Alla ricerca della verità

 

Scrivere e rielaborare la drammatica esperienza con uno psicopatico costituisce non solo un metodo per dare sfogo alla propria rabbia ma anche un valido strumento di aiuto per coloro che sono ancora in alto mare in balia delle onde e della fittissima nebbia che caos, dissonanza cognitiva e dipendenza affettiva hanno creato in quella che sembrava una relazione felice. I libri più interessanti che ho avuto occasione di leggere, primi tra tutti quelli di Claudia Moscovici, sono stati scritti da persone sciaguratamente scivolate nella trappola di un rapporto tossico e pericoloso. Non ci sono testi scientifici che tengano: nessuno più di una vittima è in grado di esprimere nero su bianco quella sensazione così intensa e contraddittoria, miscela di euforia e inquitetudine, gioia e disperazione, che rappresenta il legame con uno psicopatico. E’ ciò che ho pensato quando ho letto, tra le mail giunte a Relazioni Pericolose, la testimonianza che riporto di seguito.

di Rosa E. Kunz

Dopo l’abuso per mano dello psicopatico, le vittime si ritrovano confuse e disorientate, profondamente ferite e prive di energie. Il primo passo per guarire è bloccare ogni contatto con l’individuo che per pochi mesi o molti anni ci ha tenuto in scacco. E l’unico modo per farlo è lasciar andare l’immagine della persona che abbiamo amato: quella persona non è mai esistita. Abbiamo amato un’illusione, una maschera creata dallo psicopatico appositamente per noi all’unico scopo di rispecchiarsi e, infine, di manipolarci nel modo più efficace e per i propri scopi. Per quanto sia difficile e doloroso, smettere finalmente di credere in quell’illusione è l’unica efficace via per ritrovare la propria libertà.

Ricordo bene il mio primo e stupefacente incontro con lo psicopatico: non avevo mai conosciuto nessuno che si mostrasse tanto interessato a me, che riuscisse a comprendermi tanto bene e che fosse un così appassionato ascoltatore. Avevo finalmente trovato chi condivideva i miei valori e i miei sogni; le cose che avevamo in comune, la perfetta sintonia comunicativa, e la straordinaria attrazione fisica, mi hanno subito convinta che quello era il mio partner ideale. Sembrava persino troppo bello per essere vero! Quando poi ho scoperto come mi abbia costantemente e profondamente tradita, in modi che non pensavo neppure immaginabili, è arrivata la doccia gelata. Era davvero troppo bello per essere vero. Avevo vissuto una frode, e nulla di quello che avevo vissuto era reale…eccetto me e il mio immenso amore per lui.

Quando mi è stato chiaro di essere finita nelle mani di un bugiardo compulsivo da manuale, la mia prima urgenza è stata quella di andare alla ricerca della verità. Volevo a tutti i costi svelare la realtà, o almeno una parte di essa. Nonostante tutti intorno a me mi scoraggiassero dal dedicare energie a questa missione, non ho ascoltato il loro consiglio. Alla fine ho potuto constatare di aver fatto la cosa giusta, perchè ho condotto la mia missione senza tenere alcun contatto con lo psicopatico o con chiunque connesso a lui. Inoltre, non ho rivelato nulla di quello che ho scoperto allo psicopatico, nè ai suoi simpatizzanti, seppure sia stata spesso tentata di farlo nella speranza (vana!) di far trionfare la giustizia. Quando la mia nuova conoscenza è stata sufficiente a fornirmi un quadro più o meno accurato di ciò con cui ho avuto a che fare, ho smesso ogni ricerca. A quel punto mi sono ritrovata esausta, ma molto più forte. La guarigione era ancora lontana, e avevo svelato solo una parte di verità, ma sentivo di essermi riappropriata di me stessa. Il processo di svelamento di verità è stato un passo molto importante nella strada della ricostruzione della mia auto-stima.

Se anche voi sentite l’urgenza di mettervi alla ricerca della verità, fatelo pure. Va benissimo provare a smascherare quante più bugie possibili, a patto che lo facciate in un regime di stretto NO CONTACT! Ricordate: le risposte che cercate non le avrete mai dallo psicopatico, dunque abbandonate ogni speranza di capire quello che vi è capitato attraverso un confronto con lui. Se pensate che lui possa aiutarvi ad uscire dalla confusione in cui vi ha gettato, siete fuori strada; ogni contatto con lui non farà altro che aumentare la vostra confusione e allontanarvi dalla verità! Lo psicopatico è un bugiardo compulsivo e questo, tra le altre cose, fa di lui un interlocutore impossibile.

Rosa E. Kunz

50 thoughts on “Alla ricerca della verità

  1. Belle parole ma personalmente non condivido.
    Cercare la verità non é assolutamente “no contact”. Ti rendi conto che non c’é alcuna veritá, ci sono solo quelle risposte illogiche che non vuoi accettare.
    Quindi cosa vai cercando? Non lo sai nemmeno tu ma ormai sei così ostinata che non puoi farne a meno.
    Arrivi alla conclusione che non c’é stato né ci sará mai niente di logico e di vero, di AUTENTICO in ciò che é stato ed in ció che é ma nonostante tu lo sappia, nonostante tu lo abbia finalmente capito ( e in fondo lo hai sempre saputo ) non é soddisfando la tua stupida curiosità e fame che vai avanti.
    Prendi atto del fatto che ad alcune domande non vi sono risposte e realizzi persino che, essendo alcune domande inutili a porsi a prescindere, la risposta non devi cercarla perché é vana e non ti servirà a niente.
    Ti parla una che affamata di risposte a comportamenti di lui é finita con il ritrovarsi piena di domande in merito non a suoi comportamenti bensì ai miei.
    Parti mettendo in discussione lui e finisci con il mettere in discussione te stessa.
    Perché alla fine non si parla solo di magici incantatori e seduttori, si parla anche di persone – le vittime accuratamente scelte – forti ma al contempo molto, troppo deboli.
    Sei anche tu un problema, sei tu IL problema.
    Lui non esiste più né é più un TUO problema né tantomeno PARTE del problema: sei tu sola.
    Risparmiatevi altro male, non seguite l’istinto come queste brutti esseri sono avezzi fare nel loro quotidiano, e inizia a seguire la tua ragione: fermati e non cercare risposte.

    Ti sei persa tu, non hai perso lui.
    DEVI PARTIRE DA TE E NON DA LUI.
    QUESTO É IL VERO N O C O N T A C T.

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    • Francesca in parte sono d’accordo con te ,però moltissimi ricascano in altre relazioni tossiche perchè non hanno capito con chi avevano a che fare e quindi ricercano in altre/i quell’amore perduto e magari trovano un altra psycopazza/o ,la ricerca della verità deve servire a capire se stessi e del perchè malgrado molte cose fossero evidenti non si è fuggitivi davanti al male. Quando di:”Cercare la verità non é assolutamente “no contact”. Ti rendi conto che non c’é alcuna veritá, ci sono solo quelle risposte illogiche che non vuoi accettare.” non ti posso che dare ragione ,non c’è alcuna verità da scoprire perchè è sempre stata sotto i nostri occhi e quella dobbiamo accettare.Siamo stati fregati,derisi,ingannati,maltrattati,ok,capita,si và avanti e l’esperienza e quella “verità” deve servire come vaccino per non ricascarci con un altra/o,perchè di questi tipi in giro ce ne sono tanti ormai.

