Secci: “Abbandonate la rabbia, è il guinzaglio psicologico del narcisista”

 

Abbiamo rivolto alcune domande al dottor Enrico Maria Secci, uno degli psicoterapeuti più esperti in tema di narcisismo e relazioni patologiche, nonché autore di volumi importanti in grado di illuminare le vittime e indicare loro metodologie di pensiero e strade da percorrere nel caso si fossero smarrite a causa di rapporti tossici con soggetti disturbati.

Dottor Secci, in Italia si parla soprattutto di narcisismo patologico. Il termine “psicopatia” è solo sfiorato dalle discussioni che ruotano intorno alle relazioni patologiche. Eppure, negli Stati Uniti, sin dal lontano 1940, sono stati scritti fior di libri che descrivono lo psicopatico proprio come il narcisista perverso. Ci aiuta a fare un po’ di chiarezza?

In Italia lo studio sul narcisismo patologico e sulle dipendenze affettive è senza dubbio più recente rispetto agli Stati Uniti innanzitutto, credo, per ragioni culturali. Mi sembra che la società americana sia storicamente propensa ai valori della competizione, della popolarità, del denaro, dell’estetica, dell’auto-realizzazione e dell’aggressività relazionale che, in un certo senso, ricalcano modalità narcisistiche e sono accettate e considerate socialmente desiderabili. Autentiche chiavi del successo. Basti pensare al mito americano del “self-made man“, che è un modello iper-competitivo improntato all’esaltazione di sé. Possiamo sovrapporlo al concetto di “narcisismo sano” e capire così come, a livello culturale, uno standard simile abbia favorito distorsioni affettive e relazioni molto marcate, sconfinanti nella psicopatologia. Quelle che hanno suscitato negli intellettuali americani, sociologi e psicologici soprattutto, l’esigenza di esplicitare gli aspetti problematici del narcisismo e le sue conseguenze affettive e relazionali. Ho parlato di questo sul mio blog, nell’articolo “La Sindrome di Dorian Gray e la cultura del narcisismo” (http://enricomariasecci.blog.tiscali.it/2015/11/05/la-sindrome-di-dorian-gray-e-la-cultura-del-narcisismo/).

In Italia questa urgenza è arrivata molto più tardi e credo non sia un caso, ma sia correlata all’emancipazione delle donne e al cambiamento culturale che lo ha accompagnato. Infatti, a differenza degli Usa, le donne in Italia sono state a lungo educate alla subordinazione e alla dipendenza, cosa che ha reso quasi invisibili le dinamiche di sopraffazione legate al narcisismo perverso. Questo fattore, unito alla diffusione in ambito psicologico e psichiatrico degli approcci sistemi e relazionali, che considera le psicopatologie all’interno delle relazioni e non si limita alla definizione individuale di un disturbo, ha favorito anche nel nostro Paese lo studio del narcisismo perverso e delle dipendenze affettive.

Parliamo di prevenzione: la violenza fisica e quella psicologica, per non parlare dei femminicidi di cui sono piene le cronache, sono espressione di un preciso disturbo della personalità da parte dell’abusante che, se si presta attenzione, può essere identificabile, ravvisabile e smascherabile. Non crede che lavorare sulla diffusione della conoscenza e della consapevolezza del fenomeno possa ridurre il numero delle violenze e quali sarebbero, secondo lei gli strumenti più idonei a fare una buona prevenzione?

La responsabilità sociale di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, medici e, in generale, dei professionisti della salute è cruciale. Riconoscere sin dai primi segnali una relazione patologica, in particolare quando è coinvolto un narcisista manipolatore, può aiutare le vittime a mettersi in salvo prima che la loro salute mentale e, talvolta, la loro stessa sopravvivenza siano compromesse. Eppure, troppo spesso, ci si ferma alla diagnosi: depressione, attacchi di panico, disturbo di personalità (della vittima!), col rischio di scambiare le conseguenze per le cause ed etichettare sbrigativamente come psicopatologico qualcuno che, invece, è invischiato nel “mal d’amore” e subisce quotidiani abusi emotivi. Una corretta e capillare informazione può prevenire efficacemente lo sviluppo di certe patologie ed evitare le tragedie di cui, purtroppo, ogni giorno abbiamo notizia. Se i media e i social, la stampa e il giornalismo online dedicassero lo stesso spazio che destinano abitualmente a speculare su i delitti a sfondo affettivo a divulgare consapevolezza e nozioni di base sull’affettività sana, saremmo già a un punto di svolta nella prevenzione psico-sociale.

C’è ancora molto da fare a livello istituzionale e nell’ambito dell’istruzione, dove i programmi di “alfabetizzazione emotiva” incontrano ancora molte resistenze e i progetti sul tema sono sporadici. Pare per mancanza di fondi, io credo per mancanza di sensibilità e di coscienza. L’impatto sulla società della diseducazione sentimentale è ancora sottovalutato, a dispetto dei reali bisogni dei cittadini. Mi basta pensare ai milioni di visitatori sul mio blog, Blog Therapy (http://www.enricomariasecci.blog.tiscali.it) e al riscontro della pagina Facebook Blog Therapy, arrivati senza indicizzazioni e pubblicità, o al riscontro del libro “I narcisisti perversi e le unioni impossibili. Sopravvivere alla dipendenza affettiva e ritrovare se stessi”, best-seller da oltre 11 mesi nel settore psicologia di Amazon, Internet Book Shop e Kobobooks, per capire quanto sia forte in Italia il bisogno di riferimenti e di informazioni sulle dipendenze affettive e sulle forme di narcisismo patologico.

