La chiave nella serratura

Relazioni Pericolose è diventato un libro. Un manuale. Un aiuto. Un olio balsamico che rende meno brucianti le ferite. Lo è stato per me e lo sarà, mi auguro, per tutti quelli che soffrono, che non capiscono cosa mai abbiano combinato di sbagliato per meritarsi un trattamento così crudele da parte della persona che credevano li amasse, che tenesse loro, che nutrisse verso di loro affetto, rispetto e stima. Ho impiegato mesi e mesi per trasformare i contenuti di questo blog in un libro e tradurre in italiano le felici intuizioni di Claudia Moscovici. Mancano solo gli aggiustamenti tecnici editoriali, l’impaginazione, la presa di forma reale di un libro. Manca poco.

Il senso di orgoglio che mi ha trasmesso questo lavoro è paragonabile a poche cose nella vita. L’idea di poter essere di aiuto a così tante persone in Italia, di fornire loro l’appiglio di uno scoglio in mezzo a un mare in tempesta, un faro nella notte, un efficace antinebbia nel caos che questi individui sono in grado di provocare nell’esistenza degli altri, mi ripaga di tanti bocconi amari che un incontro del genere ti obbliga a deglutire.

Traducendo Dangerous Liaisons ho potuto riassaporare le sezioni del libro che non avevo tradotto per il blog. Sono parti preziose, capitoli ricchi di riflessioni importanti che aiutano ad acquisire sempre maggiore consapevolezza e a guardare indietro senza rimpianto, ma con un profondo sollievo: quello di essersi salvati.

Claudia Moscovici è stata provvidenziale per me, per quelli che sono approdati al blog nel corso di questi quattordici mesi, e lo sarà ancora di più per chi avrà modo di imbattersi in Relazioni Pericolose tra gli scaffali di una libreria. Sono sempre più convinta della straordinaria importanza che riveste la conoscenza del fenomeno della psicopatia come arma di difesa da individui diabolici, insidiosi e profondamente dannosi per il benessere del prossimo.

Un giorno il medico di una persona molto cara e sofferente di una malattia ben più seria delle sciocchezze che questi signori sono in grado di provocare, a proposito dei meccanismi di contagio e contro-contagio di batteri e anticorpi mi disse: “E’ il meccanismo della chiave nella serratura”. Quella frase continua a girarmi nella mente e mi ritrovo ad applicarla a tante vicende della vita quotidiana. Una serratura senza la sua chiave non si apre. L’infezione psicopatica non riesce a trasmettersi se non c’è una porta di ingresso. Quella porta siamo noi con le nostre vulnerabilità, punti deboli, carenze, bisogni, necessità. Quanto più diventiamo indipendenti e non bisognosi dell’altro per sentirci a posto, quanto più impariamo a trovare le gratificazioni dentro di noi, nelle nostre potenzialità, nelle cose che davvero contano e che dipendono solo da noi e non dall’esterno, tanto di più diverremo impermeabili alle infezioni emotive che persone profondamente disturbate possono trasmetterci. François Gilot, compagna storica di Pablo Picasso, psicopatico per eccellenza del XX secolo, a seguito di una vita sofferta e umiliante dietro alle sue diavolerie, si dice grata al suo amante per averla costretta a scoprire se stessa e quindi a sopravvivere. Io anche ringrazio di cuore il mio Psycho per avermi maturata, trasformata, migliorata, ovviamente senza poterlo immaginare. Altrimenti non lo avrebbe mai fatto.

Auguro a tutti i lettori del blog un meraviglioso 2017, libero dalla sofferenza, dalla tristezza, dalla malinconia e pieno, invece, della gioia conseguente al ritrovamento della libertà.

Astra

26 thoughts on “La chiave nella serratura

  1. Grazie Astra a te auguri per un 2017 meraviglioso e congratulazioni per il tuo lavoro. Penso di poter parlare a nome di tutti i lettori del blog ci rendi molto felici. L articolo è perfetto mi ci ritrovo in pieno e faccio tesoro.

