3. L’ombra della negazione

 

Continua dalla seconda parte.

“Se fosse diventata la compagna di Michael” disse Emmert dopo la metafora del serpente, “si sarebbe presto accorta della differenza tra il legame di dominio che le aveva imposto e l’amore vero”.

“La sua fidanzata non se ne è accorta. Lo ama ancora”, fu l’unica difesa che Ana si sentì di formulare.

Emmert alzò le spalle. “Le donne che rimangono con uomini del genere di solito soffrono di bassa autostima o hanno una specie di complesso del martire”.

“E’ Karen!” Ana annuì con entusiasmo. “Fa tutto il possibile per fargli piacere, tutto”,enfatizzò”.

“E guarda com’è stata ricompensata amorevolmente per i suoi sforzi”, intervenne Rob.

“Ma Rob, nemmeno Karen è giusta per lui”, obiettò Ana. Ricordò ciò che le disse Michael durante uno dei loro primi incontri, quando si confidavano come amici di vecchia data. Le raccontò che indipendentemente da quanto impegno lui mettesse nella relazione, Karen rimaneva poco espansiva. “E’ fredda e distante”.

“Questo lo dice lui…”, commentò Emmert. “Lei ha appena detto che Karen fa tutto il possibile per accontentare Michael”, e sottolineò la contraddizione.

“E’ vero”, rispose Ana stringendosi nelle spalle, consapevole che non c’era nulla da dire in grado di giustificare l’incoerenza. “Fa tutto il possibile. Ma è un dato di fatto, non è una donna coinvolgente. Come ha detto Michael, non possiede le qualità in grado di renderlo felice”, disse con convinzione. “Può anche metterci tutto l’impegno del mondo, rimane non abbastanza intrigante e sexy”.

Rob scosse la testa. “Quando dici queste cose, Ana, non riconosco la donna intelligente di cui mi sono innamorato. Tutti gli uomini che tradiscono dicono le stesse cose delle mogli. Sono solo parole. Frasi precotte e scuse banali”. Emmert sorrise, tra l’ironico e il cinico. “Cercherò di andare nella direzione di Rob ma passerò da un’altra strada.” Lo psichiatra provò a farla ragionare. “Non crede che se fosse diventata la compagna di Michael sarebbe andata a sbattere contro lo stesso muro?”, domandò.

“Forse…”,mormorò Ana, appoggiandosi le dita sulla fronte come per riordinare i pensieri. “La nostra relazione alla fine è diventata così caotica e tormentata che non sono più in grado di dire chi era colpevole e di che cosa”, disse cercando di alleggerire il quadro della situazione.

Vedendo riaffiorare in Ana le tipiche ombre della negazione, Emmert giunse le mani e cercò di riportarla con i piedi per terra. “Mi tolga una curiosità. Perché credeva a tutto ciò che le diceva quell’uomo? Perché ha accettato la sua versione della storia su Karen? Michael le ha mai dato una ragione valida per fidarsi di lui?”, e tornò all’approccio socratico che sembrava produrre maggiori frutti.

Ana si appoggiò leggermente sulla sedia. “Non era solo quello che diceva”, spiegò, “ma come lo diceva. Parlava con questa voce calma, suadente, e mi guardava dritta negli occhi. Era davvero ipnotico. Ad ogni modo, sembrava molto sincero. Non dimostrava alcuna agitazione, non distoglieva mai lo sguardo, nessun nervosismo, insomma non succedeva nulla di quello che generalmente accade quando le persone mentono”.

“E’ proprio questo il punto! Il fatto che quest’uomo riuscisse a mentire con la stessa facilità con cui normalmente si respira ti avrebbe dovuto far scappare da lui più velocemente possibile”, intervenne Rob.

“E’ come se le furbizie di Michael le oscurassero la ragione”, disse lo psichiatra. “Era così distratta dalla sua naturalezza nel dire le cose che non prestava abbastanza attenzione al loro contenuto. Se aveva capito che Karen era incompatibile con lui e non sarebbe riuscito ad amarla, allora, perché non la lasciava”?