Ricerche e studi clinici ravvisano ragioni genetiche e fisiologiche oltre che di crescita nei disturbi della personalità. Entriamo nel vecchio dibattito “natura contro cultura”: narcisismo, psicopatia e sociopatia quanto sono riconducibili a cause genetiche e quanto, invece, a traumi infantili e condizioni ambientali?

Neuroscienze e neurobiologia, grazie all’integrazione di medicina, fisica, biologia, antropologia, matematica, psichiatria, psicologia e psicoterapia stanno indagando con crescente efficienza sulle modificazioni anatomiche e funzionali del cervello causate da esperienze traumatiche di trascuratezza e/o di abuso psicologico, in età infantile e non solo.  Quello che vediamo ormai con chiarezza è che la comunicazione e la relazione influenzano significativamente lo sviluppo psicologico, incidono fisicamente sull’architettura e sull’organizzazione dinamica del sistema nervoso. Le variabili ambientali rivestono un ruolo decisivo sulla salute mentale. L’ambiente, il “curriculum emotivo”, lo stile di attaccamento marcano nella maggior parte dei casi  la differenza tra il narcisismo sano e quello perverso. Spesso questi pazienti sono stati a propria volta manipolati, utilizzati o abusati in famiglia e hanno trovato nelle modalità narcisistiche un modo per reagire al dolore in contesti di abbandono o di superficialità relazionale successive ai traumi primari nella scuola, tra i pari, sul lavoro.

Se non si può affermare con certezza che la società li crei, penso di possa dire che la società non li aiuti a correggere la gravità del trauma iniziale, che li lasci a se stessi. Per questo, anche in età adulta, rimangono pressoché pazienti invisibili. E gran parte delle osservazioni cliniche sul narcisismo perverso avviene quando le vittime chiedono aiuto o denunciano, o, peggio ancora, quando rimangono violentate e uccise.

Ha fatto riferimento allo stile di attaccamento, a eventuali traumi infantili e al curriculum emotivo: in poche parole, a tutto ciò che è pregresso a livello emozionale. Vorrei soffermarmi sul ruolo della famiglia di origine e in particolare su quello dei genitori. Persone che hanno rapporti distorti con i propri genitori finiscono inevitabilmente con il far pagare le conseguenze alle proprie compagne/i. Quanto conta nel narcisismo e negli altri disturbi della personalità il rapporto madre-figlio?

Di frequente chi sviluppa tratti disfunzionali di narcisismo ha vissuto nell’infanzia la fragilità di una madre che non è riuscita a compensare le mancanze dell’altro genitore, spesso distante e rigido. Non ha saputo difendere se stessa, né il bambino dalla freddezza e dagli atteggiamenti rigidamente normativi e soverchianti del proprio partner. Ne “I narcisisti perversi” indago sulle analogie del mito di Narciso con la storia reale dei narcisisti e ho trovato somiglianze illuminanti tra la famiglia raccontata nel mito e le configurazioni familiari correlate, nella realtà, al disturbo narcisistico. Nella formazione dei disturbi di personalità in genere, il fallimento della relazione genitore-figlio è un fattore patogeno molto forte su cui autori di impostazioni anche molto diverse sono unanimi. Anch’io sono convinto che il passato del narcisista perverso sia certamente esplicativo, ma, come terapeuta, credo fortemente che “spiegazione” non significhi automaticamente “soluzione”. E lo stesso vale per le vittime. Soffermarsi lungamente in terapia sulle distorsioni dei legami pregressi con le figure genitoriali a scapito delle difficoltà e degli schemi attivi nel presente, sino ad intessere intricate trame di memorie traumatiche infantili, rischia di convalidare il vittimismo grandioso tipico in questo disturbo, anziché focalizzare il trattamento sulle dinamiche perverse con i/le partner dell’età adulta.

Nella mia impostazione, il “qui ed ora” è la sola e reale possibilità di cambiamento. Nessuno può cambiare il passato, ma tutti possiamo cambiare il presente. Vale per ognuno di noi, tanto per le vittime, quanto per i carnefici. Perché se c’è una possibilità di cambiamento, questa si coniuga nel tempo presente e, soprattutto in terapia, è importantissimo accompagnare i/le narcisisti/e disfunzionali nell’acquisizione di un’identità adulta salda, maggiormente empatica e consapevolmente responsabile.  Al di là della scoperta e della narrazione delle mancanze subite da bambini, penso sia cruciale sollecitare il tema della responsabilità con cui, come uomini o donne fatti e finiti, i narcisisti (e, talvolta,  le loro vittime) continuano a ripetere nel loro presente, al di là della propria consapevolezza e illudendosi di sentirsi nel “giusto”, schemi mentali di sfiducia e di abuso, di abbandono e di impulsività estrema.

Il trauma da narcisismo è una delle più grandi sofferenze relazionali in cui si possa incorrere. Quali sono i comportamenti da evitare e quelli invece da mettere in atto per uscire dal dolore nel minor tempo possibile e far sì che i danni non siano permanenti?