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  2. Le cose che ho letto in questo blog sono state dure ma risolutive. A volte così chiare, esplicite, da integrare e rendere realmente utile un percorso di psicoterapia. La salvezza è possibile anche se è così difficile! Grazie per il lavoro, la dedizione e l’impegno. Ha fatto la differenza. Buon nuovo anno. Sarà migliore.
    Francesca

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    • è stato così anche per me. Ancora oggi a distanza di tre anni mi chiedo ma come ho fatto a prendere una cantonata del genere, leggo gli articoli del blog e trovo la fiducia e il coraggio. A distanza di anni il mio n.p., mi scrive ancora, tentativi di nutrimento al suo narcisismo, mi lavora ai fianchi roba che finisce nello spam. Quanto nutrimento gli ho dato, e se prova ancora la ricattura dopo tanto tempo, quanto pensa io abbia ancora da dare ! Sono una persona davvero ricca di luce, energia e risorse cose che lui si sogna! Ho imparato tutto qui nero su bianco.Grazie

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  3. Astra grazie per questo blog!! non vedo l’ora di leggere il libro! buon 2017 a tutti quelli che, come me, si sono persi in un vortice di dolore e rabbia…vi anzi ci auguro di ritrovarci più forti e liberi che mai. Un abbraccio

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    • Vorrei raggiungere tutti voi che leggete questo blog, e che scrivete e condividete per aiutare gli altri, con un grande abbraccio. Questo anno ha portato una grande e positiva rivoluzione nella mia vita, che però vivevo inizialmemte come una distruzione completa. Ognuno di noi ha risorse per risollevarsi e mettere a fuoco quello che ha passato, e dirigere le proprie energie verso ogni aspetto vitale della propria esistenza. Quando ho scoperto questo blog lo scorso aprile è subito diventato per me un luogo di confronto quotidiano, e il mio processo di guarigione ne ha giovato in modi sorprendenti. Grazie a tutti voi, grazie soprattutto ad Astra. Penso che questo blog ha fatto moltissimo in poco tempo per ‘educare’ sui disturbi di personalitá e le loro conseguenze nelle relazioni. Il tema è molto discusso in paesi anglofoni, ma non (ancora) sufficientemente nel nostro paese. Astra, stai dando un enorme contributo! A tutti voi che avete condiviso le vostre storie: grazie perchè mi avete aiutato molto. il mio augurio per il 2017 é che, dopo i traumi e i drammi generati dalla relazione con uno psicopatico/narcisista, sia tanto generoso di pace!

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      • Grazie per tutto l’aiuto. Cara Astra, stavo proprio per scriverti , quando ho visto il tuo ultimo post che in parte mi risponde già. In un testo che sto leggendo si attribuisce la ‘colpa’ delle relazioni disfunzionali alle cosiddette ‘vittime’, incapaci di rompere schemi appresi nell’infanzia in famiglie a loro volta disfunzionali. A me pare di avere avuto una famiglia normale, certo anche i miei genitori avranno commesso errori , ma niente di traumatico o eclatante … La mia domanda, sulla base dei tuoi studi e dell’ esperienza che hai maturato , sentendo tante persone è: davvero questi personaggi (non persone ) che incontriamo nella nostra vita sono incolpevoli? A me pare di avere davanti l’essenza della cattiveria e del sadismo, un vero demone , incurante di me eppure ma che non mi lascia andare anche quando scappo. È solo immaginazione? Lui è buono e sono io che, infantile, chiedo troppo o do troppo solo per legarlo? Sono confusa, questa lettura mi fa sentire solo sbagliata ( eppure mi sono sempre messa in discussione, nella vita, e ho accettato l’inaccettabile). Grazie. E Buon Anno di cuore.

