1. Bastone e carota

 

Uno dei libri più belli sulla seduzione psicopatica che ho avuto modo di leggere è The Seducer di Claudia Moscovici. E’ un romanzo, in parte autobiografico, sulla tormentata passione che vede protagonisti la pittrice Ana, nome preso a prestito dalla famosa opera di Tolstoj Ana Karenina, e Michael, seducente e pericoloso psicopatico. La travolgente vicenda sentimentale, in cui trovano spazio tutte le dinamiche e le problematiche che affrontiamo ogni giorno in questo blog, mette in serio pericolo, oltre all’incolumità di Ana, anche il matrimonio con Rob e la serenità dei loro figli.

Credo con convinzione che la conoscenza e l’approfondimento dei tratti caratteriali dei soggetti disturbati, come lo studio della dinamica delle manipolazioni, siano ancora più efficaci se acquisiti attraverso la lettura di testi pratici, che richiamano situazioni ed eventi concreti della vita di tutti i giorni.  Anche un semplice romanzo può costituire una fonte straordinaria per lo sviluppo della conoscenza e della consapevolezza del fenomeno delle relazioni pericolose. Ripropongo la traduzione dei colloqui di Ana e Rob con lo psichiatra Emmert, che sono in grado di offrire importanti spunti di riflessione. Il lavoro sarà diviso in più puntate e si partirà con la prima seduta di terapia, quando Ana era ancora nella fase della negazione e della cecità.

Tratto da The Seducer di Claudia Moscovici

“Speravo che Michael ed io non ci stancassimo l’uno dell’altra”, sostenne Ana, pacifica. “Perché la nostra relazione non era fatta solo di piacere reciproco. Era una compatibilità a tutto tondo. Intellettuale, emotiva e psicologica, non solo sessuale.”

“Forse per te, sicuramente non per lui”, fece notare Rob.

“Crede che piacere reciproco e compatibilità siano sufficienti a formare legami stabili e durevoli tra due persone?”, chiese il Dottor Emmert, con fare socratico.

“No, c’è anche bisogno di principi”, rispose Ana.

“E da dove crede che provengano questi principi?” proseguì lo psichiatra sulla stessa linea di ragionamento.

“Dall’etica”, rispose lei.

“Temo che anche l’empatia abbia voce in capitolo”, suggerì Emmert. “Gli scrupoli sono molto legati al sentimento. Bisogna tenere a un’altra persona per potersi mettere nei suoi panni. Visto il comportamento e il modo di essere di Michael, crede che sarebbe stato capace di empatia? Nel tempo, intendo?”

“Impossibile”, Rob rispose al posto della moglie.

“Fino alle ultime settimane insieme Michael è stato molto premuroso”, Ana tentò di ammorbidire la severità di quell’impossibile. “All’inizio mi riempiva di amore e attenzioni. Quando mi sentii scoraggiata per l’estromissione dalla galleria, a differenza di Rob,” e volse al marito uno sguardo di rimprovero, “mi sostenne e mi aiutò a trovare nuove opportunità”.

Rob si girò verso la moglie. “Sei completamente cieca? Non viveva con te, Ana. Non sosteneva te e i bambini. A lui non costava molta energia esserti di aiuto. Ero io a supportarti sul serio! E’ stato grazie a me che hai potuto permetterti di fare l’artista a tempo pieno e tutto quello che hai sempre voluto”.

“Questo è vero”, ammise Anna. Avrebbe voluto aggiungere che anche Michael le aveva promesso di aiutarla, senza farle pesare di voler fare l’artista, anche qualora il mercato dell’arte fosse scemato. Ma le sembrò che, in quel contesto, qualsiasi difesa di Michael fosse fuori luogo. Avrebbe solamente fatto innervosire Rob e indotto lo psichiatra a porre domande ancor più controcorrente.

A conferma della sua sensazione, Emmert domandò: “Michael quando dimostrò di voler fare sul serio”?

Ana fece una breve pausa e avvertì che si trattava di una domanda scivolosa. “Quasi subito” disse. “Ci innamorammo abbastanza velocemente. Non si è trattato semplicemente di una passione istantanea, ma di una cosa ben più profonda. Una compatibilità totale. Pacchetto completo, come diceva Michael”.