La sofferenza inferta dalle relazioni patologiche in età adulta anche su persone che, prima del narcisista perverso, non sapevano cosa fossero la depressione, l’ansia, l’angoscia o l’ossessione, deve far riflettere sul fatto che il traumatismo psichico non è necessariamente un’eredità infantile, ma può colpire anche soggetti complessivamente sani e ben adattati. C’è molto lavoro da fare sul trauma affettivo in età adulta. La prima cosa che le vittime fanno è colpevolizzarsi, chiedere chiarimenti, accettare compromessi sconvenienti, umiliarsi, cercare di cambiare se stesse, distruggere la propria autostima. Cercano di “adattarsi” al mondo del narcisista, sino a interiorizzarlo insieme ai suoi disvalori. A volte, diventano a propria volta machiavelliche, manipolatrici e perdono così il contatto con le proprie emozioni. Perdono dignità, si isolano, si annullano. E il manipolatore le aiuta, demolendo le loro famiglie, il loro passato e il loro presente, gli amici, il loro senso morale. Tutto.  Così, si convincono di essere perdute e si consegnano all’amante perverso, come fosse un “salvatore”, quel principe azzurro che le solleverà dalla loro pochezza ed inutilità, che lui stesso ha determinato.

Per quanto riguarda i comportamenti da attuare quando si ha il dubbio di essersi “ammalati d’amore”, la cosa più facile è certamente documentarsi, leggere. Può servire a ridefinire il dolore in una cornice relazionale, cosa che le vittime di solito non fanno, o che fanno molto tardi. Ma la cosa più importante è chiedere una consulenza psicologica, specie quando in corrispondenza all’inizio e all’evoluzione della relazione emergono sintomi significativi: insonnia, irritabilità, tristezza, impulsività, aggressività, pianti improvvisi, esplosioni di rabbia e così via.

Una volta scoperta la causa del problema, se si decide di rimanere con il narcisista/psicopatico/sociopatico vuol dire che anche nella vittima c’è una patologia da curare. Di che patologia si tratta e come si può curare per non ricadere nello stesso errore?

In generale, nei casi in cui la vittima non trova il modo di sottrarsi a una relazione trascurante e/o abusante, il quadro diagnostico di riferimento è la dipendenza affettiva, che non è codificato dai manuali diagnostici, pur essendo molto reale e frequente nella pratica clinica. A questo proposito, è importante fare una diagnosi differenziale, che serve a comprendere se e in che misura la “vittima” possa soffrire di disturbi sottostanti dell’umore o della personalità. In questo caso, la dipendenza affettiva si configura come un disturbo secondario e “reattivo” a nodi, lutti e traumi pregressi che, comunque, a mio avviso devono essere affrontati in terapia parallelamente alla “dipendenza affettiva”. Sarebbe un grave errore aiutare una persona depressa a superare la depressione, senza aiutarla allo stesso tempo a comprendere quanto la relazione con un narcisista patologico amplifichi, alimenti e mantenga il suo problema. Sarebbe come prendersi cura di un bosco infragilito dal terreno arido senza, da prima, metterlo al riparo da un piromane seriale. Per questo ne “I narcisisti perversi” dedico interi capitoli alla spiegazione degli “schemi” dei narcisisti patologici e alle strategie per neutralizzarli. Come dire, mi soffermo sul piromane, più che sulla (eventuale) malattia dell’albero. E credo che questo faccia la differenza rispetto alla gran parte della letteratura sul tema e sia alla base del successo del mio libro.

Rabbia e desiderio di vendetta sono due tra i sentimenti più intensi da parte  della vittima. Si tratta però di forze distruttive che non fanno altro che rallentare il processo di recupero e di guarigione. Come combatterle?

Una tipica reazione della vittima è quella di interiorizzare l’aggressore e diventare a propria volta persecutoria, indaginosa, violenta. Questi sono sintomi di una dipendenza, sono il corrispettivo relazionale dell’astinenza dalla droga dell’affezione perversa. La rimuginazione e la rivalsa vanno intesi come parte stessa della patologia, e trattati delicatamente in terapia.  Può servire comprendere che la rabbia, da sempre, è il guinzaglio psicologico del narcisista, uno dei meccanismi elettivi della dipendenza. Tanto più che quando la vittima si svincola dalla rabbia, il narcisista perverso soffre (a proprio modo) enormemente, avverte una perdita e si equipaggia per sferrare un nuovo attacco. Spesso, paradossalmente, ricorre alla seduzione e al vittimismo e riesce quasi sempre a riconquistare la vittima (a volte dopo mesi o anni), soprattutto quella che non ha maturato strumenti attraverso una psicoterapia mirata e letture specifiche.

Parliamo della terapia: da psicoterapeuta, è più facile trattare un paziente-vittima o un paziente-carnefice?

I pazienti-carnefici non vengono in terapia, meno che mai se sono narcisisti. È una conseguenza della grandiosità implicata dal disturbo: dato che si sentono perfetti, non ammettono che uno “strizzacervelli” possa aiutarli, anzi. Una frase tipica del narcisista è “Io analizzo il mio psicoterapeuta!”.  Quindi se richiedono un aiuto, lo fanno per altri sintomi e solo se molto gravi,per esempio insonnia cronica, abuso di sostanze, dipendenza sessuale, o per stress lavorativo.Ho parlato di recente della terapia con i narcisisti in un post intitolato “Narciso in terapia. Lo specchio spezzato (http://enricomariasecci.blog.tiscali.it/2015/10/07/narciso-in-psicoterapia-lo-specchio-spezzato/), sul mio Blog Therapy.

