adesso và via, esci dalla porta
và a farti un giro perchè non sei più il benvenuto qui
non eri tu quello che ha cercato di ferirmi con un addio?
pensavi che sarei crollata? pensavi che mi sarei buttata giù e sarei morta?
oh no, non io! sopravviverò
oh finché saprò come si ama so che resterò viva
ho tutta la mia vita da vivere, ho tutto il mio amore da dare
e sopravviverò, sopravviverò…
Hey, Hey!

Ho usato tutte le mie forze, non potevo crollare
e ho provato a mettere insieme i pezzi del mio cuore spezzato
e ho passato cosi tante notti dispiacendomi per me stessa,
piangevo, ma ora tengo alta la testa
e mi vedrai, sono una persona nuova
non sono più quella ragazzina incatenata ancora innamorata di te,
e così ti senti di passare a trovarmi e ti aspetti che io sia libera,
ora sto conservando tutto il mio amore per qualcuno che mi ami

Và, adesso và via, esci dalla porta
và a farti un giro perchè non sei più il benvenuto qui
non eri tu quello che ha cercato di ferirmi con un addio?
pensavi che sarei crollata? pensavi che mi sarei buttata giù e sarei morta?
oh no, non io! sopravviverò
oh finché saprò come si ama so che resterò viva
ho tutta la mia vita da vivere, ho tutto il mio amore da dare
e sopravviverò, sopravviverò… oh

Provate ora a riguardare il booktrailer ascoltando le parole di I Will Survive. Non sono perfette?

Astra

Scusa, anima mia

Pubblichiamo una lettera davvero intensa e toccante che una lettrice del blog scrive a se stessa nel giorno di San Valentino.

Oggi mi voglio scrivere una lettera , forse perché è San Valentino , forse perché è tanto che andava scritta .

Sai devo chiederti scusa anima mia per tutte le volte in cui ti ho mancato di rispetto, per tutte quelle volte in cui non ti ho amato.
Ti chiedo scusa per quella volta in cui ho permesso che qualcuno ti offendesse senza motivo e perché non ti ho portato lontano da lui ma anzi me ne sono presa cura , dimenticandomi di te che soffrivi in un angolo e ti lamentavi. Ma io ero sorda e non ti udivo .
Ti chiedo scusa per quella volta in cui all’ennesima bugia non ho detto ” basta , via di qua” ed ho continuato a rimanere mentre qualcuno allargava con le menzogne quelle vecchie nostre ferite che solo noi conosciamo .
Ti chiedo scusa per quando ti ha lasciato improvvisamente nel silenzio che ti dilaniava e risuonava dentro , impaurendoti, terrorizzandoti, come fossi una bambina lasciata nel vuoto ed al freddo .
Ti chiedo scusa per quando costui è poi tornato ed ha ricominciato a prenderti in giro ed io , ancora una volta , non ti ho condotto via da lui ma ti ho tenuta incastrata nella sala delle torture.
Ti chiedo scusa per quando ti sei persa , vinta da violenze che non meritavi e non capivi, inascoltata da me che avevo il dovere di salvarti , e sei crollata , senza più forze , senza più sogni , senza più niente .
Ti chiedo scusa per quando ti ho condannato a vestirti di calze e pizzi per compiacere chi ti violentava nella tua delicatezza , con un ghigno nascosto dietro a vacue parole d’amore .
Ti chiedo scusa per quando non ti ho protetto dai tradimenti e dalle illusioni a cui tu , più sana di me , non credevi più ma a cui io ero agganciata .
Ti chiedo scusa perché ho consentito al buio di spegnere la tua luce , sottoponendoti a torture che un giorno ti hanno fatto desiderare la morte . Tu che la vita la amavi tanto , forse più di me . E ti ringrazio anima mia perché tu non ti sei arrabbiata con me , tu non mi hai tradita come ho fatto io con te , ma hai racimolato tutta quella poca forza che avevi e mi hai condotto tu via , tu mi hai portata in salvo , lontano da quel mostro a cui avevo consegnato entrambe .

Ora ti amo anche io come mi ami tu e ti prometto che non accadrà più. Ti prometto che nessuno si avvicinerà a noi per farci del male e che se si avvicinerà , stavolta lo saprò riconoscere e mandare via.

M.

Relazioni Pericolose, ripartiamo da qui

Adesso il blog Relazioni Pericolose ha anche il suo libro. Da quel giorno di settembre del 2015, quando finii di divorare Dangerous Liaisons in inglese e cercai su Linkedln di mettermi in contatto con l’autrice dall’altra parte del mondo, è passato un po’ di tempo. In quell’occasione Claudia Moscovici mi rispose un po’ titubante. Con la solita diffidenza di chi è uscito da una storia con uno psicopatico e non si fida più tanto degli altri esseri umani, soprattutto se sconosciuti, la Moscovici mi disse subito che le molteplici attività negli Stati Uniti, la professione come docente universitaria e gli eventi che la occupavano come critica d’arte non le avrebbero consentito di impegnarsi nella battaglia contro la violenza di genere anche in Italia.

Non era un problema: c’ero io. Un pezzo per volta, ho trasformato una piccola idea in un grande avventura. Lavorando di giorno, di notte, di sabato e di domenica ho tradotto il suo blog in italiano e ho smanettato su Internet alla ricerca di istruzioni per costruire un sito. Non avevo la più pallida idea da dove si partisse. Ero solo mossa dal desiderio di aiutare gli altri a ritrovare la luce e di riproporre in italiano quelle felici intuizioni e riflessioni che sapevo sarebbero state salvifiche per tante persone.

Il resto lo sapete, cari lettori. Con il passare dei giorni e dei mesi, con una piccola campagna promozionale fatta su Facebook, sempre attenta a coprire il mio nome per problemi legati all’esclusiva che allora mi legava all’azienda per cui lavoravo, il blog è cresciuto a dismisura e allora ho capito che si poteva e doveva andare oltre. Sono certa che Relazioni Pericolose ha salvato tante persone. Dalla tristezza e dal buio di una strettoia sentimentale, sicuramente. Ma voglio peccare di presunzione: anche da altro.

Sì, da altro, perché la violenza fisica, i femminicidi e tutto quello che ultimamente leggiamo accadere alle donne sono sempre preceduti da angherie, soprusi, menzogne, violenza psicologica, intimidazioni, prevaricazioni, imbrogli, manipolazioni, sopraffazioni, mortificazioni, umiliazioni, attacchi alla propria autostima e potrei andare avanti fino a domani. E’ difficile trovare la forza di dire basta e mettersi al riparo. Troppe donne decidono di restare nelle grinfie dei propri aguzzini, di perdonare, di dare due, tre, infinite seconde chance. Troppe donne si ammalano, soffrono e muoiono, e non solo a causa di coltellate e colpi di arma da fuoco. Lo stress porta malattie. La sofferenza indebolisce il corpo e lo spirito. Il dolore ti spegne.

Prima di un colpo di pistola, dell’acido, di una coltellata, di un occhio nero c’è sempre un’avvisaglia. C’è un rapporto sbilanciato, un uomo non limpido, mille menzogne e abusi di ogni tipo. Bisogna trovare la forza di dire basta, rifugiarsi nella solitudine e ritrovare se stesse. Non serve stare in coppia per essere accettati dalla società. Non occorre un compagno a tutti i costi. “Meglio che niente” è soltanto un’euristica, una scorciatoia psicologica, il ramo di un albero cui ci si aggrappa con tutte le forze, fino a farlo cadere.

Credo che sia un problema più culturale e antropologico che psicologico e di dipendenza affettiva. Di schemi visti e replicati, di meccanismi che si ripetono nelle generazioni, di modelli e ruoli da cui non è facile staccarsi. Ma anche i più incisivi cambiamenti culturali dovranno pur partire da qualche parte. Non ho la presunzione di voler cambiare il corso della storia. Ma vi assicuro che quando si legge Relazioni pericolose, Edizioni Sonda, qualcosa scatta. Provare per credere.

Astra

Per acquistare il libro clicca qui:

La chiave nella serratura

Relazioni Pericolose è diventato un libro. Un manuale. Un aiuto. Un olio balsamico che rende meno brucianti le ferite. Lo è stato per me e lo sarà, mi auguro, per tutti quelli che soffrono, che non capiscono cosa mai abbiano combinato di sbagliato per meritarsi un trattamento così crudele da parte della persona che credevano li amasse, che tenesse loro, che nutrisse verso di loro affetto, rispetto e stima. Ho impiegato mesi e mesi per trasformare i contenuti di questo blog in un libro e tradurre in italiano le felici intuizioni di Claudia Moscovici. Mancano solo gli aggiustamenti tecnici editoriali, l’impaginazione, la presa di forma reale di un libro. Manca poco.

Il senso di orgoglio che mi ha trasmesso questo lavoro è paragonabile a poche cose nella vita. L’idea di poter essere di aiuto a così tante persone in Italia, di fornire loro l’appiglio di uno scoglio in mezzo a un mare in tempesta, un faro nella notte, un efficace antinebbia nel caos che questi individui sono in grado di provocare nell’esistenza degli altri, mi ripaga di tanti bocconi amari che un incontro del genere ti obbliga a deglutire.

Traducendo Dangerous Liaisons ho potuto riassaporare le sezioni del libro che non avevo tradotto per il blog. Sono parti preziose, capitoli ricchi di riflessioni importanti che aiutano ad acquisire sempre maggiore consapevolezza e a guardare indietro senza rimpianto, ma con un profondo sollievo: quello di essersi salvati.

Claudia Moscovici è stata provvidenziale per me, per quelli che sono approdati al blog nel corso di questi quattordici mesi, e lo sarà ancora di più per chi avrà modo di imbattersi in Relazioni Pericolose tra gli scaffali di una libreria. Sono sempre più convinta della straordinaria importanza che riveste la conoscenza del fenomeno della psicopatia come arma di difesa da individui diabolici, insidiosi e profondamente dannosi per il benessere del prossimo.

Un giorno il medico di una persona molto cara e sofferente di una malattia ben più seria delle sciocchezze che questi signori sono in grado di provocare, a proposito dei meccanismi di contagio e contro-contagio di batteri e anticorpi mi disse: “E’ il meccanismo della chiave nella serratura”. Quella frase continua a girarmi nella mente e mi ritrovo ad applicarla a tante vicende della vita quotidiana. Una serratura senza la sua chiave non si apre. L’infezione psicopatica non riesce a trasmettersi se non c’è una porta di ingresso. Quella porta siamo noi con le nostre vulnerabilità, punti deboli, carenze, bisogni, necessità. Quanto più diventiamo indipendenti e non bisognosi dell’altro per sentirci a posto, quanto più impariamo a trovare le gratificazioni dentro di noi, nelle nostre potenzialità, nelle cose che davvero contano e che dipendono solo da noi e non dall’esterno, tanto di più diverremo impermeabili alle infezioni emotive che persone profondamente disturbate possono trasmetterci. François Gilot, compagna storica di Pablo Picasso, psicopatico per eccellenza del XX secolo, a seguito di una vita sofferta e umiliante dietro alle sue diavolerie, si dice grata al suo amante per averla costretta a scoprire se stessa e quindi a sopravvivere. Io anche ringrazio di cuore il mio Psycho per avermi maturata, trasformata, migliorata, ovviamente senza poterlo immaginare. Altrimenti non lo avrebbe mai fatto.