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    • Sai Francesca, ciascuno ha un modo personale di razionalizzare e risolvere il problema. Anche io ho bisogno di capire, analizzare, entrare nella dinamica, illuminare a giorno le strutture psichiche che sono alla base di un comportamento malsano. E per far questo ho bisogno di sapere e di conoscere con chi ho ha avuto realmente a che fare. Poi ci sono persone come te che preferiscono seguire modelli di ragionamento basati sull’introspezione e sullo studio di se stessi. In effetti il problema siamo anche noi, una calamita non farebbe mai presa sul legno. Su questo siamo perfettamente d’accordo.

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      • Tengo a specificare una cosa: ció che ho scritto non é altro che la conclusione ad un ragionamento al quale sono potuta arrivare solamente dopo mesi e mesi di curiosità non appagata.
        Una relazione si fa in due, indi per cui per poter arrivare ad autoanalizzare te stessa devi per forza partire da quello che si é passato e con chi stavi.
        Non sono scindibili le cose, perché l’oggetto in discussione in sé – la relazione – in quanto tale, implica 2 persone.
        Non c’é un ” lavoro solo su di me ” o ” lavoro solo su di lui ” ma un “DOVE VALE LA PENA CHE LAVORO? SU DI ME O SU DI LUI?”
        Credi che riflettere su di lui potrà essere il punto di partenza? Io ci ho provato, come questa ragazza ha sentito di suggerire a tutti, ma io mi sono persa.
        E non suggerirei a nessuno di farlo.
        BISOGNA ACCETTARE CHE NON SI DEVONO CERCARE RISPOSTE CON QUESTE PERSONE e non perché non le troverete mai ma perché non esistono!
        Perché se tu chiedessi loro ” cos’é successo? ” non saprebbero spiegartelo nemmeno loro!

        Persa nell’illogica, in un labirinto di specchi rotti dove l’unica immagina riflessa era la mia e non la sua. Non c’era lui al mio fianco, lui non c’é mai stato: c’era solo il mio riflesso, lui era la mia proiezione mentale e quel poco che mi tornava non era altro per il troppo che davo e a cui lui – macchinosamente abituato nonché attore – aveva imparato a rispondere.

        Partendo dal presupposto che ognuno ha il suo carattere, i suoi tempi ed i suoi modi, come Rosa E. Kunz in sintesi ha detto:
        1. Non ascoltate nessuno!
        2. Scavate! Andate alla ricerca dell’impossibile!
        Ma, badate bene
        3. Non cercate assolutamente le risposte direttamente da lui quindi No contact!

        Io rispondo dall’alto dei miei insulsi 20 anni e dell’esperienza tossica che ho avuto con un mostro:
        1. ASCOLTATE le poche vere persone che avete vicino (dato che avete avuto la riprova che ne esistono tante false) perché sicuramente voglio il vostro bene, hanno un punto di vista esterno alla faccenda ed estremamente lucido CHE VOI NON AVETE, quindi, ASCOLTATE!
        2. NON SCAVATE perché non c’é nulla in cui dover scavare! Non c’é niente da dover scoprire! E lo sai già da te che é così! Non ostinarti!
        3. Che le risposte non debba cercarle per bocca sua é ovvio, ci mancherebbe altro. Ma anche se fosse, perché devi cercare risposte a ciò che risposta non ha?

        Il succo é: come esiste la guerra perché esiste l’odio, la tua relazione é esistita perché purtroppo esistono gli psicopatici.
        Questa deve essere la tua risposta.
        Sii logica e non perderti.

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    • Cara Francesca, è vero che se si arriva al punto del processo di guarigione in cui ‘lui non esiste più’, la ricerca della verità ce la possiamo proprio risparmiare. E arrivare a quel punto è un traguardo di cui andare fieri! A volte però chi rimane incastrato nella relazione, anche se solo emotivamente (perchè magari è in nc), può trovare la spinta per liberarsi proprio nel scoprire ‘qualcosa’. Data la profondità del disordine di questi individui, dopo qualche ricerca c’è chi scopre la presenza di ‘figli’ segreti o famiglie parallele, chi trova prove di una seconda vita (in alcuni casi, magari, criminale o subcriminale), chi scopre di essere stato costantemente e intenzionalmente frodato economicamente, e tanti altri ‘dettagli’ di questa portata. Scoprire questi pezzi di realtà, di cui le vittime sono completamente ignare per tutto il tempo della relazione, ha il suo peso, immagino, nel processo di distacco.

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      • Direi che è determinante e non solo influente. Ma la cosa evidentemente è soggettiva. C’è chi ha bisogno di sapere per demolire e chi riesce a demolire senza prove. Il rischio secondo me è di incorrere in eventuali rigurgiti dettati dalla mancanza di conferme.

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      • Così come non tutti siamo uguali, anche le relazioni avute non sono uguali.
        L’importante é rialzarsi e non addossarsi colpe che non sono proprie.

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  2. Buonasera a tutte. Sono attualmente in nocontact sia per “allontanamento” medico sia per mia volontà. 40 anni di vita insieme, coppia perfetta , come sempre in questi casi. Sto vivendo però ancora una violenza ancora peggiore. Il Dover dimostrare ai giudici le violenze fisiche e psicologiche subite. Sono io che devo dimostrare. La beffa: Il suo avvocato, donna, seppur molto cara, e’ nota nella nostra piccola città come paladina dei diritti femminili. E’ difficile sopportare, seppur affiancata dall’avvocato del centro antiviolenza, non solo di Dover dimostrare ma anche di sperare che gli amici e i conoscenti credano a tutto ciò. Solo dopo mesi la verità viene accettata. Si è sole in questo. E forse più violento della violenza stessa. Anche a voi e’ successo?

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    • Ciao Laura, quello che scrivi mi fa venire i brividi perché anche io temo di trovarmi nella tua stessa situazione. 30 anni di vita in comune e due figli per accorgermi che mi aveva sempre mentito e dopo la separazione è arrivato lo stalking. Adesso che ho denunciato, non so come andare avanti ? Come si fa no contact se ci sono dei figli ? Parenti e amici ritengono che ho esagerato e mi ritrovo da sola a dimostrare che la pazza non sono io.

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      • Maria, è la storia di ogni vittima: si viene dipinte come pazze! Sempre! Sai perchè? Cosí ogni cosa che racconti su come sei stata trattata da lui o su quello che ti ha combinato non verrà presa sul serio, ma anzi sarà considerata una conferma di debolezza mentale. Inoltre, questi le combinano cosí grandi che, quando le racconti (anche senza la reputazione di ‘pazza’) sembrano l’invenzione di una mente malata con gusti discutibili e poco senso di realtà. È probabile che lui si sia portato avanti con il lavoro: magari ha cominciato molto tempo fa, quando ancora non sospettavi nulla, insinuando con cautela false idee alla prima occasione utile. Cosí, ora persino chi ti sta più vicino fa fatica a crederti. Dunque, è fondamentale che in questa fase tu eviti ogni reazione emotiva. Evita anche ogni esposizione della verità (a parte quello che devi dire ad avvocati/giudici/polizia)! Se vorrai lo farai piu avanti, ma non ora. Anche se hai tutte le ragioni del mondo di gridare quello che ti è stato fatto, questo verrà usato da lui (e chi lo aiuta) per comprovare la tua follia. Il no contact è anche utile per questo, perchè lui non potrà mostrare alcuna tua reazione da sbandierare come prova della tua follia. Se hai i figli e non puoi permetterti il no contact, allora sarà low contact. Comunica solo in forma scritta e solo per quello che riguarda la gestione dei figli. Ogni sua provocazione o telefonata devono cadere nel vuoto. Non fare eccezioni. Conosco molte vittime che sono riuscite a limitare i danni usando bene il no/low contact. Se ne esce. E lui, senza le tue reazioni emotive di cui si ciba, si stancherà presto e passerà a torturare altre (purtroppo per loro).

