5. Sabbia tra le dita

 

Quinta e ultima parte

Ana si guardò la mano e fece il gesto di trattenere la sabbia che scivola tra le dita. “Non mi è rimasto niente. Perché ciò che pensavo mi desse –amore vero e amicizia-è stato un’illusione, almeno da parte sua. Che ha reso inevitabilmente tutto finto anche da parte mia. Non ho mai amato il vero Michael. Mi sono innamorata solo dell’immagine che ha proiettato”.

Emmert inclinò testa, scettico. “Per un certo verso è sicuramente così. Ma è sicura che non le sia rimasto in tasca niente da questa esperienza?”

Ana ci pensò per un momento prima di rispondere. “Mi sono scottata, se è quello che vuole sapere. Ora so che non devo più mettere la mano sul fuoco”.

“Probabilmente ha anche imparato qualcosa di se stessa dalla vicenda,” disse lo psichiatra cercando di portarla verso una conclusione più positiva.

“Del tipo?”

“Me lo dica lei”.

Dopo qualche secondo, il viso le si illuminò. “Penso di aver imparato che, in realtà, non ho bisogno di lui. Non ho bisogno di Michael e di nessuno che mi dica che sono sexy per sentirmi attraente. Non ho bisogno di sentirmi dire che sono una buona artista per dipingere. Soprattutto, non ho bisogno di lui per sapere chi sono e per dare un significato alla mia vita”, ripeté quello che aveva detto a Michael il giorno che litigarono per Karen, convinta che ora queste cose fossero più vere che mai.

Emmert sorrise. “Si tratta di lezioni importanti, non crede? Mi spiego meglio. Come avrà avuto modo di capire, questo episodio avrebbe potuto rovinare la sua vita. Avrebbe potuto far finire la relazione con Rob e anche con i con i suoi figli. Avrebbe potuto renderla più debole e insicura. Ma non l’ha fatto. Può ancora provare una sofferenza enorme ma nel complesso questa sventura l’ha resa più forte. Quindi Michael non è riuscito a fare che voleva. Perché, tutto sommato, voleva distruggerla”.

Ana continuava a sistemarsi sulla sedia in cerca di una posizione più comoda. Tutto ciò che aveva detto lo psichiatra era vero. Michael voleva distruggerla. Era un predatore sociale. Una persona che punta e divora quelli che si fidano di lui. E per un uomo del genere lei aveva rischiato di perdere tutto quello che contava nella sua vita. “Ce l’ho soprattutto con me stessa”,ammise. “Ho una famiglia meravigliosa. Un marito che tiene a me. Anche se non sempre riesce a dimostrarlo, Rob è una persona splendida. E mi ama. Ho due bambini che hanno bisogno di me e mi adorano. Ho una così forte passione artistica. E ho quasi rovinato le nostre vite per un predatore. Non ci posso credere…”. Si coprì il viso con entrambe le mani e si lasciò andare, dando sfogo alle frustrazioni represse.

Lo psichiatra lasciò che si liberasse dal flusso di emozioni prima di provare a confortarla. “Ha fatto un errore enorme. Indubbiamente ha fatto soffrire la sua famiglia. Ma provi a guardare anche al lato positivo. Perché, fortunatamente, c’è anche un lato positivo in tutto questo. Il fatto che abbia lasciato Michael e abbia deciso di rimanere con la famiglia non è stato per puro caso. E’ stato il riflesso del profondo amore per i suoi cari. E se Michael ha tirato fuori i suoi veri colori prima che andasse a vivere con lui, è stato anche grazie ai suoi scrupoli. Che hanno smontato la fantasia che si era fatto di lei. Quindi, in un certo senso, la sua coscienza l’ha aiutata a salvarsi”, concluse.

Ana avrebbe voluto credere a questa più nobile interpretazione delle sue azioni. Ma, in realtà, il comportamento del suo amante aveva avuto molto a che fare con la decisione di lasciarlo. “L’improvvisa trasformazione di Michael mi ha aperto gli occhi,” spiegò. “Da una parte avevo una famiglia che mi amava e dall’altra uno psicopatico senza cuore”. Rise in modo acuto ma senza leggerezza. “Caspita, vediamo…cosa si dovrebbe scegliere?”