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    • Rosalba, personalmente reputo nociva l’idea che la vittima sia la responsabile della sua situazione. Come è vero che relazioni tra individui senza alcun conclamato disturbo di personalità possano essere, o diventare, ‘malate’ (magari con un partner che svolge il ruolo della vittima in una relazione disfunzionale), credo che questa lettura sia inappropriata e persino nociva quando un partner ha in effetti un disturbo della personalità. Per esempio, io non ho mai avuto alcuna tendenza ad entrare in relazioni abusanti, nè sono mai stata una vittima in relazioni precedenti a quella con lo psicopatico. Non mi sento affatto responsabile per quello che mi è successo. Sono stata ingannata, puntualmente e su ogni cosa. Dalla mia posizione non mi era possibile capire che stavo vivendo una epica frode. Credo che la parola più adatta a quello che fanno questi personaggi con chi si relaziona a loro sia ‘plagio’. Non sono una ingenua, nè una sprovveduta. Non sono emotivamente o psicologicamente fragile. Eppure sono stata completamente manipolata. Il gioco é riuscito per molto tempo, ma certo prima o poi qualcosa non torna. Nel frattempo, mentre si è nell’ingAnno, si viene indeboliti. Qualcuno non riesce piu a uscirne proprio perchè ha perduto tutta la propria autostima e stabilità. L’uscita dall’inganno non è scontata. E richiede sforzi enormi e tanto tanto dolore. L’ultima cosa che voglio sentire è che sono responsabile di ció che mi é accaduto. Perchè non lo sono. Ci sono finita io, è vero, ma perchè? Non per dipendenza emotiva, ma forse, come dice Sandra Brown perchè ho caratteristiche (positive) che fanno gola allo psicopatico e per questo sono stata un target. Dunque, il mio commento al tuo quesito é netto. No, non è colpa tua. E si, sono personaggi crudeli e completamente amorali.

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      • Grazie Giusy per la tua risposta.
        Anche a me sono sempre state riconosciute caratteristiche positive di persona autonoma, non viziata ne’ dipendente, purtroppo generosa. E da troppo tempo invece ho ‘solo’ davanti a me un concentrato di opportunismo, sadismo, bugie e furbizia, anche a me per anni sono state celate (lui dice ‘omesse’) tante verità, che pian piano ho scoperto da sola… Tutto ciò mi ha sfiancata e plagiata, soggiogata al punto di non ribellarmi più a nulla. Anche a me non torna qualcosa nel leggere che questi incontri così infelici li attraiamo noi stessi nella nostra vita . Chi potrebbe volere tanta sofferenza , umiliazione, lacrime?
        Grazie.

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  4. Ciao Rosalba e Giusy trovo molto interessante lo scambio di opinioni su questo tema.Anche io naturalmente mi sono interrogata sulla corresponsabilità. Per la mia esperienza all’inizio non c’è stata una mia responsabilità, lui ha finto così bene che mi sono lanciata e fidata ( anche se l’istinto qualcosa mi diceva,essendo ignara che potessero esistere persone così, non l’ho ascoltato proprio – era troppo bello vivere quell’incantesimo, mi sentivo in cima ad un castello). Ad un certo punto però ad essere leali una mia responsabilità c’è stata-quando sono iniziati i silenzi, le manipolazioni, le triangolazioni ecc..- io non sono stata capace di mollare tutto subito e ho accettato i suoi loschi patti. Non volevo perdere la fantasia che mi ero immaginata. Quindi io credo di essere stata corresponsabile della sua finzione e tranello in quell’esatto momento. E guardate quel momento preciso ce l’ho stampato nella mente: lui mi aveva in pugno e ha tolto la maschera. L’ha attirato il mio carattere solare e positivo, non ho avuto particolari traumi prima di conoscerlo, per venirne fuori ho dovuto farmi aiutare e lavorare su me stessa, conoscere dei lati della mia persona e affrontarli. Non so se riesco a spiegarmi è come se attraverso di lui io mi sia davvero conosciuta. Gli ho prestato il mio fianco.

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    • Le cose che non tornano e gli abusi (silenzi, maltrattamenti, violenze di vario genere) arrivano di solito nel momento in cui capiscono che la vittima non può scappare. Vista la fase iniziale di love bombing, la vittima si ritrova nel giro di poco a pensare che finalmente ha trovato l’uomo (o donna) dei suoi sogni, anzi che non osava neppure sognare. Tra manipolazioni e l’uso del sesso per ottenere il controllo, la vittima è presto pronta per essere ‘usata’. Chiaro che tutti noi sappiamo riconoscere un abuso quandi lo subiamo. Non solo non lo vorremmo, ma anche sappiamo che non possiamo permettere a nessuno di abusarci. Purtroppo però siamo guidati dal disturbato verso una lettura diversa in cui quello che abbiamo vissuto è stato un ‘errore’ di percorso (spesso motivato con ‘non mi era mai capitato di amare qualcuno come amo te e dunque ho fatto cosi perche mi sento fragile di fronte a te/perduto senza di te/geloso/insicuro del tuo amore ecc). Insomma puntano il dito sull’ ‘errore’ nel percorso che porta alla felicità. In realtà è il percorso che stanno fingendo. Ma quando si è generosi e si ama molto, si tende a fare sforzi enormi per dare una opportunitá a chi ci dice che ha sbagliato ma che finalmente ha capito. Insomma, anche quando cominciano i maltrattamenti, è difficile uscirne perche ci sembra che la posta in gioco sia altissima. Chi ha avuto una relazione con un narcisista o psicopatico Sa che questi riescono a creare l’illisione di una relazione estremamente profonda e intensa, che le vittime difficilmente hanno sperimentato prima (anche se hanno avuto appaganti relazioni in precedenza). Chiaro che la vittima tenderà a salvare quella relazione speciale in ogni modo. Pensa che sia salvabile solo fino a quando non capisce con chi ha a che fare (di solito perchè scopre qualcosa che sospettava negli incubi peggiori). Ecco, io credo che la responsabilità è anche della vittima non dal momento in cui subisce un abuso e rimane, ma da quando capisce chi davvero è l’individuo che ha di fronte e decide di rimanere.