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    • Laura, mi dispiace molto per quello che stai passando. Anche se non conosco la tua storia, immagino che negli episodi di violenza del passato con questo ‘uomo’ tu abbia deciso di lasciar passare, di non denunciare puntualmente quello che ti succedeva (altrimenti non avresti potuto dare un’altra chance a costui). Questi atti di ‘perdono’ ora costano cari. Ma è l’esperienza di tutti quelli che hanno avuto una persona violenta nella loro vita. Anzi, di solito le vittime tendono a nascondere accuratamente tutto quello che di piu grave accade nella relazione, e parenti e amici si convincono che la coppia ‘funziona’. Spesso sono proprio le vittime a lanciare una buona immagine dei loro aguzzini, anche perchè programmate dalla paura delle loro reazioni. Non tutti ti crederanno (per esempio, i suoi familiari e amici, e persino qualche amico comune). Ma alcuni si. Considera che lui avra da molto tempo e alle tue spalle parlato male di te, proprio per screditarti. Meglio limitare la tua cerchia di supporto a quelli che ti credono. Gli aguzzini sono di solito bravissimi a far passare le vittime per pazze gelose instabili e loro stessi per povere vittime.

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  3. Da sabato non fa altro che chiamarmi con la scusa che vuole parlarmi del bambino,,,e piange ininterrottamente al telefono!!! Mi ama..sono la sua vita…e stamattina 46 messaggi!!!!!
    Sto male e debole e mi sento cattiva al solo pensiero che c’è una persona che piange per me e si dispera!!!!
    Ho bisogno di parlare con qualcuno !!!!

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    • Tata, sangue freddo e autocontrollo. Farti sentire colpevole e cattiva è esattamente ciò a cui punta. Diciamo che per loro è una strategia adattiva necessaria alla sopravvivenza.

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    • Tata non farti muovere dalla sua ‘sofferenza’, pensa piuttosto alla TUA sofferenza, che viene da abusi di ogni tipo. Lui ‘soffre’ perchè non riesce ad ottenere quello che vuole, ovvero io solito controllo. Se ce la fai, oltre a farti aiutare, imponi la regola che si comunica solo per email/messaggi. Ti sentirai molto piu protetta.

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  4. Dopo giurati addii e ritorni, dopo i no contact, interminabili giornate di messaggi, chiarimenti, spiegazioni….sono stanca al punto di ammettere di essere una dipendente affettiva e di aver avuto una relazione malata che non va ne avanti ne indietro che non ha sbocchi, soluzioni, ma gira su se stessa, come vuole lui. E’ inutile continuare a negare i miei sentimenti, a fuggire, cercare alternative. Voglio accettare tutto quello che sento e quello che è stato, per me il solo modo per superare e andare avanti. Raggiungere questa consapevolezza permette di reagire in modo distaccato e non automatico ai ritorni del narcisista che hanno il solo scopo di mantenere la relazione in stallo. Sono emotivamente provata ma più sicura di riuscire in questo percorso di liberazione. E se ricadrò non me ne farò una colpa, mi rialzerò più forte e continuerò in questo percorso di consapevolezza e maggior amore per me stessa.