Emmert la guardò incredulo. Rimaneva sempre stupito da quanto velocemente i suoi pazienti scoprissero la via della guarigione. Il processo di emersione dalla negazione era come una cartina tornasole che cambia colore gradualmente, con il tempo, per identificare la presenza di una data sostanza: in questo caso, la verità su una relazione pericolosa. Sembrava che Ana avesse già dimenticato tutte le sfumature dell’ambivalenza, del dubbio e dell’ambiguità attraverso le quali era passata prima di arrivare a destinazione. “Davvero, Ana?” le chiese. “E’ stato veramente così facile per lei vedere Michael per quello che era?”

“No, non lo è stato affatto”.

“Tutto ciò che ora le sembra chiaro non lo era quando doveva prendere quella decisione. Perché allora era ancora sotto l’incantesimo di Michael”.

“Bé, è riuscito a romperlo”, disse con veemenza. “Il suo comportamento di ieri non avrebbe potuto aprirmi gli occhi di più!”.

“Capisco,” disse Emmert agganciandosi all’episodio di Michael per tornare ai fatti. “Quindi, in quale momento la conversazione con lui ha cambiato tenore?”

“Quando gli ho detto la verità”.

“Vale a dire?”

“Che ho visto attraverso le sue bugie e che non lo amo più”.

“Lo ha fatto entrare?” chiese lo psichiatra, con una nota di allarme.

Ana scosse la testa. “Ha dato un calcio al vetro a fianco alla porta”, rispose meccanicamente, come qualcuno che sta ricordando gli eventi da uno stato di ipnosi. “Ha infilato la mano e ha aperto la porta da solo. In pochi secondi era dentro e…”, Ana si toccò il braccio sinistro con la mano destra, “…poi mi ha afferrato il braccio e me l’ha piegato dietro la schiena facendomi male. Con una mano teneva insieme le mie e con l’altra mi stringeva il collo così”, imitando il gesto di Michael. “In quel momento sono arrivate loro e mi hanno salvato”. E’ stato tremendo!”

“Chi è arrivato?”

“Quelle di Dolly Maid Service. Sono state le donne delle pulizie a salvarmi la vita. Quando hanno raggiunto la porta Michael si è comportato come se nulla fosse. Le ha salutate, si è scusato per il vetro rotto, ha salutato anche me e se ne è andato”.

Emmert la guardò preoccupato. “Si rende conto che quest’uomo è pericoloso, vero?”

Ana assunse lo stesso atteggiamento di sfida di quando era entrata nella stanza. “Non ho paura di lui”, disse.

“E invece dovrebbe”, replicò lo psichiatra. “Lo sta provocando e sa bene che questi uomini non conoscono limiti. Se me ne avesse parlato, le avrei consigliato di non parlare con lui. Secondo me ha fatto un errore ad avviare la conversazione”.

Ana scosse la testa. “Se solo sapesse come lo odio…”

“E quindi? Come può proteggerla l’odio?”, domandò Emmert.

Come in precedenza, un barlume di cattiveria emanò dagli occhi scuri di Ana. “L’odio mi dà forza”, rispose. “L’altra notte ho sognato che mi era stato dato un foglietto con una domanda e due risposte. Mi si chiedeva se Michael avrebbe dovuto morire o restare in vita. C’erano due piccoli riquadri. Ho messo la croce su quello dove era scritta la parola morte”.

“Allora, visto che ha quasi gettato via la sua vita per uno psicopatico è normale che provi molta rabbia”, ammise lo psichiatra, non volendo minimizzare i sentimenti di Ana. “Ma non si confonda.  La rabbia non può proteggerla da nessuno. Nemmeno da se stessa”.

“Da me stessa?” ribatté Ana.

“Certo. Perché l’odio che sente adesso è il rovescio della passione. Ciò cui si dovrebbe invece mirare, nel processo di guarigione, è la totale indifferenza. Michael dovrebbe smettere di esistere per lei”. Il dottor Emmert serrò le mani e le mise in grembo, per indicare che erano giunti al punto cruciale.