“Gli ho fatto questa domanda un sacco di volte”.

“E..?”

“Non mi ha mai dato una risposta convincente”.

“Perché non poteva ammettere che voleva prendere per i fondelli entrambe e chissà quante altre”, disse Rob, vicino a perdere la pazienza per l’ingenuità della moglie che sconfinava quasi nella stupidità. Non è l’Ana che conosco, pensò, provando ancora una volta la sensazione che questa esperienza l’avesse completamente cambiata, facendola quasi tornare un’estranea.

“E cioè, come le rispondeva?”, domandò Emmert.

“Mi diceva che non voleva restare da solo”, Ana rispose meccanicamente, come se stesse pronunciando una frase in un’altra lingua e stesse esprimendo un concetto che non comprendeva alla perfezione.

Lo psichiatra sorrise con l’aria di chi la sa lunga. “Mi rendo conto. E, visto che Michael già aveva lei e non era per niente da solo, quella spiegazione non le sembrò un po’ strana?”

“Certo”, ammise Ana, “ non capivo proprio perché restasse con una donna che non amava più”.

“Forse perché ha sempre bisogno di avere qualcuno da controllare e manipolare”, Emmert diede la sua interpretazione della cosa. “Le conquiste sessuali potrebbero non essere sufficienti”.

Per Ana bisognava dare al discorso una direzione positiva, le spiegazioni fornite da Emmert smontavano sistematicamente il suo ex amante. “All’inizio Michael mi diede una risposta che, al tempo, poteva avere un senso. Mi disse che era un inguaribile romantico, proprio come me, e che era quello il motivo per cui non aveva mai perso le speranze di recuperare la relazione con Karen. Immagino che stesse ancora provando a farla funzionare”, suggerì con ironia, visto che questa risposta non la convinceva più.

“Tradendola e mentendole?” chiese il dottore Emmert, inarcando le sopracciglia. “Le sembra questa una risposta minimamente plausibile?”

“Sicuramente sì, visto che è esattamente come Ana si è comportata nei confronti della nostra, di relazione!”, si inserì Rob.

Ana non sapeva come rispondere. Non poteva difendere il comportamento di Michael. Non poteva difendere nemmeno il proprio, a dire la verità.

Emmert realizzò che erano giunti a un punto morto. “Mi sembra che si trovi imprigionata nelle classiche maglie della negazione”, osservò lo psichiatra dando una rapida occhiata all’orologio. Doveva chiudere la seduta nei pochi minuti che rimanevano a disposizione. “Purtroppo, per ragioni che solo lei può sapere, si sta aggrappando a un’immagine idealizzata di Michael e della relazione. La cosa rende praticamente impossibile, per lei e suo marito, lavorare con efficacia sul vostro matrimonio”.

“E’ quello che le vado dicendo e che mi ha spinto a portarla qui”, commentò Rob. La seduta con lo psichiatra però non era stata così di aiuto come aveva sperato. Si era sentito ignorato e quell’incontro si era incentrato su Ana e sul suo ex amante, più che sul loro matrimonio.

“Fino a quando sarà convinta che è Michael il metro di giudizio, il modello a cui riferirsi per ammirare o disprezzare tutti gli altri uomini, compreso suo marito”, disse Emmert, “non può pensare di migliorare la relazione con Rob”. Lo sguardo dello psichiatra si spostava da Ana al marito e viceversa. “Quindi, se siete interessati a proseguire gli incontri con me, vi consiglio questo esercizio: pensate a ciò che manca nel vostro matrimonio che vi piacerebbe raggiungere insieme. Inoltre”, questa volta si rivolse esclusivamente ad Ana, “chieda a se stessa cosa manca a Michael per essere il compagno ideale. In altre parole, continui a lavorare sulla fantasia della storia d’amore perfetta. Perché, come ha iniziato a capire, la relazione con lui non era proprio perfetta come aveva inizialmente creduto. In realtà, per certi aspetti, era l’opposto di ciò che credeva”.