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  5. Ho conosciuto un uomo in un pomeriggio di maggio.
    Ho conosciuto un uomo per telefono, in quello strano mese di maggio in cui la mia vita sembrava aver ripreso il suo corso.
    Ho conosciuto un uomo messaggio dopo messaggio raccontandoci di noi.
    Ho conosciuto un uomo all’inizio di giugno alle appendici del Monte Amiata, mi ha guardato con quei suoi occhi dolci e mi sono persa nel suo abbraccio. Un abbraccio lungo intere giornate. Un abbraccio lungo 300 km.
    Ho conosciuto un uomo che ti fa sentire l’ebbrezza di camminare su di un filo sospeso nel vuoto ma con la sicurezza che non ti lascerà mai la mano.
    Ho conosciuto un uomo che ama fragili e antiche creature dai corpi esili e dagli occhi dolci.
    Ho conosciuto un uomo spaventato dalle proprie emozioni e che con timidezza te le offre.
    Ho conosciuto un uomo che la prima volta che gli ho dormito accanto mi ha fatto sognare e ricordare mio padre.
    Ho conosciuto un uomo con cui non ho mai parlato d’amore ma che me ne ha fatto vivere e provare tanto.
    Ho conosciuto un uomo che conosce ogni più segreto sentiero per raggiungere il cuore di una donna.
    Ho conosciuto un uomo che non sa guardarti negli occhi ma ti ruba la vista.
    Ho conosciuto un uomo che non riesce a baciarti ma ti divora la vita.
    Ho conosciuto un uomo che non riesce a fare l’amore ma ti fa provare orgasmi a 300 km di distanza.
    Ho conosciuto un uomo che organizza meravigliose vacanze.
    Ho conosciuto un uomo che sa offrirti tramonti incantevoli e lune piene da mozzare il fiato.
    Ho conosciuto un uomo che ti apre la porta e ti travolge d’amore e due ore dopo smette di parlarti.
    Ho conosciuto un uomo che ti porta nella sua vita e nella sua casa e poi ti sfratta senza giustificazioni né preavvisi.
    Ho conosciuto un uomo che ti scrive quanto lo eccita il tuo corpo ma poi scappa dal letto come se scoppiasse un incendio.
    Ho conosciuto un uomo che usa i suoi dolci cani per conquistare il tuo amore.
    Ho conosciuto un uomo che non accetta di non essere amato ma non devi pensare nemmeno per un attimo di aspettarti lo stesso, pena l’abbandono.
    Ho conosciuto un uomo che usa il silenzio come la più dolce delle dichiarazioni.
    Ho conosciuto un uomo che usa il silenzio come la più tagliente delle lame e il più umiliante degli insulti.
    Ho conosciuto un uomo che non vuole legami e poi ti scrive che sei la sua meravigliosa compagna.
    Ho conosciuto un uomo che usa amore e dolcezza come se fossero bombe al solo scopo di creare devastazione.
    Ho conosciuto un uomo che preferisce una donna all’altra in funzione della razza del cane con cui vive.
    Ho conosciuto un uomo che ti stringe a sé e per mano ti porta su di un filo sospeso nel vuoto e quando ti indica le stelle più belle ti spinge nel vuoto.
    Ho conosciuto un uomo soffocato dall’amore di una madre tanto da sottrarsi e distruggere quello delle donne che incontra.
    Ho conosciuto un uomo che vuole tutte le donne e nessuna.
    Ho conosciuto un uomo dal cuore divenuto un fossile.
    Ho conosciuto un uomo mai divenuto tale.
    Ho conosciuto un uomo che come mio padre mi ha rubato l’innocenza e la fiducia sussurrandomi parole d’amore.
    Ho conosciuto un uomo che ti chiede di accoccolarti dentro al suo cuore per poi abbandonarti in un tugurio chiuso a chiave.
    Ho conosciuto un uomo a cui non è stato insegnato il rispetto per le donne.
    Ho conosciuto un uomo a cui non è stato insegnato come crescere ed affrontare il mondo.
    Ho conosciuto un uomo talmente pieno di sé che non trova spazio per nessun altro sentimento.
    Ho conosciuto un uomo che si nasconde dietro a sua madre per trovare l’amore.
    Ho conosciuto un uomo che propone vacanze da sogno ma poi non ti passa a prendere e sparisce nel nulla.
    Ho conosciuto un uomo che ti fa credere di volerti portare a vivere da lui e poi ti lascia perché sei disordinata.
    Ho conosciuto un uomo che afferma che ogni donna si è imposta nella sua vita e nel suo letto contro il suo volere.
    Ho conosciuto un uomo che vive la vita su facebook ma tu non puoi postare la foto della tua torta di compleanno.
    Ho conosciuto un uomo che va a caccia su internet e ti punisce per essere reale.
    Ho conosciuto un uomo che come ogni genovese è tirchio ma non di denaro bensì di altruismo e comprensione.
    Ho conosciuto un uomo che ti ringrazia per la tua presenza discreta e mai invadente e il giorno dopo ti lascia perché sei opprimente.
    Ho conosciuto un uomo che scopre le tue debolezze e i tuoi dolori e li usa per ferirti.
    Ho conosciuto un uomo che afferma di desiderare solo te, unica e speciale, ma intanto seduce altre donne.
    Ho conosciuto un uomo che cura le persone ma uccide gli amici.
    Ho conosciuto un uomo che ha paura dei sentimenti e delle complicazioni ma non esita a portar via la donna di un altro parlando d’amore.
    Ho conosciuto un uomo che regala oggetti con i cuoricini ad ogni natale, ad ogni donna.
    Ho conosciuto un uomo che ti strappa il cuore dal petto e lo usa per il prossimo regalo perché lui un cuore da donare non ce l’ha.
    Ho conosciuto un uomo a cui ho concesso di violentarmi nuovamente.
    Ho conosciuto un uomo a cui ho confidato il mio più atroce segreto e lo ha usato per abusare di me.
    Ho conosciuto un uomo che usa le donne come fazzoletti di carta.
    Ho conosciuto un uomo che crede che le relazioni siano usa e getta e valga la clausola soddisfatto o rimborsato.
    Ho conosciuto un uomo che pensa che puoi usare una donna come un giocattolo e quando si rompe lo butta via e lo si sostituisce con una nuova, ogni volta più sensibile ogni volta più tradita dalla vita in modo che la sfida sia più interessante e il dolore che lascia più forte.
    Ho conosciuto un uomo che ti lascia addormentare al suo fianco ingoiando antidepressivi per non sentire l’indifferenza e il rifiuto di te e poi si addormenta pacifico.
    Ho conosciuto un uomo che davanti al tuo risveglio in preda al panico e alla paura si gira dall’altra parte e abbraccia il suo cane per non rischiare che tu gli chieda aiuto.
    Ho conosciuto un uomo al quale se esprimi il tuo desiderio di lui quando gli dormi accanto ti accusa di pensare solo al sesso.
    Ho conosciuto un uomo che usa il suo cane come barriera per non rischiare di essere toccato a letto
    Ho conosciuto un uomo che gongola nel sapere di averti fatto innamorare di lui e che ti ha fatto tornare a sorridere per poi torturarti a poco a poco.
    Ho conosciuto un uomo che non sa lasciarti e ti spinge a farlo per poi accusarti di aver tradito i suoi sentimenti.
    Ho conosciuto un uomo che ti lascia perché il suo cane è geloso e te lo dice mentre quella dolce creatura dorme accoccolata serena tra le tue gambe.
    Ho conosciuto un uomo che quando non può più essere un carnefice si trasforma in vittima per azzannarti al collo quando gli allunghi la mano.
    Ho conosciuto un uomo che ti odia se lo ami.
    Ho conosciuto un uomo figlio e amante della stessa donna.
    Ho conosciuto un uomo che ha di se una pessima considerazione ma che se gli dai ragione ti accusa di essere prepotente.
    Ho conosciuto un uomo che non sopporta che condividiate lo stesso dolore per una persona speciale che è morta.
    Ho conosciuto un uomo che confonde il dolore per cattiveria e ti punisce.
    Ho conosciuto un uomo che se gli dici quanto ti sta facendo soffrire ti risponde che lo stai insultando.
    Ho conosciuto un uomo che pensa di nasconderti al mondo e a sé cancellando le foto da facebook.
    Ho conosciuto un uomo che non si mette mai in discussione ma discute su tutto.
    Ho conosciuto un uomo che si traveste da agnello per non mostrare i denti da lupo.
    Ho conosciuto un uomo che anche nella lontananza e nel silenzio continua a ferire e torturare con disprezzo e indifferenza.
    Ho conosciuto un uomo che finge di non sapere che sta corteggiando una donna e ti dà della pazza.
    Ho conosciuto un uomo che se gli fai notare che il suo atteggiamento crea aspettative sentimentali in una donna ti risponde “Cazzi suoi”.
    Ho conosciuto un uomo che ruba le tue passioni per lasciarti completamente arida e sterile.
    Ho conosciuto un uomo che non conosce la vergogna.
    Ho conosciuto un uomo che non sa chiedere scusa.
    Ho conosciuto un uomo che dove passa semina morte e dolore
    Ho conosciuto quest’uomo e l’ho amato a dispetto di tutto e di tutti perché le ore di dolcezza e amore erano più forti, finchè il mio universo si è ribaltato e il dolore e la devastazione sono diventati il mio pane quotidiano. A quest’uomo chiedevo un’unica e sola parola, non sentimenti, non amore, non rimpianti, un’unica parola che venisse dal cuore e con la quale avrebbe potuto tacitare e lenire tutto il dolore che sto provando.
    SCUSA
    Ma l’uomo che ho conosciuto un cuore non ce l’ha.

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      • La tua vita la ritrovi. Quando si finisce nelle mani di questi mostri ci si sente perduti a noi stessi, ma è una fase. Tutte le tue qualità che hanno attratto chi ti ha sfruttata e abusata ti appartengono e sono preziose. Sono proprio quelle che ti aiuteranno a tornare a galla. E quando sarai a galla farai un bel respiro e capirai che con lui hai dovuto sempre trattenere il fiato. Sarà una bella rinascita, vedrai.

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      • Ciao,mi ha incuriosita il tuo chiedere se c’è qualcuno di Firenze perchè io il bugiardo narcisista l’ho conosciuto proprio lì…

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      • Non ho chiesto per risalire ad una persona specifica, era solo per sapere se c’era qualcuna con cui poter scambiare due chiacchiere sul tema… Potrebbe, forse, essere utile per condividere un’esperienza vissuta, visto che se ne parli con chi non ne sa niente… Ti prendono per pazza….

