4. La preda perfetta

 

Dopo la prima seduta di analisi con il dottor Emmert, Ana iniziò a ragionare e ad unire gli infiniti pezzi del puzzle che era la relazione con Michael. Purtroppo, come sanno ormai alla perfezione tutti coloro che frequentano questo blog, non è facile liberarsi di un predatore sociale. Poco dopo l’inizio della terapia individuale, Michael si ripresentò a casa di Ana per riaggiustare le cose e risalire sulla giostra. Ma si trovò di fronte una persona che stava lentamente acquisendo consapevolezza, non più manipolabile e controllabile, una donna diversa. Questo lo mandò su tutte le furie e alle violenze verbali, tipiche di questi personaggi, seguì un attacco fisico vero e proprio. Riprendiamo la lettura di The Seducer:

Segue dalla terza parte

“Si è presentato a casa mia e ha bussato alla porta due giorni fa, nel primo pomeriggio. Non  ho aperto, ovviamente. Non sono stupida. Ho solo comunicato con lui attraverso il vetro accanto all’ingresso”, disse disegnando un rettangolo nell’aria. “All’inizio era carino, il Michael che conoscevo. Piccola qui, piccola là, piccola giù e piccola su... Ma io non sono più la sua piccola quindi mi sono rifiutata di aprirgli”.

“Brava”, convenne Emmert.

“Ma non è stato tanto questo a dargli fastidio. Cosa lo ha fatto uscire di testa è stato che non gli credessi più. Che non fossi più manipolabile e abbindolabile”.

“Cosa le ha detto?” chiese lo psichiatra.

“Le solite bugie. Che mi ama. Che sono la donna della sua vita. E la cosa mi ha fatto veramente infuriare”.

“Cosa l’ha mandata su tutte le furie, in particolare?”

“Il fatto che ha continuato a provare ad ingannarmi anche una volta essere stato completamente smascherato”,disse Ana.

“Forse non ha pensato di essere stato smascherato”, rispose Emmert. “Perché, tanto per cominciare, nella sua testa non ha mai indossato una maschera. Probabilmente si sente tradito”.

“Lui si sente tradito? E cosa dovremmo dire io, Rob e Karen?”, controbatté Ana.

Emmert si strinse nelle spalle. “Fondamentalmente a Michael non importa di nessuno di voi. Lui vede le cose solo dal suo punto di vista. Dalla sua prospettiva, lo ha offeso. Dopotutto, era pronto a lasciare la fidanzata per lei”.

“Come può sentirsi tradito se a lui non importa di nessuno se non di se stesso?”, chiese Ana, perplessa.

“Bè, non è il tipo di tradimento che intende lei o che intendono Rob o Karen”, spiegò Emmert. “Per la maggior parte delle persone, il tradimento è la violazione della fiducia nell’ambito di una relazione intima. Per gli psicopatici, invece, significa qualcosa di completamente diverso. Dal momento che non sono capaci di formare legami emotivi autentici con gli altri, non sanno nemmeno cos’è la violazione della fiducia. Per fidarsi di una persona, bisogna sentirsi intimo, vicino a lei. Gli psicopatici, tanto per cominciare, non si sentono vicini a nessuno, intimamente parlando. Per loro il tradimento è piuttosto una violazione del loro controllo su certi individui, specialmente quelli su cui avevano ascendente. Dal momento che lei è scappata al suo controllo, dalla sua prospettiva distorta, Michael non pensa di averla trattata male. E’ più probabile che creda che sia stata lei a trattare male lui”.

Ana ricordò con quale disprezzo Michael parlava dei suoi genitori quando si permettevano di muovergli qualche critica. Sembrava particolarmente colpito dalla disapprovazione da parte della madre. Dopo tutto, era quella che lo gloriava di più. “Ma è proprio questo il punto. Ha trattato male me e tutti quelli vicini a lui”, replicò Ana, argomentando contro Michael nella sua testa. “Tutto di lui è stata una finzione. Tutto”. E contò sulle dita. “Il fatto che potesse amare. Il fatto che potesse avere a cuore un altro essere umano. Il fatto che potesse essere fedele e onesto. Il fatto che sarebbe stato buono con me e i miei figli. E’ incapace di essere buono con chiunque. E’ uno psicopatico”.

