Vittime e tribunali

 

Relazioni Pericolose sta raggiungendo la soglia di 300.000 visualizzazioni in 7 mesi di vita. Si tratta di un traguardo importante, la conferma che il blog si sta ponendo, per tante persone intrappolate nelle maglie di una relazione personale tossica e pericolosa,  un valido strumento di conoscenza, conforto e salvezza. Abbiamo chiesto proprio a una di voi di esprimersi, in quanto avvocato, sugli aspetti legali di un rapporto sbilanciato e patologico.

Di Marina Marconato

 In Italia le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita.Si registra,peraltro, un progressivo aumento degli omicidi in ambito familiare e, in generale, un inasprimento delle condotte degli abusanti,che adottano modalità sempre più violente.Il 12% dei casi di stalking si trasforma in omicidio ed il 71% delle vittime subisce violenza e minacce,che nel 50% dei casi si traduce in lesioni personali.

Ciò che,tuttavia,l’ordinamento giuridico, i giudici e prima ancora la società e le vittime stesse non hanno recepito pienamente è che l’esplosione della violenza fisica non è altro che l’evoluzione delle modalità di distruzione posta in essere dai soggetti abusanti.

Abusi e violenza morale

La violenza morale,sovente preludio di quella fisica, è punita dalla legge e dà diritto a forme di tutela e di risarcimento. Vi è tuttavia un’evidente difficoltà a identificarne i contorni prima di tutto da parte della vittima e conseguentemente da parte della legge. La condotta di colui che denigra con frasi sprezzanti e sorriso ambiguo,i silenzi, le prevaricazioni intervallati da momenti di tenerezza, i tradimenti multipli,le fughe e i ritorni ciclici,la colpevolizzazione ed il vittimismo teso a giustificare comportamenti che altrimenti non tollereremmo,costituiscono violenza morale e come tale rappresentano una lesione,oltre che alla nostra salute psichica e fisica,ai nostri diritti civili tutelati in primo luogo dalla Costituzione.

Ciò che rende identificabile la violenza è il disegno preordinato dell’autore che si concretizza non in atti isolati e sporadici,bensì in una modalità rigida che via via aumenta il livello di estrinsecazione.Il singolo gesto, preso da solo, poco significherebbe ma acquista rilievo (sanzionabile) nella sua recidività.L’ordinamento giuridico è posto al di fuori dell’intimità della coppia o della famiglia ed interviene solo in casi estremi o se viene adeguatamente sollecitato.Tuttavia, le vittime,confuse dall’andamento altalenante ed ambiguo dell’abusante psicopatico,tendono non solo a non reagire ma anzitutto a non riconoscere lo stesso abuso per molto tempo. La violenza morale è insidiosa ed imprigiona ,rendendo la persona incapace di reagire, nonostante il fatto che precedentemente all’esperienza con l’aggressore fosse determinata ed equilibrata.

Riconoscere nel partner un aggressore è assolutamente complicato.La psicopatia ed il narcisismo perverso ,che caratterizzano gran parte degli autori di violenza morale e fisica, costituiscono un argomento quasi sconosciuto.I sentimenti nutriti per l’abusante,lo stato di prostrazione psichica in cui egli riduce le vittime e la mancata conoscenza del fenomeno sono tra le cause di incapacità di autotutela. Si pensi che sino al 1996 il reato di violenza sessuale era considerato dal diritto un reato contro la morale e non contro la persona:ciò aiuta a comprendere come vi sia un substrato culturale di tolleranza e minimizzazione della violenza familiare che solo in tempi recenti ha iniziato a mutare direzione.

