Lo shock della scoperta

 

Le confessioni e la rocambolesca storia di un professore di psichiatria dell’Università della California, James Fallon – riportate nel libro The Psychopath Inside: a Neuroscientist’s Personal Journey into the Dark Side of the Brain-che ho scoperto in rete alla ricerca di materiale interessante da pubblicare in Relazioni Pericolose, sono meritevoli di attenzione e lettura per farsi un quadro preciso di ciò che si nasconde dietro al bizzarro mondo della psicopatia.

Nel 2005 Fallon sta eseguendo degli studi sulle immagini neurologiche di criminali psicopatici americani e, parallelamente, una ricerca sull’Alzheimer cui prende parte, come gruppo di controllo, la sua famiglia. Una risonanza magnetica con segnali tipici della psicopatia, e cioè una limitata attività metabolica nella corteccia cerebrale, zona deputata alla regolazione delle emozioni e degli impulsi e pertanto alla moralità e all’aggressività, finisce misteriosamente nel faldone dell’Alzheimer. Le scansioni sono deliberatamente anonime per non influenzare i ricercatori e si procede alla decrittazione del codice per risalire al paziente e reinserire l’immagine nel corretto gruppo di ricerca. Il risultato è strabiliante e viene ripetuta la verifica. Non ci sono dubbi.Il cervello fotografato dalla risonanza magnetica è proprio quello di Fallon.

Dopo aver scoperto di avere le caratteristiche cerebrali di uno psicopatico, Fallon studia l’albero genealogico della sua famiglia, scopre che un antenato nel 1667 aveva compiuto matricidio e parla con colleghi e gli amici per verificare che il proprio comportamento non rispecchi le immagini che ha di fronte: sono pochi invece a rimanere colpiti dalla scoperta. Riportiamo la traduzione di brani delle interviste concesse a Judith Ohikuare e Roc Morin, rispettivamente pubblicate sui siti The Atlantic e Vice Media, nonché di passaggi dell’articolo dello stesso Fallon su The Guardian.

Professor Fallon, ha sempre ritenuto che la psicopatia fosse per l’80% riconducibile a fattori genetici e per il restante 20% all’ambiente. Dopo questa scoperta ha cambiato idea?

Sono sempre stato uno scienziato convinto che la genetica svolga un ruolo dominante in chi siamo e cosa diventeremo. La biologia, che comprende la genetica, è un fattore primario ma non mi ero mai reso conto di quanto potesse essere condizionante l’ambiente in cui si cresce.

Mentre scrivevo il libro mia madre mi raccontò cose che non aveva mai detto né a me né a mio padre. Mi parlò di quanto fossi strano in certi momenti della mia giovinezza pur essendo un ragazzino spensierato. Mentre crescevo tutti quelli che mi conoscevano dicevano che avrei potuto diventare un boss della mafia. I genitori di alcuni miei amici vietavano ai figli di uscire con me. Ancora si chiedono come abbia fatto a non finire in prigione e a diventare un padre di famiglia e un professionista di successo. C’erano segni evidenti che qualcosa non quadrava ma si finiva con il ricollegarlo a tratti caratteriali vivaci, gli stessi che mi fecero diventare il “pagliaccio” della classe. Ero atletico, simpatico e piacevole e spesso mi è stato chiesto di assumere ruoli di comando, dalla scuola di ieri all’università di oggi. Mi hanno sempre detto che c’era qualcosa di diabolico in me. Me ne sono sempre fregato. Dopo tutto, sapevo che manipolare costantemente gli altri e le situazioni mi divertiva.

Ho chiesto a chiunque mi conoscesse da tempo, psichiatri e genetisti compresi, cosa ne pensassero. Quando combinavo qualcosa dicevano: “E’ psicopatico”. Ho chiesto loro perché non me lo avessero mai detto e mi hanno risposto: “Te lo abbiamo detto, te lo diciamo tutti”. Risposi che dicevano che fossi “pazzo” e loro: “No, abbiamo sempre detto che sei psicopatico”.

