La dissonanza cognitiva

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Chi si è trovato coinvolto nella relazione con uno psicopatico sa che c’è una fase di negazione della realtà. Affrontare le cose per quello che sono, ossia accettare che la persona che si vendeva per il tuo più caro amico o l’amore della tua vita è in realtà un serpente che ti morde alle spalle e il cui unico scopo nella vita è umiliare gli altri, è semplicemente scioccante. Alcune vittime rifuggono nella negazione piuttosto che confrontarsi con questa triste realtà. Non sono pronte cioè ad accettare la verità e la soffocano, andando incontro ad ansia crescente, fenomeni di proiezione e incubi.

Ad un certo punto, però, l’evidenza di una personalità seriamente disturbata non può non uscir fuori, specialmente una volta che lo psicopatico, non essendo interessato alla preda quanto prima, non ha più tanta voglia di sforzarsi di tenere su la maschera. La negazione totale a quel punto non è più possibile: le chiuse della realtà improvvisamente si spalancano e una sfilza di incongruenze, bugie, manipolazioni, critiche e abusi emotivi viene a galla.

Ma persino in quel momento è difficile fare i conti con una presa di coscienza così pesante. Il cuore batte ancora e sono recenti le frottole a cui abbiamo creduto durante la fase della seduzione, e cioè che quello fosse amore vero. Abbiamo la testa piena di ricordi dei bei tempi ma la verità sui tradimenti, l’inganno costante, le manipolazioni e la pugnalata alle spalle non possono essere più negati. Non possiamo ignorare tutto ciò che abbiamo capito sul disturbo in questione e tornare all’ignoranza originaria, alla completa cecità. Il risultato è un’esperienza contraddittoria: una battaglia interna tra l’aggrapparsi alla negazione e accettare la verità.

La dissonanza cognitiva è una dolorosa incredulità segnata da una intrinseca contraddizione nello stato d’animo della vittima e nel suo atteggiamento nei confronti del carnefice. In 1984, forse il miglior romanzo scritto sul lavaggio del cervello, fenomeno tipico dei regimi totalitari, George Orwell ha coniato un suo termine per definire questa contraddizione: lo ha chiamato bispensiero (doublethink). Il bispensiero non è logico ma costituisce un comune meccanismo di difesa nei confronti dell’inganno, della prevaricazione e dell’abuso. Le vittime delle relazioni con individui disturbati ne fanno uso, anche a solo livello subconscio, per tentare di riconciliare la divergenza tra quanto detto e fatto dai vampiri affettivi che si stanno impadronendo delle loro vite.

La negazione può assumere forme diverse: può manifestarsi come il prolungamento della idealizzazione dello psicopatico della fase della seduzione o può spingerci a rovesciare la colpa del fallimento della relazione dal colpevole, e cioè lui, su di noi o altre vittime. La soluzione più semplice, infatti, è dare la colpa ad altri, né a se stessi, né tantomeno allo psicopatico. Quante volte si dà la colpa dei tradimenti all’amante invece che al fedifrago? E’ molto più facile colpevolizzare qualcuno per cui non hai investito emotivamente rispetto a qualcuno che ami, soprattutto se ancora lo desideri.

Altre vittime danno la colpa a se stesse. Accettano la proiezione della responsabilità su di loro, da parte dello psicopatico, e iniziano a domandarsi: dove ho sbagliato e cosa ho fatto per farlo allontanare? In cosa ho mancato per non essere riuscita renderlo felice? Non sono stata abbastanza intelligente, seria, lavoratrice, bella, sexy, attenta, remissiva?