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  5. Avevo letto tempo fa un libro interessante “L’Ambivalenza e l’ambiguità nelle rotture affettive” di Dalle Luche R., Bertacca S. ed è un testo che risponde in modo “tecnico” a certe dinamiche distruttive che si attuano in alcuni rapporti.

    “dal punto di vista relazionale l’ambivalenza può essere definita semplicemente come una dinamica di legame che oscilla tra l’attaccamento e il distacco, la costruzione o la distruzione di legami cooperativi e si esprime con l’alternanza di tenerezza e ostilità, idealizzazione e disprezzo verso uno stesso oggetto”.

    L’ambiguità: “tende all’elusione dei conflitti aperti ma finisce per determinare effetti più improvvisi ed inattesi, e quindi più devastanti e difficili da elaborare per chi li subisce.” “la specificità di questa tipologia si fonda sia su alcune caratteristiche espressive (quali lo stile elusivo e anticomunicativo) che strutturali (le tre operazioni fondamentali della scissione ambivalente, cioè l’elusione della colpa e del deficit, la loro proiezione sull’altro, la falsificazione narrativa del reale. In questi soggetti invariabilmente si riscontrano un’identità precaria, mascherata dalla mimèsi situazionale (modalità “as if” e del “far finta”), un generale vissuto di depersonalizzazione, un’instabilità affettiva secondaria all’inconsistenza evolutiva e all’inautenticità delle loro relazioni. Questa costellazione fenomenica predispone a conflitti di autonomia e di potere striscianti che scatenano l’ambivalenza dei partner e conducono prima o poi alle rotture.

    “la scoperta, con prove evidenti, delle falsificazioni (involontarie) perpetrate dai soggetti ambigui, genera stupore e incredulità. Per molto tempo sarà impossibile “crederci” e allontanare l’immagine buona e idealizzata che si aveva di loro. La presa di coscienza è dolorosissima perché di colpo il partner dell’ambiguo si rende conto di esser stato soggetto di una doppia predazione: da un lato si sente derubato di tempo (il tempo non evolutivo, il tempo non veramente condiviso progettualmente non è vero tempo), di amore, di energie, di impegno, dall’altro si sente vuoto perché, paradossalmente, gli mancano le cose che l’altro non gli ha mai effettivamente dato ma solo portato via. Il bilancio di un rapporto con l’ambiguo permette solo di ricordare una serie di momenti che non raggiungono la dignità di una storia, una serie di memorie episodiche, spesso solo l’inizio e la fine.” .

    “Il primo passo che deve effettuare il partner di una persona ambigua è riconoscerla come tale, attraverso un percorso spesso lungo e difficile di eliminazione della propria fiducia a priori verso l’apparenza della realtà che viene inscenata dall’ambiguo, e delle relative proiezioni idealizzanti: i primi indizi sono atti mancati, contraddizioni inspiegabili, la sensazione di qualcosa di misterioso nei loro comportamenti, l’impossibilità di decidere e prendere una posizione chiara in una situazione dualmente condivisa e dagli atteggiamenti che rendono perplessi e avviano il percorso di decifrazione dietro la mascheratura mimetica e formale del comportamento “normale” o “come se”. In questa fase vengono bruciate le tradizionali difese di fronte ad ogni “delusione” non ancora pienamente percepita, quali la rimozione, la repressione e il diniego, che sono convogliate obbligatoriamente verso un tentativo di scissione dell’ambiguità effettuabile solo dalla sua intolleranza, cioè dall’ambivalenza.
    Il partner dell’ambiguo diventa ambivalente per forzare l’altro ad un chiarimento, per comprendere la realtà effettiva del legame, oppure, al contrario, la sua deficitarietà. L’ambivalenza, può declinarsi in stati d’ansia, di momentanea depressione, tensione, aggressività ed anche violenza.”