Lavorare sulle “vittime” è comunque molto più complesso di quanto si creda. Prima di tutto perché, un po’ come i loro partner, chiedono un aiuto per sintomi secondari ormai molto marcati, depressione e attacchi di panico, disturbi alimentari o altro, e di rado sono consapevoli della correlazione tra questi disturbi e la situazione relazione in cui sono invischiate.Rispetto ai narcisisti, però, con le vittime è più agevole creare un ambiente terapeutico autentico e collaborativo. Al di là delle resistenze alla terapia, i/le dipendenti affettivi/e sembrano nutrire nel/la psicoterapia un’aspettativa inconscia di salvezza, quale poi realmente si rivela essere nella maggior parte dei casi.

Non bisogna immaginare necessariamente lunghi anni di sedute, a volte lo svincolo è molto rapido e può richiedere pochi incontri. Ricevo quasi ogni giorno ormai commenti sul blog e email di persone che raccontano di aver mosso passi decisivi solo dopo la lettura del libro, e questo mi convince che siano tantissime le situazioni che grazie a un’informazione incisiva e chiara possano evolvere positivamente, prima che si renda necessaria la psicoterapia.

161 thoughts on “Secci: “Abbandonate la rabbia, è il guinzaglio psicologico del narcisista”

  1. Ciao ,
    è la prima volta che ho avuto voglia di scrivere , solitamente mi limitavo a leggere le vostre esperienze con un narcisista per avere una conferma riguardo la mia .
    Anche io ho avuto una relazione con un narcisista che è durata in tutto sei anni , in due fasi tra le quali c’è stato uno stop di due anni . In sostanza quattro anni di relazione vera e propria .
    E’ finita da settembre del 2016 e io sono distrutta , ho capito solo due mesi fa di aver avuto a che fare con un narcisista ed è stato devastante psicologicamente .
    Preciso : una relazione da amante di un uomo sposato ma separato in casa , per non perdere il tenore di vita al quale era abituato e al quale non voleva rinunciare .
    Ve la faccio breve , nella prima fase un corteggiamento perfetto nel quale mi sono sentita la donna più amata e desiderata di questa terra , camminavo sulle nuvole e andavo in giro con gli occhi a cuoricino e lo sguardo da ebete , dopo avermi fatto innamorare perdutamente comincia a farmi mancare attenzioni piano piano fino a mollarmi e sparire , dandomi la colpa ( una banale scusa : la moglie gli aveva scoperto i miei messaggi e gli stava rendendo la vita un inferno).
    Io , per la prima volta in vita mia , mi trovo destabilizzata e non riesco a capire dove ho mancato e come sia stato possibile che un uomo che diceva di amarmi e con il quale c’era un’intesa sessuale pazzesca mi facesse questo . Mi blocca su fb e io passo un periodo bruttissimo . Comincio a riprendermi e mi ricontatta per farmi una confessione : era tornato con la sua ex amante ( della quale mi aveva parlato come di una storia chiusa ) e si scusa dicendosi pentito e che io ero stata molto importante per lui ma che la storia precedente gli aveva lasciato degli strascichi e , sbagliando , era tornato da lei . Per me è stata peggio di una coltellata ma faccio la “superiore” e ci sentiamo periodicamente per parlare del più e del meno , in questo modo resto inconsapevolmente agganciata a lui .
    Finché nella primavera del 2016 comincia a chiedermi di riprendere da dove avevamo lasciato , io ero titubante e non mi fidavo ma lui è stato un abilissimo corteggiatore e , alla fine ricomincio una storia con lui .
    Tutto bellissimo all’inizio , mi sembra di vivere una favola e di aver trovato l’uomo dei miei sogni .
    Quando la vita ti offre un’occasione del genere ti senti una privilegiata , questo idillio dura quasi due anni , nei quali alla fine comincia a farmi mancare attenzioni , ad allontanarsi . Comincio a sentire i campanelli d’allarme , qualcosa non torna . La terza volta che sparisce per un giorno intero con la solita scusa del cellulare dimenticato , sbrocco . La paura che mi tradisca di nuovo è lì , gli scrivo messaggi nei quali lo accuso di prendermi in giro e lui non gradisce .
    Mi risponde che sono tutte mie fantasie e che non si deve sentire accusato anche da me , mi fa sentire una pazza .
    Mi punisce con il silenzio , io arrivo pure a scusarmi ma lui imperterrito nel colpevolizzarmi , dopo due mesi mi perdona e io mi sento di nuovo felice ma lui alterna bastone e carota , pensa di avermi fatto accettare le sue condizioni .
    Dopo due mesi , all’ennesima situazione ambigua sbotto .
    E qui , dopo il solito silenzio punitivo e i miei tentativi di farmi perdonare , mi scrive che non vuole stare con una persona che “sclera” periodicamente e che sta bene solo , in modo da non sentirsi più accusare da nessuno e non dover più rendere conto a nessuno , che se io non fossi stata così lui mi avrebbe amato fino alla fine dei suoi giorni . Di dimenticarlo perché lui non c’era più e non voleva aver nessun contatto con me . Tutto condito con considerazioni tipo: tu sei la peggior nemica di te stessa .
    Ora sono consapevole di aver avuto una relazione tossica , con un uomo che mi voleva solo alle sue condizioni , per buttarmi via appena io sgarravo o provava interesse per un’altra .
    Non credo assolutamente sia solo ma questo è poco importante .
    Sto riuscendo a non cercarlo più e spero di riprendere presto la mia vita che ora è congelata , non ho più emozioni e non ho voglia di niente e nessuno .
    Grazie per questo forum e dei consigli che mi darete , se vi andrà .