Ho scoperto di avere una serie di alleli genetici, chiamiamoli geni ribelli, che hanno a che fare con la serotonina e che sono ritenuti un fattore di rischio per l’aggressività, la violenza e l’empatia emotiva e interpersonale qualora si cresca in un ambiente violento. Ma se si viene su in un ambiente sano possono neutralizzare gli effetti negativi di altri geni. Vidi specialisti della genetica e psichiatri che non mi conoscevano e riportai loro tutti i disturbi che avevo avuto nel corso della mia vita. Si trattava di forme leggere di ansia che corrispondevano alla mia genetica. Gli scienziati mi dissero che avrei potuto anche non nascere: mia madre aveva abortito diverse volte ed evidentemente c’erano in ballo disfunzioni genetiche. Dissero anche che se non fossi stato trattato bene probabilmente avrei fatto una brutta fine: mi sarei suicidato o finito ammazzato perché sarei stato sicuramente una persona violenta.

Come ha reagito sentendo tutte queste cose?

Mi sono detto: “Chissenefrega”. E loro hanno risposto: “Questo prova che i suoi livelli di psicopatia sono elevati”. Agli scienziati non piace sbagliarsi e a me, che sono narcisista, meno che meno ma quando la risposta è quella devi rassegnarti, ammetterlo e voltare pagina. Non ci puoi fare niente. Ho reagito in modo narcisistico dicendo: “Okay, scommetto che batterò anche la psicopatia. Migliorerò”. Poi ho realizzato che era il narcisismo a provocare questa reazione.

Chi mi conosce pensa: “E’ un tipo divertente, magari un pò chiacchierone, uno sbruffone narcisista”, ma credo che dica anche: “Dopotutto è una persona stimolante e sveglia”. Tutti i miei amici più stretti, anche quelli che non si conoscono tra loro, dicono che ho sempre fatto cose abbastanza irresponsabili: sin da piccolo costruivo bombe artigianali e mi divertivo a girare con gli amici a bordo di macchine rubate. Ogni volta che la polizia ci fermava ero il primo a essere rilasciato perché non mi agitavo mentre gli altri venivano trattenuti e interrogati. Sicuramente avevo qualcosa di diabolico ma si trattava di un diavolo tollerabile e amabile. Gli scherzi, le manipolazioni e i casini alle feste divennero sempre più rischiosi ma la cosa preoccupante è che iniziai a mettere in pericolo anche la vita degli altri,  risucchiandoli nel vortice dei miei giochi diabolici.

Per esempio?

Anni fa lavoravo all’Università di Nairobi e alcuni dottori, parlando del virus di Marburg, mi raccontarono che un ragazzo che perdeva sangue dal naso e dalle orecchie probabilmente aveva contratto il virus nelle grotte di Kitum sul Monte Elgon, al confine tra il Kenia e l’Uganda. Ho pensato: “E’ il posto dove vanno gli elefanti”. Dovevo andarci. Lo avrei fatto da solo ma era lì mio fratello che mi era venuto a trovare da New York. Gli dissi che si trattava di un’escursione epica nelle grotte dove gli elefanti vanno a rifornirsi di minerali e non aggiunsi altro. Arrivammo lì e quella notte ci circondammo di fuochi perché c’erano leoni e altri animali. Saltavamo nel buio e mostravamo loro i bastoni infuocati. Mio fratello stava impazzendo e io scherzavo: “Metto la testa dietro alla tua perché io ho famiglia e tu no, così se viene un leone e ci attacca al collo prende te”. La prendevo alla leggera ma eravamo davvero in pericolo. Il giorno seguente camminammo all’interno delle grotte dove si potevano vedere le rocce spostate dagli elefanti. C’era anche l’odore del letame di quegli animali e capii che fu così che il ragazzo contrasse il Marburg. I medici non sapevano se fosse stato il letame o i pipistrelli a trasmettere il virus. Qualche tempo dopo mio fratello lesse un articolo sul New Yorker che parlava del Marburg, mi chiese se lo sapessi e risposi: “Sì, non è stato eccitante? Nessuno si azzardava a fare quella gita”. Si infuriò e disse: “Proprio eccitante non direi. Potevano contrarre il virus e morire”. Non credo che si fidi più di me dopo quella vicenda.

