La Sindrome di Stoccolma

Featured imageSi dice che se ti bruci con il fuoco non metterai più la mano nel forno caldo. Non è sempre così; qualche volta, è lo stesso abuso a legare emotivamente le persone a colui che lo esercita. Ci sono studi, infatti, in grado di dimostrare che la violenza psicologica, quando è condita da piccole gentilezze, può creare un legame tra vittime e abusanti anche più coinvolgente di quanto possa fare un comportamento corretto. Anche se faccio ricorso alla parola “vittima” per identificare chi soffre per mano di psicopatici, devo ammettere che non amo particolarmente questo termine per una serie di ragioni: in primo luogo, evoca un senso di passività, come se la donna non fosse responsabile della decisione di stare con lui o, peggio ancora, di rimanerci quando la maschera inizia a traballare. E’ difficile che lo psicopatico obblighi fisicamente qualcuno a stare con lui; sebbene intimidazioni e lavaggi del cervello siano all’ordine del giorno, generalmente la donna è consenziente.

Questo non significa, tuttavia, che chi si mette con lui sia “colpevole” o meriti di star male. C’è infatti un’altra ragione per cui non mi piace chiamarla “vittima”; questo termine può ricondurre a strani pregiudizi e a idee di purità morale, di moda nel passato, che tendevano a mettere sotto processo chi riceveva l’abuso. Per esempio, se ci si vestiva in modo provocante e si andava in giro di notte da sole si veniva considerate non proprio innocenti. Della serie, “se l’è cercata”.

Questa concezione oggi è ritenuta falsa e pregiudizievole. Le donne possono essere prese di mira e maltrattate anche senza essere senza che siano proprio angeli scesi in terra. Allo stesso modo, una persona usata e umiliata da uno psicopatico non si dovrebbe sentire in dovere di provare la propria moralità di fronte all’opinione pubblica per ricevere solidarietà. Nessuno in grado di provare empatia e amore verso il prossimo si merita il lavaggio del cervello, le intimidazioni, le menzogne, gli inganni, la manipolazione e la distorsione della realtà a cui uno psicopatico sottopone regolarmente la sua compagna. Nonostante non mi piaccia questa terminologia, faccio utilizzo comunque della parola “vittima” perché credo che le donne che iniziano una relazione e rimangono con uno psicopatico verranno, sotto alcuni punti di vista, vittimizzate. Per spiegare come si può essere depredate dando il proprio contributo, partirò dall’analisi della Sindrome di Stoccolma offerta dallo psicologo Joseph Carver nell’articolo “Love and Stockolm Syndrome: The Mistery of Loving an Abuser” (drjoecarver.com).

Carver sostiene di aver sentito spesso, da parte delle donne che stanno con gli psicopatici, frasi del tipo: “so che è difficile da capire, ma nonostante tutto quello che mi ha fatto, lo amo ancora”. Provare amore per un uomo che ci tratta male in continuazione può sembrare irrazionale ma, purtroppo, è abbastanza comune. Studi psicologici dimostrano che bambini molestati, donne malmenate, prigionieri di guerra, membri di sette religiose e ostaggi spesso si legano emotivamente agli artefici delle violenze. Qualche volta arrivano a difenderli ad amici,familiari e persino ai mezzi d’informazione, alle forze dell’ordine e ai magistrati quando i misfatti finiscono in un’aula di tribunale.

Questo fenomeno psicologico è così comune che ha acquisito un nome proprio: si chiama Sindrome di Stoccolma da un incidente accaduto a Stoccolma, in Svezia. Il 23 agosto 1974, due uomini armati di fucile entrarono in una banca e tennero tre donne e un uomo in ostaggio alcuni giorni. Alla fine di questa disavventura, sorprendentemente, le vittime presero le parti dei rapitori, difendendoli davanti ai media e alla polizia. Una donna ebbe persino una liaison con uno di loro. Quelli che soffrono della Sindrome di Stoccolma sviluppano un particolare e, certo non salutare, attaccamento nei confronti di chi fa loro violenza. Finiscono per accettare bugie e giustificazioni e a volte sostengono gli abusanti nell’umiliazione di altri. Questa condizione psicologica rende difficile, se non impossibile, mettere in pratica comportamenti idonei a velocizzare il distacco da chi ci fa male, come denunciarli alla polizia, smascherarli o lasciarli.