“Ma è esattamente il messaggio del sogno!”, Ana dichiarò con trasporto, smaniosa di far notare che il suo inconscio si stava finalmente allineando ai consigli dello psichiatra. “Scegliere di farlo morire è come farlo cessare di esistere”.

“No, si sbaglia”, controbatté Emmert. “Il sogno è la prova di una rabbia profonda e radicata. Verso di lui e anche nei confronti di se stessa per aver avuto così poco giudizio. Indica che sta investendo ancora una quantità enorme di energia emotiva in Michael e nella relazione con lui”. Si fermò per un momento e poi proseguì, con tono preoccupato. “Ana, ha quasi eliminato quest’uomo dal suo cuore. E’ il momento di eliminarlo dalla sua vita”.

“Come posso farcela?”, domandò Ana.

Questa volta Emmert abbandonò il tono serafico e parlò con pathos. “Credo che il no contact sia l’unico modo di procedere. Qualsiasi contatto con uno psicopatico la terrà emotivamente legata, incatenata a una fantasia, a un’illusione. Non incoraggi o provochi Michael ulteriormente. Se si presenta un’altra volta a casa sua, chiami la polizia o Rob. Se telefona, riattacchi. Se scrive, lo ignori. Gli offra l’occasione di dimenticarla, di distrarsi con altre donne. Perché tanto lo farà. Le dia questa possibilità”, ripeté lo psichiatra, con un’intonazione di urgenza che Ana non aveva avvertito in precedenza.

“E’ difficile ignorarlo completamente”.

“Perché?”

“Perché a volte, anche se ora di meno, mi sento combattuta. Non perché sono innamorata del nuovo Michael che ho scoperto. Perché ancora mi manca il vecchio Michel che ho conosciuto e amato. Mi manca come mi ha trattato all’inizio. Mi mancano l’entusiasmo e la gioia. Mi mancano i suoi consigli, il suo affetto e l’attenzione costante. Mi mancano le sue battute e i suoi scherzi. Mi manca il suono della sua voce”, confessò.

“Le manca la maschera, non l’uomo,” commentò  sardonico Emmert, dispiaciuto di sentire che Ana stava di nuovo indietreggiando. Il suo stato mentale era variabile come il clima di montagna, passava continuamente dalle nuvole al sole, dalla lucidità alla negazione. C’è una sola spiegazione logica per questo, pensò. “Sta elaborando il lutto”, disse. “In realtà, lo sta elaborando da quando abbiamo iniziato la terapia”.

Ana lo guardò con tristezza. “Quale lutto? Michael è ancora vivo. Anche nella mia testa”.

“Il lutto della fantasia della storia perfetta. L’uomo che amava non è mai esistito. Sta piangendo la perdita dell’uomo che avrebbe voluto fosse stato”.

Ana annuì, era d’accordo con Emmert. “Sento che innamorandomi di Michael e accettando di diventare la sua compagna, ho fatto un patto con il diavolo. Avrei  avuto tutto quello che sognavo per qualche mese, ma al prezzo della sofferenza che sarebbe seguita, perpetua”, e dopo qualche istante aggiunse “ e vorrei che lui sentisse almeno la metà del dolore che ha provocato a me e alla mia famiglia”.

“Andiamo! Ormai sa benissimo che respingendolo non lo farà soffrire. Michael non può sentire nessuna perdita dal momento che prima di tutto non prova amore”.

Ana notò un’espressione dello psichiatra che rivelava biasimo nei suoi confronti. Mi capisce di testa, pensò, ma non di pancia. Non sa quanto può essere devastante venir travolta da un seduttore di tal portata e scoprire i trucchi quando il sipario si alza. Ti viene voglia di chiudere gli occhi e continuare ad illuderti.

“Capisco che un incontro con uno psicopatico è destinato a trasformarsi in un’esperienza tremenda e devastante,” Emmert disse in modo più morbido e scorse un’aria di risentimento nello sguardo di Ana. “Non può controllare i suoi comportamenti, né pensare di cambiarlo. Però può decidere quali debbano essere le sue, di azioni. La smetta di stare al suo gioco. Si sleghi completamente e per sempre”.