In presenza di dissonanza cognitiva, consapevolezza e conoscenza della psicopatia non sono sufficienti ad evitare la devastazione emotiva. Ci si continua a spostare tra la figura idealizzata e il patetico personaggio reale. All’inizio, durante la fase della seduzione, l’illusione è che lo psicopatico possa davvero amarti, impegnarsi e rispettarti. Poi, una volta iniziata la fase di svalutazione e scarto, sei portata a credere che lui sia in grado amare gli altri, ma non te, che tu non sei giusta per lui ma che gli altri lo sono. E’ questa è la vera illusione che lo psicopatico cerca di instillare nelle vittime quando entra nella fase della svalutazione. Lui la pensa così perché non vede mai qualcosa di sbagliato nei propri comportamenti: se non è più preso di qualcuna, secondo lui, sono le mancanze di lei che hanno provocato il suo allontanamento.

Dal momento che si è sotto abuso emotivo e in piena fase di svalutazione, ci si convince che questa sia la realtà, nonostante sappiamo che è la loro patologia a non consentirgli di saper amare e curarsi degli altri. Ma con il tempo e il no contact la consapevolezza, da razionale, si fa anche emotiva. Entrambe emergeranno e le briciole dell’illusione si polverizzeranno.

La dissonanza cognitiva è tipica di tutte le vittime degli individui dalla personalità disturbata. Essa non si verifica nelle relazioni sane per diverse ragioni:

  1. gli individui sani hanno parti buone e cattive del proprio carattere ma non la doppia personalità del dott. Jackyll e Mr Hyde; una maschera di sanità che nasconde i veri tratti maligni e distruttivi;
  2. nelle relazioni sane c’è trasparenza: cosa si vede è quello che esiste. Le persone sono quello che sembrano, con pregi e difetti;
  3. le relazioni sane non si basano sull’abuso emotivo, dominio e una montagna di bugie e manipolazioni;
  4. le relazioni sane non finiscono brutalmente, come se non fossero mai esistite, perché la gente normale non si stacca così velocemente dai rapporti profondi;
  5. al contrario, quando le relazioni sane finiscono, entrambe le parti accettano la cosa e vanno avanti. Non esiste stalking, il tipico segnale della personalità disturbata che non riesce a staccarsi dall’ossessione del dominio: un patetico tentativo di riaffermazione del controllo su una relazione finita per sempre.

La dissonanza cognitiva è presente quando c’è un’inconciliabile contraddizione tra la triste verità e la consapevolezza che, qualora si decida di prenderne atto, la realtà sarebbe talmente dolorosa da rendere preferibile l’illusione. E’ anche un segnale che lo psicopatico ha ancora qualche forma di potere su di te e che continua ad occupare un posticino nella tua testa. Se da una parte inizi a respingerlo, dall’altra conta ancora. E non dovrebbe: lui è un bluff, le sue opinioni distorte; i suoi rapporti con gli altri, persino quelli che dice di amare, sono solo legami di dominio. Razionalmente, già sai che le sue opinioni e quelle dei suoi sostenitori non dovrebbero avere spazio nel tuo mondo.

Ma, emotivamente, a te ancora importa quello che lui pensa o sente. Stai dando troppo potere ad una persona disturbata. E’ questa un’altra forma di dissonanza cognitiva, forse la più pericolosa. Taglia questi legami immaginari e le corde del potere che ancora ti rendono legata ad una persona malata.

Niente di positivo deriverà mai dal permettere ad uno psicopatico e ai suoi sostenitori, anch’essi disturbati, di rimanere nel tuo cuore e nella tua testa.

La discordanza tra le loro prospettive, disturbate, e la tua, sana, crea una tensione interna che viene chiamata anch’essa dissonanza cognitiva. Per eliminarla devi liberarti nel corpo, nella testa e nel cuore dello psicopatico, dei suoi sostenitori e dei loro parametri di giudizio. Quello che loro fanno, dicono o credono e gli stupidi giochi a cui fanno ricorso semplicemente non contano più.

https://psychopathyawareness.wordpress.com/category/cognitive-dissonance/i

Traduzione Astra

19 thoughts on “La dissonanza cognitiva

  1. “Le relazioni sane non finiscono brutalmente, come se non fossero mai esistite, perché la gente normale non si stacca così velocemente dai rapporti profondi.”
    Ed anche durante la “relazione” mi ritrovavo a dirgli: “Sembra che se io ti telefoni o non ti telefoni, se venga da te o non venga da te, se ci sia o non ci sia , per te sia la stessa cosa”.

