Rabbia repressa

 

La rabbia è un fenomeno emotivo molto complesso. Ha a che vedere con fattori psicofisiologici, determinati soprattutto dall’equilibrio ormonale, ed è legata a varianti soggettive e cognitive. Dal punto di vista psicobiologico è stata fondamentale per la sopravvivenza nel mondo primitivo ma oggi è controproducente e a volte pericolosa. Quando è disfunzionale, la rabbia provoca seri effetti patogeni, soprattutto cardiovascolari.

La rabbia narcisistica, che va tenuta distinta da quella comune, trova una prima definizione nel 1972 ad opera di Heinz Kohut. E’ la reazione a quella ferita che, secondo Sigmund Freud, si apre quando il narcisista si rende conto che il proprio Falso Sé sta per essere smascherato, quando cioè sta per cadere in disgrazia in quanto i suoi comportamenti perversi o le motivazioni su cui si fondano vengono contestati o le menzogne rischiano di essere sbugiardate. Quando cioè si sente minacciato nella propria acclamata grandiosità, nel senso del diritto e nel proprio valore, che per lui non vanno messi in discussione, manifesta la rabbia che può concretizzarsi in una gamma infinita di comportamenti: dalla semplice indifferenza al fastidio, alla rispostaccia, all’insulto pesante, agli episodi di violenza fisica contro oggetti e persone.

Per la verità, come sottolinea Sam Vaknin in Malignant Self Love, i narcisisti soffrono di una rabbia latente e permanente che viene soffocata, repressa e controllata per la maggior parte del tempo. Essa si manifesta chiaramente solo quando le loro difese subiscono un indebolimento per opera di circostanze interne o esterne. L’origine della rabbia è da rintracciare nell’infanzia, negli abusi subiti (molto probabilmente ad opera dei genitori) e nel senso di ingiustizia che ha accompagnato lo sviluppo della loro psiche. Ciò che differenzia la rabbia narcisistica da quella comune è che quest’ultima ha una ragione scatenante ben precisa, è transitoria ed è diretta verso chi o cosa l’ha provocata. Al contrario, quella narcisistica proviene dall’interno, è diffusa, diretta al mondo e al concetto di ingiustizia in generale. Anche se una causa scatenante esiste sempre, la rabbia del narcisista è eccessiva e sproporzionata. Si può dire che questi soggetti sviluppano contemporaneamente due strati di rabbia: il primo, quello superficiale, è diretto a un bersaglio ben identificato, la causa del malcontento. Il secondo è diretto a se stessi e dà vita ad intense frustrazioni, a senso di fastidio e di irritazione. Mentre la rabbia normale si esaurisce una volta che ci si sfoga contro la causa scatenante o, almeno, si pianifica un’azione del genere, quella del narcisista non ha un bersaglio ben identificato, è generalizzata e diffusa. Dal momento che questi soggetti sono estremamente dipendenti dalle fonti di energia e hanno paura di perderle, di solito indirizzano la propria collera verso le persone che hanno per loro poco significato e il cui allontanamento non costituisce una minaccia. Ecco perché esplodono con facilità nei confronti dei subalterni, se la prendono con un tassista, urlano contro un inserviente. Quando non riescono più a trattenere la rabbia possono perdere completamente il controllo e andare fuori di testa. Questi episodi sono seguiti da periodi di stomachevoli sentimentalismi, adulazione eccessiva e sottomissione verso il bersaglio del loro ultimo attacco rabbioso. Si tratta di oscillazioni emotive che rendono estenuante la vita accanto a loro.

Secondo lo psichiatra Adam Blatner ci sono sette livelli di rabbia nelle persone normali: lo stress, l’ansia, l’agitazione, l’irritazione, la frustrazione, la collera e l’ira vera e propria. Sembra che il narcisista, a differenza degli altri, non attraversi queste sette tappe. Un minimo fraintendimento è in grado di condurlo direttamente al settimo livello. Ciò si verifica in quanto, a differenza degli altri, sente la necessità di cancellare la minaccia incombente che mette in discussione il proprio ego e crede di riuscirvi intimorendo gli altri con manifestazioni rabbiose di superiorità. E’ pertanto una misura di protezione, un meccanismo di difesa  che è sempre in azione anche sotto forma di atteggiamenti passivo-aggressivi come il silenzio, il criticismo costante, le polemiche, il giudicare tutto e tutti. Non avendo epidermide emotiva, né un Vero Sé in grado di proteggerlo, il debolissimo e ultransensibile narcisista si difende dalle minacce alla propria smisurata superiorità sfoderando un’incontenibile rabbia che si rivela dannosa e devastante in primo luogo nei confronti di se stesso.

