Solitudine e dipendenza affettiva

 

Sono in tanti a considerare la solitudine un vuoto obbligatoriamente da riempire, anche rimanendo a tutti i costi in relazioni patologiche con persone nocive anziché imparare a stare bene con se stessi. Diventa in quel caso molto difficile vivere senza una persona accanto e si creano forti dipendenze.

Molte donne si sentono non amabili se non hanno a fianco un compagno. In realtà, nascondono paure inconsce e tanta sfiducia in se stesse. Oggigiorno essere single viene vissuto in senso negativo. Persone apparentemente autosufficienti ed efficaci nella vita lavorativa possono essere fragili ed insicure affettivamente ed accettare rapporti non soddisfacenti pur di non rimanere sole, trasformando la propria relazione da un’oasi felice ad una prigione. Ci si convince che tutto vada bene va anche se non c’é amore per il partner e non si é soddisfatte. L’alternativa della singletudine fa troppa paura, é difficile da gestire e pur di non affrontarla si preferisce trascinare una relazione grigia e poco appagante.

Nei fatti l’incapacità di stare sole equivale all’incapacità di prendersi cura di se stesse. La vita di coppia é un bisogno naturale ma al tempo stesso condizionato da fattori culturali. Sentirsi una donna realizzata prevede anche avere anche una relazione sentimentale, obiettivo obbligato da raggiungere che, se non realizzato, provoca ansia e senso di inadeguatezza. Questa impostazione culturale contribuisce ad alimentare il fenomeno della dipendenza affettiva, una forma patologica di amore caratterizzata da assenza di reciprocità, nella quale il soggetto dipendente vede nel legame con un’altra persona, spesso problematica o sfuggente, l’unico scopo della propria esistenza e la sola modalità di riempimento dei vuoti affettivi.

Non sempre la differenza tra amore e dipendenza affettiva é netta. Spesso i due fenomeni si confondono. La chiave di distinzione sta nel grado di autonomia dell’individuo e nella sua capacità di trovare un senso in se stesso. L’amore vero nasce dall’unione di due unità e non di due metà. Chi é affetto da dipendenza affettiva non riesce a vivere l’amore nella sua profondità. La paura dell’abbandono, della separazione e della solitudine generano profonde e continue tensioni. La presenza dell’altro é indispensabile alla sopravvivenza altrimenti si ha la sensazione di non esistere. A volte il partner del dipendente é un soggetto problematico, con problemi di droga, alcool o gioco d’azzardo che verranno utilizzati come “giustificazione” della propria dedizione. Altre volte è rifiutante, sfuggente, sposato o non interessato alla relazione. La dipendenza cresce con il desiderio di essere amati da chi non ricambia, aumenta con il rifiuto, si annullano i propri desideri e interessi e ci si dedica incondizionatamente all’altro che, non amando, finisce inevitabilmente per provocare nell’individuo dipendente risentimento e sofferenza.

La dipendenza affettiva affonda le sue radici nel rapporto con i genitori nell’infanzia. Bambini cresciuti con la convinzione di non essere degni dell’amore da parte delle figure di riferimento e della scarsa rilevanza dei propri bisogni- si tratta di famiglie in cui le necessità emotive vengono trascurate a favore di quelle materiali-, nella vita di coppia tenderanno a rivestire un ruolo simile cercando di cambiare il finale. La mancanza di quella che la Ainsworth definiva “base sicura” nella teoria dell’attaccamento genera il bisogno di controllo sull’altro, motivazione mascherata dalla tendenza all’aiuto. La rappresentazione di sé che il bambino costruisce sin dai primi mesi di vita dipende dalla percezione che di lui ha il caregiver, espressa in primo luogo da sguardo, cura e attenzione. Se l’interazione tra bambino e figura di riferimento, di solito la madre, nelle primissime fasi di vita presenta elementi di disturbo, il primo svilupperà un’immagine di sé negativa e non degna di attenzioni che riadotterà nelle relazioni della vita adulta. La psicoterapia è in grado di intervenire in questi meccanismi profondi e aiutare l’individuo a ricostruire una corretta immagine di sé.