    Leggendolo, mi sono chiesta quanto – nel momento in cui ho capito che avevo a che fare con una personalità disturbata – ho contribuito a mantenere in vita questa relazione malata, nonostante nel mio passato sono sempre stata una persona che non si è mai fatta calpestare nella propria dignità.

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  6. Buonasera,
    É con immensa gratitudine che apprendo che l’immane lavoro svolto da Astra darà alla luce un libro. Questo sarà il libro di tutti noi, perché tutti ci siamo dentro e tutti lo condividiamo con grande orgoglio.
    Nel leggere i vostri commenti mi ha colpito e confortata molto osservare che ciascuna di voi partiva da una personalità solida e per niente incline ad abusi emotivi, quando si è imbattuta nella sfortunata disavventura con un narcisista perverso. Pur tuttavia alle prese con tali personaggi abusanti, ciascuna di voi ha attraversato un percorso dolorosissimo prima di raggiungere la consapevolezza del proprio dramma.
    Io porto la testimonianza delle personalità emotivamente fragili, quelle prive di sana autostima, sempre in obbligo verso se stesse a dover dimostrare di valere abbastanza. Provengo da una famiglia disturbata, composta da una madre narcisista e affetta da grave patologia mentale e un padre violento è tiranno, che mi hanno fatto crescere in una carestia emotiva devastante e in una solitudine radicale. Cosicché da adulta ho sviluppato, con massima serietà, la ricerca dell’amore che mi riscattasse dal cinismo a cui ero stata esposta pur lottando, nel profondo, con la sottile disillusione circa il fatto che infondo l’amore non esistesse o che per lo meno io non ne fossi meritevole.
    Su questo substrato emotivo si è dipanata la rete della mia dipendenza affettiva, rendendomi perfetta vittima di prepotenti più o meno consapevoli, di esercitare su di me il peggiore dei ricatti: la minaccia dell’abbandono e tutto il corollario di sottomissioni e violenze che ad essa si accompagnano. Chiaramente perché abbia luogo una relazione asimmetrica è necessario che entrambi i componenti della coppia cooperino a rivestire il proprio ruolo (abusante-abusato)…ma come estesamente abbiamo letto in questo blog, spesso la vittima è inconsapevole e anche quando raggiunge un adeguato livello di consapevolezza dovrà lottare con meccanismi durissimi da interrompere, coazioni a ripetere che correlano con radici lontane e che seppure disfunzionali si perpetuano in maniera dolorosa e violenta nella ossessiva e tragica speranza di riscattare quei traumi tanto profondamente invalidanti. Ciò che ho potuto constatare nella mia esperienza é che, per lo più anche il migliore tra gli uomini, posto in una posizione di potere, si trasforma purtroppo in un tiranno. Ma posso affermare che per quanto dolorosi e spiacevoli, questi incontri non sono lontanamente confrontabili con la perversa malignità degli psicopatici emotivi. Io ne ho incontrato (ahimè) uno. Mi ha brutalmente devastata, ha saccheggiato le mie risorse emotive, psichiche ed economiche, ha danneggiatola la mia immagine sociale e professionale, ha leso la mia già fragile autostima, ha causato ferite indelebili che residuano oggi in una profonda tristezza e in una grande fatica nel ricostruire la fiducia nella vita. Ma dopo tanto duro lavoro, accompagnato dalla mia terapeuta e dalle validissime letture come quelle disponibili in questo blog, io ne sono venuta fuori.
    Non sempre un dipendente affettivo, tanto fragile ed esposto dal punto di vista emotivo, ha una corrispondente immagine di fragilità sociale nella vita reale. Anzi spesso questo immenso deficit si cela nella vita di persone assolutamente autonome e capaci di costruire il proprio successo con determinazione e duro lavoro, pertanto nessuno direbbe di queste che siano dipendenti o facilmente ricattabili…io faccio il medico felicemente e nella mia carriera ho conseguito due specializzazioni e il mio lavoro, che considero un privilegio, é per me fonte di grande appagamento. Per raggiungere questa meta ho dovuto faticare tanto, lavorare e mantenermi con enormi sacrifici che tuttavia mi hanno insegnato ad apprezzare tantissimo le mie conquiste. Tutto questo ha forse favorito una immagine travisata di me, proprio io che cercavo disperatamente di essere amata! Ho 40 anni. Nessun uomo mi ha mai offerto un anello chiedendomi di sposarlo, nessuno mi ha mai messo a capo della sua casa. Io non ho ricevuto regali costosi ne ho avuto modo di diventare finora mamma, pur desiderandolo profondamente. Ho incontrato in prevalenza uomini che hanno voluto competere con me, con la mia forza di volontà, con i miei successi professionali, con il mio grande sogno di costruire un amore. Tutti uomini alquanto affermati, colti, benestanti…nessuno di loro mi ha mai detto: “mi prenderò cura di te”. Ma nessuno di loro tranne uno, è stato un mostro. Convinta fin da bambina che l’amore lo si conquista solo se si è all’altezza, è stato facile farmi ferire, sottomettere, ricattare. Io cercavo solo l’amore…
    Ho voluto raccontare la mia esperienza per dire che anche chi parte profondamente svantaggiato da una sofferenza emotiva, da una fragilità sociale, da una dipendenza psichica o emotiva, potrà farcela. Potrà guarire e imparare. Potrà vincere e trovare l’amore, quello per se stessi, cioè il più forte scudo contro la manipolazione emotiva. Per questo penso che mai, in nessun caso, nessuno di noi sia colpevole è responsabile, se non inconsapevolmente, dei rovinosi incontri con personaggi pericolosi e mortificanti.

