Solitudine e dipendenza affettiva

 

Sono in tanti a considerare la solitudine un vuoto obbligatoriamente da riempire, anche rimanendo a tutti i costi in relazioni patologiche con persone nocive anziché imparare a stare bene con se stessi. Diventa in quel caso molto difficile vivere senza una persona accanto e si creano forti dipendenze.

Molte donne si sentono non amabili se non hanno a fianco un compagno. In realtà, nascondono paure inconsce e tanta sfiducia in se stesse. Oggigiorno essere single viene vissuto in senso negativo. Persone apparentemente autosufficienti ed efficaci nella vita lavorativa possono essere fragili ed insicure affettivamente ed accettare rapporti non soddisfacenti pur di non rimanere sole, trasformando la propria relazione da un’oasi felice ad una prigione. Ci si convince che tutto vada bene va anche se non c’é amore per il partner e non si é soddisfatte. L’alternativa della singletudine fa troppa paura, é difficile da gestire e pur di non affrontarla si preferisce trascinare una relazione grigia e poco appagante.

Nei fatti l’incapacità di stare sole equivale all’incapacità di prendersi cura di se stesse. La vita di coppia é un bisogno naturale ma al tempo stesso condizionato da fattori culturali. Sentirsi una donna realizzata prevede anche avere anche una relazione sentimentale, obiettivo obbligato da raggiungere che, se non realizzato, provoca ansia e senso di inadeguatezza. Questa impostazione culturale contribuisce ad alimentare il fenomeno della dipendenza affettiva, una forma patologica di amore caratterizzata da assenza di reciprocità, nella quale il soggetto dipendente vede nel legame con un’altra persona, spesso problematica o sfuggente, l’unico scopo della propria esistenza e la sola modalità di riempimento dei vuoti affettivi.

Non sempre la differenza tra amore e dipendenza affettiva é netta. Spesso i due fenomeni si confondono. La chiave di distinzione sta nel grado di autonomia dell’individuo e nella sua capacità di trovare un senso in se stesso. L’amore vero nasce dall’unione di due unità e non di due metà. Chi é affetto da dipendenza affettiva non riesce a vivere l’amore nella sua profondità. La paura dell’abbandono, della separazione e della solitudine generano profonde e continue tensioni. La presenza dell’altro é indispensabile alla sopravvivenza altrimenti si ha la sensazione di non esistere. A volte il partner del dipendente é un soggetto problematico, con problemi di droga, alcool o gioco d’azzardo che verranno utilizzati come “giustificazione” della propria dedizione. Altre volte è rifiutante, sfuggente, sposato o non interessato alla relazione. La dipendenza cresce con il desiderio di essere amati da chi non ricambia, aumenta con il rifiuto, si annullano i propri desideri e interessi e ci si dedica incondizionatamente all’altro che, non amando, finisce inevitabilmente per provocare nell’individuo dipendente risentimento e sofferenza.

La dipendenza affettiva affonda le sue radici nel rapporto con i genitori nell’infanzia. Bambini cresciuti con la convinzione di non essere degni dell’amore da parte delle figure di riferimento e della scarsa rilevanza dei propri bisogni- si tratta di famiglie in cui le necessità emotive vengono trascurate a favore di quelle materiali-, nella vita di coppia tenderanno a rivestire un ruolo simile cercando di cambiare il finale. La mancanza di quella che la Ainsworth definiva “base sicura” nella teoria dell’attaccamento genera il bisogno di controllo sull’altro, motivazione mascherata dalla tendenza all’aiuto. La rappresentazione di sé che il bambino costruisce sin dai primi mesi di vita dipende dalla percezione che di lui ha il caregiver, espressa in primo luogo da sguardo, cura e attenzione. Se l’interazione tra bambino e figura di riferimento, di solito la madre, nelle primissime fasi di vita presenta elementi di disturbo, il primo svilupperà un’immagine di sé negativa e non degna di attenzioni che riadotterà nelle relazioni della vita adulta. La psicoterapia è in grado di intervenire in questi meccanismi profondi e aiutare l’individuo a ricostruire una corretta immagine di sé.