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    • La devastazione del trauma alla scoperta di aver messo la mia vita nelle mani di un disumano psicopatico mi ha spinto a parlarne con i miei più cari amici. Un senso di pudore per l’orrido mi trattiene ancora dal parlarne ai miei familiari. In ogni caso, parlarne con i miei più cari amici non mi ha aiutata. Perchè? per quanto mi vogliano bene e cerchino di aiutarmi, sento che non hanno idea di quello che mi capita e di come sto. Per loro sto soffrendo per la fine di una relazione, che è sempre dolorosa. Certo, si rendono conto che ho vissuto in un rapporto altamente abusante, ma continuano a pensare in termini ‘normali’ di questa relazione. Solo le vittime di psicopatici &co possono davvero capire la differenza tra la fine di una relazione e la fine del dominio manipolatorio e abusante con individui profondamente disturbati. Nel secondo caso, non c’è proprio neppure un’ora della relazione (i bei tempi) che può essere salvata. Tutto il tempo ci siamo mossi all’interno dello spazio illusorio che lo psicopatico aveva costruito per noi. Terrificante.

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  2. Ditemi come si fa!! Come si fa a dimenticare e a ricostruirsi una vita dopo che sei stata carne da macello per nove anni!! Come si ricostruisce una vita spezzata e violentata in così crudele modalità? Come si fa a 50 anni??

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    • Pina è proprio a 50 anni che bisogna farcela. E’ proprio a quest’età che si hanno finalmente gli strumenti per leggere le cose nero su bianco, con lucidità, distanza e saggezza. Forza e coraggio. Hai un sacco di tempo davanti a te.

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    • Cara Pina, il trauma che hai subito è profondissimo, le perdite che hai avuto (in termini emotivi, psicologici, di tempo, di denaro, e altro) sono ingenti. Però guarda che i tratti della tua personalità che ti hanno resa cosí utile al mostro, come la tua grande capacità di amare, dare, capire gli altri e proteggere le loro debolezze, impegnare tutta te stessa in una relazione, sono proprio le stesse su cui
      Puoi far leva per riprendere quota. Proteggi questi tuoi meravigliosi tratti, guardali come un grande tesoro. Ho parlato con vittime che hanno dedicato anche 25 o 30 anni della loro vita ad un mostro. Sono uscite dall’abuso e dalla trappola vampirizzante più morte che vive. Già uscirne è difficilissimo, ma tu ce l’hai fatta, dato che scrivi qui. Ora si tratta di recuperare energie ed equilibrio. Datti tempo, fatti aiutare in tutti i modi da chi ti vuole davvero bene, fatti aiutare da professionisti, aiutati leggendo ed informandoti. Scrivi scrivi scrivi, qui, in un diario, ovunque. E soprattutto non colpevolizzarti. È davvero difficile capire di vivere in un inganno costante, mentre si è sotto l’effetto dei più abili manipolatori che popolano la Terra.

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    • Cara Pina se tu fossi “inutile” priva di energia positive e di ottimo materiale umano ,il tuo ex vampiro non ti avrebbe voluto manco di striscio. Se ti facessi leggere (e non lo farò 🙂 le caratteristiche che un uomo deve avere per piacere alla mia ex NP ,capiresti meglio….
      Ti senti svuotata ed è normale,hai 50 anni beh un ottimo inizio per ricominciare a ritrovarti e far ricrescere le cose buone che hai dentro di te. A poco a poco cara Pina. Ciao.

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  3. Si il problema di cambiare vita sta proprio nel dover lasciare l illusione di quello che per noi è stato un amore. La paura del vuoto, il dolore della consapevolezza di aver amato chi?Una persona che ci ha usate facendoci credere che fosse amore…è dura ricominciare.