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    • Io sono di Napoli non si genova ma l’uomo e lo stesso in ogni piccolo punto che tu hai descritto tranne il cane. Non c e confine geografico . Sono tutti uguali anche nelle piccole cose… Forza! Dobbiamo uscirne

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  6. Eco, la tua descrzione è commovente e straziante e non ti nascondo che ho fatto fatica a leggerla fino in fondo. Troppo dolore affiora ancora quando ripenso a lui.Ti sono vicina come sicuramente tutti coloro in questo blog che hanno provato sulla loro pelle ciò che hai così sapientemente decritto.

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    • Bellissimo post Eco! No, con loro non arriveranno mai le ‘scuse’, nè l’ammissione del loro inganno primitivo, cioè l’inganno sulla loro identità emotiva e psicologica. Loro sono funamboli esperti che ti invitano a camminare sul filo, dietro la promessa solenne che non permetteranno che tu ti faccia del male. In realtà aspettano il momento giusto per farti cadere e godere del tuo sgomentono. E dopo che hai battuto terra li trovi rabbiosi a dirti che in fondo l’avevano sempre sospettato che come funambolo non eri un gran che.

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  7. Uno scorpione chiede ad una rana di lasciarlo salire sulla sua schiena e di trasportarlo sull’altra sponda di un fiume; in un primo momento l’anfibio rifiuta, temendo di essere punta durante il tragitto, ma l’aracnide argomenta in modo convincente sull’infondatezza di tale timore: se la pungesse, infatti, anche lui cadrebbe nel fiume e, non sapendo nuotare, morirebbe insieme a lei. La rana, allora, accetta e permette allo scorpione di salirle sulla schiena, ma a metà strada la punge condannando entrambi alla morte; quando la rana chiede allo scorpione il perché del suo gesto insano, questi risponde: “È la mia natura”.

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  8. Leggendo le vostre storie mi rivedo ….è faticosissimo venirne fuori ma non c’è altra soluzione..sono divisa in due parti…la mia chiusura è recentissima e sto ancora male. Ma so che solo questa è la strada. Un abbraccio a tutte voi.

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  9. Io credo che un buon argomento di discussione,o meglio, di confronto,sia: IN CHE MODO SIAMO ARRIVATI QUI,SU QUESTO BLOG? È stata una tappa fondamentale. Intanto ringrazio Astra,gli autori e i partecipanti di questo blog perché CI HA APERTO GLI OCCHI e HA DATO UN NOME al dramma che abbiamo vissuto/stiamo vivendo. Vi racconto come ci sono arrivato io e mi piacerebbe che lo facesse anche qualcuno di voi. Quando parlavo con qualcuno,subito dopo il suo “abbandono”,e mi riferisco ad amici FIDATI,di quello che mi era successo,mi dicevano tutti : “secondo me lei soffre di un disturbo di personalità”. Non accettavo questa risposta,pensavo mi dicessero così’ per consolarmi,per alleviare i miei sensi di colpa,quindi RIFIUTAVO CATEGORICAMENTE questa spiegazione,perché ero convinto che il problema fossi io. Poi,spinto dalla curiosità,dalla disperazione,dal non voler lasciare nulla di intentato,inizio a digitare “disturbi della personalità”. E mi si apre un mondo: all’inizio credevo che lei rientrasse tra i “borderline”,ma in realtà nel disturbo borderline ci sono tratti troppo “esuberanti”,che lei non aveva. Poi il “disturbo bipolare” sembrava facesse al caso suo ma anche li’ sono contemplati comportamenti clamorosi ed esuberanti. Finché un bel giorno,trovo un articolo sui narcisisti perversi del prof. Brunelli…ed ecco che finalmente trovo una descrizione che si rifà COMPLETAMENTE ai comportamenti della mia ex partner. E poi…cerca e ricerca…questo blog. Con voi tutti e le vostre esperienze,che ricalcano e confermano la mia….non vi sarò mai abbastanza grato….❤️

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    • Lino, anche io ci ho messo molto a capire che avevo a che fare con uno psicopatico. Questo perchè i suoi comportamenti psicopatici venivano da lui mascherati benissimo dietro a varie confabulazioni. Riusciva a raccontare storie convincenti che mi spingevano a pensare che fosse troppo sensibile, troppo fragile, troppo innamorato, ecc. Insomma non volevo vedere quell’individuo per quello che è: un buco nero e marcio. Facevo difficoltà anche perchè non immaginavo che esistessero individui in grado di fingere emozioni come attori che non scendono mai dal palcoscenico. E poi la violenza e la malignità… Però improvvisamente, a seguito di alcuni attacchi di rabbia (peraltro a cui ero già familiare) e silenzi e abusi emotivi a fronte di NULLA, ho avuto l’illuminazione. In un attimo, e dopo anni di inganni, ho capito che avevo a che fare con uno profondamente disturbato e pericoloso. A quel punto internet è stato fondamentale per me. É bastato poco per individuare le varie risorse, e mentre imparavo cose sulla psicopatia riuscivo a dare un senso a tutto quello che ho passato, e ora posso fare previsioni più accurate su quello che mi aspetta.

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  10. Frequentando da tempo blog di questo genere, la domanda che mi pongo è se sono aumentati i casi di disturbo della personalità (narcisisti, borderline, dipendenti, psicopatici) o se con l’aiuto dell’web se ne parla di più.

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  11. Non mettersi alla ricerca della verità, consigliato vivamente dagli psicologi, dagli psichiatri e in generale da chi studia i disturbi della personalità (gravi o meno gravi), a mio parere continua a perpetrare il divario che già esisteva nella relazione e nel comune modo di pensare che è chi soffre a doversi curare. Mi piace fare l’esempio di un anziano truffato in casa che riporta sintomi post traumatici da stress (a volte fino a morirne!) se non ottiene giustizia, solidarietà, e compassione. La giustizia, nei casi di truffe, viene attivata automaticamente su denuncia e in alcuni casi è facile dimostrare. Nelle truffe affettive o nelle relazioni abusanti invece, mancano le prove, che non sono il tradimento (per legge non è condannabile) ma tutti gli atti che hanno condotto alla sofferenza successivamente diagnosticata sindrome post traumatica da stress. Dare pillole, fare diagnosi, mandare da psicologi è facile. Molto più difficile è ottenere giustizia per i danni patiti (anche materiali), e anche gli psicologi non intendono aiutare a individuare le tattiche giuste per individuare seriamente i disturbati che significa disinnescare bombe circolanti. E, soprattutto, per fare giustizia. Ritengo che quando viene diagnosticata dagli psichiatri una sindrome post traumatica da stress (ferita emotiva enorme) durante o subito dopo una relazione, ci sia un obbligo di indagine che dovrebbero fare gli psicologi e gli psichiatri e invece fanno le vittime perché serve, eccome, a stabilire le responsabilità di ognuno nella coppia e a metterle comunque sul piatto della bilancia: chi non ha riportato nessun trauma da una relazione è ben difficile che sia sullo stesso piano di chi l’ha riportato e che questo si chiami narcisista, psicopatico o semplicemente paraculo manipolatore è poco importante. Importante è capire chi ha attivato cosa o si è solo difeso. Indagare sull’altro distingue le responsabilità, toglie la vergogna (la prima emozione che suscita rabbia per essere finiti in un rapporto che ha generato tantissimo dolore e ben poca gioia, durante e dopo), elimina quel senso cattolico del perdono cui siamo stati abituati (perdonare perché?) e anche quello della rivalsa reale perché è già una bella rivalsa scoprire che qualcuno ha mentito a chi è stato onesto. Ma per sapere se ha mentito, purtroppo, non serve la psicologia: serve l’indagine concreta. Fa male? Malissimo! .Infatti dovrebbe farlo una persona qualificata ed estranea al rapporto.
    (Bruna Bianchi, giornalista di indagine di cronaca nera, con sindrome post traumatica da relazione da un anno e mezzo)