Dott. Viviana Conti – Roma-  vivianacontic@gmail.com

37 thoughts on “Solitudine e dipendenza affettiva

  1. Buongiorno Astra, a me è successa una cosa diversa, prima della relazione con lo Psicopatico io amavo stare sola, ero una single contenta. Adesso invece non desidero tornare a casa la sera, odio il mio stato. Per strada vedo le coppie e le invidio… e mi invade tristezza. Non mi manca lo Psicopatico, ma come mi faceva sentire quando stavo con lui, prima che togliesse la maschera. Mi sento ancora in colpa … Mi ostino a pensare che è colpa mia se non ha smesso di amarmi, anziche accettare che non era amore, se era tale non sarebbe finito… E ho la sensazione che nessuno mi porterà in alto come ha fatto lui … Sono stata con un borderline.

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    • Tutto ciò che provi è normale mia cara. Ti eri abituata alle dinamiche di coppia e non ti ritrovi più a tornare a casa da sola. Ma pensa che ti eri innamorata di un’immagine e non di un uomo in carne e ossa. Smontala e vedrai che anche i sensi di colpa si scioglieranno come neve al sole.

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    • Anche io, come te, non avevo mai sentito il bisogno di essere in una ‘coppia’ prima dell’incontro con lo psicopatico. Ero una persona estremamente autonoma, che non aveva bisogno di una relazione, pur desiderando una appagante relazione. Questo mi faceva essere molto selettiva con i potenziali partners, e quando ho poi incontrato lo psicopatico magicamente credevo di aver trovato l’uomo che stavo cercando da tempo. Questo succede perché questi individui cercano di mostrarsi come il partner che stiamo cercando. NOn avendo problemi a fingere (anzi direi, facendo della comunicazione menzogna pura), loro prima ottengono informazioni su ciò che desideriamo e cerchiamo, poi si costruiscono la maschera adatta per convincerci che quello che cercavamo lo abbiamo trovato (in loro, pensa un po’). Quando questo avviene, le vittime anche se all’interno di una illusione si sentono finalmente appagate. Tante volte pensavo a come ero stata fortunata per aver, finalmente, trovato una persona come lui. Anche io, mentre ero nella relazione, tra un abuso, un trauma o una violenza, pensavo che nessun altro potrebbe mai portarmi in alto come lui. E infatti è così. In una relazione con una persona sana non arriverai a quelle vette di intensità (intensità, non amore), perché quelle sono prodotte dal suo disturbo di personalità (non dal suo amore, né da una magica sintonia tra voi due) , e dal suo ciclo di abuso.

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  2. Dopo aver metabolizzato lo shock di aver avuto a che fare con uno psicopatico,
    ed il conseguente periodo di sofferenza purtroppo devastante, ma inevitabile e salvifico, la rabbia pian piano si trasforma in un docile tepore, ed il silenzio che prima era un arma di distruzione del NP in una riaffermazione di se stessi ed un momento di piacere.
    La dipendenza affettiva su cui il narcisista perverso ha affondato il suo macabro schema, potrà paradossalmente trasformarsi in una riscoperta anche del valore di essere soli, non per paura di soffrire ancora, ma per prendersi il giusto tempo per abbellire, fortificare, trasformarsi, progredendo, mettendosi in discussione.
    Amare e` un viaggio impegnativo, essere in grado di condividere le gioie ed i dolori, riconoscere i bisogni dell`altro in maniera paritaria, l`aiuto reciproco.
    Chi vorrete avere come compagno di viaggio? Rispondete a questa domanda ed eliminate ogni dubbio o senso di colpa rispetto ad aver perso qualcosa, che era solo una creazione della nostra mente.. Cercate in voi stessi le cose belle e profonde che avete sentito in questa relazione e riprendetevele perché erano solo vostre.
    Una volta capito il giochetto degli schemi che attua il NP vi renderete conto di quanto siano in fondo noiosi e prevedibili..Di quanta ipocrisia ci sia dietro ogni loro mossa.
    Svuotate il NP di ogni valore, e scoprirete che era solo un fantoccio, una scatola vuota sulla quale avete riflesso la vostra immagine.Quelli da amare siete voi stessi.
    Infine ci si stanchera‘ anche solo di parlarne, salvo che non si tratti di cercare di dare conforto a chi come te ha avuto la sciagura di incontrarne qualcuno, per ricambiare nel ciclo della vita, il dolore che si trasforma in consapevolezza.
    E sarete grati con chi vi ha aiutato ad aprire gli occhi e sentirete il bisogno di ricambiare aiutando voi stessi gli altri.
    Ed anche un`esperienza drammatica come questa può diventare un’occasione speciale. Non rimanere impoveriti od imbruttiti da questa esperienza, ma anzi farne un mezzo per essere delle persone migliori d’ più felici e forti
    Questo e” il vero risveglio e riscatto dal passato.
    Sono arrivato qui, anche grazie a tutti voi, dopo 3 mesi di no contact e mi sembrava giusto condividerlo. Per chi adesso non ci crede e sta male, e pensa che sia impossibile e non ce la farà’ mai.
    Credeteci!