Anche se non esiste nel nostro Paese una norma specifica che riconosca e punisca tali abusi, va detto tuttavia che la violenza morale viene punita e nelle cause di separazione è motivo di addebito; inoltre,nei casi più gravi, può comportare la perdita della potestà genitoriale,se adeguatamente provata.Il comportamento dell’ex coniuge che non collabora ma anzi usa la prole per “punire” l’altro genitore,che ha un atteggiamento destabilizzante, può portare ad ottenere l’affidamento esclusivo dei minori,che oggi, è di solito,condiviso.Il problema rimane il quadro probatorio e, con esso, il ricatto e la minaccia che molte vittime subiscono nel caso in cui abbiano con il partner interessi economici,figli ecc.: quando comprendono chi è il partner le vittime hanno paura di ritorsioni e non sanno come difendersi. Per questo ritengo sia importante, una volta compresa la situazione e deciso di interrompere il rapporto, costruire una fuga sicura.

La fuga sicura

Lo psicopatico tornerà o tormenterà, userà i figli, non restituirà denaro, si approprierà delle società in comune e,molto spesso,diventerà uno stalker. Come uscirne? Raccogliendo prove prima della fuga,stampando sms,mail,registrando conversazioni ,annotando episodi, individuando testimoni,blindando i beni . Lo psicopatico ritiene di poter fare alla vittima ciò che crede,si ritiene al di sopra della legge e considera la vittima debole e manipolabile.Nelle cause di separazione e anche a conclusione delle stesse diverrà pernicioso nelle modalità di visita ai figli o indifferente,scomparendo e riapparendo a suo piacimento.Per tali ragioni,le vittime dovranno rapportarsi con l’ex partner sempre per iscritto,non dovranno cedere alle provocazioni,preferibilmente dovrebbero interagire tramite un intermediario e,meglio,un legale. Lo psicopatico ha bisogno di mantenere la maschera davanti al mondo e, di fronte ad una posizione ferma del partner che ha raccolto prove sufficienti ad inchiodarlo, raramente varcherà il limite.

I Tribunali, non essendo tipizzato il fenomeno, hanno necessità che il percorso di violenza morale venga ben delineato e provato. E’ necessario che l’informazione sia estesa e che le vittime possano, quando sono pronte ad allontanarsi dal carnefice,essere supportate psicologicamente e difese a livello legale da chi comprende il fenomeno, anche al fine di poter tutelare in modo appropriato gli eventuali figli.L’ordinamento giuridico prevede misure cautelari ad hoc per gli abusi ed i maltrattamenti familiari (dal c.d obbligo di allontanamento dalla casa familiare ex art. 282 bis cpc, all’ordine di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 bis e 342 ter c.c., con cui si proteggono le vittime anche sotto il profilo economico). Un legale competente del settore specifico aiuterà ad apprestare una difesa tipica di questo genere di situazioni, che oserei definire anomale,in modo da colmare un vuoto legislativo.

Durante la relazione lo psicopatico commette molti reati,dalla minaccia,alla violenza ,all’ingiuria e viola,fra gli altri,uno dei principi cardine del nostro ordinamento :il neminem laedere ,da cui discende il diritto al risarcimento dei danni subiti.Le vittime ,defraudate emotivamente,a volte economicamente, sviluppano patologie connesse all’abuso subito, quali ansia,depressione,coliti,amenorrea, che ,ove provato il nesso causale,comportano il diritto al risarcimento.

Lo stalking

Lo psicopatico alla fine della relazione spesso continua a commettere reati. Difatti, se è vero che gli stalker non sono tutti psicopatici,è anche vero che molti psicopatici diventano stalker. Inoltre, sebbene la violenza in seno alla famiglia non sia prerogativa esclusivamente maschile,va detto che circa il 75% delle vittime è di sesso femminile,percentuale che sale addirittura al 90% in relazione al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p., il c.d Stalking.

Introdotto con la Legge n.38/2009 e successivamente modificato nel 2013, il reato di stalking è punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni ed è perseguibile a querela della persona offesa. Ma chi è lo stalker? Ne proveremo a tracciare l’identikit, anche attraverso i dati raccolti nelle Procure e nei Tribunali, nonché nei profili delineati dagli psichiatri. Lo stalker ,almeno nel nostro Paese, nel 90% dei casi, è un uomo,la cui età si aggira tra i 40 ed i 50 anni,di classe media,affetto da un disturbo di personalità che, in ogni caso,nella maggior parte delle vicende, non gli impedisce di avere una vita professionale,sociale e sentimentale “nella norma” .Insomma lo stalker è una persona malata (bordeline o psicopatica,in genere) ma ,molto spesso,perfettamente mimetizzata in ambito sociale e, quindi, scarsamente riconoscibile.