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    • Bruna
      Credo che la nostra situazione sia un po’ come quella dei tanti misteri e delle tante “trame” che hanno coinvolto il nostro Paese in anni lontani..tu sei giornalista di “nera” e quindi puoi capire ancora meglio…non avremo mai una verità “giudiziaria” sui nostri casi ma avremo una verità “storica”. E già è tanto credimi. io sono sempre più convinto che l’aver dato un nome al dramma che ci ha attanagliato/attanaglia sia stato un grande passo in avanti. Del resto…la comunità scientifica internazionale pare abbia degradato questo narcisismo patologico a semplice “tratto caratteriale” e non più a “disturbo di personalità” pensa te…e sai perché? Perché dicono che è un fenomeno sempre più diffuso. Sembra quasi una resa. Ma noi non ci arrendiamo. E andiamo avanti con la nostra vita. Questo è quello che conta veramente.

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      • Lino, proprio ora stavo leggendo un’affermazione lapidaria di una piuttosto famosa blogger e scrittrice: il narcisismo patologico non è una malattia. Già la dice lunga..patologia significa proprio malattia. Che poi esistano diversi gradi e comorbità o tratti più o meno spiccati, il narcisismo continua ad essere popolarmente associato all’egoismo, come se bastasse l’egoismo per provocare traumi devastanti!

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      • Bruna la penso come te. Come l’investigazione scatta automatica nel caso in cui insegnanti o altri adulti notino aspetti anomali e preoccupanti in un bambin, cosi dovrebbe succedere nel caso di adulti in cui si riscontrino chiari segni di ptsd. Purtroppo questi individui riescono a modellare menti anche molto salde a loro comodo, così che le vittime non riescono neppure a giudicare quello che capita loro con lucidità. Si entra lentamente in uno stato di confusione e debolezza, ci si scolla dalla realtà. Di solito si rimane isolati, e questo facilita le operazioni di manipolazione (che io chiamerei plagio, purtroppo recentemente depenalizzato). In ogni caso, poichè questi disturbati non sono disturbati a parole ma a fatti, la ricerca della verità aiuta. La loro amoralità puó essere documentata, almeno quella.

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      • rispetto alla questione se il disturbo di personalità sia una malattia o no (in generale, e non rispetto all’affermazione della blogger): ci sono ragioni precise per pensare che disturbi come psicopatia, narcisismo maligno ecc (cluster b) non siano una malattia. Un’artrite è una malattia che puó, ad esempio, impedirti di camminare; una deformazione genetica alle gambe pure puó impedirlo. La prima è una malattia, la seconda no. La prima prevedere cure, la seconda no. Ora, uno psicopatico non è malato, e non puó guarire dalla malattia. Non puó pure essere ‘scusato’ per avere una malattia e neppure dovrebbero essere previste attenuanti nel caso di processo. È così come è, atipico, anormale, normodotato (a volte iperdotato) per alcune capacitá cognitive (osservazione, analisi, ecc), ipodotato emozionalmente e completamente amorale. Dunque, è anche del tutto moralmente responsabile delle sue orribili azioni. Lo psicotico che ammazza durante o a seguito di una allucinazione è tutt’altra cosa dallo psicopatico che conosce perfettamente la distinzione tra bene e male, valuta con competenza le possibili conseguenze delle sue azioni, e sceglie deliberatamente e in piena consapevolezza di agire attentando alla vita altrui, per perseguire i propri fini.

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  12. Giusy, l’anonimato non aiuta a capire da dove provengono le affermazioni sul concetto di malattia e si perde tempo inutile. I disturbi della personalità classificati nel Dsm sono psichiatrici. Per definire un narcisista patologico, o perverso o maligno occorre solo un medico perché è una malattia della psiche. Non tutte le malattie sono curabili o guaribili, ma restano malattie, cioè anomalie del funzionamento, in questo caso del cervello. Sono specializzata da trent’anni sui malati, appunto malati, psichiatrici, in particolare degli ex manicomi giudiziari, ma anche seguendo i casi eclatanti o meno eclatanti di atti violenti contro la persona, il narcisismo e lo psicopatico ( oggi è definito antisociale, spesso in comorbità col narcisismo – attenzione: antisociale vuol dire ledere i diritti altrui senza rimorso, non necessariamente compiere reati delinquenziali) il disturbo narcisistico di personalità è molto spesso presente anche quando il soggetto non venga riconosciuto in Tribunale “incapace di intendere e volere” e perciò finisce in carcere e non in ospedale psichiatrico. Quasi tutti i disturbi psichiatrici senza psicosi hanno una semi-coscienza e questo li distingue da chi fa del male deliberatamente perché cattivo. Sì, esistono anche i cattivi e potremmo anche definirli narcisisti, ma non patologici. Io ho analizzato molte menzogne(concretamente verificate) e solo la metà di queste erano consapevoli, le altre erano invenzioni di sana pianta senza alcuna consapevolezza nel dirle se non quella di colmare vuoti nelle risposte da dare. Purtroppo (e lo dico per me, ma anche per molti altri) solo la diagnosi psichiatrica – (anche in questo caso il trauma è materia psichiatrica e non psicologica) sulle vittime riesce spesso a stabilire cosa l’ha provocato. C’è una sintomatologia molto molto precisa per definire un trauma a differenza dell’imprecisione sui disturbi della personalità che sono di difficile diagnosi per gli stessi psichiatri proprio per la difficile ricostruzione della storia di un individuo e la capacità dei disturbati di razionalizzare a loro favore e in modo direi quasi ineccepibile. Io ho compiuto la ricostruzione dall’età di tre anni in sua presenza (senza collaborare con me, ma senza nemmeno osteggiarmi) e non basandomi solo sui suoi racconti, ma compiendo una vera indagine durata tre anni. Nonostante questo, non ho evitato il trauma e anzi, probabilmente, ho accentuato la dissonanza cognitiva, cioè tentare di capire la sua patologia da innamorata e non da medico. Ecco perchè dicevo che sarebbe compito di altri, anche perché in questo caso, lui aveva già dato segnali importanti e sottovalutati già nella prima infanzia. Il fatto che non mostri segnali delinquenziali sociali da adulto, non significa che non lo sia, ma che ha appreso meglio (anche grazie a me) come contenere gli impulsi rabbiosi ed egosistonici . Ma il mio trauma l’ho capito da sola per la sintomatologia potente con cui si è presentato proprio appena l’ho buttato fuori casa. e mi ha costretta a ricorrere alla diagnosi.psichiatrica (sì il trauma è una malattia della psiche ed è pericolosissimo). Ecco la differenza tra la vittima e il carnefice, chiamiamoli così, benché sia improprio: chi soffre davvero si sottopone a diagnosi, qualunque cosa essa riveli, chi non soffre la evita accuratamente.