    Mi piace

    • Stellina, mi dispiace molto. Come oramai sai il tuo è un caso da manuale. Ma fino a che eri la sua vittima non potevi accorgertene, perchè è davvero difficile mettere insieme i pezzi. Non è che ti tradiva perchè sgarravi tu o perché incontrava chissà quale interesse. No. Tradiva perchè non fa altro che dedicarsi a se stesso. E prende dove puó e gli fa piu comodo. Purtroppo è riuscito a fare tutto questo con uso massiccio di menzogne (a partire da ‘ti amo’). La loro intensitá sessuale si scambia facilmente per ‘intesa speciale’ o grande amore, ma è solo il loro eccesso di testosterone, abbinato a tratti compulsivi e spesso parafilie. Punto. Quello che ha parassitato la mia vita, ho scoperto alla fine, non faceva altro che occuparsi di sesso coperto dietro ad una facciata di persona normale. Vorrei di nuovo scrivere un consiglio che non mi stancheró mai di ripetere. Ora che per fortuna ne sei fuori, fai controlli per qualunque malattia venerea ti venga in mente. Devi proteggere la tua salute che lui ha messo in pericolo in molti modi.

      Mi piace

      • Grazie Giusy , la consapevolezza di aver avuto a che fare con un narcisista , acquisita casualmente su internet , mi ha dato la forza per non scrivergli più .
        C’è da dire che è lui che mi ha lasciato e mi ha chiesto di non cercarlo , non so se lo farà in futuro come è già successo in passato .
        Vorrei essere forte in caso lo facesse , perché una parte di me rimpiange la parte bella che ha vissuto e devo essere determinata a scacciare i bei ricordi in favore delle umiliazioni e sofferenze vissute .
        Io l’ho amato come non ho mai amato nessuno e la scoperta che sono stata solo io a vivere una storia tanto intensa è stato come prendere un cazzotto in pieno viso .
        Cerco di pensare a questi anni come se fosse stato un sogno , in modo da non sentirmi una cretina totale , cosa che non sono .
        Sono considerata una donna in gamba , intelligente , lavoro e mi mantengo da sola .
        Eppure ci sono caduta con tutte le scarpe , purtroppo .
        Farò tesoro del tuo consiglio e spero che almeno questa mi sia risparmiata .
        Mi auguro solo di ricostruire la mia autostima e di ritrovare la mia gioia di vivere .
        Ora sono spenta e immersa nell’inevitabile dolore che mi ha provocato .
        Vorrei che passasse , ho 47 anni e non voglio sprecare altri anni della mia vita .
        Nessuno se lo merita , neanche io .

        Mi piace

      • Giusi cara
        mi ha fregato proprio per quella intensità sessuale di cui parli tu! io credevo dipendesse dalla nostra intesa speciale..non so descrivere quante volte e come lo facevamo all inizio..era pazzesco!mi sembrava così dedito e generoso anche se certi atteggiamenti ,pur se fonte di eccitazione ,mi lasciavano a volte una sensazione strana addosso.. sin da subito, nonostante i modi estremamente garbati e gentili che mostrava in pubblico, iniziò a usare in intimità epiteti molto spinti nei miei confronti senza inibizioni..una volta cercò di filmarmi a mia insaputa e mi arrabbiai tantissimo,lui diceva ma dai sono cose che rimangono tra noi! la mattina appena svegli più che un bacio mi appoggiava la mano sul suo pene e chiedeva sesso orale..sembrava insaziabile o interessato più a mantenere erezione costante che al suo stesso orgasmo..ovviamente pensava pure al mio piacere ma a volte sembrava una sorta di auto ..compiacimento! Ora quando ci penso mi sento defraudata e provo sensazioni conflittuali ..è riuscito a farmi fare quello che voleva lui e a farmi raggiungere gradi di abbandono mai provati con nessuno,perché mi fidavo..
        non potrebbe essere così bello se non ti amassi..con quella di prima non facevo tutto questo sesso diceva.
        Il fatto che non fosse concentrato tanto sul suo orgasmo mi sembrava generoso ma anche strano rispetto ad altri partner che avevo avuto. Mi ha mollato con una freddezza allucinante dopo un ultimo periodo in cui nemmeno mi baciava più..provo un senso di profonda umiliazione e fragilità a pensare come mi sono abbandonata con lui..sembrava impazzisse per me..e io ora, anche se da una parte provo disgusto, rimpiango in parte quella intensità sessuale, e penso che non riuscirò a crearla più con nessuno , tanto era ineguagliabile..questi pensieri mi bloccano e mi fanno sentire in trappola perché non riesco ad approcciarmi intimamente a altri uomini mentre lui ha già voltato allegramente pagina !Qualcuno ha provato qualcosa di simile e può dirmi qualcosa?

        Mi piace

  2. Laura un uomo che continua a vivere con la ex moglie per conservare il tenore di vita, è già un indizio di problema seri da parte sua…. Una donna che lo tiene in casa, pur sapendo che non la ama, è una donna che sicuramente è oggetto di manipolazione da anni. Quando pensa di lasciarla? Quando troverà una donna che gli garantirà lo stesso tenore? Non quando troverà una donna che amerà davvero? Quando siamo coinvolte sentimentalmente tolleriamo e arriviamo a considerare accettabili situazioni davvero paradossali…. Parlavate di futuro? Avevate dei progetti? Una relazione senza mete, obiettivi futuri è destinata a fallire … Come ti dimostrava di amarti e voler esserci per sempre per te? Sai cosa noto? Che in queste relazioni anzichè chiederci, ma cosa mi offre lui che non mi potrebbe offrire un qualsiasi uomo della terra, ci impuntiamo a voler analizzare in cosa noi abbiamo mancato. Se facessimo il lavoro inverso, ci staccheremo presto. Ci offrono parole e intimità … Ma parole e intimità le possiamo ricevere da qualsiasi altro essere umano… solo che con una persona sana occorre tempo, occorre impegno anche da parte nostra, mentre questi narcisisti danno tutto l’amore del mondo subito, per togliertelo alttrettanto subito quando sbagliamo o c’è un altra….