Astra

6 thoughts on “Rabbia repressa

  1. Ciao Astra, grazie ancora per i tuoi preziosi articoli! Avrei due domande:
    – nell’articolo dici che I narcisisti rivolgono la loro rabbia verso le persons che hanno per loro poco significato perché hanno paura di perdere le fonti di energia…ma non é tipico del narcisista sfogare la propria rabbia con le proprie partner?
    – questa domanda non ha a che fare con l’articolo in questione: perché i narcisisti attraversano ciclicamente fasi di amore\tenerezza nei confronti delle partner? Fanno cosi quando hanno qualcosa da nascondere?
    grazie mille!

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    • Desert da quanto ho avuto modo di capire alternano bastone e carota proprio per non far uscire “le papere dal recinto”. La violenza e gli attacchi verbali sono seguiti da momenti di estrema dolcezza proprio per gettare nella confusione l’altra persona e creare dipendenza. Quanto alla rabbia non seguita dal “ravvedimento”, è sempre indirizzata verso persone che per loro non contano affatto, come inservienti, subalterni e sconosciuti.

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      • Confermo! Il mio dopo episodi di violenza più esplicita, non si scusava ma diventava premuroso e attento,per farmi dimenticare gli episodi di maltrattamento.

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  2. sarà capitato a chiunque abbia avuto a che fare con loro in modo intimo di assistere ad esplosioni di rabbia semi ingiustificata o ingiustificata ed abnorme.che sia per una critica aspra da cui trapela quasi odio,alla denigrazione fredda che fa sentire inesistenti e colpevoli,al lancio o distruzione di oggetti (nelle ipotesi migliori).lo sguardo quasi irriconoscibile ,di ghiaccio ,vuoto.un fiume in piena e poi il silenzio,devastante .poi il pentimento o la minimizzazione dell’accaduto che ci fa dubitare di noi stesse,le promesse accordate,l’autocommiserazione (sono depresso,innamorato,malato …solo tu puoi salvarmi da me stesso).e poi il ritorno (la carota) a dolcezze ed attenzioni che durano quel tanto ( e non più perché odiano sprecare tempo piu del necessario ) che serve per riprenderci nella rete. Su e giù dall’ inferno alle stelle nella nebbia piu totale. Tutto preordinato,mentre altrove gia sono con altre prede a giurare lo stesso amore eterno….

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  3. Si,Marina,ho subito queste cose. Figurati che una sera mi stava maciullando da ore con un atteggiamento rabbioso .Ma io sono per natura calmo,per esplodere mi devono far arrabbiare fortemente,non mi piace essere in controllo dell’ira e sopratutto essere controllato in questo modo da qualcun altro. L’ascoltavo mentre diceva cose bruttissime,poi ,và in bagno ,torna 10 minuti dopo ed è uno zucchero e mi chiede di fare l’amore. Un’altra persona proprio. Per circa una settimana fù calma e dolce e poi …. Si stava preparando a colpire dinuovo,infatti cosi fù. Mi fece passare una notte d’inferno ,accusandomi di qualsiasi cosa e quella volta sbottaì-Fù la prima volta in un anno di relazione. E’ inutile dire che poi mi giurò amore eterno ,disse che ero l’uomo della sua vita e blabla vari. E come da copione aveva già un altro,il primo di una serie lunghissima e da quello che sò anche in contemporarena adesso,naviga tra alcool,droghe e festini .Le persone cambiano? No ,si rivelano .La rabbia che ad un certo punto ci riversano ,c’è sempre stata ma camuffata da belle parole.

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  4. Alcuni li ricordo così vivamente che, durante il no contact, mi aiutano ad annullare qualsiasi tipo di nostalgia dei tempi “belli”.
    Esattamente come vengono descritti, scoppi d’ira violenti nei toni e nelle espressioni, appigliandosi a dei motivi assurdi o per delle inezie. Assistevo ad una trasformazione, durante la quale, annichilita, paralizzata non sapevo che reazione avere.
    Ricordo i miei pianti e la sua freddezza, seguita dal silenzio. Avrei voluto sparire.
    A volte, passata la tempesta, alla richiesta di chiarimenti su questi comportamenti, si giustificava che ero stata io a provocarlo.
    Come rammento anche degli scatti di rabbia nei confronti di terze persone, quali commesse, semplici impiegate o altre figure “deboli”, colpevoli di avere chiesto qualche chiarimento o contraddetto una sua dichiarazione.
    Anche in quelle occasioni non perdeva l’occasione di sbeffeggiare il malcapitato di turno, con sarcasmo pungente o con attacchi irosi.

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