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      • Giusy, intendevo la professione o almeno le competenze. Nel mio caso non ho nessun problema ad espormi col nome e chiunque può scrivermi controllare chi sono peché affermo cose pubbliche. Penso che gli individui senza scrupoli (nuovi o vecchi) adesso siano ben più a rischio di me. Magari facessero un passo falso nero su bianco! Finalmente scatta la denuncia che personalmente non sono riuscita a fare perché mancava la minaccia di morte (questo mi ha chiesto la polizia e il pm).

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  13. Lino, la mia iniziale ricerca (appena l’ho conosciuto) è stata esattamente come la tua compiuta invece alla fine. Io ho antenne molto dritte e mi sono accorta subito che qualcosa non quadrava (linguaggio, sguardo, contraddizioni, ecc.) e sono passata esattamente come te dal borderline e via via tutti i disturbi. La verità è che li riconoscevo tutti e nessuno e spesso anzi mi sembrava di riconoscermi pure io! Se studi un po’ più appofonditamente scoprirai che quelle che si chiamano comorbità significano che nessun disturbo è puro (oltre alla difficoltà della classificazione che è stata fatta solo dagli americani) e uno iniziale provoca l’altro, o meglio contiene un nucleo cosiddetto pscotico. Non tutti i disturbi esplodono allo stesso modo e sicuramente la relazione è una concausa scatenante. Facciamo l’esempio del delitto: avviene quasi sempre in famiglia o nelle relazioni affettive perché è scatenante la sfera affettiva, cioè va a sollecitare qualcosa di sottostante (e tutti i disturbi nascono dalla sfera affettiva primaria e poi evolvono o meno a seconda dell’ambiente, le esperienze, il contenimento, l’aiuto, ecc.) ma non si curano col fai da te e tantomeno con l’amore che è vissuto in modo differente. Vale anche per i “sani”, ma mentre i “sani” reagiscono con difese abbastanza tipiche, i disturbati mettono in campo altri tipi di difese che proprio perché non normali non conosciamo e ci fanno persino paura.

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    • Questo fatto delle “antenne dritte” mi fa pensare. Linguaggio,sguardo,contraddizioni,come dici tu le avevo notate anch’io come un po’ particolari,già dall’inizio. Ti faccio un esempio che forse riassume un po’ tutto: mi adulava. Mi adulava sfacciatamente. La cosa mi metteva un po’ in imbarazzo ma,abbagliato dalla sua bellezza (perché effettivamente lo è),dal suo fascino (perché effettivamente ci sa fare) e soprattutto dalle sue attenzioni pensavo: ma perché preoccuparmi? Forse è un suo modo di dimostrarmi il suo interesse. Eccessivo ma sempre interesse….E invece quella era la tela che stava tessendo. E il bruchetto ci è’ andato dritto dritto dentro. Tu hai un approccio più “clinico”,ecco perché hai drizzato le antenne.

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  14. Dispettoso e provocatorio come un bambino discolo … fin dall’inizio ha giocato sulla triangolazione virtuale (che si è spostata successivamente anche nella vita reale) … e sul dominio (devo condurre io). Mi ha colpito quello che avete detto sullo sguardo … non posso dimenticare la prima volta in cui ci siamo avvicinati fisicamente in quello che doveva essere un momento romantico ….. ho visto un lampo di cattiveria nei suoi occhi, ma una cosa così fuori dal normale, dalla vita reale (tipo film) che mi ha incuriosita e attratta fatalmente, purtroppo, e questo non me lo so spiegare. Come non mi so spiegare l’istintivo scatto all’indietro che fece quella medesima sera quando, congedandoci, io lo abbracciai. Entrambe le cose non si sono verificate mai più nel corso della relazione anche se non ricordo i suoi abbracci, mi sembra di aver abbracciato e di essere stata abbracciata dal niente. Quaolche volta all’inizio della storia, ha finto il pianto (con lacrime reali). Provo un forte senso di vergogna ma è chiaro che se una relazione c’è stata (breve e devastante, un anno e mezzo circa fra tira e molla) c’era anche qualcosa di inspiegabilmente attraente nei suoi modi e nella sua persona (fra l’altro non si può definire particolarmente bello né curato) che mi ha ingabbiata. Sto facendo il mio percorso terapeutico ma sono davvero sofferente come mai in vita mia. E ne ho passati di inferni. Non si può spiegare cosa succede, come non si può spiegare e giustificare una tale perdita del rispetto di se stessi quando ci si lascia incantare (in un momento di forte fragilità emotiva e affettiva) da chi all’inizio un giorno ti sembra il demonio in persona e l’altro l’amore che hai sempre desiderato, Tutto come da copione, come centinaia di testimonianze che ho letto qui e altrove. Sadismo e cattiveria allo stato puro. Gratuiti. Cerco di vederlo come lo psicopatico che credo sia ma alla fine non lo giustifico, né lo perdonerò mai. Spero solo di riuscire a liberarmene perché al momento vorrei solo saperlo morto per trovare pace. Al momento ho paura, ho tagliato per l’ennesima volta e stavolta escludo il ritorno … so che lui non se ne andrà mai completamente. Che sono io che lo devo “eliminare” e lottare contro la rabbia che mi causano le sue provocazioni vigliacche e indirette, nonostante il mio no contact. Vorrei una parola ..: “scusa” (sincera per una volta) e so che non arriverà mai. Presuppone un briciolo di umanità che queste persone sanno solo fingere, specie con gli altri, e forse è una ricerca di riconoscimento sincero (altro che le adulazioni che mi propinava, alternate sempre più a sottili svalutazioni) del mio valore umano denigrato e cestinato che ancora vorrei da lui, prima che sparisse per sempre, altro gesto di rispetto che non è capace di compiere. Non c’è verità in loro, non esiste la verità. E’ indicibilmente doloroso confrontarsi con questo vuoto assoluto, scoprire quali e quante menzogne ha raccontato non serve a niente, anche se la curiosità ci potrebbe essere. Non la sanno manco loro la verità. Non è mai stato sposato, non ha figli, vive in famiglia. Mi sono sempre chiesta, visto che non ho conosciuto queste persone, se quelli vicini a lui hanno un’idea di chi lui sia. (I colleghi non credo proprio). E mi chiedo se lui provi dell’affetto vero per loro.

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    • Anch’io Sabrina,come te,nei momenti intimi,dove lei doveva essere dominante,leggevo nei suoi occhi l’espressione del diavolo.I suoi occhi socchiusi e la cattiveria sul volto.Anche lí non me la raccontavo giusta,stavo facendo l’amore con un mostro e non volevo ammetterlo.Ma lo sapevo benissimo.E poi abbracci che voleva solo lei,dove mi invitava a stringerla fortissimo tanto che io,grande e lei esile,temevo di farle male.E dopo ogni abbraccio e ogni bacio sospirava con faccia soddisfatta quanto diabolica,come se avesse sunto l’energia vitale.E senza regalarmi uno sguardo bensí volta al vuoto.Terribile…

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    • È proprio cosí, Mario e Sabrina. Il vuoto assoluto, il buco nero senza tratti animali (appunto senza anima). Ogni tanto anche io vedevo lo sguardo glaciale, e più spesso quasi disgustato! Leggevo il suo profondo disprezzo. Questo accadeva nei momenti piu imprevedibili, di solito quelli in cui gli umani si sciolgono di gioia e tenerezza.