Il legame malato si fa ancora più saldo quando si alternano carota e bastone. Quando, cioè, menzogne, imbrogli, minacce (implicite o esplicite) e persino attacchi fisici vengono intramezzati da regali, biglietti romantici, cene fuori, ammissioni di colpe e complimenti occasionali. E’ inutile dire che nella testa di qualsiasi persona normale, un biglietto carino o un bel complimento non potrebbero cancellare anni di umiliazioni. Potrebbero farlo invece, e spesso lo fanno, quando in ballo c’è qualcuno le cui capacità di giudizio e autostima sono state seriamente compromesse dalla vicinanza di uno psicopatico. Una donna del genere interpreta qualsiasi regalo, insignificanti promesse e atti di gentilezza come segnali positivi. Erroneamente crede che questa è la volta buona: che il suo compagno si impegni a cambiare, che impari ad amarla e ad apprezzarla come merita. Vuole credergli anche quando lo schema si ripete ancora e ancora, non importa quante volte lo abbia perdonato. E’ quello che viene chiamato “trauma bonding” (legame di sofferenza).

La vittima della Sindrome di Stoccolma è attaccata all’idea irrazionale che se resiste e continua ad amarlo in modo incondizionato, alla fine lui riuscirà a vedere la luce. Lo psicopatico, da parte sua, incoraggerà questa falsa speranza fino a quando avrà voglia di prenderla in giro. Intravedendo occasionali parentesi di correttezza e dolcezza nel suo carnefice, la vittima dà la colpa a se stessa quando lui torna a maltrattarla. Essendo la sua vita monodimensionale- si veste, lavora e fa l’amore in modo da poter accontentare il suo carnefice- l’autostima è completamente dipendente dalla sua approvazione e ipersensibile alle sue critiche.

Come sappiamo, comunque, psicopatici e narcisisti non possono essere soddisfatti. Le relazioni con loro sono sempre basate sul controllo, mai sull’amore reciproco. Conseguentemente, più riceverà dalla sua compagna, più pretenderà. Qualsiasi donna che si pone come obiettivo nella propria vita la gratificazione di uno psicopatico è destinata a fare i conti, alla fine, con un’autostima a brandelli. Dopo anni di maltrattamento, può sentirsi troppo scoraggiata e depressa per lasciare il suo carnefice. Lo psicopatico può avere danneggiato la fiducia che lei ha di se stessa al punto da farla sentire incapace di poter attrarre qualsiasi altro uomo. Carver chiama questa distorta percezione della realtà, che gli psicopatici comunemente provocano nelle proprie vittime, “dissonanza cognitiva”. Leggiamo:

La combinazione tra Sindrome di Stoccolma e dissonanza cognitiva provoca la convinzione che la relazione non solo sia accettabile, ma addirittura necessaria alla propria sopravvivenza; la vittima sente, cioè, che se la relazione dovesse finire, crollerebbe mentalmente. Le relazioni lunghe, su cui queste persone investono qualsiasi cosa, come si suol dire riponendo tutte le uova in una cesta, finiscono per il regolare i livelli di fiducia e salute emotiva”. (drjoecarver.com).

Il solo modo per fuggire da questa pericolosa dipendenza è toglierti per sempre dall’influenza dello psicopatico. Qualsiasi contatto ti tiene prigioniera nella sua rete di manipolazione e inganno. Si tratta di una logica circolare: se hai la forza di lasciarlo e la lucidità di smontare la relazione con lui, allora probabilmente non soffrirai della Sindrome di Stoccolma. Ti potrai essere persa temporaneamente nella nebbia del legame psicopatico, come lo sono stata io. Ma coloro che soffrono della Sindrome di Stoccolma si perdono in un tunnel buio e non sanno più da che parte girarsi; probabilmente avranno bisogno di aiuto esterno per vedere la luce e salvarsi. Quindi, cosa possono fare famiglia e amici per loro?

