The Seducer: un romanzo sulla seduzione psicopatica

 

I seduttori psicopatici, da bravi predatori, prendono di mira più vittime. Alle più promettenti, quelle che emanano odore di vulnerabilità e di desideri irrealizzati, in grado per questo di attirare persone disturbate in cerca di controllo, si attaccheranno in modo parassitario e più a lungo. Per quanto riescano a sedurre, conquistare ed imbrogliare e per quanto potere possano acquisire, non si sentiranno mai sazi e soddisfatti perchè emotivamente miseri. Tutto ciò si possa dar loro, amore, emozioni, attenzioni, tempo e denaro, tutto scivola vorticosamente, come in un buco senza fondo, senza che si sentano mai pieni.

I narcisisti sono psicologicamente molto simili, solo che la necessità di controllo è sostituita con quella di conferme da parte degli altri. Personalità narcisistiche sono spesso bravi artisti, ricercatori, scrittori, produttori cinematografici e politici. Hanno tutti gli strumenti per affermarsi egregiamente ma i desideri di convalidazione, soddisfatti in modo effimero e sempre più irraggiungibili, sovrastano qualsiasi successo. La vittoria è solo passeggera e la sensazione di aver raggiunto il massimo, come cantanti, produttori o scrittori, si trasforma rapidamente in qualcosa appartenente al passato. La vita per loro si rivela una interminabile corsa al successo, come i criceti nella ruota, indipendentemente da quanto diventino ricchi e famosi.

Ma anche le vittime, certamente non psicopatiche né narcisiste, hanno un desiderio insaziabile: quello d’amore. E’ quanto descrivo nel romanzo The Seducer, attraverso il personaggio di Ana, a cui ho dato il nome in omaggio a Anna Karenina, la protagonista del romanzo di Tolstoy. Se siamo tentati di tradire ed imbrogliare quelli che amiamo, se cediamo alle promesse di passione, felicità e impegno che ci fanno questi pericolosi predatori sociali è perché anche in noi, in qualche maniera, c’è un insaziabile fame di amore. Questo bisogno può derivare da un trauma o una ferita narcisistica subiti in passato e costituisce una fantasiosa, irreale bramosia che non può essere trasformata in realtà.

L’amore genuino, quello vero, richiede pazienza, dedizione ed impegno. Dipende dal lavoro,  dalla forza di volontà e a volte dallo spirito di sacrificio. Gli psicopatici possono tentarci con promesse di immediato appagamento e amore passionale, la cui realizzazione richiede poco lavoro; ma si tratta di una falsa speranza e una pericolosa illusione, nonché di una forma di disconoscimento del vero amore e della realtà.

Nel mio romanzo The Seducer cerco di delineare un quadro psicologico nel quale trovano posto tre forme di ingordigia emotiva: 1) l’insaziabile necessità di controllo e potere sulle donne di Michael, lo psicopatico; 2) l’insaziabile bisogno di conferma che imprigiona nelle sue grinfie la debole e narcisista Karen; e 3) l’insaziabile fame di amore di Ana, che rappresenta lo sforzo, l’esigenza, il vuoto che spingono le vittime nelle braccia di questo pericoloso predatore sociale.

Qualsiasi donna può diventare una tragica protagonista, come Ana, se persiste nel perseguimento di bramosie clandestine che non hanno realistiche possibilità di appagamento. Scritto nella tradizione dei miei romanzi preferiti del diciannovesimo secolo, Anna Karenina e Madame Bovary, ma con una piega psicologica contemporanea, The Seducer vuole dimostrare che il vero amore può essere trovato nelle nostre vite ordinarie piuttosto che in evanescenti fantasie  mascherate da grandi passioni.

