Matone, “C’è un solo modo di cambiare: lasciarlo”

 

Simonetta Matone, sostituto procuratore generale presso la corte d’Appello di Roma, a lungo pubblico ministero presso il Tribunale dei Minori, in passato capo gabinetto del Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, opinionista nei salotti televisivi italiani, ha dedicato una vita intera al contrasto della violenza e degli abusi nei confronti delle donne e dei minori.

Relazioni Pericolose abbandona per una volta le argomentazioni psicologiche e si rivolge a un magistrato per abbracciare quelle istituzionali. In particolare, chiediamo alla dottoressa Matone di quali strumenti, soprattutto legislativi, necessiterebbe la magistratura per combattere la violenza contro le donne in modo più efficace e risolutivo.

Gli strumenti legislativi ci sono e non intravedo la necessità di ritocchi. Il problema è semmai quello della prescrizione, che matura inesorabilmente e garantisce l’impunità ad autentici farabutti. La soluzione sarebbe celebrare questo tipo di processi celermente, con una corsia preferenziale, ma non è quasi mai possibile.

Per 17 anni, dal 1991 al 2008, è stata sostituto procuratore presso il Tribunale dei Minori di Roma. Le relazioni patologiche assumono un significato ancora più inquietante quando coinvolgono minori costretti ad assistere a fenomeni di violenza e a subire un clima familiare irrespirabile. Le donne non si separano per il bene dei figli o, nel caso si arrivi alla separazione, spesso i bambini sono utilizzati come strumento di manipolazione. Come si dovrebbe comportare una donna per proteggerli al meglio?

Le donne non si separano per problemi psicologici (legami malati che non si è in grado di spezzare) e per problemi economici (assenza di lavoro,crisi generale,disoccupazione ecc.).Uno Stato degno di questo nome dovrebbe avere strutture sociali in grado di accogliere e sostenere. Cosa che non accade. E i centri di aiuto alle vittime della violenza combattono da anni contro l’indifferenza delle istituzioni, in primis economica.

L’affidamento esclusivo viene concesso solo qualora sia riscontrabile un serio pregiudizio per il minore e la legge addirittura punisce il genitore che chiede questa misura al giudice senza fornire adeguate motivazioni. Infatti, se il giudice riterrà la richiesta manifestamente infondata, potrà valutare se estromettere quel genitore dall’affidamento e se condannarlo al risarcimento del danno. Non sarebbe il caso di allargare le maglie delle disposizioni sull’affidamento esclusivo e rendere più facile la concessione di questa misura, per lo meno per incutere nel padre manipolatore e violento il timore di perdere i figli?

La soluzione sarebbe istruire con estrema accuratezza i procedimenti sulla ‘scelta’ del genitore affidatario, che non potrà mai essere quello violento, persecutore, manipolatore e incombente, anche se solo nei confronti dell’altro.

Per la violenza psicologica è difficile configurare una fattispecie di reato anche se essa, qualora inflitta a lungo, può provocare nella vittima serie conseguenze psicosomatiche e gravi patologie – prima tra tutte il cancro-, insomma può dar vita lo stesso a un femminicidio, seppur indiretto e non imputabile. Cosa si può fare per contrastare un fenomeno così mascherato, difficilmente dimostrabile ma pur sempre pericoloso e pregiudizievole?

E’ inesatto affermare che la violenza psicologica non sia sanzionata nel nostro paese. Nella fattispecie dei maltrattamenti vi rientra pienamente, se dimostrata, così come vi rientra l’annientamento anche solo psicologico dell’altro.

Usciamo per un momento dal campo delle relazioni interpersonali. In un libro pubblicato qualche settimana fa da Franco Angeli Isabella Merzagora, Guido Travaini e Ambrogio Pennati si chiedono se la colpa della grave crisi economica che sta interessando il mondo intero non sia riconducibile al fatto che ai vertici di molte grandi aziende, soprattutto finanziarie, vi siano persone egocentriche, prive di capacità empatiche e di identificazione negli altri, spregiudicate, manipolatorie, machiavelliche, incapaci di rimorso, narcisiste, disoneste, menzognere, che gli autori definiscono “psicopatici”. Cosa ne pensa?

Non concordo con la conclusione che questi soggetti siano degli psicopatici, che sono un’altra cosa. Le caratteristiche elencate sono indubbiamente negative, ma sono purtroppo la chiave del successo,in un mondo di squali.

Da ricerche effettuate sulle immagini neurologiche degli psicopatici è emerso che il cervello di questi soggetti ha livelli metabolici inferiori rispetto al normale, soprattutto nelle zone deputate al controllo degli impulsi e all’aggressività. Le cause di questa patologia sarebbero pertanto riscontrabili in fattori genetici e biologici, oltre che culturali e ambientali. E’ dimostrato che se cresciuto in un ambiente violento e abusante il soggetto nato con un “difetto cerebrale” come quello descritto può dar vita a sua volta a episodi di violenza ed aggressività incontrollata. In sede processuale, negli Stati Uniti, le difese dei killer puntano su queste “attenuanti” per ammorbidire le posizioni dei propri assistiti. Non teme che prima o poi succederà anche da noi?

Temo di sì, anche se da sempre sono un’accanita sostenitrice del libero arbitrio, quindi della possibilità di scegliere tra il bene e il male,anche per chi vanta presunti,molto presunti difetti cerebrali. Affrontiamo il tema della cattiveria umana,grande tabù della nostra epoca.

Provi a togliersi per un momento la toga di magistrato: in veste di moglie e madre attenta a difendere il proprio nucleo familiare quali consigli si sentirebbe di dare alle donne che vivono relazioni pericolose caratterizzate da abusi e violenze prima che sia troppo tardi?

Di scappare da situazioni ingombranti, opprimenti, ossessive, violente, prima possibile. E che c’è un solo modo per cambiare: lasciarlo.

Intervista a cura di  Astra

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