Il termine stalking deriva dal mondo venatorio ed indica“l’inseguire una preda”,espressione che ben evidenzia la codificazione che l’agente fa della persona perseguitata, cui non viene riconosciuto il diritto di determinarsi in autonomia .Il 75% degli stalker ha,difatti, avuto una relazione sentimentale con la vittima,l’interruzione della quale fa scattare l’inseguimento e gli atti persecutori.E’ importante comprendere che integrano gli estremi del reato ,oltre agli appostamenti ed inseguimenti, tutti quegli atti finalizzati a limitare la libertà di scelta ,di determinazione, di privacy della persona cui sono diretti, tali da comportare l’insorgere di ansia e patologie connesse,modificazioni alla propria vita (quali cambiare strada di percorrenza,luoghi di frequentazione ecc.).La condotta punita è l’insieme reiterato di tali atti, tra cui vanno annoverati sms,telefonate,contatti sui social ecc..

Come abbiamo evidenziato, il 12 % dei casi di stalking si trasforma in omicidi ed il 71% ,alla condotta tipica di pedinamenti,appostamenti,telefonate , aggiunge l’esplosione della violenza e delle minacce.Ciò significa che 7 vittime su 10 non subiranno soltanto l’atteggiamento invasivo del soggetto ma anche la violenza diretta che, nel 50% circa delle vittime ,si tradurrà in lesioni personali.L’esame dei dati ci conduce ad una conseguenza :lo stalker colpirà fisicamente 6 vittime su 10 . E’ importante rilevare che solo il 12 % degli stalker denunciati vengono assolti e che ampia è anche la percentuale di vittime che ottiene il risarcimento del danno : bisogna non subire ma denunciare gli autori.

E’ fondamentale estendere la conoscenza del fenomeno al fine di rendere consapevoli le vittime di essere tali e di fornire loro il supporto psicologico,legale e di protezione affinchè, iniziato il NO CONTACT ,inizi,ove necessario, anche la battaglia nelle Procure e nei Tribunali a difesa e riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei minori eventualmente coinvolti in modo che finalmente giustizia sia loro resa.

Avv. Marina Marconato –avv.marinamarconato@libero.it

14 thoughts on “Vittime e tribunali

  1. Marina, grazie per questo utilissimo articolo. E’ molto difficile far contare i danni morali e psicologici subiti in una relazione ‘pericolosa’. Mi rincuora vedere che ci sono avvocati come te sensibili al tema. Questo offre una speranza sulla possibilità, magari futura, di fare qualcosa di più per vedersi riconoscere i danni e le perdite subite. Devo dire che la mia situazione sarebbe ora molto più semplice se avessi denunciato le violenze fisiche che ho subito nella relazione. Il mio non era un ‘battitore’ abituale, nè uno che mi faceva il classico occhio nero. Ma, anche se raramente, alcuni suoi cicli di rabbia (psicopatica) lo portavano ad essere ANCHE fisicamente violento. Vorrei però aggiungere che le vittime, nel caso abbiano dei figli con il mostro, si trovino ad affrontare anche un altro problema. Personalmente credo che potrei tentare una querela per maltrattamento domestico (secondo il mio avvocato avrei abbastanza documentazione per questo). Però l’avvocato mi ha anche detto che questo tipo di querela procede senza che io abbia più alcun controllo (non posso ritirare la querela). Ora, non è semplice per un genitore decidere di farsi giustizia sapendo quale effige si stampa addosso all’altro genitore, e di cui subiranno le conseguenze i figli. Io ho paura a procedere. Mi trovo a cercare un equilibrio, impossibile, tra la mia protezione, la protezione dei miei figli, e anche la protezione della persona profondamente disturbata, perchè esporre il mostro in tutte le sue ignobili azioni metterebbe i miei figli in una situazione estremamente difficile. Come se ne esce?

