Gaslighting

 

Secondo Wikipedia il gaslighting è “una forma di violenza psicologica nella quale false informazioni sono presentate alla vittima con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione”. Questo abuso, messo in pratica da narcisisti/psicopatici/sociopatici e da altri individui disturbati, prende il nome da un’opera teatrale del 1938 (Gas light) e dagli adattamenti cinematografici del 1940 e 1944. Nel film Angoscia, che nel 1945 ricevette 2 Oscar e 5 nomination, il marito (Charles Boyer) cerca di portare la moglie (Ingrid Bergman, Oscar come migliore attrice protagonista) alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente, in particolare affievolendo le luci a gas, e facendole credere che quello che nota è solo frutto della propria immaginazione.

Le tecniche manipolatorie in questione ricordano, molto in piccolo, quelle utilizzate per decenni dai reparti operativi dei servizi segreti e dalle forze di polizia nei confronti del “nemico” e cioè la tortura, l’interrogatorio, il lavaggio del cervello e tutte le altre forme di guerra psicologica. L’intenzione è quella di indebolire, in modo sistematico, la stabilità mentale e l’autostima dell’altro, in modo da minarne autonomia e fiducia in se stesso.  A causa della sua sottigliezza questo insidioso comportamento di machiavellica astuzia, consistente delle più svariate manipolazioni, è una forma pericolosa di abuso psicologico, difficilissimo da scoprire da parte di  chiunque.  E’ molto semplice  cadere nella trappola di queste manovre: età,intelligenza,sesso e credo religioso non garantiscono l’immunità.  La violenza psicologica non riguarda solo le relazioni sentimentali ma può verificarsi in qualsiasi tipo di rapporto: tra genitore e figlio, tra fratelli, tra amici e colleghi. Quando si è sottoposti a gaslighting per un ragionevole periodo di tempo si inizia a perdere il senso del proprio io, non ci si fida più dei propri giudizi, si diventa molto insicuri, anche riguardo alla scelta più banale e si mettono in discussione i propri punti saldi e le proprie capacità. La vittima può isolarsi, deprimersi e diventare completamente dipendente dal proprio carnefice. La manipolazione è una tappa, o meglio uno strumento, del processo del suo annientamento emotivo.

Nella vittima si distinguono tre reazioni: la prima, quella iniziale, è l’incredulità. Quando non ci si è resi ancora conto di essere stati manipolati non si riesce a dare una spiegazione logica  del cambiamento, radicale e repentino, dell’indole del proprio carnefice. Si intuisce che nel rapporto sta succedendo qualcosa di strano ma non si è in grado di leggere la situazione per quello che è. Ovviamente è proprio ciò a cui punta lo psicopatico/narcisista/sociopatico/disturbato:intrappolare la vittima nella ragnatela, annebbiare la comunicazione diventando scivoloso e sfuggente, chiudersi nel silenzio quando si chiedono spiegazioni o, peggio ancora, fornire verità distorte o banalizzate, trasformare il sostegno in disprezzo e antagonismo. Muovere gli oggetti da un posto all’altro e poi negare di averli spostati o dire qualcosa e poi smentirla, per esempio, costituiscono esempi di guerra psicologica. Bisognosi di rassicurazioni riguardo il  proprio equilibrio mentale, si diventerà completamente dipendenti dal proprio carnefice.

Nella fase successiva, quella di difesa, si dispone ancora di sufficiente autonomia per proteggersi dalle manipolazioni. Tuttavia,  i disorientamenti perpetrati nel tempo creano sempre più insicurezza, angoscia, agitazione e senso di colpa. Sentendosi persi, confusi e incapaci di fidarsi dei propri istinti si tende all’isolamento per la vergogna. In poco tempo le energie si esauriscono e non si è più in grado di difendersi. A questo punto  l’intero sistema psichico è a rischio. Sin dalla nascita la natura ci mette a disposizione dei meccanismi di difesa in grado di proteggerci dai traumi e sono quelle stesse strutture difensive ad accompagnarci per il resto della vita quando diventiamo vulnerabili a minacce emotive.