Dott. Viviana Conti – Roma-  vivianacontic@gmail.com

15 thoughts on “Solitudine e dipendenza affettiva

  1. Buongiorno Astra, a me è successa una cosa diversa, prima della relazione con lo Psicopatico io amavo stare sola, ero una single contenta. Adesso invece non desidero tornare a casa la sera, odio il mio stato. Per strada vedo le coppie e le invidio… e mi invade tristezza. Non mi manca lo Psicopatico, ma come mi faceva sentire quando stavo con lui, prima che togliesse la maschera. Mi sento ancora in colpa … Mi ostino a pensare che è colpa mia se non ha smesso di amarmi, anziche accettare che non era amore, se era tale non sarebbe finito… E ho la sensazione che nessuno mi porterà in alto come ha fatto lui … Sono stata con un borderline.

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    • Tutto ciò che provi è normale mia cara. Ti eri abituata alle dinamiche di coppia e non ti ritrovi più a tornare a casa da sola. Ma pensa che ti eri innamorata di un’immagine e non di un uomo in carne e ossa. Smontala e vedrai che anche i sensi di colpa si scioglieranno come neve al sole.

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    • Anche io, come te, non avevo mai sentito il bisogno di essere in una ‘coppia’ prima dell’incontro con lo psicopatico. Ero una persona estremamente autonoma, che non aveva bisogno di una relazione, pur desiderando una appagante relazione. Questo mi faceva essere molto selettiva con i potenziali partners, e quando ho poi incontrato lo psicopatico magicamente credevo di aver trovato l’uomo che stavo cercando da tempo. Questo succede perché questi individui cercano di mostrarsi come il partner che stiamo cercando. NOn avendo problemi a fingere (anzi direi, facendo della comunicazione menzogna pura), loro prima ottengono informazioni su ciò che desideriamo e cerchiamo, poi si costruiscono la maschera adatta per convincerci che quello che cercavamo lo abbiamo trovato (in loro, pensa un po’). Quando questo avviene, le vittime anche se all’interno di una illusione si sentono finalmente appagate. Tante volte pensavo a come ero stata fortunata per aver, finalmente, trovato una persona come lui. Anche io, mentre ero nella relazione, tra un abuso, un trauma o una violenza, pensavo che nessun altro potrebbe mai portarmi in alto come lui. E infatti è così. In una relazione con una persona sana non arriverai a quelle vette di intensità (intensità, non amore), perché quelle sono prodotte dal suo disturbo di personalità (non dal suo amore, né da una magica sintonia tra voi due) , e dal suo ciclo di abuso.

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  2. Dopo aver metabolizzato lo shock di aver avuto a che fare con uno psicopatico,
    ed il conseguente periodo di sofferenza purtroppo devastante, ma inevitabile e salvifico, la rabbia pian piano si trasforma in un docile tepore, ed il silenzio che prima era un arma di distruzione del NP in una riaffermazione di se stessi ed un momento di piacere.
    La dipendenza affettiva su cui il narcisista perverso ha affondato il suo macabro schema, potrà paradossalmente trasformarsi in una riscoperta anche del valore di essere soli, non per paura di soffrire ancora, ma per prendersi il giusto tempo per abbellire, fortificare, trasformarsi, progredendo, mettendosi in discussione.
    Amare e` un viaggio impegnativo, essere in grado di condividere le gioie ed i dolori, riconoscere i bisogni dell`altro in maniera paritaria, l`aiuto reciproco.
    Chi vorrete avere come compagno di viaggio? Rispondete a questa domanda ed eliminate ogni dubbio o senso di colpa rispetto ad aver perso qualcosa, che era solo una creazione della nostra mente.. Cercate in voi stessi le cose belle e profonde che avete sentito in questa relazione e riprendetevele perché erano solo vostre.
    Una volta capito il giochetto degli schemi che attua il NP vi renderete conto di quanto siano in fondo noiosi e prevedibili..Di quanta ipocrisia ci sia dietro ogni loro mossa.
    Svuotate il NP di ogni valore, e scoprirete che era solo un fantoccio, una scatola vuota sulla quale avete riflesso la vostra immagine.Quelli da amare siete voi stessi.
    Infine ci si stanchera‘ anche solo di parlarne, salvo che non si tratti di cercare di dare conforto a chi come te ha avuto la sciagura di incontrarne qualcuno, per ricambiare nel ciclo della vita, il dolore che si trasforma in consapevolezza.
    E sarete grati con chi vi ha aiutato ad aprire gli occhi e sentirete il bisogno di ricambiare aiutando voi stessi gli altri.
    Ed anche un`esperienza drammatica come questa può diventare un’occasione speciale. Non rimanere impoveriti od imbruttiti da questa esperienza, ma anzi farne un mezzo per essere delle persone migliori d’ più felici e forti
    Questo e” il vero risveglio e riscatto dal passato.
    Sono arrivato qui, anche grazie a tutti voi, dopo 3 mesi di no contact e mi sembrava giusto condividerlo. Per chi adesso non ci crede e sta male, e pensa che sia impossibile e non ce la farà’ mai.
    Credeteci!