    Mi piace

      • E’ verissimo tutto quello che dici , cara tristezza , razionalmente è così .
        Io sono caduta nella sua rete di corteggiamento e dichiarazioni d’amore , non ero razionale e mi sentivo felice e una privilegiata a vivere un amore che consideravo puro .
        Io accettavo la sua situazione familiare da separato in casa , accettavo anche la motivazione . Non mi sono mai sentita la sua amante ma il suo amore , è stato bravissimo a farmelo credere .
        I progetti non erano di una vita insieme ma di godere insieme della vita , sostenendoci ed amandoci . Godendo dei momenti in cui potevamo stare insieme , mi ha legato a lui anche una passione che condividevamo e lui era il mio mentore .
        Non so come spiegarvelo ma in quel momento mi sembrava tutto fantastico , nel mio caso il cosiddetto love bombing era molto lungo .
        Solo dopo ho capito e ho sentito i campanelli d’allarme . Ho cominciato a fargli domande e da lì ho iniziato ad aprire gli occhi .
        Ora lo so che la moglie e le altre donne che ha avuto sono state sue vittime quanto me . Lui le disprezzava con me e ora disprezzerà me con l’attuale .
        Ora lo so , prima non me ne rendevo conto .
        Ho un lungo percorso davanti e spero solo di farcela .

        Mi piace

      • Penelope tutto quello che scrivi potrei averlo scritto io, parola per parola. Non c’è nulla da rimpiangere peró. Eri solo uno dei modi in cui soddisfava il suo desiderio di potere e controllo. Immagino che a parole ti convinceva che i suoi desideri sessuali originavano non dalle sue perversioni mentali (legate all’umiliazione, potere e controllo) ma da te (eri tu, con la tua speciale capacità di attrarlo che gli generavi certi desideri). Purtroppo cara, tutte balle. Quando riesci a chiartirti questo vedi che ti rimane solo il disgusto. Vero che una intensità sessuale come quella di questi individui non la si trova in persone sane. Ma francamente proprio per questo mi auguro di non incontrarla mai più. ora riconosco che sono stata abusata sessualmente dal primo giorno all’ultimo.

        Mi piace

    • In effetti costruiscono prospettive future con grande abilità. Nel mio caso, non avevo ‘accanto’ uno con moglie, ma ero la sua compagna. Voleva una famiglia con me (abbiamo dunque figli). Faceva finta di essere un compagno normale, se non con un eccesso di amore e intensità. Erano tutte balle ovviamente. Ma sono certa che mentre eravamo insieme quando e con chi serviva raccontava di noi come di ‘separati in casa’ (ovviamente perché io sono una pazza, ecc). E penso che chi ascoltava le sue storie le trovava ragionevolmente convincenti. Tutto puó andare, persino il poliamore mi sembra plausibile. Ma quello che caratterizza queste storie é l’inganno. Il fingere una storia d’amore solo perchè strumentale a scopi puramente egoistici. Hai ragione Tristezza: non c’è proprio da pensare a cosa o dove abbiamo sbagliato. Occorre riprendere in mano la nostra vita e viverla al riparo da queste creature completamente amorali e pericolose.

      Mi piace

      • Infatti è l’inganno il denominatore comune in tutte queste storie .
        Nel mio caso che fosse separato in casa e che dormisse in un’altra camera è certo , non è quello il punto . Ora so che lei è stata una sua vittima e non la donna che descriveva lui .
        Che ci si sia sposati ,si sia convissuto o vissuto una relazione fuori dagli schemi non è il fulcro del discorso , se le si vive in modo sano possono essere tutte relazioni soddisfacenti .
        E’ la menzogna , la manipolazione che rendono qualsiasi rapporto insano e che ci hanno lasciato questo cumulo di dolore , difficile da superare .
        E’ la fiducia tradita e l’innocenza persa che fanno male .
        E’ quella la parte difficile da superare per ritornare a credere in noi stesse e , parlo per me , a tornare la persona solare e positiva che sono sempre stata .
        Non vi conosco ma mi fa piacere parlare con voi .

        Mi piace

      • Giusi grazie per la tua risposta
        mi fa uno strano piacevole effetto sentire che quelle cose potresti averle scritte pure tu..perché è la prima volta che ho avuto coraggio di tirarle fuori e mi fanno sentire così ingenua e ridicola..
        nonostante suonino abominevoli anche a me rileggendole, sono ancora più disperata e arrabbiata per il fatto di averlo cercato settimane fa di nuovo..nonostante tutte mie razionalizzazioni e quel disgusto che a tratti sento mentalmente sono ancora in suo potere..e qui il problema non è tanto lui che non mi cerca più..ma io che vivo col suo ricordo ossessivo.
        anche provare a uscire con un altro, una brava persona interessata a me, mi ha fatto stare peggio..sono tornata a casa disperata che volevo solo lui.. e questo mi crea conflitti..come si fa a volere ancora un uomo così? chiedo aiuto

        Mi piace

      • Penelope ti rispondo qua. Quello che ti manca non è lui come è, ma lui come ti ha fatto credere che sia. Focalizzati su ciò che ha fatto di disgustoso. Quello è.