“Sì, ma lui non lo sa”, specificò Emmert. “Proprio come incontra serie difficoltà a legarsi agli altri, allo stesso modo Michael ha un legame superficiale con il proprio sé. E’ troppo carente di autoconsapevolezza per accorgersi delle dinamiche del suo disturbo”.

Ad Ana tremava la mano, che teneva appoggiata sull’addome. “Non mi ha mai amata”, disse.

“No, non la amava,” concordò lo psichiatra. “Per un periodo ha visto in lei il soddisfacimento delle sue fantasie sessuali. Quella che gli psicologi chiamano la fantasia della donna onnidisponibile. Una donna che si fa fare tutto, sempre eccitata, sempre disponibile a soddisfare i desideri di un uomo, sempre arrendevole alle sue volontà”.

“Io sono stata solamente me stessa”, rispose Ana, sentendosi lontana da una donna del genere. “Sono sempre stata vera con lui”.

“Sicuramente”,commentò Emmert. “Ma una volta che avete messo al corrente i rispettivi partner della vostra storia, gli ha fatto mostrato un’altra parte di lei.  Una che sì, era reale, ma che a lui non piaceva così tanto. Lei ha reagito normalmente al trauma che stava creando a se stessa e alla sua famiglia. E’ diventata difficile e depressa. E una volta che è fuoriuscita la vera Ana, l’interesse di Michael nei suoi confronti è scemato. Perché una donna nervosa e triste è molto meno divertente. E se diventa meno divertente è facile che lui decida di andarsi a prendere altrove quello che gli serve”.

“Durante le ultime settimane insieme”, raccontò Ana, “Michael iniziò ad essere molto prepotente. Quando mi corteggiava, mi lusingava e mi riempiva di regali, non realizzavo quanto potesse essere dispotico”.

Emmert sorrise. “E’ strano che non lo vedeva prepotente nel corso del nostra prima seduta. Quando suo marito lo descriveva in questo modo, lei si metteva sulla difensiva e prendeva le sue parti. Cosa è cambiato nella sua testa?”

Anna si rivolse a lui con franchezza. “Ho smesso di difenderlo con gli altri solo una volta che ho smesso di difenderlo con me stessa. Ho iniziato a vedere Michael per quello che è. Un prepotente, un maniaco del controllo e un perverso”, aggiunse. “Una volta che la nostra relazione ha iniziato a sfilacciarsi mi ha sorpreso quanto parlasse di sesso. Qualsiasi cosa girava intorno al sesso per lui. E lo considerai un brutto segno”.

“Giusto. In effetti, lo era”, confermò lo psichiatra. “Significava che lui era noncurante degli altri aspetti della vita. Non sarebbe stata certo una base solida per un matrimonio o per qualsiasi legame serio. E soprattutto voleva dire che la persona”, spiegò, “era meno importante dell’atto. Perché l’atto si può fare con chiunque”.

Sopra pensiero giocò con la fede, che si era rimessa al dito pochi giorni prima. “Vede”, disse in modo molto misurato, come se stesse parlando a se stessa, “il fatto di stare insieme con passione ha mascherato un pò la dipendenza sessuale di Michael”. Perché è normale che gli amanti siano presi dal sesso e dal piacere, è la norma. Ma una volta che abbiamo iniziato a pianificare il nostro futuro insieme, mi aspettavo di che uscissero fuori altri lati di lui”.

“Tipo?”

“Bè l’interesse per i miei figli, per esempio. E anche verso di me, sia dal punto di vista delle questioni pratiche della vita che di quelle affettive. Ma non ho visto niente di tutto questo. In circostanze differenti e sicuramente più complesse, ho visto il solito Michael fissato con il sesso ma privo dei tratti migliori, come il magnetismo, il senso dell’humor, la generosità e la pazienza, che andarono a farsi fottere”.

