Amore acido, il messaggio che stenta a passare

La storia di Lucia Annibali, vittima il 16 aprile 2013 dell’aggressione con l’acido da parte di due albanesi per opera del mandante Luca Varani, sua “frequentazione” dell’epoca, torna alla ribalta stasera su Rai 1 nella fiction “Io ci sono” interpretata da Cristiana Capotondi e Alessandro Averone.

A distanza di più di tre anni da quel maledettissimo giorno, Lucia Annibali è una donna trasformata e non solo nel volto. E’ una donna consapevole, saggia, sicura. Una donna che è riuscita a trasformare una tragedia in una crescita, un danno in una risorsa, la “sua” disgrazia in un messaggio, improntato alla consapevolezza e alla rinascita, volto a combattere l’insidiosissima piaga sociale della violenza sulle donne.

Peccato che, attraverso la fiction in onda tra poche ore, il messaggio che andrebbe veicolato per rendere davvero efficace il contrasto alla violenza di genere stenta a passare. Ciò che più mi ha colpito della proiezione in anteprima, svoltasi ieri presso la Camera dei Deputati – alla presenza della prima carica di Montecitorio, Laura Boldrini, del Ministro Maria Elena Boschi, dei vertici della Rai, di Lucia Annibali e degli attori del film-è l’assoluta indifferenza verso gli aspetti della corresponsabilità delle vittime.

Corresponsabilità intesa innanzitutto nel senso della parola frequentazione utilizzata tra virgolette in apertura di questo articolo. Sì, perché non potrei definire altrimenti, se non con il termine interazione, il rapporto di più di quattro anni di incontri fugaci tra due persone di cui una, il carnefice, impegnato con un’altra donna, sfuggente, scivoloso, misterioso, ambiguo, bugiardo, a tratti freddo ed emotivamente lontano, definizioni utilizzate dalla stessa vittima nei confronti del Varani e contenute negli atti del processo che lo ha condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione.

Finché le donne non imparano a rispettare se stesse, non possono pretendere il rispetto degli altri. Questa non vuole essere una difesa del Varani, legittimamente rinchiuso nel carcere di Teramo per uno degli atti più vergognosi e feroci di cui un individuo si possa rendere autore, né una condanna delle vittime, già abbondantemente colpevolizzate da uomini disturbati che imputano loro carichi di responsabilità, in realtà lievi o addirittura inesistenti, nelle disfunzioni e nei malesseri della relazione. Al contrario, la mia è un’esortazione a chi deve diffondere e veicolare il messaggio, istituzioni in primis, servizio pubblico radiotelevisivo e in generale media, editori, scuole, centri antiviolenza, operatori del settore, psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. La donna deve imparare ad amare se stessa più di qualsiasi compagno, fidanzato o marito che sia. Deve pretendere onestà e trasparenza, piantare paletti, evitare di scendere a patti denigranti ed elemosinare affetto e amore, imparare a stare da sola, smettere di strumentalizzare situazioni familiari e di ragionare per il “bene dei bambini” quando, in realtà, si tratta di tutto tranne che del loro bene. Dietro a tutti questi fenomeni si annida, in realtà, un problema mostruoso, quello della dipendenza affettiva che, al pari di qualsiasi altra dipendenza, che sia da droghe, farmaci, gioco compulsivo o da sesso, alcool e fumo, è pericolosa per il benessere psicofisico e a volte per l’incolumità di qualsiasi individuo. Se non si pensa ad affrontare e risolvere l’insidia di sottofondo costituita dalla dipendenza affettiva, la violenza contro le donne, sia essa fisica, psicologica o solamente morale, non si riuscirà mai a contrastare e di questa allarmante piaga sociale continueranno a scrivere pagine e pagine dei nostri giornali.

Astra

16 thoughts on “Amore acido, il messaggio che stenta a passare

  1. Un analisi lucida e indiscutibilmente corretta. Quando ne sei fuori riesci a leggere queste righe come la cosa più logica e sensata mai sentita. Speriamo Astra che le tue parole arrivino a chi deve fare qualcosa in tal senso.
    Grazie

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  2. Lessi il libro di Lucia Annibali e lo trovai molto interessante, ho riflettuto come sia possibile che una donna come Lucia, bella, solare, colta, sia rimasta nelle grinfie di un soggetto del genere.E naturalmente ho riflettuto su me stessa. Dico sempre che bisogna rivolgere verso se stesse l’amore che si è riposto verso il n.p. e dare un colpo d’ala. Consiglio vivamente la visione dell’intervista a Luca Varani nella trasmissione “storie maledette” andata in onda a Febbraio. Ho messo a confronto le parole di Lucia nel suo libro, il suo sentire amore e la sua dipendenza, e le risposte di Luca Varani alla giornalista. Ne sono rimasta piuttosto ” indignata”. Grazie Astra per gli spunti che ci offri e condivido la tua analisi, credo che la fatica per tirarci fuori è tutta la nostra. Spero che la visione della fiction contribuisca a diffondere la presa di coscienza per allontanarsi dal proprio carnefice, perché di questi si tratta.