        Mi piace

  3. Leggendo un blog del Dott. Secci ho trovato questa lettera di una sua paziente che lui ha pubblicato .
    Avrei potuto scriverla io , come credo ognuno di voi .
    Magari l’avrete già letta , in caso contrario leggetela perché merita .
    Io credo la incornicerò ed appenderò a imperitura memoria .

    “Lettera a me stessa”

    Sai devo chiederti scusa anima mia per tutte le volte in cui ti ho mancato di rispetto , per tutte quelle volte in cui non ti ho amato .
    Ti chiedo scusa per quella volta in cui ho permesso che qualcuno ti offendesse senza motivo e perché non ti ho portato lontano da lui ma anzi me ne sono presa cura , dimenticandomi di te che soffrivi in un angolo e ti lamentavi .Ma io ero sorda e non ti udivo . Ti chiedo scusa per quella volta in cui all’ennesima bugia non ho detto ” basta , via di qua ” ed ho continuato a rimanere mentre qualcuno allargava con le menzogne quelle vecchie nostre ferite che solo noi conosciamo . Ti chiedo scusa per quando lui ti ha lasciato improvvisamente nel silenzio che ti dilaniava e risuonava dentro , impaurendoti, terrorizzandoti ,come fossi una bambina lasciata nel vuoto ed al freddo .
    Ti chiedo scusa per quando costui è poi tornato ed ha ricominciato a prenderti in giro ed io , ancora una volta , non ti ho condotto via da lui ma ti ho tenuta incastrata nella sala delle torture . Ti chiedo scusa per quando ti sei persa , vinta da violenze che non meritavi e non capivi , inascoltata da me che avevo il dovere di salvarti , e sei crollata , senza più forze , senza più sogni , senza più niente . Ti chiedo scusa per quando ti ho condannato a vestirti di calze e pizzi per compiacere chi ti violentava nella tua delicatezza , con un ghigno nascosto dietro a vacue parole d’amore . Ti chiedo scusa per quando non ti ho protetto dai tradimenti e dalle illusioni a cui tu , più sana di me , non credevi più ma a cui io ero agganciata.
    Ti chiedo scusa perché ho consentito al buio di spegnere la tua luce , sottoponendoti a torture che un giorno ti hanno fatto desiderare la morte . Tu che la vita la amavi tanto , forse più di me . E ti ringrazio anima mia perché tu non ti sei arrabbiata con me , tu non mi hai tradita come ho fatto io con te , ma hai racimolato tutta quella poca forza che avevi e mi hai condotto tu via , tu mi hai portata in salvo , lontano da quel mostro a cui avevo consegnato entrambe .
    Ora ti amo anche io come mi ami tu e ti prometto che non accadrà più . Ti prometto che nessuno si avvicinerà a noi per farci del male e che se si avvicinerà , stavolta lo saprò riconoscere e mandare via.

    (Marina Marcorato)

    Mi piace

  4. Ciao a tutti non so nemmeno  da dove iniziare… praticamente io conoscevo questa persona  da quando facevo la 5 elementare ero una ragazza normale sempre positiva sorridente che dava un po'  di gioia a tutti .
    Comincio a crescere e a diventare adulta e già dalla 5 elementare conoscevo questo Padre di famiglia che stranamente  ha un figlio adottato e una moglie che non bada affatto ci parlavo spesso e poi ci siamo ritrovati quando avevo 12 anni nello stesso ambiente , quando ho cominciato ad avere 16 anni mi cominciava a scrivere tutti i giorni mi chiamava 4 volte o anche di più al giorno e poi voleva uscire sempre con me e inizialmente a me sembrava solamente un semplice  e buon amico … poi amdando avanti dopo aver compiuto i 18 anni mi trattava come se fossi la sua ragazza nonostante avesse già una moglie e un figlio diceva di volermi bene come una figlia anche se i suoi comportamenti erano tutti tranne che da padre …. una signora molto gentile ha cominciato a capire che qualcosa non andava in me e in lui e cercava di capire finché  a 20 anni mi ha detto che era un manipolatore le prime volte non ci credevo ma andando avanti ho cominciato a capire che fosse così.. una volta dopo 4 giorni che non gli ho scritto lui mi ha chiesto se poteva chiamarmi e dove stavo appena ho risposto mi ha detto mi manchi e mi ha fatto stare malissimo , mi faceva sentire in colpa lui era quello bello e intelligente e io no cominciava a prendermi il cellulare con la forza e a salvarsi tutte le conversazioni con whats app entrava sul mio account su facebook nonostante ho provato a cambiare la password 3 volte senza alcun risultato … lui faceva con me le 4 o le 5 di notte e nonostante ciò la moglie aveva gli occhi foderati di prosciutto,  mi aveva tolto tutte le amicizie strette e non parlavo più con nessuno  io ero il suo cagnolino ogni cosa mi diceva che dovevo fare io la facevo senza dire mai di no e quando ci provavo si inalterava tantissimo e non voleva neanche che uscivo con il mio ragazzo dovevo stare solo e unicamente con lui.
    Io non so spiegare questa cosa però  e come se mi dava una dose giorno per giorno e io ero la vittima che aveva sempre bisogno di lui mentre lui no mi diceva che ero la sua figlia preferita mi voleva bene  mi baciava sulla guancia mi abbracciava  mi accarezzava mi portava al lavoro da lui andavo in piscina con lui andavamo ai concerti era un rapporto ossessivo  e morboso , io lo idolatravo credevo che fosse un supereroe ma alla fine era solamente un mostro .
    La cosa che mi incuriosiva di più  e che lui un giorno in macchina si diceva da solo ma quanto sono bello quanto sono bello oppure mi parlava che da piccolo i genitori non se lo filavano e che la sua famiglia era perfetta quella del "MULINO BIANCO " .
    Per concludere la moglie ha scoperto tutto e ha fatto finta di nulla dando la colpa a me e non so cosa si sia sinceramente inventato il marito fatto sta io alla moglie gli ho detto tutta la verità  ma lei non mi ha creduto io e da gennaio che non parlo più con lui ma questa cosa ancora non mi è passata mi manca