Nella fase della depressione la vittima ha difficoltà a riconoscere se stessa. Vive infelicemente sotto tirannia in una zona di guerra, sotto stretto controllo fisico ed emotivo, prosciugata e spogliata di qualsiasi sicurezza e dignità, incapace di prendere decisioni. Pensa che tutto quello che fa è sbagliato, non si fida più delle proprie percezioni e ha una visione distorta di ciò che sta accadendo. Può cadere in profonda depressione e accusare la classica sintomatologia del disturbo post traumatico da stress:

  • rievocazione di momenti (flashback,immagini, incubi, ansia, ecc.);
  • atteggiamenti negativi (evitare persone, luoghi o pensieri, rimbambimento emotivo, mancanza di interesse, disperazione, ecc.);
  • agitazione (difficoltà di concentrazione, irritabilità, esplosioni di rabbia, insonnia, ipervigilanza, ecc.)

Nel corso del recupero terapeutico molti psicoanalisti riscontrano sintomatologie comuni nella quasi totalità delle vittime: stati di shock, incredulità, profonda tristezza, sensi di colpa, vergogna, rabbia, paura, riflessione, solitudine e una serie di disturbi fisici (attacchi di panico, flashback, pensieri negativi, affaticamento, disturbi alimentari e del sonno, dissociazione ecc.). Viene anche comunemente registrato un grande senso di sollievo alla presa di coscienza di cosa stava veramente accadendo nel rapporto. E’ sorprendente verificare come, nei momenti più difficili, l’essere umano riesca a elaborare con intelligenza ottime strategie di difesa. Il fatto che i pazienti sopravvivano alla tortura dei comportamenti provocati dai disturbi della personalità è di per sé un miracolo.

Quali sono i segni premonitori del gaslighting?

  • Ripensamenti: quando cala la fiducia in se stessi, si ha paura di fare la cosa sbagliata per non compromettere ulteriormente la relazione. Una tipica domanda è “cosa sarebbe successo se avessi fatto, avessi detto, mi fossi comportata così e colà?”.
  • Chiedersi se si è troppo sensibili: le caratteristiche tipiche del gaslighting sono la proiezione e il senso di colpa e la vittima diventa iper-sensibile all’umiliazione costante dell’aggressore. Si sentirà dire milioni di volte che è paranoica e finirà con il credere alle bugie. Come risultato cercherà sempre l’approvazione dell’aggressore prima di fare qualsiasi cosa e sarà timorosa di sbagliare per non sentirsi ancora più umiliata. Dubiterà sempre delle proprie percezioni e si continuerà a chiedere se è esagerata o no.
  • Scusarsi: con le personalità DrJekyll/MrHyde alla fine ci si scuserà per non aver mai fatto le cose giuste e addirittura per la propria esistenza. E’ un modo di evitare ulteriori conflitti con il proprio aggressore.
  • Sentirsi infelici: vivere sotto tirannia narcisistica è estremamente frustrante e provoca infelicità. Spesso le vittime continuano a sentirsi malinconiche, confuse, sole e spaventate anche dopo la fine della relazione.
  • Non parlarne: spesso si prova una grande vergogna e si ha timore di farsi montare dagli altri. Il ruolo della vergogna nell’abuso narcisistico è un argomento importante. Si tratta di una condizione emotiva normale e derivante dal senso di fallimento provocato dall’abuso (per esempio, il senso di vergogna per non essere stati in grado di proteggersi).
  • Sapere che c’è qualcosa che non quadra ma non riuscire a metterlo a fuoco: l’obiettivo degli individui disturbati, e cioè controllare e influenzare il prossimo, può essere raggiunto solo quando gli altri sono inconsapevoli del meccanismo. Più la vittima dubita di se stessa e delle proprie percezioni maggiore si farà la dipendenza da lui.
  • Avere difficoltà anche nelle cose semplici: trovarsi nella rete della manipolazione richiama l’immagine di una mosca intrappolata nella ragnatela. La vittima ovviamente non sa che, entrando nella rete, farà la fine della mosca. Purtroppo vi entra e disintegra il proprio io. Sentendosi costantemente in pericolo, formerà un legame psichico con l’aggressore cercando di accontentarlo in ogni sua richiesta e desiderio, chiederà il permesso di fare qualsiasi cosa, si sentirà insicura a esprimere le proprie opinioni, non avrà mai l’ultima parola, sarà costantemente criticata ed umiliata e le proprie facoltà saranno seriamente compromesse.
  • Avere la sensazione di essere stati, un tempo, molto diversi: più sicuri di sé, più amanti della vita e più sereni. La vittima, per sopravvivere, darà vita a un macabro tango, all’inizio credendolo una nicchia sicura ma accorgendosi presto che invece si tratta di una trappola. E’ bene studiare attentamente gli schemi comportamentali dei soggetti disturbati per non tornare ad essere,in futuro, una probabile risorsa energetica da spolpare.
  • Sentirsi infelici e disperati: quello che una volta sembrava il paradiso si è trasformato in un inferno. Non c’è pace né gioia, solo paura e soffocamento. La vita è senza speranza, come se si fosse spenta la luce. Tutto ciò che rimane è una grande nuvola nera e la vittima, per sopravvivere, è costretta a nascondersi in uno stato di accettazione passiva, non c’è altro che riesca a fare. L’autostima è a terra, le proprie percezioni della realtà sono seriamente danneggiate. Sono recenti i ricordi dei fiumi di bugie dietro alle quali si veniva accusati di essere paranoici, esagerati, isterici, aggressivi, che non c’era motivo di dubitare ed essere così sospettosi.