“E’ perfettamente normale”, sottolineò Emmert, “per una persona così anormale, intendo. Michael vive esclusivamente per la propria gratificazione. Nient’altro conta per lui”.

“Sì, ma all’inizio non me ne ero accorta”.

“Non ha voluto accorgersene”, la corresse lo psichiatra. “La miopia, infatti, fu una delle cose che lo attrasse a lei”.

“Cosa vuol dire?”

“Allora, all’inizio della relazione, lei fece credere a Michael che fosse vulnerabile e che non c’erano paletti ben delineati. Si confidò subito con lui dei suoi problemi matrimoniali. Acconsentì a divorziare da Rob nonostante perplessità consistenti. Questo comportamento, insieme al suo concedersi poco per volta, pezzetto per pezzetto, hanno dato a Michael l’impressione che sarebbe stata una preda perfetta”.

Anna non potè fare a meno di sorridere al pensiero della sua immagine con la parola “preda” stampata sulla fronte.

“Era sufficientemente misteriosa per costituire una sfida per lui, che poi si è rivelato quello che nella relazione ha preso il comando”, proseguì Emmert. “Con il minimo sforzo e un po’ di astuzia ha potuto fare con lei quello che ha voluto. Ecco perché fino a quando ha posto sufficiente resistenza per stimolarlo, ma non abbastanza per deludere i suoi desideri, l’ha vista come l’appagamento delle sue fantasie”, Emmert sintetizzò a perfezione la dinamica della storia.

C’era qualcosa nel comportamento di Michael che, col senno di poi, per Ana era ancora più fastidioso del fatto che lui preferisse la fantasia alla realtà. “Sa dottore, credo che se anche non fossi stata sposata con figli, anche se fossi stata la donna onnicomprensiva di cui ha parlato, Michael mi avrebbe ugualmente tradito e alla fine lasciato, come ha fatto con Karen. Onestamente”, disse Ana sbattendo le palpebre, come se volesse convincere lo psichiatra della sua sincerità, “credo che anche se potessi magicamente impersonificare una Miss Universo diversa ogni giorno, si stancherebbe di me uguale. Perché, come sono arrivata a realizzare, Michael ha bisogno di tradire, di mentire, della varietà e del rischio per sentirsi vivo. E così preferisce il tabù del sesso fuori della stanza d’albergo piuttosto che dentro, anche se ha già pagato la stanza. Prospera nella trasgressione”.

“Non è mai un buon segno quando l’entusiasmo in una relazione è provocato più dalle situazioni che dalle persone”, commentò Emmert.

“Ma non l’ho vista in questo modo fino che lui non si è raffreddato nei miei confronti, dopo aver detto a Karen di noi. Tutto sommato, è stato sempre abbastanza tollerante durante le discussioni sul divorzio quando era ancora in piena fase di seduzione. Ma una volta che abbiamo detto ai nostri partner della storia, lo stimolo a restare paziente con me tutt’un tratto si è spento. E’ stato allora che ho iniziato a vedere il vero Michael, un uomo egoista, calcolatore, disonesto, manipolatore e gelido”.

“Non si esprimeva in questo modo negli ultimi incontri. Sembra che più pensa al passato con Michael, più severo diventa il giudizio nei suoi confronti”.

“E’ perché ora ho il beneficio, se così si può chiamare, del senno del poi”.

“E prima non lo aveva, quando è venuta qui con suo marito qualche settimana fa?”

Anna si sentì obbligata a rivedere la sua posizione. “Mi ci è voluto un po’ di tempo per accettare cosa era successo. Perché per la maggior parte della storia, fino alle ultime settimane passate insieme, mi aveva convinta che mi amava”, disse di nuovo con amarezza nella voce. “Parte di me ancora non può credere che Michael è quello che si è dimostrato. Voglio dire, ha finto tutto? La sensualità, la passione, l’interesse per l’arte e la letteratura?”