    Mi piace

  5. Ciao Elenora,
    dal tuo intervento non riesco a comprendere se tra voi ci sono state anche relazioni intime. La vostra è stata solo una relazione platonica di amicizia?

    Chiedo poi il parere di tutte voi sulla mia situazione, m è venuta in mente una cosa dal racconto di eleonora…Il mio ex aveva diverse amiche minorenni, con 10 e più anni meno di lui. Mi diceva che condivideva con loro interessi culturali… Non ho mai voluto controllare il suo telefono, ma mi diceva che magari una ragazzina, gli aveva chiesto aiuto in qualche materia, o che gli piaceva un ragazzo e si confidava con lui. Mi diceva ” la adottiamo?” Mi sembrava strano ma volevo fidarmi… Lui ci sapeva fare, sapeva conquistare la loro fiducia, scherzare come loro. Sapeva entrare benissimo nel loro mondo, prendendole in giro, ridendoci,Mi disse che in passato diversi hanno visto di cattivo occhi i suoi rapporti con queste minori, accusandolo di provarci e che si era sentito offeso… Ecco perchè forse non ho mai detto nulla di come la cosa mi disturbasse… manipolazione pura. Lui aveva sempre tante amiche, un solo amico, il resto erano donne… gli chiedevo se si fosse mai innamorato di un’amica e lui rispondeva sempre di no, senza dare però tante spiegazioni… Mi chiedevo perchè stava con me, con le altre condivideva molti più interessi che con me, non ero neanche il suo ideale fisico di donna…. il mio istinto mi diceva che le basi del nostro rapporto erano scivolose… ma poi c’erano le sue dichiarazioni di amore eterno, sparite poi da un giorno all’altro… buttate giù come se non fossero mai state pronunciate. forse quelle amiche erano più che amiche, o forse una di loro ha preso il mio posto? Non lo sò. Ho preferito il no contact, non ho voluto fare la detective, non voglio apparire pure per pazza paranoica che non accetta che è stata mollata… eppure, i punti di domanda sono tanti…Sono io la gelosa, pazza, paranoica, che pensa male di lui? Finche non mi ha lasciata mi attribuivo molte colpe per le mie sensazioni… Pensavo che ero troppo insicura, aveva mille amiche ma aveva detto a me che ero la sua donna, era me che aveva presentato in famiglia, a me diceva ti amo… a me prometteva un matriomonio…. C’erano tutte queste parole, e c’era il mio non riuscire a crederci… mi sentivo sbagliata, al punto che quando ero gelosa, nascondevo, e se facevo qualche commento che trapelasse gelosia, gli chiedevo subito scusa, promettendo che avrei smesso di esserlo. Poi mi ha lasciata di punto in bianco… e arriva il pensiero “non sarà che il mio istinto mi stava avvertendo da tempo?” Leggo poi di triangolazione, di gelosia indotta, e poi colpevolizzata… Dei sensi di colpa che ti lasciano quando ti lasciano, per non essere dimenticati…. mi si apre un mondo, eppure ancora non ho tutti i pezzi del puzzle.. Vorrei non essere interessata a collegare tutto… eppure è difficile…

    Mi piace

    • Eleonora mi dispiace molto per quello che ti è successo. Mi sembra ovvio che nessuna ragazzina debba finire tra le grinfie (anche solo mentali) di un adulto senza scrupoli. Direi, in questa fase almeno, che tu debba focalizzarti solo su una cosa: proteggere te stessa. Tieni questo individuo alla larga. Possibilmente parla di quello che ti è successo con chi puó aiutarti (un professionista).
      A ‘è difficile’ vorrei dire: se ti sembrava strano che lui si occupasse tanto di bambine è perchè davvero è strano. Anzi, molto più seriamente, è altamente preoccupante.

      Mi piace

  6. Ciao a tutti e a tutte. Ho letto con attenzione l’articolo e con empatia i commenti. Ho tentato proprio di recente di scrivere, come redattrice della rivista letteraria Nazione Indiana, un articolo sul narcisismo patologico e sulla violenza psicologica. https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/
    L’ho scritto non solo perché vorrei se ne parlasse di più, ma perché vorrei che – come a margine di quest’intervista – ci fossero persone disposte a parlarne, al confronto. Vorrei davvero che si cominciasse a prendere sul serio la questione: che si facesse un po’ di luce, che ci fosse uno spazio di confronto, Invito anche voi a leggerlo e a lasciare testimonianze. So che è poco, ma vorrei fosse un inizio. Anche per ricucire le ferite che porto io stessa e di cui ancora non riesco a dire.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...