La psichiatra Liane Leedom ne parla nell’articolo chiamato “How Can I Get My X Away From the Psycopathic Con Artist”? (lovefraud.com) consigliando di adottare, verso la vittima, un comportamento morbido più che martellarla con accuse dirette al compagno, che potrebbero metterla sulla difensiva. Come abbiamo visto, gli psicopatici esercitano forme di controllo sulle vittime succhiata dopo succhiata, come vampiri emotivi. Succhiata sta per “comportamento, conoscenza, pensieri ed emozioni”. Gli psicopatici cercano di controllare tutti gli aspetti della percezione della realtà delle proprie compagne.

Per contrastare questa influenza pericolosa, bisogna contro-succhiare. Fornisci alla vittima un’obiettiva percezione della realtà e un reale supporto emotivo. Se e quando si lamenta del compagno psicopatico, non mettere il carico da mille ricorrendo alle critiche. Sicuramente proverà di nuovo a difenderlo. Cerca, piuttosto, di essere un buon ascoltatore; descrivi con calma e in modo razionale le implicazioni dei comportamenti che la feriscono; dimostra che la capisci e offrile il tuo sostegno. In questo modo, avrà un termine di paragone tra il comportamento violento del suo compagno e il tuo autentico interesse. Come abbiamo visto, uno psicopatico fa sentire la propria lei insicura e patologicamente dipendente. Incoraggia la malcapitata a trovare fonti di gratificazione che non siano unicamente motivate dal desiderio di compiacerlo.

La questione della motivazione è cruciale. Le compagne degli psicopatici di solito perdono peso, si vestono meglio, trovano un lavoro migliore, coltivano interessi più interessanti, tutti segni che possono sembrare positivi. Ma non è così se queste cose sono unicamente motivate dal bisogno di conquistare l’approvazione dello psicopatico o di evitare la sua disapprovazione. La ricerca del consenso tiene la vittima- e la sua autostima- incatenata a un uomo disturbato che non riuscirà mai a soddisfare e che non ha a cuore il suo bene. Soprattutto, suggerisce la Leedom, famiglia e amici dovrebbero rassicurare la vittima che una volta liberatasi da lui, loro saranno lì a sostenerla; che non si troverà persa, trascurata e sola, come probabilmente lo psicopatico l’ha indotta a temere per tenerla sotto il suo controllo.

Qualche volta, famiglia e amici notano comportamenti comuni nella vittima e nello psicopatico. Entrambi, per esempio, possono mentire. La Leedom e altri psicologi sostengono che, purtroppo, questo fenomeno è abbastanza diffuso. Abbiamo visto che il contatto con lo psicopatico tende a essere contagioso e distruttivo, come un virus. Distorce le tue percezioni della realtà, corrompe i tuoi valori morali e diminuisce la tua empatia per gli altri. Secondo la Leedom,

“Questo è ciò che accade quando si ha qualsiasi nesso con uno psicopatico, non importa quanto lo si conosca e se si vive o no con lui . Ecco perché raccomando fortemente ai componenti della famiglia di tagliare i contatti con questo soggetto. E’ proprio il suo sistema di rapportarsi al mondo che ruota intorno a dinamiche di potere e controllo, il cui bisogno, per lui, è estremamente personale. Lo fa con una persona alla volta, una vittima alla volta; lo fa sistematicamente, con malizia e in modo premeditato. Quando ferisce qualcuno o lo mette nelle condizioni di far male agli altri, si ferma, esulta e dice “Mi è riuscito ancora, c…o, sono grande!” (usano anche un sacco di parole volgari)”. (lovefraud.com)