Ancora una volta Ana sentì che lo psichiatra, suo marito e probabilmente chiunque altro non fosse passato attraverso un’esperienza del genere non avrebbe potuto capire le cose.

“Dottore, lei intende dire che sono stata cieca, che non ho voluto leggere attraverso la personalità di Michael, e per un certo verso è vero, lo sono stata. Ma le cose non sono così semplici quando ci si trova dentro. Mi spiego, quando un uomo ti riempie di affetto e attenzioni per mesi, è difficile vederlo come egoista e cattivo”.

“Non sto dicendo che è stata cieca”, ribatté Emmert, serafico. “Ma chiaramente ha ignorato i segnali di allarme che avevano rivelato sin da subito il profondo egocentrismo e l’insensibilità di Michael”. Lo psichiatra sembrò perdersi nei suoi pensieri per qualche istante. “Se devo dirla tutta”, concluse, “più sento parlare di Michael, più mi convinco che è un esempio da manuale“.

Ana avrebbe voluto chiedergli di quale manuale pensava fosse un esempio, ma Emmert continuò, sembrando di voler chiudere in fretta. “Sentite, il tempo che abbiamo a disposizione è quasi finito”, informò la coppia, facendo capire che l’incontro stava per concludersi. “Ma da quello che mi ha raccontato di lui”, disse dando uno sguardo agli appunti, “Michael sembra essere seriamente carente delle due qualità fondamentali per amare: la capacità di formare legami emotivi con gli altri e l’empatia. Senza formare legami emotivi autentici, le persone non hanno forti motivazioni per restare insieme nel tempo. Non sentono il bisogno l’uno dell’altro quando sono vicini, né la mancanza quando sono distanti. Inoltre, senza empatia, senza cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altro e averne a cuore i sentimenti, queste persone mentono, tradiscono, imbrogliano e manipolano il prossimo con facilità, per profitto o per puro divertimento”, osservò lo psichiatra, curioso di vedere le reazioni di Ana a queste osservazioni. “Le suggerisco di leggere qualche libro di psicologia”, annotando tre titoli su un biglietto che le porse. “Non deve leggerli dall’inizio alla fine. Dia una letta alle parti che le sembrano più interessanti. Questi testi la aiuteranno a riconoscere alcuni tratti della personalità di Michael. Dopo aver letto questa roba, sarà ancora più difficile per lei vederlo come compagno ideale”.

“Grazie”, Ana prese il biglietto e se lo infilò in tasca, proprio dove aveva messo il numero di telefono di Michael il giorno in cui si erano conosciuti.

“Volete fissare un altro incontro con me?”, chiese Emmert alla coppia.

Rob sembrò a disagio. Non credeva di poter sostenere un’altra dettagliata analisi delle romanticherie di sua moglie con un altro uomo.

“Forse sarebbe più utile prevedere alcuni incontri individuali”, rispose Ana, dopo essersi scambiata una veloce occhiata con suo marito, che sembrava esitante. “Prima che Rob e io possiamo lavorare sul nostro matrimonio, ho bisogno di risolvere il problema Michael”.

“E io preferirei non partecipare a questa fase” si affrettò ad aggiungere Rob. “Ho ascoltato più di quanto mi interessasse sapere di quest’uomo”.

“Allora pensate a come organizzare la cosa e ci risentiamo per fissare un appuntamento, d’accordo?”, propose Emmert.

“Va bene”, convenne Ana.

Quando si trovarono soli nell’ascensore, lei disse: “E’ lineare e ricco di buon senso!”. Era piacevolmente sorpresa dalla scoperta che a volte anche i pregiudizi, e non solo le idealizzazioni, potevano dimostrarsi sbagliati.

“Sì, è bravo. Ma pensavo ci aiutasse a lavorare sul nostro matrimonio, non a ridiscutere la tua storia sordida”, rispose Rob meno entusiasticamente.

“Come ha detto il dottor Emmert, non possiamo fare una cosa senza l’altra”, rispose sua moglie. SEGUE.