Questi schemi di comportamento, nel corso della mia vita, sono stati dei segni rivelatori. Li giustificavo, e lo faccio tuttora, con l’argomentazione che mi è sempre piaciuto il pericolo. Dei 20 tratti di psicopatia della Checklist di Hare ho raggiunto un punteggio alto in quelli associati al narcisismo aggressivo e alla cosiddetta temerarietà. Sono caratteristiche che si riscontrano spesso negli amministratori delegati di successo e nei leader mondiali. Uno studio effettuato sui Presidenti degli Stati Uniti li ha individuati anche in Kennedy, Roosevelt e Clinton.

Dopo tutte queste ricerche ho pensato di sfruttare questa opportunità e farne qualcosa di buono: trasformare i difetti, come il narcisismo, in vantaggi.

Come ha fatto?

Ho iniziato con cose semplici, relative alle interazioni con mia moglie, mia sorella e mia madre. Anche se mi sono sempre state vicine non le ho mai trattate tanto bene. Tratto bene gli sconosciuti e la gente tende ad apprezzarmi appena mi conosce ma mi comporto con la mia famiglia come fossero persone che incontro al bar. Non riservo loro attenzioni speciali. E’ questo il problema. Mi dicono: “Ti diamo amore e tu non ricambi”. Lo dicono tutti e la cosa sicuramente non mi fa piacere.

Volevo provare a cambiare. Così, ogni volta che interagivo con qualcuno mi fermavo, riflettevo e mi chiedevo: cosa farebbe una persona per bene in questa circostanza? Notavo che il mio istinto era sempre fare la cosa più egoistica. E’ stato ciò che ho provato a fare per un anno e mezzo e mi sembrava che agli altri non dispiacesse. Mia moglie ha iniziato a notare qualcosa e dopo due mesi mi ha chiesto: “Cosa ti sta succedendo?”. Quando le dissi che stavo provando a usare il mio narcisismo per dimostrare che potevo, nonostante tutto, battere la psicopatia, disse che apprezzava lo sforzo anche se il comportamento non era spontaneo e sincero. Questa risposta mi sorprese e mi sorprende tuttora. La trovo allucinante. Non capisco come si faccia ad accettare la falsità. Evidentemente la gente vuole solo essere trattata con finto rispetto e falsa gentilezza.

Dan Waschbusch, un ricercatore dell’Università della Florida, ha studiato i bambini anaffettivi nella speranza di trovare una cura. Lei non crede che la gente possa migliorare?

Negli anni 70 quando ero ancora un giovane professore ho iniziato a lavorare con gli psichiatri e i neurologi che mi dicevano di essere in grado di identificare un probabile psicopatico a 2 o 3 anni di età. Chiesi loro perché non lo dicessero ai genitori e mi risposero che non si deve rivelare a nessuno:prima di tutto non puoi esserne certo. Secondo, puoi distruggere la vita del bambino, terzo: i media e la famiglia ti aspetterebbero sotto casa con bastoni e coltelli. La psicopatia può essere riconosciuta molto, molto presto, sicuramente prima dei 9 anni ma la questione di dare l’allarme è molto delicata. Il passaggio dall’essere uno psicopatico pro-sociale che non si comporta in modo violento all’essere un criminale non è chiaro.