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  3. Vi ringrazio tantissimo, davvero di cuore, per le vostre risposte.
    Astra ti ringrazio per questo blog, è un’ancora emotiva. Purtroppo chi ti sta accanto non può capire la portata dei sentimenti che si provano, non è un normale lasciarsi con qualcuno e quando sentono come sei stata trattata male si meravigliano a sentirti ancora innamorata…
    Ho qualche dubbio, potrei scrivere a qualcuno di voi privatamente per avere dei consigli?

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    • Cara, purtroppo anche chi ci vuole più bene fa fatica a capire quello che abbiamo passato e che stiamo passando, perché non é nulla di normale. Solo chi Sa cosa significa essere abusati profondamente da un individuo disturbato può essere un interlocutore. Per questo fa davvero tanto bene parlare con altre vittime. Io capisco che nonostante tutti i loro sforzi per starmi vicino e capirmi, neppure i miei familiari hanno la vaga idea di come sto e del perché. Esci dal ciclo di abuso.

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      • Ciao Giusy come ci si può mettere in contatto con altre vittime?? Ho bisogno di aiuto..non so più dove sbattere la testa..ho provato più e più volte a lasciarmi ma non ci riesco..soffro d’ansia e depressione..sono giorni che non voglio più vivere..chi mi aiuta?? 😦 grazie

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      • Romina, resta sul blog e confrontati. Il percorso è lungo è difficile ma se ne esce. Tira un sospiro e nei momenti no pensa che domani andrà un pò meglio. Il tempo sarà il tuo migliore amico. No contact assoluto e tanta, tanta forza d’animo.

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      • Romina siamo qui. Oltre a confrontarti con noi cerca anche un supporto professionale se soffri di ansia e depressione.

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    • É difficile su…Abbiamo creato una piccola rete “internos” per comunicare tra di noi con piú frequenza e soprattutto nei momenti “no”.
      Autorizzo le ragazze del blog a fornirti la mia mail.

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      • Ciao. Anche io credo di aver bisogno di consigli pratici su come epurare il mio quotidiano da un continuo ancoraggio al passato. Mi sembra di rimanere congelata in una sorta di frustrazione capricciosa infantile, quella del bambino che non accetta il no. I fatti sono chiari, il soggetto è chiaro, ma tant’è continuo a non lasciar andare.
        Non sono giovanissima e questo blocco non lo accetto io in primis.
        Vi sarei grata se potessi mettermi in contatto con voi, perché specie nei momenti di “panico”, a caldo, credo di possa arrivare alla chiave di svolta, o una delle molte, affinché dinamiche mentali abituali non vadano a tergiversare o oscurare la verità che fa male e che permette il distacco totale dal narcisista.
        Grazie

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  4. il problema è che pure mi vergogno di essere stata trattata cosi da mia madre, quella stessa vergogna che già provavo da piccola. Mi stavo sentendo profondamente sbagliata. Il trauma ha poi iniziato a ripetersi nelle relazioni a seguire. Vorrei tanto guarire. Temo che devo intraprendere di nuovo una terapia perché le terapia che ho fatto anni fa sono stati solo dei timidi inizi di una ricerca che era ancora giovane. Ed è anche una questione di sopravvivenza..