Auguro a tutti i lettori del blog un meraviglioso 2017, libero dalla sofferenza, dalla tristezza, dalla malinconia e pieno, invece, della gioia conseguente al ritrovamento della libertà.

Astra

Amore acido, il messaggio che stenta a passare

La storia di Lucia Annibali, vittima il 16 aprile 2013 dell’aggressione con l’acido da parte di due albanesi per opera del mandante Luca Varani, sua “frequentazione” dell’epoca, torna alla ribalta stasera su Rai 1 nella fiction “Io ci sono” interpretata da Cristiana Capotondi e Alessandro Averone.

A distanza di più di tre anni da quel maledettissimo giorno, Lucia Annibali è una donna trasformata e non solo nel volto. E’ una donna consapevole, saggia, sicura. Una donna che è riuscita a trasformare una tragedia in una crescita, un danno in una risorsa, la “sua” disgrazia in un messaggio, improntato alla consapevolezza e alla rinascita, volto a combattere l’insidiosissima piaga sociale della violenza sulle donne.

Peccato che, attraverso la fiction in onda tra poche ore, il messaggio che andrebbe veicolato per rendere davvero efficace il contrasto alla violenza di genere stenta a passare. Ciò che più mi ha colpito della proiezione in anteprima, svoltasi ieri presso la Camera dei Deputati – alla presenza della prima carica di Montecitorio, Laura Boldrini, del Ministro Maria Elena Boschi, dei vertici della Rai, di Lucia Annibali e degli attori del film-è l’assoluta indifferenza verso gli aspetti della corresponsabilità delle vittime.

Corresponsabilità intesa innanzitutto nel senso della parola frequentazione utilizzata tra virgolette in apertura di questo articolo. Sì, perché non potrei definire altrimenti, se non con il termine interazione, il rapporto di più di quattro anni di incontri fugaci tra due persone di cui una, il carnefice, impegnato con un’altra donna, sfuggente, scivoloso, misterioso, ambiguo, bugiardo, a tratti freddo ed emotivamente lontano, definizioni utilizzate dalla stessa vittima nei confronti del Varani e contenute negli atti del processo che lo ha condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione.

Finché le donne non imparano a rispettare se stesse, non possono pretendere il rispetto degli altri. Questa non vuole essere una difesa del Varani, legittimamente rinchiuso nel carcere di Teramo per uno degli atti più vergognosi e feroci di cui un individuo si possa rendere autore, né una condanna delle vittime, già abbondantemente colpevolizzate da uomini disturbati che imputano loro carichi di responsabilità, in realtà lievi o addirittura inesistenti, nelle disfunzioni e nei malesseri della relazione. Al contrario, la mia è un’esortazione a chi deve diffondere e veicolare il messaggio, istituzioni in primis, servizio pubblico radiotelevisivo e in generale media, editori, scuole, centri antiviolenza, operatori del settore, psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. La donna deve imparare ad amare se stessa più di qualsiasi compagno, fidanzato o marito che sia. Deve pretendere onestà e trasparenza, piantare paletti, evitare di scendere a patti denigranti ed elemosinare affetto e amore, imparare a stare da sola, smettere di strumentalizzare situazioni familiari e di ragionare per il “bene dei bambini” quando, in realtà, si tratta di tutto tranne che del loro bene. Dietro a tutti questi fenomeni si annida, in realtà, un problema mostruoso, quello della dipendenza affettiva che, al pari di qualsiasi altra dipendenza, che sia da droghe, farmaci, gioco compulsivo o da sesso, alcool e fumo, è pericolosa per il benessere psicofisico e a volte per l’incolumità di qualsiasi individuo. Se non si pensa ad affrontare e risolvere l’insidia di sottofondo costituita dalla dipendenza affettiva, la violenza contro le donne, sia essa fisica, psicologica o solamente morale, non si riuscirà mai a contrastare e di questa allarmante piaga sociale continueranno a scrivere pagine e pagine dei nostri giornali.

Astra

Note di narciso

Tra i rimedi per superare il dolore derivante da una relazione patologica, ci sono le canzoni. Il mondo dei cantautori non è estraneo a questo genere di sofferenze. Se ascoltati con attenzione, i testi possono rispecchiare situazioni ben note e correre in aiuto. Serena, lettrice di Relazioni Pericolose, ha inviato al blog un contributo e ha proposto, come rimedio terapeutico, significativi passaggi di sette canzoni, una al giorno. Chissà che non riesca a sortire qualche effetto benefico anche su di voi.

Parole di burro (Carmen Consoli) descrive molto bene lo stordimento che si prova nella fase di idealizzazione e di love bombing. Quando si è sotto incantesimo, si finisce con il credere a chi si ha di fronte ed è in quel momento che il narcisista sferra il primo colpo.

Raccontami le storie che ami inventare, spaventami

raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami, inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi, disarmami e infine colpisci

abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità.

 Narcissus (Analis Morrissette) è emblematico del raggiungimento della consapevolezza, primo step verso la rinascita. Ormai è tutto chiaro:il narciso recita un ruolo, imita i sentimenti, è avulso alla vergogna e ai sensi di colpa.

Caro piccolo “sono tutto io”, so che non sei veramente
impegnato nella soluzione di un conflitto
O a vedere le due parti di ogni equazione
O ad avere una conversazione ininterrotta

E ogni discorso sulla salute
E ogni discorso sulla relazione
E ogni discorso sulla soluzione di questa
Ti fa venir voglia di scappare

Perché, perché mi ostino a cercare di amarti
Cercare di amarti quando in realtà tu non vuoi che io lo faccia

Caro ragazzo egoista non hai mai veramente dovuto affrontare le conseguenze…
Non sei mai stato con qualcuno per più di dieci minuti
Non hai mai capito chi resiste
Caro ragazzo popolare so che sei abituato a ottenere tutto così facilmente…
Estraneo al concetto di reciprocità
In questa società la gente rende onore ai ragazzi come te

Minuetto (Mia Martini) non è una canzone esplicita sul narcisismo, ma rende bene l’idea di quanto alto sia il prezzo da pagare in una relazione tossica.  

Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore…

Lucky man (the Verve)

Felicità,
più o meno,
è solo un cambio in me,
qualcosa nella mia libertà.
Oh, la mia, la mia,
felicità,
venendo e andando,
ti guardo osservarmi,
guardo la mia passione che cresce,
so solo dove mi trovo
.

Trouble di Coldplay

Oh no, ora capisco
È la ragnatela, e ci sono io nel mezzo
E mi attorciglio e mi giro
Ma sono sempre qui, nella mia piccola bolla

Ah, non avrei mai voluto causarti dei guai
Ah, non avrei mai voluto farti del male
Beh, se mai ti avessi causato dei guai
Oh no, non avrei mai voluto ferirti

Loro filavano una ragnatela per me
Loro filavano una ragnatela per me

Creep (Radiohead)

..non importa se ferisce
io voglio avere il controllo
voglio un corpo perfetto
voglio un’anima perfetta
voglio che tu noti
quando non sono in giro
tu sei così maledettamente speciale
io avrei voluto essere speciale

ma sono una persona sgradevole,
sono uno strano
cosa diavolo sto facendo qui?
io non appartengo a questo posto

Il testo di “Il Narciso” di Giorgio Gaber merita di essere riportato integralmente.

Ma no ma no, per carità, vedi cara, io non capisco tutto questo parlare di sesso, di angoscia di nevrosi, ma no no no, per me l’amore è una cosa normale, si, uno lo può fare con chi vuole, donne, uomini, animali… caloriferi…va bene tutto, è vero, ma solo che, come spiegare, io con te, insomma io con una donna
Io con una donna mi sento
mi riconosco mi ritrovo mi invento
mi realizzo mi rinnovo mi miglioro
perché io con una donna mi innamoro.

Io mi innamoro, perché voglio dire, questo, questo mio corpo, eh, eh cioè praticamente mi spiego meglio, scusa cara, ecco vieni, vieni, vieni un attimo, ecco tu sei qui davanti no, bella stupenda, meravigliosa, così, allora io subito, abbraccio, e queste mie spalle, questo mio corpo, ahhhhh, stimolante, questi miei peli che eccitazione, è tutta una roba…Dio, come mi amo!
Io con una donna ho più coraggio
mi accarezzo mi tocco praticamente mi corteggio
mi incammino verso il letto e penso a dopo
perché io con una donna… mi scopo!

Aaaah! Che potenza! Come sto bene, una bestia. Beh, chi è questa qui? Da dove viene? Ero qui che mi amavo!… Mezza nuda, senza sottana… Cosa vuoi? Vuole i bacini, la puttana!

Si d’accordo d’accordo, sono un po’ egoista certo, ma non è mica sempre una qualità negativa, no, per un’artista per esempio, è essenziale.
Lei sarebbe giusto, mi disse un critico, è distaccato e egocentrico, dovrebbe solo essere un po’ più serio, cerchi di sensibilizzare il dolore, la disperazione. La faccia è abbastanza patita, lei è nato per fare la persona colpita da grave lutto, ma mi raccomando, soffra. La cultura lo esige. La cultura, ne ha ammazzati più la cultura, della bomba atomica.

Serena

Arrivederci estate

Ci siamo appena lasciati alle spalle l’estate, considerata da sempre la stagione dell’amore, soprattutto in termini sessuali. Il caldo, i vestiti succinti, il sudore, fungono da richiamo. La luce del sole stimola i centri ipotalamici della sessualità e neurotrasmettitori come la serotonina, antidepressivo naturale per eccellenza. Al tempo stesso, inibisce la melatonina, responsabile del sonno, e aumenta la produzione del testosterone, ormone legato al desiderio sessuale. In estate ci si sente più liberi e disinibiti, le vacanze favoriscono gli incontri e si è maggiormente predisposti a relazioni romantiche o solo sessuali. Non a caso, è proprio in estate che aumentano i tradimenti, soprattutto tra le persone avanti con gli anni.

L’indice di infedeltà tra i 50 e i 60 anni è pari al 58 per cento per gli uomini e al 38 per cento per le donne. Al contrario, le giovanissime sono generalmente molto fedeli, credono nell’amore e nei sentimenti e puntano più sull’intesa sentimentale che su quella erotica. In estate, il fenomeno del tradimento si amplifica e si è più inclini a giocare tra corteggiamenti, giochi di seduzione e infatuazioni, a volte solo sessuali, a volte più serie e profonde. É un periodo di abbandoni, di flirt senza senso, di addii, di gelosie, di scottature affettive e di disillusioni. Interrompere la quotidianità può mandare in tilt la tenuta di un rapporto che invece funziona alla perfezione quando non si esce dal proprio ruolo e dalle proprie abitudini. La conoscenza di persone nuove può suscitare gelosie e rompere i normali riferimenti di coppia. Ormai sappiamo che il traditore- traditrice ha nella maggior parte dei casi una personalità narcisistica ed egocentrica, ha bisogno di sentirsi speciale e al centro dell’attenzione. Altre volte, invece, il fedifrago è un soggetto insicuro e per questo è a caccia di conferme. Il tradimento può altresì rappresentare il tentativo inconscio di chiudere un rapporto ormai logoro.

Se all’inizio dell’estate si ripongono aspettative sul miglioramento di un rapporto di coppia o si nutrono speranze di un magico incontro in grado di porre fine al noioso stato di singletudine, spesso, alla fine della stagione, il bilancio resta magrissimo e si riduce a un pugno di sterili e inutili emozioni. Restano soltanto una profonda tristezza e un’amara disillusione perché, una volta tornati alla normalità, si è nelle stesse condizioni di prima.