Per quanto mi riguarda, penso di essere stato protetto dall’ambiente medio alto in cui sono cresciuto, con un’istruzione adeguata e una solida famiglia alle spalle. C’è indubbiamente convergenza tra ambiente e genetica. Ma cosa sarebbe successo se avessi perso la famiglia o il lavoro, cosa sarei diventato? Questo è il punto. Le persone che hanno la base biologica- la genetica, il cervello fatto in un certo modo- se subiscono abusi e vengono trascurati crescono con un senso di rivalsa: “Non mi importa del mondo perché io sto peggio”. Ma gli psicopatici veri e propri sono solo predatori che non hanno bisogno di essere arrabbiati. Fanno queste cose semplicemente per mancanza di connessione con la razza umana e con gli individui. Chi ha denaro, sesso, rock and roll e qualsiasi cosa voglia può essere psicopatico ma si limita a manipolare e usare le persone, non le uccide. Può ferire gli altri ma non in modo violento. Ecco perché dico a mia madre, che ha 97 anni, che il libro che ho scritto e che parla di un giovane che poteva diventare un vero pericolo per la società ma che in realtà si limita a batterti a Scrubble o a portarti in una grotta non è su di me ma su di lei.

Che tipo di psicopatico crede di essere?

Quello che ho realizzato è che per me è tutta una questione di potere. Riuscire a manipolare le persone e far loro fare cosa voglio mi dà grande soddisfazione. Mi basta sapere che posso farlo. E’ un gioco che faccio in qualsiasi stanza entri: conto sul fascino e ottengo tutto ciò che desidero. Non sono bello: sono vecchio e grasso. Ma la gente pensa che io sia speciale. E questo mi dà ciò di cui ho bisogno. A volte parlando faccio intenzionalmente delle pause per sembrare più sincero, altre faccio finta di sbagliarmi: dico qualcosa di errato solo per poter tornare indietro e rendermi più avvicinabile e credibile.

Mento per scopi precisi: ad esempio, se pesco un tonno da dieci chili, dico di averne preso uno da cinque; così poi qualcun altro dirà, “No, era molto più grosso.” Queste sono tecniche di manipolazione. Mi ricordo un libro molto divertente che ho letto negli anni Settanta, intitolato “Come Barare a Tennis”. Un campo da tennis dovrebbe essere un rettangolo perfetto, ma lo si può manipolare—ad esempio ridipingendone le linee per renderlo un parallelogramma—e fregare tutti gli altri. Poi, chiaramente, fai le cose più ovvie: ad esempio, all’inizio della partita, se la palla finisce fuori dici che era dentro. Così, potrai far sì che l’avversario faccia la stessa cosa più tardi, quando servirà. Io faccio così. È solo un gioco, in un certo senso, ma stai comunque fregando gli altri. Però non l’ho mai fatto con malizia. Sempre e solo per divertirmi.

E’ divertente anche per l’altro giocatore?

Non sempre. È un po’ come il bullismo intellettuale, come se stessi giocando con la mente degli altri. Ha i suoi lati oscuri. Negli ultimi due anni ho realizzato quanto spesso faccio cose del genere. Ma non ho mai approfittato dei miei avversari. Sono sportivo e gioco in modo leale.

È una posizione morale? È difficile immaginare che possa esistere la moralità in assenza di qualsiasi forma di empatia. Da dove viene il suo senso morale?

Dalla mia educazione cattolica, dall’essere cresciuto circondato da preti, suore e i miei genitori, non ho mai fatto niente di male. Mentire, barare, palpare il sedere delle ragazze: non ho fatto niente di tutto ciò. Ma non lo facevo perché soffrivo di un disturbo ossessivo-compulsivo. Pensavo che il mio comportamento dovesse essere impeccabile e in sintonia con l’universo. Dovevo tenere tutto in perfetto ordine.

Nel libro si parla dell’importanza del “quarto trimestre”, dei mesi cioè seguenti alla nascita quando si forma il legame di attaccamento. Quali sono gli altri periodi critici in cui ci si può accorgere del rischio e la convergenza di genetica e ambiente diventa determinante?