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    • Cara Giusy il tuo dilemma è ,purtroppo,condiviso da gran parte delle vittime madri.Di certo, lo psicopatico, come sappiamo,sceglie le proprie prede tra le persone maggiormente empatiche, utilizzando tale qualità non solo per sfruttarle il più a lungo possibile ma anche per garantirsi molto,troppo frequentemente ,una sostanziale impunità in relazione agli abusi commessi, abusi che, come ho esposto, non sono solo cattive azioni ma molto spesso costituiscono reati o,quantomeno ,illeciti civili.Detto questo, non conoscendo i dettagli della tua specifica situazione personale, ritengo di poter tracciare una linea di comportamento e reazione .Nell’ordinamento italiano esistono due binari per la tutela delle vittime di violenza in famiglia,quello penale e quello civile.Precisando che per famiglia debba intendersi sia quella in cui i partner siano legati da vincolo matrimoniale ,sia da quelli, in ogni caso ,conviventi, direi che ,nel caso di violenza morale e fisica ( a poco rilevando la sporadicità con cui viene agita quella fisica) vi sono strumenti vari.Se dobbiamo applicare tali stumenti allo psicopatico ed abbiamo remore nel procedere a denunce per reati gravi ( quali lo stalking o i maltrattamenti in famiglia, ad esempio),suggerirei la costruzione di un percorso di autotutela a strati. Il soggetto offeso ed il legale,esaminati i documenti e valutate le circostanze,ove la vittima non volesse subito accusare l’abusante dei reati più gravi ,posta l’esistenza di figli in comune, potrebbero delineare una tabella di marcia .Essa dovrebbe prevedere una costante e puntuale reazione legale ad ogni singolo atteggiamento prevaricatore, prima a mezzo di missive e diffide, poi, qualora la condotta non mutasse, azionando i primi gradini della giustizia sia in sede civile che in sede penale.Mi spiego meglio.In sede penale, se è vero che per il reato di maltrattamenti e di atti persecutori la querela non è revocabile,attesa la gravità del reato commesso,tuttavia,senza presentare la querela, vi è la possibilità di presentare una istanza di ammonimento al Questore, il quale provvederà a convocare il soggetto ed a ammonirlo in relazioni ai suoi atti,invitandolo a cessare la condotta pregiudizievole e ad uniformarsi alla legge,potendo,inoltre,disporre la sospensione della patente.Inoltre,il reato di maltrattamenti è specifico e si concretizza nella ripetitività nel tempo di condotte violente (morali e e fisiche) .Ma una querela per minacce ,ingiurie,diffamazione ecc.,che può essere revocata, darebbe all’autore un segnale chiaro: la vittima ha smesso di tollerare ed ha iniziato a tutelarsi sotto ogni profilo.
      In ambito civile, in caso di figli, molto si può fare:chiedere l’affidamento esclusivo dei minori,presentare istanza al Tribunale per ottenere la limitazione o ablazione della patria potestà a causa del comportamento pregiudizievole del genitore verso la prole o verso l’altro genitore,limitare il diritto di visita sino ad arrivare a quelle forme di tutela cui accennavo nell’articolo.
      In base alla mia esperienza professionale e umana,un soggetto violento ( che già come nel tuo caso ha varcato il confine della violenza morale ) rimarrà tale e se l’interruzione del rapporto sentimentale in qualche modo fa venir meno per il partner il rischio di subire la violenza, ciò non accade per i figli i quali continueranno ad avere rapporti con lui. Peraltro, sappiamo bene che la violenza morale è invisibile e difficilmente riconoscibile da un partner adulto, immaginiamoci quanto lo sia per un bambino, legato da affetto profondo col genitore e la cui emotività ed equilibrio sono in crescita .Lo psicopatico non cesserà le dinamiche vessatorie,prevaricatrici,denigratorie e di vendetta ma userà i figli quali strumenti per meglio realizzarle.Immaginiamo ,infine,i fisiologici conflitti che sorgono tra un adolescente ed un genitore e proiettiamoli nel rapporto con uno psicopatico che usa violenza .
      Se abbiamo il dovere di autotutela verso noi stessi ,tale dovere diviene prioritario verso i nostri figli i quali hanno un diritto inviolabile ( anche ,pensa un po’,da parte dello psicopatico,che gli piaccia o no) di cura e protezione e di questo diritto siamo noi i custodi ,non potendo essi ancora farlo valere in modo autonomo. Lo psicopatico o NP è soggetto che abitualmente si deresponsabilizza ed usa l’empatia del partner perchè in qualche modo diventi “complice” dell’impunità “ faccio ciò che voglio e so che tu me lo consentirai o non me lo imepedirai in modo efficace perchè hai paura di me e sei troppo “buona”
      Allora ,posto che nei casi gravi non vi debbano essere tentennamenti perchè il bene a rischio è l’incolumità fisica e fisica nostra e dei minori, ritengo che ,nelle situazioni “meno gravi”si debba agire comunque,magari in modo prestabilito e gradutato ,prima in ambito civile poi in quello penale,senza che la paura,anche quella di sbagliare,possa ancora immobilizzarci impedendoci,oggi come un tempo, di difendere e tutelare noi stessi e le persone che più ci stanno a cuore.
      Un abbraccio
      Avv. Marina Marconato