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  5. Mio marito non è un narcisista perverso, credo ma un manipolatore sicuramente. L’ho lasciato per diversi mesi ma il sentimento per lui mi causava un dolore insopportabile. Mio marito è piuttosto rigido, il suo punto di vista è inconfutabile, mi ha portata ad allontanarmi dai miei affetti perché è un solitario che non ama gli incontri conviviali. A fronte di un’osservazione o dell’espressione di un malessere da parte mia ribalta la situazione e mi colpevolilzza. Poi però sa esser molto affettuoso e presente in molte altre cose. Sono arrivata a lasciarlo dopo un periodo di mesi in cui tensione e nervosismo con comportamenti suoi che non sono mai arrivati alla violenza ma ad una fortissima tensione che mi ha spaventata, a volte con silenzi rigidi da parte sua durati anche giorni. Usa molto battute sarcastiche e sono davvero poche le persone che gli vanno a genio. Ora ci stiamo riavvicinando, tentando una terapia di coppia (che lui comunque non voleva ma alla fine ha accettato anche se non si mette in discussione). Ho timore di ricadere nelle vecchie dinamiche, non so se posso sperare in un reale miglioramento, peraltro abbiamo una certa età e cambiare è sempre più difficile. vorrei sapere se vi sono situazioni di coppie che hanno ritrovato un equilibrio dopo un periodo di allontanamento e sofferenza.
    grazie

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    • Penelope cara, ti chiedo: chi te lo fa fare? Ok, non è un narcisista perverso. Non è uno psicopatico. Ma manipola. La manipolazione è una forma di violenza psicologica. E la violenza, anche se solo psicologica, è da evitare e combattere con tutte le forze non solo perché è il meccanismo mentale alla base di quella fisica, ma anche perché qualsiasi forma di abuso comporta il mancato rispetto di te come essere umano. Io non credo all’equilibrio ritrovato per magia. Le persone non cambiano. E come non cambierà lui, non cambierai tu. Hai voglia di continuare a soffrire?

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  6. Cara Astra
    chi me lo fa fare… in questi mesi ho avuto la possibilità di saggiare il fatto che intorno gli uomini, anche quelli che sembrano i migliori, hanno i loro lati oscuri , come dire.. nessuno è perfetto e forse tutti in qualche modo manipoliamo (tranne me, forse, che sono incapace). Mi sono poi ritrovata a toccare con mano l’idea della solitudine anche perché non ho più voglia di rimettermi in discussione per nessun altro e in fin dei conti, con mio marito, quando riusciamo a stare bene…. stiamo bene. Mi preoccupa la prospettiva che se la riconciliazione non dovesse avvenire le sue reazioni non so quali potrebbero essere ma so anche che la sofferenza che provavo negli ultimi tempi da sola era molto, molto grande.
    Davvero non so, da un lato vorrei avere speranza, dall’altro ho molta paura.

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    • Vedi Penelope…stai applicando i classici schemi di ragionamento che a mio avviso bisognerebbe stare molto attenti ad applicare. Mi sembra che dal tuo discorso emerga in primo luogo la paura della solitudine. Forse dovresti lavorare su quello. La solitudine è solo una questione di abitudine. Ci si abitua a stare soli, basta uno sforzo iniziale. Però ti assicuro che è peggio sentirsi soli quando si è in compagnia che quando si è da soli. Mi spiego meglio: quando la priorità è essere soddisfatta di come sei, come ragioni e come ti comporti, non puoi fare a meno di non condividerti. Sfido chiunque ad apprezzare il fatto di essere costantemente denigrato, sottovalutato e umiliato. La manipolazione fa proprio questo:
      ti fa sentire un burattino. Sta a te scegliere se continuare a fare il burattino o decidere di cambiare stato ed affrontare il disagio del cambio di abitudine.