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    • Rebecca,complimenti per tutto. Non c’è cosa che non condivida di ciò che hai scritto. Sul tema della corresponsabilità dico solo che dobbiamo lavorare su di noi, altrimenti potremmo scivolare di nuovo. Brava. Sono sicura che uscirai presto da questo incubo e ti ringrazio per le belle parole nei confronti del mio lavoro e di Relazioni Pericolose.

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    • Ciao Rebecca
      Mi sono profondamente commossa leggendoti..
      Traspare dal tuo scritto che sei una donna forte e dolce,sensibile e ferita.
      Per mesi mi sono chiesta dove avessi sbagliato.Mi sono colpevolizzare e vergognata di me stessa solo perché non ero stata in grado di capire e di proteggermi.Ora basta.Dico basta a me stessa! Anche se ancora un po,’ fragile,ho tanta voglia di andare avanti…e perché no,anche di innamorarmi ancora.
      Grazie ad Astra e grazie a voi tutte.

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  7. Grazie a te astra, hai fatto una fondamentale precisazione, infatti la chiarezza del messaggio (sempre emersa da ogni articolo di questo blog) é una qualità essenziale per poter giungere chiara alla mente di chi legge. Sono d’accordo sul valore della corresponsabilità quale mezzo essenziale allo sviluppo di uno sguardo vigile e di auto protezione. Delle esperienze va fatto tesoro: sono quasi certa infatti che ad un certo punto del percorso l’ingenuità sia un atto di colpevolezza verso se stessi; dopo averne incontrato uno, possiamo stare quasi sicuri che sarà difficilissimo non distinguerlo dagli altri o imbattersi in un secondo psicopatico maligno, perché ne riconosceremmo i tratti indelebilmente tracciati nella nostra mente, necessariamente.

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  8. Cara Astra,
    ho terminato di leggere i tuoi post. Mi sono stati di grande aiuto a capire come le tue parole e la tua presenza (anche a notte fonda) mi sono state di conforto.
    Molte volte ho scritto e poi ho cancellato perché erano cose troppo personali per essere pubblicate, ma scriverle mi ha aiutato a fare chiarezza dentro di me.
    Tra alti e bassi, sto un po’ meglio.
    Grazie anche a Giusy e alle altre lettrici che mi hanno fatto sentire meno sola e stupida. Non è un addio, continuerò a seguire nella speranza di poter fare ad altre il bene che voi avete fatto a me. Un forte abbraccio a tutte.