Proprio come la maggior parte delle persone prova un piacere viscerale facendo l’amore, mangiando cioccolata o guardando la squadra dei propri figli vincere una partita, così gli psicopatici provano grande soddisfazione nel far male agli altri. Essi si divertono a corrompere le proprie compagne così, anch’esse, diventano manipolative, ingannevoli e spietate come loro. Per uno psicopatico, distruggere l’umanità e la moralità della propria compagna, e non solo devastarle la vita di tutti i giorni, rappresenta un trionfo personale. Questi soggetti identificano, rincorrono, isolano, corrompono, svalutano e, alla fine, scartano una vittima alla volta. Con questo non intendo insinuare, naturalmente, alcun proposito di fedeltà ma sottolineare che sono in grado di concentrare la propria energia distruttiva nella devastazione di un’esistenza alla volta, una persona alla volta. Le donne sedotte entrano in quello che gli psicologi definiscono uno “stato ipnotico”. Gli psicopatici sono in grado di estromettere dai propri comportamenti qualsiasi aspetto in grado di rivelare la verità. Si concentrano, invece, sulle parti della realtà che si possano meglio adattare a contesti distorti. Questa logica spesso si applica anche ai loro familiari. I genitori di Neil Entwistle continuavano a sostenere il figlio anche dopo la condanna per omicidio. I genitori che si comportano in questo modo, spiega la Leedom “vogliono una famiglia perfetta come chiunque altro. Razionalizzano e giustificano i comportamenti nocivi dello psicopatico” (lovefraud.com). Naturalmente, quando i genitori si spingono al punto di ignorare o giustificare un omicidio, si tratta di comportamenti che si spingono nel terreno della patologia.

Eppure, non importa quanto amore e supporto puoi offrire alla vittima di uno psicopatico, come a tutti gli individui che soffrono di altre forme di dipendenza; solo lei può salvare se stessa. Alla fine, sta a lei trovare la forza dentro di sé per affrontare la realtà.

Gli psicologi stabiliscono che, in termini generali, più a lungo si sta con uno psicopatico, minore sarà la possibilità di riprendersi. L’amore tormentato verso di lui potrà durare per tutta la vita. Ma è molto improbabile che lui resti in zona per così tanto. Se non lasci tu, ci sono buone possibilità che ti lasci lui per inseguire, altrove, nuove opportunità. Conclude la Leedom: “La questione è se questo percorso, per concludersi, ha bisogno di così tanto tempo che la vittima, alla fine, avrà perso tutto di sé. Qualora ciò si verifichi, quando la relazione cade a pezzi esiste un elevato rischio di suicidio”. (lovefraud.com)

Maggiore è la conoscenza che si diffonde sulla psicopatia, più facilmente e in tempi più rapidi le vittime potranno riconoscere i sintomi di questo disturbo di personalità. Le informazioni che diamo in questi articoli potrebbero dare loro la forza di svincolarsi dalla seduzione psicopatica e dal controllo prima che sia troppo tardi.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2011/03/15/when-you-love-your-abuser-stockholm-syndrome-and-trauma-bonds/

6 thoughts on “La Sindrome di Stoccolma

  1. Grazie Astra per questo articolo. Io sono una di queste vittime. Sono stata in convivenza per 11 anni e devo riconoscere che lui è psicopatico. Non ho ancora eliminato tutti contatti con lui. Lui mi ha lasciato chiedendomi di andare via da casa. Alla fine ci sono riuscita. Ma possiedo ancora le chiavi e devo prendermi le mie cose. Sono passate solo 2 settimane da quando vivo sola. Credo che devo trovarmi una brava terapista per darmi una possibilità. quello che hai scritto è tutto vero. Purtroppo l’amore non guarisce gli psicopatici. L’unica stargli alla larga. Dico cosi perché sono consapevole ma sono sconvolta dal dolore di averlo perso. Non saprò mai chi è in realtà perché non si vuole rivelare. Purtroppo gli psicopatici tengono una maschera e non la tolgono. Ma io devo fidarmi solo del mio intuito, dargli ragione e stare alla larga da lui. Temo che il tutto derivi dal rapporto che ho avuto con mia madre e per questo non voglio vivere con la mia famiglia. Voglio farcela da sola ad uscire da questo incubo.

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    • Vic sii molto cauta quando vai a prendere le tue cose, e non andare assolutamente da sola. Le chiavi non ti servono. Puoi buttarle o meglio spedirle al suo indirizzo con una raccomandata, cosí che hai documentazione di avergliele restituite. Con questi non si Sa mai.