“Devo”, rispose Ana prima di proseguire con gli occhi fissi sullo psichiatra, “spero solo che mi lasci perdere”.

“Penso che lo farà”, disse Emmert. “Gli psicopatici vedono qualsiasi cosa come un gioco ma non sono seriamente competitivi. Preferiscono prendere la strada della minor resistenza. Se in modo convinto e persistente non si accetta di impelagarsi con loro, cancellano il ricordo dalla memoria e passano a una nuova ossessione”.

“Immagino che non perdano il loro tempo in una partita che sono consapevoli di non poter vincere,” disse Ana.

“A loro non interessa,”commentò Emmert. “Non hanno niente da perdere, visto che per loro le persone sono intercambiabili. Lei, invece, ha molto da perdere. Michael è pericoloso”.

Posso difendermi, Ana avrebbe voluto rispondere, con un profondo senso di invulnerabilità montato dal risentimento crescente.

Era come se lo psichiatra leggesse nella sua mente. “Ha già lasciato andare via l’amore, signora. Perché vuole tenere la rabbia?”

Ana si sentì in qualche modo presa alla sprovvista dalla formulazione della domanda. Non si era resa conto che aveva avuto voce in capitolo nella razionalizzazione della sofferenza, che la rinuncia alla fantasia era stata prima di tutto una sua scelta. “Non lo so”.

“Lei pensa che i sentimenti di rabbia la proteggano da lui. Ma non agirà sotto la loro influenza. Come la maggior parte degli esseri umani, lei sa controllarsi. Michael no. Lo ha dimostrato chiaramente quando si è presentato a casa sua l’altro giorno. Anche se non è capace di provare odio né amore, è in grado di fare qualsiasi cosa qualora si senta frustrato o anche solo infastidito. Basta giocare con il fuoco, Ana. Stia lontana da lui”,Emmert la mise nuovamente in guardia. FINE

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

Non racconto come va a finire il romanzo perché spero di avere l’occasione, un giorno, di tradurlo e farlo pubblicare in italiano. Al pari dei manuali di psicologia e dei testi che descrivono i tratti comportamentali dei soggetti disturbati, la storia di Ana e Michael, basata sulla devastante esperienza che Claudia Moscovici ha vissuto in prima persona, presenta tutte le dinamiche che contraddistinguono le relazioni tossiche e malate. Violenze che si possono fermare all’inganno, al tradimento, all’insulto e alla nostra devastazione emotiva o che possono andare oltre, mettendo in pericolo la nostra vita o ponendovi addirittura fine.

Astra

 

 

 

14 thoughts on “5. Sabbia tra le dita

  1. Anche a me ancora manca il personaggio che si era inventato e che si è manifestato nella sua inconsistenza emotiva solo alla fine della relazione. Non ho visto la “follia”, forse perché aveva già sottomano la nuova preda, però ho visto la inconsistenza delle parole pronunciate fino al giorno prima, le promesse vacue e illusorie, la vigliaccheria (mi fece affrontare dalla sua ex moglie che negli anni mi aveva spinto a combattere), ho visto la cattiveria (mi impose il silenzio, non potei più raggiungerlo telefonicamente, neppure per accordarsi sulle cose da restituirsi), ho preso atto che quel grande, profondo e unico Amore mai provato per nessun’altra era privo di qualsiasi fondatezza, e ho vissuto la completa dimenticanza da parte sua della donna che per sette anni aveva dichiarato di amare profondamente. Il personaggio di cui ci innamoriamo fa a botte con la vera personalità disfunzionale di questi esseri: parole gentili, disponibilità, promesse, dichiarazioni di amore, generosità, passione alle stelle confliggono con le condizioni che mi imponeva per stargli accanto, nonostante urlassi il mio sentirmi umiliata nell’essere trattata come la donna che colmava la solitudine dei giorni in cui era senza i figli, mentre io volevo essere la sua compagna sempre e non essere allontanata ogni volta che era con i suoi figli. Forse sono stata più fortunata rispetto a chi mi ha succeduta a non essere accettata dal suo clan, perché questo mi ha consentito di non affidarmi del tutto a lui, facendomi vedere le grandi incongruenze. La nuova forse non vedrà mai il suo vero sé giacché non vi è conflitto:lei è stata accolta a 36° e crederà di aver trovato l’uomo ideale (sa essere meraviglioso e al netto dei problemi che aveva creato a noi lo è stato), forse però il suo sarà un tonfo alla fine. È vero però che si impara a non aver bisogno di validazioni esterne e si riesce a guardare dentro se stessi come mai è capitato nella vita, non foss’altro o per riprendere le fila disperse nella relazione abusante. Grazie Astra. Spero ti facciano pubblicare il romanzo tradotto.💜