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  4. ” Non voglio ricordarti che sei stata tu , con le tue paranoie e le tue sclerate , a farmi capire che tra noi due non può , non poteva , non potrà mai esserci nulla .”
    E’ parte di uno degli ultimi messaggi che mi ha mandato .
    Nel coniugare in tutti i tempi verbali – presente , passato , futuro – c’è il disconoscimento di una relazione forte , di un vissuto importante , parole atte a ferire in modo chirurgico e senza anestesia .
    Non è umano .
    Io , ancora , non riesco a vivere . Sopravvivo in attesa di alzarmi felice come una volta .
    Tre mesi di no contact , non era mai successo in sei anni , resisto .
    Scusate ma il fine settimana è il momento peggiore per me .

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    • Il fine settimana è il momento peggiore per tutti. Normale. Ma tornerai a riassaporarlo una volta che riacquisterai la libertà, Stellina. E ti sembreranno week end meravigliosi anche con il freddo, la pioggia e la febbre a 40. Perchè non ci sarà più quel nodo alla gola, quel sentimento di rabbia e rimpianto, di paure e di sensi di colpa che tirano in ballo credenze sulla propria inadeguatezza. Ci sarà solo la felicità di averlo lontano dalla testa e dal cuore. E la consapevolezza di esserti salvata.

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    • Classico messaggio in cui lui è la vittima e tu la causa del problema perchè paranoica, isterica, instabile, ecc. Purtroppo è facile crederci, specialmente per chi ha sempre dato fiducia al partner ed è una persona riflessiva che si Mette in discussione. Eppure sono tutte balle, dette da chi sa benissimo di mentire. Non è che lui non sappia che i suoi comportamenti sono negativi, al contrario proprio perchè lo sa perfettamente ti attacca convinto che tu la beva (come hai sempre fatto mentre stavi con lui).

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      • Grazie Astra e Giusy , come sempre sapete trovare le parole giuste per incoraggiare me come le altre persone che scrivono in questo blog .
        La mia strada è ancora lunga ma non desisto .
        Vi saluto con questo poemetto di Shakespeare che non conoscevo e trovo bellissimo .

        “ Siano lapidati da cuori di pietra, donne gentili, persa gentilezza, siano con loro feroci più che tigri”.
        Lucrezia (William Shakespeare)

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  5. Eh già … il fine settimana è davvero terribile e così tutti i momenti in cui resto sola con me stessa. Devastante!
    Oramai è da un anno che non sento il mio ex, ma so che esiste a pochi km da qui, non lo vedo salvo rare apparizioni casuali sul lavoro e resto ammaccata per due giorni … un anno difficile, lui mi ha scartata dopo nove anni di relazione dandomi colpe assurde senza parlarne, ma liquidandomi con una breve telefonata. Lui disse di avere un’altra e poi dava la colpa a me di averlo tradito. Non ho mai capito bene se fossi io o lui ad aver sbagliato!
    Ora mi evita da un anno. Sono io il mostro? Chi lo sa cosa è accaduto nella sua testa! Mi ha imbrogliata per nove anni?
    Sono in modalità autoriparazione, difficilissimo, durissimo non so come sono andata avanti ero paralizzata, ma inconsciamente e senza nessuna voglia di vivere ho iniziato ad impegnarmi nel lavoro di più per distrarmi, ho fatto un sacco di cose per evitare di stare sola. Il suo ricordo, quello dei momenti belli, non va via e a volte mi vengono in mente delle immagini di noi, poi torno a pensare a come sto e capisco di aver amato inutilmente una persona diversa, cambiata … sono stanca e vorrei uscire da questo tunnel, ma ancora non ci riesco. Ce la farò a non amarlo più? Io sento di avere dentro un meccanismo rotto … che non funziona più …

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    • Cara Saretta , anche io mi chiedo se ne uscirò mai .
      Mi è d’aiuto questo blog , il confronto delle nostre esperienze .
      Trovo interessante e veritiero questo stralcio di un articolo del Dott.Secci .