Ci sono alcuni periodi critici nello sviluppo dell’essere umano. Per l’epigenetica il primo momento è quello del concepimento, quando la genetica è molto vulnerabile alla metilazione e quindi agli effetti di un ambiente negativo: la madre sotto stress, che assume farmaci, fa uso di alcool e cose di questo genere. Il secondo momento delicato è quello della nascita e ovviamente ci sono il terzo e quarto trimestre. Dopo di che la curva di suscettibilità inizia ad abbassarsi. I primi due anni di vita sono critici se ci riferisce a quelli che sono definiti i comportamenti adattivi. Quando si nasce si ha una programmazione genetica naturale. Per esempio, un bambino manifesta un tipo preciso di paura verso alcune persone, come gli sconosciuti. Poi c’è l’accettazione degli altri. Persino ridere e sorridere sono comportamenti adattivi, emergono spontanei e automatici, non c’è bisogno che ci vengano insegnati. Nei primi 3 anni sono ben 350 i comportamenti adattivi che si susseguono in sequenza. Se in qualche modo questa sequenza viene interrotta sarà colpito e danneggiato il comportamento che sta per emergere. Può succedere a un anno e mezzo, a 3 mesi o a 12 mesi. Dopo di che gli effetti dell’ambiente iniziano a calare. Prima della pubertà la maggior parte del cervello ha a che fare con la corteccia orbitale e l’amigdala, deputata al controllo emotivo, al senso morale degli individui e all’apprendimento delle regole del gioco, cioè l’etica. Prima di allora l’identità di un ragazzino normale si basa su attività come mangiare, bere, anche relazionarsi ma è estremamente moralistica. Nell’adolescenza, dai 17 ai 20 anni, avviene una trasformazione. Ciò che succede è che la parte superiore del cervello, il lobo frontale e le sue connessioni, maturano. E’ un momento critico in cui possono emergere la schizofrenia, alcune forme di depressione e i disturbi psichiatrici più importanti.

I bambini psicopatici hanno la genetica predisposta già dal terzo trimestre e la cosa può essere riscontrabile molto presto, intorno ai 2 – 3 anni. Ecco perché dobbiamo prestare la massima attenzione, si tratta infatti di una minaccia per l’intera società. Uno psicopatico non sarà necessariamente pericoloso ma se riscontriamo il rischio in un bambino dobbiamo dirlo ai genitori affinchè lavorino sui suoi comportamenti e si assicurino che non venga sottoposto a episodi di bullismo a scuola, che stia lontano dalla violenza di strada e così via.

Ha scritto molto sul possibile incremento dei geni aggressivi nei luoghi di conflitto. Funziona anche al contrario? L’aggressione può essere estirpata in una società occidentale stabile? 

Penso di sì. Qui in California, non voglio chiamarla femminilizzazione, ma sembra che a forza di andare tanto d’accordo non esista più la competizione. Io la vedo come una forza molto negativa, in termini di specie. C’è sempre questa dinamica che suddivide ciò che fa bene alla specie e cosa fa bene all’individuo. Questi due concetti entrano in conflitto. In un certo senso, abbiamo bisogno della psicopatia. Non abbiamo bisogno di stronzi psicopatici in piena regola, ma la prevalenza di tratti psicopatici è da sempre associata alla leadership. Vale per i presidenti, i primi ministri e per le persone che prendono rischi. Fanno cose per proteggersi dagli aggressori. 

Quindi lo fanno per se stessi, ma finiscono per proteggere anche la società?

 È per questo che le persone come Jimmy Carter non rientrano nel discorso. Anche Obama, è un po’ bloccato.

È troppo buono?

Non è abbastanza psicopatico. Quasi tutti i più grandi leader hanno alti livelli di tratti psicopatici. Se dovessero fare il ‘Psychopatic Personality Inventory’, otterrebbero un punteggio piuttosto elevato. Comunque non sono sufficientemente qualificato per poterne parlare, ma lei sì. 

 In che senso?

Vede? L’ho manipolata. Non credo davvero che lei sia la persona più qualificata per parlare di cose del genere, ma l’ho detto comunque. 

Traduzione di passaggi delle interviste concesse a Judith Ohikuare e Roc Morin, rispettivamente pubblicate sui siti The Atlantic e Vice Media, e dell’articolo dello stesso Fallon sul The Guardian,  ad opera di Astra.