Anche quando si riesce a scappare dalla morsa dell’abuso, per riprendersi del tutto si rende spesso necessario un percorso terapeutico. Un bravo specialista non può limitarsi a curare le ferite: dovrà, invece, addentrarsi nel trauma che la vittima ha subito e fare in modo che le faglie che hanno reso possibile una vera e propria vampirizzazione si chiudano per sempre.

Astra

 

 

26 thoughts on “Gaslighting

  1. Ma, può accadere che i tentativi di gaslighting non riescano e che lo psicopatico li dismetta? Ti faccio due esempi. Una volta trovai sul suo cellulare un messaggio di amore e preghiera accorata di tornare insieme inviato alla ex moglie 5 minuti prima di dichiarare a me il suo incommensurabile amore. Quando gliene parlai di primo acchito disse che lui non era l’autore ma che fosse stato il cellulare a inviarlo da solo. Naturalmente io gli dissi che se pensava di convincermi era completamente un co…..one. Allora dopo pianti e scene teatrali disse di averlo inviato lui ma perché la ex, strega cattiva, gli metteva contro i figli e quindi lui lo faceva per tenerla buona. Ovviamente mi convinse e così ottenne che io lo aiutassi a liberarsi da quella arpia (non avvenne mai. E credo che formino l’accoppiata diabolica – come già ti scrissi). Un’altra volta arrivò sul mio ipade un sms inviato sempre a lei in cui chiamandola “Amore mio” le chiedeva aiuto per liberarsi della relazione con me. Anche stavolta negò la paternità, dicendomi che poteva essere stato il figlio allora di 10anni. Alla mia obiezione che non era un messaggio stile bambino, rispose che forse aveva letto alcuni suoi sms e costruito questo in modo analogo. Io allora per sprovarlo dissi che avrei chiesto al figlio e me lo fece fare e solo dopo che il figlio disse che non era suo confessò fra pianti e disperazione. Sono esempi di gaslighting? Però non è riuscito mai a farmi dubitare delle mie percezioni o a mandarmi in confusione o depressione. Certo ottenne di tenermi ancora con lui per tanti altri anni convincendomi che era una vittima nelle mani della ex moglie. Quindi se non ottengono nulla con il gaslighting lo dimettono?Sono gli unici due esempi che mi vengono in mente. Non credo l’abbia usato altre volte. Sempre che si tratti di gaslighting. Scusa la lunghezza del messaggio e grazie se vorrai rispondere.