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  2. Grazie della risposta! Mi dà la forza di mantenere ferme le mie posizioni e mi motiva a fare il possibile per difendere me e i bambini. Purtroppo mi sembra che in Italia, quando c’è da prendere una decisione su affidamento e/o visite, non si tenga troppo in considerazione il comportamento del genitore con l’altro genitore. Ovvero, non sembra rilevante che uno dei due partner abbia profondamente abusato psicologicamente, economicamente ed emotivamente dell’altro. Solo la violenza fisica sembra avere un ruolo, e in ogni caso minore. Solo abusi del genitore sul bambino hanno peso reale, come se gli individui fossero compartimentalizzati: posso essere un individuo orribile, amorale, mentitore compulsivo, abusante con il mio compagno e rimanere pur sempre un ottimo genitore per i miei figli. Prevale il diritto del bambino a costruire una relazione con entrambi i genitori. Questo è un diritto importantissimo, che non mi sognerei mai di mettere in discussione. Eppure, nella mia piccola esperienze diretta e indiretta, vedo che in situazioni in cui la coppia si separa, senza che nessuno dei due partners abbia mai consistentemente usato abusi e violenze contro l’altro, di solito si riesce a gestire i figli senza troppi conflitti. C’è anche questo felice esito: entrambi i genitori, dopo la fine della relazione e per quanto la fine sia stata inaspettata o sofferta, sentono che l’altro è un vero e proprio punto di riferimento positivo per i figli. Magari possono emergere attriti tra loro, ma nessuno dei due comincia una battaglia legale per l’affido esclusivo. Non so se esistono ricerche a riguardo, ma mi sembra ragionevole pensare che dietro ad una richiesta di affido esclusivo possa spesso celarsi qualcosa di più di una semplice volontà di uno dei due partners di ‘vendicarsi’ dell’altro, con la ‘scusa’ dei figli. Spero che i giudici siano sensibili a questi aspetti, ma temo che questi anni sono caratterizzati dal ritornello che le donne con figli dopo la separazione si trasformano in streghe cattive e sfruttano la legge ‘a loro vantaggio’ per vendicarsi e martirizzare qualche povero Cristo, solo colpevole di essersi fidato di queste streghe. Sono sicura che esistano molti casi di uomini che sono intenzionalmente stai intrappolati e ridotti sul lastrico, e ingiustamente allontanati dai figli da donne disturbate e pericolose (questi uomini hanno tutto il mio appoggio e la mia comprensione), però non credo che questa tipologia di vittime sia in numero statisticamente rilevante. Insomma, questo per dire che la sensibilizzazione sui profondi disturbi della personalità dovrebbe auspicabilmente arrivare fin dentro i tribunali.
    Vorrei ancora chiedere un parere su una questione (forse) minore. Quando si chiudono relazioni con questi individui disturbati, se ci sono figli, il no contact è impossibile. Nel regime di ‘low contact’, almeno un canale (email o servizio di text message) è aperto, e questo può venire utilizzato dall’abusante per perpetrare l’abuso. Invece che comunicare riguardo alla gestione dei figli, questi individui possono ‘comunicare’ circa la relazione, se stessi, l’ex. La vittima ha stabilito il low contact proprio per proteggersi dagli abusi, e si ritrova ancora QUOTIDIANAMENTE abusata (l’individuo continua con le solite manipolazioni basati su menzogna, gaslighting, colpevolizzazione, insulti, ecc.). La vittima stabilisce un confine di sicurezza, e fermamente evita di rispondere ai messaggi, ma il confine di sicurezza viene comunque superato dall’abusante. Ci sono strumenti legali che possono aiutare le vittime in frangenti del genere?