11 thoughts on “Lo shock della scoperta

  1. Astra,
    sto leggendo il libro Malignant Self Love di Sam Vaknin a cui spesso fai riferimento nei tuoi articoli. Consiglio di leggerlo perchè (sono alle prime battute) chi parla è il NP e fa vedere il mondo dal SUO punto di vista. Quello che dice, che pensa, lo “spiega” e può dare il senso dell’assurdità, della impossibilità di comunicazione con queste persone perchè vedono il mondo, concepiscono la vita in modo TOTALMENTE diverso ed inconciliabile con una mente sana. Astra esiste una versione in italiano? (io ho scaericato la versione in inglese da internet).
    Un caro saluto.

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    • Purtroppo Vaknin c’è solo in inglese, alcuni passaggi tradotti sono ripresi dagli articoli del blog. Lo considero davvero illuminante. A chi parla l’inglese consiglio anche il libro di Fallon a cui si riferisce questo articolo. Si può trovare facilmente su Amazon in formato Kindle.

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      • Al peggio non c’è mai fine se anche un professore di psichiatria può essere uno psicopatico!
        Ho sempre ( fin da ragazzina) erroneamente associato la cultura alla sensibilità, alla bontà. Una persona colta, che legge, che ascolta musica classica o che è appassionata di antiquariato non può non avere un animo sensibile, non può non avere un animo buono perchè la cultura affina, sensibilizza, dona delicatezza ed eleganza. Non è la bellezza fisica che mi colpisce in un uomo (è chiaro che gioca la sua parte) ma la cultura. Ecco perchè tutt’ora faccio fatica ad associare la figura del NP con cui ho avuto a che fare con le caratteristiche mostruose di cui parliamo in questo blog. Non sempre è così però, evidentemente, e scoprirlo alla mia età mi fa senitre un pò ridicola.

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      • Vedi Anna, è proprio questo uno degli errori di valutazione che provocano una così grande sofferenza in alcune di noi. L’eccessivo affidamento sulla cultura, il fidarsi dell’uomo preparato e di successo in quanto dotato di validi strumenti intellettivi e la falsa credenza “con lui sono al sicuro” sono cose sbagliatissime. Purtroppo capita di scoprirlo avanti negli anni e dal momento che si tratta di un elemento base del nostro sistema di difesa l’essere cadute in questo genere di errore provoca una sensazione di insicurezza estrema e una sfiducia profonda nei nostri metri di giudizio. Mi sento di dirti però che gli strumenti intellettivi di cui ti sei tanto fidata li hai anche tu (solo per il fatto di ragionare in questo modo) e sarà proprio grazie a loro che riuscirai presto a tirarti fuori dal fango. Mi hai dato un eccellente spunto di riflessione meritevole di un approfondimento sul blog. Grazie.

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  2. Anna, sono arrivato a pensare che proprio tutta questa cultura, questi interessi siano armi di conquista .La mia ex era “esperta” di tutto e oggi credo che sia ancora più esperta .Per l’animo buono ,insomma ,forse scimiottano quello che leggono sulla bontà,ma ti assicuro che di buono non c’è nulla,nemmeno un residuo. Come scrive Astra nel momento in cui si sta con questi personaggi si ci sente al sicuro ,io credevo in lei e la vedevo veramente una persona speciale e viceversa,però il mio sentire era reale ,vero il suo finto ,un riflesso per potermi studiare meglio ,per sua ammissione lo faceva da almeno 7 mesi. E boom dopo l’esca che le ho mandato ,adesso io non ero più “adatto” alla sua vita di oggi,lo ero quando stava nella M… e non aveva niente e nessuno ,ora cerca ma forse non trova L’AMORE della sua vita,nel frattempo impara come usare nuove strategie di conquista. E da come di dissero tempo fà, ha fatto delle stragi . Mantenedo però la maschera di buona e di sani principi. Devo dire che l’ambiente in cui vive agevola… Diciamo che sono persone colte ma “alternative” .

