Ribelle senza una causa

 

Lo psicopatico è un perdente che crede di essere un leader. A meno che non ci sia qualche vantaggio in vista, non ammetterà mai di essere in torto, né di aver sbagliato o di aver fatto male a qualcuno. Qualsiasi cosa combini- tradimenti, menzogne, manipolazioni, umiliazioni emotive e fisiche- proietta la colpa sugli altri e si ritiene al di sopra del resto dell’umanità. Invece di vedere se stesso come un individuo disturbato, un fallito che usa e sfrutta gli altri e che trascorre la vita da parassita incallito, é più facile che si consideri un “cane sciolto”, un dissidente solitario con una marcia in più e un anticonformista di ferro, contrario ai luoghi comuni e a classiche dicotomie tra giusto e sbagliato e tra vero e falso. Le persone coscienziose, che si prendono cura degli altri, sono reputate moraliste e di strette vedute.

Come il Superuomo di Nietzsche, lo psicopatico si considera al di sopra di qualsiasi regola del bene e del male, eccetto, naturalmente, quando vale il parametro dei due pesi e due misure: non apprezza, infatti, di essere usato, manipolato, deriso e umiliato dagli altri, come fa lui. Il narcisismo di sottofondo lo porta a guardare solo alle sue necessità, ai suoi piaceri e desideri, a gettare fumo sulle proprie colpe, nonché a proteggerlo da qualsiasi autocritica; la realtà viene distorta e adattata alle sue fantasie; squallore, violenza, stalking e perversione – giochetti sadici orchestrati a spese degli altri- sono ritenuti atteggiamenti edonistici, interpretazioni creative della realtà o intelligenti strumenti di persuasione. La manipolazione, la calunnia e la pugnalata alle spalle si trasformano, nella sua mente disturbata, in tattiche machiavelliche o semplici astuzie. Quando i ghigni malefici, che spesso fanno da corollario all’agire in malafede, diventano evidenti non ci si potrà più limitare a considerare il suo atteggiamento come infantile o innocuo. Anche quello di libertà è un concetto senza senso, visto che l’obiettivo principale è calpestare autonomia e diritti altrui. Lo psicopatico vuole controllare e fare male agli altri; per essere precisi, controllarli facendogli male.

Ammettere il proprio torto o assumersi la responsabilità di azioni che feriscono implicherebbe un certo grado di empatia; mettersi nei panni degli altri è cosa che lo psicopatico non solo è incapace di fare, ma che rinnega. Lascia che siano i suoi servitori, il resto del suo gregge, a prendersi cura del prossimo. Lui si sente un leader nato, anche quando non lo segue nessuno o sono in pochi a colludere con i suoi misfatti. Dopotutto, dalla prospettiva egocentrica di un personaggio del genere, l’umanità esiste solo per soddisfare i suoi desideri immediati.

In quelli ritenuti di volta in volta più utili – coloro, cioè, che sono in grado diffondere la sua buona nomea, che lo aiutano ad adescare prede, che gli rimediano compagnia sessuale o che possano garantirgli denaro, cose materiali e status- lo psicopatico crea l’illusione di un legame speciale; fa partire la macchinazione dell’allontanamento dai loro cari e instilla la mentalità del “noi contro di loro”. Quelli che riescono a sbirciare attraverso la maschera o scoprono cavilli e bugie diventano nemici e,conseguentemente, bersagli di odio e derisione.

La frenetica accumulazione di compagne sessuali, dei beni ed eventualmente anche di figli, legittimi e illegittimi, avuti con esse – una sorta di collezione predatoria di esseri umani- si sostituisce a qualsiasi profondità emotiva. La maggior parte di questi individui sono persone spietate e senza cuore; possono arrivare a disconoscere i propri figli dopo aver svalutato e scartato la donna con cui li hanno messi al mondo. A causa dell’assoluto narcisismo, che è alla base di tutto, uno psicopatico non può cambiare e, cosa ancora più importante, non vuole cambiare; vive in un mondo di fantasia – che per lui e i propri sostenitori è addirittura più reale della realtà- nel quale verità e menzogna hanno solo un significato strumentale e dove la moralità è solo un concetto romanzato appartenente ai deboli e alle menti ottuse.

Perché? Va ricordato che alla base della psicopatia c’è il narcisismo. La mentalità dello psicopatico è di assoluta grandiosità, senso di superiorità e mancanza di empatia. Sopravvaluta in modo esagerato le proprie capacità e i propri risultati e sottovaluta quelli degli altri. Solo perché si ritiene il migliore, si crede in diritto di fare ciò che vuole, anche se il suo comportamento è nocivo e distruttivo. Fa sentire i propri complici superiori e speciali per la sola associazione con lui e trasmette loro senso di onnipotenza e la convinzione di poter vivere sopra le regole. L’idiozia non può essere più ridicola e ripugnante quando è accompagnata da tale  pomposità e arroganza.

Come lo psichiatra Robert Lindner evidenzia nell’allora innovativo studio sulla psicopatia, Rebel without a Cause (1944), “Lo psicopatico è un ribelle, un contestatore di regole e parametri generali…Un ribelle senza una causa, un sovversivo senza uno slogan, un rivoluzionario senza un programma; in altre parole, la sua resistenza è diretta al raggiungimento di obiettivi  che siano soddisfacenti solo per lui; è incapace di fare qualsiasi cosa per il bene degli altri. Tutti i suoi sforzi, non importa sotto quale sembianza, rappresentano investimenti diretti a soddisfare i suoi immediati desideri e bisogni”.

Alcuni psicopatici sembrano seguire la famosa citazione del generale George Patton: “Conducimi, seguimi, o togliti di mezzo”. Solo che gli psicopatici non seguono, si rispecchiano; non conducono,  devastano. Per loro è difficile costruire e facile distruggere. Nella vita scelgono sempre la strada più facile. Alla lunga, la loro vita  si rivela una sequela di carriere fallite, sordidi crimini e relazioni perverse e superficiali. Anche se tentano di mettere mano alla realtà, questi “cani sciolti” dimostrano di essere niente di più che perdenti patologici guidati da impulsi sadici, consumati dall’invidia e impregnati di disprezzo per l’umanità.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2012/08/28/the-psychopath-as-self-proclaimed-maverick/

One thought on “Ribelle senza una causa

  1. Al di la della bravura del famoso relatore, pur condividendo una parte della’diagnosi’, si evincerebbe che qualsiasi persona manifesti indipendenza di pensiero e comportamentale, e, allo stesso tempo in grado di aiutare il prossimo senza ricevere nulla in cambio, se non la semplice gratificazione morale e riconoscenza , potrebbe teoricamente essere classificato ‘psicopatico’?. Leader di nasce…é penso sia la gente a riconoscere in ognuno tale ruolo. Morale o no. Credo che ‘lo psicopatico’ sia un uomo da curare mon da analizzare dandogli modo e tempo di agire. Se non li si fa, é perché i veri psicopatici sono i lobbisti del pensiero analitico avverso tali soggetti, che tentano analisi senza un fine. Spesso chi lo fa, ha esso stesso problemi d’identità. Basterebbe infine, per me, accettare che non tutto nella vita si può fare per ottenere un guadagno. Se lo ottieni bene, altrimenti non finisce il mondo, ma, resta l’azione, il bene che si è riusciti a fare.

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