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    • Cara Giusy purtroppo la “guerra “ per la salvezza contro lo psicopatico non termina con la fine della relazione soprattutto quando ci sono figli o interessi che legano i soggetti . Difatti, lo psicopatico adotterà ,nella maggior parte dei casi, due tipologie comportamentali o,addirittura,le alternerà: userà i bambini per tenere legato a sé l’ex coniuge ,continuando ad adottare le ben note dinamiche di colpevolizzazione e vittimismo “ cambierò ,torna con me anche per il bene dei bambini, hai distrutto una famiglia,dammi un’altra possibilità” e/o “ mi fermo a pranzo ,andiamo insieme fuori tutti uniti per il we” ).che solo apparentemente sono motivati da un sincero interesse per l’altro e per la famiglia stessa ma che ,in realtà , nascondono il bisogno di controllo e possesso; oppure inizierà una campagna denigratoria ,intrisa di inulti,svalutazioni,manipolazioni dei bambini,insomma si verificherà,sovente,un inasprimento del modus operandi che lo aveva distinto durante il rapporto .Inoltre, come spiegavo nell’articolo, molto frequentemente ,nei mesi successivi la separazione,egli commetterà atti persecutori,pedinamenti,incessanti sms e telefonate .Come tutelare se stessi e i bambini ?Posto che vi sono i rimedi giuridici cui accennavo nell’articolo,ritengo che l’ex partner dello psicopatico non debba abbassare mai il livello di guardia,debba conservare ogni comunicazione scritta con lo psicopatico,registrare eventuali conversazioni con lui (lo si può fare se siamo presenti ),prendere accordi per iscritto e ,se possibile,interagire per mezzo di un legale,evitando di esporsi personalmente per non cedere alle provocazioni (le nostre reazioni saranno usate contro di noi). Sia durante la fase del giudizio di separazione sia in un momento successivo,le eventuali manipolazioni,minacce,insulti non dovranno rimanere impunite e bisognerà dare una risposta ferma .A tal fine, una diffida,anche notificata a mezzo ufficiale giudiziario,che ne connota maggiormente la sollenità, potrebbe ristabilire il limite che lo psicopatico tende a varcare.Resta inteso che ,se la condotta pregiudizievole non cessasse, si può far ricorso ad azioni civili e penali specifiche per l’abuso eventualmente commesso.Inoltre, secondo la recente giurisprudenza ,il cd mobbing familiare (utilizzato per la prima volta dal Tribunale di Torino nel 2000) comporta l’addebito della separazione . Pertanto, i comportamenti lesivi della dignità,della serenità, del rispetto del coniuge hanno conseguenze sulla addebitabilità della separazione,integrando la violazione dei doveri connessi al matrimonio.Il rifiuto di conforto,la volontaria aggressione alla personalità dell’altro tesa ad annientarla,gli apprezzamenti offensivi in pubblico o in presenza di amici,le provocazioni sistematiche,le ingiurie (senza voler enunciare gli atti più gravi) integrano gli estremi del mobbing familiare e portano alla pronuncia di addebito e fanno scattare il diritto al ristoro dei danni.Devo rilevare ,infine, che qualora venga dimostrato che l’affido condiviso sia contrario all’interesse del minore ,esso viene revocato o non concesso.Ciò, ad esempio può avvenire in caso di mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento e nel caso in cui il genitore sia discontinuo nell’esercizio del diritto di visita ed ,come si è esressa la Cassazione nel 2012,anche qualora vi sia un forte conflitto tra i genitori ed una condotta malevola di uno dei due verso l’altro,soprattutto se agita in presenza dei figli .
      Ti rammento,poi, che si può fare istanza di decadenza dalla patria potestà nei casi più gravi.
      In sostanza,l’ex partner dello psicopatico,in presenza di figli o interessi comuni,chiuso il rapporto, dovrà ,coadiuvato possibilmente da un avvocato, essere fermo nelle reazioni,comunicare per iscritto con il NP, invitarlo a rispettare gli orari e le modalità di visita e di corresponsione dell’assegno,limitare il più possibile i contatti verbali e fisici,premunirsi di testimoni e testare con la dovuta cautela , lo stato d’animo dei bambini rispetto alla sua figura .
      Insomma…le armi ,quelle legali ,in questi casi non possono essere deposte . Un abbraccio