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

Traduzione Astra

14 thoughts on “3. L’ombra della negazione

  1. Mi rivedo nei panni di Ana quando cercavo conforto e spiegazioni dalle amiche od amici , di come mi sentivo confusa e stordita dai comportamenti del mio narcisistante patologico. La sua mancanza di empatia, emozioni e manipolazioni venivano interpretate per semplice mancanza di innamoramento nei miei confronti, amore non corrisposto ed io facevo la figura della povera ingenua che si ostinata a credere che c’era qualcosa di più di una semplice attrazione visto che durava da quattro anni . Credo di aver perso la stima di molte persone per come mi facevo trattare e quando lessi per la prima volta questo blog, tra l’altro postato su fb da un altra delle sue vittime, avrei voluto far leggere a tutti questa patologia per far capire che non ero io la pazza ma, che esiste un un fenomeno tanto definito . Ma la cosa importante è che devo crederci io e starne alla larga per non ricadere in quell’altalena fatta di paradiso ed inferno. Chiunque si relaziona con me adesso ,uomo o donna che sia, si relaziona anche con “lui”…sento l’indifferenza, la paura della menzogna, il senso di abbandono. Per quanto si possa razionalizzare ed essere indulgenti con sé stessi, la sfiducia s’impossessa dei miei sentimenti. Forse è ancora presto ma spero di ricomciare a credere nell’amore e nella facilità con cui le persone belle dentro ,interagiscono. Ricominciare a sorridere.

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    • Lo farai luce, non temere. Hai bisogno di tempo per elaborare e fare tua questa esperienza. Sono certa che tutto il male non viene per nuocere e nulla succede per caso. Evidentemente dovevamo passare attraverso questa strettoia per poter apprezzare nel giusto modo quello che ci riserverà il futuro. Buona serata cara 🌙

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      • Grazie a te Astra …scrivere e leggere questo blog è molto terapeutico perché finalmente sento di parlare ad una persona che mi ascolta veramente e mi capisce. E’ come seguire una luce che porta in un posto bello. Buona serata

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  2. Anch’io provo un senso di disperazione nel senso etimologico…sto perdendo la speranza di innamorarmi di nuovo. Il senso di solitudine è orribile, ho desiderio di rivivere una storia ma è come se fossi stata pestata a sangue e fossi troppo indolenzita per rimettermi in gioco. E vorrei che passasse anche la sete di vendetta, la voglia di smascherarlo. Vedo le altre persone credere alla sua maschera ( Sa essere dolce, mite, saggio, brillante oltre che molto sexy e intrigante ovvio…), lo stimano…e non sanno quanto può essere falso e violento. Non posso sbugiardarlo, ci lavoro…romperei equilibri, sembrerei io la psicopatica…il difficile obiettivo da raggiungere è elaborare dolore e conflitti dentro di me, con lui davanti…arrivare all’indifferenza. Ora mi sembra impossibile, ma so che devo farcela.

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  3. Lella se paragoni la solitudine allo stare con individui del genere…riapprezzi la solitudine. Ho profonda pena per tutte quelle che pur di non stare da sole si accontentano di una compagnia/non compagnia che è molto più frustrante e triste della solitudine. Non aver paura di inaridirti. Io penso invece che queste esperienze ci insegnino a riconoscere subito la mela marcia con il verme dentro anche se è lucida e splendente.

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  4. molto istruttivo. Mi riconosco in Ana. Quando cade la maschera del n.p. passi attraverso molte fasi tra cui la negazione come nella protagonista, proprio uguale. Dalla mia esperienza dico che non sei nel loro cuore, sei piuttosto nel loro smartphone ultimo modello e che la loro famiglia è la lavatrice delle loro bugie e malefatte.

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    • …direi delle loro porcherie. Il seguito di questi dialoghi è ancora più interessante perchè Ana inizia a perdere l’ingenuità e abbandona la negazione. E’ istruttivo vedere come avviene questo passaggio.