    Liked by 1 persona

      • Aggiungo (anche se a tratti ho raccontato i vari elementi della relazione da me vissuta) che il problema di figli e ex moglie hanno solo fatto sì che non vivessimo pienamente il nostro rapporto, ma il tutto è stato condito da bugie, tradimenti, triangolazioni etc. Altrimenti dal mio commento più sopra la pazza sembro io 😂.

        Mi piace

    • Valeria, è davvero molto interessane che questo individuo, che prima triangolava te con la ex moglie e ti caricava contro di lei, poi abbia rovesciato il gioco facendoti contattare da lei. Questa strategia è machiavellica e vale la pena comprenderla bene. Se ti va, mi piacerebbe sentire qualcosa di più di questa tattica (nei limiti di quello che puoi dire senza fornire dati riconducibili alla tua identità).

      Mi piace

  2. Questi esseri tendono ad avere fantasie di amore ideale ,anzi tutto è un ideale,ho fatto caso che parlano sempre di bellezza ,la vedono ovunque loro.
    Infatti nella fase iniziale la proiettano su i partner.Come ero bellissimissimo,intelligente,colto,sensibile,virile,buono etc,e da specchio pure lei era cosi,anzi sembrava esserlo, la migliore donna mai incotrata prima,un dono dal cielo come ama definirsi oggi.Ma poi il piccolo mondo che aveva con la mia complicità creato ,(qui mi rivedo con Ana), è servito a richiudermi dentro una gabbia di specchi,dove vedevo solo lei quel ideale di compagna che avevo sempre desiderato,buona,comprensiva,affidabile,non civetta,seria ,forte e determinata e pure bella. Questo è durato finchè il suo di mondo non è cambiato da buona borderline , anella sempre al cambiamento e alla ricerca di qualcosa di migliore e di nuovo.Infatti mentre mi dichiarava amore filtrava con un altro ,anzi con molti altri. Perchè deve prendere da tutti per “migliorarsi” ,parole sue . Cosa è rimasto di lei ?Nulla.
    Ora è “cresciuta” ,tanto cresciuta che esce a 36 anni con le ragazzine di 20 e poco più e si accompagna a uomini danarosi da cui può prendere ,senza dare mai . Non sò quanti stalker ha avuto in vita sua ,ne contai almeno 5 .Cosa strana eh?
    Non posso credere che un donna o un uomo sano di mente ,cambi totalmente modo di fare e di essere nel giro di 6 mesi appena, non credo che sia sano. Evidentemente era stata sempre cosi ma aveva bisogno di un compare più che di un compagno per evadere dalla sua vita noiosa ma poi la routine imposta sempre da lei mi ha reso poco interessante. Da quello che leggo dalle esperienze di molte donne e uomini ad un certo punto si ritrovano intrappolate in un ruolo e non riescono a farsi spazio.
    Vedere in faccia la malvagità assoluta è stato uno schock e mi spiace che adesso un poraccio stia finendo a poco a poco nello stesso pozzo.Poretto davvero , un bell’uomo con tantissime corteggiatrici e poi và a cadere con una donna simile . Non capisco come non riesca a vedere le incongruenze tra la donna di sani principi morali (quella che lui vorrebbe ) e quella che si accompagna con persone di dubbio gusto. Anzi non capisco come non riesca a vederlo nemmeno il suo psichiatra ,perchè la sana di mente come si definisce sono almeno 10 anni che và dallo psichiatra e manco questo sapevo tanto eravamo intimi e tanto era sincera.
    Grazie Astra per il racconto .

