Mammoliti: “La corsa all’uomo aumenta il narcisismo maschile”

Una lettrice del blog e della pagina Facebook ci ha suggerito di trattare in questa sede, oltre al ritratto dello psicopatico, anche i comportamenti e gli atteggiamenti negativi che possono assumere alcune donne, rendendosi talvolta corresponsabili e complici di una relazione patologica. “Il rischio di un approccio unidirezionale – si legge nel messaggio– è quello che le persone non cerchino le cause delle proprie sofferenze in se stesse ma continuino ad attribuirle all’esterno. Il vittimismo non ha mai aiutato nessuno. Se vogliamo cambiare la nostra vita e le nostre relazioni, dobbiamo partire da noi”.

Ne parliamo con Cinzia Mammoliti, criminologa, esperta di manipolazione relazionale e violenza psicologica, autrice de “I serial killer dell’anima” e “Il manipolatore affettivo e le sue maschere”, due saggi illuminanti ai fini dello smascheramento della relazione patologica e della guarigione della vittima.

Dottoressa Mammoliti, non crede che l’opera di contrasto alla violenza sulle donne debba accompagnarsi a un generale rafforzamento della coscienza femminile, nel senso che la donna dovrebbe prima di tutto imparare a sentirsi realizzata anche senza la presenza di una figura maschile accanto?

Assolutamente sì. Uno dei problemi strettamente correlati alla dipendenza affettiva, che la stragrande maggioranza delle volte sta alla base dei fenomeni di violenza psicologica, riguarda proprio l’incapacità di molte donne di realizzarsi e vivere autonomamente prescindendo dalla presenza di un uomo. E’ tale il bisogno fusionale e di appartenenza di molte che piuttosto che rimanere da sole preferiscono avere accanto soggetti maltrattanti o comunque negativi.

Ci sta dicendo che la dipendenza affettiva è legata alla sensazione di inadeguatezza conseguente alla mancanza di un “ruolo”, che sia quello di madre, di moglie o di compagna. Smontare questa costruzione è molto complesso: è una mentalità formatasi attraverso secoli e secoli di storia. 

Credo che, per quanto riguarda principalmente il mondo femminile, si tratti del male dei nostri giorni che affonda le proprie radici sicuramente nel passato e, soprattutto, nel ruolo svolto dall’educazione. Nasciamo programmate per accoppiarci, procreare e realizzarci nella coppia e nella famiglia, anche laddove vi siano famiglie emancipate ed evolute questa sorta di atavico programma viene trasmesso di generazione in generazione e si installa fin dentro le nostre cellule. Ecco perché é così difficile smontarlo. Dovremmo tutte quante deprogrammarci. Io l’ho fatto.

La “corsa all’uomo” e il corteggiamento insistente da parte delle donna, che non sono più rari come una volta, possono determinare una corresponsabilità nello sbilanciamento delle relazioni sentimentali, prima ancora di arrivare alla violenza fisica e psicologica?

Io credo che in questi anni la donna abbia perso molto sotto il profilo dell’orgoglio e della dignità. La “corsa all’uomo” cui si riferisce si è trasformata in vera e propria caccia senza più etica né regole. Le donne si pestano i piedi tra di loro, si fanno la guerra, si soffiano il potenziale compagno che spesso, scava scava, è un uomo che non vale nemmeno un’unghia del loro piede. E tutto questo non fa, ovviamente, che contribuire ad aumentare il narcisismo maschile.

Le vittime delle relazioni patologiche, una volta che capiscono che il problema del rapporto è un disturbo della personalità del proprio compagno, invece di mollare il colpo sperano di guarirlo. Perchè?

Perchè la “sindrome della crocerossina” colpisce molte di noi e, piuttosto che mollare la presa entriamo nel vaneggiamento di poter in qualche modo salvare chi é affetto da un disturbo della personalità. Io vedo dietro a questo tipo di sindrome una sorta di delirio di onnipotenza, una forma altra di narcisismo camuffata da altruismo.

Dopo uno,dieci, venti tradimenti e dopo una, dieci, venti bugie sono più innamorate di prima invece che di meno.C’è una spiegazione?

Piuttosto che mettere in discussione l’oggetto della loro idealizzazione preferiscono di gran lunga crearsi un mondo illusorio, fittizio, raccontarsi favole, giustificare. Il prezzo da pagare rimettendo in discussione tutto sarebbe per loro troppo alto: la solitudine.

E’ molto difficile, in base alla sua esperienza con le vittime di narcisismo, far capire a una donna che il senso di colpa che l’individuo disturbato le procura per il malfunzionamento della relazione va trasformato in “senso di responsabilità” per aver scelto un compagno sbagliato?

E’ una delle parti più difficili del mio lavoro. Ma a quel punto il mio mestiere termina e rimando le vittime a psicoterapeuti che possano adeguatamente supportarle nel percorso di autoconsapevolezza.

Non crede che tolleranza e malleabilità, se portate all’estremo, possano “rovinare” il mercato portando l’uomo alla logica “qualcuna che non rompe la trovo perchè è pieno di donne che non aspettano altro“?

Assolutamente sì.

Il movimento femminista, l’emancipazione e l’indipendenza economica raggiunte ormai da molte donne avrebbero dovuto costituire validi strumenti di contrasto alla sopraffazione e al predominio da parte dell’uomo che una volta era l’unico a mandare avanti la famiglia. Così non è stato. Perchè sono sempre più frequenti i casi di donne forti e autonome che, pur contribuendo al mantenimento familiare, sono vittime di abusi, violenze e angherie?

Credo si tratti di un altro retaggio ancestrale più o meno collegato a quello di cui parlavamo prima: il senso di colpa. Il senso di colpa per non essere riuscite a sottostare alla programmazione predefinita, per esserci affrancate e rese indipendenti, per non aver accettato condizionamenti e stereotipi, per aver deciso di dedicare il tempo alla carriera e agli interessi personali piuttosto che alla famiglia e ai figli ed ecco allora scattare forse un inconscio bisogno di punizione o redenzione.  

www.cinziamammoliti.it

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