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    • Non mi sembra che si tratti di gaslighting. E’ semplice disonestà e banali arrampicate sugli specchi, Il gaslighting si verifica quando per uscire dall’angolo attacca la tua autostima e ti accusa di essere pazza e paranoica. Quanto ti incolpa di vedere il male dove non c’è, quando ti fa sentire squilibrata al punto che chiedi scusa per cose che non hai fatto.

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      • Io credo che ci siano sfumature anche nel narcisismo e psicopatia. Non devono necessariamente avere tutte le caratteristiche elencate ma mi ricordo che qualcuno (non rammento se Hare o Cleckley) richiedevano la sussistenza di almeno tre tratti per considerare qualcuno disturbato. Se è psicopatico, narcisista perverso o sociopatico cosa ti importa? Faresti meglio a starne alla larga comunque. 😊

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      • Sì ne sto alla larghissima. È per curiosità. Sai bene come funziona : si vorrebbero prove certe per trovare pace. L’effetto sovrapposizione maschera è lungo da demolire. Ma ne sto alla larga. Tra l’altro è stato lui a costruire il muro distanziatori. 😂Grazie sempre

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      • A loro viene naturale manipolare il mondo come a te viene naturale dire “grazie” quando qualcuno ti offre qualcosa di bello. Fa parte della loro personalità disturbata, non ci devono tanto pensare.

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  2. Devi chiedermi scusa ( per una banale discussione avuta qualche giorno prima ). Va bene, ti chiedo scusa.
    Non per telefono non va bene, devi farmi le tue scuse a voce.
    Vengo a casa tua e ti chiedo perdono a voce.
    Non ora, non saresti serena ora.
    Poi parlando con mio fratello e mia sorella dice che non c’era bisogno di chiedere scusa.
    Ancora…
    Ti fidi di me? Ci vuoi stare con me?
    Si, ma non a queste condizioni.
    Si slza e prende le chiavi della macchina.
    Che stai facendo?
    Ti riaccompagno a casa.
    Perche’?
    Perche’ hai detto che non vuoi stare con me.

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  3. Ok Astra capisco e ti ringrazio. Più leggo i tuoi articoli e più mi spavento nel rendermi conto della realtà. E’ tutto stramaledettamente vero. Ad esempio ne “La pericolosa nostalgia dei vecchi momenti” quando dici che tornare con lui significa capire di non essere più una novità ma una persona debole da umiliare ancora di più, assistere alla sua ricerche di nuove donne da conquistare sotto il mio naso ed essere definita pazza e paranoica, litigare in continuazione, accontentarmi delle briciole ed altro ancora (cose che solo a dirle mi fanno male), ebbene dici proprio il vero.
    Purtroppo sono senza soldi e non posso seguire una terapia ma penso di potercela fare anche da sola. Intanto leggo tutto quello che scrivi e ne faccio tesoro, anche se fa male, attendo i tuoi articoli ogni giorno, quasi a volermi sbattere in faccia la realtà.
    Se provo a parlarne non tutti mi credono: pensano che io stia trovando scuse per nascondere la mia sconfitta di non essere stata amata da una persona e mia stia nascondendo dietro questa scoperta. In realtà quando descrivi lo psicopatico mi sembra che tu stia parlando di lui eppure non lo conosci. Quindi deve essere vero.
    Puoi consigliarmi delle letture, dei blog o altro che mi possano sostenere in questo momento? Inoltre ho bisogno di capire quali possono essere i miei punti deboli per evitare in futuro e quali possono essere le soluzioni. Tu dai già tanti spunti e tante idee ma ti prego di continuare ad analizzare. Per me è davvero importante. Sono distrutta. Percepsico la sua ragnatela nella mia mente. eppure so che ce la farò perchè sono una donna forte con una grande voglia di tornare a vivere la vita solo attraverso i miei occhi, a godere di nuovo del mondo come fosse una piacevole scoperta, a tornare libera.