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  3. Tutte cose teoriche. Ho fatto una denuncia e dopo sei mesi mi dicono che deve ancora essere messa agli atti. Vagliata dal P.M che valuterà se ė il caso di procedere. Questa non ė giustizia !

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    • Non posso darti torto Biancaneve. Lo Stato deve attivarsi sia sul piano della certezza della pena che su quello della prevenzione se vuole combattere davvero il fenomeno. Così non aiuta.

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    • Biancaneve, è vero per certe cose il sistema della giustizia è lentissimo. Ma l’importante è che tu abbia innescato il meccanismo. Sei seguita da un avvocato?

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  4. Ho appena finito di leggere il suo articolo. Non può nemmeno immaginare quanto mi sia stato utile. Purtroppo mi trovo a dover difendere mio nipote da un padre narcisista perverso, manipolatore emotivo dopo la morte di mia sorella. Lui mi ha sempre “odiata” e vista come una minaccia perché amavo mia sorella e dopo anche mio nipote. Per lui invece erano, e ora lo è il bambino, proprietà privata sua, senza alcun diritto di pensiero e di parola. Adesso, vorrei rivolgermi ad un legale per sapere quali possibili strade posso percorrere ma, purtroppo, penso di non essere capita visto la situazione assurda che stiamo vivendo e che non è qui raccontabile. Ho visto che lei è preparata sull’argomento, e vorrei sapere se posso contattarla privatamente. La prego non mi neghi questa possibilità, sono disperata

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    • Cara Ante,Le ho risposto in via privata.
      In ogni caso,vorrei dirLe che ,purtroppo,è sensazione dolorosa e condivisa da chi ha a che fare con gli psicopatici quella di sentirsi non compresi,come se fosse molto complicato spiegare un fenomeno quasi non percepibile da chi non lo ha vissuto o studiato.Tuttavia, la consapevolezza ,anche grazie a blog come questo e alla crescente apertura delle vittime al dialogo e descrizione delle dinamiche,peraltro sempre identiche,sta crescendo sempre più. In ordine al problema della giustizia ,devo dire,in parziale disaccordo con chi ha un atteggiamento un poco pessimista o rassegnato, che,sebbene essa sia lenta o talvolta non totalmente cautelativa che sia fondamentale insistere nel denunciare e/o servirsi degli strumenti giuridici.Il problema principale ,come ho segnalato negli articoli precedenti, non è un vuoto normativo, ma la difficoltà di costruire un valido quadro probatorio a sostegno del proprio vissuto di soprusi.Per tale ragione, invito le vittime a conservare,registrare ogni comunicazione con lo psicopatico e a munirsi ,ove possibile, di testimoni.
      Un caro abbraccio.
      Avv. Marina Marconato,

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