A Rob venne voglia di andarsene. “L’unico pacco che importava a quell’uomo era quello che aveva nei pantaloni”, commentò.

“Quanto impiegò a reclamare la consegna a domicilio del pacco in questione con un bel fiocco sopra, e cioè il divorzio da suo marito?” chiese Emmert concedendosi un po’ di umorismo.

“Nel giro di qualche settimana, un mese al massimo,” calcolò Ana, pensando che lo psichiatra stesse dalla parte di Rob. Ma, nonostante questo, a lei piaceva. Almeno non aveva detto a Rob che sarebbe stata una causa persa, anche se lo avrebbe potuto pensare. “Michael provò a convincermi che il nostro amore era speciale e che appartenessimo l’una all’altro. Diceva che la nostra passione non poteva essere divisa. Voleva che diventassimo una coppia normale, che andassimo a vivere insieme senza nascondersi come fanno i prigionieri.”

“E lei, era d’accordo?”

“Al principio, sì. Se non fossi stata già sposata con figli. Ma le nostre circostanze, le mie in particolare,hanno cambiato tutto”.

“Non hanno cambiato proprio niente!” escamò Rob. “Sei andata comunque a letto con lui  e hai distrutto il nostro matrimonio”.

“Non le suonava strano che Michael spingesse per una storia seria in così breve tempo? In fin dei conti, vi conoscevate appena” domandò Emmert, usando un tono più diplomatico.

Ana esitò. “Sì e no. Perché, come ho detto, ci siamo innamorati intensamente sin dall’inizio. Ho trovato un po’ strano che lui non volesse attendere che la nostra compatibilità fosse confermata con il tempo. Ma ho interpretato la cosa come un segno di amore, che era poi come lui mi presentava il tutto”.

“Come hai potuto minimamente immaginare che un tipo che ti metteva pressione per distruggere la tua famiglia volesse il tuo bene, Ana?”, le chiese il marito. “E non ti è venuto il sospetto che un uomo che vuole fare sesso subito si comporti nello stesso modo anche con le altre?” continuò.

“Credo che in questo Rob abbia ragione. La fretta di Michael avrebbe dovuto costituire un segnale di allarme” aggiunse lo psichiatra. “Perché le relazioni sane, quelle normali, hanno bisogno di tempo per svilupparsi”, spiegò. “La maggior parte delle persone non si impegna seriamente da subito, quando in gioco c’è così tanto. Specialmente visto che, come Michael sapeva, era una donna sposata con figli. Una decisione del genere avrebbe avuto conseguenze importanti sulla vita di tutti i componenti della sua famiglia”.

“Ma perché innamorarsi follemente avrebbe dovuto essere un segnale di allarme”?, obiettò Ana. “A volte può essere un segno positivo. Vuol dire che si è fatti apposta l’uno per l’altro”.

“Mi viene la nausea a sentirti dire innamorarsi follemente con riferimento a quello stronzo”, disse Rob.

“A volte le relazioni che sembrano amore a prima vista, come si suol dire, si sviluppano in attaccamenti profondi”, Emmert cercava di restare obiettivo. “Ma, in base alla mia esperienza clinica, un coinvolgimento rapido, magari correlato a un’immediata richiesta di impegno, è davvero un cattivo segno. Di solito, significa che si hanno  emozioni superficiali e che ci si stacca con la stessa velocità con cui ci si lega”.

Ana non era preparata ad accettare una conclusione così negativa. Tra sé e sé pensò che lo psichiatra, come suo marito del resto, non capivano molto delle macchinazioni misteriose che si nascondono dietro alla passione. Ma preferì cercare punti in comune piuttosto che intrappolarsi in un futile dibattito sulla natura dell’amore. “Non ho voluto impegnarmi come mi aveva chiesto Michael perché mi sentivo legata alla mia famiglia. Lui ed io abbiamo avuto frequenti discussioni su questo argomento”.