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    • Cara Lunadeldeserto, già leggere quello che scrivi mi fa pensare che sei sulla strada giusta. Io credo che il passo più difficile sia acquisire consapevolezza e vedere con lucidità le cose come stanno. Non nascondersi dietro a stupide giustificazioni pur di non sentirsi deboli e prese per i fondelli. Parlare della cosa con persone che non sono passate da questo vicolo tortuoso, insidioso e drammatico è inutile. Non solo inutile, ma anche molto frustrante. Nessuno può capire il dolore che provoca una sventura simile. Purtroppo i loro sono comportamenti schematizzati, identici tra loro. Averne conosciuto uno è come conoscerli tutti. Ti consiglio di leggere, leggere e leggere. Credo che solo così ci si possa fortificare. Testi come quelli di Relazioni Pericolose purtroppo non sono così diffusi in italiano. Ne trovi quanti ne vuoi in inglese con veloci ricerche su Internet. In italiano consiglio Secci e la Mammoliti. Sono sicura che anche solo leggendo potrai uscirne.
      L’unica cosa da rispettare come la Bibbia è il NO CONTACT assoluto.
      Buona guarigione cara 🙂

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    • Cara Lunadeldeserto…non sai come ti capisco. Provo tutte le tue sensazioni ed emozioni.Tutte. Dobbiamo credere in noi. Non permetteremo a questi esseri così maledettamente disturbati di distruggere la nostra meravigliosa natura. E loro sanno che è meravigliosa altrimenti non ci avrebbero spolpato l anima per anni. In virtù di questo sono sicura che ce la faremo!!!.

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  4. Tra le cose che nel tempo sono riaffiorate, quelle cose che, quando accadevano, cercavo di incorniciare tra le “stravaganze” di lui, ce n’è una abbastanza inquietante.
    A volte, ed esclusivamente la sera prima di addormentarci, biascicava delle frasi completamente assurde. Credetemi cose del tutto folli, come rivolte a me.
    Nel momento in cui gli chiedevo cosa diavolo volesse dire, la risposta era “perché cosa hai sentito?” io avevo timore di ripeterglielo perché mi sembrava talmente assurdo da essere convinta di aver capito male. Naturalmente le (poche) volte che gli ho ripetuto la frase la controrisposta è stata “noooo, ho detto …… ” e ovviamente diceva tutt’altro che però avesse un suono simile.
    Non so, è pazzia? è calcolo? è strategia precisa? un serio disturbo psichico?
    mah

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    • Cara Penelope, non so cosa dirti…magari Astra ci può dare una spiegazione.
      A me invece succedeva questo: mi svelava situazioni che lo riguardavano trasponendole in un racconto che riguardava altre persone.
      Faccio un esempio, alla fine della prima parte della nostra relazione (poi sparì adducendo scuse assurde), mi raccontò di questa sua amica che era stata lasciata un mese prima del matrimonio dal fidanzato che si era innamorato di un’altra.
      Al che, io mi sono detta dispiaciuta per la poverina e lui mi disse : però lei lo ha tradito per anni e stava con lui solo per assicurarsi un futuro di un certo tipo.
      Dopo un anno, quando ritornò strisciando da me, seppi che l’uomo con cui questa “amica” aveva tradito il fidanzato per anni (prima che comparissi io) era proprio lui e che quando venne mollata ad un passo dall’altare tornò a piangere da lui…che mi mollò per lei.
      Trovare una spiegazione a questo racconto mi risulta difficile, la trovo comunque una frode, un inganno, una mancanza di coraggio di assumersi le proprie responsabilità.
      Davvero mi farebbe piacere sapere cosa ne pensa Astra, su queste modalità distorte di comunicazione.