Traduzione Astra

https://psychopathyawareness.wordpress.com/category/the-insatiable-longing-for-love/

10 thoughts on “The Seducer: un romanzo sulla seduzione psicopatica

  1. Anch’io ho sempre bisogno di conferme. In amore, in famiglia e nel lavoro. In ogni cosa.
    Se ricevo dei complimenti, il piacere è momentaneo, resto sempre insoddisfatta. Però non sono mai stata una predatrice, non ho mai sfruttato o manipolato nessuno (se anche volessi farlo sarei una pessima manipolatrice) per ottenere queste conferme. Sono anche troppo sincera, insicura, ansiosa, facile ai sensi di colpa.
    Da ragazza ero un po’ stupidamente vanitosa, sognatrice e superficiale. Non mi riconosco completamente nella narcisista, anche se qualche tratto temo di averlo.
    Non ho letto il romanzo, purtroppo non conosco l’inglese così bene da leggerlo.
    Dalla recensione mi sento a metà tra Karen e Ana, comunque una che non ha saputo trovare e costruire un amore reale nella vita ordinaria.
    Non mi sento solo vittima, credo di aver contribuito con certe mie caratteristiche, debolezze e frivolezze a realizzare il disastroso risultato ottenuto.
    Una volta in Egitto un venditore mi ha rifilato un pezzo di papiro a un prezzo esagerato, una fregatura di cui mi sono resa conto solo ad acquisto avvenuto.
    Mio marito ha assistito all’acquisto senza intervenire, dopo alle mie lamentele ha risposto: “Tu desideravi essere fregata più di quanto lui avesse desiderio di fregarti”.
    Era psicopatico, di certe cose se ne intendeva e questa è la migliore sintesi della mia vita.

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    • Colpevolizzarsi è piuttosto tipico, ma spero che rielaborerai ancora questo punto. La risposta di tuo marito è molto interessante, perche colpevolizza la vittima. Una cosa che lo psicopatico fa sempre: ho fatto quello che tu desideravi, ti ho ingannata ed era quello che cercavi. Mancava solo che aggiungesse : ‘e non ringrazi il signore che ti ha dato la fregatura che tanto ti sei cercata? Pure ingrata!’ Puoi capire che per tuo marito, convincerti che la fregatura che ti ha rifilato in fondo la volevi è fare la classica manipolazione psicopatica. La colpa è tua. A me diceva (una volta scoperta la verità su una questione enorme sulla quale aveva mentito): ti ho dato mille indizi, a volte quasi te l’ho detto chiaramente, tante cose non avrebbero dovuto portarti, e alla fine ho capito che tu la veritá non volevi vederla. Cosi ti ho aiutata a vedere ciò che volevi, perchè ti amo troppo e non volevo deluderti. Capito ginestra? Io l’ho compreso, perdonato la sua bugia (colossale e gravissima) mi sono messa in discussione (mi sono convinta che volevo farmi fregare), mi sono presa la mia parte di responsabilità (che ora so non avere), e l’ho pure ringraziato.

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      • Cara Giusy,
        certo hai ragione su di lui.
        Anche se ancora tendo a colpevolizzarmi per giustificarlo, razionalmente so che lui era così e lo sarebbe stato se non mi avesse incontrata.
        Su questo hai completamente ragione, devo smetterla di tormentarmi con dubbi e rimorsi.
        Però penso di dover anche capire perché ho permesso che questo accadesse, perché avrei potuto troncare e non ho pensato di farlo.
        Invece ho lasciato che la relazione si trascinasse per inerzia, ho accettato compromessi, ho chiuso gli occhi e le orecchie davanti a cose che non mi faceva comodo vedere e sentire, le sue “bischerate” mi hanno divertita.
        Immaginavo potesse avere qualche relazione extraconiugale (non un’ossessione perversa). Sono più indipendente economicamente di quanto lo fosse lui, non ci sono figli, non mi ritengo una stupida. Avrei dovuto troncare.
        Certo non ero a conoscenza del peggio, ma se avessi voluto lo avrei potuto scoprire. I motivi per dubitare li avevo davanti agli occhi.
        Invece la verità è che a me, tutto sommato, stava bene così e sarebbe andata avanti ancora.
        Secondo me se si danno tutte le colpe all’altro e non si prende coscienza dei propri errori, si rischia di ripeterli.
        Nel mio caso non ho al momento nessuna intenzione di trovare un altro quindi non rischio di ricadere in una situazione sentimentale simile, ma credo che sia comunque importante capire i miei sbagli.