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  3. Vi ringrazio tantissimo, davvero di cuore, per le vostre risposte.
    Astra ti ringrazio per questo blog, è un’ancora emotiva. Purtroppo chi ti sta accanto non può capire la portata dei sentimenti che si provano, non è un normale lasciarsi con qualcuno e quando sentono come sei stata trattata male si meravigliano a sentirti ancora innamorata…
    Ho qualche dubbio, potrei scrivere a qualcuno di voi privatamente per avere dei consigli?

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    • Cara, purtroppo anche chi ci vuole più bene fa fatica a capire quello che abbiamo passato e che stiamo passando, perché non é nulla di normale. Solo chi Sa cosa significa essere abusati profondamente da un individuo disturbato può essere un interlocutore. Per questo fa davvero tanto bene parlare con altre vittime. Io capisco che nonostante tutti i loro sforzi per starmi vicino e capirmi, neppure i miei familiari hanno la vaga idea di come sto e del perché. Esci dal ciclo di abuso.

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      • Ciao Giusy come ci si può mettere in contatto con altre vittime?? Ho bisogno di aiuto..non so più dove sbattere la testa..ho provato più e più volte a lasciarmi ma non ci riesco..soffro d’ansia e depressione..sono giorni che non voglio più vivere..chi mi aiuta?? 😦 grazie

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      • Romina, resta sul blog e confrontati. Il percorso è lungo è difficile ma se ne esce. Tira un sospiro e nei momenti no pensa che domani andrà un pò meglio. Il tempo sarà il tuo migliore amico. No contact assoluto e tanta, tanta forza d’animo.

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      • Romina siamo qui. Oltre a confrontarti con noi cerca anche un supporto professionale se soffri di ansia e depressione.

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    • É difficile su…Abbiamo creato una piccola rete “internos” per comunicare tra di noi con piú frequenza e soprattutto nei momenti “no”.
      Autorizzo le ragazze del blog a fornirti la mia mail.

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      • Ciao. Anche io credo di aver bisogno di consigli pratici su come epurare il mio quotidiano da un continuo ancoraggio al passato. Mi sembra di rimanere congelata in una sorta di frustrazione capricciosa infantile, quella del bambino che non accetta il no. I fatti sono chiari, il soggetto è chiaro, ma tant’è continuo a non lasciar andare.
        Non sono giovanissima e questo blocco non lo accetto io in primis.
        Vi sarei grata se potessi mettermi in contatto con voi, perché specie nei momenti di “panico”, a caldo, credo di possa arrivare alla chiave di svolta, o una delle molte, affinché dinamiche mentali abituali non vadano a tergiversare o oscurare la verità che fa male e che permette il distacco totale dal narcisista.
        Grazie

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