    Mi piace

  3. Quindi non posso acquistare questo libro per sapere come va a finire perché non é in italiano né voi ci dite come va a finire….noi ci eravamo accaniti……che tristezza!

    Mi piace

  4. Mi piacerebbe leggere tutto il libro!! Decisamente mi ritrovo in Ana, e il mio ex in Michael….anche alla fine quando cerca di aggredirla fisicamente…
    Speriamo che sia come dica Emmett,che basta non dare corda per farli desistere… Ma è dura resistere alla tentazione di attaccarlo nuovamente, se ce l’ avessi davanti a provocarmi…
    Grazie Astra di questo prezioso contributo!

    Mi piace

    • Il libro è splendido e consiglio tutti quelli che riescono a leggere in inglese di ordinarlo (a suo tempo lo acquistai su Amazon). Se avete contatti con qualche editore interessato, aiutatemi a farlo pubblicare in italiano. La traduzione sarebbe pronta in 15 gg.

      Liked by 1 persona

  5. come avevi predetto Astra la lettura è stata molto istruttiva. l’ ho riletto più volte e ho sentito una stretta allo stomaco. Di questi brani desidero portare dentro me la speranza che tutto passi presto e che lo riesca a cancellare dalla mia esistenza. La mia solidarietà a tutti voi che state scrivendo con l’augurio di sentire quel sollievo che tanto auspichiamo. Credo che nessuno sano di mente e con un minimo di amore proprio possa alla fine perseverare a fianco di certi elementi.

    Liked by 1 persona

    • Rifletti soprattutto sul lato positivo della vicenda perché, come dice Emmert, “c’è sempre un lato positivo”. Solo esserti accorta di aver avuto a che fare con il male e aver deciso di avviare la difficilissima opera di smantellamento della propria fantasia, è un lato più che positivo. Non capita a tutti, mia cara.

      Mi piace

  6. Io credo di aver sempre saputo con chi avevo a che fare ma era come una sfida, pensare di riuscire a farlo innamorare, pensare di tirar fuori prima o poi qualcosa di buono da questa persona … è ingenuo, lo so …. credo che il fascino del male non sia da sottovalutare e credo pure che una persona “sana” non avrebbe mai suscitato in me tanta passione … ma alla fine mi ritrovo svuotata e incredula quasi, un autoinganno, semicosciente … io non lo so che cosa mi sia successo … mi ricordava altri rapporti, forse l’unico modo che accetto di essere amata … lo invidiavo per la sua freddezza e la sua incapacità di amare, per quello che io in fondo, giudico una forza … o per lo meno una difesa dal dolore, che adesso in me è devastante. Abbiate pietà nei vostri eventuali commenti, grazie.

    Mi piace

    • Bella, tutto quello che ti è successo con lo psicopatico, non ti è capitato per caso. Tu sei stata studiata da lui, ti ha fatto parlare, voleva ascoltare, voleva ‘conoscerti’ (non realmente, ma solo per poter capire come manipolarti meglio). Dato che gli psicopatici sono estremamente intelligenti e capaci di capire chi hanno di fronte, e sono velocissimi a scoprire i nostri desideri paure e fragilità, nel giro di pochissimo sapeva cosa fare con te per ottenere quello che voleva. A proposito, al di là del sesso, penso ti sia chiaro che voleva dominio e controllo, che gli generano ebrezza e autocompiacimento. Ha capito che doveva presentarsi come una sfida per te, per questo ti ha lanciato l’immagine di chi fa fatica ad attaccarsi ad una donna, ma ti lascia anche sperare che tu sarai quella giusta!! La passione che suscitano ha dell’incredibile. Gli psicopatici sono ipersessuali e usano il sesso come un ragno usa il suo morso e il veleno. Ti stordisce, così non scappi almeno fino a che gli servi. Da parte tua l’esplorazione è stata legittima e non devi sentirti colpevole. Il problema è che questi giocano sporchissimo e usano costantemente la menzogna. Ti fanno giocare a carte scoperte, ma loro sono un bluff totale. Cerca di leggere il più possibile sulla psicopatia e di comprenderla. Ti aiuterà molto.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...