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  5. Grazie per aver postato questo racconto. Mi rivedo in molte cose di Ana,sopratutto nella negazione del male e la speranza che non sia veramente una malata di mente. La cosa più dura è accettarlo e perdere quella parte di noi che abbiamo donato con tanta fiducia e sincerità. Ci vuole del tempo per ricostruirla anche se non sarà mai più lo stesso con nessuno perchè il Sogno era cosi bello da essere un incubo e l’avere data tanto di noi ad un “mostro” ci fà sentire stupidi .
    Tutte illusioni ,l’amore che tutti cerchiamo è ben altro, e di sicuro non stà nelle canzoni ,negli aforismi raccattati su Facebook o in qualche poesia di un poeta alcolizzato.
    L’amore si tocca e ti nutre non ti consuma .E se dai in amore ,in amore ricevi. Se non ricevi che parole e promesse non è amore .
    Grazie Astra per le tue perle 🙂

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  6. Condivido il pensiero di Luce quando dice che ha paura di aver perso la stima di persone a lei vicine ….io con le mie amiche più care , le mie sorelle di vita, non raccontavo tutto ….già mi davano della stoica , della pazza in maniera affettuosa , per sopportare di stare continuamente sulle montagne russe ….un giorno, una settimana o al massimo un paio di mesi stavi con una persona che ti adorava, brillante e divertente, generosa e adorabile . Era l’anima della festa, ad ogni cena o serata con gli amici ….il commento più ricorrente era ….siete talmente belli e innamorati !
    Poi improvvisamente rientrava in scena l’altra ….quindi bugie, sotterfugi …e immancabili sparizioni …..voleva lasciarla , non l’amava ….e lei , diceva lui , lo sapeva pure! Eppure era un balletto di emozioni ….costante ….due mesi io …due mesi lei ….
    Quando è’inevitabilmente calato il sipario ….perché io l’ho sputtanato interrompendo questo ballo macabro ….ho provato vergogna ….verso me stessa ….per aver permesso tutto ciò ….ma anche tanta vergogna ….nei confronti dei miei amici , per non essere stata del tutto sincera ….per averlo protetto fino alla fine.
    E’stata una grande presa di coscienza ….e una ancora più grande lezione di vita.

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  7. io dopo due anni, con questa persona , ho perso tutto i miei figli il lavoro i soldi lui, quindi peggio di così , ma proprio perchè ero una donna seria indipendente , serena economicamente e molto volenterosa, proprio per questo lui mi ha considerata una preda eccellente. Mi manca ancora e da poco che ci siamo lasciati…ma sono in una depressione terribile che non mi fa andare ne avanti ne indietro.

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    • Cara Fiore, anch’io sono in una depressiona fortissima. 3 anni sono bastati a distruggermi. Oggi ad esempio ho crisi di pianto che non riesco a controllare. Se almeno potessi evitare di vederlo, forse guarirei prima. Invece mi illudo per piccoli gesti che hanno l’unico obiettivo di temermi al guinzaglio.

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    • Fiore mi dispiace per gli enormi danni che ti ha fatto quella persona. Ma non provi un po’ di rabbia e paura per lui? Se ti manca sei ancora preda di dissonanza cognitiva. Se puoi, fatti aiutare da un counselor, un terapista, qualcuno che parlando con te ti riporti alla realtà, dove quella persona che ti manca non esiste ne è mai esistita.
      Rodalba, male che hai ancora contatti con lui. Molto pericoloso e ti rallenta o blocca il recupero. Anche tu cerca un supporto, dalla depressione si esce. Forza ragazze!

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      • Giusy, purtroppo non posso cambiare posto di lavoro , ne’ smettere di lavorare … e purtroppo di questi tempi le alternative non sono molte …

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      • Rosalba deve essere proprio dura averlo nel posto di lavoro. Io avendoci figli ogni tanto mi capita pure di vederlo. Non che mi strugga per lui. Per me è un estraneo conosciuto da vicino, ma uno con cui non voglio avere più niente a che fare. Eppure ogni volta che lo vedo mi rimane addosso un fitto alone di ansia e disgusto. Mi disturba la mia connaturata serenità e gioia di vivere. Sono persone intensamente negative che é molto meglio tenere alla larga.

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