Emmert si strinse nelle spalle. “Non lo so, ho dubbi in proposito. Non ho mai incontrato uno psicopatico che non ha fatto esattamente quello che ha voluto. Sospetto che abbia voluto essere d’ispirazione alla sua arte e qualsiasi altra cosa abbia fatto con lei. Ma che l’interesse di Michael fosse autentico al tempo non è rilevante. L’unica cosa che conta è che lui era nella relazione esclusivamente per il proprio vantaggio”.

Ana ci riflesse su un momento. “Ma cosa poteva volere da me? Non sono ricca né famosa, come Rob ha avuto gentilmente modo di sottolineare”.

“E’ uno dei motivi che lo hanno spinto a prenderla di mira. Lei è un’aspirante artista. Gli psicopatici generalmente cercano persone con vulnerabilità delle quali potersi approfittare”.

Questa spiegazione ad Ana non tornava del tutto. “Ma non ho bassa autostima, almeno non come Karen. Se non altro, Rob dice che sono troppo presa dalle mie ambizioni artistiche”.

“Sicuro”, confermò Emmert. “Ma essere presa dalla sua arte non esclude il fatto che abbia bisogno di validazione esterna. Infatti, è proprio ciò che stava cercando, giusto? Qualcuno che la incoraggiasse a dipingere come voleva e che le dicesse che stava andando bene”.

Ana annuì con la testa, riconoscendo il richiamo di Michael. “Soprattutto”, proseguì sulla linea di pensiero dello psichiatra, “volevo qualcuno che mi dicesse che non era proprio fondamentale che lo facessi. Almeno non nel significato convenzionale del guadagno di fama e celebrità, che invece sembra così importante a Rob e praticamente a tutti gli altri. Volevo un uomo che mi amasse per quello che ero”.

“Non era proprio quello che disse a Michael che suo marito non faceva?”, chiese Emmert. “Gli ha mostrato il suo punto debole sin dall’inizio. Lui sapeva perfettamente che fino a quando l’avesse supportata come gli altri non facevano, avrebbe potuto chiederle qualsiasi cosa in cambio”.

“Ma cosa voleva esattamente da me”, chiese Ana?

“Voleva potere. Lo ha detto lei stessa. Voleva decidere come si dovesse vestire, quando lo dovesse vedere, come dovesse fare l’amore e persino cosa dovesse dipingere. Gli psicopatici non fanno mai niente per nessuno gratis. Fanno affari, non vivono relazioni”, chiarì lo psichiatra.

“Ed io cosa avrei guadagnato da questa transazione?”, chiese Ana.

“Questo lo può dire soltanto lei”, concluse Emmert. SEGUE

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

Traduzione Astra

4 thoughts on “4. La preda perfetta

  1. Basta leggere uno dei tuoi link per dissipare quei (ormai rari) dubbi che ogni tanto tornano a confondermi. Il mio ex, sempre docile e “amorevole” ha cominciato ad infasridirsi proprio quando io, uscita dalla simbiosi, avevo iniziato ad assecondare me stessa non affidando più nessun credito alle sue promesse di cambiare la situazione di stasi in cui versavamo dall’inizio. Non me ne importava più se sistemasse o meno ciò che ci impediva di vivere la relazione a 360°, avevo la mia vita e lui per quel che dava. Non ero più la donna che voleva e non ne fece mistero, lamentando :”si vede che stai bene, adesso io devo pensare a cosa voglio per me”. Provai a fargli notare che questa sua logica era estranea all’amore perché io c’ero solo che finalmente non ero più dipendente e mi occupavo della mia vita, lui, in silenzio e promettendomi che mi avrebbe riconquistata, si è accaparrato un’altra preda e, riservandomi il peggiore dei trattamenti (silenzio), ha cominciato su due piedi una convivenza, a me per sette anni negata. Ancora grazie Astra.

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  2. è stato tutto molto doloroso. leggere queste dinamiche provoca ancora dolore.
    alla mia prima seduta psico ero davvero sottosopra, ho definito quello che mi stava accadendo un insulto alla mia intelligenza.

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