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  3. Anch’io condivido il pensiero di Anna. Ancora tutt’oggi il pensiero che non mi permette di “sganciarmi” dal punto di vista emotivo da questo personaggio è proprio il fatto che fosse un pozzo di conoscenze e di interessi in molteplici campi.
    Per cui avevo associato il fatto che un amante dell’arte, della musica, della letteratura, esperto nella pratica di discipline orientali non potesse essere così crudele e insensibile nelle relazioni umane. Averlo scoperto a mie spese non mi sente ridicola, ma – come ha sottolineato Astra – estremamente sfiduciata nella mia capacità di capire con chi ho a che fare.

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  4. scusare se m intrometto in questa conversazione, io invece stavo con un uomo più giovane di me, che invece non era italiano, era incolto, era un bell’uomo ed era bravo nel rapporti intimi, ma sapevo sedurmi in una maniera pazzesca. Ti guardava con quegli occhi verdi a cerbiatto e ti fregava bene e io mi fidavo sempre. Lui ha imparato da me e adesso non ha più bisogno di me, adesso ha una nuova amante che userà finchè gli farà comodo….quindi vi dico che ci si può innamorare anche di uno psicopatico ignorante ed è la stessa cosa, sono seduttivi .

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  5. Ma una persona puo’ essere considerata psicopatica anche se non è violento non ci sono episodi di delinquenza? Se non ci sono reati minori, truffa e stupro a me sembrano gia’ gravi, ma solo piccole infrazioni piu’ sospetto frequentazione di prostitute?
    Se non tratta quasi mai male gli altri in loro presenza ma piuttosto li trascura, li tradisce e li inganna alle loro spalle?
    Puo’ uno psicopatico riuscire a trattenersi da azioni gravemente illegali solo perche’ vive da semiparassita in un ambiente agiato e capisce che perderebbe questi vantaggi sia in termini economici che di facciata rispettabile?
    Ho provato a rispondere alle domande del test di Hare: piu’ o meno lo riconosco in tutti i punti tranne in quelli della componente antisociale.
    Non sono psicologa, ma il suo punteggio potrebbe essere nel range tra 18 e 23. Devo preoccuparmi?

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    • Greta, uno psicopatico intelligente farà attenzione a non finire in galera. Il mio è molto intelligente, e nel periodo in cui ero con lui non è mai stato in galera (credo). Sospetto però che ci sia stato in passato, in adolescenza, ma non sono riuscita a trovare prove di questo. Anche lui faceva piccole infrazioni che io ho potuto vedere con i miei occhi, come sottrarre piccoli oggetti o cibo (in negozi, hotel, ristoranti, ecc.), violare la posta altrui (nel suo condominio, ad esempio), piccoli atti vandalici di varia natura (questi li faceva con gusto contro ignoti o anche prendendo qualcuno di mira per sue ragioni), e in generale non riconoscendo alcuna autorità.
      Piccole infrazioni sono già infrazioni, ovvero atteggiamenti anti sociali. Poi c’è tutta la vita che lo psicopatico tiene segreta. Quello che io vedevo dello psicopatico in cui sono incappata era una minima parte di quello che poi ho scoperto su di lui (che credo sia ancora solo una piccola parte delle sue malefatte). Io ho raccolto prove che questo mostro adescava ragazzine minorenni su fb e altri social networks, ma non ho prove che sia passato ad avere relazioni sessuali con loro. Potrebbe essere che prima o poi qualcuna di queste lo denunci, ma potrebbe anche passare la sua intera esistenza senza che nessuno se ne accorga.
      Tradire e ingannare gli altri è comunque un atteggiamento anti sociale.
      il parassitismo è poi tipico di questi individui. Da quello che scrivi c’è già sufficiente materiale per dirti che un personaggio del genere, psicopatico conclamato o no, deve essere immediatamente tagliato fuori dalla propria vita.

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