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  7. Non mi sento di definirmi “costantemente denigrata, sottovalutata e umiliata”. L’errore fondamentale di mio marito è quello di esigere un rapporto simbiotico, che non considera gli altri necessario al nostro, e nel caso specifico al mio, benessere. Se lui si “rilassasse” rispetto al fatto che il mio desiderio di avere relazioni amicali con altre persone non toglie nulla al nostro rapporto, semmai lo può arricchire perché altrimenti è asfittico (come era diventato) saremmo più che a metà dell’opera. Per il resto.. lui non ha mai criticato il mio modo di vestire, il mio aspetto, come leggo che avviene in molti altri casi e ti assicuro che non sono proprio una bellezza né vesto in modo ricercato.

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    • Tu hai parlato di manipolazione: devi cercare di essere onesta con te stessa e capire se il problema deriva dalla violenza psicologica che lui ti infligge volontariamente o è solo questione di un carattere possessivo.

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  8. Come si può definire un comportamento in cui lui altera se io non mi adeguo (nelle piccole e grandi cose) al suo modo di vedere e intendere determinati aspetti della vita, in cui è estremamente abile nel “girare la frittata” e colpevolizzare gli altri, che ha una capacità quasi diabolica di voltare le cose in suo favore… poi ci sono le volte in cui asseconda alcuni miei desideri, d’accordo, ma in linea di massima lui deve avere il controllo di tutto. Non so, anche in terapia di coppia appena ho provato a chiedergli se avesse rivisto i suoi comportamenti che mi avevano indotta ad andare via (ripetuti tentativi di chiarire i suoi comportamenti , tra i quali anche l’alterarsi molto per inezie e il chiudersi in gelido silenzio pretendendo le mie scuse per cose insussistenti) lui ha immediatamente contrattaccato, senza rispondere, ma chiedendo a me se avevo riconosciuto i miei, errori… Non è facile, mi creda, e i primi mesi in cui sono stata da sola ho provato un senso di libertà indicibile. Poi, però, una volta subentrato l’equilibrio, quel senso di solitudine ed il pensiero che forse i lati “buoni” valgono la pena di un tentativo. Diciamo che ora sono un po’ più forte, meno disposta ad accettare l’imposizione. SI dovrà capire se lui è disposto a cedere un po’ del suo “potere”….

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    • Cara Penelope, penso di capire cosa stai passando. Sei perfettamente consapevole dei suoi abusi, dei maltrattamenti (perché questo sono e ne sei consapevole). Sai che i suoi comportamenti nei tuoi confronti sono gravissimi. Però lui non è sempre in quella modalità. In fondo, se fosse sempre come è quando ti maltratta tu non saresti lí. Però per paura delle sue imprevedibili reazioni tu hai perso da tempo spontaneità. E magari siete in terapia perchè tu, dopo suoi comportamenti più gravi del solito, gli hai detto che era una condizione per continuare. Quello che ti tiene nella relazione è la speranza che le sue torture cessino di intensità e si diradino nel tempo. Perchè in fondo quando lui si comporta normalmente tu non potresti chiedere di più dalla vita. Inutile che ti dica che purtroppo le cose con lui possono solo peggiorare, ed è vano sperare in un miglioramento. Mi dispiace dirti che tutto quello che scrivi su tuo marito è quello che avrei scritto io sul mio fino al giorno prima di fare delle orribili scoperte che mi hanno aperto gli occhi. Questo non significa che tuo marito faccia alle tue spalle quello che faceva il mio, o che sia uno psicopatico come lo è indubbiamente il mio. Ma significa che la devastazione su di te, visto quello che scrivi, è dello stesso genere. Di quello che scrivi la cosa che mi colpisce di più è che ti voglia isolare, e che anche lui sembra non abbia amici. Dal mio punto di vista ti potrebbe essere utile un punto di riferimento slegato da tuo marito. Ovvero, un professionista solo per te, non terapia di coppia (dove l’una non esclude l’altra). Credo che in relazioni del genere sia fondamentale un confronto esterno, specialmente in casi di isolamento.