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      • Ragazze, le distorsioni comunicative costituiscono il primo strumento per disorientare l’interlocutore. La tecnica del double bind, o doppio legame, è stata studiata da fior di antropologi. L’episodio della madre che va a trovare il figlio ricoverato per un disturbo mentale e che lo invita a non aver paura di manifestare i propri sentimenti quando è lei a irrigidirsi al suo abbraccio, provocando ovviamente in lui una retroazione, è chiarissimo. Quando si forniscono due messaggi, uno verbale e un altro paraverbale o gestuale di contenuto opposto, è normale che l’altra persona non capisca cosa stia succedendo. Se la comunicazione si fonda quotidianamente su queste dinamiche disfunzionali, che ricordo sono alla base della violenza psicologica, il risultato è un rapporto distorto e non sano in cui si ha timore di parlare e persino di ascoltare.

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  5. Comunque la cosa più bella è che oggi, per lavoro, ho incontrato un personaggio simile e l’ho inquadrato in due secondi.
    Mi ha corteggiato e continua a farlo, senza nessuna risposta da parte mia.
    Non mi basta che sia un uomo di bell’aspetto e brillante se vedo segni che non mi piacciono
    Mi godo il corteggiamento che mi riporta alla dimensione più consona alla mia persona ma non cedo di un passo.
    Non credo di fare torto a nessuno, sto solo riappropriandomi della mia identità e del mio valore.
    Chi vuole avere a che fare con me, deve dimostrarmi un po’ di più, in caso contrario sto benissimo da sola.

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    • Grazie Astra, mi pare di capire che la mia scellerata ingenuità nel voler (al tempo) considerare questi florilegi verbali come vezzi del personaggio possa definitivamente essere sotterrata sotto la lapide “gaslighiting senza dubbio”.

      Stellina essere corteggiate è fantastico, goditi quel che c’è di buono ma tieni alta la guardia mi raccomando.
      Io ho deciso di prendere le distanze da un tale che dopo avermi dimostrato una affinità d’animo ed un corteggiamento molto suadente ha iniziato a tirare i remi in barca salvo ogni tanto ricomparire. Anche perché ho (ormai capisco… l’innocenza è perduta per sempre) capito che c’è una buona dose di opportunismo in questa persona a cui forse fa in qualche modo comodo non guastare i rapporti.
      Allora ok, divento un po’ opportunista anch’io, senza fare male a nessuno prendo quello che mi va.
      Ma non ci casco più.
      In guardia Stellina! Meriti molto ma molto di meglio.
      Un abbraccio a voi

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    • Grazie Astra, hai ragione…ad un certo momento della relazione, verso la fine, avevo il terrore di ascoltarlo quando cominciava a raccontarmi situazioni che riguardavano amici suoi, mi chiedevo se non riguardasse in realtà lui , come successe in passato e lui faceva finta di non ricordarsi di avermi detto una cosa del genere. Poi ovviamente avevo paura di parlare, temendo le solite punizioni del silenzio e minaccia di abbandono.

      Penelope, tranquilla , non ho provato alcun interesse e solo il piacere di essere corteggiata. Non ho nessuna intenzione di frequentarlo.
      Un abbraccio a tutte e buon ferragosto!

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  6. Volevo chiedere ad Astra se è una tecnica manipolativa riconosciuta quello di ripetere la mia ultima frase. Durante il nostro ultimo incontro ho notato che ripeteva la mia ultima frase invece di rispondere o dare opinioni.nessuna comunicazione.
    Se io dicevo ‘ sei uno stupido’ , lui diceva sei uno stupido. Ho detto ‘ma tu senti qualcosa ? ‘Lui ha risposto ‘tu senti qualcosa’ riferendosi a sé e non come domanda.
    Solo cosi per sapere e semmai la aggiungiamo alle innumerevoli.

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    • Ripetere l’ultima frase con le stesse parole o con parole diverse, il ricorso a parafrasi e riformulazioni riflesse semplici sono titti strumenti e tecniche comunicative che si raccomandano agli psicologi nel corso del colloquio clinico al fine di dar vita a quell’alleanza terapeutica così importante tra terapeuta e paziente. Non mi sorprende che questi personaggi abbiano dei meccanismi comunicativi innati e che ovviamente sono strumentali al raggiungimento di una particolare forma di “alleanza” che chiamerei manipolazione.

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