      “Il narcisista patologico lascia in eredità dubbi, domande, questioni in sospeso disseminate ad arte, allo scopo di imprimere un segno indelebile e sempiterno sulla sua “vittima“.
      A dispetto del suo abbandono perentorio e della svalutazione apparentemente definitiva del partner o della partner, molto spesso il narciso si serve del non detto, dell’ambiguità e del dubbio per paralizzare la partner o il partner in un doloroso e potenzialmente infinito “de profundis” dell’amore negato.
      Possono passare mesi o anni di non contatto, il narcisista non ha il senso del tempo perché vive intrappolato in un eterno presente. Perciò, se per la “vittima” ogni istante dopo la rottura pesa come un macigno, per il narciso è un attimo sfuggente. Per il manipolatore affettivo, la sola cosa importante è guadagnare la certezza di aver lasciato un ricordo di sé, di aver piazzato al centro della vita di qualcun altro una solida ed imperiosa statua a propria immagine e somiglianza, al cospetto della quale gli altri uomini o donne, saranno ridotti a passanti microscopici, ad esili figure umane annientate dal fulgore della propria invadenza postuma.
      Lo scopo più o meno consapevole del narcisista perverso è sterilizzare emotivamente l’altro, così da lasciarlo come mummificato in uno stato di adorazione perpetua. Esattamente, come nel mito narrato da Ovidio e da Conone accadde alla ninfa Eco, condannata a vagare per sempre da sola nei boschi, incorporea e avvilita dall’amore negato.”

      Un saluto a tutti .

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  6. Mi ritrovo un po’ nel tema della dissonanza cognitiva. Ero andata via e sono tornata, avrei dovuto affrontare le mie paure della solitudine nel momento in cui si sono manifestate invece di pensare che la soluzione potesse essere quella di riprendere una relazione tormentata ma esistente. Sentirsi sola mentre tutti gli altri hanno la propria vita e come dice Pina, a 50 anni (suonati, per me) è tutto molto difficile. E senza una lira, che hai investito in un sogno che non potrà mai appartenerti, che ti dicono che se lo vorrai, “lo pagherai ad un prezzo molto alto”.
    Mi sento infinitamente amareggiata, mi sembra che mi si stia sgretolando la terra sotto i piedi e ricordo quei passaggi di “Penelope alla guerra” che dicono più o meno così: “tu ritorni, Giò, con il cuore e il cervello sbranati da una ferita gravissima, ma gli altri lo ignorano perché in apparenza tu sei come prima. Non dire che sei cambiata, non raccontare la guerra che ti ha fatta cambiare, la tribù dove vivi non sa che farsene dei martiri e degli eroi. Essi sono i pazzi in un mondo di savi. Devi tacere o mentire per non spaventarli” e ancora: “sei sola, sola, dal momento in cui nasci e piangi perché hai visto il sole. Non c’è amante, amico, genitore o fratello che possa aiutarti.Essi si chineranno più o meno a lungo su di te per fasciarti e curarti, per poi riprendere la loro strada sulla quale saranno a loro volta irrimediabilmente feriti”.

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    • Penelope, un consiglio molto pratico. Consulta un buon avvocato per vedere che cosa potresti fare, in eventuali scenari futuri, rispetto ai tuoi investimenti. Magari esiste un modo per proteggerti economicamente. Magari no, ma è meglio avere molta chiarezza su questo aspetto.

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      • L’ho già fatto, Giusy, purtroppo non posso fare molto se non cercare di recuperare quello che posso dimostrare (una piccola parte). temo inoltre, data la frase recentemente pronunciata (“non esiste più il reato di abbandono del tetto coniugale ma andando via mi hai fatto mancare l’aiuto morale”) si rivarrebbe con l’addebito e non ne ricaverei nulla…

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