L’amore e il buon senso di un piccolo centro antiviolenza

Se su tutto il territorio nazionale impiegassero l’entusiasmo e l’energia che ho toccato con mano nei giorni scorsi a Olbia nella guerra contro la violenza di genere, credo che il nostro Paese guadagnerebbe un posto di eccellenza nelle politiche di contrasto a questa allarmante piaga sociale. Prospettiva Donna è un piccolo centro antiviolenza, uno di quelli che per operare conta sull’empatia e il sentimento, oltre che sui fondi della Regione Sardegna. Con l’amore, la competenza e la passione di Patrizia Desole, che ne è alla guida, e con l’impegno di donne straordinarie come Domenica Mura, Piera Bisson, Carla Concas, Antonella Debertolo e Giuliana Angotzi, questo centro sta dando il suo prezioso apporto alla battaglia contro la sopraffazione, la violenza e gli abusi contro le donne.

Il week end che sta per concludersi ha visto due giornate di convegni con al centro il delicato tema della vittimizzazione secondaria, l’ulteriore condizione di sofferenza ed umiliazione che la donna è costretta a vivere quando le istituzioni e la società non riconoscono la violenza da lei subita. Che sia per negligenza di magistratura e forze dell’ordine, per disattenzione e noncuranza degli operatori socio-sanitari, per colpevolizzazione della vittima da parte dei media o per mancata comprensione della portata dell’abuso – soprattutto nei casi di violenza psicologica – da parte degli amici e familiari, la vittimizzazione secondaria moltiplica la sofferenza e il disagio di un essere umano, rende difficile la tutela dei suoi diritti e rallenta la ripresa di chi ha avuto la sfortuna di subire un trauma devastante come quello provocato da una violenza.

Tra i temi emersi, l’importanza della specializzazione e della formazione degli operatori. Lo sosteniamo da sempre: finché gli operatori che entrano in contatto con la vittima non vengono formati a conoscere, riconoscere, contrastare e prevenire la violenza, non andiamo lontano. Vale per i magistrati, le forze dell’ordine, gli psicologi, gli avvocati e gli assistenti sociali; vale per i media e i giornalisti, che troppo spesso ricorrono a un codice narrativo sbagliato, distorto e pericoloso; vale per il personale ospedaliero, con il pronto soccorso che sempre più spesso è chiamato a lanciare l’allarme e mobilitare la rete preposta a garantire alla vittima protezione e giustizia.

E ancora: il ruolo della cultura e del suo cambiamento. L’importanza della scuola, della divulgazione della cultura della non violenza, della famiglia, della prevenzione della violenza assistita.

Non è solo una questione di leggi che mancano o che non funzionano. E’ anche questione di buon senso, di amore e di rispetto reciproco. Di motivazione. Di continuare a lottare per ottenere. Di non sentirsi mai stanchi. Di voler costruire una società migliore, meno violenta e più sana.

Tutte cose che ho letto negli occhi e nei gesti delle donne di un piccolo centro antiviolenza della Sardegna.

Grazie Prospettiva Donna.

Titti Damato

3 pensieri riguardo “L’amore e il buon senso di un piccolo centro antiviolenza

  1. Mi fa molto piacere che si cominci a parlare di un argomento così importante come la vittimizzazione secondaria che tutte noi, chi più chi meno e a diversi livelli, abbiamo subito nel momento in cui eravamo, invece, più fragili e bisognose di comprensione e sostegno.
    E che si parli anche di violenza psicologica, ancora troppo poco considerata, non se ne parla mai o se sene parla è solo in relazione a situazioni che poi sfociano nella violenza fisica, solo chi l’ha subita sa la portata della devastazione che provoca.
    Non ero a conoscenza di questo convegno che si è svolto nella mia regione, però mi fa piacere che esista questo centro antiviolenza così attivo nel territorio.
    Grazie, Astra, per l’impegno che metti nel divulgare sempre di più questi argomenti poco noti all’opinione pubblica, in modo da sensibilizzare sempre più persone, da far sperare che gli “addetti ai lavori” siano formati meglio e che si possa realizzare un progetto di “educazione sentimentale” che parta dalla famiglia e dalla scuola.
    Un caro abbraccio

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  2. Grazie Asta per questa informazione.
    Il tema dell’educazione al rispetto, alla parità ma nel rispetto delle differenze (e non la parità nel senso di omologazione di comportamenti, come qualcuno cerca ancora ahimè di sostenere) è il fulcro di tutto, sono pienamente in sintonia con voi.
    Ho notato che di violenza psicologica si inizia a parlare anche in qualche trasmissione televisiva (a dire il vero solo una e se ne accenna, legandola comunque sempre alla violenza fisica, mentre si dovrebbe insistere maggiormente anche alle caratteristiche della “sola” violenza psicologica).
    La rete tra donne è uno strumento formidabile, l’ho scoperto grazie a Te, Astra, tramite questo blog che mi ha messa in contatto con persone che mi hanno restituito la percezione di quello che mi stava accadendo, cosa che non era accaduta nonostante i miei racconti increduli e incomprensibili a me stessa per prima.
    Cosi io sto cercando di fare se pure in piccolo (non sono più riuscita ad organizzare l’evento che volevo ma non desisto), aprendomi con donne che attraversano situazioni simili e cercando di fare rete. Per quello che posso, nel rispetto, anche qui, della loro disponibilità e desiderio di aprirsi.
    Piccole realtà a volte realizzano grandi risultati. Auguri a questo centro antiviolenza, che riesca a diffondere la cultura del rispetto e della libera espressione di sé.

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