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  9. Ciao Giusy, grazie, in realtà io ho fatto un mio percorso di terapia individuale che mi ha molto aiutata a recuperare la capacità di rimettere me stessa un po’ più al centro e di moderare la mia tendenza alla sottomissione. A dire il vero temo anch’io che lui non possa modificare il suo egocentrismo assoluto rispetto al quale ogni dissonanza rappresenta una “lesa maestà”. Io sto facendo di tutto per recuperare questo matrimonio, alcune cose mi spaventano, del tipo che lui è il genere di persona che, sospettosa fino allo spasmo, precostituisce possibili prove per poter agire o reagire a fronte di situazioni che possano metterlo in difficoltà. Non posso ora entrare nello specifico ma anche questo mina la fiducia che io posso riporre in lui. Ciò nonostante, non riesco a immaginarmi senza di lui. Mi rendo conto che c’è qualcosa di malato in questa relazione ma non posso fare a meno di riconoscere che una parte è anche mia….
    grazie.

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  10. p.s. Giusy.. quando parli di “orribili scoperte che mi hanno aperto gli occhi” se puoi essere più esplicita o comunque, come hai fatto a scoprirle?

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    • Cara Penelope, nel mio caso che è estremo e spero poco comune, avevo un uomo che nella facciata non faceva sospettare nulla. Dal suo lavoro, al suo fare schivo e del tutto disinteressato alla socialità, alle sue abitudini (non è mai uscito una volta da quando l’ho conosciuto con un amico, per esempio), alla immagine che mi arrivava di lui dall’esterno (soprattutto familiari o colleghi) non potevo sospettare quello che faceva di nascosto. Certo gli abusi su di me, a tratti o periodi ma ciclici, li ho sempre riconosciuti. Eppure minimizzavo (cosa che mi guidava anche lui a fare), spesso mi colpevolizzavo, lo giustificavo (aveva sempre pronte storie di autoassoluzione dove la causa ai suoi comportamenti era esterna a lui), e soprattutto speravo in un cambiamento. Spesso mi compiacevo con lui dei progressi che faceva, perché ovviamente dosava bene bastone e carota per poter continuare a parassitarmi. Ma quei progressi erano solo fittizi, mostrati e basta. Infatti in un attimo, senza preavviso o motivo, mi faceva ripiombare all’inferno. Nel tempo però avevo raccolto indizi che mi facevano sospettare che qualcosa non era come voleva farmi credere. Un giorno, a seguito di un periodo particolarmente nero (per quello che faceva e diceva nella relazione con me), improvvisamente l’ipotesi che fosse uno psicopatico mi è arrivata alla mente e con pochi dubbi. Sapevo già della sua facilità a mentire, ma con l’ipotesi della psicopatia la sua menzogna doveva essere pervasiva di ogni cosa. Ho cercato prove, cosa che non avevo mai fatto prima perché mi sembrava lesiva del rispetto che avevo per lui. Ma ho messo il rispetto per me stessa in primo piano. E come ti dicevo ho subito scoperto una parte delle sue vite segrete (tutte legate in un modo o nell’altro al suo essere un predatore sessuale e anche perverso). Ci ho messo del tempo ad accettare la realtà, perché anche con le prove in mano si fa fatica a credere che inganni di questa portata siano possibili senza che la vittima se ne possa accorgere. Poi è arrivata la chiarezza. Fino a quel momento avevo fatto di tutto per salvare la relazione, e anche io non potevo vedermi senza di lui. Ma quel ‘lui’ che avevo di fronte era tutt’altro da quello che avevo sempre creduto. Da lì la fuga senza guardare indietro, perché dovevo salvare me stessa. Sono rinata.

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  11. A parte la questione “abusi” e perversione sessuale (non posso sapere a cosa tu ti riferisca nel tuo caso) ritrovo molte cose della mia storia. Mi chiedo se vi siano segnali per individuare quest’ultima o per avere seri sospetti e poi passare alla ricerca delle prove (cosa difficilissima nel mio caso perché mio marito protegge la prorpia privacy con uno scrupolo da 007)…
    c’è modo di leggerci in pvT?

