A colloquio con Claudia Moscovici

 

 

Con più di ventimila visite in un mese il nuovo blog italiano Relazioni Pericolose si sta rivelando, come è successo negli Stati Uniti d’America, un valido strumento di aiuto per le vittime di relazioni patologiche. Abbiamo rivolto a Claudia Moscovici, autrice del libro da cui sono tratti alcuni articoli del blog, le domande che spesso le vittime continuano a farsi senza riuscire a darsi risposta. Si tratta di quesiti ricorrenti nei forum di recupero da questo tipo di disagi relazionali.

Perché si parla così poco di psicopatia?

La psicopatia è un problema serio, provoca danni in decine di milioni di vite, ovunque nel mondo. Anche se gli psicopatici costituiscono una piccola percentuale della popolazione – tra l’uno e il quattro per cento, a seconda delle statistiche di riferimento dei diversi Paesi, sono persone molto socievoli e, confondendosi facilmente tra la gente comune, toccano (e devastano) molte esistenze. La credenza diffusa è che siano serial killer o assassini. La maggior parte di noi, quindi, si sente relativamente al sicuro e confida di non finire sotto le loro grinfie. In realtà, invece, sono pochi quelli che uccidono. Non ci si rende conto che la probabilità di interagire con psicopatici “più normali”, e cioè traditori, truffatori e bugiardi seriali, è molto alta, sicuramente superiore a quella di incappare in un serial killer. I blog che tengono conto di studi e ricerche, come quello americano www.psycopathyawarness.wordpress.com e la neo-nata versione italiana, Relazioni Pericolose, possono raggiungere milioni di lettori perché portano nelle case la realtà della psicopatia. E’ possibile che le relazioni patologiche tocchino anche la tua vita. Se ti sei trovata in un rapporto abusivo, è plausibile che sia stato con uno psicopatico. Poche persone sono immuni ai legami nocivi. L’informazione può aiutare tutti a identificare le relazioni pericolose, come si intitola il mio libro in inglese (Dangerous Liaisons). Perché, diciamolo con tutta franchezza, i rapporti più tossici sono le relazioni sentimentali con i predatori. Il danno che possono procurarci è inimmaginabile, ma la conoscenza del fenomeno ci può far guarire e voltare pagina.

L’ossessione che lo psicopatico sviluppa nei confronti di una preda che si è prefissato di conquistare è simile a quella che la vittima prova per lui. Possiamo definirlo un dipendente emotivo?

Sì e no. Lo psicopatico (o la psicopatica, in caso sia una lei), è in primo luogo un predatore emotivo. Si ubriaca del senso di potere che deriva dal controllare gli altri e vederli dipendenti da lui. E’ ossessionato dalla conquista di nuove vittime e può investire un sacco di energia per fare in modo che credano ai suoi teatrini: che le ami, che tenga a loro e che darà loro tutto quello che desiderano (che sia felicità, amore, ricchezza ecc.). Le emozioni dello psicopatico sono comunque molto superficiali: non è in grado di formare attaccamenti autentici, disinteressati e profondi. Pertanto, anche nelle ossessioni, e quindi nei picchi emotivi tipici di quando è in fase di conquista di una nuova vittima, sarà superficiale ed effimero: passerà da una vittima all’altra, da un fremito all’altro.

Quali sono i fattori scatenanti la noia, che è uno dei tratti caratteriali di queste personalità?

La noia dello psicopatico è determinata dal fatto che non ha profondità emotiva. Non può importargli tanto degli altri non avendo legami durevoli e basati sul rispetto e interessi reciproci. Ciascuna interazione umana per lo psicopatico è un gioco di potere, che vuole a tutti i costi vincere. Le persone normali combattono la noia dando un senso alle proprie relazioni personali, avendo cura delle persone care, tenendo ai propri lavori e alle proprie iniziative di vita. Niente del genere è in grado di far presa sullo psicopatico, che sarà sempre in cerca di nuove relazioni, nuovi lavori e nuovi posti dove andare, nuove fonti di divertimento e gratificazione che, prima o poi, lo stancheranno comunque.