E’ rinomato che psicopatici e narcisisti danno il meglio di sé con l’arrivo della bella stagione. Love bombing e parole forti, promesse e maschere, castelli di sabbia e sceneggiature degne di premi Oscar saranno messe alla prova a partire da adesso.

Occhi aperti e orecchie aguzzate.

vivianacontic@gmail.it

Secci e “Gli uomini amano poco”

 

Sette tipologie di uomini che amano poco e sette tipologie di donne che fanno altrettanto. E’ un trattato sul mal d’amore “Gli uomini amano poco” di Enrico Maria Secci (https://www.amazon.it/Gli-uomini-amano-poco-dipendenza-ebook/dp/B01EKOSJ6I), psicoterapeuta e specialista di disagi psico-relazionali, firma prestigiosa di Relazioni Pericolose nonché rifugio e ancora di salvezza per migliaia e migliaia di persone intrappolate in dinamiche di dipendenza affettiva, legami tossici ed assuefazioni malate. Quasi 300 pagine di preziose analisi, descrizioni, storie vissute. Vicende di “donne intrappolate nei labirinti di uomini che non solo non le amano, ma non amano affatto, né loro né nessuna”. Di “uomini imprigionati nel deserto affettivo di compagne iper-controllanti e frustranti che non li amano, ma non amano affatto, né loro né nessuno”. E di “uomini e donne che semplicemente non si innamorano e non amano, oppure che si innamorano ma non amano, o, infine, che amano ma non si innamorano”.

E’ un manuale sulla dinamica del sentimento, quello di Secci. Un affresco dove trovano spazio i colori netti e sgargianti di un rapporto sano e pulito e quelli più ibridi e cupi di una relazione sbilanciata dove però, sottolinea l’autore, non bisogna pensare a tutti costi “che la mancanza di attitudine al sentimento d’amore, inteso nella sua accezione romantica più comune, sia il sintomo di una patologia, l’esito di un trauma o la conseguenza di una qualche deviazione dalla norma. Esistono persone che non si innamorano per quanto si sforzino di farlo e per quanto siano amate dall’altro; esistono non come espressione di patologia in una frazione infinitesima della casistica generale, ma come variante fisiologica e relativamente frequente dell’affettività umana”.

Attenzione, questo è un punto straordinariamente importante. Ci sono molte donne e uomini che, non rassegnandosi al rifiuto da parte dell’altro, scambiano il disinteresse per qualcosa di patologico. Si arrovellano, si incastrano, si addentrano nei meandri più tortuosi della dipendenza affettiva. In totale solitudine. In completa autonomia. Parliamoci chiaro: in questi casi l’unica patologia è la propria. Spiega Secci: “Ci sono persone del tutto normali che non hanno bisogno d’amore, non lo cercano e, anzi, lo sfuggono e combattere contro la loro modalità di relazione vuol dire lottare contro mulini a vento”.

Sono le persone che amano poco. Uomini, ma non solo. Accanto alle sette tipologie maschili di chi ama poco (l’uomo in multiproprietà, il narcisista perverso, l’uomo diviso, l’eterosessuale omoaffettivo, l’indifferente sessuale, l’omosessuale irrisolto e il possessivo distruttivo) Secci individua sette tipologie femminili (la seduttrice impenitente, la profuga rassegnata, l’inquisitrice, la psicologa mancata, la sposa bambina, la romantica tradita e la martire familiare). “Il circolo vizioso delle dipendenze affettive- scrive Secci– può travolgere anche gli uomini con modalità simili e altrettanto deflagranti, ma è meno facile individuare e descrivere il problema perché i maschi sono restii a chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta e dunque costituiscono una casistica apparentemente meno numerosa rispetto alle femmine.” Due capitoli del libro, tra gli altri, sono dedicati al mal d’amore e alla dipendenza affettiva maschile, uno al tradimento, uno agli amori passati. In particolare, Secci si sofferma sui rapporti irrisolti: “Molte persone intraprendono nuove relazioni senza aver portato emotivamente a termine una storia precedente. Come si dice, “ripiegano” su un nuovo partner nell’ingenua strategia di superare una separazione oggettiva che non è stata soggettivamente accettata e interiorizzata. In questo modo, gettano le premesse per un altro rapporto instabile, in cui il nuovo partner vive l’ex come una minaccia quando è presente come “amico”, o come presenza ostacolante anche quando non c’è”.

In relazione alle “coppie ricomposte” e alle situazioni “sospese nel tempo in una sorta di stand-by emozionale che, da un momento all’altro, si sblocca”, Secci sottolinea come i due ex si ricongiungono “con slancio tale che sembra rimettere in gioco la volontà di stare di nuovo insieme con migliori propositi, mentre, in realtà, consiste, prosaicamente nell’esigenza di negare il cambiamento e risponde a logiche di possesso più che di legame”.

Il viaggio di Secci attraverso le dinamiche relazionali non può non passare dalla “resilienza di coppia” definibile come “la competenza condivisa di reagire ai cambiamenti con flessibilità e dinamismo. Questa capacità è il frutto di una combinazione, sempre originale e differente da caso a caso, tra i partner: si tratta cioè di una qualità emergente dalla coppia, qualcosa che i singoli potrebbero non possedere e che deriva dal particolare modo in cui interagiscono”.

“Gli uomini amano poco” è un faro in mezzo al mare. Un manuale in grado di illuminare a giorno le nostre debolezze relazionali, un incoraggiamento alla guarigione dalla dipendenza affettiva e all’acquisizione della piena consapevolezza di sé e di chi amiamo al fine di vivere un rapporto sano, sereno, costruttivo e soprattutto di crescita reciproca.

Astra

Femminicidio, escalation di violenza

Quante volte, negli ultimi tempi, abbiamo sentito utilizzare la parola femminicidio, rimanendo colpiti dalle tristi vicende di cronaca. Questo termine esiste nella lingua italiana solo dal 2001. In precedenza si usava uxoricidio, ossia uccisione della moglie. Le statistiche sul femminicidio non vedono il nostro Paese ai primi posti. E’ la Finlandia la nazione europea in cui si registra il più alto tasso di criminalità verso le donne, sino a quattro o cinque volte superiore a quello italiano. In Italia la maggior parte di questi omicidi avviene tra le mura domestiche ad opera di partner violenti o di ex partner che rifiutano la fine della relazione.

Sono evidenti le responsabilità della legislazione da una parte e delle forme di educazione dall’altra – scolastiche e familiari – che dovrebbero essere maggiormente dirette al rispetto delle differenze tra generi, alla parità della relazione e al concetto che nel rapporto di coppia uno dei partner non è proprietà privata dell’altro, bensì una persona con diritto di vita e di scelta.

Le ricerche criminologiche dimostrano che su dieci femminicidi sette sono preceduti da altre forme di violenza nelle relazioni di intimità. L’uccisione della donna non è che l’ultimo atto di un continuum di violenza di carattere economico, psicologico o fisico. E’ certo che se un uomo è fisicamente violento una volta, lo sarà ancora. E’ importante che la violenza fisica di un marito o di un compagno o di chiunque altro non sia mai sottovalutata perché è sicuro che lo stesso tornerà presto a essere manesco, probabilmente con un’escalation di aggressività. Quando nel rapporto di coppia le discussioni assumono toni violenti, quando il partner distrugge oggetti, urla o manifesta eccessiva gelosia siamo di fronte ad una dinamica relazionale malata e molto pericolosa.

La più ovvia forma di prevenzione è la denuncia e/o la chiusura del rapporto. Se la donna non è dotata di una solida autostima tenderà ad attribuire a sé la responsabilità del comportamento violento interpretandolo erroneamente come un raptus momentaneo o, addirittura, un indice di interesse, di attaccamento e di amore.

Cosa spinge un uomo ad esercitare violenza su una donna? A volte l’aggressione si manifesta a causa di una rabbia più o meno intensa legata ad uno specifico evento, altre senza alcun motivo apparente. L’aggressione è tipica di chi ha difficoltà a controllare gli impulsi e spesso appartiene a soggetti ossessivi, il più delle volte psicopatici con tendenze al sadismo, che cercano di tenere tutto sotto controllo.

Ricordiamo cosa s’intende per psicopatia: questa è un disturbo deviante dello sviluppo, un processo verso la perdita del sentimento umano. Le persone che commettono atti antisociali non sono necessariamente psicopatiche, così come non è corretto pensare che tutti gli psicopatici siano dei folli assassini. Certamente gli psicopatici hanno gravi impulsi antisociali ai quali danno corso non curandosi delle conseguenze delle proprie azioni. L’esempio più evidente è quello dei serial killer. La maggior parte degli psicopatici, tuttavia, appare al mondo come un modello di normalità: sono molto abili a mascherare la loro realtà interiore e a costruirsi una vita all’apparenza felice e ben adattata. Non è detto che commettano delitti. La maggior parte conduce un’esistenza estranea ai circuiti penali ma totalmente priva di principi morali e affetto autentico per gli altri, egocentrica e incentrata su rapporti di manipolazione e sfruttamento.

E’ importante che le donne imparino a riconoscere sin da subito i segnali che nascondono una personalità violenta. La difficoltà a gestire la rabbia e a trattenere gli impulsi sono un campanello di allarme che non va sottovalutato. Al tempo stesso è fondamentale non illudersi di poter cambiare un partner violento. La violenza, unita ad aspetti affettivi degradati e all’assenza di principi morali, è qualcosa di talmente profondo e radicato nella personalità dell’individuo che solo un professionista del settore, attraverso un’adeguata psicoterapia, sarà in grado di contrastare e trasformare.

Dott. Viviana Conti psicologa/psicoterapeuta vivianacontic@gmail.com

Saccà: “La vita scorre. Vai oltre”

 

Il numero di persone intrappolate in relazioni tossiche e pericolose si fa sempre più alto. Ogni giorno le pagine di questo blog sono visitate da centinaia e centinaia di vittime in cerca di una risposta al proprio dramma, di un balsamo da massaggiare sulle ferite e, soprattutto, di un sollievo contro i sensi di colpa e i loro devastanti effetti sull’equilibrio psicofisico dell’essere umano. Molti di voi saranno arrivati a leggere queste righe grazie a una frenetica digitazione di parole chiave sui motori di ricerca. Aggettivi, sostantivi e verbi battuti alla cieca sulla stringa di Google in frasi che riassumono l’incubo che si sta vivendo. Si aprono pagine di blog e forum di recupero con testimonianze, descrizioni, pareri di psicologi, articoli di giornali. E, come un puzzle che riesce miracolosamente a ricomporsi, finalmente l’illuminazione. Ciò che viene fuori è una fotografia, nitidissima, del proprio carnefice. E’ proprio luiE’ tale e quale a lei.

La ripresa e la guarigione partono da qui. Ecco perché sono una convinta sostenitrice della potenza dell’informazione. Knowledge is power sostengono gli americani, che tanto hanno da insegnare sulle strategie di uscita dal labirinto di una relazione pericolosa. Anche in Italia ci sono psicologi che trattano l’argomento con preziose pubblicazioni. A volte si tratta di ex vittime di rapporti tossici, come Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta romana, autrice del libro La vita scorre. Vai oltre. Come uscire da una relazione tossica e rinascere emotivamente, 2016, Youcanprint. Lo presenta a Relazioni Pericolose.