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  12. Spero mi perdonerai se ti sto tartassando, ora mi fermerò, ovviamente. Mio marito però con me, a parte questi tratti caratteriali di orgoglio all’ennesima potenza, egocentrismo e scarsa capacità di gestire la rabbia (senza mai arrivare a violenza fisica, lo sottolineo) con me è anche estremamente affettuoso, mi riempie di coccole, mi mette al centro della sua vita, anche se possessivo lo è, dolce (a volte infantile, in qualche modo), esaudisce alcuni miei desideri…. non mi sta pressando sul piano sessuale anche se non stiamo insieme da molti mesi. (forse questo dovrebbe impensierismi).. Il tuo con te era pure affettuoso e prodigo di coccole?

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    • Non mi stai affatto tartassando, noi siamo qui per aiutare e per essere aiutati attraverso la condivisione. Io avevo a tratti un uomo molto dolce, protettivo, che aveva attenzioni per me, che sembrava vivere per me. In quei momenti pensavo di non essere mai stata così felice con nessuno (in realtà, stava dandomi quello che volevo per mantenere il potere su di me). Altri momenti invece era rabbioso, reagiva in modo spropositato, se ne usciva con frasi svilenti, mi accusava ingiustamente. La costante era sempre questa: lui era la vittima, di se stesso, della sua infanzia, del mio carattere, ma la sua preferita era ‘faccio così per il troppo amore che ho per te, che non ho mai provato prima in vita mia’. Io fino a che ero con lui non me ne rendevo conto, ma ora vedo tutto quello che mi ha fatto con grande chiarezza. Se guardo indietro trovo che due erano le cose che dovevano allarmarmi da subito: 1. Il suo mentire (ma la gravità e la pervasività delle sue menzogne l’ho individuata solo con il tempo); 2. il suo tratto asociale (chiaro da subito, ma spacciato per una nobile virtù, e che si è presto sviluppato in un mio isolamento).
      intanto Penelope vorrei consigliarti la massima cautela con i tuoi dati (password, indirizzi, ecc.). Uomini di questo genere tendono ad essere molto controllanti.

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      • Asociale è asociale, non ci sono dubbi. Non ha amici e dice di stare bene così. Nella sua vita precedente ( ha un matrimonio precedente) qualcuno lo aveva ma con quelli ha chiuso i ponti. Sicuramente è controllante, io sono arrivata a farmi Delle paranoie incredibili su questo. Sull’ aspetto sessuale ho alcuni dubbi che però non posso chiarire perché come ho detto lui le sue cose le tiene ben strette ( tutto con password). Ma peraltro lui conduce una vita pressoché del tutto casalinga, a parte quello che condividiamo. Francamente non posso neanche addebitarglicose che forse sono solo nella mia fantasia e hanno origine nelle mie insicurezze ataviche. Il motivo per cui volevo parlarti in pvt era capire meglio come hai trovato le prove dei tuoi sospetti. Io non sono brava a indagare… grazie ancora

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  13. Scusate, ancora una cosa. Giorni fa, conversando, mio marito mi ha fatto notare, con nonchalance, che nel momento in cui io sono andata via da casa, anche se non esiste più il reato di abbandono del tetto coniugale, gli ho fatto mancare il mio aiuto morale.
    Questa frase, poi, ripensandoci, mi è suonata come una velata minaccia e so che, se ricadessimo nel baratro di una nuova crisi, potrebbe addebitarmi questo aspetto…
    Ora… dal momento che è vero che sono tornata con lui, ma è anche vero che sto cercando di tenere la guardia alta (almeno finchè non sarò sicura di potermi rasserenare) mi chiedo e vi chiedo, se la situazione dovesse precipitare di nuovo e quindi tornare ad una separazione… come si affronterebbe un addebito di questo tipo, se lui volesse farsi valere in questo modo? Faccio presente che dopo essere andata via io gli ho scritto alcune mail nelle quali mi mettevo a disposizione per qualsiasi cosa e lo pensavo davvero…con i sensi di colpa mostruosi che avevo.
    Ora lui si sta comportando in modo ineccepibile, con premura e disponibilità degne di un compagno ed io ovviamente spero che i miei siano timori infondati. Ma, appunto.. meglio prevedere almeno il prevedibile….
    grazie.

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