Cosa determina la durata delle tre fasi della relazione?

Ci sono molte variabili che determinano lo svolgimento del processo di idealizzazione, svalutazione e scarto nella relazione con uno psicopatico: per esempio, se si tratta di un soggetto sufficientemente carismatico da trovare nuove vittime; se la vittima costituisce una sfida o se, invece, è facile da conquistare; quanto a lungo la vittima è a lui utile e quanto è disposta a tollerare. Alcune non lasciano mai lo psicopatico, indipendentemente da quanto lui si comporti male: il legame tossico diviene troppo forte; la loro autostima è stata seriamente danneggiata e, senza lo psicopatico, si sentono una nullità. Ci sono anche alcune che iniziano ad adottare tratti psicopatici (mancanza di empatia, superficialità emotiva, piacere nel ferire gli altri) o perché già presentavano queste tendenze o perché lo psicopatico incoraggia comportamenti del genere.

Cosa significa la felicità per uno psicopatico e, soprattutto, riesce a provarla?

Se la felicità implica profondità di emozioni e avere cura degli altri allora no, lo psicopatico non può provarla. Ma spesso prova fremiti o picchi emotivi quando raggiunge i suoi scopi, mette a segno una nuova conquista o un risultato oppure quando riesce ad avere la meglio in qualche controversia con gli altri.

Perché gli psicopatici ripetono sempre gli stessi errori, relazione dopo relazione, e non imparano mai?

Gli psicopatici non imparano perché non vogliono imparare dai propri errori; non si considerano sbagliati. Sono individui profondamente narcisisti e amorali che non si prendono le colpe dei propri misfatti. Se qualcosa non funziona, colpevolizzano gli altri; se mortificano le proprie vittime, è su di loro che scaricano la responsabilità. Spesso far stare male gli altri procura loro una grande soddisfazione. A volte ricorrono alla terapia per “migliorare” una relazione, ma ciò avviene solo quando hanno un egoistico interesse a rimanere in quella relazione e comunque si tratta di un’astuzia (prendono in giro le proprie compagne, il terapista, le loro famiglie nel far loro credere che possono e vogliono cambiare).

A relazione finita, gli psicopatici si ricordano delle emozioni che hanno provato, seppur si tratti di proto-emozioni, o sono in grado di cancellarle del tutto?

Possono ricordare il senso di euforia dell’inizio della relazione ma non provano alcun attaccamento reale e profondo verso l’artefice di quello stato. In altre parole, ricordano caldamente il proprio entusiasmo ma non la relazione o la compagna. Ecco perché gli psicopatici cercano sempre qualcuno di nuovo in grado di provocare la stessa euforia mentre si dimenticano di coloro che li hanno fatti sentire entusiasti in passato.

Ci sono differenze sostanziali tra gli psicopatici e i narcisisti patologici?

Ci sono differenze nel senso che tutti gli psicopatici sono narcisisti (egocentrici ed egoisti) ma non tutti i narcisisti sono psicopatici (giocatori di emozioni, bugiardi patologici ecc.). I narcisisti patologici, comunque, sono contraddistinti da un narcisismo talmente estremo da assicurare loro un posto molto vicino agli psicopatici nella gamma psicologica.

Cosa prova lo psicopatico quando una preda si dà alla fuga?

Molto spesso, rabbia. Collera. Ecco perché il periodo più pericoloso per una vittima è quello immediatamente successivo alla fuga dallo psicopatico o da qualsiasi tipo di abusante quando, molto probabilmente, lui sarà furioso che una sua preda, o qualcuno che controllava, ha avuto il coraggio di lasciarlo.

Quando tenta una ricattura è sempre in malafede o spera che le cose possano cambiare?

Uno psicopatico può sentire che è nel suo immediato interesse fare qualche cambiamento per andare incontro alla propria compagna, alla famiglia, agli amici ecc. Ma quei cambiamenti sono passeggeri, a breve scadenza ed egoistici. Non sono in alcun modo rivolti agli altri. Quindi,mi sento di rispondere che gli psicopatici non cambieranno mai in modo durevole per il bene di nessuno.