Questo testo nasce dal desiderio di aiutare le persone a comprendere se si trovano in un legame malato e a capire come anche loro contribuiscono a mantenerlo in piedi. Il libro offre inoltre utili suggerimenti per mettere il punto a una relazione distruttiva al fine di riprendere in mano la propria vita e rinascere emotivamente. Troppo spesso, quando si parla di dinamiche di dipendenza e manipolazione relazionale, ci si focalizza unicamente sulle caratteristiche del cosiddetto ‘predatore affettivo’. Per quanto sia fondamentale riconoscere i tratti distintivi di un/a personalità disturbata e manipolatrice (ci sono in commercio numerosi e utili libri in merito) è altrettanto prezioso far luce sui processi mentali ed emotivi tipici di chi rimane invischiato dentro dinamiche manipolative, rendendosi corresponsabile di una relazione patologica. Ecco dunque che la finalità primaria di questo testo è di fornire al lettore un’idea dei meccanismi mentali ed emotivi che lo tengono imprigionato in una relazione tossica al fine di riconoscerli, correggerli e imparare a interrompere il legame quando è inevitabile.

Ricordiamoci che cercare unicamente fuori le cause della propria sofferenza distrae la persona da ciò che può fare per gestire quel dolore.

Limitarsi unicamente ad individuare “un” o “il” colpevole non ripara i danni emotivi e affettivi, anzi, può indurre l’individuo in uno stato di lamentazione cronica e di vittimizzazione che prolunga il malessere.

Il titolo del libro contiene un messaggio che invita alla rinascita.

Il titolo del testo nasce da una mia esperienza personale. In un momento di sofferenza dovuta proprio a una relazione tossica mi arrivò un giorno un messaggio che conteneva queste parole ‘La vita scorre. Vai oltre’. In quel momento, pur apprezzando la suggestione di questa frase, non riuscivo a sentirla nel profondo. A livello emotivo non ero ancora pronta. Poi la mia rinascita ha fatto sì che comprendessi a livello più profondo il significato ‘potente’ di quelle parole. Per questo ho deciso di intitolare così il mio libro, per far arrivare alle persone un messaggio forte, quello che la vita scorre e noi dobbiamo utilizzare al meglio il nostro tempo imparando a darci la possibilità di andare oltre e di rinascere ogni volta che è necessario. Per toglierci gli abiti sporchi di cose e persone che non ci appartengono più. Per fluire con la vita che ci può premiare solo quando ci trova puliti dentro.

Dobbiamo imparare a reagire, a rendere la nostra mente flessibile e a lasciare andare. Il libro offre preziosi suggerimenti al riguardo.

Si tratta di una lettura utile a tutte le persone ‘intrappolate’ in una relazione tossica -sia essa sentimentale, familiare o amicale- e che non riescono più ad uscirne. Possiamo considerarlo come una ‘guida’ che permette di riconoscere le principali trappole in cui cade la persona che si annulla nella relazione tossica e non riesce a distaccarsi. In altre parole, di approfondire i vissuti emotivi tipici che si attivano nelle dinamiche di dipendenza e manipolazione affettiva e che possono interferire, se non adeguatamente elaborati, con il processo di chiusura di una relazione malata.

Ampio spazio viene dato anche all’aspetto della ricostruzione personale e vengono evidenziate le tappe fondamentali necessarie per riprendere in mano la propria vita e rinascere emotivamente dopo un distacco. Vengono inoltre fornite linee guida per riconoscere i segnali d’allarme tipici di una relazione malata al fine di tutelarsi ed acquisire nuovi e più funzionali codici ‘affettivi’ che permettano di strutturare relazioni sane.

In cosa consistono i “Pensieri Guida” che accompagnano ciascun capitolo?

Ho selezionato alcuni contributi tra quelli che da circa un anno pubblico quotidianamente sulla mia pagina Facebook ‘Le più belle frasi della Dott.ssa Francesca Saccà ’ con l’obiettivo di valorizzare questo scritto con ‘Pensieri- Guida’ che siano per il lettore come un navigatore utile al fine di promuovere maggiore consapevolezza circa i suoi disagi, far luce sugli errori che non gli permettono di uscire da una relaziona malata e iniziare a orientarsi. I miei pensieri-guida hanno lo scopo di spronare a gettare le basi per una rinascita emotiva, riprendere il cammino e andare oltre il dolore del distacco.

Dentro i miei pensieri c’è sicuramente ‘Francesca’ con il suo viaggio di scoperta, i suoi dolori, le sue gioie ma c’è anche la ‘Dottoressa’, con le storie che ogni giorno bussano alla porta del mio studio, lasciano il segno e offrono ispirazione.

Quotidianamente ricevo messaggi da parte di persone che mi ringraziano perché si identificano con ciò che scrivo e utilizzano i miei contributi per migliorarsi e crescere. Ed è proprio questo il senso della mia attività su Facebook, fornire spunti quotidiani di riflessione che aiutino ad acquisire maggiore consapevolezza circa i propri disagi relazionali ed attivarsi al fine di migliorare la propria condizione.

Ho deciso di inserire i miei Pensieri-Guida nel libro poiché ritengo che comprendere il potere che i nostri pensieri hanno sulle nostre scelte di vita è di estrema importanza. Pensieri sbagliati comportano percorsi sbagliati. Pensieri sani rendono la mente più aperta al cambiamento, alla crescita, al miglioramento.

Quale messaggio vuole far arrivare ai lettori?

Che la vita che abbiamo è una e la dobbiamo vivere a pieno. Purtroppo il male esiste ed esistono persone dannose al nostro benessere. Possiamo innamorarci di loro perché sanno abilmente mascherarci e manipolarci. Ma possiamo riconoscerli e salvaguardarci lavorando su noi stessi riparando la nostra autostima danneggiata e riscoprendo i nostri valori e bisogni più profondi. Se da soli non ce la facciamo possiamo chiedere un aiuto specializzato che di certo permetterà di velocizzare i tempi di ‘rinascita’. Ma il messaggio sostanziale è che dobbiamo imparare a lasciare andare tutto ciò che ci inquina, avere il coraggio di attraversare il dolore e la forza di ricostruire. Si può fare.

Intervista  e commento di Astra

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/la-vita-scorre-vai-oltre.html.

francesca.sacca@gmail.com

Arma a doppio taglio

 

Una delle cause di sofferenza delle relazioni con i soggetti disturbati è il gusto amaro che resta in bocca, conseguente al disagio di non sentirsi “a posto”, all’altezza della situazione, degne di un personaggio così perfetto, sublime, bello, intelligente, e brillante come lui. Si aveva in mano un ventaglio di carte perfette per fare poker e portare a casa il sogno di sempre. Invece, a causa di quella impulsività che non riesce proprio a guarire, della testardaggine e dell’esagerazione dei  nostri capricci abbiamo perso la manche storica della vita, quella che, se solo avessimo prestato maggiore attenzione, ci avrebbe garantito felicità e serenità.

Sono pensieri assolutamente normali. Retrogusti ordinari di chi va cercando un completamento di sé, un’altra parte della mela con cui spartire e condividere le cose belle e brutte della propria esistenza. Carenze che costituiscono i principali motivi di attrazione di personaggi di tal genere. Si tratta di vulnerabilità, di fessure attraverso le quali i predatori si infilano nel nostro sistema immuno-emotivo e fanno danni a non finire. Squali di terra senza coscienza, sanguisughe che succhiano la linfa vitale delle vittime fino a lasciarle inerti, prosciugate, depredate di qualsiasi energia e di cui sputano i resti una volta spolpate a dovere.

Sta a voi, una volta lasciate in ricarica – perché si ricordi che il loro obiettivo non è quello di abbandonarvi ma di farvi ricaricare con la stessa disinvoltura con cui si collega all’alimentatore un pc, un cellulare o una macchina fotografica- decidere cosa fare: se consentire loro di succhiare l’energia che si è nel frattempo rigenerata o invece utilizzare il silenzio a vostro vantaggio. Il tempo e lo stand by potrebbero servire, infatti, a rielaborare a livello cognitivo tutte le informazioni raccolte nel periodo di sofferenza, le umiliazioni, le insicurezze, le sensazioni di disagio.

Purtroppo distanza e silenzio non fanno altro che aumentare sofferenza e dipendenza, l’addiction a quel veleno la cui mancata erogazione è in grado di gettarci nel panico fisico ed emotivo. Lo stesso che ci indurrà  a ricaricare le batterie a stretto giro di posta e che consentirà allo psicopatico, una volta riaperta la cella buia dove ci aveva rinchiuse a pane e acqua, di poter continuare a giocare con la massima disinvoltura e libertà.

Esiste però un’altra possibilità con cui non ha fatto i conti: che la cella si trasformi in un luogo di ragionamento, meditazione e rinascita. Cambiare di segno al suo silenzio sta solo a voi. Sparendo non si fa solo i propri comodi ma in modo inconsapevole, in quanto spavaldo e temerario, vi  offre anche su un piatto d’argento la possibilità di capire le cose, rimettere i tasselli a posto, acquisire lucidità e consapevolezza, uscire dalla confusione e prendere il volo. In altre parole, salvarvi. I silenzi e le sparizioni possono essere una grande chance. Non sprecateli.

Astra

 

 

Padrone del mondo

 

Per una volta cerco di descrivere quello che si prova quando si esce dal tunnel della sofferenza provocata dai legami con soggetti disturbati. Ho dedicato quasi tutti gli articoli di Relazioni Pericolose alle caratteristiche di questi personaggi, nel tentativo di aiutare coloro che non riescono a dare una spiegazione a ciò che sta capitando nella loro vita, che annaspano tra le onde del fango, dell’incertezza, della dissonanza cognitiva, di colpe non proprie eppure così sofisticamente e magicamente attribuite, tanto da sembrare reali e imperdonabili.

Colpe, alla fine, sentite sulla propria pelle come meritevoli di un castigo e bisognevoli della dimostrazione, per ritenersi espiate, che si è decisi a cambiare, che si vuole fare sul serio a raddrizzare quel carattere così insopportabile, il nostro, eccessivamente attento ed esigente, così ipersensibile a tante fesserie. Siamo solo fortunate a starne ancora qui a parlare e litigare. Un altro se ne sarebbe già andato da un pezzo.

E’ proprio così che si pensa in quelle interminabili fasi di apnea, quando non si vede, non si sente, non ci si accorge che si sta vivendo in un mondo capovolto dove sull’altare sta il carnefice e al banco degli imputati l’imperdonabile vittima.

Solo con un serrato e definitivo no contact, che per questo ho più volte definito provvidenziale, lo scenario si illumina a giorno. Le cose prendono il loro posto, i tasselli si incastrano, la nebbia sale e tutto, ma proprio tutto, diventa chiaro, nitido e assolutamente decifrabile.

Sono necessari tanto tempo e una forza infinita di volontà. E’ come scalare una montagna e dagli abissi arrivare fino in cima sembra impensabile. Eppure, da lassù, persino la vista del fango diventa inebriante. Lo diventa perché si sa che tempo addietro lì in mezzo si nuotava con tutte le scarpe e ora ci si sente lontani, al sicuro e si respira aria pulita.