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    • E’ stata proprio la visione dell’intervista al Varani a Storie Maledette a ispirare questo articolo. Ero uscita dall’anteprima della fiction con un senso di angoscia in quanto dal film sembrava che la storia fosse davvero intensa e che si trattasse di un vero e proprio amore mascherato. Invece, ascoltando il Varani, ho dovuto ricredermi. L'”interazione” tra i due- come ho preferito definirla-era marcia sin dall’inizio e con una sufficiente autostima femminile quel tragico finale avrebbe potuto essere risparmiato. Lui aveva dato tutti, ma proprio tutti, i segnali di non tenere sufficientemente a lei e di non amarla. Allora, perchè insistere e fissarsi? Perchè non volersi bene e allontanarsi da chi non ci apprezza per quello che valiamo? Perchè non lasciare al proprio destino chi preferisce un’altra donna a noi?

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      • Conoscere le storie delle vittime é secondo me importantissimo per fare una autovalutazione più accurata. E anche per aumentare la consapevolezza su un aspetto che mi sta molto a cuore: la pericolosità di certi indivudui. Quando ci si trova in relazione con questi mostri l’esito è sempre negativo, e a volte fatale. Le vittime tendono a sottovalutare la portata distruttiva di una persona che inizialmente si valuta come ‘complicata’, ‘aggressiva’, ‘indecisa’, ‘combattuta’, ecc. Anche se spesso le vittime capiscono la pericolositá di chi le abusa, non è facile misurare lucidamente il pericolo che si corre. Vi invito a vedere anche l’intervista rilasciata da Bruno Carletti a ‘storie maledette’. E quella a Isabella Agostini. Tre storie molto diverse ma strutturalmente identiche.

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  3. Giusy ho seguito il tuo invito ho visto le interviste, sarà che sono nella fase di indignazione…le ho trovate sconcertanti e fin troppo chiare alla luce di quanto ho imparato studiando e leggendo i preziosi articoli del blog. Sono indignata. Li prenderei tutti tre ( Varani,Carletti e Agostini) a calci nel posteriore…:-)

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  4. “Allora, perchè insistere e fissarsi? Perchè non volersi bene e allontanarsi da chi non ci apprezza per quello che valiamo? Perchè non lasciare al proprio destino chi preferisce un’altra donna a noi?”
    Scusate, ma ci tengo a risottolinearlo: per me queste domande non sono mai abbastanza.
    Grazie, Astra.

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    • Eggià. Tornassi indietro cambierei tutto. Il primo segnale che qualcosa non è del tutto convincente mi basterebbe per entrare in allarme. Credo che, al netto dei miei individuali vuoti (su cui occorrerebbe lavorare) l’incontro con un individuo disturbato mi ha colto piuttosto impreparata. Al massimo potevo aspettarmi un fallimento (non essere amata, o male o non abbastanza) che potevo tranquillamente affrontare. Ecco, questo per me era lo scenario peggiore rispetto al partner che potevo prevedere, in generale, in una relazione. Vi dico che non sospettavo, neppure nei miei sogni peggiori, che esistessero individui in grado di fingere amori, impegni, famiglie con l’unico scopo di sfruttare, umiliare e distruggere il malcapitato ‘amato’.

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  5. Qualcuna di buona volontà può sintetizzare l’intervista al varani o indicarmi dove è visibile? ma perché lui ha deciso di fare quel gesto nei confronti di lei? non la sopportava? non ho seguito approfonditamente la storia se non nei titoli di cronaca. Grazie, un caro saluto.

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  6. Grazie mille! Comunque il tuo articolo, cara Astra, è molto equilibrato e lucido. Purtroppo, è vero, passa difficilmente il concetto forse anche per un’antica tradizione di “sottomissione” della donna all’uomo che nella versione patologica si traduce in “Tutto purché mi accetti, purché stia con me… insomma come dicevi tu in dipendenza affettiva.” Grazie sempre per il tuo supporto e il tuo aiuto che per molte di noi è stato fondamentale per superare le conseguenze di questi brutti incontri.

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  7. Forse la mia domanda è banale … quale sarebbe stato per lei il momento giusto per dire basta e troncare, senza comunque suscitare la vendetta dell’uomo? Se i segnali di una relazione malata c’erano dall’inizio, l’unico modo per evitare un epilogo del genere sarebbe stato quello di non entrare affatto in relazione con quell’uomo. Il punto è che, se ci si entra, è perché proprio quella relazione, all’inizio, coinvolge per il suo lato oscuro e misterioso … certo non immaginando mai di poter vivere un inferno del genere. Io credo che molte donne non credano neppure che esistano persone così, solo nella letteratura forse; sarà ingenuo, certo, è la perdita dell’innocenza … purtroppo, per alcune a un prezzo davvero troppo alto.

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    • Che molti non credano all’esistenza di persone così è proprio il nocciolo del problema e uno dei motivi dell’esistenza di questo blog. Oltre ad aiutare chi si è fatto male, la funzione di blog, libri, articoli e in generale della comunicazione è proprio quella di dare a donne e uomini gli strumenti per non cadere in queste trappole malsane. KNOWLEDGE IS POWER. Non mi stancherò mai di ripeterlo.

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      • Ciao Astra, sul punto che “knowledge is power”, son talmente d’accordo che mi sto mettendo a studiare pure io di nuovo, dopo una laurea e un dottorato in legge, psicologia. Quale indirizzo stai scegliendo? Io per fare prima sto pensando al Counselling: necessito di analizzare e divulgare questa esperienza…

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