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  2. E’ normale colpevolizzarsi. E se è per questo molto facilmente i nostri spettatori (persino familiari o amici che ci vogliono molto bene) non possono fare a meno di pensare che ce la siamo cercata, che non dovevamo accettare certe cose, ecc. Io penso che è talmente grande il nostro compito, che è quello di superare il trauma per ricominciare a vivere, che strategicamente occorre lasciare tutte le assunzioni di responsabilità ad una fase successiva. Che pure ci sarà e sarà di grande aiuto. Se tu avessi scoperto prima tutti gli inganni gravissimi perpetrati contro di te saresti scappata. Non puoi incolparti per non aver voluto fare l’investigatore. Non è poi così semplice avere prove di quello che fanno alle nostre spalle. Indizi si, ma prove no. Per quello occorre assumere un atteggiamento da investigatore, e pure andare a violare la privacy altrui, cosa che le persone per bene di solito non fanno. Con semplici indizi si ha ancora la possibilità di scegliere se credere di stare con uno che ci ama, seppure a volte infedele, oppure di avere dato la propria vita nelle mani di un mostro. Di solito si sceglie la prima strada, ed è umano. C’è un termine, ‘seconda vittimizzazione’, con cui ci si riferisce proprio a questa distribuzione di colpe anche sulla vittima per essere stata una vittima.

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    • Grazie carissima Giusy per le spiegazioni e il conforto che dai a me e alle altre lettrici ancora in difficoltà. Mi stai aiutando a capire.
      Sei una persona davvero speciale.

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      • Cara, per me condividere la mia esperienza qui e poterne parlare con altri come te è stata ed é la cosa più efficace per recuperare il senso di realtà e riprendere in mano la mia vita. La nostra esperienza é estrema. Non siamo soli, come puoi vedere, ma non è facile poter condividere questo con chi non ci é passato. Tra noi possiamo fare molto gli uni per gli altri. Quello che fanno in segreto gli psicopatici é difficile da credere, e persino alcuni specialisti fanno difficoltà a trattare la cosa nel modo migliore. Per default, c’é la tendenza a curare la vittima cercando di capire che cosa l’ha portata a stare in quel ruolo. Ecco, io penso (ma lo sostengono quelli che si occupano in particolare di vittime di paicopatici) che nel nostro caso peggiori le cose. Siamo stati frodati negli aspetti più profondi, delicati ed intimi della nostra identitá, cosí come per aspetti pratici dato che lo sfruttamento che abbiamo subito coinvolge ogni aspetto della nostra vita. So che in molti non amano parlare di ‘vittime’, invece credo che noi, intrappolati da uno psicopatico, siamo vittime pure. Non so nel tuo caso, ma io ho avuto relazioni precedenti che magari non andavano, ma mai ho avuto la minima tendenza a prendere il ruolo della vittima. La mia vita testimonia che non ho mai vissuto in ‘dipendenza emotiva’ (su questo ci sono post bellissimi di rebecca, se non ricordo male il nome). Eppure questo individuo mi ha profanata dall’inizio alla fine, tenendomi in uno stato di schiavitù mentale. E io, che mi credevo più forte di lui, cercavo di ridimensionare le cose enormi che mi faceva passare prendendole per sue debolezze. Lo interpretavo in chiave umana, ma questo é sbagliatissimo quando si ha a che fare con individui cosí abnormemente disturbati. Ho figli con lui. Non so se puoi immaginare che cosa si provi ad avere dato un genitore del genere ai propri bambini. Forse è per questo che io non ho passato molto tempo a sentirmi corresponsabile. Quello che ha fatto lui, e che fanno tutti gli psicopatici, è uno scempio abominevole. Non solo si fingono compagni, mariti/mogli, ma anche genitori. Frodando tutti indistintamente. E quando vedi che la frode viene perpetrata nei confronti di bimbi, capisci la portata della violenza che hai vissuto e vivi. Questi qua andrebbero presi e lasciati invecchiare in isolamento.