Da lassù si torna a godere delle piccole cose, del colore di un frutto, del profumo di un fiore, della gioia di dettagli che sommersi dalla melma non si aveva tempo, né modo, né voglia di cogliere. E, soprattutto, fa capolino la strabiliante lucidità nell’inquadrare all’istante cosa è meglio e peggio per noi. Non c’è più spazio per indecisione e incertezza, paure di sbagliare, timore di passi falsi, né il tempo di perdersi in storie sbagliate, sbilanciate e nocive.

So che per molti il traguardo è lontano. Per altri un po’ meno, per pochi a portata di mano. Ciascuno ha i propri tempi di consapevolezza, di uscita e di recupero. Ma prima vi tirate fuori dalle sabbie mobili che sono i legami con uno psicopatico, prima godrete la vista di questo panorama da sogno, impensabile con un soggetto del genere accanto.

La sensazione di essere sopravvissuti è impagabile, paragonabile a quella di un detenuto condannato ingiustamente che esce dal carcere con i polsi slegati, forte e orgoglioso della libertà ritrovata. Padrone del mondo.

Astra

Parola di psichiatra: “Gli psicopatici creano danni a non finire”

 

Qualche tempo fa, in cerca di contenuti da condividere con i lettori di Relazioni Pericolose, mi sono imbattuta in un interessante video su Youtube. Si trattava di una lezione tenuta sulla psicopatia presso l’Istituto AT Beck di Roma https://www.youtube.com/watch?v=gNXHauh9cUc dal medico specialista in psichiatria, nonché psicoterapeuta, antropologo ed esperto di fenomeni connessi alla complessità delle società post moderne, Paolo Cianconi. Dal momento che è inusuale sentir parlare di psicopatia in italiano e soprattutto in modo così esaustivo e preciso, ho approfondito la questione contattandolo e ponendogli qualche domanda in chiave relazionale.

Dottor Cianconi, per femminicidio intendiamo l’omicidio compiuto da un uomo che si rifiuta di accettare che sua moglie o la sua compagna non lo voglia più. Con tutto il rispetto per le vittime di questi feroci crimini e per le loro famiglie, va sottolineato che i media non parlano delle forme di “femminicidio indiretto”, quelle perpetrate ad opera di psicopatici invisibili, difficilmente riconoscibili, ma non per questo meno pericolosi, che invece di dar fuoco alla vittima la annientano psicologicamente, poco a poco, provocando in lei serie somatizzazioni, lo sviluppo di patologie importanti, talvolta mortali, o istigandola al suicidio. Non è femminicidio anche questo?

La violenza unita al dispotismo sono sempre una cattiva miscela. Si tratta di fenomeni molto antichi che sembrano ravvivarsi e resistere anche alla costituzione delle democrazie. Tuttavia, parlando in generale, lo Stato di diritto ha sviluppato e reso fruibili per i cittadini strumenti per difendersi. Le singole situazioni nello specifico sono, invece, più difficili da gestire come quando quella donna, in quella casa con quelle determinate condizioni potrebbe non avere molte possibilità, anche se fa parte di una collettività nominalmente protetta. In questo caso le cose possono prendere la piega di disagi psichici di multiforme fattezza. La mia esperienza ha anche incontrato tanti casi di accordi simbiotici perversi, in cui sono incastrate entrambe le parti (dipendenze, paure, incapacità, scarse possibilità esplorative, convenienze reciproche). In questi casi il lavoro sulle coppie prevede una buona esamina delle dinamiche, della volontà di cambiare tali stati di prepotenza e di intrappolamento e delle reali possibilità.

Quando si parla di “psicopatia” la mente va al serial killer, al crimine efferato, eppure esiste anche “la psicopatia non deviante”, quella che resta fuori dal carcere. Ci sono differenze sostanziali tra il cervello di uno psicopatico deviato e uno non deviato in termini di pericolosità dell’individuo in questione?

La psicopatia è molto usata dal modo del cinema e della televisione; compare continuamente nel discorso popolare più ampliamente inteso e nelle preferenze di una certa letteratura di nicchia “noir”. Benché certi prodotti cinematografici debbano rispondere ad esigenze del mercato, è indubbio che una base qualitativa del fenomeno sia, poi, anche reale, o abbia rappresentato la realtà di certi eventi che sono effettivamente accaduti. Quindi io cercherei di essere più circoscritto, poiché tra la fiction e la ricerca scientifica e forense esistono parametri ben diversi. Noi non sappiamo cosa sia ad oggi un qualcosa chiamato “psicopatia”. Non lo sappiamo perché, anche storicamente, il percorso della definizione stessa di psicopatia è assai disorganico. E il presente non lo è da meno: gli studi non sono sufficienti e non c’è accordo scientifico interdisciplinare a tal riguardo. Comunque esistono delle caratteristiche, dei tratti di personalità, dei comportamenti, come anche dei tempi di azione, attivazione e reazione (dinamica) della psicopatia. Esistono attori e vittime. Alcuni studi, tutti da verificare considerato come è la situazione attuale, sostengono che la psicopatia possa anche non manifestarsi con comportamenti di simmetria, antagonismo e violenza; e quindi, se venissero confermati tali studi, sì, ci sono psicopatici non “deviati”, sempre che deviati possa essere il termine giusto. Io userei a seconda dei casi i termini funzionali, integrati, non-attivati. I classici della letteratura sulla psicopatia sostengono che molti psicopatici sono fuori del carcere, anche perché non hanno violato le leggi dello Stato.

Per gli psicoterapeuti è difficile fare una diagnosi certa in quanto la psicopatia è descritta in dettaglio solo nei manuali di psichiatria forense. Nel DSM, quello usato per le diagnosi comuni, non esiste una definizione di psicopatia e la si fa rientrare nel disturbo antisociale di personalità. Ci spiega le differenze?

Come dicevo, cosa sia la psicopatia non ci è dato di sapere. La psicopatia è un fenomeno complesso sul quale esistono già diverse varie ipotesi. La diagnosi è presente nei manuali di psichiatria forense, ma come ci ricorda giustamente Lei, tranne poche eccezioni, non c’è nei testi clinici diagnostici più usati. Sul perché di questa omissione si potrebbe disquisire. Fatto è che, benché non ci sia una diagnosi, la psicopatia è continuamente nominata. Accadendo certi fatti di violenza poco altrimenti spiegabili, quando non si riesce a capire cosa accade o quando lo strumentario diagnostico è insufficiente, si rinvia alla definizione diffusa di psicopatia (anche il DSM-5 fa così). La scelte del DSM-5 di accorpare la psicopatia in una interpretazione di spettro con l’antisocialità ci crea più di un problema. La formazione degli operatori non è perfetta nel nostro Paese e presenta importanti lacune (vedi impreparazioni sulla psicologia delle migrazioni, ad esempio). Non studiando la psicopatia gli psicoterapeuti sono esposti al rischio di non saperla diagnosticare (tuttavia gli addetti ai lavori invece sono preparati a riconoscerla e descriverla). Antisocialità e psicopatia, sia che siano visti alle sponde opposte di una visione di spettro, sia che siano considerate come entità separate, in realtà convergono e divergono. A volte sono fenomeni molto diversi a volte coesistono. Quando coesistono (psicopatico antisociale) sono “bei problemi”.

La difficoltà di fare diagnosi nel caso degli psicopatici non devianti permette a individui molto pericolosi di ottenere comunque l’affidamento congiunto dei figli in caso di separazione. Che danno può creare la vicinanza di un padre o di una madre psicopatica nelle fasi dell’infanzia e dell’adolescenza?

Certo. Gli psicopatici possono sempre creare danni a non finire. Al coniuge o al compagno, ai figli, a se stessi. Anche agli operatori che trattano il loro caso (da tenerlo sempre presente). La psicopatia a differenza dell’antisocialità (che è ad appannaggio maschio femmina 6 a 1), è perfettamente democratica: maschi e femmine 50%. Nel pratico si potrebbe dire che uno psicopatico o una psicopatica sono sempre autocentrati sul proprio concetto di realtà, poco empatici, gli interessano certe cose e null’altro, non hanno confini di distruzione, se attivati.

Lei sostiene che il narcisista maligno è sempre uno psicopatico. Da più parti è sostenuto, al contrario, che tutti gli psicopatici sono narcisisti ma non tutti i narcisisti sono psicopatici. Ci aiuta a fare un po’ di chiarezza?

La definizione di “narcisismo maligno” è emersa nello stesso periodo storico della psicopatologia in cui si dava conformazione ai disturbi di personalità. Considerando che il narcisismo è uscito da quello stesso periodo di studi in modo molto meglio definito della psicopatia, la definizione di narcisismo maligno si è probabilmente perpetuata meglio. La mia opinione è che il termine “maligno” di narcisismo maligno sia in realtà la struttura solida della psicopatia, dove il termine narcisismo sia invece una qualità associata. Nella fenomenologia le ricerche devono poter dire da dove si osservano i fenomeni. Studiando un fenomeno la descrizione dipende da cosa è considerato centrale e cosa consideri accessorio. Qui abbiamo due modi di vedere la cosa: il narcisismo maligno o è un narcisita-psicopatico o è uno psicopatico-narcisista. Concordo assolutamente che la gran parte dei narcisisti non sia psicopatico (di solito sono narcisismi patologici), ma sono anche dell’idea che non tutti gli psicopatici siano narcisisti. L’errore è sul capire cosa sia l’essenza del fenomeno della psicopatia, che continua ad essere confuso con i suoi attributi associati: antisocialità, sociopatia, paranoia, narcisismo eccetera. Se non si arriva all’essenza non capisci le forme. Ne sappiamo ancora troppo poco direi.

All’estremo piacere che lo psicopatico prova nel riuscire a ingannare il prossimo si contrappone una profonda frustrazione e senso di vergogna nell’essere smascherato o a lui non cambia niente?

Direi più che non gli cambia niente.

Come può mettersi al riparo una vittima oltre che fuggendo? Ci sono casi in cui si è obbligati a continuare a interagire con il soggetto disturbato: parlo di quando ci sono figli in comune o interazioni professionali o di tutti quei casi in cui lo psicopatico in questione è un genitore, un fratello, un componente della famiglia.

Quando una diagnosi di psicopatia è fatta correttamente da un addetto ai lavori (diagnosi fatta con evidenze, esperienze e test e non diagnosi “pop”), si apre il capitolo del cosa fare. Qui si potrebbe discutere parecchio. Solitamente io vorrei capire bene con quale tipo di psicopatia si ha a che fare e lo scenario in cui ci si trova. Certo le persone coinvolte (spesso non solo una persona) hanno bisogno di aiuto. Nella mia esperienza clinica le vittime per diverso tempo non hanno avuto la più pallida idea di chi hanno avuto accanto, non li hanno mai capiti. Non di rado psicopatici erano i genitori, il partner di una vita, il capo ufficio, il collega, un’amica, il vicino. Non si sa come comportarsi con la persona in questione, non la si individua, solitamente la si subisce più o meno consapevolmente. Quello che ritengo importante sono quindi gli esiti: la vicinanza con queste persone ha spesso deformato psicologicamente, se non danneggiato, le vittime. Spesso sono le conseguenze che rinviano all’azione di uno psicopatico attivo in un territorio sociale.

Parlando da psichiatra, è più gratificante tentare di curare il danno nella vittima o la patologia nello psicopatico?