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      • Ciao Giusy, grazie per i consigli. Ieri è stata una giornata che ho avuto molto contatto con lui. Prima attraverso sms poi in serata ho accettato pure di vederlo in casa sua. L’ho incontrato perché mi diceva se mi ami vieni qui a fare amore. Ci sono andata perché ho voluto prendere il mio cuscino, con lui per fortuna non è successo niente di che. alla fine si avrei potuto farlo con lui ma lui alla fine non era molto interessato. È successo solo che mi sono sentita dire un sacco di bugie veramente accampate. Gli ho chiesto un abbraccio ma non ha servito a niente, mi ha abbracciato ma come un bambino che cerca di prendere affetto, era una cosa freddissima anche perché io ero arrabbiata ma cercavo una qualche sua espressione di affetto che non c’era. Lui è freddo è indifferente ed io sono dipendente affettivo da lui. È una sofferenza incredibile. È da un mese che ha iniziato con questa freddezza incredibile. sono stata li 2 ore. lui non riusciva di dirmi di andare via ed io ero abbastanza bloccata, poi c’è lo fatta. anche perché aveva iniziato a prepararsi per uscire. Mi rendo conto che ho nonostante tutto una bella forza forse perché in queste ultime settimane sto soffrendo tantissimo. Le lacrime che verso sola con me stessa credo mi servano per buttare fuori. Accettare di dover staccarmi da lui, prendendo tutte le mie cose, restituendo le chiavi, cancellandolo da facebook, whats up, non inviandogli più sms, assolutamente nessuna telefonata… quando ci riuscirò, non ne sono certa. Anche cambiare numero e cancellare il suo non sarebbe sbagliato. Spero ancora che torni ad amarmi come una volta. Forse non era amore ma solo passione come mi diceva lui, forse era solo desiderio e bisogno. Ultimamente ho continuato ad elemosinare affetto usando gli sms, cercando di suscitare una sua qualche parola di affetto. Sto ancora facendomi del male con questi comportamenti. È una dipendenza e avrò bisogno di supporto per poter smettere. O forse è una questione che …sono riuscita a smettere di fumare 5 anni fa e ce lo fatta perché avevo capito che le mie lacrime non mi avrebbero uccise e che quindi potevo smettere di fumare quando mi venivano gli attacchi di pianto, avevo capito che non dovevo accendere una sigaretta per anestetizzare più il mio dolore. Io accendevo la sigaretta per smettere di piangere, per calmare ansia e panico.
        ora ho ansia e panico e lo anestetizzavo cercando il suo affetto. Lui doveva colmare il mio vuoto affettivo…ma non lo vuole più fare. Mi ha detto che non mi ama. Mi ha usato sessualmente per anni ma si è stancato. Per me ha trovato il piacere con un altra, o con altre..ed io non gli servo più. Io lo amavo, credevo che la sua passione sessuale fosse suo amore, ho scambiato sesso per amore. Il tutto per 11 lunghi anni. Mi ha distrutto e con me la mia famiglia. Devo uscire dal tunnel…

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  2. Vorrei capire meglio questo passaggio… non mi è chiaro. Mi aiutate? grazie

    “Ecco perché raccomando fortemente ai componenti della famiglia di tagliare i contatti con questo soggetto. E’ proprio il suo sistema di rapportarsi al mondo che ruota intorno a dinamiche di potere e controllo, il cui bisogno, per lui, è estremamente personale. Lo fa con una persona alla volta, una vittima alla volta; lo fa sistematicamente, con malizia e in modo premeditato”

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  3. Io ho avuto una vita così, dopo tanto tempo ora mi sono ripresa e ho visto tutto il male che mi ha fatto. Purtroppo da questa storia è avvenuto un suicidio, mio figlio. Soffro di ansia depressiva e non voglio più saperne niente di lui. Ho paura però che accada a un altro figlio che diventi la vittima di turno. Anche se li ho messi in guardia è il loro padre. Ora sono grandi e possono difendersi, ma le insidie psicologiche sono peggio di quelle fisiche.

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