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  3. Sì Giusy, anch’io avevo avuto delle relazioni, un paio più lunghe e importanti e altre meno. Qualche bulletto che mi ha presa in giro c’è stato: o si è dissolto velocemente o l’ho lasciato appena me ne sono resa conto. Le solite cose che capitano a tante ragazze, credo.
    Invece adesso mi sento vittima, ma lo ammetto solo qui.
    Ho quella mentalità un po’ antica per cui i panni sporchi si lavano in casa, quindi continuo a recitare il mio ruolo di vedova affranta (non faccio fatica dal momento che affranta lo sono davvero).
    Cerco di non parlare di lui e quando riesco a non pensarlo (per fortuna sempre più spesso e per momenti più lunghi) rido e scherzo, sembro normale.
    A tormentarmi è anche il dubbio di quanto e cosa gli altri sappiano, perché ho ragione di credere che di certe cose si vantasse, ma non so esattamente quanto.
    Se non fossi legata alla mia città per il lavoro, la casa, la famiglia, andrei a vivere altrove, dove nessuno mi conosce.
    Anch’io mi credevo più forte di lui all’inizio: era stato tanto sfortunato con una famiglia limitata economicamente, culturalmente, affettivamente. Ma era intraprendente, positivo, simpatico, intelligente, volenteroso… credevo che avesse solo bisogno di qualcuno che si fidasse di lui e di un’occasione per mostrare quanto valesse.
    Può sembrare una frivolezza un po’ narcisa, ma la beffa è che ero anche più carina di lui (prima dell’autolesionismo). Non che fosse un brutto ragazzo, a me piaceva, soprattutto per la sua irresistibile simpatia anche se un po’ spartana, un po’ grezza, l’avevo scambiata per semplicità e genuinità!
    Era diverso da me e dalle persone che frequentavo che alcuni all’inizio mi hanno chiesto apertamente cosa ci trovassi, perché stessi con lui. Mi stupivo che non vedessero i suoi aspetti positivi: mi sembrava tenero, generoso, intelligente, semplice, che avesse solo bisogno di un’opportunità.
    Con lui mi sono divertita come mai con nessun altro, tutti lo ricordano soprattutto per la simpatia irresistibile, era sempre allegro (tranne in rari momenti di rabbia, non aveva mezze misure), sempre “sopra le righe”, faceva ridere e tirava su il morale a tutti. Come non perdonargli se era un po’ mattacchione, irresponsabile e leggermente parassitario?
    Comunque fino alla fine non ho mai avuto la consapevolezza di essere ingannata, umiliata, offesa. Non ha mai usato violenza (un paio di volte mi ha tirato dietro qualcosa senza prendermi) mi insultava solo in momenti di rabbia (sempre meno dal momento che diventavo sempre più apatica e quindi non gli davo modo di arrabbiarsi).
    Non ha mai minacciato di lasciarmi e anzi mi ripeteva di essere fortunato ad avere trovato una seria, onesta, generosa e non rompiscatole come me.
    Eppure, mi ha svuotata.
    L’ossessione per il sesso che ho scoperto dopo era per me inimmaginabile. Non so se è iniziata dopo, un po’ alla volta o se è sempre stata presente.
    L’unica mia decisione saggia è stata quella di non avere figli: un impegno per cui non mi sentivo abbastanza responsabile, lui li avrebbe anche fatti e questo prova quanto fosse psicopatico.
    Immagino cosa significhi, sei molto forte e coraggiosa.

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  4. Una precisazione, non era il classico “tamarro” ma piuttosto “muntagnin” (delle montagne, montanaro) per questo a me sembrava semplice e genuino.
    Un debole per le persone più umili e disagiate l’ho sempre avuto, già ai tempi della scuola mi veniva spontaneo simpatizzare con i più derelitti e lo faccio ancora adesso.

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