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    • Ciao Ginestra, ci vorrà del tempo. Lascia che tutte le informazioni facciano il loro lavoro. Non avere fretta. Ci saranno momenti buoni e meno buoni, ma fa parte del percorso di guarigione. Noi siamo qui. Torna presto.

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    • Cara, grazie a te che ti sei unita a noi e hai condiviso le esperienze orribili che ti hanno segnata così tanto. Non posso immaginare come ci si senta alla scoperta che venti anni della nostra vita sono stati, in definitiva, una frode. Però non ho dubbi che con tempo e lavoro arriverà il giorno in cui vedrai il lato positivo e fertile del danno enorme subito. Si può e si deve trasformarlo in qualcosa di buono per se e gli altri. Ti abbraccio!

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      • Grazie a questo blog sono riuscita a salvarmi da una relazione paurosa con un personaggio disturbato ho scoperto tante cose grazie a voi e ho capito nel mio caso il perché avessi scelto per ben due volte nella mia vita un partner disturbato quando potevo scegliere persone meravigliose, il mio problema è’ a monte…genitori chiusi di mentalità e sopratutto mamma manipolatoria…negli anni la mia seppur semplice indipendenza psicologica ha creato scintille in famiglia anche se ahimè non ho del tutto quella economica perche se l’avessi sarei già lontana chissà da quanto…mi chiedo poi quando Scopri e ti rendi conto che hai una sorella narcisista che se pur dovesse farsi la sua vita con la sua famiglia pensa alla tua di vita e ti fa la guerra in maniera subdola e nascosta,cattiverie gratuite e non mi dilungo su quello che fa perché sono i soliti comportamenti che noi tutti vittime di questi personaggi subiamo sopratutto quando capiscono che sono ormai smascherati ……credo in DIo e so che avrò giustizia un giorno salterà fuori tutta la verità…se non faccio scoppiar la guerra è’ solo perché perderei si sa contro loro è’ tutto inutile si fanno un giro di complici tra famiglia e amici fanno le vittime e si creano degli alibi qualora dovessi metterli con la faccia al muro e girano subito la pizza..in poche parole ti fanno passare per pazza, nel mio caso cerca di oscurare e mettere in cattiva luce me per esaltarsi lei ..ho genitori anziani e per rispetto loro non creo discussioni anche se loro non lo hanno di me perché non mi hanno mai difesa pur sapendo che ho sempre avuto ragione visto che gli si legge in faccia…tacendo pensano di mettere pace non sapendo in tutti questi anni quanto mi hanno fatto soffrire…cerchi Di fare no contat con la famiglia che è’ difficilissimo oltre già ad avere il dolore di doverlo farlo con una storia chiusa da poco..di chi si può avere fiducia ?? E sopratutto come uscire da questo inferno ? ..spesso ho paura che se dovessi incontrare una persona buona con la quale poter essere felice sarei tradita alle spalle come già mi è’capitato quando ero fidanzata con il disturbato …..ecco questo è’ il risultato quando hai a che fare con questi personaggi hai paura perché sono pronti a tutto !!! Non guardano in faccia a nulla !!! Vi prego datemi un consiglio…

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      • Sole credo che tu sia talmente abituata a rapporti machiavellici e diabolici che troveresti noiosa una persona normale. Datti tempo, disintossicati e lavora su te stessa. Vedrai che a un certo punto non attrarrai più a te individui sbagliati.

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  9. Purtroppo sono incappata in un narcisista perverso in estate. …e’ durata poco ma ero già in un momento di fragilità e lui ha saputo distruggermi in poco tempo.
    Ho patito le pene dell’inferno, ero ridotta un vegetale.
    Piano piano mi sono ripresa grazie alla psicoterapia, Ma a distanza di tre mesi di no contact ci sono momenti in cui mi sembra che ne sto uscendo e altri in cui invece mi sembra di tornare punto e a capo.
    Adesso è uno di questi e sto tremendamente male .
    Ho tanta paura che non ne uscirò mai ….vorrei tanto che prima o poi mi diventasse indifferente.
    Passerà davvero ???

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    • Certo che passerà. Velocizza la ripresa leggendo e mettendo a fuoco che non dipende dalle tue mancanze ma dalla sua malattia. Una volta realizzato questo, ti scrollerai di dosso i sensi di colpa, motivo principale della sofferenza.

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