Le vittime, traumatologia considerando, sono più semplici da aiutare. Dipende da molti fattori certo (territoriali, psicologici, legali, di legame). Per il soggetto psicopatico posso dire che quando è individuato la sua pericolosità, fenomenologia considerando, è molto attenuata. Una variabile importante, in entrambi, tra vittime e attori, è il tempo.

pcianco@gmail.com

Solitudine e dipendenza affettiva

 

Sono in tanti a considerare la solitudine un vuoto obbligatoriamente da riempire, anche rimanendo a tutti i costi in relazioni patologiche con persone nocive anziché imparare a stare bene con se stessi. Diventa in quel caso molto difficile vivere senza una persona accanto e si creano forti dipendenze.

Molte donne si sentono non amabili se non hanno a fianco un compagno. In realtà, nascondono paure inconsce e tanta sfiducia in se stesse. Oggigiorno essere single viene vissuto in senso negativo. Persone apparentemente autosufficienti ed efficaci nella vita lavorativa possono essere fragili ed insicure affettivamente ed accettare rapporti non soddisfacenti pur di non rimanere sole, trasformando la propria relazione da un’oasi felice ad una prigione. Ci si convince che tutto vada bene va anche se non c’é amore per il partner e non si é soddisfatte. L’alternativa della singletudine fa troppa paura, é difficile da gestire e pur di non affrontarla si preferisce trascinare una relazione grigia e poco appagante.

Nei fatti l’incapacità di stare sole equivale all’incapacità di prendersi cura di se stesse. La vita di coppia é un bisogno naturale ma al tempo stesso condizionato da fattori culturali. Sentirsi una donna realizzata prevede anche avere anche una relazione sentimentale, obiettivo obbligato da raggiungere che, se non realizzato, provoca ansia e senso di inadeguatezza. Questa impostazione culturale contribuisce ad alimentare il fenomeno della dipendenza affettiva, una forma patologica di amore caratterizzata da assenza di reciprocità, nella quale il soggetto dipendente vede nel legame con un’altra persona, spesso problematica o sfuggente, l’unico scopo della propria esistenza e la sola modalità di riempimento dei vuoti affettivi.

Non sempre la differenza tra amore e dipendenza affettiva é netta. Spesso i due fenomeni si confondono. La chiave di distinzione sta nel grado di autonomia dell’individuo e nella sua capacità di trovare un senso in se stesso. L’amore vero nasce dall’unione di due unità e non di due metà. Chi é affetto da dipendenza affettiva non riesce a vivere l’amore nella sua profondità. La paura dell’abbandono, della separazione e della solitudine generano profonde e continue tensioni. La presenza dell’altro é indispensabile alla sopravvivenza altrimenti si ha la sensazione di non esistere. A volte il partner del dipendente é un soggetto problematico, con problemi di droga, alcool o gioco d’azzardo che verranno utilizzati come “giustificazione” della propria dedizione. Altre volte è rifiutante, sfuggente, sposato o non interessato alla relazione. La dipendenza cresce con il desiderio di essere amati da chi non ricambia, aumenta con il rifiuto, si annullano i propri desideri e interessi e ci si dedica incondizionatamente all’altro che, non amando, finisce inevitabilmente per provocare nell’individuo dipendente risentimento e sofferenza.

La dipendenza affettiva affonda le sue radici nel rapporto con i genitori nell’infanzia. Bambini cresciuti con la convinzione di non essere degni dell’amore da parte delle figure di riferimento e della scarsa rilevanza dei propri bisogni- si tratta di famiglie in cui le necessità emotive vengono trascurate a favore di quelle materiali-, nella vita di coppia tenderanno a rivestire un ruolo simile cercando di cambiare il finale. La mancanza di quella che la Ainsworth definiva “base sicura” nella teoria dell’attaccamento genera il bisogno di controllo sull’altro, motivazione mascherata dalla tendenza all’aiuto. La rappresentazione di sé che il bambino costruisce sin dai primi mesi di vita dipende dalla percezione che di lui ha il caregiver, espressa in primo luogo da sguardo, cura e attenzione. Se l’interazione tra bambino e figura di riferimento, di solito la madre, nelle primissime fasi di vita presenta elementi di disturbo, il primo svilupperà un’immagine di sé negativa e non degna di attenzioni che riadotterà nelle relazioni della vita adulta. La psicoterapia è in grado di intervenire in questi meccanismi profondi e aiutare l’individuo a ricostruire una corretta immagine di sé.

Dott. Viviana Conti – Roma-  vivianacontic@gmail.com

Alla ricerca della verità

 

Scrivere e rielaborare la drammatica esperienza con uno psicopatico costituisce non solo un metodo per dare sfogo alla propria rabbia ma anche un valido strumento di aiuto per coloro che sono ancora in alto mare in balia delle onde e della fittissima nebbia che caos, dissonanza cognitiva e dipendenza affettiva hanno creato in quella che sembrava una relazione felice. I libri più interessanti che ho avuto occasione di leggere, primi tra tutti quelli di Claudia Moscovici, sono stati scritti da persone sciaguratamente scivolate nella trappola di un rapporto tossico e pericoloso. Non ci sono testi scientifici che tengano: nessuno più di una vittima è in grado di esprimere nero su bianco quella sensazione così intensa e contraddittoria, miscela di euforia e inquitetudine, gioia e disperazione, che rappresenta il legame con uno psicopatico. E’ ciò che ho pensato quando ho letto, tra le mail giunte a Relazioni Pericolose, la testimonianza che riporto di seguito.

di Rosa E. Kunz

Dopo l’abuso per mano dello psicopatico, le vittime si ritrovano confuse e disorientate, profondamente ferite e prive di energie. Il primo passo per guarire è bloccare ogni contatto con l’individuo che per pochi mesi o molti anni ci ha tenuto in scacco. E l’unico modo per farlo è lasciar andare l’immagine della persona che abbiamo amato: quella persona non è mai esistita. Abbiamo amato un’illusione, una maschera creata dallo psicopatico appositamente per noi all’unico scopo di rispecchiarsi e, infine, di manipolarci nel modo più efficace e per i propri scopi. Per quanto sia difficile e doloroso, smettere finalmente di credere in quell’illusione è l’unica efficace via per ritrovare la propria libertà.

Ricordo bene il mio primo e stupefacente incontro con lo psicopatico: non avevo mai conosciuto nessuno che si mostrasse tanto interessato a me, che riuscisse a comprendermi tanto bene e che fosse un così appassionato ascoltatore. Avevo finalmente trovato chi condivideva i miei valori e i miei sogni; le cose che avevamo in comune, la perfetta sintonia comunicativa, e la straordinaria attrazione fisica, mi hanno subito convinta che quello era il mio partner ideale. Sembrava persino troppo bello per essere vero! Quando poi ho scoperto come mi abbia costantemente e profondamente tradita, in modi che non pensavo neppure immaginabili, è arrivata la doccia gelata. Era davvero troppo bello per essere vero. Avevo vissuto una frode, e nulla di quello che avevo vissuto era reale…eccetto me e il mio immenso amore per lui.

Quando mi è stato chiaro di essere finita nelle mani di un bugiardo compulsivo da manuale, la mia prima urgenza è stata quella di andare alla ricerca della verità. Volevo a tutti i costi svelare la realtà, o almeno una parte di essa. Nonostante tutti intorno a me mi scoraggiassero dal dedicare energie a questa missione, non ho ascoltato il loro consiglio. Alla fine ho potuto constatare di aver fatto la cosa giusta, perchè ho condotto la mia missione senza tenere alcun contatto con lo psicopatico o con chiunque connesso a lui. Inoltre, non ho rivelato nulla di quello che ho scoperto allo psicopatico, nè ai suoi simpatizzanti, seppure sia stata spesso tentata di farlo nella speranza (vana!) di far trionfare la giustizia. Quando la mia nuova conoscenza è stata sufficiente a fornirmi un quadro più o meno accurato di ciò con cui ho avuto a che fare, ho smesso ogni ricerca. A quel punto mi sono ritrovata esausta, ma molto più forte. La guarigione era ancora lontana, e avevo svelato solo una parte di verità, ma sentivo di essermi riappropriata di me stessa. Il processo di svelamento di verità è stato un passo molto importante nella strada della ricostruzione della mia auto-stima.

Se anche voi sentite l’urgenza di mettervi alla ricerca della verità, fatelo pure. Va benissimo provare a smascherare quante più bugie possibili, a patto che lo facciate in un regime di stretto NO CONTACT! Ricordate: le risposte che cercate non le avrete mai dallo psicopatico, dunque abbandonate ogni speranza di capire quello che vi è capitato attraverso un confronto con lui. Se pensate che lui possa aiutarvi ad uscire dalla confusione in cui vi ha gettato, siete fuori strada; ogni contatto con lui non farà altro che aumentare la vostra confusione e allontanarvi dalla verità! Lo psicopatico è un bugiardo compulsivo e questo, tra le altre cose, fa di lui un interlocutore impossibile.

Rosa E. Kunz

Il costo del dolore

 

La relazione con un soggetto disturbato, psicopatico, sociopatico o narcisista maligno che sia, provoca sofferenza emotiva,psichica,morale e a volte fisica. Lo stato di dipendenza e soggezione in cui le vittime cadono comporta una sostanziale incoscienza circa gli abusi subiti,almeno in un primo tempo che,come sappiamo, può durare anni. Nella maggior parte dei casi, la relazione, ad un certo punto, esplode in manifestazioni palesemente violente e distruttive. Tuttavia la vittima, stanca, destabilizzata,colpevolizzata e isolata, non riesce a sottrarsi velocemente e continua a subire colpi via via più forti alla propria identità e persona. Quando finalmente riesce ad interrompere il rapporto ( o a dar corso alle prime interruzioni da cui sovente torna indietro nella speranza vana di un promesso miglioramento), dinanzi a sé ha un quadro desolante di macerie e ferite: i danni provocati dallo psicopatico.

Lo psicopatico o NP viola principi umani universali che la legge e la nostra Costituzione tutelano e proteggono: l’articolo 32 sancisce: ”La Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Il diritto citato è l’unico che la Costituzione italiana qualifica come “inviolabile”. Esso si sostanzia nel diritto all’integrità fisica e psichica tanto che la legge dello Stato,uniformandosi a tale principio, punisce coloro i quali agiscono in modo da lederlo prevedendo la risarcibilità dei danni subiti dalla vittima. Sia nel caso in cui si denunci il soggetto abusante per reati quali la violenza privata,la violenza sessuale e gli atti persecutori, sia nel caso in cui ,in sede civile,si agisca per ottenere la separazione o il divorzio o per vedere riconosciuti i propri diritti violati, la legge italiana e la giurisprudenza riconoscono quattro tipologie di danno da cui discende il diritto ad ottenere la condanna dell’autore a pagare somme di denaro : il danno patrimoniale, il danno biologico, il danno morale e il danno esistenziale.

Lo psicopatico, è bene saperlo, ne provoca sempre almeno uno, spesso tutti, ma quasi sempre rimane impunito. Le vittime denunciano soltanto nei casi più gravi a causa, da una parte, delle difficoltà incontrate nella costruzione di quadri probatori convincenti (spesso mal diretta dai legali), dall’altra della scarsa dimostrabilità delle prove di una violenza e di un conseguente danno “invisibile”,e, infine della scarsa conoscenza del fenomeno da parte dei Tribunali. Quante vittime subiscono danni patrimoniali conseguenti alla storia con uno psicopatico? E’ probabile che la violenza fisica o psichica non solo abbia dirette conseguenze patrimoniali,quali esborsi per cure mediche, ma comporti anche conseguenze negative sulla capacità di produrre reddito. Ritengo che vi sia un’alta percentuale di persone che, a causa degli abusi subiti, abbia dovuto sostenere spese per farmaci e/o terapie ed abbia, durante il corso della relazione malata,visto diminuire la propria concentrazione e capacità nel lavoro con conseguenze negative nel guadagno e nella buona riuscita dell’attività.

