Vittime o sopravvissute?

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Non è semplice avere a che fare con uno psicopatico perché si è spesso combattuti sulla posizione da prendere. Non ci si sente mai sicuri e sulla terraferma perché il rapporto si fonda sull’illusione e su una montagna di menzogne; provare a uscire dalla relazione stordisce e confonde, proprio come viverla. Alcune vittime voltano pagina e non si guardano indietro ma altre, che costituiscono la maggioranza, non lo fanno e oscillano tra la posizione di vittima e quella di sopravvissuta.

Questa dicotomia rispecchia quella dello psicopatico e si richiama alla contrapposizione tra l’immagine angelica, completamente falsa, e la vera natura, diabolica e perversa. Le reminiscenze del personaggio costruito – le cene romantiche, i viaggi, i regali, le parole d’amore e l’aura di passione- possono essere molto forti e di difficile soffocamento; non sempre, infatti, la presa di coscienza di chi abbiamo di fronte riesce a cancellare i ricordi con un colpo di spugna. Talvolta si preferisce restare attaccate alla maschera piuttosto che affrontare la devastazione offerta dalla realtà.

Riporto di seguito immaginari discorsi fatti allo specchio dalle due figure in questione. L’oscillazione tra la posizione di vittima e quella di sopravvissuta è presente in tutte le relazioni con uno psicopatico. La vittima ha sempre scuse e giustificazioni per restare attaccata ai ricordi; la sopravvissuta affronta la realtà e trova la forza di andare oltre.

La sopravvissuta: “Mi ha mentito e tradito. Merito di più, con me ha chiuso”.

La vittima: “Non è colpa sua, lo fanno in tanti. Sono state le altre donne a sedurlo, non il contrario. La responsabilità è loro”.

La sopravvissuta: “In definitiva è il mio compagno, non il loro. Non mi importa chi sono e quello che fanno queste signore, l’unico responsabile è lui. Andrò oltre e troverò un uomo che mi ama e di cui potermi fidare”.

La vittima: “Odio le altre donne per avermi e averCI fatto questo. Se non fosse stato per loro, lui sarebbe rimasto fedele”.

La sopravvissuta: “Non posso voler bene a un uomo così amorale. Non si tratta di amore vero, onesto e sano. E’ solo un bisogno, mi sto attaccando a come vorrei lui fosse, a semplici sogni e non alla realtà.  Devo aprire gli occhi e vedere quante cose belle ci sono da vivere invece che pensare alla relazione con lui”.

La vittima: “Come faccio a voltare pagina quando qualsiasi angolo di questa città mi ricorda i momenti trascorsi insieme? Quando ho passato così tanti anni con lui? Non posso cancellare il passato e tutto quello che ho investito nella nostra relazione; devo impegnarmi di più e farla funzionare. Non farlo vuol dire fallire e io non voglio, non posso mandare a rotoli la cosa a cui tengo di più: il nostro amore”.

La sopravvissuta: “Siamo passati attraverso situazioni simili già un sacco di volte. Gli ho dato una miriade di possibilità. Siamo ripartiti da zero non mi ricordo nemmeno quante volte per ritrovarci al solito punto: mi mente, mi tradisce, mi umilia e mi dà per scontata. Ha svuotato di significato la nostra relazione. Non so se rimarremo insieme o quando mi rilascerà per un’altra. Quante altre volte mi metterà da parte ad aspettare che torni”?

La vittima: “Però bisogna ammetterlo: torna sempre. Non importa se è lui a stancarsi o se sono le altre a lasciarlo. La cosa che conta è che lui torna sempre da me, da noi. La nostra relazione è più solida e lui tiene molto più a me che a loro.  Questo mi dà la forza di tenere duro”.

La sopravvissuta: “Aspettare è una mia debolezza. E poi, aspettare cosa, che si realizzi un sogno? Se ci tenesse sul serio, lo dimostrerebbe trattandomi con il  dovuto rispetto, in modo serio e costante, non solo quando si stufa dell’ultima di turno. Non mi metterebbe in un angolo del cassetto come un calzino vecchio. Non giocherebbe con i miei sentimenti e speranze come uno yo-yo, avanti e indietro, sparendo e ritornando, come se fossi la sua domestica. Merito di più. Devo andarmene”.

