Femminicidio, escalation di violenza

Quante volte, negli ultimi tempi, abbiamo sentito utilizzare la parola femminicidio, rimanendo colpiti dalle tristi vicende di cronaca. Questo termine esiste nella lingua italiana solo dal 2001. In precedenza si usava uxoricidio, ossia uccisione della moglie. Le statistiche sul femminicidio non vedono il nostro Paese ai primi posti. E’ la Finlandia la nazione europea in cui si registra il più alto tasso di criminalità verso le donne, sino a quattro o cinque volte superiore a quello italiano. In Italia la maggior parte di questi omicidi avviene tra le mura domestiche ad opera di partner violenti o di ex partner che rifiutano la fine della relazione.

Sono evidenti le responsabilità della legislazione da una parte e delle forme di educazione dall’altra – scolastiche e familiari – che dovrebbero essere maggiormente dirette al rispetto delle differenze tra generi, alla parità della relazione e al concetto che nel rapporto di coppia uno dei partner non è proprietà privata dell’altro, bensì una persona con diritto di vita e di scelta.

Le ricerche criminologiche dimostrano che su dieci femminicidi sette sono preceduti da altre forme di violenza nelle relazioni di intimità. L’uccisione della donna non è che l’ultimo atto di un continuum di violenza di carattere economico, psicologico o fisico. E’ certo che se un uomo è fisicamente violento una volta, lo sarà ancora. E’ importante che la violenza fisica di un marito o di un compagno o di chiunque altro non sia mai sottovalutata perché è sicuro che lo stesso tornerà presto a essere manesco, probabilmente con un’escalation di aggressività. Quando nel rapporto di coppia le discussioni assumono toni violenti, quando il partner distrugge oggetti, urla o manifesta eccessiva gelosia siamo di fronte ad una dinamica relazionale malata e molto pericolosa.

La più ovvia forma di prevenzione è la denuncia e/o la chiusura del rapporto. Se la donna non è dotata di una solida autostima tenderà ad attribuire a sé la responsabilità del comportamento violento interpretandolo erroneamente come un raptus momentaneo o, addirittura, un indice di interesse, di attaccamento e di amore.

Cosa spinge un uomo ad esercitare violenza su una donna? A volte l’aggressione si manifesta a causa di una rabbia più o meno intensa legata ad uno specifico evento, altre senza alcun motivo apparente. L’aggressione è tipica di chi ha difficoltà a controllare gli impulsi e spesso appartiene a soggetti ossessivi, il più delle volte psicopatici con tendenze al sadismo, che cercano di tenere tutto sotto controllo.

Ricordiamo cosa s’intende per psicopatia: questa è un disturbo deviante dello sviluppo, un processo verso la perdita del sentimento umano. Le persone che commettono atti antisociali non sono necessariamente psicopatiche, così come non è corretto pensare che tutti gli psicopatici siano dei folli assassini. Certamente gli psicopatici hanno gravi impulsi antisociali ai quali danno corso non curandosi delle conseguenze delle proprie azioni. L’esempio più evidente è quello dei serial killer. La maggior parte degli psicopatici, tuttavia, appare al mondo come un modello di normalità: sono molto abili a mascherare la loro realtà interiore e a costruirsi una vita all’apparenza felice e ben adattata. Non è detto che commettano delitti. La maggior parte conduce un’esistenza estranea ai circuiti penali ma totalmente priva di principi morali e affetto autentico per gli altri, egocentrica e incentrata su rapporti di manipolazione e sfruttamento.

E’ importante che le donne imparino a riconoscere sin da subito i segnali che nascondono una personalità violenta. La difficoltà a gestire la rabbia e a trattenere gli impulsi sono un campanello di allarme che non va sottovalutato. Al tempo stesso è fondamentale non illudersi di poter cambiare un partner violento. La violenza, unita ad aspetti affettivi degradati e all’assenza di principi morali, è qualcosa di talmente profondo e radicato nella personalità dell’individuo che solo un professionista del settore, attraverso un’adeguata psicoterapia, sarà in grado di contrastare e trasformare.

Dott. Viviana Conti psicologa/psicoterapeuta vivianacontic@gmail.com

4 thoughts on “Femminicidio, escalation di violenza

  1. Oggi su “La Stampa”, Gramellini ha pubblicato un aritcolo intitolato “Scuola dell’amor perduto” che come dicevano Astra e Jerez un pò di tempo fa dice in sostanza che di educazione sentimentale bisogna parlarne anche nelle scuole.

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  2. E’ sconcertante quanto si continui a sottovalutare il fenomeno. Che vengano ignorate le denunce di una madre è un atteggiamento che non può conoscere giustificazione alcuna e che speriamo sia perseguito come merita.
    D’altra parte, quando ho parlato con una persona, DONNA! peraltro a me cara, per dire che volevo organizzare una giornata sulla violenza psicologica, e speravo nel suo sostegno anche in quanto socia (lei) di una nota associazione di ricchi benefattori, mi son sentita rispondere che l’associazione non può finanziare perché il suo obiettivo è raccogliere fondi (e fin qua…) e che la violenza psicologica, comunque, rappresenta un “argomento di nicchia”.
    Ca…o!!!!! quanto è grande, sta nicchia, ce l’hai davanti una che sta uscendo da una situazione di prepotenza e possesso, ti rendi conto???
    E’ cosi, come per tutto in questo Paese: accade il peggio e poi si discute.
    Ma prima ci dobbiamo sfasciare la testa!
    Che pena.

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    • Hai perfettamente ragione, cara Penelope.
      E’ inaudito che le denunce di una madre vengano sottovalutate e non sia stato preso alcun provvedimento restrittivo nei confronti del “fidanzato” della figlia sedicenne, che ora è stata uccisa dallo stesso.
      Oggi ho letto un articolo su un giornale della mia regione che metteva l’accento sul fatto che i femminicidi sono aumentati.
      Se non ci si occupa della violenza fisica, figurati di quella psicologica.
      Posto che la violenza psicologica non ti manda sottoterra, in ogni caso ti distrugge, ti crea tanti di quei problemi che si ripercuotono sulla qualità della vita che ci sarebbero tutti i presupposti per occuparsene.
      E, come hai scritto tu, “di nicchia” non proprio.
      Purtroppo viviamo in una nazione con un’impronta culturale cattolica che impone la sudditanza della donna nei confronti dell’uomo.
      Per cui molte donne hanno questo retaggio culturale e non riescono a comprendere certi soprusi perpetrati nei confronti delle donne da alcuni uomini.
      Poi, sicuramente, non ci sono passate in questo inferno e hanno l’empatia di una suola di scarpe.
      Siamo indietro anni luce dall’affrontare questo argomento.
      Deve cambiare la mentalità, sopratutto di molte donne…che poi sono state, saranno le madri che educheranno questi “personaggi”.
      Provo disgusto.

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