Durante la fase dell’idealizzazione lo psicopatico già sa come andranno a finire le cose o spera di aver trovato “quella giusta”?

I sentimenti degli psicopatici sono solo temporanei. A un certo punto possono sentirsi talmente innamorati da credere di aver trovato la donna giusta. Ma, allo stesso tempo, sono sempre strategici e manipolatori e i sentimenti molto superficiali. Quindi “quella giusta” di un giorno, un mese o un anno non sarà la stessa del giorno, del mese o dell’anno successivo. Il concetto di “quella giusta” o di amore vero non ha senso per uno psicopatico perché non è in grado di amare veramente.

Qual è l’effetto dello smascheramento e cosa prova quando le carte vengono scoperte?

Rabbia e derisione. Infatti, è comune che uno psicopatico ricorra a campagne preventive di denigrazione in grado di demolire la reputazione della vittima presso conoscenti e amici in modo che, quando lei racconterà agli altri dei suoi comportamenti, non sarà creduta.

Il blog Relazioni Pericolose ha superato abbondantemente ventimila visite in un mese di vita. Sembra che in Italia le donne facciano sempre più ricorso a strumenti di supporto come la psicoterapia, le letture e i confronti sui forum di recupero. Qual è la strada più veloce e sicura per uscire dalla sofferenza provocata dallo psicopatico?

Il mio consiglio alle donne italiane è prima di tutto cercare documentazione dettagliata sulle relazioni abusive, sulla psicopatia e sul narcisismo nei blog e sui libri che siano affidabili. Senza queste informazioni è facile “cronicizzare” l’abuso. Nel caso degli psicopatici carismatici, è semplice ricordare l’euforia della fase della luna di miele, collegarla all’amore romantico e poi ricondurre le cause della sua evaporazione e del successivo abuso a se stessi invece che ai propri compagni disturbati. Nelle culture latine, come in Italia, in Francia e nel mio Paese, la Romania, è facile confondere i tratti negativi come la gelosia, la possessività e la natura dominante degli psicopatici con la passione. Ma “il Don Giovanni” è attraente solo nell’opera e nella fiction. Nella vita reale questi personaggi sono portatori di guai. E’ molto importante accettare che la fase romantica della relazione patologica non è mai girata intorno all’amore e nemmeno alla passione, ma solo alla conquista, all’inganno e al nuovo trip dello psicopatico. Poi, quando ci si informa e si capisce di essersi imbattute in un partner patologico, si fugge e si stabilisce un serrato “no contact”. Qualsiasi contatto offre allo psicopatico l’opportunità di riacciuffarti, manipolarti e farti ancora del male, spesso più di prima. Questo non vuol dire vivere nella paura ma solo lasciarlo dietro le spalle e non coinvolgersi mai più con un altro dalla personalità simile. Trovare forum di discussione e confrontarsi con altre persone che sono passate attraverso un’esperienza così dolorosa può essere molto d’aiuto ma raccomanderei una certa cautela; dopo un periodo di tempo, esiste il pericolo di “avvitamento” e di “elucubrazione”: rimuginare, giorno dopo giorno, mese dopo mese e anno dopo anno la stessa brutta esperienza del passato, condividerla e commiserarla con le altre vittime. E’ importante trovare persone che sono passate attraverso questo trauma ma è altrettanto essenziale provare a curare altri aspetti della tua vita e non rimanere mentalmente incollata al trauma del passato. Dopotutto, non vorrai mica che questa brutta esperienza condizioni il tuo presente e il tuo futuro. Detto ciò, le vittime guariscono in modi e tempi diversi. Ci sono molti fattori in ballo: la loro infanzia, la loro personalità, il loro sistema di supporto; quanto lo psicopatico è riuscito a isolarle e a ferirle. Ma ricorda sempre che, alla fine, l’obiettivo è quello di guarire e stare bene, non far ruotare la propria vita intorno a una brutta esperienza.

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2015/11/05/my-answers-to-common-questions-about-psychopathy/

Traduzione Astra

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