La vittima: “Andarmene dove? E per cosa? Quante persone per bene ci sono in giro? Almeno lo conosco e so che è così. Quelli sconosciuti fanno ancora più paura. E poi, il passato? La nostra casa? Le nostre famiglie? I sogni di matrimonio? I bambini insieme? Posso andare dove voglio ma è con lui che voglio e ho sempre voluto stare”.

La sopravvissuta: “Ho possibilità di scegliere, non sono obbligata a rimanere ancorata a questa relazione insignificante che mai sarà in grado di appagarmi. Una volta ero forte e indipendente. Gli altri mi consideravano un pilastro, mi chiedevano consigli, ora vedono come lui mi tratta e si dispiacciono per me. Possono essere gentili e sdrammatizzare ma capisco cosa pensano da come mi guardano. Mi vedono debole e dipendente da lui. Devo fare qualcosa: quest’anno dimostrerò a me stessa e a tutti quelli a cui voglio bene che ce la posso fare da sola. Tornerò la persona che ero prima di incontrarlo”.

Sta solo a voi passare da vittime a sopravvissute e spero di avervi aiutato con questa lettura.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/2010/12/19/oscillating-between-victim-and-survivor/

One thought on “Vittime o sopravvissute?

  1. VAMPIRO di Marina
    VIVO NELLA FISSITA’ DEL TEMPO POICHE’ DA INFANTE UCCISERO OGNI MIO ANELITO DI VITA.
    VAGO BRAMOSO PER CORRIDOI, AFFOLLATI INDOSSANDO UNA MASCHERA DI INATTACCABILE MORALITA’ .I MIEI OCCHI SI POSANO SU COLORO NEI QUALI PERCEPISCO LA VITA. NE RUBO L’ARDORE ,OGNI UMANA PULSIONE PERCHE’ POSSANO SCALDARE QUEL GELO MORTALE CHE MI HA INGHIOTTITO.
    RIDUCO A BRANDELLI ANIME VIVE E,DETURPATELE, LE LASCIO ESANGUI O FOLLI.
    SONO STIMATO,ADORATO,TEMUTO .PER MESTIERE SI AFFIDANO A ME LE PERSONE ED IO MI AGGIRO PER LE STRADE CERCANDO IL PLAUSO DI UN PUBBLICO CHE MI VEDE QUASI DIO,ISTUPIDITO E CONFUSO DALLE MIE PAROLE.
    SUONO UN FLAUTO MAGICO A DONNE FATTE DI CARNE E SANGUE CHE RENDO PAZZE E SCHIAVE E ADORANTI.
    ONNIPOTENTE,NON TEMO NULLA SE NON UNO SPECCHIO CHE RIFLETTA L’ASSENZA DEL MIO VOLTO,LA BRUTTEZZA DEL NULLA E UN BACIO D’AMORE ,CALDO E VIVO CHE MI RENDEREBBE FURIOSO GIACCHE’ RIFUGGO LA VITA ,LA INSEGUO E LA FUGGO,CONGELATO IN UNA MASCHERA SENZA VOLTO.
    DIO ,SI SONO DIO,CONDANNATO AD UNA ETERNA DISTANZA DALL’UMANITA’ SENZA CUI NON VIVO MA CON LA QUALE NON POSSO PIU’ CONDIVEDERE IL CALORE .
    NELL’ASSORDANTE SOLITUDINE DELLA MORTE MI FINGO VIVO PER POTER PARALIZZARE ED INCANTARE STOLTE CREATURE DI INGENUA BELLEZZA E SUCCHIARE SENZA PIETA’, SENZA GIOIA LA LINFA VITALE CHE ALMENO COMPONE LA GROTTESCA MASCHERA CHE INDOSSO PER APPARIR DI SEMBIANZA UMANA.
    INCHIODATO A META’ ALLA CROCE DEL MIO DESTINO IMMUTABILE ,TRASCINO L’UNICO BRACCIO SFUGGITO AI CHIODI DEL NULLA ED AFFERRO CARNE FRESCA ,STRAPPO BACI VERI ,BEVO IL SANGUE DI CHI, SAPENDO SORRIDERE, MI SI AVVICINA E CADE AI PIEDI DEL LEGNO CHE SORREGGE L’INVOLUCRO PUTRIDO DEL MIO ESSERE MORTO.

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