Tutto questo,ove adeguatamente provato,comporterebbe il diritto ad un risarcimento.Ed ancora, quante vittime hanno subito un danno biologico,alla salute,che ha comportato l’insorgere di patologie fisiche e/o psichiche -comprese malattie psicosomatiche come gastriti,coliti,amenorrea,emicranie,malattie cardiovascolari- legate alla violenza fisica e morale agita dallo psicopatico? Il danno fisico, come il danno psichico, costituiscono una conseguenza tipica della violenza psicologica e di un evento traumatico.Accertata la patologia da parte di un medico-legale ( si ricordi che vi sono gli psicologi forensi) si potrebbe ottenere il giusto risarcimento.

Parliamo poi del danno esistenziale che ,si badi bene, è stato riconosciuto anche nell’ambito dei rapporti familiari tra partner e tra genitore-figlio. Questo tipo di danno si verifica quando il soggetto abusato subisce, a causa delle aggressioni, un cambiamento negativo e duraturo del proprio stile di vita,una perdita di chance, uno sconvolgimento stabile e non transitorio delle proprie abitudini, del modus di avere relazioni interpersonali, un’alterazione definitiva a livello comportamentale.

Per ultimo, il danno morale, qualificato come patimento,dolore di durata transitoria (e non stabile come il danno psichico-biologico),che si sostanzia in seguito ad un evento lesivo chiaramente ravvisabile nella violenza morale e fisica e negli abusi quotidiani come la denigrazione,il tradimento,i silenzi e gli insulti. Il danno morale viene chiamato,infatti,“pretium doloris”, il costo del dolore.

QUANDO C’E’ VIOLENZA CARNALE?

Meritevole di esame, a mio avviso, è il delicato e grave argomento della violenza sessuale e degli elementi che ne integrano gli estremi. Le modalità violente dello psicopatico,lo schema ricattatorio e dominatore della sua personalità ,l’uso dell’induzione subdola,la considerazione del sesso quale strumento di potere fanno sì che gli abusi agiti entrino anche nella sfera sessuale. La violenza sessuale dal 1996 è considerato reato contro la persona (sino ad allora,ahimè,era solo un reato contro la morale). Disciplinato dagli art.. 609 bis e ss. del codice penale , è punito con una pena che va dai 5 ai 10 anni di reclusione.

La violenza sessuale non scatta solo quando la vittima, con uso delle armi o della forza,viene costretta a subire un rapporto intimo. Perché vi sia violenza carnale non occorre che si verifichi necessariamente un rapporto intimo. Tutti gli atti che sono riconducibili alla sfera sessuale, non solo coinvolgenti le parti genitali ma anche le c.d. parti erogene,possono costituire elementi del reato. Per la Corte di Cassazione integrano il reato: “una toccatina veloce ed insidiosa” (Cass. 22840/07), accarezzare la schiena fin sotto l’ascella contro il volere del soggetto passivo” (Cass. 4538/08), un “bacio sulle labbra “ (Cass. 124257/07). Il consenso al rapporto o agli atti sessuali, secondo l’accezione su esposta,deve essere pacifico e non deve subire interruzioni .Pertanto, può accadere che un soggetto sia d’accordo in un primo momento,ma ci ripensi successivamente e manifesti il suo dissenso: il reato di violenza sessuale si verificherebbe a tal punto anche tra le mura domestiche.

La Corte di Cassazione ha stabilito che può sussistere violenza sessuale anche nel caso in cui la moglie rifiuti silenziosamente il rapporto per evitare scenate. Nel 2015 (sentenza n. 42993) ha stabilito la sussistenza della violenza carnale anche nelle ipotesi in cui la donna,a fronte di pregresse intimidazioni di natura psicologica, si trova in uno stato di soggezione mentale e disagio ed accetti le avances del partner. Gli ermellini, sempre nel 2015,hanno ravvisato il reato di violenza carnale laddove anche vi sia stato un RIFIUTO IMPLICITO al rapporto derivante dalla conflittualità della coppia causata da mortificazioni,insulti,prevaricazioni morali,ritenendo che ,per valutare la commissione del reato ,debba guardarsi non solo al momento di consumazione dell’atto ma al contesto generale pregresso e complessivo dei maltrattamenti anche morali. Direi che si tratta di una vittoria delle vittime e di un invito a riflettere.

L’essere umano, in quanto persona, ha l’irrinunciabile diritto a veder trattare il proprio corpo , la propria mente e la propria emotività con rispetto assoluti. La ripetizione seriale e sistematica di atti che sono diretti a colpire uno o tutti e tre gli aspetti deve farci reagire e deve comportare una conseguenza nella vita degli abusanti, anche solo quale pretium doloris .

Avv. Marina Marconato–avv.marinamarconato@libero.it

Insoddisfatti cronici

 

Credevo di aver letto tutto o quasi su psicopatia e narcisismo ma mi era sfuggito un testo, destinato al grande pubblico, che sto letteralmente divorando. Semplice, diretto, efficace. Il libro, che mi è stato segnalato da una lettrice del blog, è Psychopath Free di Jackson Mackenzie – curatore di uno dei siti di guarigione più frequentati negli USA www.psychopathfree.com – e contiene spunti di riflessione preziosi per chi vuole capire cosa si nasconda dietro relazioni così disturbate e pericolose.

A proposito della noia, prima causa dell’insoddisfazione cronica di narcisisti e psicopatici, Mackenzie puntualizza: “Quando si è in giornata no capita a tutti di aver bisogno di starsene per conto proprio, ricaricare le batterie e riflettere. A scrivere, cucinare, fantasticare, pensare, dipingere o sognare. O magari a dormire. Introversi o estroversi che siate, la necessità di stare da soli si avverte di tanto in tanto, è cosa normale e umana. Non è così per gli psicopatici. Stare da soli è una delle poche cose che davvero agita e spaventa queste persone, di solito fredde e incredibilmente calme. Non avendo coscienza, c’è ben poco da star da soli a pensare e a riflettere. Senza essere rimpinzati di attenzione e adulazione, per loro la monotonia arriva in fretta.

Gli psicopatici sono in uno stato di tedio perenne, alla continua ricerca di stimoli e non riescono a stare da soli. Le persone sane sanno godere di momenti di tranquillità e di introspezione, è così che scoprono le cose più importanti di sé. Gli psicopatici, al contrario, non hanno nulla da scoprire. Trascorrono il tempo a rispecchiarsi negli altri e a copiare i comportamenti che vorrebbero fossero propri. L’empatia permette alle persone normali di essere capaci di immaginazione e creatività, due tra le qualità umane più belle, che gli psicopatici possono solo mimare.

Nelle discussioni sui forum dedicati a sociopatici confessi e riguardanti il superamento della noia, elemento che consuma la loro vita, non è sorprendente che la maggior parte delle risposte abbiano a che fare con il sesso, l’alcool, le droghe e, ovviamente, la manipolazione del prossimo.

Le relazioni costituiscono per gli psicopatici il sollievo più immediato e rassicurante dalla monotonia in quanto una volta che vi hanno conquistate possono godere in qualsiasi momento della vostra adulazione, attenzione e adorazione. E una volta che si sono assicurati la disponibilità di altre conquiste, possono iniziare ad abusare di voi in estrema sicurezza, il che li diverte sicuramente di più che far finta di amarvi. Vedervi impazzire come topi in un labirinto fornisce loro una distrazione e una valida forma di intrattenimento, soluzioni perfette per combattere la routine giornaliera. La fase di idealizzazione è solo un effetto della noia, un passaggio obbligato per catturarvi e poter abusare di voi più a lungo possibile.

Queste persone si circondano di chiunque pur di combattere la monotonia. Più prede hanno a disposizione, meglio è. All’inizio potrebbero lamentarsi delle altre con voi. Ma non appena scivolate nella trappola, inizieranno ad oscillare tra voi e le altre con la finalità di tenere in caldo entrambe. Non importa chi scelgano per quella giornata, una cosa è certa: non la passeranno da soli. E’ molto più divertente causarvi dolore e assistere alle vostre reazioni che stare in solitudine per un’ora.

Quando perdono improvvisamente interesse in voi vuol dire che la noia ha raggiunto i massimi livelli. Qualsiasi cosa facciate sembra che li disturbi. Più vi date da fare per riconquistare la loro attenzione più riscontrerete che le qualità che li avevano attratti a voi si sono trasformate in imperdonabili difetti. Nulla di ciò che fate sembra in grado di riportare la concentrazione del loro interesse su di voi come quando eravate le uniche in grado di alleviare l’irrequietezza conseguente alla monotonia della loro esistenza.

Anche dopo essere state trattate in modo terribile, una parte di voi potrebbe desiderare di riconquistare il podio di “Sollievo n.1”. Cosa più che normale dal momento che una volta realizzato che la fase di idealizzazione è finita per sempre, l’opzione successiva potrebbe essere augurarsi di rimanere una delle tante fonti di divertimento”.

E’ così che le regole e i sani principi vengono deformati sotto l’effetto della manipolazione.

Astra

Risorse creative

Credo che tutte le vittime di relazioni patologiche che trovano conforto in questo angolo del web, soprattutto quelle ancora convinte che le colpe siano loro e non del proprio carnefice, possano apprezzare le parole della psicoterapeuta Carla Sale Musio che qualche mese fa ha postato questo articolo sul suo blog. Ne ripropongo il contenuto in Relazioni Pericolose.

Come psicoterapeuta, incontro spesso persone dotate di un’ottima salute mentale ma sofferenti, a causa della patologia sociale in cui vivono immerse.

Nel corso degli anni ho individuato, dietro a tante richieste di aiuto, una struttura di personalità dotata di sensibilità, creatività, empatia e intuizione, che ho chiamato: Personalità Creativa.

In questi casi non si può parlare di cura (anche se, chi chiede una terapia, si sente patologico e domanda di essere curato) perché: essere emotivamente sani in un mondo malato genera, inevitabilmente, un grande dolore e porta a sentirsi diversi ed emarginati.

Le persone che possiedono una Personalità Creativa sono capaci di amare, di sognare, di sperimentare, di giocare, di cambiare, di raggiungere i propri obiettivi e di formularne di nuovi. 

Sono uomini e donne emotivamente sani, inscindibilmente connessi alla propria anima e in contatto con la sua verità.

Queste persone coltivano la certezza che la vita abbia un significato diverso per ciascuno e rispettano ogni essere vivente, sperimentando così una grande ricchezza di possibilità.

É gente che non ama la competizione, la sopraffazione e lo sfruttamento, perché scorge un pezzetto di sé in ogni cosa che esiste.

Gente che non riesce a sentirsi bene in mezzo alla sofferenza e incapace di costruire la propria fortuna sulla disgrazia di altri.

Gente che nella nostra società non va di moda, disposta a rinunciare per condividere.

Gente impopolare. Derisa dalla legge del più forte. Beffata dalla competizione.

Portatori di un sapere che non piace, non perdono di vista l’importanza di ciò che non ha forma e non si può toccare.

Sono queste le persone che possiedono una Personalità Creativa.