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  15. Bruna,
    La tua testimonianza ci conferma (qualora ce ne fosse bisogno) che questi esseri sono diabolici, e riescono a ‘fregare’ anche chi possiede degli strumenti cognitivi o soggettivi per riconoscere questi disturbi.
    Cercare di capire, aiutare, compatire, sforzarsi di mediare con loro è una totale perdita di forza vitale e tempo. Alla fine ci vai sempre e comunque a perdere,anche se eri animato dalle migliori intenzioni, e sarai sempre tu a doverci rimettere e leccarti le ferite dal loro passaggio nella propria esistenza (nel migliore dei casi).
    Il danno emotivo e tutti i danni collaterali dai traumi indotti da queste persone è incalcolabile, e purtroppo nella maggior parte dei casi difficile da dimostrare dinanzi alla ‘giustizia ordinaria’
    Almeno nei casi che non sfociano poi in cronaca nera, che sono un caso a parte.
    Cercare di ottenere un qualsivoglia risarcimento da tutti gli altri pur numerosi casi di violenza emotiva,purtroppo invisibili, è davvero arduo.
    Oltre a doversi potenzialmente esporre a lunghe e costose cause che ci costringerebbero in qualche modo a rimanere in contatto emotivo con questi malati di mente..
    Ma massimo rispetto stims e supporto per tutte le persone che vogliono ottenere giustizia terrena per le azioni di questi mostri…
    Viviamo tempi in cui anche le manipolazioni della masse sono argomenti all’ordine del giorno (ed il passato ci insegna che ci sono episodi clamorosi) Ma parlare di sociologia è un discorso troppo ampio e complesso ora,
    Tornando a noi, bisogna anteporre una barriera grossa come la muraglia cinese od il vallo di Adriano, tra prima e dopo. Dove prima era quando non si era capito con chi si aveva davvero a che fare, e dove dopo è il momento in cui abbiamo aperto gli occhi e capito la realtà.. Da quel momento in poi NON CI SONO PIU’ SCUSE, è bisogna CANCELLARE queste persone dalla propria vita, od almeno emotivamente per chi ha la sfortuna ( figli o legami di parentela) di doverci rimanere in contatto.
    Ed alla fine di tutto questo incubo, attraversano il tunnel di sofferenza, rimpianti e dolore, c’è una luce che si intravede lontana.
    Questa luce si chiama libertà, si chiama speranza, fede per chi ci crede, per essere riusciti o riuscire a liberarsi di questi fantasmi, di questo tsunami che ci ha travolti
    Si il prezzo pagato o da pagare è alto, ma riuscire a godere di questa luce in fondo al tunnel, è equivalente ad essere riusciti a sconfiggere una malattia.
    Significa diventare delle persone forti, consapevoli, pronte ad affrontare qualsiasi prova, perchè dopo tutto questo nulla farà più paura, davvero nulla.
    E’ non aver paura di amare ancora, saper ridere ancora, divertirsi ancora, viaggiare, arricchirsi spiritualmente è l’antidoto contro questi esseri spregevoli.
    Vivere la propria vita, ricominciando, e cercare di rendere consapevoli chi ancora non ha aperto gli occhi, proprio come eravamo noi prima di arrivare qui..
    Questo è quello che possiamo fare
    Come diceva un famoso spot pubblicitario: ”Ci sono tante cose che puoi comprare, ma smascherare un narcisista perverso e lanciarlo oltre l’ esosfera, e più in alto ancora, fuori l’orbita terrestre, non ha prezzo”..

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  16. Peppe, la mia vera capacità professionale (e perciò umana perché di esseri umani scrivo da trent’anni) è sempre stata quella di indagare sul “perché”, domanda che la gente comune si fa e alla quale quasi sempre non ottiene risposta. Perché Annamaria Franzoni ha ucciso il suo bambino di tre anni? Perché è finita in carcere e non in ospedale psichiatrico giudiziario? E’ un raptus di rabbia uccidere un bambino che hai messo al mondo e con il quale non si è certo potuta creare una relazione conflittuale? Il confine tra la malattia psichiatrica e la crudeltà è spesso labile, ma soprattutto è difficile capire come un essere umano riesca a superare certi confini morali. Chi uccide ( o fa molto molto male e non ha rimorso verso la vittima, come la maggioranza dei condannati per reati contro la persona) ha superato i confini morali semplicemente perché non li aveva nemmeno prima e comprimeva la propria rabbia. Siamo abituati a intendere la rabbia come forma agita, manifesta, e lì la riconosciamo, e lì veniamo condannati (anche socialmente) e definiti pericolosi. Ma c’è un’altra rabbia, subdola, tenuta a bada, che potrebbe anche non esplodere mai ma che agisce nei comportamenti relazionali, da una e dall’altra parte. Capire se la rabbia nascosta era antecedente al rapporto, è fondamentale perché niente nasce dal niente e nemmeno da una sola relazione, benché una possa essere più traumatica di altre perché reattiva. MI sono occupata di tantissimi femminicidi, fino a soffrirne profondamente, ma non sempre son riuscita ad ottenere le relazioni peritali psichiatriche se non accettate in giudizio. Non esiste purtroppo una vera statistica sul maltrattamento in famiglia e non perché, come ben sappiamo, le donne non denunciano, ma perché certe denunce non si possono nemmeno presentare. La giustizia italiana impone prove e prove non “psicologiche” ma concrete di abusi e maltrattamenti e non credo sia perché manchi la voglia di “punire” i responsabili, quanto perché in campo psicologico le variabili sono numerose. Quello che io ed altri tentiamo di fare, non è tanto condividere una esperienza dopo (a parte che ho scritto dettagliatamente e con esempi concreti alla nuova del mio ex e non è successo assolutamente niente), quanto far cambiare l’opinione corrente che i panni sporchi si lavano in casa, che così succede a tutti, che tanto ci sono altre donne o altri uomini, ecc. ecc,). Le cose cambiano un pochino quando si esce dall’anonimato, ci si espone, si mette la faccia, si è consapevoli fino in fondo che chi ha ferito a morte ( anche se non ha ucciso fisicamente) e non ha riparato in nessun modo, merita il giudizio e la decisione consapevole di amici, parenti, conoscenti, ecc, sul “da che parte stare” e starci per davvero. La definizione vittima non mi è mai piaciuta per gli adulti, ritengo che le vittime siano solo i bambini, ma certamente se siamo qui a scrivere e confrontarci su qualcosa di abnorme che mai ci è capitato prima e non lo sappiamo gestire emotivamente, signifca che quel qualcosa di abnorme sia da comprendere e una volta compreso non vada tenuto per sé o tra sofferenti. E a proposito di riparazione.. le scuse a me sono arrivate, per mail, su richiesta, ed erano anche addolorate e sembravano sincerissime con tanto di spiegazione logica e matura. Peccato che due ore dopo ha cambiato il suo profilo di Fb che aveva da mesi, mettendo una foto di felicità e amore smisurato (per l’altra). Non chiedete le scuse, chiedete denaro.

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    • Eh si Bruna, hai ragione. Inutile chiedere scuse. Difficile purtroppo anche ottenere denaro. Ma occorre usare ogni mezzo a disposizione, senza sconti, per denunciare il denunciabile e per recuperare il recuperabile.

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