Rob scosse la testa. “Ci hai dimostrato che l’attaccamento alla tua famiglia non era così profondo, se hai pensato di lasciarci per lui”.

“Non avrei abbandonato i miei figli”, obiettò Ana.

“Ma avresti abbandonato me”.

Ana non seppe come rispondere. Rob aveva ragione. Lei stava pianificando di lasciarlo, nonostante le perplessità.

“E perché ha ceduto alla pressione di Michael?” chiese Emmert.

Ana non rispose immediatamente. Era questa una domanda che si era fatta spesso nel corso della relazione. Ancora non si era data una risposta precisa. “Michael non mi ha mai forzato a fare cose che non volevo. Non mi ha mai ordinato nulla, né mi ha dato mai ultimatum” disse gesticolando con le mani, battendosi contro la vaghezza di ciò che stava provando ad esprimere. “Avrebbe potuto facilmente minacciarmi di trasferirsi a Phoenix con la fidanzata. Ma non lo ha mai fatto, almeno non esplicitamente. Ma avevo il sentore, una sorta di minaccia implicita, che se non fossi andata incontro ai suoi desideri si sarebbe allontanato. Avevo la sensazione che l’affetto reciproco e tutti i momenti trascorsi insieme sarebbero stati cancellati istantaneamente dalla sua memoria, come se non fossero mai esistiti,”rispose Ana ricordando la sensazione di paura che sentiva nel corso della relazione quando pensava all’eventualità di un disaccordo”.

“ E questo come la faceva sentire”?

“Malissimo”, Ana provò un senso di sollievo, di liberazione dalle sensazioni negative del passato. “Mi spiego meglio. Nella maggior parte delle relazioni la differenza tra intimità e distacco non è così grande, si va dal tiepido al freddo”, e indicò una minuscola distanza tra pollice e indice. “Ma con Michael, la differenza era enorme”, disse allargando le braccia. “Quando entravamo in polemica passavamo dal caldo bollente al gelo più totale nel giro di pochi secondi. E a me questo faceva paura.  Così, alla fine, finivo sempre con il cedere alle sue volontà. Perché non lo volevo perdere”.

“Tutto questo è fantastico per il nostro matrimonio!” esclamò Rob, risentito dal fatto che sua moglie avesse utilizzato il termine tiepido riferendosi al loro rapporto.

“Credo di capire cosa volesse dire sua moglie,” Emmert intervenne a favore di Ana per attenuare, ancora una volta, la tensione tra marito e moglie. “Michael non si comportava come un uomo normale. L’ha riempita di attenzione e complimenti, giusto?” Ana annuì con la testa. “Ma solo se faceva quello che voleva”, continuò lo psichiatra. “Che, presumo, avveniva quasi sempre dal momento che ha detto che la trattava bene”.

“E’ così” disse Ana.

Fingeva di trattarla bene”, enfatizzò Rob . “Sono io a trattarla bene, con amore autentico e rispetto. L’ho dimostrato con i fatti, non con parole vuote”, disse rivolgendosi a Emmert.

“Mi sembra che Rob stia facendo emergere un altro punto interessante. Michael la trattava bene a parole”, spiegò lo psichiatra. “Perché le persone come lui si spingono sempre oltre i limiti. Più si cede e più credono che quello che vogliono sia loro dovuto. Apparentemente, quando lei si metteva di traverso, Michael ritirava la sua approvazione. Era una forma di condizionamento pavloviano. Il bastone e la carota”.

“Tranne per il fatto che, per la maggior parte, il bastone era semplicemente la sparizione della carota e la carota era sempre molto dolce”, Ana rigirò l’analogia per darle un significato positivo. “Rob dice che Michael è un despota. Ma a dirla tutta, fino ai nostri ultimi giorni insieme, lui non si è mai comportato in quel modo con me”.

“La carota di Michael era ricoperta di merda”, Rob sintentizzò così la sua personale opinione del rivale. “Ma tu eri talmente innamorata di quell’uomo e lui ti ha riempito la testa di così tante bugie e promesse vuote che, quando ti ha detto che era una caramella, gli hai creduto e ti sembrava anche dolce”. CONTINUA

Traduzione Astra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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