Persone ingiustamente ridicolizzate e incomprese in un mondo malato di arroganza, e che, spesso, si rivolgono agli psicologi chiedendo aiuto.

Ognuno di loro è orientato verso scelte diverse da quelle di sempre.

E in genere hanno valori e priorità incomprensibili per la maggioranza.

Non seguono una religione, ma ascoltano con religiosa attenzione i dettami del proprio mondo interiore.

Sanno scherzare, senza prendere in giro.

Pagano di persona il prezzo delle proprie scelte e preferiscono perdere, pur di non barattare la dignità.

Sono fatti così.

Poco ipnotizzabili. Poco omologabili. Poco assoggettabili.

Persone che non fanno tendenza. 

Forse.

Gente poco normale, di questi tempi. 

Gente con l’anima

Sembra sia la descrizione perfetta delle vittime a cui si rivolge questo blog, persone di empatia e genuinità d’animo, gente autentica risucchiata nel vortice di una predazione crudele e perversa che provoca danni, è vero, ma che riesce alla fine a far emergere le preziose risorse creative richiamate nel testo.

http://carlasalemusio.blog.tiscali.it/2015/11/19/gente-incapace-di-omologarsi/?doing_wp_cron

Vittime e tribunali

 

Relazioni Pericolose sta raggiungendo la soglia di 300.000 visualizzazioni in 7 mesi di vita. Si tratta di un traguardo importante, la conferma che il blog si sta ponendo, per tante persone intrappolate nelle maglie di una relazione personale tossica e pericolosa,  un valido strumento di conoscenza, conforto e salvezza. Abbiamo chiesto proprio a una di voi di esprimersi, in quanto avvocato, sugli aspetti legali di un rapporto sbilanciato e patologico.

Di Marina Marconato

 In Italia le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita.Si registra,peraltro, un progressivo aumento degli omicidi in ambito familiare e, in generale, un inasprimento delle condotte degli abusanti,che adottano modalità sempre più violente.Il 12% dei casi di stalking si trasforma in omicidio ed il 71% delle vittime subisce violenza e minacce,che nel 50% dei casi si traduce in lesioni personali.

Ciò che,tuttavia,l’ordinamento giuridico, i giudici e prima ancora la società e le vittime stesse non hanno recepito pienamente è che l’esplosione della violenza fisica non è altro che l’evoluzione delle modalità di distruzione posta in essere dai soggetti abusanti.

Abusi e violenza morale

La violenza morale,sovente preludio di quella fisica, è punita dalla legge e dà diritto a forme di tutela e di risarcimento. Vi è tuttavia un’evidente difficoltà a identificarne i contorni prima di tutto da parte della vittima e conseguentemente da parte della legge. La condotta di colui che denigra con frasi sprezzanti e sorriso ambiguo,i silenzi, le prevaricazioni intervallati da momenti di tenerezza, i tradimenti multipli,le fughe e i ritorni ciclici,la colpevolizzazione ed il vittimismo teso a giustificare comportamenti che altrimenti non tollereremmo,costituiscono violenza morale e come tale rappresentano una lesione,oltre che alla nostra salute psichica e fisica,ai nostri diritti civili tutelati in primo luogo dalla Costituzione.

Ciò che rende identificabile la violenza è il disegno preordinato dell’autore che si concretizza non in atti isolati e sporadici,bensì in una modalità rigida che via via aumenta il livello di estrinsecazione.Il singolo gesto, preso da solo, poco significherebbe ma acquista rilievo (sanzionabile) nella sua recidività.L’ordinamento giuridico è posto al di fuori dell’intimità della coppia o della famiglia ed interviene solo in casi estremi o se viene adeguatamente sollecitato.Tuttavia, le vittime,confuse dall’andamento altalenante ed ambiguo dell’abusante psicopatico,tendono non solo a non reagire ma anzitutto a non riconoscere lo stesso abuso per molto tempo. La violenza morale è insidiosa ed imprigiona ,rendendo la persona incapace di reagire, nonostante il fatto che precedentemente all’esperienza con l’aggressore fosse determinata ed equilibrata.

Riconoscere nel partner un aggressore è assolutamente complicato.La psicopatia ed il narcisismo perverso ,che caratterizzano gran parte degli autori di violenza morale e fisica, costituiscono un argomento quasi sconosciuto.I sentimenti nutriti per l’abusante,lo stato di prostrazione psichica in cui egli riduce le vittime e la mancata conoscenza del fenomeno sono tra le cause di incapacità di autotutela. Si pensi che sino al 1996 il reato di violenza sessuale era considerato dal diritto un reato contro la morale e non contro la persona:ciò aiuta a comprendere come vi sia un substrato culturale di tolleranza e minimizzazione della violenza familiare che solo in tempi recenti ha iniziato a mutare direzione.

Anche se non esiste nel nostro Paese una norma specifica che riconosca e punisca tali abusi, va detto tuttavia che la violenza morale viene punita e nelle cause di separazione è motivo di addebito; inoltre,nei casi più gravi, può comportare la perdita della potestà genitoriale,se adeguatamente provata.Il comportamento dell’ex coniuge che non collabora ma anzi usa la prole per “punire” l’altro genitore,che ha un atteggiamento destabilizzante, può portare ad ottenere l’affidamento esclusivo dei minori,che oggi, è di solito,condiviso.Il problema rimane il quadro probatorio e, con esso, il ricatto e la minaccia che molte vittime subiscono nel caso in cui abbiano con il partner interessi economici,figli ecc.: quando comprendono chi è il partner le vittime hanno paura di ritorsioni e non sanno come difendersi. Per questo ritengo sia importante, una volta compresa la situazione e deciso di interrompere il rapporto, costruire una fuga sicura.

La fuga sicura

Lo psicopatico tornerà o tormenterà, userà i figli, non restituirà denaro, si approprierà delle società in comune e,molto spesso,diventerà uno stalker. Come uscirne? Raccogliendo prove prima della fuga,stampando sms,mail,registrando conversazioni ,annotando episodi, individuando testimoni,blindando i beni . Lo psicopatico ritiene di poter fare alla vittima ciò che crede,si ritiene al di sopra della legge e considera la vittima debole e manipolabile.Nelle cause di separazione e anche a conclusione delle stesse diverrà pernicioso nelle modalità di visita ai figli o indifferente,scomparendo e riapparendo a suo piacimento.Per tali ragioni,le vittime dovranno rapportarsi con l’ex partner sempre per iscritto,non dovranno cedere alle provocazioni,preferibilmente dovrebbero interagire tramite un intermediario e,meglio,un legale. Lo psicopatico ha bisogno di mantenere la maschera davanti al mondo e, di fronte ad una posizione ferma del partner che ha raccolto prove sufficienti ad inchiodarlo, raramente varcherà il limite.

I Tribunali, non essendo tipizzato il fenomeno, hanno necessità che il percorso di violenza morale venga ben delineato e provato. E’ necessario che l’informazione sia estesa e che le vittime possano, quando sono pronte ad allontanarsi dal carnefice,essere supportate psicologicamente e difese a livello legale da chi comprende il fenomeno, anche al fine di poter tutelare in modo appropriato gli eventuali figli.L’ordinamento giuridico prevede misure cautelari ad hoc per gli abusi ed i maltrattamenti familiari (dal c.d obbligo di allontanamento dalla casa familiare ex art. 282 bis cpc, all’ordine di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 bis e 342 ter c.c., con cui si proteggono le vittime anche sotto il profilo economico). Un legale competente del settore specifico aiuterà ad apprestare una difesa tipica di questo genere di situazioni, che oserei definire anomale,in modo da colmare un vuoto legislativo.

Durante la relazione lo psicopatico commette molti reati,dalla minaccia,alla violenza ,all’ingiuria e viola,fra gli altri,uno dei principi cardine del nostro ordinamento :il neminem laedere ,da cui discende il diritto al risarcimento dei danni subiti.Le vittime ,defraudate emotivamente,a volte economicamente, sviluppano patologie connesse all’abuso subito, quali ansia,depressione,coliti,amenorrea, che ,ove provato il nesso causale,comportano il diritto al risarcimento.

Lo stalking

Lo psicopatico alla fine della relazione spesso continua a commettere reati. Difatti, se è vero che gli stalker non sono tutti psicopatici,è anche vero che molti psicopatici diventano stalker. Inoltre, sebbene la violenza in seno alla famiglia non sia prerogativa esclusivamente maschile,va detto che circa il 75% delle vittime è di sesso femminile,percentuale che sale addirittura al 90% in relazione al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p., il c.d Stalking.

Introdotto con la Legge n.38/2009 e successivamente modificato nel 2013, il reato di stalking è punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni ed è perseguibile a querela della persona offesa. Ma chi è lo stalker? Ne proveremo a tracciare l’identikit, anche attraverso i dati raccolti nelle Procure e nei Tribunali, nonché nei profili delineati dagli psichiatri. Lo stalker ,almeno nel nostro Paese, nel 90% dei casi, è un uomo,la cui età si aggira tra i 40 ed i 50 anni,di classe media,affetto da un disturbo di personalità che, in ogni caso,nella maggior parte delle vicende, non gli impedisce di avere una vita professionale,sociale e sentimentale “nella norma” .Insomma lo stalker è una persona malata (bordeline o psicopatica,in genere) ma ,molto spesso,perfettamente mimetizzata in ambito sociale e, quindi, scarsamente riconoscibile.

Il termine stalking deriva dal mondo venatorio ed indica“l’inseguire una preda”,espressione che ben evidenzia la codificazione che l’agente fa della persona perseguitata, cui non viene riconosciuto il diritto di determinarsi in autonomia .Il 75% degli stalker ha,difatti, avuto una relazione sentimentale con la vittima,l’interruzione della quale fa scattare l’inseguimento e gli atti persecutori.E’ importante comprendere che integrano gli estremi del reato ,oltre agli appostamenti ed inseguimenti, tutti quegli atti finalizzati a limitare la libertà di scelta ,di determinazione, di privacy della persona cui sono diretti, tali da comportare l’insorgere di ansia e patologie connesse,modificazioni alla propria vita (quali cambiare strada di percorrenza,luoghi di frequentazione ecc.).La condotta punita è l’insieme reiterato di tali atti, tra cui vanno annoverati sms,telefonate,contatti sui social ecc..

Come abbiamo evidenziato, il 12 % dei casi di stalking si trasforma in omicidi ed il 71% ,alla condotta tipica di pedinamenti,appostamenti,telefonate , aggiunge l’esplosione della violenza e delle minacce.Ciò significa che 7 vittime su 10 non subiranno soltanto l’atteggiamento invasivo del soggetto ma anche la violenza diretta che, nel 50% circa delle vittime ,si tradurrà in lesioni personali.L’esame dei dati ci conduce ad una conseguenza :lo stalker colpirà fisicamente 6 vittime su 10 . E’ importante rilevare che solo il 12 % degli stalker denunciati vengono assolti e che ampia è anche la percentuale di vittime che ottiene il risarcimento del danno : bisogna non subire ma denunciare gli autori.

E’ fondamentale estendere la conoscenza del fenomeno al fine di rendere consapevoli le vittime di essere tali e di fornire loro il supporto psicologico,legale e di protezione affinchè, iniziato il NO CONTACT ,inizi,ove necessario, anche la battaglia nelle Procure e nei Tribunali a difesa e riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei minori eventualmente coinvolti in modo che finalmente giustizia sia loro resa.

Avv. Marina Marconato –avv.marinamarconato@libero.it